Anime salve

album di Fabrizio De André del 1996
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Anime salve
ArtistaFabrizio De André
Tipo albumStudio
Pubblicazione19 settembre 1996
Durata46:25
Dischi1
Tracce9
GenereWorld music
Musica d'autore
EtichettaBMG Ricordi
ProduttoreFabrizio De André, Piero Milesi
ArrangiamentiPiero Milesi
(tranne Le acciughe fanno il pallone di Cristiano De André)
Certificazioni
Dischi di platinoItalia Italia (3)[1]
(vendite: 300 000+)
Fabrizio De André - cronologia
Album precedente
(1995)
Album successivo
(1997)
Singoli
  1. Dolcenera
    Pubblicato: 31 dicembre 1995
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
24.000 dischi[2] 5/5 stelle
AllMusic[3] 4/5 stelle
Ondarock Pietra miliare

Anime salve è il tredicesimo e ultimo album d'inediti del cantautore italiano Fabrizio De André, pubblicato il 19 settembre 1996 dalla BMG Ricordi e realizzato con Ivano Fossati, compositore di gran parte della musica.[4]

L'album ha ottenuto un riscontro molto positivo sia da parte dalla critica musicale, che gli ha assegnato la Targa Tenco 1997,[5] sia dal punto di vista commerciale, debuttando direttamente al primo posto della Classifica FIMI Album[6] e raggiungendo in seguito la certificazione di triplo disco di platino in Italia.[1]

Il discoModifica

Anime salve è frutto di un lavoro a quattro mani di De André con il collega e concittadino Ivano Fossati, che era già stato suo collaboratore sporadico in passato, autore di gran parte delle musiche. Fossati dichiarò a Riccardo Bertoncelli (nel suo libro "Belìn, sei sicuro? Storia e canzoni di Fabrizio De André"): “Il risultato finale è che Fabrizio ha scritto il 90% dei testi, che però contengono qualche idea e intuizione mia, e io il 90% della musica, anche qui con qualche contributo suo. Però non è mai stato programmato. Era istintivo.”[7][8][9] Il disco è considerato da molti il testamento artistico di Fabrizio De André (anche se, all'epoca in cui Anime salve fu realizzato, De André non sapeva ancora della malattia che tre anni dopo lo avrebbe portato alla scomparsa),[10] non solo musicale ma anche spirituale, soprattutto per quanto riguarda il brano di chiusura dell'opera, Smisurata preghiera.[11][12] Attraverso i brani del disco, il cantautore compie un viaggio nel mondo degli umili, dei reietti e dei dimenticati, figure che sono sempre state molto presenti nei suoi testi durante tutta la sua carriera.[13] Il tema prevalente è la solitudine, in tutte le sue forme:[14] quella della transessuale, del Rom, dell'amante, del pescatore, anche quella positiva scelta come condizione ideale. Lo stesso titolo dell'album deriva dall'etimologia delle parole "Anime" e "Salve" e sta a significare "spiriti solitari".[10] L'intero disco può essere considerato un "elogio della solitudine", che permette di essere liberi e non condizionati dalla società[15], come spiegato dallo stesso De André durante un live poi pubblicato nell'album Ed avevamo gli occhi troppo belli:

«[Anime salve] trae il suo significato dall'origine, dall'etimologia delle due parole "anime" "salve", vuol dire spiriti solitari. È una specie di elogio della solitudine. Si sa, non tutti se la possono permettere: non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati. Non se la può permettere il politico: il politico solitario è un politico fottuto di solito. Però, sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi, io credo che si riesca ad avere più facilmente contatto con il circostante, e il circostante non è fatto soltanto di nostri simili, direi che è fatto di tutto l'universo: dalla foglia che spunta di notte in un campo fino alle stelle. E ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addittura che si riescano a trovare anche delle migliori soluzioni, e, siccome siamo simili ai nostri simili credo che si possano trovare soluzioni anche per gli altri.

Con questo non voglio fare nessun panegirico né dell'anacoretismo né del romitaggio, non è che si debba fare gli eremiti, o gli anacoreti; è che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita (non è che dimostro di avere la mia età attraverso la carta d'identità), credo di averla vissuta; mi sono reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura, invece l'uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura.»

(Fabrizio De André, Elogio della solitudine, tratto da Ed avevamo gli occhi troppo belli)

Lo stesso De André, nel corso del concerto tenuto al Teatro Brancaccio di Roma nel 1998, definirà Anime salve un «discorso sulla libertà».[16]

Le canzoni dell'album, arrangiate da Piero Milesi,[17] sono caratterizzate da una ricerca sonora indirizzata verso ritmi e temi tipici delle culture musicali sudamericane, cari a Fossati ma che hanno appassionato anche De André stesso fin da giovane, e verso il tropicalismo di Caetano Veloso, ma vi sono anche chiari riferimenti alle atmosfere balcaniche e mediterranee. Due dei brani del disco, Prinçesa e Smisurata preghiera, sono ispirati a opere letterarie per i rispettivi testi.[18]

Anche in quest'ultimo disco De André fa ampiamente uso di dialetti e lingue diverse dall'italiano: i cori di Prinçesa sono in portoghese del Brasile, i cori di Dolcenera e l'intero testo di  cúmba sono in genovese, il finale di Khorakhané è in lingua rom ed il titolo della sesta canzone, Disamistade, è un termine sardo dalla forte connotazione sociale.

Nei ringraziamenti compare anche una dedica al percussionista Naco, al secolo Giuseppe Bonaccorso, scomparso pochi mesi prima della pubblicazione del disco in un incidente stradale. Naco è presente in tutti i brani dell'album, contribuendo non poco alle sonorità con un gran numero di strumenti anche non canonici.

Le canzoniModifica

PrinçesaModifica

Il primo brano del disco trae spunto dall'omonimo libro autobiografico di Fernanda Farias de Albuquerque[19], scritto con l'ex brigatista romano Maurizio Iannelli, in cui viene narrata la storia della trans brasiliana Fernandinho, che abbandona l'infanzia contadina per seguire un desiderio di femminilità che ha fin dall'infanzia, trasferendosi in città per farsi operare e correggere chirurgicamente quello che considera un errore della natura, diventare finalmente donna e, citando il testo della canzone, correre "all'incanto dei desideri", per poi donare il suo amore ad un avvocato di Milano.

Khorakhané (a forza di essere vento)Modifica

Il brano è una ballata lenta incentrata sullo stile di vita e sull'assoluta libertà del popolo Rom. La parola "Khorakhané" indica proprio un sottogruppo Rom di religione musulmana, situato maggiormente nelle regioni balcaniche del Kosovo, della Bosnia e del Montenegro.

Nel corso del citato concerto al Teatro Brancaccio, De André aveva dichiarato a proposito dei Rom: «Sarebbe un popolo da insignire con il Nobel per la pace per il solo fatto di girare per il mondo senza armi da oltre 2000 anni».

Il testo in coda a questo brano è in romaní, lingua madre del popolo Rom protagonista della canzone, ed è una poesia del Rom Giorgio Bezzecchi, iniziatore nel 2011 del Museo del viaggio Fabrizio De André. Nel disco questo finale è cantato da Dori Ghezzi; nelle riprese del pezzo dal vivo è invece solitamente interpretato dalla figlia di De André, Luvi.

Nella canzone vi è un riferimento al Porrajmos, termine con cui i Rom indicano lo sterminio perpetrato al loro popolo da parte della Germania nazista: «I figli cadevano dal calendario / Iugoslavia Polonia Ungheria / i soldati prendevano tutti / e tutti buttavano via».

Anime salveModifica

Il pezzo, che dà il titolo al disco, è cantato in duetto con Ivano Fossati (che presta la sua voce anche in  cúmba).

Il testo è incentrato sulla solitudine, sui citati "spiriti solitari": la loro salvezza deriva forse proprio da questo essere diversi, solitari per scelta, liberi.

Nella raccolta In direzione ostinata e contraria, del 2005, il pezzo è stato dedicato alla memoria del bassista Stefano Cerri, scomparso nel novembre 2000.

DolceneraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Dolcenera (singolo).

Durante un concerto a Treviglio, il 24 marzo 1997, De André affermò:

«Questo del protagonista di Dolcenera è un curioso tipo di solitudine. È la solitudine dell'innamorato, soprattutto se non corrisposto. Gli piglia una sorta di sogno paranoico, per cui cancella qualsiasi cosa possa frapporsi fra se stesso e l'oggetto del desiderio. È una storia parallela: da una parte c'è l'alluvione che ha sommerso Genova nel '70, dall'altra c'è questo matto innamorato che aspetta una donna. Ed è talmente avventato in questo suo sogno che ne rimuove addirittura l'assenza, perché lei, in effetti, non arriva. Lui è convinto di farci l'amore, ma lei è con l'acqua alla gola. Questo tipo di sogno, purtroppo, è molto simile a quello del tiranno, che cerca di rimuovere ogni ostacolo che si oppone all'esercizio del proprio potere assoluto.»

La canzone ha una musica profonda, un linguaggio ricco di rime e di assonanze e un ritmo ondeggiante e sinuoso. Il tema portante è suonato alla fisarmonica da Gianni Coscia[20]. Tale parte della canzone è stata utilizzata per un periodo come sigla del programma di Rai Tre Che tempo che fa.

Le acciughe fanno il palloneModifica

Il brano parla di un povero pescatore di acciughe che ritorna sulla terraferma a vendere il pesce, lamentandosi della gente che ignora il duro lavoro compiuto per pescarlo. La spiegazione del titolo e dei primi versi del brano viene fornita direttamente dalle note del CD: «Le acciughe fanno il pallone: così si usa dire in Liguria quando in autunno le acciughe inseguite dal grande pesce azzurro (l'alalunga) scappano verso la superficie. Nelle giornate senza vento si possono vedere dalla riva saltare a migliaia fuori dall'acqua a formare scintillanti semisfere.»[21].

DisamistadeModifica

 
"DISAMISTADE": graffito a Torino (2018)

"Disamistade" in sardo significa "inimicizia" e, per estensione, faida, lotta. Il brano racconta appunto il conflitto tra due famiglie, probabilmente per motivi d'onore e promesse non mantenute, ed è uno spaccato delle classiche "guerre" e inimicizie tra famiglie che si potevano spesso osservare soprattutto nelle zone centro-meridionali italiane e in Sardegna fino a qualche decennio fa, dovute soprattutto a un fortissimo senso dell'onore e dell'orgoglio e ad una sorta di obbedienza a un codice non scritto (codice barbaricino) che imponeva la vendetta come unica soluzione a un torto o un delitto subìto. Disamistade è anche il titolo di un film del 1988 di Gianfranco Cabiddu, ambientato nella Sardegna del 1950, che tratta appunto della vendetta sarda.

 cúmbaModifica

Il titolo tradotto è "La colomba". Nel pezzo il volatile che vola via è, metaforicamente, la ragazza che si allontana dalla casa dei genitori per sposarsi e nel fare ciò cambia "nido", cioè abitazione. Il brano è l'unico dell'album interamente in lingua genovese. Il testo è incentrato sull'operazione di convincimento che il pretendente fa verso il padre della ragazza per convincerlo a cedergli la figlia in sposa. Il ragazzo promette di trattarla con rispetto e riverenza e riesce a convincere con buone parole il padre della ragazza, ma nel finale del brano De André ribalta tutto e mostra la realtà, raccontando che la ragazza è a casa trascurata mentre il marito va in giro a divertirsi.

Ho visto Nina volareModifica

Lo spunto di questa canzone dovrebbe essere stato il primo amore d'infanzia di De André. Descrive la solitudine del ragazzo che deve disobbedire al padre, non trovando il coraggio di informarlo del suo amore per Nina, ed è terrorizzato dal fatto che se se il padre venisse a saperlo lui sarebbe costretto a scappare di casa e cercarsi una nuova vita lontano. L'ombra è il rimorso del protagonista che si ribella all'autorità paterna, ma lui è ben pronto a cacciarla con il coltello (ovvero con violenza) e con la maschera di gelso (ovvero nascondendosi). Elementi presenti nella canzone sono l'altalena, su cui Fabrizio e Nina giocavano, il cortile della cascina e l'arnia («mastica e sputa, da una parte il miele, mastica e sputa, dall'altra la cera»). Ivano Fossati riferirà in seguito, in un'intervista, che il "masticare e sputare da una parte il miele e dall'altra la cera" è un'antichissima pratica relativa all'apicoltura osservata con stupore dagli stessi De André e Fossati mentre veniva effettuata da alcune anziane contadine nel materano, in Basilicata. Un caro ricordo di De André bambino, quando, con i suoi genitori, nei fine settimana andava nella sua casa di campagna nell'Astigiano, è Nina Manfieri (veramente esistita e tuttora viva),[22] una bambina del posto che, nei pomeriggi estivi, era la compagna di giochi del futuro cantautore, il quale non raramente si fermava a vederla andare sull'altalena: da qui il titolo del brano.

Smisurata preghieraModifica

È tratta dal libro di poesie (regalato all'artista genovese dall'editore Vittorio Bo) Summa di Maqroll il gabbiere. Antologia poetica 1948-1988 di Álvaro Mutis (divenuto poi amico di De André) che racconta di un marinaio errante e delle sue considerazioni sui temi fondamentali della vita (il quale, al contrario della canzone in questione, prega: "Ricorda Signore che il tuo servo ha osservato pazientemente le leggi del branco. Non dimenticare il suo volto").

Considerata, anche dal suo autore, l'epitome dell'intero disco e dei suoi temi, è una sorta di richiesta, da parte di quegli uomini che per la libertà hanno scelto la solitudine e per questo sono stati emarginati dalla maggioranza, di un riscatto impossibile, smisurato. Lo stesso De André afferma, durante un concerto:

«L'ultima canzone dell'album è una specie di riassunto dell'album stesso: è una preghiera, una sorta di invocazione... un'invocazione ad un'entità parentale, come se fosse una mamma, un papà molto più grandi, molto più potenti. Noi di solito identifichiamo queste entità parentali, immaginate così potentissime come una divinità; le chiamiamo Dio, le chiamiamo Signore, la Madonna. In questo caso l'invocazione è perché si accorgano di tutti i torti che hanno subito le minoranze da parte delle maggioranze. Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi... dire "Siamo 600 milioni, un miliardo e 200 milioni..." e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto, soprattutto, di vessare, di umiliare le minoranze. La preghiera, l'invocazione, si chiama "smisurata" proprio perché fuori misura e quindi probabilmente non sarà ascoltata da nessuno, ma noi ci proviamo lo stesso.»

Smisurata preghiera potrebbe essere considerata quasi il sunto dell'intera opera di Fabrizio De André, il suo messaggio "definitivo". È un atto d'amore per le minoranze, «per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione» contro una maggioranza incline a coltivare le sue meschinità. Il pezzo si chiude con una coda orchestrale di oltre due minuti, eseguita da tastiere e organetto diatonico (suonato da Riccardo Tesi).

«..Smisurata preghiera è l'epitome del disco, la summa dei tracciati che lo percorrono. Ed è ancora un affresco sulle minoranze, sulla necessità di difendersi da parte di chi non accetta "le leggi del branco", su coloro insomma che devono pagare per difendere la propria dignità: gli unici che attraversando l'emarginazione e la solitudine riescono ancora a "consegnare alla morte una goccia di splendore". La musica»

(Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo, p. 77)

«..Smisurata preghiera [...] è una specie di salmo di invocazione e di imprecazione sulle minoranze. Ed è costruita a partire da testi di Alvaro Mutis, che in un'intervista televisiva ha dichiarato che occorre un talento straordinario per sintetizzare un'intera opera in una sola canzone.»

(Alessandro Gennari, in Le mie note a margine (intervista a F. De André)

«... La canzone è tratta da un romanzo di Alvaro Mutis, che io purtroppo non conosco, ma so per esperienza come Fabrizio riesce a "migliorare", a elaborare i testi scelti come riesce a caricarli di significati un po' misteriosi, sempre legati alla sua antica polemica sociale, al suo problema morale. Qui la polemica è tra il suo eterno nemico, "la maggioranza", e i "disobbedienti alle leggi del branco", per i quali invoca l'attenzione del Signore. Il dolce menestrello della nostra adolescenza, che ci ha insegnato a scoprire la differenza tra la vita e la morte, e ora a respingere "lo scandalo metallico" delle armi, nella forza della sua maturità ci offre un blueprint di saggezza nell'indipendenza, nella "direzione contraria".»

(Fernanda Pivano, in occasione del "Premio Lunezia" 1997)

Nel 2019 Vasco Brondi realizza una cover del brano inserita nel disco tributo Faber nostrum.

TracceModifica

Testi e musiche di De André e Fossati.

LP (STVL 392351)[23]
Lato A
  1. Prinçesa – 4:50
  2. Ho visto Nina volare – 3:54
  3. Anime salve (feat. Ivano Fossati) – 5:48
  4. Dolcenera – 4:57
  5. Le acciughe fanno il pallone – 4:43
Lato B
  1. Khorakhané (a forza di essere vento) – 5:28
  2. Â cúmba (feat. Ivano Fossati) – 4:03
  3. Disamistade – 5:10
  4. Smisurata preghiera – 7:05

CD (TCDMRL 392352)

  1. Prinçesa – 4:50
  2. Khorakhané (a forza di essere vento) – 5:28
  3. Anime salve (feat. Ivano Fossati) – 5:48
  4. Dolcenera – 4:57
  5. Le acciughe fanno il pallone – 4:43
  6. Disamistade – 5:10
  7. Â cúmba (feat. Ivano Fossati) – 4:03
  8. Ho visto Nina volare – 3:54
  9. Smisurata preghiera – 7:05

Premi e riconoscimentiModifica

FormazioneModifica

Prinçesa
Khorakhané (A forza di essere vento)
Anime salve
Dolcenera
Le acciughe fanno il pallone
Disamistade
 cúmba
Ho visto Nina volare
Smisurata preghiera
  • Fabrizio De André - voce
  • Elio Rivagli - batteria
  • Naco - djembé, talking tablim e shaker
  • Alberto Tafuri - pianoforte e tastiera
  • Pier Michelatti - basso
  • Franco Mussida - chitarra classica
  • Mario Arcari - mancoseddas
  • Riccardo Tesi - organetto
  • "Il Quartettone" - orchestra d'archi
  • Carlo De Martini - direzione d'orchestra

ClassificheModifica

Classifica (1996) Posizione
massima
Italia[25] 1

NoteModifica

  1. ^ a b Giacomo Pellicciotti, De André a gonfie vele, la Repubblica, 12 febbraio 1997, p. 40. URL consultato il 27 novembre 2020 (archiviato dall'url originale il 15 febbraio 2018).
  2. ^ Riccardo Bertoncelli e Chris Tellung, Ventiquattromila dischi, Zelig editore, p. 1194.
  3. ^ (EN) Mariano Prunes, Fabrizio De André - Anime Salve - Review, AllMusic. URL consultato l'11 maggio 2014.
  4. ^ Riccardo Bertoncelli (a cura di), Belin, sei sicuro?, cit., p. 76
  5. ^ a b c Laura Putti, Ma la canzone d'autore ha perso la sua diversità, in la Repubblica, Sanremo, 25 ottobre 1997, p. 42. URL consultato l'8 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2013).
  6. ^ Mario Luzzatto Fegiz, Dalla vince il cuore dei giovani, in Corriere della Sera, Milano, 8 ottobre 1996, p. 37. URL consultato l'11 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2014).
  7. ^ Bertoncelli 2003, p. 146.
  8. ^ Secondo quanto affermato da Fossati nell'ottavo DVD della serie Dentro Faber, "Poesia in forma di canzone", le musiche dell'album sono state composte in gran parte da lui, sulla base di indicazioni (molto limitate) di carattere ritmico-melodico da parte di De André, ma lavorando su testi già quasi completamente scritti; 'Faber', infatti, era solito dare molta più importanza al testo che alla musica, specialmente negli ultimi anni.
  9. ^ Flavio Brighenti, De André, quel borghese che scelse l'insofferenza, in la Repubblica, 11 gennaio 1999. URL consultato l'11 maggio 2014.
  10. ^ a b Claudio Fabretti, Fabrizio De André In direzione ostinata e contraria, OndaRock.it. URL consultato l'11 maggio 2014.
  11. ^ Gino Castaldo, Le parole segrete di De André. Viaggio fra le carte del cantante-poeta, in la Repubblica, Siena, 12 agosto 2007. URL consultato l'11 maggio 2014.
  12. ^ Anime Salve per Fabrizio De Andrè, eventi.parma.it, 24 agosto 2009. URL consultato l'11 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2014).
  13. ^ Magda Poli, Senza una nota non è De André, in Corriere della Sera, 11 dicembre 2004, p. 40. URL consultato l'11 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2014).
  14. ^ Matteo Borsani e Luca Maciacchini, Anima salva. Le canzoni di Fabrizio De André, RAI. URL consultato l'11 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2014).
  15. ^ Mario Luzzatto Fegiz, De André: che eroi i diseredati, in Corriere della Sera, 19 settembre 1996. URL consultato l'11 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 12 maggio 2014).
  16. ^ Fabrizio De André - Biografia e Discografia, popon.it. URL consultato l'8 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2012).
  17. ^ Addio a Piero Milesi, Rockol.it, 31 ottobre 2011. URL consultato l'11 maggio 2014.
  18. ^ Giuseppe Videtti, Fabrizio De André - La discografia, Musica! (la Repubblica). URL consultato l'11 maggio 2014.
  19. ^ Silvana Sanna, Fabrizio De André: storie, memorie ed echi letterari, Effepi Libri, 2009.
  20. ^ Intervista a Gianni Coscia, mentelocale.it, su genova.mentelocale.it. URL consultato il 28 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2014).
  21. ^ Nota a margine del testo della canzone nel booklet del CD
  22. ^ Marco Neirotti, Fabrizio De André "Ho visto Nina volare", in La Stampa, Revignano, 27 ottobre 2010. URL consultato l'11 maggio 2014.
  23. ^ Fabrizio De André - Anime Salve, Discografia Nazionale della Canzone Italiana. URL consultato l'11 maggio 2014.
  24. ^ Sono questi tutti i vincitori, in la Repubblica, 23 aprile 1997. URL consultato l'8 novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2012).
  25. ^ (EN) Hits of the World - Italy, in Billboard, vol. 108, n. 42, 19 ottobre 1996, p. 58. URL consultato l'11 maggio 2014.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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