Signoria di Werle

Signoria del SRI
Signoria di Werle
Signoria di Werle - Stemma
Dati amministrativi
Nome ufficialeHerrschaft Werle
Politica
Nascita1229 (o 1233)
Fine1436
Territorio e popolazione
Lordship of Werle locator map (1250).svg
Mappa della Signoria di Werle al 1250 circa

La Signoria di Werle (o Wenden) era uno stato del Sacro Romano Impero esistito fra il 1229 (o 1233) ed il 1436, situato nella parte centrale dell'attuale lander tedesco del Meclemburgo-Pomerania Anteriore.

StoriaModifica

 
Mappa del Meclemburgo a inizio XIV secolo
      Werle-Güstrow circa 1316
      Werle-Waren circa 1316

La signoria di Werle fu istituita intorno al 1230 e seguito della prima partizione del Meclemburgo effettuata dai quattro figli maschi di Enrico Borwin II per suddividere fra loro il territorio del Meclemburgo ereditato dal padre alla sua morte. Da questa operazione nacquero quindi, accanto al Meclemburgo propriamente detto, le signorie di Werle, Rostock e Parchim-Richenberg.

Il primo signore di Werle fu Nicola I di Werle, figlio secondogenito di Enrico Borwin II. Alla sua morte i figli dapprima regnarono congiuntamente, poi nel 1281 si divisero la terra dando luogo alla linea Werle-Güstrow e Werle-Parchim. Queste due linee vennero unificate da Nicola II di Werle nel 1294, che sconfisse i cugini che avevano ereditato la linea Werle-Güstrow. Tuttavia alla sua morte, nel 1316, si creò una nuova partizione fra il figlio Giovanni III, che diede luogo alla linea Werle-Goldberg, e lo zio Giovanni II il Calvo che ereditò la linea Werle-Güstrow. La linea Werle-Goldberg si estinse nel 1374 con Giovanni IV di Werle che morì senza eredi[1] e pertanto si riunì con la linea Werle-Waren da Bernardo II di Werle.

La linea Werle-Güstrow prosegui unificata fino al 1347, quando con Bernardo II di Werle venne creata la linea Werle-Waren che si estinse nel 1425 con Christoforo di Werle che morì senza figli. Alla morte di Cristoforo tutte le linee vennero raggruppate sotto Guglielmo di Werle, che prese il titolo di Fürst zu Wenden, Herr zu Güstrow, Waren und Werle.[1]

La Signoria di Werle si estinse nel 1436 con la morte di Guglielmo di Werle che non aveva figli maschi e il territorio ritornò alla casa di Meclemburgo.[1] Il duca regnante alla data era Enrico IV di Meclemburgo-Schwerin, che quindi riunì sotto di se tutti i rami del casato di Meclemburgo.

TerritorioModifica

 
Cippo di granito posto sul luogo dove sorgeva il castello di Werle (Bug Werle)

La Signoria di Werle occupava una striscia di territorio nel Meclemburgo orientale che andava dalla città di Güstrow a ovest estendendosi in direzione sud-est fino poco oltre il lago di Müritz a est. Prende il nome dal castello di Werle, Burg Werle, che si trovava presso l'attuale Kassow, poco a nord di Güstrow.

Comprendeva, oltre al castello di Werle, Güstrow, Waren, Vipperow, Malchow, Teterow, Röbel, Krakow e Laage.

Signori di WerleModifica

 
Sigillo e stemma di alcuni dei Signori di Werle (1 di 2)
 
Sigillo e stemma di alcuni dei Signori di Werle (2 di 2)
 Signoria di Werle
~1229-1346

 
Nicola I di Werle
1227-1277
 
   
  Werle-Güstrow
Enrico I di Werle
1277–1291
 Werle-Parchim
Giovanni I di Werle
1277–1283
Bernardo I di Werle
Lord di Prisannewitz
(†1286)
  
    
Enrico II di Werle
1291-1294
Nicola di Werle-Güstrow
1291-1294
Nicola II di Werle
1283-1316
 Werle-Güstrow
Giovanni II di Werle
1316–1337
    
     
unificata da
Nicola II di Werle
 
unificata da
Nicola II di Werle
 
Werle-Goldberg
Giovanni III di Werle
1316–1350
 Nicola III di Werle
1337–1360
 Werle-Waren
Bernardo II di Werle
1339-1382
   
    
 Nicola IV di Werle
1350–1354
 Lorenzo di Werle
1360–1393
Giovanni V di Werle
1360–1377
 Giovanni VI di Werle
1382–1385/95
   
      
 Giovanni IV di Werle
1354–1374
Baldassarre di Werle
1393–1421
Giovanni VII di Werle
1393–1414
Guglielmo di Werle
1393–1436
Nicola V di Werle
1385/95–1408
Cristoforo di Werle
1401–1425
   
   
 unificata da
Bernardo II di Werle
 
 Ducato di Meclemburgo
Enrico IV il Grasso
 
 unificata da
Guglielmo di Werle
 

NoteModifica

  1. ^ a b c Wieden, Op. citata, pag. 589

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica