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Boudicca
Boadicea Haranguing the Britons (called Boudicca, or Boadicea) by John Opie.jpg
Regina degli Iceni
In carica I secolo
Predecessore Prasutago
Nascita Britannia, 33
Morte 60/61
Consorte Prasutago
Figli Isolda
Sorya

Boudicca, o Boadicea (3360/61 d.C.), è stata una regina della tribù degli Iceni, popolazione che viveva nell'Inghilterra orientale. Guidò la più grande rivolta anti-romana delle tribù dell'isola.

Il suo nome è stato tramandato in diverse forme, a causa di diverse corruttele presenti in molti manoscritti medioevali. Nel XIX e nel XX secolo la forma più utilizzata era Boadicea, derivata probabilmente da un errore di trascrizione medievale di un manoscritto di Tacito, il cui originale riporta invece Boudicca. Basandosi sull'evoluzione del gallese e dell'irlandese, il linguista Kenneth Jackson ha concluso che il nome originale in brittonico antico dovrebbe essere stato Boudica (IPA: /bɒʊ'diː.ka:/). La parola deriva dalla radice celtica *boudā, che significa "vittoria".[senza fonte]

Le fonti principali sulla vita della regina e sulla sua rivolta provengono dal De vita et moribus Iulii Agricolae di Tacito[1] e dalla Storia Romana di Cassio Dione[2].

Indice

BiografiaModifica

Secondo Tacito, Budicca era parte di una famiglia nobile e all'età di circa sette anni sarebbe andata a vivere con una seconda famiglia, presso cui rimase fino ai 14 anni circa. Fu in questo periodo che apprese storia, tradizioni, religione e cultura delle tribù celtiche e imparò l'arte militare.

Nel 43 gli Iceni, abitanti dell'Inghilterra orientale e alleati con Roma, si rivoltarono quando il proconsole Publio Ostorio Scapula, ordinò il disarmo totale della tribù, a causa di diverse ribellioni scoppiate sull'isola. Si coalizzarono con altre tribù vicine, tuttavia furono sconfitti e pare che il re Antedio sia stato poi sostituito da un re filo-romano, Prasutago, mantenendo però la loro indipendenza.

Attorno al 47 Budicca tornò a casa e la sua famiglia la diede in moglie a Prasutago stesso, dal quale ebbe due figlie i cui nomi sono ignoti.[3]

«Era una donna molto alta e dall'aspetto terrificante. Aveva gli occhi feroci e la voce aspra. Le chiome fulve le ricadevano in gran massa sui fianchi. Quanto all'abbigliamento, indossava invariabilmente una collana d'oro e una tunica variopinta. Il tutto era ricoperto da uno spesso mantello fermato da una spilla. Mentre parlava, teneva stretta una lancia che contribuiva a suscitare terrore in chiunque la guardasse.»

(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, 62, 2)

Secondo il testamento del re il regno doveva essere equamente diviso tra la moglie, le figlie e l'Imperatore Romano (all'epoca Nerone). Era pratica normale per Roma concedere l'indipendenza ai regni alleati solo finché erano vivi i re clienti che però dovevano lasciare in eredità a Roma i loro regni. La legge romana, inoltre, riconosceva validità solo all'eredità per linea maschile, così, quando Prasutago morì, i suoi tentativi furono vanificati e il regno fu annesso dai Romani. Terre e proprietà furono confiscate ai nobili iceni e Budicca fu umiliata venendo esposta nuda in pubblico e frustata, mentre le giovani figlie furono stuprate.

 
La campagna contro Budicca, regina degli Iceni, nel 61

Nel 60 o 61, mentre il proconsole romano Gaio Svetonio Paolino stava conducendo una campagna contro i druidi dell'isola di Anglesey (nel Galles settentrionale), gli Iceni e i loro vicini, i Trinovanti, si ribellarono sotto la guida di Budicca, furiosa per l'affronto subito e desiderosa di vendetta. Il primo obiettivo dei ribelli fu la colonia romana di Camulodunum (odierna Colchester), dove era presente molto risentimento verso i veterani Romani, che durante la loro permanenza avevano ripetutamente vessato la popolazione locale. Ci fu una scarsa resistenza da parte dei locali e gli ultimi difensori furono assediati nel tempio dedicato al divo Claudio, arrendendosi dopo due giorni. Il futuro governatore, Quinto Petilio Ceriale, al comando della Legio IX Hispana cercò di riconquistare la città, ma fu sconfitto. L'esercito ribelle incendiò e rase al suolo anche Londinium (l'odierna Londra), che non aveva sufficienti truppe per difendersi dai ribelli, e Verulamium (oggi St Albans), per un totale di morti che si stima tra le 70 000 e le 80 000 persone.

(LA)

«In re militari nihil omnino ausus Britanniam paene amisit. Nam duo sub eo nobilissima oppida capta illic atque eversa sunt.»

(IT)

«Egli [Nerone] non intraprese nessuna conquista militare e la Britannia fu quasi completamente perduta. Sotto di lui due città molto famose [in Britannia] sono state prese e distrutte [Londra e Colchester].»

(Eutropio, Breviarium ab Urbe condita, VII, 14)

La cadutaModifica

Mentre gli Iceni saccheggiavano Verulanium, Paolino riunì le truppe superstiti, ossia le legioni XIV Gemina e XX Valeria Victrix (la IX Hispana aveva subito ingenti perdite, mentre la II Augusta aveva ignorato gli ordini di Paolino), e si scontrò con Budicca presso Watling Street (nella Britannia centro-meridionale). Nonostante i Romani fossero in inferiorità numerica, inflissero una dura sconfitta ai ribelli, decimandoli. Budicca si avvelenò, pur di non cadere nelle mani dei Romani anche se secondo alcuni si ammalò e morì di stenti.[4] I ribelli continuarono ad opporre resistenza, tuttavia, privati della loro carismatica leader, furono presto sconfitti.

Nella cultura di massaModifica

Nel Medioevo la figura di Budicca fu dimenticata, tant'è che non compare in nessuna fonte. Ricomparve poi nel XVI secolo, dopo la riscoperta delle opere di Tacito e di Cassio Dione Cocceiano da parte di Polydore Vergil, anche se all'inizio si pensò che la "Voadicea" tacitiana e la "Bunduica" dionea fossero due donne diverse. A partire dal XVII secolo la sua storia ispirò diversi autori. La sua fama raggiunse l'apice nell'Età vittoriana, quando divenne un'eroina e un importante simbolo culturale del Regno unito. La scrittrice inglese Manda Scott ha scritto un ciclo di romanzi basati sulla figura di Budicca. Su Budicca è stato pubblicato nel 2006 anche il romanzo La dea della guerra, quinto libro del Ciclo di Avalon di Marion Zimmer Bradley scritto in collaborazione con Diana Paxson. Un ulteriore romanzo su Budicca è stato scritto e pubblicato nel 2011 dal titolo Il vessillo di porpora di Massimiliano Colombo. Anche canzoni, film e serie televisive si sono ispirate alla sua figura. Ad esempio, la cantautrice Róisín Murphy le ha dedicato una canzone dal titolo Boadicea. Lo stesso ha fatto Enya, nell'album The Celts. La donna guerriera è inoltre citata nella canzone The Good Old Days del gruppo inglese The Libertines, sotto il nome di Queen Boadicea. Boadicea è anche il titolo di una canzone della artista Petra Berger.

Oltre a diverse opere, tra cui libri e canzoni, le sono state dedicate anche diverse statue tra cui le più famose sono: Boadicea e le sue figlie, opera di Thomas Thornycroft e situata all'estremità occidentale del ponte di Westminster, e un'altra statua, opera di J. Havard Thomas, esposta nel Municipio di Cardiff accanto agli eroi gallesi, rappresentando un unicum in quanto donna e in quanto proveniente dall'esterno dei confini attuali del Galles.[5]

In termini videoludici, Boudicca appare come uno dei leader della civiltà celtica (insieme a Brenno in Civilization IV), e come leader singolo della medesima civiltà in Civilization V (di preciso nell'espansione Gods and Kings). Appare anche come uno dei personaggi presenti in Rise of Nations e in Imperivm: Le grandi battaglie di Roma, e come uno dei boss di Ryse: Son of Rome.

NoteModifica

  1. ^ Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae, 14-16; Annali, XIV, 29-39
  2. ^ Cassio Dione Cocceiano Storia romana, LXII, 1-12
  3. ^ ICENI - BOUDICCA (Nemici di Roma) | romanoimpero.com, su www.romanoimpero.com. URL consultato il 6 gennaio 2019.
  4. ^ Tacito, De vita et moribus Iulii Agricolae 14-16, 15; Annali 14:29-39; Cassio Dione Cocceiano, Storia romana 62:1-12; Floro, Epitome della Storia romana 1.38; Svetonio, Vita di Nerone 18, 39-40; Kevin K. Carroll, "The Date of Boudicca's Revolt", Britannia 10, 1979; Sheppard Frere, Britannia: A History of Roman Britain, 1987, p. 73.
  5. ^ Battlefield Britain - Boudicca's Rebellion Against The Romans | Culture24, su www.culture24.org.uk. URL consultato il 6 gennaio 2019.

BibliografiaModifica

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Antonia Fraser, The Warrior Queens: Boadicea's Chariot (1988); also published as Warrior Queens: The Legends and Lives of Women Who Have Lead Their Nations in War.
  • Vanessa Collingridge, Boudica, Ebury, London, 2004.
  • Richard Hingley & Christina Unwin, Boudica: Iron age Warrior Queen, 2004.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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