Georg Wilhelm Friedrich Hegel

filosofo tedesco
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(DE)

« Was vernünftig ist, das ist wirklich;
und was wirklich ist, das ist vernünftig[1]. »

(IT)

« Ciò che è razionale è reale;
e ciò che è reale è razionale. »

(G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale e scienza dello Stato in compendio [1821], trad. it. di G. Marini [1987], Laterza, Roma-Bari 1991, p. 14.)
Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Georg Wilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda, 27 agosto 1770Berlino, 14 novembre 1831) è stato un filosofo tedesco, considerato il rappresentante più significativo dell'idealismo tedesco.

Firma di Hegel

È autore di una delle linee di pensiero più profonde e complesse della tradizione occidentale; la su riflessione filosofica nasce all'interno dell'ambiente culturale tedesco di inizio '800, dominato dalla filosofia kantiana e dai suoi sviluppi idealistici.

Oltre che dalla filosofia del suo tempo, la formazione intellettuale di Hegel è profondamente influenzata dallo studio della cultura e filosofia greca antica. Autori fondamentali per Hegel sono Platone[2] e Aristotele[3]: Platone, ad esempio, con il suo Parmenide fornisce per Hegel l'esempio migliore di dialettica; mentre Aristotele con il suo concetto di energeia (actus, atto) è il principale modello teorico per la nozione di soggetto, e con quello di νοήσεως νόησις (noéseos nόesis) per l'identità di soggetto e oggetto[4]. Altro autore importante è Spinoza: per Hegel, infatti, uno dei compiti della filosofia è quello di elaborare la tesi spinoziana per cui "l'Assoluto è sostanza" e svilupparla ulteriormente mostrando che "l'Assoluto è soggetto".

La filosofia di Hegel segna una svolta decisiva all'interno della storia della filosofia: da un lato, molti dei problemi classici della filosofia moderna verranno riformulati e problematizzati diversamente, come il rapporto mente-natura, soggetto-oggetto, epistemologia-ontologia (in ambito teoretico) o i temi relativi al diritto, alla moralità, allo Stato (in ambito pratico e morale); dall'altro, vengono introdotti nuovi problemi, come quello di dialettica, di negatività, di toglimento (o superamento, Aufhebung in tedesco), la distinzione fra eticità e moralità, fra intelletto e ragione etc.; mentre verrà data maggiore importanza a temi tradizionalmente non facenti parte della filosofia a pieno titolo (arte, religione, storia).

L'influenza di Hegel sul pensiero filosofico fu notevolissima. Attirò, e attira ancora a sé numerosi ammiratori (Bauer, Feuerbach, Green, Marx, Bradley, Dewey, Sartre, Küng, Kojève, Croce, Gentile, Žižek, Brandom, McDowell), ma una altrettanto ampia schiera di critici (Schelling, Kierkegaard, Schopenhauer, Herbart, Marx, Nietzsche, Popper, Russell, Heidegger).

Indice

BiografiaModifica

Primogenito di Georg Ludwig, capo della cancelleria del duca del Württemberg Karl Eugen, e di Maria Magdalena Fromm, che avranno altri due figli, Ludwig e Christiane, fu educato in famiglia secondo i principi di una ferma ortodossia politica e religiosa. Fin dall'adolescenza apparve, a coloro che lo frequentarono, di temperamento conformista e borghese.[5]

Dal 1773 frequentò per cinque anni la scuola elementare; dal 1777 seguì studi umanistici nel Ginnasio di Stoccarda e, privatamente, studi scientifici.

Rimasto orfano della madre nel 1784, dal 1785 al 1787 tenne un diario da cui si rilevava il suo interesse per il mondo classico, la Bibbia e autori contemporanei come Goethe, Friedrich Schiller e Gotthold Lessing.

Conseguita la maturità nel 1788, il 27 ottobre di quello stesso anno Hegel s'iscrive all'Università di Tubinga, ospite come borsista nel locale seminario, lo Stift, senza apprezzare né la disciplina vigente nel collegio, né i metodi di insegnamento, né la preparazione dei professori. Influenza molto importante ha la frequentazione con il futuro grande poeta Friedrich Hölderlin - che lo definisce ingegno alto e prosaico - e Schelling, con i quali condivide per alcuni anni la camera e celebra gli anniversari della Rivoluzione francese.

Studia, in particolare, i classici greci, gli illuministi, Kant e i kantiani; il 27 settembre 1790 conclude il primo biennio di studi, conseguendo il titolo di Magister philosophiae; il 20 settembre 1793 conclude gli studi ottenendo il titolo di Kandidat; il giudizio ottenuto in filosofia non è lusinghiero: Philosophiae nullam operam impendit, ossia non si è impegnato nella filosofia.

Dall'ottobre del medesimo anno è precettore dei figli del nobile bernese Karl Friedrich von Steiger. Nel luglio 1795 conclude La vita di Gesù (scritta secondo un'ottica moralistico-kantiana e pubblicata da Herman Nohl soltanto nel 1906) e una parte dei Frammenti su religione popolare e Cristianesimo, pubblicati nel 1907. Nel 1796 conclude La positività della Religione Cristiana, pubblicata nel 1907.

Non ama l'ambiente clericale e oligarchico di Berna; nel gennaio 1797 si trasferisce a Francoforte, dove Hölderlin gli ha procurato un nuovo posto di precettore. Nel 1798 scrive il saggio Sulle più recenti vicende interne del Württemberg specialmente sul deplorevole stato della magistratura, pubblicato nel 1913, in cui lamenta la crisi interna della sua patria e propone l'elezione diretta dei magistrati da parte dei cittadini. Con Hölderlin e Schelling dà stesura definitiva al Programma di sistema, manifesto dell'Idealismo tedesco. Il 14 gennaio 1799 muore il padre.

Porta a compimento Lo spirito del Cristianesimo e il suo destino (pubblicato da Nohl nel 1907)[6] gradualmente allontanandosi dalla concezione kantiana di una religione nei limiti della sola ragione; nel settembre del 1800 scrive il Frammento di Sistema, in cui, oltre a un abbozzo di dialettica, mostra un'oscillazione, nella sua filosofia, fra una conclusione di tipo prettamente filosofico e uno religioso.

Da Jena a HeidelbergModifica

Nel gennaio del 1801 si trasferisce a Jena, in quegli anni capitale della cultura tedesca, ospite di Schelling che insegna nella locale università. Pubblica in luglio la Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling per aprirsi la strada all'insegnamento che ottiene con la dissertazione De Orbitis Planetarum. Si tratta di una dimostrazione relativa al numero dei pianeti interamente fondata su ragionamenti secondo il principio che qualora manchino dati sperimentali allora «Tanto peggio per i fatti (se non si accordano con la teoria)». Poco dopo la dissertazione, in cui si dimostrava che non potevano esserci più di sei pianeti, Hegel venne informato che un settimo, Urano, era già stato scoperto da Herschel il 13 marzo 1781.[7]

Conosce a Weimar Goethe e Schiller; in una lettera a Schiller, Goethe sottolinea la goffaggine di Hegel nella conversazione, un difetto che appare anche nell'esposizione delle sue lezioni universitarie.

Dal 1802 al 1803 con Schelling pubblica il Giornale critico della filosofia e scrive La costituzione della Germania e il Sistema dell'eticità, pubblicati nel 1893. Inizia nel 1806 una relazione con la sua affittacamere Christiane Charlotte Fischer Burckhardt, dalla quale, il 5 febbraio 1807, ha il figlio Ludwig. Il 13 ottobre l'esercito francese entra a Jena; Hegel vede da lontano Napoleone e scrive all'amico e collega Friedrich Niethammer: "[...] l'imperatore - quest'anima del mondo - l'ho visto uscire a cavallo dalla città, in ricognizione; è davvero una sensazione singolare vedere un tale individuo che qui, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, spazia sul mondo e lo domina...".[8] Il suo alloggio viene requisito e va a Bamberg per due mesi; tornato a Jena, pubblica nel marzo 1807 la Fenomenologia dello spirito con la quale, per le critiche che vi sono contenute, si consuma la rottura con Schelling. Il 1º marzo Hegel si trasferisce a Bamberg a dirigere il modesto quotidiano Bamberger Zeitung (Gazzetta di Bamberg).

Il 6 dicembre 1808 viene nominato rettore e professore di filosofia all'Egidiengymnasium di Norimberga: le sue lezioni saranno pubblicate postume nel 1840 con il titolo di Propedeutica filosofica. Si sposa nel settembre 1811 con la ventenne aristocratica Marie von Tucher, da cui avrà due figli, Karl (1813-1901) e Immanuel (1814-1891). Nell'occasione, scrive all'amico Niethammer: "Ho raggiunto il mio ideale terreno, perché con un impiego e una donna si ha tutto in questo mondo".[9]

Dal 1812 al 1816 pubblica la Scienza della logica, dal 1813 è sovrintendente delle scuole elementari di Norimberga, dal 28 ottobre 1816 insegna filosofia all'Università di Heidelberg.

Mostra la sua posizione politica nel 1817 con lo scritto, pubblicato anonimo, Valutazione degli atti a stampa dell'assemblea degli stati territoriali del regno del Württemberg negli anni 1815 e 1816, in cui sostiene che in una costituzione quale quella proposta da Federico I del Württemberg, siano riconosciuti i privilegi degli Stände, le corporazioni rappresentate negli Stati generali del regno. Nel giugno pubblica l'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio.

A BerlinoModifica

L'anno prima del suo arrivo si erano manifestati fortissimi fermenti studenteschi in occasione del tricentenario della riforma protestante: 1517-1817.

Proprio alla vigilia della venuta di Hegel a Berlino, i giovani che avevano ricordato il centenario di Lutero, lo avevano collegato con lotte di carattere radicale, democratico, e avevano fra l'altro fatto falò di libri degli scrittori reazionari. Il 24 gennaio 1818 è nominato professore di filosofia nell'Università di Berlino: nella prolusione del 22 ottobre esalta lo Stato prussiano ed entra in polemica con il giurista Friedrich Carl von Savigny e con il filosofo e teologo Friedrich Schleiermacher.

 
La tomba di Hegel al Cimitero di Dorotheenstadt a Berlino.

Il 23 marzo 1819 un membro dell'associazione studentesca radicale Burschenschaft uccide a Mannheim il drammaturgo tedesco e spia russa August von Kotzebue. Sorgono forti polemiche fra molti filosofi berlinesi che si scagliano contro la condanna a morte dell'assassino, lo studente Carl Ludvig Sand. Professori di diritto, di teologia vengono allontanati dalle cattedre. Il regime prussiano reagisce con la censura sulle piccole pubblicazioni, estesa nel 1820 su tutte le opere, anche sui grandi volumi, limitando ulteriormente la già scarsa libertà di stampa e d'insegnamento; Hegel, in precedenza sostenitore dell'associazione, la condanna e si affretta a rielaborare i suoi Lineamenti di filosofia del Diritto che escono nell'ottobre del 1820.
La dissociazione pubblica non segnò necessariamente un reale cambio di idee del filosofo. Solo nella seconda metà del '900, vengono pubblicati in Germania gli appunti degli studenti di Hegel, da cui risulta una "doppia personalità": un Hegel "essoterico" che si rivolge al grande pubblico con la "Filosofia del Diritto" e le opere sottoposte a censura, e uno "esoterico" che manifesta posizioni decisamente più aperte agli studenti durante i suoi corsi universitari[10][11]. Oltre al motivo storico della censura, vi è anche ravvisabile la volontà -come faceva Aristotele- che la filosofia sia all'interno di un percorso iniziatico, in cui il sistema completo, la verità intera è mostrata a pochi.

Nel 1822 viaggia nei Paesi Bassi, nel 1824 a Praga e a Vienna; nel 1825 impone al figlio illegittimo Ludwig, che gli ha rubato del denaro, di non portare più il suo cognome. Ludwig assume il cognome della madre, Fischer, e lascia la Germania: arruolato nell'esercito olandese, morirà di malaria a Giakarta il 28 agosto 1831, pochi mesi prima del padre.

Nel 1827 escono gli Annali per la critica scientifica, rivista dell'hegelismo, cui collaborano, tra gli altri, Goethe e i fratelli Wilhelm e Alexander von Humboldt. Ad agosto parte per Parigi, dove è ospite dello storico e filosofo Victor Cousin. Il 18 ottobre, di ritorno a Berlino, incontra Goethe a Weimar; discutono della dialettica ed Hegel dice che essa non è altro che lo spirito di contraddizione insito in tutti gli uomini, disciplinato in regole coltivate.

Nell'ottobre 1829 Hegel, rettore dell'università di Berlino, nella prolusione accademica, celebra l'accordo tra la legge dello Stato e la libertà d'insegnamento. Nel 1830 condanna duramente le rivoluzioni liberali in Francia e in Belgio; nell'aprile del 1831 esce nella Gazzetta ufficiale dello Stato prussiano l'ultimo scritto di Hegel, Sul progetto inglese di riforma elettorale, in cui condanna l'estensione del suffragio elettorale e si dichiara a favore del riconoscimento degli ordini sociali (gli Stände). Muore improvvisamente il 14 novembre, di colera o forse di un tumore allo stomaco e gli vengono tributati funerali straordinari. Il teologo Philipp Marheineke e il critico Friedrich Förster pronunciano i discorsi funebri. Hegel è paragonato da quest'ultimo a un "cedro del Libano" e alla "stella del sistema solare dello spirito del mondo". Jacques D'Hondt vede in questi paragoni un'allusione alla massoneria[12], della quale Hegel sarebbe stato membro come Fichte, vicino alla tomba del quale viene sepolto secondo la sua volontà, nel Cimitero di Dorotheenstadt.

Dopo la sua morte, sulla base degli appunti raccolti dagli studenti, furono pubblicate nel 1832 le Lezioni sulla filosofia della religione e le Lezioni sulla storia della filosofia, nel 1837 le Lezioni sulla filosofia della storia, nel 1836 e 1838 le Lezioni sull'Estetica.

Aspetti generali della filosofia di HegelModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Pensiero di Hegel, Fenomenologia dello spirito e Scienza della logica.

La filosofia secondo HegelModifica

All'interno del pensiero idealistico Hegel elabora una filosofia autonoma, che a partire dai primi lavori degli anni di insegnamento a Jena mira alla elaborazione di un sistema maturo poiché «soltanto come scienza o come sistema il sapere è effettuale, e può venire presentato soltanto come scienza o come sistema[13].» Infatti la «filosofia è necessariamente sistema.[14]». L'esigenza della costruzione di un sistema, come organizzazione ordinata ed universale del sapere, rispondeva nell'ambiente romantico-idealistico

  • alla formazione di una cultura "libera" contro l'insegnamento ai fini di un'educazione specializzata e "pratica" come quella impartita nelle scuole nelle quali i governi assolutisti preparavano i loro funzionari;
  • la necessità che questa cultura generale venisse organizzata in una enciclopedia o in un sistema fondata sulla filosofia;
  • infine che l’enciclopedia riguardasse soltanto le scienze, e non anche i "mestieri" come si era fatto, invece, nella Enciclopedia francese di Diderot e D’Alambert.[15]
L'Assoluto di Hegel

Hegel inaugura una nuova concezione dell'Assoluto, in grado di risolvere, a suo modo di vedere, le aporie delle metafisiche precedenti, incapaci secondo lui di spiegare perché Esso abbia bisogno di generare la molteplicità. Egli Lo concepisce come l'Uno di Plotino in senso rovesciato: mentre quest'ultimo restava collocato su un piano mistico e trascendente, a partire dal quale generava il divenire e si disperdeva nel molteplice senza una ragione apparente, l'Assoluto hegeliano entra nel divenire per rendere ragione di sé. La molteplicità serve, dunque, all'Uno per poter diventare alla fine consapevole di sé, per riconoscersi, attraverso vari passaggi, in se stesso.

La prospettiva plotiniana, dove la consapevolezza che l'Uno ha di sé era posta all'origine e si affievoliva man mano che esso si sperdeva nel molteplice, risulta così capovolta: per Hegel l'Uno si trova all'inizio disperso nel molteplice e prenderà coscienza di sé solo alla fine, acquistando concretezza nel suo percorso mondano.

Questa nuova concezione comporta il sovvertimento della logica di non-contraddizione, dato che l'Uno viene ora a coincidere con il suo contrario, cioè con la molteplicità. L'Assoluto hegeliano non è più qualcosa di statico, che si trovi già «in sé e per sé», ma è un divenire, un essere per sé, la cui verità scaturisce da un processo dialettico, anziché essere posta con un'intuizione originaria. In Hegel certezza e verità tornano a coincidere, così come pensiero ed essere, ma in forma mediata (dalla ragione).

Ragione come intero e processo teleologicoModifica

Sin dagli Scritti teologici giovanili Hegel si oppone energicamente al cosiddetto "principio del nord", a quella separazione tra ideale e reale che era tipica del kantismo e che non lasciava spazio alla conoscenza del Reale, inteso questo come l'Intero dal quale la Ragione traeva il suo senso e il suo perché:

«Il vero è l'intero»[16]

Per Hegel il presupposto della verità della conoscenza è un monismo assoluto di forme spirituali che si evolvono e si assolutizzano in un'unicità diveniente continua, dove il materiale e lo spirituale sono indistinguibili e connessi in un continuo superamento di "momenti" necessari del divenire storico per mezzo di una fenomenologia dove ciò che è posto trova la sua negazione e poi il suo superamento in una nuova figura (o appunto "fenomeno").Si tratta di un processo teleologico necessario, che già nel 1807 veniva presentato così:

« Il rapporto del quale si è qui sopra discusso, dell'organico con la natura degli elementi, non esprime l'essenza dell'organico stesso; questa essenza è invece contenuta nel concetto finalistico. Invero a questa coscienza osservativa quel concetto non è l'essenza propria dell'organico; anzi, a quella coscienza medesima il concetto cade fuori dell'essenza, e quindi è poi soltanto quell'estrinseco rapporto teleologico. Solamente, l'organico come testé fu determinato è esso stesso proprio il fine reale; infatti, poiché l'organico "conserva se stesso" pur nel rapporto ad Altro, esso viene appunto ad essere quella naturale essenza in cui la natura si riflette nel concetto, e in cui i momenti di causa e di effetto, di attivo e di passivo, che nella necessità sono posti l'uno di fronte all'altro, vengono contratti in unità.[17] »

La nuova definizione dell'AssolutoModifica

È su questa strada speculativa che si determina la nuova definizione dell'Assoluto come unione di finito ed infinito ma anche come non-unione, opposizione di finito ed infinito e immanenza dell'Assoluto nel mondo.

Hegel critica la pretesa del romanticismo che l'Assoluto si possa cogliere in un istante con l'immediatezza della passione e del sentimento o tramite l'arte o la fede in una religione rivelata, se a questi momenti intuitivi non seguano azioni speculative e pratiche. L'Assoluto richiede un percorso che partendo da un'esperienza immediata e sensibile, solo con la riflessione dialettica, faticosa e razionale, può giungere a una apprensione mediata e intellegibile.

Questa concezione potrebbe sembrare quindi, simile alla visione spinoziana dell'Assoluto che coincide con la natura del Deus sive Natura; ma Spinoza intende una coincidenza statica di sostanza come assoluto con la natura mentre per Hegel è soggetto spirituale in divenire ovvero egli afferma che la realtà non è ipostaticamente sostanza, qualcosa d'immutabile ma soggetto in continuo divenire. Hegel in proposito riprende e reinterpreta anche il concetto romantico di Spirito (Geist), che è considerato dal filosofo tedesco "Ragione che sa se stessa e intende pertanto l' Assoluto come Spirito Assoluto che è colto intuitivamente dall'arte, simbolicamente nella rappresentazione dalla religione e concettualmente dalla filosofia.

Elementi della definizione dell'Assoluto hegeliano, secondo alcuni interpreti, sembrano ispirati dal neoplatonismo di Proclo, a proposito della dialettica dello spirito divino.[18]

L'unità e identità di soggetto e oggettoModifica

Per Hegel tra essere e pensiero, tra realtà e razionalità vi è assoluta compenetrazione e connessione: essi non sono due ambiti separati e indipendenti l'uno dall'altro, ma vanno concepiti come due modi in cui il pensiero si dà realtà. Per Hegel non si pone più il problema tipico della filosofia moderna (da Cartesio in poi) di come sia possibile che il pensiero di un soggetto abbia validità oggettiva; al contrario, per Hegel c'è una profonda continuità fra ambito della natura (mondo, oggettività etc.) e ambito dello spirito (io, soggettività etc.). Oggettività e soggettività sono identici in quanto entrambi sono modi di configurarsi del pensiero, del logos[19]. C'è un solo e identico logos che si esprime nella natura e nel soggetto pensante in due modi diversi. Un passo della Prefazione alla Fenomenologia chiarisce quanto detto:

"...le espressioni: unità di soggetto e oggetto, di finito e di infinito, di essere e di pensare ecc., hanno l’inconveniente che i termini soggetto, oggetto ecc., significano ciò che essi sono al di fuori della loro unità; nell’unità, quindi, non sono da intendersi così, come suona la loro espressione"

(G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, Pref., La Nuova Italia, Firenze 1960, pp. 31-32)

La famosa affermazione di Hegel secondo cui

"Tutto ciò che è razionale è reale e tutto ciò che è reale è razionale"

va interpretata nel duplice senso che: (1) ciò che è razionale non è qualcosa di esclusivamente soggettivo, di cognitivo, che appartiene a un soggetto umano, ma è qualcosa che costituisce la struttura interna di tutte le cose naturali, e di ogni realtà in generale; e (2) che ciò che è reale non è qualcosa di estraneo e refrattario al pensiero ma che è, al contrario, internamento articolato da una forza attiva che è il pensiero[20].

Per comprendere appieno il significato di questa tesi hegeliana, è importante tener a mente che la parola tedesca usata da Hegel per indicare "realtà" non è Realität bensì Wirklichkeit: reale non indica, pertanto, il semplice dato di fatto, la contingenza e l'accidentale, ma "la realtà effettiva, l’attualità, ossia la consapevolezza di ciò che wirkt, che produce degli effetti"[21]. Dunque, non si tratta di giustificare tutto ciò che accade in nome di una ragione universale estrinseca ai fatti, ma di comprendere come tutti i processi reali e tutte le realtà concrete siano caratterizzate da una struttura razionale[22].

La comprensione di questa unità e identità di soggetto-oggetto rappresenta il punto di approdo della Fenomenologia, la quale ha come compito di portare la coscienza naturale dal punto di vista del senso comune e dell'intelletto riflettente a quello del pensiero scientifico e filosofico. L'unità di soggetto e oggetto è chiamata da Hegel "l'elemento ... il fondamento, il terreno della scienza"[16]

Pensiero oggettivoModifica

Per esprimere l'identità e unità di soggetto e oggetto Hegel si serve dell'espressione pensiero o pensare oggettivo (objektives Denken)[23]. Con questa espressione Hegel vuole segnalare due aspetti importanti relativamente alle nozioni di pensiero, concetto, ragione etc.: (1) da un lato, che il pensare non si riduce in tutto e per tutto a una attività del soggetto umano; (2) dall'altro, il fatto che il pensiero costituisce "l'intimo del mondo", l'essenza interna delle cose. Detto in altri termini, parlare di pensiero oggettivo equivale a dire che nel mondo c'è razionalità, che il mondo e la realtà sono qualcosa di intelligibile; pertanto il pensiero è tanto una attività del soggetto umano pensante quanto la struttura delle cose.

"Dire che nel mondo c'è intelletto, c'è ragione, equivale all'espressione 'pensiero oggettivo'. Ma quest'espressione è scomoda proprio perché il termine pensiero troppo usualmente viene usato come pertinente soltanto per lo spirito, per la coscienza, e il termine oggettivo, altrettanto, anzitutto soltanto per ciò che non è spirituale"[24].

Se Hegel attribuisce il pensiero al mondo, ciò non significa che voglia attribuire "coscienza alle cose naturali"[25]; infatti, solo l'uomo, per Hegel, ha coscienza e possiede il pensiero nel senso di attività di coscienza. Il punto importante per Hegel è mostrare come sia una stessa ragione (o un medesimo pensiero) che si esprime in forme e in gradi di complessità diversi nelle cose naturali e degli esseri spirituali (l'uomo): nelle cose naturali come struttura razionale, anima delle cose; negli esseri spirituali come coscienza e pensiero autocosciente[26]. Se la filosofia è l'esposizione sistematica del pensiero o dell'assoluto, in tutte le sue forme e in tutti i suoi gradi (logico, naturale e spirituale), e se il punto di vista della scienza consiste nel superare l'opposizione della coscienza fra un io e un mondo esterno, allora si può dire che:

"pensieri oggettivi designa la verità che deve essere non solo lo scopo, ma l'oggetto assoluto della filosofia"[27].

ovvero

"il contenuto della scienza ... è il pensare oggettivo"[28]

La dialetticaModifica

Il pensiero per Hegel, dunque, non è un sistema di determinazioni fisse, come la tavola delle categorie di Kant, ma, in quanto costituisce "la sostanza delle cose esterne ... e dello spirituale"[29], è piuttosto un processo, un movimento, una forza[30]. Questo movimento del pensiero è solitamente indicato dagli interpreti con il nome di "dialettica"; Hegel, però, parla più spesso di auto-movimento (o più semplicemente di movimento) del concetto[16].

La spiegazione della dialettica in termini di tesi-antitesi-sintesi è fuorviante e falsa. Essa infatti non è autenticamente hegeliana, ma è il risultato delle sistematizzazioni e semplificazioni scolastiche di Hegel[31]. Hegel piuttosto indica tre momenti che contraddistinguono ogni cosa reale e ogni struttura concreta: (a) il momento intellettivo, (b) il momento razionale negativo o dialettico e (c) il momento razionale positivo o speculativo. Nel § 79 dell'Enciclopedia Hegel fornisce una formulazione chiara e concisa dei tre momenti di questo processo:

"L'elemento logico quanto alla forma ha tre lati: a) il lato astratto o intellettivo; b) il lato dialettico o negativamente razionale; c) il lato speculativo o positivamente razionale.

Questi tre lati non costituiscono tre parti della logica, ma sono momenti di ogni elemento logico-reale, cioè di ogni concetto e di ogni vero in generale ... "[29].

Nella prima Prefazione alla Scienza della logica (1812) Hegel scrive:

"L'intelletto determina e tien ferme le determinazioni. La ragione è negativa e dialettica, perché dissolve in nulla le determinazioni dell'intelletto. Essa è posi ti va, perché genera l'universale e in esso comprende il particolare"[32]

Per spiegare il concetto di dialettica Hegel si serve spesso dell'analogia con lo sviluppo di un organismo vivente:

"parlando di sviluppo ci si riferisce a qualcosa che [a] in un primo momento non è esplicitato, è un germoglio, una disposizione, una facoltà, una possibilità ... ciò che è in sé. ... Ma ciò che è in sé, in quanto tale, non è ancora il concreto e il vero, bensì ciò che è astratto. ... Però in secondo luogo, [b] ciò che è in sé viene all'esistenza, si sviluppa, prende forma, pone se stesso in modo tale da darsi come qualcosa che contiene una differenza ... esiste con riferimento a ciò che è altro. ....La terza determinazione consiste [c] nel fatto che ciò che è in sé, da un lato, e l'oggetto ora esistente ... siano un'unica e medesima cosa"[33]

All'inizio c'è qualcosa che è solo in potenza; poi, questa cosa si realizza e pone le prime determinazioni; alla fine del processo, questa ha compiutamente realizzato nell'esistenza le determinazioni prima contenute soltanto in sé; si dice pertanto che è in sé e per sé. L'esempio classico di Hegel è quello del boccio-fiore-frutto (Fenomenologia, Pref., p. 2).

La critica al metodo come strumento e la dialettica come "vero metodo"Modifica

La dialettica non è un metodo, se con metodo si intende uno "strumento ... del conoscere"[34] qualcosa che resta esteriore al suo contenuto e si configura come una costruzione soggettiva:

"il metodo è un conoscere che rimane esteriore al contenuto"[16]

Al contrario per Hegel il vero metodo è:

"lo sviluppo immanente del concetto, è il metodo assoluto del conoscere, ed insieme l'anima immanente del contenuto stesso"[34]

è il procedimento mediante il quale il pensiero si realizza, mediante cui il concetto diventa oggettivo e reale. Il metodo è l'idea stessa: la forma pienamente adeguata al contenuto.

La nozione di "Aufhebung" ("toglimento")Modifica

Una nozione decisiva nello svolgimento dialettico è quella di toglimento (Aufhebung)[35]. Il toglimento è ciò mediante cui due determinazioni opposte vengono tenute insieme in una unità razionale. Aufheben in tedesco ha il doppio significato di 'metter via' e di 'conservare'; pertanto "togliere" non significa semplicemente eliminare una determinazione in favore di un'altra, ma significa che una determinazione non viene pensata più nella sua indipendenza, assolutezza e immediatezza, ma viene abbassata a momento di un intero[36]. Scrive Hegel:

"Qualcosa è tolto solo in quanto è entrato nella unità col suo opposto. In questa più precisa determinazione di un che di riflesso, esso si può convenientemente chiamare momento"[37]

Si badi, infine, che il togliere non è un'attività compiuta da un soggetto, ma è uno sviluppo immanente a ogni determinazione di pensiero: ogni determinazione di pensiero finita si toglie e passa nella sua opposta, per risolversi infine in una unità superiore.

Intelletto e RagioneModifica

Che cosa significa idealismo?Modifica

La filosofia hegeliana viene etichettata spesso come una forma radicalizzata di idealismo, nello specifico una radicalizzazione dell'idealismo trascendentale di Kant. Secondo questa lettura, Hegel porterebbe avanti il lavoro iniziato da Fichte, il quale aveva radicalizzato Kant eliminando la cosa in sé e riconducendo tutta la realtà all'attività e alla posizione di un Io. Si tratta di una interpretazione sbagliato tanto per la filosofia post-kantiana[38] quanto per la filosofia di Hegel[39].

"Idealismo" nel periodo della filosofia classica tedesca non significa negare l'esistenza delle cose esterne, e affermare come unica cosa esistente il soggetto; in altre parole, l'idealismo tedesco ha un significato diametralmente opposto all'idealismo di Berkeley.

Per quanto riguarda Hegel - come ha osservato L. Illetterati - è possibile notare che la sua posizione può essere caratterizzata tanto come un idealismo, quanto come un anti-idealismo, quanto ancora come un realismo[40]. Un anti-idealismo perché Hegel è fortemente critico dell'impostazione trascendentale di Kant e dei post-kantiani, e in generale di ogni forma di soggettivismo, con la quale si cerca di risolvere e ridurre la tutta la realtà nella soggettività umana: al contrario, per Hegel è fondamentale salvaguardare l'idea che nel mondo ci sia razionalità e ragione indipendentemente dall'intervento del soggetto umano; in quest'ultimo senso, dunque, Hegel è un realista[41] (cfr. supra, pensiero oggettivo). "Ideale", dunque, non significa (come invece per Kant) qualcosa che vale soltanto in rapporto a un soggetto; e nemmeno indica un qualcosa che si contrappone a reale. Idealismo, invece, per Hegel indica una caratteristica logica molto generale che si può riscontrare a diversi livelli (logica, natura, spirito) e indica il fatto che le determinazioni finite non hanno un valore assoluto, ma si risolvono e rimandano sempre ad altro, e hanno vero significato soltanto nell'intero. La filosofia di Hegel dunque è idealismo nella misura in cui Hegel sostiene che il vero è l'intero e che il finito in generale non è ancora il vero.

Hegel è chiaro su questo punto in un passo della Scienza della logica:

"La proposizione, che il finito è ideale, costituisce l'idealismo. L'idealismo della filosofia consiste soltanto in questo, nel non riconoscere il finito come un vero essere. Ogni filosofia è essenzialmente idealismo, o per lo meno ha l'idealismo per suo principio, e la questione non è allora se non di sapere fino a che punto cotesto principio vi si trovi effettivamente realizzato. (...) L'opposizione di filosofia idealistica e realistica è quindi priva di significato. Una filosofia che attribuisse all' esistere finito, come tale, un vero essere un essere definitivo, assoluto, non meriterebbe il nome di filosofia."[34]

Le opereModifica

Gli Scritti giovaniliModifica

Opere del periodo di JenaModifica

Differenzschrift e Fede e sapereModifica

Logica e metafisica di Jena (1804-05)Modifica

La Fenomenologia dello SpiritoModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Fenomenologia dello spirito.

La Fenomenologia dello spirito (Phänomenologie des Geistes) pubblicata a Bamberga il 1807 rappresenta la prima grande opera di Hegel. Con questa opera si conclude il periodo jenese e viene segnata una svolta decisiva all'interno della filosofia dell'autore. L'opera viene presentata come prima parte introduttiva di un "Sistema della scienza", composto poi da logica, filosofia della natura e filosofia dello spirito.

Il compito e la funzione della Fenomenologia consistono nel condurre la coscienza naturale e finita al punto di vista della scienza filosofica, ovvero al sapere assoluto (absolutes Wissen), ovvero dal conoscere finito al conoscere infinito; detto altrimenti, la Fenomenologia mostra il passaggio dall'opposizione ed estraneità del soggetto rispetto all'oggettività della coscienza finita, al riconoscimento da parte della coscienza di essere in identità e unità con la realtà.

Il percorso della coscienza esposto nella Fenomenologia intende presentarsi come un movimento dialettico immanente alla coscienza, e non come qualcosa di imposto arbitrariamente dall'esterno; in virtù di questa necessità interna la coscienza stessa riconosce, volta per volta, l'inadeguatezza del proprio punto di vista. La Fenomenologia, dunque, rappresenta l'esperienza che la coscienza fa di sé e del proprio oggetto[42].

L'opera è preceduta da una lunga Prefazione e da una più breve Introduzione. Nella Prefazione, che in realtà era pensata come prefazione all'intero sistema (e non esclusivamente alla Fenomenologia)[43], Hegel presenta alcune delle più note formulazioni delle sue posizioni filosofiche: la concezione della verità come intero (che comprende fine e attuazione del fine); la nozione di auto-movimento del concetto (o dialettica); la critica al metodo (in filosofia) e al formalismo matematico; la critica alla forma logica del giudizio e la nozione di "proposizione speculativa"; e infine la celebre concezione dell'assoluto come soggetto, e le relative critiche a Spinoza, Fichte, Schelling e i romantici.

L'articolazione interna è molto complessa, dal momento che Hegel stesso ha fornito due diversi modi per dividere l'opera, che si presentano assieme nella versione definitiva. Nello specifico, è possibile articolare l'opera come un susseguirsi di figure (contrassegnate dal numero romano), che però a gruppi o singolarmente fanno riferimento a momenti, ovvero a dei particolari modi in cui si configura il rapporto della coscienza con il suo oggetto[44].

I. La certezza sensibile o il questo e

l'opinione

A. Coscienza
II. La percezione o la cosa e l'illusione
III. Forza e intelletto, fenomeno e mondo ultrasensibile
IV. La verità della certezza di sé stesso B. Autocoscienza
V. Certezza e verità della ragione C. (AA) Ragione
VI. Lo spirito (BB) Spirito
VII. La religione (CC) Religione 
VIII. Il sapere assoluto (DD) Sapere assoluto

Scienza della logicaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Scienza della logica.

La Scienza della logica è un'opera di Hegel, pubblicata tra il 1812 e il 1816, a cui seguirà una seconda edizione della prima parte pubblicata postuma nel 1831[45]. L'opera costituisce la prima parte di un progetto sistematico ("Sistema della scienza"), preceduto da un'opera introduttiva (i.e. la Fenomenologia) e che dovrebbe esser seguito da una Filosofia della natura e una Filosofia dello spirito.

La Scienza della logica ha come oggetto il pensiero puro, essa è "la scienza dell'idea pura, dell'idea nell'elemento astratto del pensiero" (Enc. 1830, § 19).

L'opera è divisa in due parti:

  1. Logica oggettiva:
    • Dottrina dell'essere.
    • Dottrina dell'essenza.
  2. Logica soggettiva:
    • Dottrina del concetto

La posizione della Logica nel sistemaModifica

Tutta la filosofia secondo Hegel ha come proprio oggetto il "pensiero" (inteso nel senso di pensiero oggettivo). Nello specifico la Logica, che costituisce la prima parte della filosofia (seguita dalla Filosofia della natura e dalla Filosofia dello spirito) ha come proprio oggetto di indagine il pensiero in quanto pensiero puro:

"Nella logica abbiamo a che fare con il pensiero puro, ossia con le determinazioni pure del pensiero. ... Nella logica i pensieri vengono colti in modo da non avere altro contenuto che quello appartenente al pensiero stesso e prodotto da esso. Così i pensieri sono pensieri puri."

(G.W.F. Hegel, Enciclopedia, cit., § 24, Agg. 2)

La natura è il pensiero nell'elemento dell'esteriorità; mentre lo spirito è il pensiero che diventa autocosciente, che si sa come pensiero[20].

La logica speculativa e la critica alle logiche formali e trascendentaliModifica

La logica hegeliana è "logica speculativa", logica del concreto, che si oppone tanto alla logica formale (o logica dell'astratto come quella aristotelica, che si limita a considerare il pensiero nella sua struttura formale, facendo astrazione dal ogni contenuto e come tale non è capace di esprimere la vita ) quanto alla logica trascendentale di impronta kantiana che, pur essendo una logica non astratta ma che prende in considerazione il contenuto, tuttavia procede secondo un punto di vista unilaterale e limitato che è quello del pensare intellettualistico e soggettivo[46]. Per Kant, infatti, il pensare è l'attività dell'intelletto, dunque di qualcosa che si arresta a determinazioni finite, a opposizioni assolute fra determinazioni, per cui che non è in grado di cogliere l'unità di determinazioni opposte e quindi non è in grado di cogliere il concreto. Inoltre per Kant il pensare è soggettivo nel senso che viene considerato esclusivamente come un'attività del soggetto umano, finito.

Per Hegel, al contrario, il pensare è un che di oggettivo, qualcosa che non si esaurisce nell'attività del soggetto. Il pensare costituisce l'anima immanente delle cose: la realtà è pensiero e quindi il reale è razionale, nel senso in cui si dice che ci sono leggi nella natura, che c'è della ragione nel mondo, che le cose in generale obbediscono a principi e a regole.

Logica speculativa e vecchia metafisicaModifica

La logica speculativa per Hegel non deve soltanto superare i limiti delle logiche formali e trascendentali, ma anche quelli della metafisica. La posizione di Hegel sulla metafisica pur essendo ambivalente (di critica e ammirazione ad un tempo), è tutto sommato chiara: Hegel infatti sostiene che una delle colpe di Kant è stata quella di avere privato il popolo tedesco della metafisica, ma «un popolo civile senza metafisica [è] simile a un tempio riccamente ornato, ma privo di santuario»[47]; con ciò, però, non si deve pensare che l'operazione di Hegel sia un ritorno ingenuo alla metafisica dogmatica pre-critica; Hegel è ben consapevole dei limiti e difetti della metafisica (come è evidente nel § dedicato alla metafisica classica nel Considerazioni del pensiero sull'oggettività, in Enc. 1830)[48]. Dunque, quando Hegel scrive che

« la scienza logica (...) costituisce la vera e propria metafisica[49] »

intende dire che la Logica costituisce lo sviluppo e l'inveramento di quello che un tempo si chiamava metafisica[50], per cui

« ... la vera e propria metafisica è la scienza logica.[51] »

Hegel, come Kant sia pure in modo diverso[52], è critico nei confronti della metafisica. Per Hegel, infatti, la metafisica presenta due grandi difetti: (1) tratta i suoi oggetti con categorie del pensare finito tipiche dell'intelletto, arrestandosi alle opposizioni fra determinazioni di pensiero; (2) è compromessa con forme rappresentative (come Dio, l'anima etc.) e non concettuali, e dunque non possiede ancora il punto di vista della logica, che deve avere a che fare esclusivamente con determinazioni di pensiero[53].

L'Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendioModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio.

CriticheModifica

 
F. Schelling

Nonostante abbia goduto di ampio consenso per quasi tutto l'Ottocento, Hegel e la sua filosofia sono stati oggetto di numerose critiche. Già l'ultimo Schelling vedeva in lui una grave impostura di fondo: dal fatto che una realtà sia razionalmente pensabile, infatti, Hegel concludeva che questa debba necessariamente esistere. Per Schelling è assurdo: il pensiero può stabilire soltanto le condizioni negative o necessarie (ma non sufficienti) perché qualcosa esista; la realtà effettiva, invece, non può essere creata, determinata dal pensiero logico, perché nasce da una volontà libera e irriducibile alla mera necessità razionale. Le condizioni positive che rendono possibile l'esistenza scaturiscono da un atto incondizionato e assoluto che, in quanto tale, è al di sopra di ogni spiegazione dialettica, mentre Hegel intendeva fare dell'Assoluto proprio il risultato di una mediazione logica, che giungerebbe a consapevolezza di sé solo a conclusione del processo dialettico.

« Per quanto riguarda Hegel, questi si vantava proprio di avere Dio come Spirito Assoluto a conclusione della filosofia. Ora, si può pensare uno Spirito Assoluto che non sia al contempo assoluta personalità, un essere assolutamente consapevole di sé?[54] »

Secondo Schelling è in particolare nella Natura, regno della caduta, che la filosofia hegeliana mostra tutti i suoi limiti, incapace com'è di cogliere l'aspetto volontario e non necessario del passaggio alla realtà. Il presunto estraniarsi dell'Idea nell'«Altro-da-sé» infatti avviene sempre all'interno del processo iniziale, in una maniera automatica che non rende ragione della caducità e della disgregazione a cui la Natura spesso è assoggettata.[55]

Tra gli altri critici, il filosofo anti-idealista Arthur Schopenhauer definì Hegel «un ciarlatano di mente ottusa, insipido, nauseabondo, illetterato, che raggiunse il colmo dell'audacia scarabocchiando e scodellando i più pazzi e mistificati non-sensi». Schopenhauer sostenne che, se si volesse istupidire un giovane, basterebbe fargli leggere le opere di Hegel per renderlo inetto a pensare.[56] Questa critica viene menzionata ironicamente da De Sanctis nel saggio in forma di dialogo Schopenhauer e Leopardi, in cui appunto viene esposta l'opinione di Schopenhauer secondo cui per istupidire un giovane non bisogna far altro che dargli in mano un libro di Hegel, e quando quello leggerà che «l'essere è il nulla», «l'infinito è il finito», «il generale è il particolare», «la storia è un sillogismo», finirà con l'andare all'ospedale dei pazzi[57].
Schopenhauer criticò l'hegelismo soprattutto perché presuppone un mondo razionale, dominato dalla Ragione, dallo Spirito Assoluto, quando a lui invece il mondo appariva dominato da un impulso irrazionale e inconscio, da una volontà di vivere che spinge l'uomo (ma anche gli altri esseri viventi e persino la materia inanimata) ad agire e così a soffrire, almeno fino a quando egli non se ne liberi praticando le vie della catarsi come l'arte, l'etica e la vita ascetica.

Anche l'esistenzialista Kierkegaard criticò aspramente il sistema hegeliano, ravvisandovi un illusorio superamento delle contraddizioni della realtà, che a suo avviso sono lacerate da un drammatico aut aut, generatore dell'angoscia della scelta, mentre Hegel credeva di poterle sanare nella logica dialettica astratta dell'et et, della tesi e dell'antitesi, che trova sempre la sua soluzione nella finale sintesi progressiva.

La filosofia di Friedrich Nietzsche presenta, per molti versi, un'evoluzione di pensiero opposta a tutto il sistema filosofico hegeliano. Anch'egli come Schopenhauer, seppur in modo differente, criticava la visione di un mondo perfetto, razionale e sistematico presentata da Hegel.[58]

Di diverso tenore le critiche di Karl Marx e Ludwig Feuerbach, i quali rimproveravano ad Hegel il suo ideologismo, il fatto che questi facesse discendere la realtà dall'idea, mentre secondo loro sarebbe la base materiale, economica e storica, a generare quella teoria che poi, a sua volta, tornerà a modificare la prassi. Nonostante ciò, Marx fondava il suo materialismo storico sulla dialettica hegeliana, mirando appunto a prelevarne il nocciolo razionale nascosto nel "guscio mistico".

Più recentemente Karl Popper ha definito Hegel un "profeta del totalitarismo"[59] per la sua concezione della storia in cui prevale la dimensione assoluta dello Stato. Popper respingeva anche l'idea che la dialettica hegeliana avesse un valore reale e ontologico, essendo palesemente contraria al principio di non-contraddizione. Popper contestava il fatto che le contraddizioni possano essere accolte e accettate come un dato di fatto, mentre in realtà dovrebbero servire a testimoniare l'incoerenza di una teoria e a falsificarla. Hegel invece, sostenendo che la realtà è intimamente contraddittoria, si è sottratto ad ogni logica e quindi, con fare disonesto, al rischio stesso di poter essere confutato. In proposito, Popper si è rifatto a Kant e alla differenza che questi poneva tra "opposizione logica" e "opposizione reale". Esempi di opposizione reale erano per Kant il salire e il cadere, il sorgere e il tramontare, il debito e il credito: in tutti questi casi, ciò che chiamiamo negativo è nella realtà un positivo anch'esso, perché non esistono oggetti "negativi" di per sé. Se esistono non possono venir equiparati a un non-essere; la negazione può essere solo logica. L'opposizione che su un piano astratto assume come estremi A e non-A, sul piano reale ha come estremi A e B, cioè opposti che sono entrambi positivi, reali. Hegel invece, secondo Popper, ha attribuito alla realtà le caratteristiche della logica astratta, in maniera assurda, trasferendo le contraddizioni logiche dal pensare all'essere e sostenendo, come poi avrebbe fatto Marx, l'"oggettività" del negativo.

Tra i critici minori del pensiero di Hegel si possono annoverare infine anche coloro che lamentano la complessità formale dei suoi scritti come Alexandre Koyré secondo cui il linguaggio di Hegel sarebbe «incomprensibile» e «intraducibile» con il ricorso anche a giochi di parole non sempre centrati come il famoso "aufheben". Theodor Haering è convinto che sia «... un segreto di Pulcinella che nessun interprete di Hegel sia in grado di spiegare, parola per parola, una sola pagina dei suoi scritti.»[60]. Il filosofo Massimo Baldini in alcune sue pubblicazioni sul linguaggio filosofico, annovera Hegel fra i filosofi più criptici e oscuri insieme a Fichte e a Schelling[61][62]

NoteModifica

  1. ^ (DE) G.W.F. Hegel, Vorrede, in Grundlinien der Philosophie des Rechts oder Naturrecht und Staatswissenschaft im Grundrisse, Berlin, Nicolaischen Buchhandlung, 1821, p. XIX, ISBN non esistente. URL consultato il 18 gennaio 2016.
  2. ^ cfr. F.CHIEREGHIN, Hegel e la metafisica classica, CEDAM, Padova, 1990.
  3. ^ A. FERRARIN, Hegel and Aristotle, Cambridge University Press, Cambridge 2001.
  4. ^ cfr. il paragrafo dedicato ad "Aristotele" in G.W.F. HEGEL, Lezioni sulla storia della filosofia, Laterza, Roma-Bari 2013.
  5. ^ In una puntata di "Caffé Filosofico", Remo Bodei ricorda tuttavia che durante il periodo di Tubinga il giovane filosofo sarebbe stato talvolta punito per la sua indisciplina (http://www.youtube.com/watch?v=dLxxMtdQkm8).
  6. ^ Herman Nohl (a cura di), Theologischen Jugendschriften nach den Handschriften der Königlichen Bibliothek in Berlin, Tübingen, J.C.B. Mohr, 1907.
  7. ^ Cf. G.W.F. Hegel - Biografia e opere in La Frusta. URL consultato il 30-01-2012.
  8. ^ Hegel, Epistolario, vol. 1, p. 233. Anteprima disponibile su books.google.it.
  9. ^ In Guido De Ruggiero, Storia della filosofia, Volume 8, Laterza, 1966 p.30
  10. ^ ANTONIO GARGANO: L'IDEALISMO TEDESCO - Fichte, Schelling, Hegel
  11. ^ Hegel segreto, Jacques D'Hondt
  12. ^ Jacques D'Hondt, Hegel, pp.20-21.
  13. ^ Hegel, Prefazione alla Fenomenologia dello spirito (1807)
  14. ^ Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio in Sapere.it alla voce "Sistema hegeliano"
  15. ^ Sapere.it, alla voce "Sistema hegeliano"
  16. ^ a b c d G. W. F. HEGEL, Fenomenologia dello Spirito, Pref., La Nuova Italia, Firenze 1960, p. 39
  17. ^ Hegel, Fenomenologia dello spirito, La Nuova Italia, Firenze 1973, vol.I, pp.216-217
  18. ^ Raffaella Santi, Platone, Hegel e la dialettica, Parte 1, Vita e Pensiero, 2000, p.119
  19. ^ cfr. H. MARCUSE, Hegels Ontologie und die Grundlegung einer Theorie der Geschichtlichkeit, Klostermann, Frankfurt am Mein 1932.
  20. ^ a b cfr. L. ILLETTERATI, P. GIUSPOLI, G. MENDOLA, Hegel, Carocci, Roma 2010, pp. 113 ss.
  21. ^ R. BODEI, La civetta e la talpa. Sistema ed epoca in Hegel, il Mulino, Bologna 2013, I, § 5
  22. ^ cfr. R. Bodei, La civetta e la talpa, cit.
  23. ^ cfr. G.W.F. HEGEL, Scienza della logica, Pref. 1812, 2 voll., Laterza, Roma-Bari, p. 30. - ID.,Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, con le Aggiunte, a cura di V. Verra, vol. 1 Utet, Torino 1981, §§ 24-5
  24. ^ G.W.F. HEGEL,Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, con le Aggiunte, a cura di V. Verra, vol. 1, Utet, Torino 1981, § 24, Ann.
  25. ^ ivi, § 24, Aggiunta n.1
  26. ^ Sulla nozione di pensiero oggettivo cfr. P. GIUSPOLI, Introduzione: la Scienza della logica come teoria generale dei processi di mediazione razionale, in G.W.F. Hegel, Scienza della logica. Libro primo. L’essere (1812), a cura di P. Giuspoli, G. Castegnaro e P. Livieri, Verifiche, Trento 2009, pp. IX-CXXIV; - C. HALBIG, Pensieri oggettivi, «Verifiche», 36 (2007), pp. 33-60; - L. ILLETTERATI, L’oggettività del pensiero. La filosofia di Hegel tra idealismo, anti-idealismo e realismo: un’introduzione, «Verifiche», 36 (2007), pp. 13-31; - W. JAESCHKE, Objektives Denken. Philosophiehistorische Erwägungen zur Konzeption und zur Aktualität der spekulativen Logik, «The Indipendent Journal of Philosophy», 3 (1979), pp. 23-37; - A. FERRARIN, Il pensare e l’io. Hegel critico di Kant, Carocci, Roma 2016.
  27. ^ ivi, § 25
  28. ^ G.W.F. HEGEL, Scienza della logica, Introd., vol. 1, Laterza, Roma-Bari 2004, p. 31.
  29. ^ a b G.W.F. HEGEL, Enciclopedia cit., § 79, p. 246.
  30. ^ A. FERRARIN, Il pensare e l'io. Hegel e la critica di Kant, Carocci, Roma 2016, § 2.1.
  31. ^ R. BODEI, La civetta e la talpa cit., cap. 3, n. 2: "Ci si è spesso soffermati sulla cosiddetta prima triade di concetti esposta nella Scienza della logica (essere, nulla, divenire) per affermare che le categorie utilizzate da Hegel si sviluppano – secondo uno schema diffusissimo ma falso, anche perché Hegel non si è mai servito di questi termini – al ritmo di «tesi», «antitesi», «sintesi». In realtà, il «superamento» (Aufhebung) degli opposti in conflitto avviene nel senso del tollere latino, in particolare dell’espressione Ecce agnus qui tollit peccata mundi, che «toglie» i peccati nel senso che ne toglie il peso, senza, però, dimenticare ciò che è accaduto, il passato. La presunta «sintesi» consiste nel non dimenticare o cancellare le opposizioni di partenza, che servono astrattamente a pensare il concetto che ne risulta, nel passare dalla «dialettica» alla «speculazione». Nel caso della cosiddetta prima triade, il «divenire» è pensabile in quanto categoria che, nello stesso tempo, include e cancella l’«essere» e il «nulla». Lo sviluppo delle successive categorie, fino alla conclusione della Scienza della logica, appare come un auto-movimento, un loro spontaneo dispiegarsi in cui il pensiero soggettivo fa da spettatore".
  32. ^ G.W.F. HEGEL, Scienza della logica, Pref. 1812, 2 voll., Laterza, Roma-Bari, p. 6
  33. ^ G.W.F. HEGEL, Lezioni sulla storia della filosofia, Introduzione 1825-6, Laterza, Roma-Bari, pp. 8-10.
  34. ^ a b c G.W.F. HEGEL, Scienza della logica, , 2 voll., Laterza, Roma-Bari, p. 159.
  35. ^ "Toglimento" è la traduzione che viene preferita fra gli studiosi del pensiero hegeliano come E. De Negri nella sua traduzione della Fenomenologia o anche da B. Croce per l'Enciclopedia. Altre traduzioni non fuorvianti sono quelle di "superamento" (V. Verra) e di "levamento" (G. Garelli). La traduzione con "sublimazione" (V.Cicero)può generare equivoci visto il significato preciso che questo termine ha assunto all'interno degli studi di psicologia di orientamento freudiano. In particolare, questa traduzione presenta l'inconveniente di raffigurare l'Aufhebung come un movimento in cui il "momento" viene tolto, ma in quanto sublimato viene rimosso dalla sfera della coscienza. (Sul problema della traduzione di Aufhebung: F. CHIEREGHIN, Note sul modo di tradurre "aufheben", in Verifiche, 25 (1996), pp. 233-49.
  36. ^ cfr. S. HOULGATE, The Opening of Hegel's Logic: From Being to Infinity, Purdue University Press, West Lafayette 2006.
  37. ^ G.W.F. HEGEL, Scienza della logica, 2 voll., Laterza, Roma-Bari 2004, p. 101.
  38. ^ cfr. P. GIUSPOLI, Idealismo, in Id. e L. Illetterati (a cura di), Filosofia classica tedesca: le parole chiave, Carocci, Roma 2016, pp. 75-102. cfr. F. BEISER, The Fate of Reason German Philosophy from Kant to Fichte, Harvard University Press, Harvard 1987.
  39. ^ cfr. P. GIUSPOLI, Idealismo e concretezza. Il paradigma epistemico hegeliano, Franco Angeli, Roma 2013.
  40. ^ cfr. L. ILLETTERATI, L'oggettività del pensiero. La filosofia di Hegel tra idealismo, anti-idealismo e realismo: un'introduzione, in "Verifiche", 36 (2007), pp. 13-31: "Hegel può essere letto tanto come un prosecutore dell’impostazione trascendentalistica kantiana in direzione di una sua ulteriore radicalizzazione, quanto anche come il suo critico più radicale. Ovvero, se si vuole, tanto un “idealista”, per usare una categoria con la quale si tende spesso a identificare la filosofia di Hegel, quanto però anche un “anti-idealista”, nella misura in cui la filosofia di Hegel vuole superare un’impostazione ipertrascendentalistica e forse anche un “realista” se è vero che il superamento del trascendentalismo passa attraverso il riconoscimento di un’idea del pensiero e del concetto che non è “mentalistica”, ma lo connota come qualcosa che non è affatto estraneo alla dimensione della realtà e del mondo" (p. 19).
  41. ^ cfr. L. ILLETTERATI, op. cit.; C. CESA, Introduzione in G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Laterza, Roma-Bari.
  42. ^ cfr. F. CHIEREGHIN, La Fenomenologia dello spirito di Hegel. Introduzione alla lettura, Carocci, Roma 1994, § 1.
  43. ^ cfr. J. HYPPOLITE, Genesi e struttura della Fenomenologia dello Spirito di Hegel, La nuova Italia, Firenze 1972, parte I.
  44. ^ Per la distinzione fra figure e momenti cfr. F. CHIEREGHIN, La Fenomenologia, cit. e L. ILLETTERATI et al., Hegel, cit., § 2.
  45. ^ La traduzione italiana di A.Moni-C.Cesa per Laterza riporta il testo della seconda edizione per la prima parte (Dottrina dell'essere). Il testo della prima edizione (1812), invece, è disponibile in traduzione italiana come: Scienza della logica. Libro primo. L’essere (1812), a cura di P. Giuspoli, G. Castegnaro e P. Livieri, Verifiche, Trento 2009.
  46. ^ cfr. L. LUGARINI, La trasformazione hegeliana della problematica categoriale, in G.Movia (a cura di), La logica di Hegel e la storia della filosofia, Atti del Convegno inter-nazionale di Cagliari (20-22 aprile 1993), Edizioni AV, Cagliari 1996, pp. 159-183. - cfr. anche S. HOULGATE, Hegel’s Logic, in F.C. Beiser (ed. by), The Cambridge Companion to Hegel and Nineteenth-Century Philosophy, Cambridge University Press, NY 2008, pp. 111-134
  47. ^ G.W.F. Hegel, Prefazione alla prima edizione [1812], in Id., Scienza della logica [1831²], trad. it. di A. Moni [1923], rivista e aggiornata da C. Cesa [1968], vol. I, Laterza, Roma-Bari 2004, p. 4.
  48. ^ cfr. S. Houlgate, Hegel’s Logic, in F.C. Beiser (ed.), The Cambridge Companion to Hegel and Nineteenth- Century Philosophy, Cambridge University Press, NY 2008, pp. 111-134.
  49. ^ G.W.F. Hegel, Op.cit. pagg.5-6
  50. ^ A conferma del fatto che la logica speculativa costituisca un superamento della metafisica si può riferire il fatto che Hegel stesso ha esplicitamente abbandonato il progetto di scrivere una metafisica con la stesura della Fenomenologia. Negli anni di Jena antecedenti al 1807, infatti, il sistema di Hegel presentava una struttura assai diversa da quella che si troverà realizzata nell'Enciclopedia: la prima parte del Sistema, infatti, era costituito da una Logica e Metafisica (cfr. G.W.F. HEGEL, Logica e Metafisica di Jena 1804-05, a cura di F. Chiereghin, Verifiche, Trento 1982.), in cui la logica faceva da introduzione alla metafisica speculativa; a partire dal 1807 Hegel modifica il progetto di sistema, e con esso il ruolo della Logica che ora sostituisce la Metafisica come prima parte del sistema (cfr. F. CHIEREGHIN, Storia della filosofia e sistema: il significato storico-speculativo della trasformazione della metafisica in logica secondo Hegel, in La logica di Hegel e la storia della filosofia, Atti del Convegno internazionale di Cagliari (20-22 aprile 1993), a cura di G. Movia, Edizioni AV, Cagliari 1996, pp. 25-47.)
  51. ^ G.W.F. Hegel, Op.cit. ibidem
  52. ^ Hegel condivide la critica di Kant alla metafisica portata avanti nella "Dialettica trascendentale" della KrV; la reputa, però, inadeguata e fallimentare, nella misura in cui (1) non è capace di mettere in discussione il modello finito di razionalità promosso da quella, e (2) promuove una visione delle categorie logiche come prive di qualsiasi oggettività e realtà, ridotte a mere forme del pensare soggettivo. cfr. S. HOULGATE, Hegel, Nietzsche and the Criticism of metaphysics, Cambridge University Press, Cambridge 1986, pp. 119-21.
  53. ^ cfr. A. NUZZO, Introduzione. Logica e metafisica hegeliane: problemi interpretativi, in La logica e la metafisica di Hegel. Guida alla critica, a cura di A. Nuzzo, Carocci, Roma 1993; - Id., La logica, in Guida a Hegel, a cura di C. Cesa, Laterza, Roma-Bari 1997, 2002, pp. 39-82; - S. HOULGATE, The Opening of Hegel's Logic: From Being to Infinity, Purdue University Press, West Lafayette 2006.
  54. ^ Schelling, Filosofia della rivelazione, Bompiani, 2002, trad. di Adriano Bausola, pag. 151
  55. ^ Leonardo Lotito, Potenza e concetto nella critica schellinghiana a Hegel, Milano, Guerini, 2006.
  56. ^ Arthur Schopenhauer, Parerga e Paralipomena
  57. ^ Francesco De Sanctis, Schopenhauer e Leopardi
  58. ^ Karl Löwith, Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX, Torino, Einaudi, 1949
  59. ^ K.Popper, La società aperta e i suoi nemici. Hegel e Marx falsi profeti, vol.II, Armando Armando, Roma 1974, pp.46-47
  60. ^ Massimo Baldini, Elogio dell'oscurità e della chiarezza, Armando Editore, 2004 p.89
  61. ^ Contro il filosofese, di Massimo Baldini, Laterza Editori, Bari-Roma 1991
  62. ^ Parlar chiaro, parlare oscuro, di Massimo Baldini, Laterza Editori, Bari-Roma 1989

BibliografiaModifica

Sulla vita di HegelModifica

  • Karl Rosenkranz, La vita di Hegel, Bompiani 2012 (edizione originale 1844)
  • Terry Pinkard, Hegel. A Biography, Cambridge University Press, 2000.

Traduzioni italianeModifica

Letteratura secondariaModifica

Fonti citateModifica

  • Baldini M., Contro il filosofese, Laterza, Roma-Bari 1991.
  • Baldini M., Elogio dell'oscurità e della chiarezza, Armand, Roma 2004.
  • Baldini M., Parlar chiaro, parlare oscuro, Laterza, Roma-Bari 1989
  • Beiser F., The Fate of Reason German Philosophy from Kant to Fichte, Harvard University Press, Harvard 1987.
  • Bodei R., Sistema ed epoca in Hegel, il Mulino, Bologna 1975 (poi: La civetta e la talpa. Sistema ed epoca in Hegel, il Mulino, Bologna 2014).
  • Cesa C., Introduzione in G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, Laterza, Roma-Bari.
  • Cesa C. (a cura di), Guida a Hegel, Laterza, Roma-Bari 2004.
  • Chiereghin F., Hegel e la metafisica classica, CEDAM, Padova, 1990.
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Altri studiModifica

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