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Castello di Belgioioso
CastellodiBelgioioso.jpg
Facciata restaurata del castello
Ubicazione
Stato attualeItalia
CittàBelgioioso
Coordinate45°09′37.38″N 9°18′47.53″E / 45.160382°N 9.313204°E45.160382; 9.313204Coordinate: 45°09′37.38″N 9°18′47.53″E / 45.160382°N 9.313204°E45.160382; 9.313204
Informazioni generali
TipoCastello medievale
Inizio costruzionesecolo XIV
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Il castello di Belgioioso è un monumento situato a Belgioioso, a pochi chilometri da Pavia.

Indice

StoriaModifica

OriginiModifica

Nel 1376 Galeazzo II acquistava dal pavese Lanterio de Cazabove un castello, dotato di torre e ricetto, a Belgioioso[1]. L'attuale castello fu probabilmente ricostruito da Galeazzo II nella seconda metà del secolo XIV in un'estesa proprietà dei Visconti nel territorio ove in seguito sorse il paese di Belgioioso. Il nome "Zoioso" fu forse attribuito al castello per l'amenità del luogo e per la felicità che un tempo doveva recare il soggiorno in quella terra.[2] Il duca Gian Galeazzo II vi soggiornò ripetutamente; tanto cara gli era la dimora a Belgioioso[3] che, con una sua lettera del 22 dicembre 1393, proibì la caccia ai cervi e a qualsiasi altra selvaggina fino a Bereguardo-Vigevano e Abbiategrasso. Inoltre questo provvedimento è citato anche nel famoso testamento del 1397 in cui il Duca ordina che per rimedio e suffragio dell'anima sua si edifichi un monastero, casa e chiesa certosina, sul territorio pavese "in loco turris de Mangano". Il duca però escludeva dalle donazioni ai certosini il grandissimo parco presso il castello di Pavia e le possessioni di Bereguardo e Belgioioso.

"... Colla tenuta Torre dei Preti confinava un'altra proprietà Joiosus o Zoiosus; forse in origine un centro di coltivazioni, ma venuto poi in possesso dei duchi di Milano, qui attirati dall'abbondante selvaggina, trasformato a fortificazioni, a forma di castellotto, cui convenivano cortigiani, bracconieri, cacciatori, al seguito della Corte Ducale Convennero dai paesi vicini famiglie a sistemarsi, e così si formò l'abitato numeroso da soppiantare anche S. Giacomo: Zoioso ebbe il massimo sviluppo sotto Galeazzo II e Cian Galeazzo". (P.GHIA)

"... dal castello di Belzoiosus il 15 di settembre del 1388, Gian Galeazzo avvertiva il Podestà di Milano di permettere la caccia al cinghiale ma a solo coi cani e noia coi lacci... ... e con lettera del 21 dicembre del 1393, estendeva la proibizione alla caccia dei cervi e di qualunque selvaggina oltre al Ticino, a Bereguardo, a Belgioioso, a Vigevano, ad Abbiategrasso."(C.MAGENTA)[4]

Secolo XVModifica

 
Dipinti all'interno del castello

Non si sa quale fosse esattamente l'ampiezza del castello in quel momento. Si dice che il maniero fosse stato distrutto nel 1412 e poi ricostruito in seguito all'uccisione del duca Gian Maria Visconti, figlio di Gian Galeazzo e di Caterina Barnabò, ma questa notizia non trova conferma in documenti. Il successore Filippo Maria non amava soggiornare a Belgioioso come i suoi predecessori a causa dei frequenti straripamenti del Po, del suolo arido e delle scarse rendite. Per questi motivi lo cedette come feudo nel 1412 a Manfredo Beccaria[5] I infeudazione, ma tale casato si ribellò ed i beni furono confiscati ed affidati ad altri Visconti. Nel 1431 Filippo Maria, poco soddisfatto dell'andamento delle cose, concedeva il "castrum" ad Alberico da Barbiano (II infeudazione)[6]. Più tardi al nome di quel casato fu aggiunto il predicato di Belgioioso, allora sede di un Vicariato di notevole ampiezza che comprendeva le Pievi di Vaccarizza, Ospitaletto, Genzone, Pissarello, Spessa, Filigaria, Montesano, Torre de' Negri, Gerenzago e San Zenone. Una conferma di questa investitura si ebbe da parte di Francesco Sforza.

I conti di BarbianoModifica

L'antichissimo ceppo dei conti di Cunio e di Barbiano, (ricordati da Dante nel c. XIV del Purgatorio) era noto e potente in Romagna fin dal sec. XI, ove possedette con titolo comitale i feudi imperiali di Cunio (1241), Barbiano, Lugo, Zagonara, Bagnacavallo, Fusignano, Donigallia.

Fra i vari conti di Barbiano il più celebre è certamente Alberico il Grande. Ricco, potente, signore di vasti feudi, d'animo battagliero, ardente, ambizioso, costituì una compagnia di ventura di 200 lance, partecipò, fra le altre imprese, all'assedio e distruzione di Cesena (sembra però che egli deplorasse questa guerra fratricida), in seguito passò in Lombardia ai servizi dei Visconti.

Frattanto la compagnia si era accresciuta, ed era stata battezzata "Compagnia di S. Giorgio"; la costituivano 800 lance scelte. Nessuno straniero però ne faceva parte, poiché Alberico, condottiero di larghe vedute, esperto nell'arte militare, e che assai bene conosceva l'animo dei mercenari, non volle mai accettare che italiani a militare sotto le sue insegne.

È noto anzi che il motto dei Belgioioso: "Italia ab esteris liberata"[7] risale, come vedremo, alla sua fama di ricostruttore della Milizia italiana, in tempi in cui i Malatesta, i Farnese, gli Ubaldini, Luchino Dal Verme ed altri signori italiani avevano formato compagnie di ventura, accogliendovi sciaguratamente anche la parte peggiore delle lance inglesi e delle barbute germaniche.

Secolo XVIIModifica

Nel Seicento la nobiltà, soggetta al dominio spagnolo, si dedica ad una vita di lusso, mollezze, violenze... Anche i duchi di Belgioioso non furono esenti dal triste andazzo dei tempi. La terribile peste del 1630 non risparmiò il territorio e la sua gente che visse inenarrabili sofferenze a causa del flagello devastatore e delle malversazioni di soldataglie prepotenti.

Secoli XVIII e XIXModifica

 
Le serre del castello

Nel Settecento il castello risorse a vita festosa e brillante per opera di un altro principe, Alberico. Il Vidari, ricorda le superbe feste date in onore dell'Infante di Spagna nel 1783 e in onore di Eugenio Beauharnais, quando venne in Italia come viceré. Sempre in questo secolo il castello fu ampliato e ricostruito. Don Antonio Barbiano fece costruire la bellissima cancellata ed abbellì quasi tutto il palazzo rinnovando i vasti giardini e le serre. Nel 1769 fu nominato principe del Sacro Romano Impero e di Belgioioso, titolo trasmissibile ai maschi primogeniti con vari privilegi, fra cui quello di battere la cosiddetta "moneta di ostentazione" con la sua effigie. Il figlio Alberico XII fu uomo di talento, amante dell'arte. Fece eseguire lavori sotto la direzione del Pollak. Fu generoso, ospitale, tra le sue amicizie si annoverano il Parini ed il Foscolo ospiti al castello. Intraprese opere di bonifica, istituì scuole per i bambini dei coloni e si adoperò per migliorare la vita della popolazione. Fu devoto alla Corte senza esserne schiavo, deplorò che il Governo di Vienna non attribuisse incarichi di governo agli italiani. Partecipò alla guerra dei sette anni, dimorò alla corte francese. Fu avverso alla Rivoluzione francese ed al nuovo regime, trascorse gli ultimi anni della sua vita in solitudine. Dovette subire l'onta della distruzione dei suoi stemmi ed armi nobiliari per ordine del Governo Francese. Durante questo suo volontario esilio ebbe come ospiti il Parini ed il Foscolo e sotto gli occhi di quest'ultimo morì il 17 agosto 1813. Al figlio primogenito toccarono il titolo di principe ed il castello di San Colombano; al ramo cadetto i possedimenti di Belgioioso ed il titolo di conte.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Fabio Romanoni, Insediamenti, castelli e colture nella campagna pavese prima del Parco Visconteo, in "Bollettino della Società Pavese di Storia Patria", CIX (2009).. URL consultato il 3 marzo 2019.
  2. ^ A. R. Natale, Per la storia dell'archivio visconteo signorile. Gli "extracta" di Giovanni Panizario notaio della corte viscontea di Pavia (1374-1375), in «Archivio Storico Lombardo», 1979-1980, Milano 1983, pp. 389-402.
  3. ^ Il conte Giorgio Giulini, nelle sue Memorie... della città e campagna di Milano né secoli bassi, Milano 1857, scrive che nell'ottobre del 1377 Galeazzo Visconti “trovasi in un suo castello del pavese detto Gioioso che poi, per gli ornamenti aggiunti, fu chiamato e chiamasi Belgioioso”.
  4. ^ I Visconti e gli Sforza nel Castello di Pavia, vol II,, Milano, Hoepli, 1883, p. 19 e 22-23.
  5. ^ G. Robolini, Notizie appartenenti alla storia della sua Patria, raccolte e illustrate, Pavia 1830-1842, tomo V, I, p. 83.
  6. ^ G. C. Bascapè, Belgioioso, Pavia 1929, p. 26.
  7. ^ F. Calvi, Famiglie notabili milanesi, Milano 1875, vol. I, Barbiano e Belgioioso, tav. I.

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