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Bahá'u'lláh

fondatore della fede bahá'í
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Bahá'u'lláh[3]

Mīrzā Ḥusain ‛Ali Nūrī (persiano: میرزا حسینعلی نوری‎‎; Teheran, 12 novembre 1817Acri, 29 maggio 1892) è stato un profeta persiano; noto come Bahá'u'lláh (in arabo: بهاء الله ‎, Gloria di Dio), è il fondatore della fede bahá'í, che si pone come l'ultima di una lunga serie di rivelazioni divine manifestate nel corso dei secoli attraverso gli insegnamenti di Krishna, Zoroastro, Budda, Gesù Cristo, Maometto[1][2].

Mīrzā Husain 'Ali Nūrī affermò che:

«Il benessere dell'umanità, la sua pace e la sua sicurezza saranno irraggiungibili, a meno che e finché la sua unità non sia saldamente stabilita.»

(Bahá'u'lláh, Spigolature dagli scritti., p.314.)

Si proclamò "Colui che Dio renderà manifesto" il promesso dal Bábismo ed il Messaggero di Dio per la realizzazione delle promesse escatologiche del Cristianesimo, dell'Islam e delle altre religioni rivelate, «l'educatore tanto atteso» dall'umanità[1][4]. Bahá'u'lláh a causa del messaggio e della sua dottrina subì l'imprigionamento e l'esilio da parte dell'Impero persiano e poi dalle autorità ottomane e il suo confino si concluse ad Acri in Palestina, dove nel 1892 morì ed è sepolto[1]. Scrisse numerosi libri, i quali sono considerati sacri dai fedeli, i più importanti dei quali sono il Kitáb-i-Aqdas e il Kitáb-i-Íqán.

La famigliaModifica

Bahá'u'lláh nacque a Teheran da Mírzá Buzurg, nome con cui era noto Mírzá `Abbás-i-Núrí (persiano: ميرزا عباس نوري‎‎), noto calligrafo e ministro di corte membro dell'aristocrazia persiana, e da Khadíjih Khánum. Il padre ricoprì importanti incarichi governativi, ai quali sarebbe stato destinato anche Husain che, tuttavia giunto il momento, garbatamente rifiutò[5].

Bahá'u'lláh ebbe le seguenti tre mogli:

La prima moglie fu Ásíyih Khánum (آسیه خانم), figlia di un nobile persiano, che sposò a Teheran nel settembre-ottobre 1835, quando aveva diciotto anni e lei quindici. Dalla loro unione nacquero sette figli, dei quali solamente tre raggiunsero l'età adulta: ‘Abbás Effendi (1844-1921), che prenderà, dopo la morte del padre, la guida della comunità bahá'í (dal 1892 al 1921) con il titolo di `Abdu'l-Bahá, «Servo della Gloria»; Bahíyyih Khánum (1846-1932) e Mírzá Mihdí (1848-1870)[6].

La seconda moglie fu la cugina Fátimih Khánum che sposò a Teheran nel 1849 quando lui aveva trentadue anni e lei ventuno. Dalla loro unione nacquero sei figli, dei quali solo quattro raggiunsero l'età adulta: Samadíyyih (figlia morta nel 1904-05), Mírzá Muḥammad-`Alí (figlio, 1852-1937), Ḍíyá'u'lláh (figlia, 1864-1898) e Badí'u'lláh (figlio, 1868-1950)[6].

La terza moglie fu Gawhar Khánum che sposò a Bagdad poco prima del 1863, prima che rivelasse la propria missione religiosa[6].

Dopo il decesso di Bahá'u'lláh e l’avvento di `Abdu'l-Bahá come suo successore,vi sono stati contrasti in seno alla grande famiglia di Bahá'u'lláh. Le contese fra i due gruppi hanno superato ogni limite fino a quando`Abdu'l-Bahá dopo vari tentativi di riconciliazione fece espellere dalla comunità Bahai, l'intere famiglie avversarie.

I Bahà'i considerano solo Bahá'u'lláh con Ásíyih Khánum e i loro figli come sacra famiglia, in quanto loro sostennero e seguirono costantemente la fede Bahá'í[7].

BábModifica

Nel 1844, Siyyid Mírzá `Alí-Muhammad, che prese il titolo di Báb, affermò di essere l'atteso Mahdi dell'Islam[8]. Il Báb diede origine a un movimento religioso, il Bábismo, che si diffuse velocemente in tutto l'impero persiano, suscitando la viva e feroce opposizione del clero islamico[9]. Il Báb fu fucilato nel 1850, all'età di trentun anni in una piazza di Tabriz e la comunità religiosa che da lui prese il nome fu quasi interamente sterminata negli anni 1852-1853[9]. Nella maggior parte dei suoi scritti il Báb accennò a Colui che Dio renderà manifesto come al promesso dalle sacre scritture che avrebbe instaurato sulla Terra il regno di Dio e profetizzò la sua venuta come imminente[10]. Tuttavia, alcuni sostengono (anche se con qualche difficoltà testuali) che l’avvento di tale figura sarebbe stato profetizzato da Bab, nei suoi scritti in lingue araba e persiana, fra 1500-2000 anni.[11].

Accettazione del BábismoModifica

Bahá'u'lláh ebbe notizia del Báb attorno ai 27 anni, tramite un contatto di Mullá Husayn, ne accettò la rivelazione e ne divenne uno dei più influenti sostenitori, prodigandosi per la diffusione del movimento specialmente nella sua provincia di origine[12]. Il prestigio che godeva fra la gente della sua provincia gli aprì molte porte e i suoi viaggi per diffondere i principi del Babismo ebbero un buon successo, anche nell'ambiente religioso tradizionale. Bahá'u'lláh, nell'estate del 1848, partecipò alla Conferenza di Badasht nella provincia di Khorasan, dove 81 eminenti seguaci del Báb si incontrarono per 22 giorni tra il 26 giugno e il 17 luglio del 1848, le figure chiave della conferenza furono Táhirih, Quddús e lo stesso Bahà'u'llàh.

In quel congresso si manifestarono due correnti di pensiero: una voleva mantenere inalterata la legge islamica e quindi mantenere il Babismo nell'Islam, e l'altra che riteneva che con l'avvento del Báb iniziava una nuova era religiosa, Bahá'u'lláh prese posizione per questa seconda linea che alla fine risultò vincente[13]. Quando il governo persiano mandò l'esercito contro un gruppo di seguaci del Báb, alla fine del 1848, Bahá'u'lláh cercò di raggiungere i bábisti ma fu preso e imprigionato prima che li potesse raggiungere[13]. Negli anni successivi i seguaci del Báb furono massacrati in diverse province della Persia[13].

Primo esilioModifica

Al fine di reprimere i disordini che seguirono la fucilazione del Báb, il governo intervenne con diversi provvedimenti. Attraverso i suoi agenti infiltrati negli ambienti babi, ritenne che Bahá'u'lláh fosse il vero leader della comunità.[14] A giugno 1851 gli fu chiesto di lasciare il paese. Bahá'u'lláh si recò a Karbala in Iraq dove esisteva un piccolo gruppo babi.[15] Nel frattempo il primo ministro Mirza Taghi Khan fu sostituito con Mirza Agha Khan di Nur, concittadino di Bahá'u'lláh. Questi decise di migliorare le relazioni con i babi e per questo pensò di avvalersi di Bahá'u'lláh. Lo richiamò in patria e così a marzo 1852 Bahá'u'lláh pose termine al suo esilio in Karbala[15]. Tornato a Teheran, egli fu per diversi mesi l’ospite del primo ministro a casa di un fratello di quest’ultimo a Shemiran, vicino a Teheran. Secondo Nabil Zarandi, l’importante storico baha'i, in questo luogo Bahá'u'lláh incontrò Azim, l’organizzatore dell’attentato allo Scià e cercò di dissuaderlo dal suo progetto[16].

L'attentatoModifica

Dopo la fucilazione del Báb, nel 1850, alcuni babi, capeggiati da un certo Azim, complottarono di assassinare lo scià Nasser-al-Din Shah, per vendicare l'esecuzione del Báb[17]. Saputolo, Bahá'u'lláh, condannò l'idea di una tale follia, ma inutilmente: l'attentato ebbe luogo il 15 agosto 1852, ma senza successo[17]. Gli attentatori furono uccisi e nonostante avessero dichiarato di avere agito da soli si scatenò un pogrom contro l'intera comunità dei seguaci del Báb. Molti, come ad esempio la poetessa Táhirih, furono uccisi: altri, compreso Bahá'u'lláh, furono imprigionati[17].

Agli occhi del governo la posizione di Bahá'u'lláh era gravissima dato che Egli era considerato come il leader della comunità babi, ma diverse persone conoscevano o erano parenti di Bahá'u'lláh: il primo ministro era un suo concittadino, il cognato di Bahá'u'lláh (Majid ᾉhani, marito della sorella) era segretario dell'Ambasciata russa in Persia[18] e lo stesso Ambasciatore russo era un conoscente diretto di Bahá'u'lláh. Personaggio quest ultimo che in prima persona, perorandone l'innocenza completa, chiese a più riprese la liberazione di Bahá'u'lláh. Nonostante questo lo Scià condannò Bahá'u'lláh a quattro mesi di prigionia nel Siyáh-Chál e al termine dei quali Bahá'u'lláh fu liberato dalla prigione ed esiliato. L'amico Ambasciatore offri asilo politico in Russia, ma Bahá'u'lláh scelse la condanna all'esilio che come prima tappa si rivela essere in Iraq, allora sotto il dominio ottomano. Nei primi giorni di aprile del 1853 Bahá'u'lláh e la sua famiglia arrivarono a Bagdad[17].

Fu a Teheran durante la prigionia nel Siyáh-Chál (letteralmente pozzo nero, una ex cisterna per l'acqua) che Bahá'u'lláh ebbe diverse esperienze mistiche e una visione che gli indicò di essere il Messaggero di Dio la cui venuta era stata profetizzata dal Báb, ma celò tale evento e, solo dal 1863 in poi e molto gradualmente, rese partecipe dapprima la comunità babista e poi il mondo intero di tale avvenimento[19].

BaghdadModifica

 
Il passaporto di Bahá'u'lláh, datato gennaio 1853

Il Báb, durante la sua prigionia nella fortezza di Chehriq, qualche tempo dopo il martirio di Quddús, scrisse nel 1849 una lettera intitolata Lawh-i Vasaya, considerata come il suo testamento, con la quale nominava Ṣubḥ-i Azal suo successore e guida della comunità babi dopo la sua morte, fino al momento in cui non sarebbe apparso "Colui che Dio renderà manifesto" (man yuẓhiruhu lláh, in arabo: من یظهر الله , e in persiano: مظهر کلّیه الهی ). Ṣubḥ-i Azal era il fratellastro del Bahá'u'lláh.

Ṣubḥ-i Azal era riuscito a scampare alla sanguinosa repressione dei Babi a Tákur e, sotto mentite spoglie di derviscio, ad arrivare a Bagdad, dove visse nascosto col falso nome di Ḥájí 'Alíy-i lás Furúsh, mantenendo i contatti con la comunità dei Babi tramite degli emissari chiamati "Testimoni del Bayán"[20][21]. Mentre Ṣubḥ-i Azal cercava di occultare la sua presenza a Baghdad (come usanza degli shi'iti) nel timore di essere arrestato, Baha'u'llah divenne sempre più il punto di riferimento della comunità. Baha'u'llah riconobbe a più riprese il rango di Ṣubḥ-i Azal come capo della comunità dei Babi, almeno nei primi tempi, tanto privatamente nelle sue lettere che pubblicamente.[22], l'assenza di Ṣubḥ-i Azal portò di fatto i Babi a rivolgersi sempre di più a Baha'u'llah.

Nel 1852, nella prigione sotterranea di Siyah-Chal ("il buco nero") a Teheran, Baha'u'llah ebbe un'esperienza mistica che lo rese cosciente del fatto di essere lui stesso "Colui che Dio renderà manifesto", ma fu solamente nell'aprile del 1863 che annunciò la sua missione ad un piccolo gruppo di Babi, mentre stava per lasciare Baghdad per Costantinopoli. La maggioranza dei Babi lo riconobbero come tale e diventarono seguaci della nuova religione da lui fondata, la religione Bahá'í. Ma Ṣubḥ-i Azal non riconobbe la sua pretesa come fondata, e una minoranza della comunità dei Babi lo seguì e gli restò fedele. Entrambi i gruppi continuarono ad essere sottoposti all'esilio.

KurdistanModifica

Il 10 aprile 1854 Bahá'u'lláh lasciò la sua famiglia alle cure di suo fratello Mirza Musa e si recò con un compagno tra le montagne del Kurdistan, a nordest di Baghdad, vicino alla città di Sulaymaniyah[17]. Più tardi scrisse di aver voluto evitare, con la sua partenza, di essere motivo di contrasto e di disgregazione nella comunità babista e che questo ritiro non prevedeva ritorno[23]. Bahá'u'lláh visse da solo per due anni tra le montagne del Kurdistan, alla stregua di un derviscio e usando il nome di Darvish Muhammad-i-Irani[17][24].

Durante quel periodo Bahá'u'lláh suscitò interesse tra la gente e i notabili Sufi del posto che gradualmente ne apprezzarono il sapere e la saggezza, cercandone consiglio. Tra quelle montagne Bahá'u'lláh scrisse le Quattro valli e altre epistole. A Baghdad, nel frattempo, la comunità babista era caduta in confusione e nella disorganizzazione più ampia. Alcuni fedeli e la famiglia di Bahá'u'lláh ricercarono quindi Bahá'u'lláh e avendo appreso che tra le montagne del Kurdistan viveva un certo Darvish Muhammad, avendone intuito la reale identità, lo fecero supplicare di tornare a Baghdad[13]. Il 19 marzo 1856, dopo due anni di volontario esilio in Kurdistan Bahá'u'lláh tornò a Baghdad[17].

Ritorno a BaghdadModifica

 
Spostamenti di Bahá'u'lláh' durante l'esilio

Bahá'u'lláh operò per rivitalizzare la comunità dei fedeli anche con la corrispondenza e attraverso suoi scritti con cui illustrava e spiegava il pensiero del Báb[17]. La comunità, le autorità locali, e un numero crescente di fedeli guardò sempre più a lui come al vero leader del movimento religioso del Báb. Crebbero la simpatia nei suoi confronti anche da parte del clero sunnita e la sua influenza in città fiorì, ma al contempo aumentò la diffidenza del clero e dei rappresentanti del confinante governo persiano[25].

Bahá'u'lláh rimase a Baghdad sette anni dopo il suo ritorno dalle montagne di Sulaymaniyah e durante tale soggiorno preparò la gente alla dichiarazione di essere il Messaggero di Dio atteso, in compimento della profezia del Báb. A Bagdad Bahá'u'lláh produsse molti scritti toccando i più svariati temi, tra cui molte epistole e diversi passi, il Libro della Certezza, le Parole celate e le Gemme dei Misteri Divini[17]. Il governo persiano, informato della sua crescente influenza richiese al governo ottomano l'estradizione di Bahá'u'lláh in Persia, ma il governo ottomano rifiutò decidendo invece di spostarlo a Costantinopoli[17].

Dichiarazione del RidvánModifica

Il tempo per preparare quest'ulteriore allontanamento da Bagdad a Costantinopoli di Bahá'u'lláh, della sua famiglia e di alcuni fedeli seguaci, fu di dodici giorni, dal 21 aprile al 3 maggio 1863[9][26]. Nel primo di questi dodici giorni, il 21 aprile 1863, Bahá'u'lláh rivelò ai seguaci presenti la sua missione di Messaggero di Dio.

«[Dichiarò] di essere Colui la cui venuta era stata predetta dal Báb: il Prescelto da Dio, il Promesso da tutti i Profeti!»

([27])

Il giardino dove trascorse quei 12 giorni e in cui avvenne tale rivelazione è noto ai Bahá'í come il Giardino di Ridván e riveste per i bahá'í un grande valore simbolico oltre che spirituale[9]. La Dichiarazione nel giardino di Ridván fu l'inizio di una nuova fase per la comunità babista e costituì il punto di partenza della Fede bahá'í come movimento distinto e separato dal Bábismo[17]. La Dichiarazione ed il periodo dei dodici giorni trascorsi da Bahá'u'lláh nel giardino vengono commemorati e celebrati come la festa di Ridván, la Festività più grande della fede bahá'í.

PrigioniaModifica

A Bahá'u'lláh fu dato, dalle autorità ottomane, l'ordine di trasferirsi a Costantinopoli e, sebbene non fosse formalmente prigioniero, tale esilio forzato da Baghdad fu l'inizio di un altro periodo che lo avrebbe visto subire altri esilii e alla fine giungere nella colonia penale di Acri, l'attuale San Giovanni d'Acri[9].

CostantinopoliModifica

Lo spostamento di Bahá'u'lláh, accompagnato dai membri della sua famiglia e da un gruppo di seguaci, da Baghdad a Costantinopoli durò oltre tre mesi, dal 3 maggio al 17 agosto 1863[17]. Durante quel viaggio fu trattato con grande rispetto in ogni città che attraversò e, arrivato a Costantinopoli, fu considerato come ospite del governo, ma non è chiaro il perché le autorità ottomane non consentirono la sua estradizione in Persia preferendo inviarlo nella loro capitale[17].

Il motivo potrebbe essere stato di natura politica, vista la grande influenza sociale che Bahá'u'lláh aveva assunto, sebbene avesse sempre rifiutato di collaborare alla politica delle autorità ottomane[17]. Dopo più di tre mesi di soggiorno a Costantinopoli gli fu ordinato di spostarsi ad Adrianopoli, sempre a seguito di pressioni dell'ambasciatore persiano e per la sua mancata collaborazione con le autorità[17].

AdrianopoliModifica

Nei giorni dal 1 al 12 dicembre 1863 Bahá'u'lláh e la sua famiglia si trasferirono ad Adrianopoli, un trasferimento che, a differenza del precedente da Bagdad a Costantinopoli, ebbe tutte le caratteristiche dell'esilio[17]. Bahá'u'lláh rimase ad Adrianopoli quattro anni e mezzo, assumendo apertamente la leadership della locale comunità babista[17][28].

La crescente autorevolezza di Bahá'u'lláh nella comunità e nella città portò alla definitiva rottura con Mírzá Yahyá[17]. Nel 1865 Mírzá Yahyá complottò, senza successo, per l'uccisione di Bahá'u'lláh, che rispose a tali tentativi consigliando ai credenti' "pazienza, tranquillità e gentilezza"'[17]. Ma molte testimonianze degne di fede mostrano al contrario che furono i Baha'i che assassinarono degli Azali.[29][30] I Baha'i sostengono che ciò accadde malgrado la proibizione formale di Baha'u'llah, il quale fu interrogato al proposito dalle autorità ottomane e rilasciato dopo aver dichiarato la propria innocenza,[31][32] ma gli Azali non accettano questa versione baha'i dei fatti e sostengono quella di Ṣubḥ-i Azal data da E.G. Browne, o una sua variante molto simile.[33]

Dopo quegli avvenimenti, nel 1866 Bahá'u'lláh divulgò ampiamente di essere Colui che Dio renderà Manifesto, dandone comunicazione ufficiale e scritta a Mírzá Yahyá e distinguendo per la prima volta i suoi seguaci come il Popolo di Baha[17]. Dopo l'evidenza di tale ribadito annuncio, Bahá'u'lláh invitò i babisti a scegliere tra lui e Mírzá Yahyá, il quale essendo ancora il leader nominale del movimento babista, vide sfumare definitivamente ogni sua ambizione di leadership essendo chiaramente apparso Colui che Dio renderà Manifesto per iniziare una nuova fede religiosa[13].

Mírzá Yahyá rispose rivendicando di essere lui il profetizzato dal Báb, ma il suo tentativo risultò largamente impopolare ed ebbe inadeguato seguito, rimase solo con una piccola minoranza[34]. Nel 1867 Mírzà Yahyà sfidò Bahà'u'llàh ad un pubblico incontro in una moschea di Adrianopoli, l'incontro fu organizzato per vedere da quale parte era la volontà Divina, Bahà'u'llàh accettò e si presentò all'incontro nella moschea stabilita, Mírzà Yahyà perse ogni credibilità non presentandosi.[35][36] Bahá'u'lláh fu così, riconosciuto dalla maggioranza della comunità come Colui che Dio renderà Manifesto e i suoi seguaci iniziarono a chiamarsi Bahá'í[13].

Lettere ai governantiModifica

Durante il suo soggiorno ad Adrianopoli Bahá'u'lláh si dedicò alla proclamazione della sua missione, sia con scritti che tramite suoi inviati. Diede istruzioni ad alcuni suoi seguaci di far conoscere la Sua Rivelazione a quei babisti dell'Iraq e della Persia che non ne avevano avuto notizia e al contempo chiese ai bahá'í di impegnarsi per una maggiore unità[17]. Sempre in questo periodo Bahá'u'lláh proclamò l'avvento della Fede bahá'í anche con lettere a Re e governanti del mondo chiedendo loro di accettare la Sua Rivelazione, rinunciando agli effimeri benefici materiali, lavorando invece per comporre le dispute tra le genti e per migliorare le cose del mondo e dei suoi popoli, riducendo gli armamenti[17].

AcriModifica

 
Prigione di Bahá'u'lláh ad Acri

La comunità Bábí era ormai divisa, i seguaci di Mírzà Yahyà cercarono di screditare Bahá'u'lláh agli occhi delle autorità ottomane, accusandolo di causare agitazione contro il governo.[37]Vennero effettuate delle indagini, le quali scagionarono Bahá'u'lláh,ma portarono all'attenzione del governo che Bahá'u'lláh e Mírzà Yahyà stavano facendo rivendicazioni religiose, e, temendo che ciò potesse causare disordine in futuro, decisero di esiliare i leader Bábí[37], mandando un gruppo con Mírzà Yahyà à Famagosta nell'isola di Cipro, e un altro gruppo con Bahá'u'lláh nella colonia penitenziaria di San Giovanni d'Acri (ʿAkká) in Palestina[38]. Lasciarono Andrianopoli il 12 d'agosto del 1868, (22º giorno di Rabí'u 'l-Thání 1285 E).

Dopo che Cipro passò sotto il controllo britannico, Ṣubḥ-i Azal venne liberato, ma poiché temeva per la sua sicurezza rimase a Cipro, libero, e l'Impero britannico continuò a versargli la pensione che gli era stata versata fino ad allora dalla Sublime Porta ottomana come prigioniero di Stato. Durante tutti questi anni di esilio, gli Azali vissero tra di loro e sotto stretta sorveglianza, e Ṣubḥ-i Azal non fece mai del proselitismo poiché non voleva avere di problemi col governo. Gli abitanti di Famagosta lo consideravano come un santuomo musulmano e sembrava vivere come loro.

Bahá'u'lláh, la sua famiglia e i suoi seguaci lasciarono Adrianopoli il 12 agosto 1868 e dopo un viaggio per terra e per mare, attraverso Gallipoli in Turchia, e l'Egitto arrivarono ad Acri il 31 agosto e furono confinati in alcune caserme della Cittadella[17]. Agli abitanti di Acri fu detto che i nuovi prigionieri erano nemici dello Stato, di Dio e della religione e che ogni familiarizzazione con loro era rigorosamente vietata[17]. Le condizioni di vita durante il primo anno di soggiorno ad Acri furono molto dure e difficili: molti si ammalarono e tre Bahá'í morirono[17].

Col tempo però la gente e i funzionari governativi iniziarono ad apprezzare e a rispettare Bahá'u'lláh e i bahá'í, conseguentemente le condizioni della prigionia migliorarono, e infine, dopo la morte del sultano `Abdu'l-`Aziz fu permesso anche a Bahá'u'lláh di visitare i dintorni e di lasciare la città[17]. Dal 1877 fino al 1879 Bahá'u'lláh visse nella casa chiamata di Mazra'ih[17]. Anche da Acri Bahá'u'lláh scrisse altre lettere annunciando la sua missione ai leader del mondo inclusi:

Ultimi anniModifica

BahjíModifica

 
Villa di Bahjí

Bahá'u'lláh trascorse gli ultimi anni della propria vita (1879-1892) nella Villa di Bahjí, appena fuori Acri, sebbene fosse ancora formalmente un prigioniero dell'Impero Ottomano[17]. Durante tale periodo, fu soprattutto il figlio maggiore `Abdu'l-Bahá che si occupò dell'attività amministrativa e organizzativa della comunità, mentre Bahá'u'lláh rivelò diverse opere compreso il Kitáb-i-Aqdas, il libro delle sue leggi, oltre a diversi scritti sulla sua visione di un mondo unito e sulle necessità di un cambiamento etico nella società; rivelò anche diverse preghiere[17]. Il 9 maggio 1892 Bahá'u'lláh contrasse una leggera febbre che crebbe nei giorni successivi fino a portarlo alla morte il 29 maggio. Bahá'u'lláh fu sepolto nel santuario situato vicino alla Villa di Bahjí[39]. Attualmente il santuario di Bahjí rappresenta per i Bahà'í il luogo più sacro e la direzione della preghiera ( Qiblih ).

Fotografie e immaginiModifica

 
Bahá'u'lláh nel 1868

Ci sono due foto conosciute di Bahá'u'lláh, entrambe fatte nella stessa occasione nel 1868 durante la sua permanenza a Adrianopoli (oggi Edirne). Quella in cui mira alla macchina fotografica fu presa a scopo del rilascio del passaporto e può essere ritrovata nel libro di William Miller sulla Fede bahá'í. Copie di entrambe le foto sono al Centro Mondiale bahá'í e una di queste è esposta negli Archivi Internazionali dove i bahá'í possono vederla nell'ambito di un pellegrinaggio organizzato. Al di là di questo tipo di esperienza i bahá'í preferiscono non vedere la sua foto in pubblico, o mettere foto sue nelle loro abitazioni e le istituzioni bahá'í incoraggiano l'uso dell'immagine della tomba di Bahá'u'lláh al posto di questa.

L'immagine di Bahá'u'lláh in se stessa non è offensiva per i bahá'í. Tuttavia è richiesto ai bahá'í di trattare l'immagine di ogni manifestazione di Dio con il più grande rispetto. Questa è la ragione per cui hanno sempre evitato di riprodurre raffigurazioni di Gesù Cristo o Mohammad, inoltre non rappresentano né l'uno né l'altro in lavori artistici di tipo teatrale o cinematografico. Le copie summenzionate delle foto di Bahá'u'lláh sono fatte vedere solamente in occasioni di grande importanza come le sei conferenze mondiali che vennero organizzate nell'ottobre del 1967 che commemoravano l'anniversario della scrittura del libro Suriy-i-Mulúk ("la tavola ai re") uno dei più importanti lavori di Bahá'u'lláh.

La successioneModifica

Bahá'u'lláh nel suo testamento, chiamato Kitáb-i-'Ahd (Libro del Patto) nominò il figlio Abdu'l-Bahá come successore ed interprete dei suoi scritti[40][41][42]:

«In verità Dio ha disposto che lo stadio del Ramo Maggiore [Muhammad-'Alí] sia inferiore a quello del Ramo Massimo ['Abdu'l-Bahá]. In verità Egli è l'Ordinatore, l'Onnisciente. Abbiamo trascelto «il Maggiore» dopo «il Massimo», secondo il decreto di Colui Che è l'Onnisciente, Colui Che è di tutto accorto.»

(Bahá’u’lláh, Kitáb-i-'Ahd)

Abdu'l-Bahá si era dimostrato molto capace e devoto[17]. La nomina del suo fratellastro Mírzá Muhammad `Alí come subordinato ad Abdu'l-Bahá creò nuove gelosie in seno alla famiglia. Mírzá Muhammad `Alí covò un risentimento che sfociò in aperta ribellione al fratello. Vi è stato quindi un tentativo di scisma nel seno della comunità Baha'i. I sostenitori dei due fratellastri si scambiarono diverse accuse,Il gruppo fedele ad Abdu'l-Bahá si chiamavano sabetin, cioè i saldi (nella fede), mentre indicava l’altro gruppo con il termine naqezin, cioè i rinnegati. Invece, i sostenitori di Mírzá Muhammad `Alí chiamavano sé stessi movahhedin, cioè monoteisti; mentre l’altro gruppo veniva da loro indicato con il termine moshrekin, cioè politeisti, intendendo con ciò che Abdu'l-Bahá si considerasse allo stesso livello del fondatore della fede.[43]Fu per questo motivo che Abbàs Effendi prese il titolo di Abdú'l Bahà (servo di Bahà) per rispondere alle accuse portate avanti dai sostenitori del fratellastro di condisiderarsi allo stesso livello di suo padre.[44] La maggioranza della comunità Bahà'i riconobbe 'Abdu'l-Bahá come successore di Bahà'u'llàh.

OpereModifica

Bahá'u'lláh scrisse molti libri, tavole, lettere e preghiere, di cui solo una parte è stata tradotta in lingue occidentali. Le opere di Bahá'u'lláh trattano molti e diversi temi, religiosi, etici, politici, con tavole, preghiere, leggi e insegnamenti morali.

Tutte le sue opere sono considerate dai Bahá'í come rivelazione divina, anche quelle scritte prima dell'annuncio della sua missione e tutte assieme costituiscono la base essenziale della letteratura bahai. Tra le sue opere più note si evidenziano Le parole celate, il Kitáb-i-Aqdas, il Kitáb-i-Íqán. Shoghi Effendi (1897-1957) curò una selezione scelta di alcune tavole di Bahá'u'lláh e di altri suoi scritti che fu pubblicata col titolo di Spigolature dagli scritti di Bahá'u'lláh.

NoteModifica

  1. ^ a b c Christopher Buck, op. cit. in bibliografia, p. 143-178
  2. ^ Bahismo su Enciclopedia online Treccani. Accesso 03-02-2017
  3. ^ La pubblicazione delle immagini di Bahá'u'lláh è ritenuta irrispettosa dai fedeli bahà'i, secondo i quali va messa in risalto solo e soltanto la realtà espressa dai suoi insegnamenti. La posizione del Centro Mondiale Bahai in merito alla pubblicazione delle foto di Bahá'u'lláh fu espressa nella nota ufficiale del 4 settembre 1999 qui riportata: For Bahá'ís, the photograph of Bahá'u'lláh is very precious and it should not only be viewed but also handled with due reverence and respect, which is not the case here. Thus, it is indeed disturbing to Bahá'ís to have the image of Bahá'u'lláh treated in such a disrespectful way. However, as the creator of the site is not a Bahá'í, there is little, if anything, that can be done to address this matter. We hope these comments have been of assistance. Office for Public Information Bahai
  4. ^ J. E. Esslemont, op. cit. in bibliografia, p. 7
  5. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 33.
  6. ^ a b c Adib Taherzadeh, op. cit. in bibliografia p. 13.
  7. ^ Adib Taherzadeh, op. cit., p. 22.
  8. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 19-25.
  9. ^ a b c d e J. E. Esslemont, ibidem.
  10. ^ J. E. Esslemont, ibidem, p. 27.
  11. ^ Così dice pure Fazlollah Sobhi, per lunghi anni segretario di Abdul baha, poi dissidente (pag. 11 del suo libro “Payame Pedar” pubblicato in lnigua persiana)..
  12. ^ Hasan Balyuzi, Op. cit. in bibliografia, pp. 35-37.
  13. ^ a b c d e f Juan Cole, A Brief Biography of Baha'u'llah
  14. ^ A Brief Biography of Baha'u'llah - Juan R.I. Cole – Department of History - University of Michigan.
  15. ^ a b ibidem.
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  19. ^ Manfred Hutter, op. cit. in bibliografia, pp. 737-740.
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  21. ^ Cambiando spesso di identità, di professione e di luogo di residenza, Ṣubḥ-i Azal non faceva altro che seguire le raccomandazioni del Báb, nascondendosi per sopravvivere alle persecuzioni. Vedi: (EN) Adib Taherzadeh, The revelation of Bahā'u'llāh. Baghdād 1853-63, vol. 1, G. Ronald, 1974, ISBN 0-85398-052-7.
  22. ^ "Baha'u'llah's Surah of God: Text, Translation, Commentary", tradotto da Juan Cole, Translations of Shaykhi, Babi and Baha'i Texts, 2002, vol. 6, n° 1.
  23. ^ Bahá'u'lláh, op. cit. in bibliografia, p. 160.
  24. ^ Hasan Balyuzi, op. cit., p. 116.
  25. ^ Britannica Book of the Year, The Bahá'í Faith, Chicago, Encyclopaedia Britannica, 1988. ISBN 0-85229-486-7
  26. ^ Questi giorni sono commemorati annualmente dai Bahá'í come la Festa del Ridvan, una festa molto sentita.
  27. ^ J. E. Esslemont, op. cit., 41.
  28. ^ Anthony A. Reitmayer, op. cit. in bibliografia.
  29. ^ The Tarikh-i Jadid, or New History of Mirza 'Ali Muhammad the Bab,scritta da Mirza Huseyn d'Hamadan, tradotta dal persiano in inglese da E. G. Browne, Cambridge, 1893, pp. XXIII-XXIV.
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  31. ^ "Dieu passe près de nous", pp. 181-183 cap. XI
  32. ^ "Bahaism and Religious assassination" di S.G. Wilson in Muslim World, Volume 4, Issue 3, p. 236, Londres, 1914 (Published for The Nile Mission Press by the Christian Litérature Society for India 35 John Street, Bedford Row, W.C.)
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  37. ^ a b Smith 2008 , p. 16.
  38. ^ "Dissensions naturally arose, which culminated in the interference of Turkish government and the final separation of the rival heads. Subh-i-Azal was sent to Famagusta in Cyprus, and Baha'ullah to Akka in Palestine, and there they remain to the present day, the former surrounded by a very few, the latter by many devoted adherents. Less than a year ago I visited both places, and heard both sides of a long and tangled controversy. But the upshot of the whole matter is, that out of every hundred Bábis probably not more than three or four are Azalis, all the rest accepting Baha'ullah as the final and most perfect manifestation of the Thruth." E. G. Browne, "Bábism", in: August J. Stenstrand, The Complete Call to the Heaven of the Bayan, Chicago, 2006, pp. 49-50
  39. ^ Hasan Balyuzi, op. cit., p. 328.
  40. ^ J. E. Esslemont, op. cit., p. 53.
  41. ^ Moojan Momen, op cit. in bibliografia, pp.97-98.
  42. ^ Alessandro Bausani, op cit. in bibliografia.
  43. ^ Payame pedar di Fazlollah Sobhi, pag. 13, seconda edizione, testo in lingua persiana.
  44. ^ ^ H.M. Balyuzi, op. cit., p. 60.

BibliografiaModifica

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  • Christopher Buck, The eschatology of Globalization. The multiple-messiahship of Bahā'u'llāh revisited, in Moshe Sharon, Studies in Modern Religions, Religious Movements and the Bābī-Bahā'ī Faiths. Boston, Brill, 2004. ISBN 90-04-13904-4.
  • J. E. Esslemont, Bahá'u'lláh e la nuova era. Roma, Edizioni Bahai, 1954.
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  • Nader Saiedi, Gate of the Heart. Waterloo, ON, Wilfrid Laurier University Press 2008. ISBN 978-1-55458-035-4.
  • Peter Smith, The Bábí & Bahá'í Religions From Messianic Shí'ism to a World Religion. Cambridge, The University Press 1987. ISBN 0-521-30128-9.
  • Adib Taherzadeh, The Revelation of Bahá'u'lláh. Baghdad 1853-63. Oxford, George Ronald 1976. ISBN 0-85398-270-8.

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