Utente:Diego Cancrini/Sandbox

Luciano Pazzaglia (Porto Azzurro, 22 settembre 1937) è uno storico della scuola e dell'educazione e accademico italiano, già professore ordinario di storia della pedagogia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Brescia.

BiografiaModifica

Dopo gli studi secondari superiori, nel 1954 si iscrisse al corso di laurea in Pedagogia nell’allora Facoltà di Magistero dell’Università di padre Gemelli. Il quadriennio universitario, con alloggio presso il collegio «Augustinianum», consentiva al giovane Pazzaglia di inserirsi nel vivo di un’istituzione di alta cultura, fiore all’occhiello della cattolicità italiana. L’incontro con professori di spicco (i filosofi Gustavo Bontadini, Luigi Pelloux, Francesco Olgiati, Sofia Vanni Rovighi, il pedagogista Mario Casotti, lo storico Cinzio Violante) concorse significativamente alla sua formazione culturale. Inoltre, la vita collegiale, ricca di confronti vivaci con compagni di altre Facoltà e di solidarietà amicali, nonché di sollecitanti proposte formative, lasciò in lui larga traccia.

Pazzaglia si laureò nel 1958, discutendo una tesi su La pedagogia di Luciano Laberthonnière, elaborata sotto la guida di Casotti. Iscrittosi subito dopo alla Scuola di perfezionamento in Filosofia neoscolastica, ebbe anche modo di frequentare il gruppo di ricercatori (fra i quali Francesco Traniello e Nicola Raponi) vicini al professor Ettore Passerin d’Entrèves, chiamato nel 1961 dalla Facoltà di Scienze politiche sulla cattedra di Storia moderna. Da qui una sempre più decisa apertura agli studi storici, specificamente orientati verso i settori pedagogico, educativo e scolastico in età moderno-contemporanea. Ulteriore impulso ad applicarsi nel campo delle discipline pedagogiche venne a Pazzaglia dall’incontro con il professor Aldo Agazzi, dal 1960 sulla cattedra di Pedagogia della Facoltà di Lettere e Filosofia. Fu l’avvio di una collaborazione universitaria, che segnò in maniera definitiva il suo itinerario di ricerca scientifica. Gli studi su Laberthonnière, propiziati da lunghe permanenze parigine, ricche di colloqui con figure di primissimo piano della Chiesa e dell’intellettualità cattolica francese (i padri della Congregazione dell’Oratorio, Henri de Lubac, Émile Poulat, Maurice Nédoncelle, Marie-Dominique Chenu), lo tennero occupato per un intero decennio. Risale alla prima metà degli anni ’60 anche la conoscenza e la frequentazione di Pietro Scoppola, autore, in quel periodo, d’importanti lavori sul modernismo: tema che, per uno studioso dell’oratoriano francese come Pazzaglia, risultava di assoluta rilevanza. Congiuntamente alla ricerca laberthonnièriana, egli avviava indagini di storia della scuola in Italia, che con il passare del tempo si sarebbero fortemente incrementate.

Le convulse vicende della contestazione studentesca, iniziate in Cattolica nell’autunno 1967 per protestare contro l’aumento delle tasse ed esplose in tutta la loro virulenza nel maggio-giugno ’68, videro Luciano Pazzaglia attento e partecipe di quegli eventi. Egli era però dell’avviso che la pur auspicabile riforma dell’accademia, lungi dall’imboccare percorsi massimalistici a trazione ideologica, come predicato dagli esponenti di punta del movimento studentesco, necessitasse piuttosto di essere inserita in un quadro di rinnovata progettualità istituzionale, culturale e pedagogica di tipo democratico e partecipativo. Nel luglio 1968, la nomina di Giuseppe Lazzati al vertice dell’ateneo avviava, per il neo-eletto, un servizio rettorale di quindici anni. Ebbene, in tutto quel periodo Pazzaglia poté stabilire un fecondo rapporto collaborativo con il rettore, del quale condivideva tensione ideale, sensibilità culturale, visione programmatica. Nella fase immediatamente post-sessantottesca, ancora gravida di effervescenze studentesche, Pazzaglia conseguiva rilevanti traguardi accademici: libera docenza in Storia della pedagogia (1969); assistentato di ruolo alla cattedra di Pedagogia nella Facoltà di Magistero (1970). Con l’anno accademico 1969-70 gli veniva assegnato dalla medesima Facoltà l’incarico di Storia della pedagogia, esteso dal 1972-73 alla sede bresciana dell’ateneo (inaugurata con l’anno accademico 1965-66). L’insegnamento a Brescia fu per Pazzaglia occasione d’incontro con ambienti e figure del mondo cattolico cittadino. In questo senso, un posto di rilievo assunse l’Editrice La Scuola, del cui Comitato editoriale egli entrò ben presto a far parte, rimanendovi sino a pochi anni or sono. Ciò gli consentì di stabilire relazioni di amicizia e collaborazione intensa con i principali esponenti dell’Editrice (l’ing. Adolfo Lombardi, Vittorino Chizzolini, mons. Enzo Giammancheri, Mario Cattaneo). Nel 1973, l’uscita, presso il Mulino, dell’ampia monografia Educazione religiosa e libertà umana in Laberthonnière (1880-1903) consentiva a Luciano Pazzaglia di presentarsi nel 1975 con le carte in regola al concorso a cattedra per Storia della pedagogia, bandito dalla Facoltà di Magistero della Cattolica. Risultato vincitore, veniva chiamato già quell’anno dalla medesima Facoltà per ricoprire l’insegnamento in questione. Il triennio di straordinariato si concluse positivamente nel 1978 con la nomina a professore ordinario. Da allora il percorso accademico e scientifico di Pazzaglia andò sviluppandosi con incarichi di crescente responsabilità. Condirettore dal 1977 con l’amico e collega pedagogista don Norberto Galli della Collana «Problemi di pedagogia» dell’Editrice Vita e Pensiero, diresse, subentrando al professor Agazzi, l’Istituto di Pedagogia negli anni conclusivi dell’esistenza di questa struttura di ricerca (1979-83). A essa subentrò (1983) il Dipartimento di Pedagogia. Diretto da Pazzaglia sino al 1989, prevedeva anche una Sezione storico-pedagogica. Con la nuova realtà dipartimentale si ponevano condizioni favorevoli per lo sviluppo delle ricerche di settore, che il nostro professore concepiva in un’ottica interdisciplinare, aperta al confronto e ai contributi di esperti di storia politica, sociale, religiosa ecc. A conferma della stima ormai goduta fra i colleghi universitari, dal 1980 al 1983 ricoprì la carica di vice-presidente del Centro Italiano per la Ricerca Storico-educativa (Cirse), organismo promosso nel 1980, con primo presidente Tina Tomasi, dell’Università di Firenze. Il tenace richiamo di Luciano Pazzaglia circa l’esigenza di una sempre più chiara qualificazione degli studi di storia della pedagogia e dell’educazione otteneva risultati tangibili anche in seno a La Scuola. Ne dava conferma l’avvio, nel 1983, della Collana «Paedagogica. Testi e studi storici», da lui diretta (la «Nuova serie», dal 2005, vide come condirettore Fulvio De Giorgi).

La pubblicazione, in un tempo relativamente breve, di oltre 40 titoli, ha sicuramente contribuito a favorire un salto di qualità della ricerca storico-pedagogica ed educativa nazionale. Il modello storiografico interdisciplinare perseguito da Pazzaglia avrebbe dato ottimi frutti nei convegni da lui promossi (e generosamente sostenuti dall’Editrice La Scuola) fra gli anni ’80 e ’90. Dopo l’esordio con le giornate di studio su don Milani (1983), in occasione del XXV di Lettere pastorali (con interventi, fra gli altri, dell’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, del rettore Giuseppe Lazzati, di Pietro Scoppola, Andrea Riccardi, Antonio Acerbi, Benedetto Calati, Michele Gesualdi), fu la volta dei quattro incontri, cadenzati nel tempo, sul contributo della Chiesa e del mondo cattolico in campo educativo e scolastico dall’unità nazionale al Concilio Vaticano II, che vide studiosi di storia della pedagogia, dell’educazione, della scuola in dialogo con autorevoli esperti di storia moderno/contemporanea, storia del cristianesimo, storia sociale ecc. Di quelle importanti occasioni di studio si ha riscontro nei ponderosi atti presso la citata Collana «Paedagogica». Nel 1990, Pazzaglia fu anche coordinatore di un rilevante convegno promosso dall’Istituto Paolo VI di Brescia con il Dipartimento di Pedagogia della Cattolica su Educazione, intellettuali e società in G.B. Montini-Paolo vi, cui seguì regolare pubblicazione degli Atti. Da notare che la figura di Montini avrebbe costantemente sollecitato la riflessione del professore, sino alla pregevole cura del vasto carteggio (1900-1942) fra il padre Giorgio e Giovanni Battista, pubblicato con il titolo Affetti familiari spiritualità e politica.

Fra le indagini storiche di Luciano Pazzaglia relative ai dibattiti e alle vicende della scuola italiana dopo l’Unità, uno dei temi affrontati con grande partecipazione è stato il controverso capitolo dell’insegnamento della religione cattolica. La questione lo ha visto impegnato anche sui suoi aspetti di attualità, intensamente cresciuti nel corso degli anni ’70, in concomitanza con il dibattito sul rinnovamento del Concordato del 1929. Nel 1973, l’avvocato Stefano Minelli si era rivolto a Scoppola e a Pazzaglia, chiedendo loro di cooperare al progetto di un numero speciale di «Humanitas» sul complesso argomento. Il fascicolo uscì l’anno dopo. Nell’articolo Dibattiti e orientamenti intorno all’insegnamento della religione nella scuola pubblica, Pazzaglia, convinto di dover salvaguardare sia la possibilità per ciascuno studente di accostarsi ai temi connessi all’universo religioso, sia il carattere laico dell’istruzione statale, presentava una proposta originale, sulla scorta del contributo di riflessione in materia offerto a inizio Novecento da esponenti del riformismo lombardo e veneto (Tommaso Gallarati Scotti, Antonio Fogazzaro). Essa, in sintesi, si articolava secondo un duplice profilo, prevedendo un insegnamento per tutti di cultura religiosa e un altro facoltativo di carattere confessionale (cattolico). Da allora e per un decennio fu un susseguirsi di interventi volti a sostenere e precisare questa posizione, detta, secondo l’opinione corrente, del «doppio binario». Un appoggio alla proposta venne da «Religione e scuola», rivista dell’Editrice Queriniana, diretta fra gli anni ’70 e ’80 da Flavio Pajer. Luciano Pazzaglia ne fu assiduo collaboratore.

Accademico rigoroso, primariamente concentrato sulle esigenze proprie della docenza e della ricerca universitaria, egli fu però sempre molto sensibile al dibattito pubblico nel Paese. Ne dava conferma il coinvolgimento in esperienze aggregative di carattere culturale-politico. Si ricorda, in proposito, l’adesione alla Lega Democratica, avviata nel 1975 da Pietro Scoppola, Achille Ardigò, Ermanno Gorrieri, Paolo Prodi, Paola Gaiotti e altri, con l’intento di ridare slancio alla tradizione cattolico-democratica in una fase difficile per la vita ecclesiale e politica nazionale, segnata anche dalla sempre più evidente crisi della Democrazia Cristiana. Inoltre, nel 1985 fu cooptato dal professor Lazzati nel gruppo promotore (oltre all’ex rettore, vi figuravano Leopoldo Elia, Giuseppe Glisenti, Marco Ivaldo, Ettore Massacesi, Giorgio Pastori, Luigi Franco Pizzolato, Cesare Trebeschi) di «Città dell’uomo». L’associazione si proponeva (e si propone, dato che la sua attività continua) come «servizio» di elaborazione e formazione culturale-politica, attento alle sempre più complesse dinamiche della società in trasformazione, lette e interpretate con riferimento a una visione cristiana della realtà e ai valori costituzionali (cfr. art. 3 dello Statuto). Nel 1990, Luciano Pazzaglia fu fra i docenti universitari di area pedagogica che diedero vita alla Società Italiana di Pedagogia (Siped). Eletto vicepresidente, nel novembre ’91, a seguito dell’improvvisa scomparsa del presidente Mario Gattullo, dell’Università di Bologna, assunse l’interim, traghettando l’associazione sino all’assemblea elettiva del marzo 1992.

Fra impegni didattici, pubblicazioni, partecipazioni a incontri e convegni, i primi anni ’90 lo vedevano però concentrato in special modo su un obiettivo che, giustamente, reputava di fondamentale importanza per garantire uno sbocco all’attività di ricerca da lui coordinata, nella quale erano coinvolti anche diversi giovani studiosi: si trattava, precisamente, dell’avvio di una specifica rivista di storia dell’educazione. L’idea aveva raccolto pieno sostegno dall’Editrice La Scuola. Nel 1994 uscì il primo numero del nuovo periodico, con il titolo: «Annali di storia dell’educazione e delle istituzioni scolastiche». Il direttore Pazzaglia era affiancato da un Comitato di direzione (Luciano Caimi, Giorgio Chiosso, Enzo Giammancheri, Massimo Marcocchi, Nicola Raponi, Xenio Toscani). Gli «Annali» vedevano la luce in una fase di rinnovamento degli studi italiani di storia della pedagogia, storia dell’educazione e della scuola; rinnovamento sollecitato dall’esigenza crescente di conferire maggiore rigore scientifico-metodologico, nonché ampiezza degli orizzonti tematici a questi ambiti di ricerca, nella scia, del resto, di quanto da tempo stava avvenendo in Europa e nel Nord America.

Considerato il cammino compiuto dalla rivista, ormai al venticinquesimo numero (2018), è agevole osservare che la direzione di Pazzaglia ha garantito un’apprezzabile continuità di indirizzo, unitamente alla qualità complessiva del prodotto, al centro di sempre più vasti apprezzamenti. La preoccupazione di predisporre di fonti e strumenti idonei a favorire la ricerca storico-pedagogica ed educativa aveva da tempo indotto Luciano Pazzaglia a raccogliere, nella sede di Brescia dell’Università Cattolica, una serie di materiali e fondi archivistici. Il passo che fece compiere un salto di qualità a quella fase di raccolta si verificò in concomitanza con l’avvio degli «Annali», allorché il Comitato permanente dell’Ente Bresciano per l’Istruzione Superiore (Ebis), in cui Pazzaglia figurava dal 1983, sentito il parere del rettore e degli organi direttivi dell’ateneo, espresse voto favorevole all’istituzione dell’Archivio per la Storia dell’Educazione in Italia (Ase). Sotto la direzione dello stesso Pazzaglia, l’Archivio intraprendeva il suo cammino ufficiale con l’anno accademico 1993-94. A quel punto vi erano tutte le condizioni di garanzia per poter incrementare l’attività di reperimento e catalogazione dei documenti disponibili. Così infatti avvenne e, anno dopo anno, il patrimonio in dotazione è andato ampliandosi grazie alla donazione di fondi privati. Nel 1997, la Soprintendenza archivistica per la Lombardia dichiarava l’Ase di «notevole interesse storico». V’è da aggiungere che l’Archivio, oltre a consentire l’accesso per la consultazione agli studiosi, si è reso via via promotore di dibattiti, tavole rotonde, convegni, mostre. Compiuti i 70 anni, Luciano Pazzaglia ha prestato servizio pleno iure, come si dice in linguaggio amministrativo, per il biennio accademico decorrente dal 1° novembre 2007, in qualità di professore ordinario relativo al settore scientifico-disciplinare M-PED/02 Storia della pedagogia. Il collocamento a riposo ha avuto avvio con il mese di novembre 2010[1][2].

Pubblicazioni[3]Modifica

  • L. Pazzaglia (a cura di), Uguaglianza, autonomia, riforme nella scuola: prospettive di sviluppo per il sistema dell’istruzione, atti del convegno (Brescia, 8-10 maggio 1987), Brescia, La Scuola, 1988.
  • L. Pazzaglia (a cura di), Chiesa e prospettive educative in Italia tra Restaurazione e Unificazione, Brescia, La Scuola, 1994.
  • L. Pazzaglia (a cura di), Cattolici, educazione e trasformazioni socio-culturali in Italia tra Otto e Novecento, Brescia, La Scuola, 1999.
  • L. Pazzaglia (a cura di), Chiesa, cultura e educazione in Italia tra le due guerre, Brescia, La Scuola, 2003.
  • L. Pazzaglia (a cura di), Editrice La Scuola (1904-2004). Catalogo storico, Brescia, La Scuola, 2004.
  • L. Pazzaglia (a cura di), Tommaso Gallarati Scotti e il suo tempo, vol. I, Dalla crisi modernista all’interventismo democratico, Milano, Unicopli, 2010.
  • L. Pazzaglia (a cura di), Laberthonnière. Teoria dell’educazione e altri scritti pedagogici, Brescia, La Scuola, 2014.
  • Gli studi di Nicola Raponi sulla storia dell’Università Cattolica, in N. Raponi, Per una storia dell’Università Cattolica. Origini, momenti, figure, Brescia, Morcelliana, 2017, pp. 5-118.

BibliografiaModifica

  • L. Caimi, Luciano Pazzaglia, ottant'anni, «Humanitas», 73/4 (2018), pp. 573-579.
  • Bibliografia di Luciano Pazzaglia, a cura di R. Bressanelli,  in “Autorità e libertà. Tra coscienza personale, vita civile e processi educativi. Studi in onore di Luciano Pazzaglia”, Vita e Pensiero, Milano 2011, pp. XIX-XXXVIII.
  • L. Caimi, Appunti sull’itinerario scientifico-culturale di Luciano Pazzaglia, in “Autorità e libertà. Tra coscienza personale, vita civile e processi educativi. Studi in onore di Luciano Pazzaglia”, Vita e Pensiero, Milano 2011, pp. XXXIX-LXXI.

NoteModifica

  1. ^ L. Caimi, Luciano Pazzaglia, ottant'anni, «Humanitas», 73/4 (2018), pp. 573-579.
  2. ^ L. Caimi, Appunti sull’itinerario scientifico-culturale di Luciano Pazzaglia, in “Autorità e libertà. Tra coscienza personale, vita civile e processi educativi. Studi in onore di Luciano Pazzaglia”, Vita e Pensiero, Milano 2011, pp. XXXIX-LXXI..
  3. ^ Bibliografia di Luciano Pazzaglia, a cura di R. Bressanelli, in “Autorità e libertà. Tra coscienza personale, vita civile e processi educativi. Studi in onore di Luciano Pazzaglia”, Vita e Pensiero, Milano 2011, pp. XIX-XXXVIII..