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Corona real abierta.svg
Barbiano di Belgioioso
Coa fam ITA barbiano di belgioioso.jpg
Liberata Italia ab exteris
Scaccato di argento e di rosso, con il capo d'argento caricato di una croce di rosso.
StatoDucato di Milano, Regno Lombardo-Veneto, Regno d'Italia
Titoli
  • Patrizio milanese
  • Conte e Signore di Belgioioso
  • Consignore del Vicariato di Belgioioso
  • Signore di San Colombano al Lambro e di Graffignana
  • Consignore di Albuzzano, Marzano, Vigalfo, Barona e Spirago
  • Signore di Boscone Tosca e Cascina d'Este
  • Conte del S. R. I.
  • Principe del S. R. I. e di Belgioioso
  • Marchese di Grumello
  • Signore di Lardara, Confienza e Cigognola
  • trattamento di Don e Donna
FondatoreEverardo (leggendario)
Attuale capoGiuseppe Barbiano di Belgiojoso
Data di fondazioneXV secolo
EtniaItaliana
Rami cadetti
  • Barbiano di Belgioioso(esistente)
  • Belgiojoso-Este (estinto nel 1944)

I da Barbiano (dal XV sec. Barbiano di Belgioioso o alternativamente Belgiojoso) sono una famiglia nobile dell'Italia settentrionale, attestata dal Medioevo.

La famiglia è considerata di discendenza carolingia[1] e fu imparentata con i signori di Imola, Carrara, Faenza e Ravenna.

La famiglia è ricordata da Dante nel Purgatorio[2] con l'antico predicato feudale Cunio.

Ebbe rinomanza in particolare fra il Trecento e il Cinquecento grazie all'attività di condottieri, militari, politici e diplomatici. Nel Quattrocento si trasferì in Lombardia, dove ottenne il feudo di Belgiojoso e, nel 1769, il titolo principesco.

OriginiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Conti di Cunio.

Alcuni storiografi fanno risalire l'origine della famiglia ad un Everardo (o Eberardo), figlio del re longobardo Desiderio, che ricevette il titolo di conte di Cunio.
I Cunio risiedettero in una rocca posta nelle vicinanze del fiume Senio, nella Bassa Romagna. Nel 1296 la rocca di Cunio fu completamente distrutta dai faentini, loro storici nemici. I conti si trasferirono nella vicina Barbiano, iniziando una nuova discendenza.

Condottieri romagnoliModifica

 
Stendardo conferito da papa Urbano VI ad Alberico da Barbiano.

Dopo il trasferimento dei Cunio a Barbiano (1296), la nuova discendenza fu iniziata da Rainiero.
Nella Descriptio provinciæ Romandiolæ, censimento fiscale dei territori settentrionali dello Stato della Chiesa redatto nel 1371, è menzionato Pietro conte di Cunio e signore di Zagonara. Suo nipote Alidosio militò nella "condotta" di Guido da Vimercate per conto di Bernabò Visconti, signore di Milano. Morì nella difesa del castello di famiglia, assaltato nel maggio 1385 da milizie bolognesi e ferraresi[3].

I due figli legittimi di Alidosio, Giovanni e Alberico, seguirono le orme paterne: il primo miliò sotto Venezia, mentre il secondo, che divenne il personaggio più illustre della famiglia, fu al soldo del papa Urbano VI (da cui ottenne l'ampliamento dei feudi romagnoli), di Gian Galeazzo Visconti e del re Ladislao I di Napoli. La figlia femmina, Lippa, andò in sposa ad Obizzo Pepoli. Pochi giorni dopo l'assalto del 1385, Giovanni ed Alberico intervennero a difesa del castello: seppellirono il padre, poi catturarono tutti i miliziani bolognesi e il comandante ferrarese.

Condottiero e capitano di ventura, Alberico da Barbiano fondò la compagnia di San Giorgio, prima compagnia di ventura interamente composta da milizie italiane, in un'epoca in cui nella penisola dominavano eserciti composti da soldati stranieri, ed è quindi ritenuto dai cronisti del tempo e dagli storici dei secoli successivi il primo restauratore della milizia italiana[4]. Nel 1379 fu chiamato da papa Urbano VI e da Caterina da Siena a schierarsi in difesa di Roma contro i bretoni[5]. Nella battaglia di Marino tra papato e bretoni riuscì a sconfiggere il nemico straniero ottenendo il titolo di "cavaliere di Cristo" e la carica di "senatore dello Stato della Chiesa. Il papa gli conferì inoltre un grande stendardo bianco attraversato da una croce rossa con la dicitura "LI. IT. AB EXT." ("liberata Italia ab exteris", ovvero "liberata l'Italia dagli stranieri"), che divenne il motto della famiglia e parte dello stemma del casato.

Nel 1403 papa Bonifacio IX nominò legato per Bologna e la Romagna il cardinale Baldassarre Cossa, affidandogli l'incarico di recuperare i territori perduti dalla Chiesa[6]. Alberico, capitano delle milizie pontificie in Romagna, ne approfitta per assaltare Faenza, dominata dai Manfredi. La città cede e i Manfredi partono per l'esilio a Rimini (1404).

Nel 1405 i Da Barbiano possedevano i seguenti castelli: Barbiano, Zagonara, Lugo, Massa Lombarda, Cotignola, Granarolo, Riolo, Castel Bolognese e, nell'imolese, Tossignano, Monte Catone, Dozza e Fiagnano[7]. Quell'anno cominciò uno scontro con il legato pontificio che, in capo a pochi anni, segnò il destino del castello di famiglia. Bologna era stata colpita da una grave carestia. Il cardinale aveva acquistato una grossa partita di grano nelle Marche. Il carico, diretto a Bologna, passò dalla Romagna. Qui fu intercettato da Alberico e non giunse mai nel capoluogo felsineo. Il legato pontificio si recò di persona a trattare con il condottiero. Alberico chiese al Cossa 10.000 ducati d'oro e la conferma dei castelli che possedeva. Il cardinale rifiutò la proposta e trovò un accordo con Firenze.

Convocato un consiglio generale a Bologna, Baldassarre Cossa dichiarò guerra ad Alberico. Le milizie bolognesi attaccarono i possedimenti dei Da Barbiano. Furono prese: Dozza, Castel Bolognese e Massa Lombarda (luglio 1405). In settembre le due parti concordarono una tregua. Nel 1408 Alberico fu chiamato a Napoli da re Ladislao e lasciò la Romagna. Nello stesso anno il cardinale Cossa scampò a una congiura; i colpevoli furono mandati a morte. Tra essi vi era Manfredo, uno dei figli di Alberico, che si rifugiò nella rocca di Castel Bolognese. In ottobre la rocca venne espugnata dalle milizie della Chiesa e abbattuta; Manfredo scampò alla cattura fuggendo a Lugo. Il fratello Lodovico si pose al fianco del legato pontificio ed assediò la rocca di Lugo. Manfredo fuggì di nuovo e riparò in Puglia, dove raggiunse il padre Alberico. Il legato pontificio assegnò al fratello Lodovico la titolarità dei castelli che rimanevano in possesso della famiglia: Zagonara, Guercinoro, Sant'Agata e Massa Lombarda (12 novembre 1408). Successivamente le milizie della Chiesa ottennero Riolo e Tossignano[8].

Nel 1409 il Cossa radunò il maggior numero possibile di uomini in armi e di pezzi d'artiglieria e mosse verso Barbiano, deciso ad assediare il castello. Il 16 maggio ottenne la resa. Successivamente occupò Cotignola e Solarolo. In giugno ordinò l'abbattimento del castello, che fu raso al suolo[9]. Per gli incroci del destino, nello stesso periodo Alberico trovò la morte in Etruria; non poté quindi tornare in Romagna per difendere la propria città.

Uno dei figli di Lodovico, Alberico II, si distinse dapprima al servizio di Bologna e del papa, poi di Venezia, di Siena e soprattutto del duca di Milano Filippo Maria Visconti, dal quale ottenne il 29 novembre 1431 il castello di Belgiojoso, un vasto feudo nei pressi di Pavia. Qualche anno dopo venne inviato in Romagna a combattere contro fiorentini e veneziani, alleati tra loro e col papa. Vinse la prima battaglia, presso Castel Bolognese, ma i nemici si riorganizzarono e, assegnato il comando a Francesco Sforza, sconfissero i milanesi. Alberico si asserragliò dentro la rocca di Lugo ma, dopo un lungo assedio, dovette arrendersi (1436).
L'anno seguente papa Eugenio IV concesse Lugo in feudo al fedele alleato Nicolò III d'Este. Seguirono nel 1440 Massa Lombarda, Bagnacavallo e Conselice. I Da Barbiano persero così tutti i territori posseduti in Romagna[10].

Il trasferimento in LombardiaModifica

 
Stemma dei principi Belgiojoso-Este.

Nel 1431 la famiglia, retta da Alberico II, figlio di Lodovico fu cacciata dalle milizie milanesi da Lugo e costretta a lasciare la Romagna per trasferirsi in Lombardia, stabilendosi nel feudo di loro possesso in Lombardia, aggiungendo dal 1514 la dicitura "di Belgiojoso" al proprio cognome.

Nel 1514 Carlo da Barbiano abbinò il nome del borgo al proprio cognome e sotto la dicitura "Barbiano di Belgiojoso" la famiglia fu iscritta nel 1566 nel patriziato milanese, oltre che insignita del titolo di “Grandi di Spagna” e di "Principi" poi (1796).

Carlo, nipote di Alberico II, fu governatore di Pavia e ambasciatore sforzesco alla corte di Francia; suo figlio Ludovico fu fatto da Carlo V governatore di Milano, mentre Pierfrancesco fu governatore di Lodi e Cremona e capitano di Milano. Questi due fratelli aggiunsero ai vari possessi della famiglia le signorie di San Colombano al Lambro e di Confienza.

Nel 1606 si diramò in due rami, che discendono dai fratelli Alberico e Galeotto, figli di Ludovico (1556-1590), poeta e musicante, dotto nelle lingue greca ed ebraica, cavaliere di sant'Jago, a sua volta figlio di Piefrancesco.

Un altro figlio di Ludovico, Giacomo (1565-1626), fu combattente nelle Fiandre come commissario generale di cavalleria spagnola.

Il castello di Belgioioso fu trasformato una dimora principesca: vi venne imprigionato il re di Francia Francesco I, sconfitto dall'esercito imperiale nella battaglia di Pavia del 1525. La famiglia promosse l'agricoltura nel territorio circostante e intorno al castello si sviluppò un borgo.

A Milano il palazzo familiare è opera settecentesca dell'architetto Giuseppe Piermarini, di stile neoclassico, in seguito residenza dei marchesi Brivio Sforza.

Antonio (1693-1779), ambasciatore, ciambellano e consigliere imperiale, ottenne nel 1769 dall'imperatore Giuseppe II il titolo di principe del Sacro Romano Impero e di Belgiojoso, con il diritto di battere moneta d'oro e d'argento con la propria effigie.

Il figlio secondogenito di Antonio, Ludovico (1728-1801) intraprese la carriera diplomatica e fu ministro plenipotenziario austriaco in Svezia nel 1765, ambasciatore imperiale a Londra nel 1769 e vicegovernatore dei Paesi Bassi austriaci dal 1784 al 1787. A lui si deve la costruzione della Villa Belgiojoso a Milano, opera di Leopoldo Pollack e terminata nel 1796, che in seguito fu dimora di Napoleone Bonaparte e successivamente del viceré Eugenio di Beauharnais.

Il ramo Belgiojoso-Este (linea principesca)Modifica

 
Lo stemma dei Barbiano di Belgioioso-Este.

Il figlio primogenito del principe Antonio, Alberico XII (1725-1813), fu identificato da alcuni con il "giovin signore" de Il giorno di Giuseppe Parini[11]. Fu consigliere imperiale, generale, cavaliere del Toson d'oro e della Corona ferrea e primo prefetto dell'accademia di Brera.

Fu amico di artisti e di letterati (tra cui Foscolo e lo stesso Parini) e bibliofilo: la sua biblioteca e la sua raccolta di stampe sono ora conservate alla Biblioteca Trivulziana di Milano.

Avendo sposato Anna Ricciarda d'Este, erede del vicariato di Belgioioso (che prendeva nome da tale località ma non la comprendeva, avendo per capoluogo Corteolona), unì alla propria signoria quella della moglie e associò al nome della famiglia quello della consorte, assumendo il cognome "Barbiano di Belgiojoso-Este".

Ottennero successivamente il titolo di principi di Belgiojoso-Este suo figlio Rinaldo, ciambellano imperiale, e i suoi nipoti Emilio (marito di Cristina Trivulzio, patriota italiana dell'Ottocento), Luigi e Antonio Alberico; con il figlio di quest'ultimo, Emilio (deceduto nel 1944) il ramo principesco della famiglia si estinse.

Linea comitale (linea comitale o Barbiano Boccardi Quarterio)Modifica

Il ramo cadetto di linea comitale, discende da Galeotto Barbiano di Belgiojoso (1568-1626), nipote di Pierfrancesco il quale, ex uxor, ottenne il diritto di aggiungere al proprio i cognomi Boccardi Quarterio per acquisire l'eredità di quelle casate. Il ramo familiare è stato attivo nella città di Milano e nell'Ordine di Malta col titolo di conti di Belgioioso. I membri della famiglia parteciparono e si distinsero particolarmente nelle guerre d'indipendenza italiane.

I conti del ramo Barbiano Boccardi Quarterio furono:

  • Galeotto (1570-1626), I conte di Belgioioso
  • Lodovico (1611-1632), II conte di Belgioioso
  • Francesco (1614-1670), III conte di Belgioioso, fratello del precedente
  • Giovanni Guglielmo (1639-1691), IV conte di Belgioioso
  • Galeotto (1643-1705), V conte di Belgioioso, fratello del precedente
  • Francesco (1679-1749), VI conte di Belgioioso
  • Galeotto (1713-1796), VII conte di Belgioioso
  • Francesco (1748-1829), VIII conte di Belgioioso, uno dei "LX decurioni" di Milano ostaggio dei francesi nel 1796 e componente dal 1816 del consiglio comunale di Milano.
  • Galeotto (1781-1836), IX conte di Belgioioso
  • Giuseppe (1814-1895), X conte di Belgioioso
  • Giuseppe (1872-1911), XI conte di Belgioioso, nipote del precedente
  • Eugenio (1879-1955), XII conte di Belgioioso, fratello del precedente
  • Carlo (1877-1959), XIII conte di Belgioioso, cugino del precedente
  • Giampiero (1911-1983), XIV conte di Belgioioso
  • Scipione (1902-1991), XV conte di Belgioioso, cugino del precedente, notaio, sindaco di Erba, fondatore del CLN di Erba, gran croce in obbedienza del SMO di Malta e delegato granpriorale di Lombardia
  • Lodovico (1909-2004), XVI conte di Belgioioso, cugino del precedente, architetto e fondatore dello studio BBPR, autore della Torre Velasca di Milano e del restauro del Palazzo Reale nonché del Castello sforzesco di Milano, membro della Royal Society of Arts di Londra, poeta e partigiano liberale deportato nel campo di concentramento nazista di Mauthausen durante la seconda guerra mondiale
  • Alberico (n. 1938), XVII conte di Belgioioso

Alla famiglia appartennero anche:

  • Luigi Barbiano di Belgiojoso (1803-1882), patriota, primo podestà di Milano nel 1859 per decreto di Vittorio Emanuele II e senatore del Regno d'Italia nel 1860.
  • Carlo Barbiano di Belgiojoso (1815-1881), pittore della scuola dell'Hayez e romanziere, presidente dell'accademia di Brera a Milano e senatore nel 1875.
  • Giuseppe Barbiano di Belgiojoso (1924) consigliere comunale DC a Milano negli anni sessanta e vicepresidente del Teatro alla Scala nei decenni settanta/ottanta.
  • Gaetano Barbiano di Belgiojoso (1927), presidente della Associazione dimore storiche italiane (ADSI), della Società storica lombarda e del circolo dell'Unione di Milano.

La biblioteca e l'archivio dei Barbiano di Belgiojoso confluirono nel 1864 nella Biblioteca Trivulziana. La collezione Belgiojoso di pittura fiamminga ed olandese del Seicento, raccolta dal conte Lodovico, è esposta presso le Civiche collezioni d'arte nel Castello Sforzesco di Milano.

Titoli nobiliariModifica

I Belgiojoso associarono in passato per la linea principesca il cognome Visconti-Trivulzio, mentre per quella comitale il cognome Boccardi-Quarterio.

Albero genealogico della famiglia da Barbiano e Barbiano di BelgioiosoModifica

Sono riportati i membri titolati della famiglia[12].

 Alberico
*? †1365
?
 
 
 Alidosio, I conte di Cunio
*? †1385
?
 
  
 Alberico il Grande, I conte di Conversano
*13491409
Beatrice da Polenta
Francesco
*? †?
 
   
 Ludovico, I conte di Lugo
*? †1419
Isabella Manfredi
Manfredo, II conte di Conversano
*? †1451
1.Anna Bevilacqua
2.Antonia Sforza
Antonia
*? †?
Almerico Manfredi
 
 
 Alberico, II conte di Lugo
*? †1440
Antonia Manfredi
 
 
 Ludovico, III conte di Lugo
*14091471
Fiorbellina Casati
 
  
 Carlo, I conte di Belgioioso
*? †1514
Caterina Visconti
Alberico
*? †1485
1.Polissena Rangoni
2.Maria Brancaccio

senza eredi
 
    
 Antonia Fiorbellina
*1485 †?
1.Alessandro Visconti Aicardi
2.Girolamo Teodoro Trivulzio
Lucrezia
*1486 †?
Lodovico Mauruzi, conte di Tolentino
Pierfrancesco, II conte di Belgioioso
*14891546
Paola Torelli d'Aragona Visconti
Barbara Margherita
*1492 †?
Alessandro I Sforza, III conte di Borgonovo
 
   
 Ludovico, III conte di Belgioioso
*15301590
Barbara Trivulzio
Carlo
*? †1571
1.Lucia Pallavicino
2.Ippolita Visconti
Ippolita
*? †1571
Battista Visconti, consignore di Somma
 
   
 Alberico, IV conte di Belgioioso
*15901621
1.Ippolita Borromeo
2.Giulia Affaitati
*.?
 Livia
*? †?
Gerolamo Moroni, conte di Ponte Curone
 BARBIANO BOCCARDI QUARTERIO
Galeotto
*15701626
Elisabetta Quarterio
  
                
1.Carlo
*15831603
Isabella d'Adda

senza eredi
1.Giovanni Battista
*? †infante
1.Paola
*? †1655
1.Giovanni Arcimboldi, conte di Candia
2.Gerolamo Talenti Fiorenza, marchese di Conturbia
1.Barbara
*? †?
Paolo Simonetta, I conte di Torricella
2.Costanza
*16061688
monaca del monastero di Santa Barbara in Milano
2.Ippolita
*16071621
2.Carlo, V conte di Belgioioso
*16081656
Francesca Malombra
2.Pietro Francesco
*? †1692
Francesca Malombra

senza eredi
2.Livia
*16121621
2.Caterina
*16131621
2.Giovanni Giacomo
*16151676
gesuita
2.Antonia
*16181621
2.Agnese
*16191621
2.Isabella
*16201621
*.Ludovico
*? †1621
chierico regolare somasco
 

Linea fiorente oggi
 
      
 Alberico, VI conte di Belgioioso
*16311693
Maria Landriani
Paolo
*16321670
senza eredi
Giulia Maria
*1634 †?
Bianca
*1635 †?
Ludovico
*16361712
sacerdote
Giovanni, VII conte di Belgioioso
*16381715
1.Beatrice Pallavicino
2.Isabella von Wolkenstein
  
         
 Ludovico
*16621670
Francesca
*16641715
Giuseppe Simonetta, III conte di Torricella
Giulia
*16711715
Carlo Archinto, II marchese di Parona
 1.Anna
*1683 †?
monaca nel monastero di Sant'Agostino Nero
2.Francesca
*16861758
1.Cesare Taverna, VI conte di Landriano
2.Carlo Alfonso Corio, conte di Robbiate
2.Antonia
*16891760
monaca nel monastero di Sant'Agostino Nero
2.Margherita
*16911754
monaca nel monastero di Sant'Agostino Nero
2.Antonio, I principe di Belgioioso
*16931779
Barbara Luigia d'Adda
2.Carlo
*16951777
colonnello

senza eredi
 
      
 ?(femmina)
*/†1723
BARBIANO DI BELGIOIOSO D'ESTE
Alberico, II principe di Belgioioso
*17271813
Anna Ricciarda d'Este
Ludovico
*17281801
generale
Giuseppe Maria
*17291737
Giovanni Maria
*17291731
Antonia
*17301773
Antonio Giovanni Battista Dati della Somaglia, X conte e barone della Somaglia
 
     
 Barbara
*17591833
Antonio Litta Visconti Arese, I duca Litta
Rinaldo Alberico, III principe di Belgioioso
*17601823
Giovanna Mellerio
 Maria Beatrice
*17631782
Giuseppe Alfonso dal Pozzo della Cisterna, IV principe di Cisterna d'Asti
 Francesco Ludovico
*17671805
Amalia Canziani
 Ercole
*17711847
Carolina Pessina
   
             
 Carlo Rinaldo
*17921793
Beatrice
*17971872
Carlo Melzi d'Eryl
Carolina
*17941871
Giorgio Giulini della Porta
Luigia
*17951817
Massimiliano VI Giuseppe Stampa, X marchese di Soncino
Emilio, IV principe di Belgioioso
*18001858
Cristina Trivulzio
 Luigi Alidosio, V principe di Belgioioso
*18011862
Antonietta Visconti
 Antonio Alberico, VI principe di Belgioioso
*18041882
Matilde Gradi
Pompeo
*18001875
senza eredi
Rinaldo
*18011849
senza eredi
Ricciarda
*18021879
conte Bernardo Ceccopieri
Lucrezia
*18031870
Francesco Marini
Berengario
*18101867
Amalia Bertuzzi
Ludovico
*18141880
Amalia Rigamonti
     
        
 Maria
*18381913
Ludovico Trotti Bentivoglio, marchese di Fresonara
Luigi
*18371859
senza eredi
Amalia Giulia
*18441923
Giangiacomo Trivulzio, I principe di Musocco
Amalia
*18501930
Luca Pertusati, conte di Castelferro
Emilio, VII principe di Belgioioso
*18551944
Madeleine Desmanet de Biesme

estinzione della casata
Francesca
*18581939
Gaetano Barbo, conte di Cosalmurano
 Ercole
*18491924
Caterina Coppa

senza eredi
Beatrice
*18721956
Emanuele Greppi, conte di Bussero

NoteModifica

  1. ^ "... altri ne pongono le radici in epoca longobarda, con un Eberardo, figlio del re Desiderio e conte di Cunio, Barbiano e Lugo..."
  2. ^ Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, canto XIV: Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia, e mal fa Castrocaro, e peggio Conio, che di figliar tai conti più s'impiglia.
  3. ^ Mario Tabanelli, Romagna medievale. I conti di Cunio e di Barbiano, Longo, Faenza 1972, pagg. 94-95.
  4. ^ Ricotti, Ercole, Storia delle Compagnie di ventura in Italia, Roma, 1965, p. 213.
  5. ^ E. Ricottì, Storia delle Compagnie di Ventura, II, Torino 1844, pp. 169
  6. ^ Mario Tabanelli, op.cit., pag. 121.
  7. ^ Mario Tabanelli, op.cit., pag. 125.
  8. ^ Mario Tabanelli, op.cit., pagg. 159-60.
  9. ^ Mario Tabanelli, op.cit., pag. 128.
  10. ^ Mario Tabanelli, op.cit., pagg. 177.
  11. ^ http://www.classicitaliani.it/parini/critica/dominici_prefazione_parini.htm "Fu detto che nel 1763, appena uscito Il Mattino, alcuni nobili signori, scottati dal vedersi rappresentati così al vivo nei versi del Poeta, e dall'essere segnati a dito dal volgo, gli abbiano fatte varie minacce, e che il principe Alberico di Belgioioso; additato pel Giovin Signore, gli abbia mandato a dire si guardasse bene dal pubblicare Il Mezzogiorno, se aveva caro veder la sera".
  12. ^ V. Spreti, Enciclopedia Storico-nobiliare italiana, Milano 1928-1930, rist. Bologna, 1969; Consulta araldica del Regno d'Italia, Libro d'Oro della nobiltà italiana-Serie aggiornata, annate varie

BibliografiaModifica

  • Benaglio, Giuseppe (1716), La verità smascherata. Dignità e venture di 398 famiglie nobili lombarde, piemontesi, ticinesi e d'altre terre e città d'Italia nei ranghi del patriziato milanese tra XIV e XVIII secolo secondo il manoscritto del 1716-19, ed. (2009), Germignaga, Magazzeno Storico Verbanese.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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