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Losurdo nell'aprile 2011

Domenico Losurdo (Sannicandro di Bari, 14 novembre 194128 giugno 2018) è stato un filosofo, saggista e storico italiano.

Losurdo ha criticato l'equiparazione tra nazismo e socialismo reale e il concetto stesso di totalitarismo, in particolare nelle opere di Hannah Arendt, François Furet, Karl Popper e Ernst Nolte, sostenendo che fosse un concetto polisemico con origini nella teologia cristiana e che applicarlo alla sfera politica richiedeva un'operazione di schematismo astratto che utilizza elementi isolati della realtà storica per collocare la Germania nazista e altri regimi fascisti e l'Unione Sovietica e altri gli Stati socialisti nello stesso insieme, servendo così l'anticomunismo degli intellettuali della guerra fredda piuttosto che riflettere la ricerca intellettuale.[1][2] Il suo Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, libro pubblicato per la prima volta nel 2008, ha sollevato un dibattito sulla figura di Iosif Stalin, sul quale a suo avviso peserebbe una sorta di leggenda nera costruita per screditare tutto il comunismo.[3]

In Controstoria del liberalismo, libro pubblicato per la prima volta nel 2005, Losurdo ha una visione molto critica della tradizione intellettuale europea del liberalismo, in particolare della tradizione classica e delle sue origini, sostenendo che pur pretendendo di enfatizzare l'importanza della libertà individuale, il liberalismo reale è stato in pratica a lungo contrassegnato dalla sua esclusione di persone da questi diritti, con conseguente razzismo, schiavitù e genocidio. Nel libro Losurdo ha affermato che le origini del nazismo si trovano in quelle che considera politiche colonialiste e imperialiste del mondo occidentale. Ha inoltre esaminato le posizioni intellettuali e politiche degli intellettuali sulla modernità. A suo avviso Immanuel Kant e Georg Wilhelm Friedrich Hegel furono i più grandi pensatori della modernità mentre Friedrich Nietzsche fu il suo più grande critico.[4]

Dalla militanza comunista[5] alla condanna dell'imperialismo statunitense[6] e allo studio della questione afroamericana e di quella dei nativi,[7] Losurdo fu studioso anche partecipe della politica nazionale e internazionale.[8]

BiografiaModifica

Losurdo si laureò nel 1963 all'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo" sotto la guida di Pasquale Salvucci con una tesi su Johann Karl Rodbertus. Fu direttore dell'Istituto di Scienze filosofiche e pedagogiche "Pasquale Salvucci" all'Università di Urbino, insegnò storia della filosofia nella stessa università presso la facoltà di Scienze della Formazione. È stato presidente dell'hegeliana Società internazionale Hegel-Marx per il pensiero dialettico (dal 1988), membro della Società di scienze di Leibniz a Berlino (un'associazione di scienziati che si rifà alla settecentesca Accademia Reale Prussiana delle Scienze nella tradizione di Gottfried Wilhelm Leibniz) e direttore dell'associazione politico-culturale Marx XXI. È morto il 28 giugno 2018 all'età di settantasei anni per un cancro alla gola.[9][10][11]

Pensiero e operaModifica

Di formazione marxista, descritto sia come un «marxista controcorrente»[12] sia come un «marxista eterodosso»,[13] la sua produzione ha spaziato dai contributi allo studio della filosofia kantiana (la cosiddetta autocensura di Immanuel Kant e il suo nicodemismo politico),[14] alla rivalutazione dell'idealismo classico tedesco, specie di Georg Wilhelm Friedrich Hegel,[15] nel tentativo di riproporne l'eredità (sulla scia di György Lukács in particolare),[16] alla riaffermazione dell'interpretazione del marxismo tedesco e non (Antonio Gramsci e i fratelli Bertrando e Silvio Spaventa),[17] con incursioni nell'ambito del pensiero nietzscheano (la lettura di un Friedrich Nietzsche radicale aristocratico)[18] e di quello heideggeriano[19] (in particolare la questione dell'adesione al nazismo di Martin Heidegger).[20]

La sua riflessione filosofico-politica, attenta alla contestualizzazione del pensiero filosofico nel proprio tempo storico, ha mosso in particolare dai temi della critica radicale del liberalismo, del capitalismo e del colonialismo, nonché della concezione tradizionale del totalitarismo (Hannah Arendt), nella prospettiva di una difesa della dialettica marxista e del materialismo storico, dedicandosi anche allo studio dell'antirevisionismo in ambito marxista-leninista.[8]

I suoi lavori, che lui stesso fa rientrare nell'ambito della storia delle idee, hanno riguardato inoltre l'indagine delle questioni di storia e politica contemporanee, con una attenzione critica costante al revisionismo storico (risonanza ha avuto il dibattito da lui suscitato sulla figura di Iosif Stalin, su cui peserebbe una sorta di leggenda nera, costruita per screditare tutto il comunismo) e la polemica contro le interpretazioni di François Furet e Ernst Nolte. In particolare Losurdo critica una tendenza reazionaria tra gli storici contemporanei revisionisti riconoscibile nel lavoro di autori come Nolte, che traccia l'impeto dietro l'Olocausto agli eccessi della Rivoluzione russa; o Furet, che collega le purghe staliniste a una «malattia» originata dalla Rivoluzione francese. Secondo Losurdo l'intenzione di questi revisionisti è di sradicare la tradizione rivoluzionaria in quanto le loro vere motivazioni hanno poco a che fare con la ricerca di una maggiore comprensione del passato, ma si trovano nel clima e nei bisogni ideologici delle classi politiche, come è più evidente nel lavoro dei revivalisti imperiali anglofoni Paul Johnson e Niall Ferguson. Fornisce inoltre una nuova prospettiva sulle rivoluzioni inglese, americana, francese, russa e altre rivoluzioni del Novecento.[21][22]

Losurdo volge la sua attenzione alla storia politica della filosofia moderna tedesca da Kant a Karl Marx e del dibattito che su di essa si sviluppa in Germania nella seconda metà dell'Ottocento e nel Novecento, per poi procedere a una rilettura della tradizione del liberalismo, in particolare partendo dalla critica e dalle accuse di ipocrisia rivolte a John Locke, per la sua partecipazione finanziaria alla tratta degli schiavi.[23]

Riprendendo ciò che afferma Arendt nel 1951 in Origini del totalitarismo, per Losurdo il vero peccato originale del Novecento è nell'impero coloniale di fine Ottocento, dove per la prima volta si manifesta il totalitarismo e l'universo concentrazionario.[24]

Despecificazione politico-morale e despecificazione naturalisticaModifica

La despecificazione è l'esclusione di un individuo o di un gruppo dalla comunità dei civili. Esistono due tipi di despecificazione:[7]

  1. La despecificazione politico-morale (in questo caso l'esclusione è dovuta a fattori politici o morali).
  2. La despecificazione naturalistica (in questo caso l'esclusione è dovuta a fattori biologici).

Per Losurdo la despecificazione naturalistica è qualitativamente peggiore rispetto a quella politico-morale. Infatti mentre quest'ultima offre almeno una via di scampo mediante il cambio di ideologia, questo non è possibile nel caso in cui sia in atto una despecificazione naturalistica, che è irreversibile in quanto rimanda a fattori biologici che sono di per sé immodificabili.[3][25] Inoltre a differenza di altri pensatori ritiene quindi che l'olocausto degli ebrei non è incomparabile ed è quindi disposto ad ammettere in questo caso una tragica peculiarità. La comparatistica che Losurdo offre a proposito non vuole essere una relativizzazione o uno sminuire, ma semplicemente considerare l'olocausto degli ebrei come incomparabile significa perdere la prospettiva storica e dimenticarsi dell'olocausto nero (ovvero l'olocausto dei neri) o dell'olocausto americano (ovvero l'olocausto de nativi indiani d'America ottenuto negli Stati Uniti mediante la continua deportazione sempre più a ovest e la diffusione ad arte del vaiolo), oltre ad altri stermini di massa come il genocidio armeno.[7]

Controversia degli storiciModifica

Losurdo è inoltre un forte critico dell'equiparazione tra nazismo e comunismo (in particolare quello sovietico) fatta da studiosi come Furet e Nolte,[3][26] ma anche da Hannah Arendt e Karl Popper,[27] nonché del concetto di olocausto rosso (si veda anche il paragrafo seguente su Stalin e il precedente).[3] Egli porta l'esempio che nel lager vi era volontà omicida esplicita (l'ebreo che vi entrava era destinato a non uscire più, vi è una despecificazione naturalistica) mentre nel gulag no (si tratta di despecificazione politico-morale) e nel primo venivano rinchiusi quelli che il nazismo chiamava Untermensch («sottouomini») mentre nel secondo (in cui afferma finissero solo una parte dei dissidenti), pur essendo una pratica da condannare, erano rinchiusi dissidenti da rieducare e non da eliminare. Losurdo afferma che «il detenuto nel Gulag è un potenziale compagno [la guardia stessa era tenuta a chiamarlo in questo modo] e dopo il 1937 [l'inizio del biennio del Grande terrore che segue l'assassinio di Sergej Mironovič Kirov] è comunque un cittadino».[3]

Riprendendo anche l'opinione di Primo Levi (internato ad Auschwitz, secondo cui il lager era moralmente più grave del gulag) e contro Aleksandr Isaevič Solženicyn (internato in Siberia e che affermava l'equiparazione della volontà sterminazionistica), Losurdo sostiene che pur essendo grave che un Paese socialista nato per abolire lo sfruttamento usi sistemi imperialisti e capitalisti, il gulag sia analogo a molti campi di concentramento occidentali (i cui governi hanno sostenuto e sostengono di essere paladini della libertà), che per certi versi furono anche più affini al lager in quanto campo di sterminio e non di rieducazione, riprendendo la storia del genocidio indiano. Egli sostiene anche che i campi di concentramento e le colonie penali britanniche erano peggio di qualsiasi gulag, accusando anche politici come Winston Churchill e Harry Truman di essere autori di crimini di guerra e contro l'umanità pari—se non peggiori—di quelli che sono stati poi attribuiti a Stalin.[3]

Losurdo ritiene inoltre che i comunisti soffrano di autofobia, cioè paura di se stessi e della propria storia, problema patologico che va affrontato, a differenza dell'autocritica sana.[28]

Polemiche riguardanti StalinModifica

Una recensione effettuata nell'aprile del 2009 da Guido Liguori su Liberazione (organo ufficiale del Partito della Rifondazione Comunista) del libro Stalin. Storia e critica di una leggenda nera in cui Losurdo critica la demonizzazione di Stalin effettuata dalla storiografia maggioritaria e cerca di sottrarlo a quella che definisce «la leggenda nera su di lui», è stata al centro di una polemica all'interno della redazione del suddetto quotidiano. Venti redattori hanno infatti inviato una lettera di protesta al direttore del giornale in cui hanno criticato sia il tentativo di riabilitazione di Stalin presente nel libro di Losurdo sia la recensione di Liguori (giudicata troppo positiva nei confronti del libro), oltre che la scelta del direttore del giornale di pubblicare tale recensione.[29] Il libro ha inoltre ricevuto delle recensioni critiche per le sue affermazioni e per la metodologia di lavoro utilizzata.[30][31][32] Il libro ha causato anche una controversia all'estero, soprattutto in Germania, con i critici di Losurdo che lo hanno accusato di essere un neo-Stalinista.[33][34][35][36] Un altro revisionista storico e autore del libro Krusciov mentì, Grover Furr, descritto come «un revisionista in una ricerca lunga una carriera per scagionare Stalin»,[37] ha elogiato il lavoro di Losurdo, in particolare quello su Stalin, iniziando un'amicizia reciproca.[38]

Negli estratti di un convegno organizzato nel 2003 per rivalutare la figura di Stalin a cinquant'anni dalla sua morte Losurdo critica le rivelazioni contenute nel rapporto segreto di Nikita Sergeevič Chruščёv. Secondo Losurdo la cattiva fama di Stalin deriverebbe non dai crimini commessi da quest'ultimo (paragonati ad altri del suo tempo), ma dalle falsità presenti in quel rapporto che il segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica lesse nel corso del XX Congresso del febbraio 1956. Nella relazione al convegno Losurdo dà credito a una delle accuse principali che stavano alla base della sanguinosa repressione staliniana contro gli oppositori, ovvero l'esistenza nell'Unione Sovietica della «realtà corposa della quinta colonna» pronta ad allearsi col nemico.[39] In realtà Losurdo ha ribadito di non voler riabilitare Stalin, seppur calato nella sua epoca, ma di presentare solo un'analisi dei fatti più neutrale e attuare un revisionismo sull'esperienza generale del socialismo reale,[26] ritenuta passata, ma utile da studiare per capire le dinamiche future del socialismo.[3][26][31]

Controstoria del liberalismoModifica

In Controstoria del liberalismo Losurdo ha esaminato le contraddizioni interne dell'influente tradizione politica liberale. Il liberalismo che Losurdo ha trattato nel libro è meglio conosciuto come liberalismo classico, la filosofia politica che sostiene il laissez-faire, celebra la libertà individuale e riconosce i diritti di proprietà, piuttosto che le forme più moderne di liberalismo sociale. I principali pensatori liberali di cui si parla sono Edmund Burke, John Locke e Alexis de Tocqueville. Losurdo ha sostenuto che la tradizione liberale ha spesso scusato e persino celebrato il razzismo, la schiavitù, lo sfruttamento e il genocidio. Tra le atrocità che Losurdo ha trovato condonate dal liberalismo vi sono la carestia della patata irlandese, la schiavitù negli Stati Uniti, il genocidio indiano in Nord America, le guerre dell'oppio, i crimini britannici in India (tra gli altri, vedi in particolare i moti indiani del 1857 e la carestia del Bengala del 1943-1944) e l'implementazione delle leggi Jim Crow nel Stati Uniti meridionali.[4]

Losurdo ha caratterizzato la narrativa dominante del liberalismo come un'agiografia che rappresenta un graduale processo graduale di espansione della libertà per tutte le persone. Ha studiato non solo gli sviluppi concettuali, ma anche e soprattutto i rapporti politici e sociali che hanno trovato espressione e si sono fatti conoscere attraverso varie contraddizioni.[40] Non solo il processo è contraddittorio, ma è anche contrassegnato da episodi in cui a un gruppo a cui vengono concessi i diritti può vedersi ritirare tali diritti come nel caso dei neri americani dopo la fine dell'era della ricostruzione. Il liberalismo si prestò così alla fondazione della democrazia etnica in cui un gruppo etnico aveva diritti su altri gruppi che erano privati ​​di diritti e venivano sfruttati. Secondo Losurdo gli Stati Uniti erano un esempio di uno Stato razziale con una netta differenza nei diritti concessi tra bianchi e persino tra neri liberi, rendendolo quindi una democrazia padronale.[41] Inoltre l'influente conservatore liberale Edmund Burke è accreditato per aver scritto la prima teoria organica della rivoluzione come una cospirazione ebraica, una teoria cospirativa antisemita che fu essenziale nell'alimentare gli aspetti genocidi dell'ideologia nazista.[42] La supremazia bianca che era tipica dei pensatori liberali dell'epoca ha avuto un'influenza formativa sul fascismo mentre avrebbe preso anche la disumanizzazione di coloro che considerava inferiori e portata agli estremi. Losurdo osservò come negli Stati Uniti meridionali le leggi erano più stringenti e severe delle leggi di Norimberga attuate dalla Germania nazista.[43]

Controstoria del liberalismo ha ricevuto diverse recensioni positive da parte della critica. Per esempio, Peter Clarke ha scritto in una recensione del Financial Times che Controstoria del liberalismo è «un brillante esercizio nello smascherare le pretese liberali, esaminando oltre tre secoli con un uso magistrale delle fonti».[44] Il saggista Pankaj Mishra ha similmente scritto in una recensione al Guardian che Controstoria del liberalismo «scopre in modo stimolante le contraddizioni di un'ideologia che viene invocata troppo moralmente».[45]

PoliticaModifica

Losurdo apparteneva alla corrente del marxismo-leninismo, ma ammirava anche l'interpretazione che Mao Zedong diede della pluralità della lotta di classe, da collocare nel contesto dell'attenzione che rivolge al processo di emancipazione femminile e dei popoli colonizzati.[46] È stato direttore dell'associazione politico-culturale Marx XXI, vicina prima al Partito dei Comunisti Italiani, poi confluito nel Partito Comunista d'Italia e nel Partito Comunista Italiano, di cui è stato membro.[47]

Losurdo ha contestato l'assegnazione del Premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo in quanto afferma che Liu sia un sostenitore aperto del colonialismo occidentale.[48]

OpereModifica

  • Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant, Napoli, Bibliopolis, 1983.
  • Hegel. Questione nazionale, restaurazione. Presupposti e sviluppi di una battaglia politica, Urbino, Università degli Studi, 1983.
  • Tra Hegel e Bismarck. La rivoluzione del 1848 e la crisi della cultura tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1983. ISBN 88-359-2570-3.
  • Gyorgy Lukacs nel centenario della nascita, 1885-1985, a cura di e con Pasquale Salvucci e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1986.
  • Marx e i suoi critici, a cura di e con Gian Mario Cazzaniga e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1987. ISBN 88-392-0014-2.
  • La catastrofe della Germania e l'immagine di Hegel, Milano, Guerini, 1987. ISBN 88-7802-014-1.
  • Metamorfosi del moderno. Atti del Convegno. Cattolica, 18-20 settembre 1986, a cura di e con Gian Mario Cazzaniga e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1988. ISBN 88-392-0071-1.
  • Hegel, Marx e la tradizione liberale. Libertà, uguaglianza, Stato, Roma, Editori Riuniti, 1988. ISBN 88-359-3143-6.
  • Tramonto dell'Occidente? Atti del Convegno organizzato dall'Istituto italiano per gli studi filosofici e dalla Biblioteca comunale di Cattolica. Cattolica, 19-21 maggio 1988, a cura di e con Gian Mario Cazzaniga e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1989. ISBN 88-392-0128-9.
  • Antropologia, prassi, emancipazione. Problemi del marxismo, a cura di e con Georges Labica e Jacques Texier, Urbino, Quattro venti, 1990. ISBN 88-392-0166-1.
  • Égalité-inégalité. Atti del Convegno organizzato dall'Istituto italiano per gli studi filosofici e dalla Biblioteca comunale di Cattolica. Cattolica, 13-15 settembre 1989, a cura di e con Alberto Burgio e Jacques Texier, Urbino, Quattro venti, 1990.
  • Prassi. Come orientarsi nel mondo. Atti del convegno organizzato dall'Istituto Italiano per gli Studi filosofici e dalla Biblioteca Comunale di Cattolica (Cattolica, 21-23 settembre 1989), a cura di e con Gian Mario Cazzaniga e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1991. ISBN 88-392-0214-5.
  • La comunità, la morte, l'Occidente. Heidegger e l'ideologia della guerra, Torino, Bollati Boringhieri, 1991. ISBN 88-339-0595-0.
  • Massa folla individuo. Atti del Convegno organizzato dall'Istituto italiano per gli studi filosofici e dalla Biblioteca comunale di Cattolica. Cattolica, 27-29 settembre 1990, a cura di e con Alberto Burgio e Gian Mario Cazzaniga, Urbino, Quattro venti, 1992. ISBN 88-392-0217-X.
  • Hegel e la libertà dei moderni, Roma, Editori Riuniti, 1992. ISBN 88-359-3571-7; Napoli, La scuola di Pitagora, 2011.
  • Rivoluzione francese e filosofia classica tedesca, a cura di, Urbino, Quattro venti, 1993. ISBN 88-392-0229-3.
  • Democrazia o bonapartismo. Trionfo e decadenza del suffragio universale, Torino, Bollati Boringhieri, 1993. ISBN 88-339-0732-5.
  • Marx e il bilancio storico del Novecento, Gaeta, Bibliotheca, 1993; Napoli, La scuola di Pitagora, 2009. ISBN 978-88-89579-38-1.
  • Gramsci e l'Italia. Atti del Convegno internazionale di Urbino, 24-25 gennaio 1992, a cura di e con Ruggero Giacomini e Michele Martelli, Napoli, La città del sole, 1994.
  • La seconda Repubblica. Liberismo, federalismo, postfascismo, Torino, Bollati Boringhieri, 1994. ISBN 88-339-0873-9.
  • Autore, attore, autorità, a cura di e con Alberto Burgio, Urbino, Quattro venti, 1996. ISBN 88-392-0359-1.
  • Il revisionismo storico. Problemi e miti, Roma-Bari, Laterza, 1996. ISBN 88-420-5095-4.
  • Utopia e stato d'eccezione. Sull'esperienza storica del socialismo reale, Napoli, Laboratorio politico, 1996.
  • Ascesa e declino delle repubbliche, a cura di e con Maurizio Viroli, Urbino, Quattro venti, 1997. ISBN 88-392-0418-0.
  • Lenin e il Novecento. Atti del Convegno internazionale di Urbino, 13-14-15 gennaio 1994, a cura di e con Ruggero Giacomini, Napoli, La città del sole, 1997. ISBN 88-86521-41-3.
  • Metafisica. Il mondo Nascosto, con altri, Roma-Bari, Laterza, 1997. ISBN 88-420-5146-2.
  • Antonio Gramsci dal liberalismo al «Comunismo critico», Roma, Gamberetti, 1997. ISBN 88-7990-023-4.
  • Dai fratelli Spaventa a Gramsci. Per una storia politico-sociale della fortuna di Hegel in Italia, Napoli, La città del sole, 1997. ISBN 88-86521-73-1.
  • Hegel e la Germania. Filosofia e questione nazionale tra rivoluzione e reazione, Milano, Guerini, 1997. ISBN 88-7802-752-9.
  • Nietzsche. Per una biografia politica, Roma, Manifestolibri, 1997. ISBN 88-7285-124-6.
  • Il peccato originale del Novecento, Roma-Bari, Laterza, 1998. ISBN 88-420-5660-X.
  • Dal Medio Oriente ai Balcani. L'alba di sangue del secolo americano, Napoli, La città del sole, 1999. ISBN 88-8292-012-7.
  • Fondamentalismi. Atti del Convegno organizzato dall'Istituto italiano per gli studi filosofici e dalla Biblioteca comunale di Cattolica. Cattolica 11-12 ottobre 1996, a cura di e con Alberto Burgio, Urbino, Quattro venti, 1999. ISBN 88-392-0517-9.
  • URSS: bilancio di un'esperienza. Atti del Convegno italo-russo. Urbino, 25-26-27 settembre 1997, a cura di e con Ruggero Giacomini, Urbino, Quattro venti, 1999. ISBN 88-392-0512-8.
  • L'ebreo, il nero e l'indio nella storia dell'Occidente, Urbino, Quattro venti, 1999.
  • Fuga dalla storia? Il movimento comunista tra autocritica e autofobia, Napoli, La città del sole, 1999. ISBN 88-8292-009-7; poi Fuga dalla storia? La rivoluzione russa e la rivoluzione cinese oggi, 2005. ISBN 88-8292-275-8.
  • La sinistra, la Cina e l'imperialismo, Napoli, La città del sole, 2000. ISBN 88-8292-020-8.
  • Universalismo e etnocentrismo nella storia dell'Occidente, Urbino, Quattro venti, 2000.
  • La comunità, la morte, l'Occidente. Heidegger e l'«ideologia della guerra», Torino, Bollati Boringhieri, 2001. ISBN 88-339-0595-0.
  • Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico, Torino, Bollati Boringhieri, 2002. ISBN 88-339-1431-3.
  • Cinquant'anni di storia della repubblica popolare cinese. Un incontro di culture tra Oriente e Occidente. Atti del Convegno di Urbino, 8-9 giugno 2001, a cura di e con Stefano G. Azzara, Napoli, La città del sole, 2003. ISBN 88-8292-239-1.
  • Dalla teoria della dittatura del proletariato al gulag?, in: Karl Marx - Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, traduzione e introduzione di Domenico Losurdo, Editori Laterza, Bari 2003.
  • Controstoria del liberalismo, Roma-Bari, Laterza, 2005. ISBN 88-420-7717-8.
  • La tradizione filosofica napoletana e l'Istituto italiano per gli studi filosofici, Napoli, nella sede dell'Istituto, 2006.
  • Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant, Napoli, Bibliopolis, 2007. ISBN 978-88-7088-516-3.
  • Legittimità e critica del moderno. Sul marxismo di Antonio Gramsci, Napoli, La città del sole, 2007.
  • Il linguaggio dell'Impero. Lessico dell'ideologia americana, Roma-Bari, Laterza, 2007. ISBN 978-88-420-8191-3.
  • Stalin. Storia e critica di una leggenda nera, Roma, Carocci, 2008. ISBN 978-88-430-4293-7.
  • Paradigmi e fatti normativi. Tra etica, diritto e politica, con altri, Perugia, Morlacchi, 2008. ISBN 978-88-6074-224-7.
  • La non-violenza. Una storia fuori dal mito, Roma-Bari, Laterza, 2010. ISBN 978-88-420-9246-9.
  • La lotta di classe. Una storia politica e filosofica, Roma-Bari, Laterza, 2013. ISBN 978-88-581-0665-5.
  • La sinistra assente. Crisi, società dello spettacolo, guerra, Carocci, 2014. ISBN 978-88-430-7354-2.
  • Un mondo senza guerre. L'idea di pace dalle promesse del passato alle tragedie del presente, Carocci 2016. ISBN 978-88-430-8187-5.
  • Il marxismo occidentale. Come nacque, come morì, come può rinascere, Laterza 2017. ISBN 978-88-581-2747-6.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Domenico Losurdo, Towards a Critique of the Category of Totalitarianism, 2014.
  2. ^ (EN) David Broder. Domenico Losurdo (1941–2018). Jacobin. 2 luglio 2018.
  3. ^ a b c d e f g Domenico Losurdo, Stalin. Storia e critica di una leggenda nera.
  4. ^ a b Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, 2005.
  5. ^ (EN) A militant and a scholar. Remembering Domenico Losurdo (1941-2018), Verso, 29 giugno 2018.
  6. ^ Domenico Losurdo, Il linguaggio dell'Impero. Lessico dell'ideologia americana, Roma-Bari, Laterza, 2007. ISBN 978-88-420-8191-3.
  7. ^ a b c Domenico Losurdo, L'ebreo, il nero e l'indio nella storia dell'Occidente, Urbino, Quattro venti, 1999.
  8. ^ a b Domenico Losurdo .
  9. ^ PCI Ancona: cordoglio per la scomparsa del Compagno Losurdo, su ilpartitocomuistaitaliano.it, 28 giugno 2018. URL consultato il 7 ottobre 2018.
  10. ^ Angelo d'Orsi, Scienza e militanza. Un ricordo di Domenico Losurdo, su MicroMega, 28 giugno 2018. URL consultato il 7 ottobre 2018.
  11. ^ Cordoglio per la scomparsa di Domenico Losurdo, su Il Metauro, 1º luglio 2018. URL consultato il 7 ottobre 2018.
  12. ^ Domenico Losurdo, il filosofo marxista controcorrente.
  13. ^ Domenico Losurdo, un marxista eterodosso.
  14. ^ Domenico Losurdo, Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant, Napoli, Bibliopolis, 1983.
  15. ^ Domenico Losurdo, Hegel e la libertà dei moderni, Roma, Editori Riuniti, 1992. ISBN 88-359-3571-7; Napoli, La scuola di Pitagora, 2011.
  16. ^ Domeico Losurdo, Gyorgy Lukacs nel centenario della nascita, 1885-1985, a cura di e con Pasquale Salvucci e Livio Sichirollo, Urbino, Quattro venti, 1986.
  17. ^ Domenico Losurdo, Dai fratelli Spaventa a Gramsci. Per una storia politico-sociale della fortuna di Hegel in Italia, Napoli, La città del sole, 1997. ISBN 88-86521-73-1.
  18. ^ Domenico Losurdo, Nietzsche. Il ribelle aristocratico.
  19. ^ Domenico Losurdo, La comunità, la morte, l'Occidente. Heidegger e l'«ideologia della guerra».
  20. ^ (EN) Domenico Losurdo, Heidegger's black notebooks aren't that surprising, The Guardian, 19 marzo 2014.
  21. ^ Domenico Losurdo, Revisionismo storico.
  22. ^ Domenico Losurdo, Peccato originale del Novecento.
  23. ^ Domenico Losurdo, Dalla teoria della dittatura del proletariato al gulag?, in: Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, traduzione e introduzione di Domenico Losurdo, Editori Laterza, Bari 2003, p. XL.
  24. ^ Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.
  25. ^ Maurizio Brignoli, Losurdo, Domenico, Il linguaggio dell'impero. Lessico dell'ideologia. Archiviato il 10 marzo 2016 in Internet Archive..
  26. ^ a b c Domenico Losurdo, URSS: bilancio di un'esperienza. Atti del Convegno italo-russo. Urbino, 25-26-27 settembre 1997, a cura di e con Ruggero Giacomini, Urbino, Quattro venti, 1999. ISBN 88-392-0512-8.
  27. ^ Domenico Losurdo, Popper falso profeta, p. 158, in: AA. VV., Contro Popper, Armando Editore, 1998, a cura di B. Lai e L. Albanese.
  28. ^ Domenico Losurdo, Fuga dalla storia? Il movimento comunista tra autocritica e autofobia.
  29. ^ Lettere su Stalin. Archiviato il 2 aprile 2012 in Internet Archive.
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