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Battaglia di Cadore o Rio Secco
parte della Invasione del Cadore
The battle of Cadore.jpg
La Battaglia di Cadore in una copia di Rubens dell'opera di Tiziano Vecellio.
Data2 Marzo 1508
Luogotorrente Rusecco o Rio Secco presso Pieve di Cadore
EsitoVittoria veneziana decisiva
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
100 uomini d’arme, 400 tra stradiotti e balestrieri a cavallo, 2000 fanti3000 fanti
Perdite
una decina di morti e diversi feritiquasi 2000 morti e 500 prigionieri
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La battaglia di Cadore altrimenti chiamata battaglia di Tai di Cadore o battaglia di Rio Secco o Rusecco, fu un fatto d'armi consumatosi nei pressi di Pieve di Cadore che vide contrapposte le armate veneziane comandate da Bartolomeo d'Alviano contro quelle tedesche sotto la guida di Sisto von Trautson. La battaglia che terminò con una clamorosa vittoria veneziana arrestò l'invasione tedesca nel Cadore, permettendo ai veneziani la riconquista di tutte le piazzeforti perdute che culminerà nell'assedio di Trieste e la marcia sull'Istria.

AntefattiModifica

L'incoronazione di Massimiliano I e la Dieta di CostanzaModifica

Nel 1507 Luigi XII aveva trionfalmente conquistato Genova e di fatto dominava buona parte dell'Italia settentrionale avendo già riconquistato il Ducato di Milano nel 1500. Una tal preponderanza in terre tanto vicine ai suoi confini turbava l'allora Re dei Romani, ancor di più Massimiliano I d'Asburgo temeva che le tante manovre del francese mirassero ad aggiudicare lo scranno pontificio a Georges I d'Amboise, arcivescovo di Rouen, il quale non avrebbe tardato ad incoronar imperatore re Luigi. Preso da questi timori e ansioso di ribadir qual era il ruolo e il peso dell'Impero, Massimiliano I indisse una dieta a Costanza e davanti ai principi e agli elettori espose le sue preoccupazioni circa lo strapotere francese in italia e le ricadute che una tal situazione poteva avere nelle questioni di Germania.

"Già vedete che il re di Francia, il quale non ardiva prima, se non con grandi occasioni e con apparenti colori, tentare le cose appartenenti al sacro imperio, ora apertamente si prepara non per difendere, come altre volte ha fatto, i ribelli nostri, non per occupare in qualche luogo le ragioni dello imperio, ma per spogliare la Germania della degnità imperiale..."[1]

Il Re dei Romani riuscì a convincere i principi a stipendiargli l'invasione, non volendo questi che per loro negligenza la corona imperiale avesse da passar sotto i gigli francesi.

Massimiliano I si propose come difensore della Chiesa, dichiarò Luigi XII nemico delle cristianità e annunciò la sua prossima venuta a Roma per farsi incoronare Imperatore e garantire la libertà della città santa. Luigi XII non perse tempo a dichiararsi estraneo ad ogni mira sull'Impero o su San Pietro, anzi si trattenne a Genova senza esercito, dimostrando così le pacifiche intenzioni, tuttavia la dieta accordò a Massimiliano I ottomila cavalieri e ventiduemila fanti per sei mesi, il tedesco credendo la vittoria rapida non volle altri principi a comandar l'esercito. All'inizio del 1508 gli ambasciatori tedeschi raggiunsero Venezia e chiesero al Senato il passo nelle terre della Serenissima, permesso accordato a patto che Massimiliano I passasse senza esercito, il tedesco ignorò la clausola e chiese alloggio per quattordicimila cavalieri, Venezia rispose che se intendeva davvero raggiunger Roma per esser incoronato non aveva bisogno di tanta scorta.

Il 3 febbraio del 1508 Massimiliano I sostò a Trento dove venne proclamato Imperatore e dichiarò ancora la sua volontà di varcar i monti.

L'invasione del CadoreModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Invasione del Cadore.

L'armata imperiale entrò nelle terre della Serenissima scendendo lungo l'Adige, occupò Asiago e le terre dei Sette Comuni, Altri cinquemila fanti e quattrocento uomini d'arme discesero nel Cadore e occuparono Pieve di Cadore e la rocca. Tuttavia l'Imperatore non andò oltre, anzi rientrò a Bolzano lasciando le sue guarnigioni nelle terre occupate.

La reazione venezianaModifica

Venezia inviò il comandante generale dell'esercito Niccolò Orsini a bloccar l'avanzata sull'Adige supportato da alcune truppe francesi comandate dal Maresciallo Trivulzio; nel Cadore fu invece ordinato il condottiero Bartolomeo d'Alviano,

La battagliaModifica

Bartolomeo d'Alviano si mosse rapidamente da Bassano del Grappa risalì per un tratto il Piave e poi deviò per Zoldo, passò per la Val Zoldana e l'alba del 2 marzo schierò gli uomini in campo aperto, aveva con sé 2500 uomini, per lo più fanti e diversi condottieri esperti tra cui Piero del Monte a Santa Maria, Rinieri della Sassetta, Teodoro Manassi e Pandolfo Malatesta. Gli Imperiali, circa tremila, si schierarono in quadrato con le salmerie e le donne, mogli e amanti, nel mezzo.

L'Alviano ordinò l'attacco in groppa ad un ronzino, gli imperiali ressero il primo urto e la battaglia infuriò aspra finché Sisto di Trautson non tentò l'affondo contro Rinieri della Sassetta, ma il colpo ferì solamente il volto del condottiero toscano che si lanciò sul tedesco e finì per sbalzarlo di sella e ucciderlo, i fanti della sua ordinanza vedendo il capitano morto persero ogni slancio e finirono tutti trucidati malgrado chiedessero pietà[2], ne morirono più della metà e tutti i comandanti, cinquecento furono i prigionieri e quei pochi che scamparono finirono facili prede degli stradiotti.

ConseguenzeModifica

 
Massima espansione della Repubblica Veneta prima della battaglia di Agnadello del 1509

La vittoria veneziana assicurò gran fama all'Alviano e un netto vantaggio alla Serenissima. Nei mesi successivi il condottiero conquistò Pordenone, Gorizia, Trieste, Pisino, Fiume e Postumia. Venezia lo nominò comandante generale della Repubblica, gli venne concessa la signoria di Pordenone e l'amissione al Maggior Consiglio.

Massimiliano I dovette rinunciare ad ogni pretesa non solo sulle terre perdute ma perfino sulle pretese d'incoronazione a Roma.

Venezia già divenuta il più potente tra gli stati italiani in seguito alla ripartizione del ducato di Romagna, dilatò ancor di più i suoi confini raggiungendo la massima espansione terrestre e provocando la scontentezza di tanti, primo fra tutti papa Giulio II che il 10 dicembre del 1508 coalizzò Francia, Sacro Romano Impero, Spagna, Ferrara, Mantova e i e il Ducato di Savoia nella Lega di Cambrai in funzione antiveneziana; nella primavera del 1509, la battaglia di Agnadello segnò la battuta d'arresto definitiva al predominio veneziano in Italia settentrionale a vantaggio del Regno di Francia.

NoteModifica

  1. ^ Guicciardini, Storia d'Italia, pagg.733-734; Garzanti 2006
  2. ^ Fatto d'arme fra i veneziani e gl'imperiali a Cadore nel 1508 descritto dal canonico Giuseppe Ciani, Giuseppe Ciani & Giuseppe Cadorin; pagg. 43-44; Tipografia di G. B. Merlo, 1846 -

BibliografiaModifica

  • Fatto d'arme fra i veneziani e gl'Imperiali a Cadore nel 1508 descritto dal canonico Giuseppe Ciani, Giuseppe Ciani & Giuseppe Cadorin; Tipografia di G. B. Merlo 184
  • Francesco Guicciardini, Storia d'Italia; Garzanti 2006
  • Marco Pellegrini, Le guerre d'Italia 1494-1530; il Mulino 2009
  • Girolamo Arnaldi, L'Italia e i suoi invasori; Editori Laterza 2004
  • AA.VV. Quaderni della Fondazione Centro Studi Tiziano e il Cadore, La battaglia di Cadore, 2 marzo 1508, Atti della Giornata Internazionale di Studio (26 settembre 2009), a cura di Lionello Puppi con la collaborazione di Monia Franzolin, Alinari, Milano 2010
  • La battaglia di Cadore: relazione di Bartolammeo D'Alviano al doge di Venezia