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Unione nazionale universitaria rappresentativa italiana

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L'Unione nazionale universitaria rappresentativa italiana, in acronimo UNURI (o anche Unuri), è stato l'organo rappresentativo degli studenti italiani dal 1948 (congresso di Perugia) al 1968.

La caduta del fascismo, e il ritorno delle libertà democratiche, portarono, fra l'altro, l'abrogazione del Gruppo universitario fascista (GUF) e la rinascita delle libere associazioni goliardiche.

Indice

OrganizzazioneModifica

Gli organismi rappresentativi delle singole università mandavano i loro rappresentanti nell'organismo centrale dell'UNURI.

In questa sorta di parlamentino operavano le singole associazioni (rette in genere da congressi biennali), che si riconoscevano nei partiti politici presenti in parlamento:

EvoluzioneModifica

Negli anni cinquanta gli studenti universitari si organizzano lungo linee ideologiche e partitiche, e interagiscono fra loro nelle istituzioni rappresentative con modalità di tipo parlamentare, rifiutando sia il principio cattolico di un associazionismo inteso come forma di rappresentanza sindacale sia quello goliardico di solidarietà giovanile. Il desiderio goliardico di sovversione e trasgressione generazionale, tipico della tradizione universitaria pre-bellica, viene comunque recuperato e aggiornato: indipendenza, originalità e iconoclastia, ma dentro le regole del gioco democratico; richiesta di istituzioni aperte e di una cultura dinamica e progredita, ma senza contestare la legittimità delle une o dell'altra.

A metà anni Cinquanta Marco Pannella, con altri liberali di sinistra, si convince che questo progetto può realizzarsi solo in funzione anti-cattolica e propugna l'ingresso degli studenti social-comunisti nell'UGI. Grazie anche alla crisi del PCI in seguito ai fatti d'Ungheria del 1956, l'operazione riesce, a prezzo dell'uscita dei liberali verso l'AGI. Tuttavia, quasi subito la nuova UGI e l'Intesa stipuleranno un centro-sinistra anticipatore di quello che si affermerà nel governo nazionale e accordo precursore, a metà anni Sessanta, del successivo compromesso storico del decennio successivo.

Tra la fine degli anni cinquanta e i primissimi anni sessanta rimangono intatti il carattere essenzialmente politico e l'ideologia autonomistica, ma la politica universitaria smette di essere un'arena politica autonoma generata dalla società civile, per trasformarsi in uno dei sottosistemi di una società politica ormai unificata: gli universitari stessi scelgono di adottare priorità, obiettivi, prassi, norme che rispondono alla stessa logica che seguono gli adulti.

Nel corso degli anni Sessanta, in seguito alle prime occupazioni (1963-64), la denuncia della crisi dell'assetto tradizionale dello spazio pubblico studentesco si fa sempre più esplicita e se ne tenta invano la riforma (marzo 1966), accelerando la delegittimazione di associazioni e organismi rappresentativi, che i loro stessi vertici riconoscono inadatti di fronte alle nuove esigenze della comunità studentesca, come ormai diviene evidente a tutti a partire dall'autunno, se non già della primavera, 1967. Nel 1968 l'Unuri aveva come presidente Mario Napoli che assecondò il passaggio da forme di democrazia rappresentativa a forme di democrazia diretta, incentrate sulle assemblee di tutti gli studenti di una facoltà o di una intera università. In tal modo, l'Unuri aveva cessato il suo compito e si sciolse senza clamore, mentre la protesta studentesca del Sessantotto divenne un fatto rilevante della vita politica italiana.

PersonalitàModifica

Collegamenti esterniModifica