Marco Boato

politico italiano
Marco Boato
Marco Boato 2013.JPG

Segretario della Camera dei deputati
Durata mandato 7 marzo 1996 –
8 maggio 2008
Presidente Luciano Violante
Pier Ferdinando Casini
Fausto Bertinotti

Capogruppo del Gruppo Misto alla Camera dei deputati
Durata mandato 11 giugno 2001 –
7 giugno 2006
Predecessore Siegfried Brugger
Successore Siegfried Brugger

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature VIII, XI, XIII, XIV, XV
Gruppo
parlamentare
Partito Radicale (1979-1983), Gruppo misto (1983), Federazione dei Verdi (1992-1994), Gruppo misto (1996-2006)
Collegio Venezia (VIII), Trento (XI), Rovereto (XIII e XIV)
Sito istituzionale

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature X
Gruppo
parlamentare
Federalista Europeo Ecologista
Collegio Trento
Incarichi parlamentari
Segretario di Presidenza
  • Membro della Giunta per il Regolamento
  • Membro della I Commissione (Affari Costituzionali della Presidenza del Consiglio e Interni)
  • Membro della Commissione Speciale per l'esame dei Disegni di Legge di conversione di Decreti Legge
  • Membro del Comitato per la Comunicazione e l'Informazione Esterna
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico LC (1968-1973)
CpS (1973-1975)
DP (1975-1979)
PR (1979-1989)
VA (1989-1990)
FdV (1990-2013)
GI (dal 2013)
Titolo di studio Laurea in sociologia
Università Università degli Studi di Trento
Professione Docente universitario, giornalista

Marco Boato (Venezia, 27 luglio 1944) è un politico italiano.

Laureato in sociologia, è stato docente universitario e giornalista, nonché deputato nelle legislature VIII, XI, XIII, XIV e XV e senatore nella X legislatura.

Già membro del consiglio di presidenza della Federazione dei Verdi[1], è membro del consiglio federale nazionale del partito[2].

BiografiaModifica

Inizi nell'estrema sinistraModifica

Trentino di adozione, partecipò ai movimenti studenteschi del 1968 che ebbero origine a Trento. Proprio nella facoltà di sociologia nel 1969 fondò, assieme ad Adriano Sofri, Paolo Sorbi, Mauro Rostagno, Guido Viale, Paolo Brogi e Giorgio Pietrostefani il movimento politico comunista Lotta Continua[3].

Cristiano progressista, nel 1973 fu tra i promotori del movimento Cristiani per il Socialismo[4].

Successivamente passò al Partito Radicale.

Attività parlamentareModifica

Nel 1987 fu senatore per una lista congiunta PSI-PSDI-PR-Verdi i cui eletti, in Parlamento, espressero il «Gruppo Federalista Europeo Ecologista».

Dissoltosi il PSI dopo lo scandalo di Tangentopoli e subentrata la «Seconda Repubblica», nella XIII legislatura come deputato dei Verdi ha proposto un disegno di legge sulla libertà religiosa[5] ed è stato il primo firmatario della mozione a difesa del partito radicale transnazionale dalla richiesta di espulsione dall'ECOSOC avanzata dalla Russia di Vladimir Putin: la mozione fu approvata l'11 ottobre 2000 dalla maggioranza assoluta dei componenti della Camera dei deputati[6].

Rieletto in Parlamento nella XIV legislatura, è stato capogruppo del gruppo parlamentare misto alla Camera, mentre nella XV legislatura ha ricoperto l'incarico di Segretario di Presidenza ed è stato componente della I Commissione, Affari Costituzionali.

Detiene il record per il discorso più lungo tenuto nella storia della Camera dei deputati italiana, per l'intervento che pronunciò nel 1981 della durata di oltre 18 ore[7]: si trattava di un discorso di 18 ore e 5 minuti contro la proroga di un anno del fermo di polizia previsto dal dl Cossiga[8].

Prese di posizioneModifica

 
Marco Boato con Carlo Azeglio Ciampi nel 2001.

Marco Boato si è distinto per le sue risolute posizioni a favore dei politici implicati in vicende giudiziarie. Nel 1988, in seguito agli arresti di Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri per l'omicidio Calabresi (chiamati in causa da Leonardo Marino), accusò i carabinieri e i magistrati milanesi di aver architettato un megacomplotto contro Lotta Continua: tutti gli indagati saranno ritenuti colpevoli da due sentenze della Cassazione (processo principale e quello di revisione)[9]. Cinque anni dopo, nel 1993, attaccò i magistrati di Mani pulite che, in base alla legge italiana, arrestarono per falsa testimonianza Enzo Carra (poi condannato con sentenza definitiva)[9]. Nel corso degli anni Boato ha mantenuto fede a questa linea votando in Parlamento contro l'arresto di Cesare Previti (accusato di corruzione in atti giudiziari nel 1998)[9] e di Marcello Dell'Utri (per fatti di mafia ed estorsione nel 1999)[9], entrambi esponenti di Forza Italia. Nel 1999 propose un'amnistia per i reati di Tangentopoli, anche se preferì chiamarla «soluzione politica per Tangentopoli che si faccia carico di tutte le emergenze, anche quella di Craxi»[9].

Le sue proposte di legge, avanzate in sede di Bicamerale D'Alema, sono note col nome di «bozze Boato» e prevedevano la separazione delle carriere tra i magistrati[9], l'abolizione dell'obbligatorietà della pena[9] e la riduzione dei poteri del pubblico ministero[9]. Un'altra proposta contenuta nelle «bozze» fu il ddl Boato di modifica dell'articolo 87, collegato al caso Sofri-Bompressi, che concedeva al Presidente della Repubblica il diritto esclusivo di concedere la grazia, cosa poi concessa per pronuncia della Corte costituzionale nel caso dello stesso Bompressi. Stefano Rodotà commentò in maniera allarmata le proposte della Bicamerale, sottolinenando che in essa «non ha soffiato affatto alcuno spirito costituente»[9], e aggiungendo: «I vecchi padri costituenti vedevano nella magistratura un corpo di garanzia. I nuovi costituenti la considerano un corpo potenzialmente deviante, una categoria sospetta e pericolosa. Così la sua autonomia viene complessivamente depotenziata. L'intera giurisdizione viene attratta nell'orbita della politica. Proprio mentre un potere politico, che tende a essere sempre meno controllabile nelle sedi parlamentari, richiederebbe un controllo di legalità il più forte e indipendente possibile. Questa non è una seria e meditata riforma costituzionale. È un regolamento di conti della classe politica contro la magistratura»[9].

L'unica proposta andata effettivamente in Gazzetta Ufficiale è stata la legge n. 140 del 2003 (detta legge Boato), di attuazione del nuovo articolo 68 della Costituzione[9]. Il provvedimento, oltre a estendere l'insindacabilità dei membri del Parlamento, prevedeva l'obbligo per i magistrati di distruggere tutte le telefonate intercettate su utenze di privati che parlano con i parlamentari[9] e tutti i tabulati telefonici degli apparecchi dei parlamentari (a meno che il Parlamento non conceda l'autorizzazione di utilizzare il materiale)[9]. Franco Cordero definì la legge «una mostruosità»[9], «uno sgorbio normativo» che ha «contraffatto la procedura penale» a opera di «ignoranti chierici del garantismo bicamerale»[9], «norma indecorosa, scritta con i piedi, grossolanamente invalida»[9]. La norma è stata bocciata dalla Corte costituzionale nel 2007[9]. Nella stessa legislatura firmò un emendamento che consentiva il rientro in servizio dei dipendenti pubblici sospesi o autopensionati in seguito a processi penali finiti con l'assoluzione[9]. A beneficiare di questa legge fu il giudice Corrado Carnevale[9], dimessosi nel 2001 dopo una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa e successivamente assolto in Cassazione[9].

Nel corso del suo ultimo mandato parlamentare Boato ha presentato due proposte di legge a favore dell'amnistia: la prima proposta prevedeva la cancellazione delle condanne «non superiori nel massimo a cinque anni» (compresa la corruzione), mentre la seconda prevedeva di cancellare le pene fino a tre anni[9]. Il 19 luglio 2006 votò contro la richiesta di arresto dei giudici di Bari per Raffaele Fitto[9], e nel 2007 ha osteggiato la proposta di Pier Ferdinando Casini in commissione Affari costituzionali in merito al test antidroga a cui i parlamentari dovrebbero sottoporsi. Con un voto unito da parte della maggioranza a favore dell'emendamento di Boato, la proposta è stata bocciata[10].

Nel 2013 fa parte della direzione del nuovo soggetto ecologista Green Italia - Verdi Europei.

Procedimenti giudiziariModifica

Citato per danni dal giudice Guido Salvini per dichiarazioni rese durante il processo contro Sofri e altri ex militanti di Lotta Continua, Marco Boato è stato dichiarato insindacabile dal Senato il 31 gennaio 2001 ai sensi dell'articolo 68 della Costituzione italiana: dopo che la seconda sezione civile della Corte d'appello di Milano, il 5 febbraio 2003, ha impugnato questa declaratoria del Senato[11], la Corte costituzionale l'ha annullata con sentenza n. 329 del 13 ottobre 2006[12].

OpereModifica

NoteModifica

  1. ^ Econews del 5 marzo 2010, Verdi.it, 5 marzo 2010. URL consultato il 6 aprile 2010 (archiviato dall'url originale l'11 febbraio 2011).
  2. ^ Componenti del Consiglio Federale nazionale (quota nazionale) eletti, Verdi.it, 24 novembre 2013. URL consultato il 16 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2014).
  3. ^ Marco Boato: Il nostro '68 aiutò la città, in la Repubblica, 9 settembre 2000. URL consultato il 12 novembre 2008.
  4. ^ Gianpaolo Tessari, La dinastia dei "Boatos" [collegamento interrotto], in Trentino, 6 marzo 2008. URL consultato il 12 novembre 2008.
  5. ^ 'Perché temere una disciplina della libertà religiosa conforme a Costituzione?' 2011, § 2, OAIster, EBSCOhost, viewed 3 November 2015.
  6. ^ Marco Perduca, Operazione Idigov. Come il Partito Radicale ha sconfitto la Russia di Putin alle Nazioni Unite, Roma, Reality Book, 2014, pp. 241-242.
  7. ^ Antonio Glauco Di Casanova, I "discorsi-fiume" al Parlamento italiano, in Radio Radicale, 1º dicembre 1993. URL consultato il 5 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 6 luglio 2007).
  8. ^ Aldo Cazzullo, Ostruzionismo, 50 anni di Aula-spettacolo. La resistenza di Almirante e le poesie del Pci, in Corriere della Sera, 15 settembre 2005. URL consultato il 21 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2011).
  9. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v Peter Gomez e Marco Travaglio, Se li conosci li eviti, Milano, Chiarelettere, 2008.
  10. ^ Alessandra Arachi, Droga e onorevoli, no al test proposto da Casini, in Corriere.it, 25 luglio 2007. URL consultato il 16 febbraio 2014.
  11. ^ N. 13 RICORSO PER CONFLITTO DI ATTRIBUZIONE 4 agosto 2004, in Gazzetta Ufficiale, 20 ottobre 2004. URL consultato il 20 gennaio 2018.
  12. ^ Sentenza 13 ottobre 2006, n. 329, eius.it. URL consultato il 20 gennaio 2018.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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