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Enea Navarini
Bundesarchiv Bild 183-1982-0927-502, Nordafrika, Navarini, Rommel, Diesener.jpg
Il generale Navarini, il primo seduto da sinistra, in riunione in Nordafrica con i generali Erwin Rommel e Paul Diesener.
1º aprile1885 – 22 marzo 1977
Nato aCesena
Morto aMerano
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
War flag of the Italian Social Republic.svg Esercito Nazionale Repubblicano
ArmaFanteria
Anni di servizio1905 - 1945
GradoGenerale di corpo d'armata
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
CampagneCampagna italiana di Grecia
Campagna del Nordafrica
BattaglieBattaglia del solstizio
Operazione Crusader
Seconda battaglia di El Alamein
Comandante di56ª Divisione fanteria "Casale"
XXI Corpo d'armata
XIX Corpo d'armata
Decorazionivedi qui
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Enea Navarini (Cesena, 1º aprile 1885Merano, 22 marzo 1977) è stato un generale italiano. Ufficiale di fanteria pluridecorato del Regio Esercito, prese parte alla conquista della Libia, alla prima e alla seconda guerra mondiale e anche alla guerra d'Etiopia. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana ricoprendo il ruolo di comandante del Centro di Addestramento Unità Speciali.

Indice

BiografiaModifica

Nacque a Cesena il 1º aprile 1885,[1] figlio di Alessandro e Cleofe Pasini, e si arruolò nel Regio Esercito ottenendo il grado di sottotenente nel 1905. Promosso al grado di tenente nel 1911, quando si trovava presso il Collegio Militare di Napoli, l'anno successivo partì per la Cirenaica,[1] combattendo in seno al 93° Reggimento fanteria. Ritornò in Patria nel corso del 1914 con la promozione al grado di capitano, assegnato al 18º Reggimento fanteria.[1]

Con l'entrata in guerra del Regno d'Italia, avvenuta il 24 maggio 1915, combatte valorosamente operando in seno al 123°, 222°[2] e 117º Reggimento fanteria.[1] Ferito più volte in combattimento fu promosso in successione al grado di maggiore e poi a tenente colonnello per “merito di guerra”[3] nel novembre 1918. Al termine del conflitto risultava decorato con tre Medaglie d'argento[1] e due di Bronzo al valor militare, due Croci al merito di guerra,[1] un Encomio solenne e con la Croce di Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.[4] Divenuto membro della Commissione Alleata Plebiscitaria[1] che aveva sede a Klagenfurt am Wörthersee, in Carinzia, fino al 1923 fu contemporaneamente comandante del I Battaglione dell'80º Reggimento fanteria. Nel corso del 1927 divenne colonnello,[4] assumendo il comando dell'81º Reggimento fanteria "Torino", e dal 1932 al 1935 diresse la Scuola Militare di Roma.[1] Il 1º gennaio 1936 fu promosso al grado di Generale di brigata,[4] assumendo il comando della 17ª Brigata di fanteria "Ferrara"[1] di stanza a Forlì, ed alla fine dello stesso anno partì per la Somalia destinato al comando delle truppe del Galla e Sidama. Al termine della Guerra d'Etiopia fu decorato con la Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia.[1] Rientrò in Italia nel 1938 promosso al grado di Generale di divisione[4] il 30 giugno dello stesso anno, ed assumendo il comando della 56ª Divisione fanteria "Casale"[5] nel corso del 1939.

Dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia, il 10 giugno 1940, mantenne il comando della divisione, che il 14 marzo 1941 fu imbarcata per raggiungere l'Albania[5] per partecipare agli scontri conclusivi della campagna di Grecia.[5] Dopo la sconfitta dell'esercito greco nell'aprile dello stesso anno, egli fu trasferito[5] sul fronte nordafricano,[6] assegnato al comando il XXI Corpo d'armata.[6] Durante la campagna africana fu inoltre uno degli uomini di fiducia[7] di Erwin Rommel[7] e capo di Delease (l'emanazione del Comando Supremo Italiano in Africa Settentrionale), fino al suo rimpatrio il 14 ottobre 1942. A quell'epoca risultava decorato con una quarta Medaglia d'argento e una terza di Bronzo al valor militare, e con il titolo di Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia, ed era stato promosso al grado di Generale di corpo d'armata in data 20 febbraio dello stesso anno.

Il 26 ottobre 1942 riassunse[8] il comando del XXI Corpo d'armata,[9] su esplicita richiesta del generale Rommel,[10] nell'imminenza della seconda battaglia di El Alamein.[4] Dopo la sconfitta dell'armata italo-tedesca rimase a comandare le unità superstiti del suo corpo d'armata fino ai primi mesi del 1943,[9] quando in seguito alla ormai inevitabile perdita del fronte nordafricano, fu evacuato in Italia.

Dal 21 febbraio 1943 comandò il XIX Corpo d'armata,[11] e durante l'invasione dell'Italia,[12] assicurò la difesa costiera della Campania fino a che, l'11 settembre 1943,[12] a seguito dell'armistizio di Cassibile, anche il XIX Corpo venne sciolto.[12]

Cogliendo il momento di disordine creatosi a seguito dell'armistizio, riuscì a fuggire e a raggiungere il Nord Italia, dove si unì alle forze del neonato esercito[13] della Repubblica Sociale Italiana.[4] Dal 1944 divenne comandante del Centro di Addestramento Unità Speciali[13] della RSI.[4] Dopo la fine della guerra, nell'aprile del 1945 fu sottoposto a procedimento di epurazione con la perdita del ruolo e del grado, ma già nel corso dello stesso anno tali provvedimenti vennero revocati.[4] Si spense a Merano il 22 marzo 1977.[4]

OnorificenzeModifica

Onorificenze italianeModifica

  Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
— 7 ottobre 1937[14]
  Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 9 giugno 1943[14]
  Medaglia d'argento al valor militare
«Al comando della sua compagnia, irrompeva in una trincea avversaria, sotto nutrito fuoco di fucilieria, mitragliatrici e artiglieria. Ne manteneva con opportune disposizioni il possesso , vi faceva dei prigionieri e ingaggiava una fiera lotta con altri numerosi nemici sopraggiunti, dando così prova di mirabile coraggio.»
— Monte Sei Busi, 6 agosto 1916.
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante interinale di un battaglione, con sagge disposizioni con ammirevole ardire e sangue freddo, portava le sue truppe all'attacco di trincee nemiche, conquistandole. Mentre poi, nella ripresa dell'azione, si esponeva per meglio rendersi conto della situazione, veniva gravemente ferito.»
— Nova Vas, 15 settembre 1916.
  Medaglia d'argento al valor militare
«In tre giorni di aspra e dura lotta contro superiori forze nemiche, seppe guidare il suo battaglione con volontà tenace, abile perizia, fede incrollabile e indomito coraggio. Nobile esempio ai propri dipendenti nell'assalto, assolveva il compito affidatogli, mettendo in disordinata fuga il nemico, dopo avergli inflitte numerose perdite. Strenuo difensore della posizione conquistata , con decimate forze seppe resistere e ributtare i ripetuti e violentissimi contrattachi nemici, continuando efficacemente alla nostra vittoria.»
— Piave-Argine San Marco, 167-18 giugno 1918.
  Medaglia d'argento al valor militare
«Per l'esemplare calma, per l'alto ascendente e per il provato valore dimostrati in ripetute azioni di guerra alla testa del suo corpo d'armata.»
— 
A.S. 1º agosto 1941-27 luglio 1942.
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Benche ferito ad un braccio, teneva ancora per qualche tempo il comando del proprio reparto seguitando, con grande forza di volontà, a incorare i dipendenti. Ancora convalescente e con la ferita non ben rimarginata, riprendeva il suo posto di combattimento, dando bello esempio di serena fermezza e valore.»
— Sagrado, 29 luglio – Trincea delle Frasche (Carso), 4 settembre 1915.
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Primo fra tutti, condusse più volte il suo battaglione all'assalto, e nonostante le ingenti perdite, ottenne dai suoi soldati il maggior rendimento durante la lotta, dando bell'esempio di virtù militari.»
— Sober Vertoiba Superiore, 19-21 agosto 1917.
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Benche ferito ad un braccio, teneva ancora per qualche tempo il comando del proprio reparto seguitando, con grande forza di volontà, a incorare i dipendenti. Ancora convalescente e con la ferita non ben rimarginata, riprendeva il suo posto di combattimento, dando bello esempio di serena fermezza e valore.»
— Sagrado, 29 luglio – Trincea delle Frasche (Carso), 4 settembre 1915.
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Comandante di divisione in una fase offensiva, con azione rapida e decisa, si lanciava arditamente all'inseguimento del nemico, raggiungendolo e sostenendo con esso, vittoriosamente, aspri combattimenti. Organizzatore sapiente ed appassionato, faceva della sua divisione un blocco granitico e dimostrava anche in circostanze difficili, qualità eccellenti di capo risoluto e coraggioso.»
— Fronte greco, 9-24 aprile 1941-XIX.
  Croce al merito di guerra (2)
  Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  Ufficiale dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia
  Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
  Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— Regio Decreto 18 aprile 1931[15]
  Grande Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
  Grande Ufficiale dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia
  Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911 – 1912
  Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 1918
  Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
  Medaglia commemorativa italiana della vittoria
  Medaglia commemorativa per le operazioni in Africa Orientale

Onorificenze estereModifica

  Grande Ufficiale dell'Ordine di Skanderbeg (Albania)
— 1942
  Croce tedesca in oro (Germania)
— 21 dicembre 1942[16]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j Dal Pozzo 1993, p. 14
  2. ^ Comandò il II Battaglione del 222º Reggimento della Brigata fanteria "Ionio" dal 15 maggio al 30 ottobre 1918.
  3. ^ Ministero della Guerra, Bollettino Ufficiale 3 maggio 1919, dispensa 28ª (D.C.S. 25-2-1919).
  4. ^ a b c d e f g h i Dal Pozzo 1993, p. 15
  5. ^ a b c d Ford, White 2014, p. 18
  6. ^ a b Greene, Massignani 2007, p. 91
  7. ^ a b Ford 2012, p. 14
  8. ^ Riassunse il comando il 26 ottobre 1942.
  9. ^ a b Pettibone 2010, p. 87
  10. ^ Dal Pozzo 1993, p. 16
  11. ^ Biography of Lieutenant-General Enea Navarini
  12. ^ a b c Pettibone 2010, p. 86
  13. ^ a b Pettibone 2010, p. 48
  14. ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  15. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.240 del 16 ottobre 1931.
  16. ^ ww2awards.com.

BibliografiaModifica

  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 1, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 2, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Alberto Cavaciocchi, Andrea Ungari, Gli italiani in guerra, Milano, Ugo Mursia Editore s.r.l., 2014.
  • Angelo Del Boca, Gli italiani in Libia. Tripoli bel suol d'amore 1860-1922, Milano, A. Mondadori Editore, 2011, ISBN 978-88-04-42660-8.
  • Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale Vol.3, Milano, A. Mondadori Editore s.r.l., 2001.
  • (EN) Ken Ford, The Mareth Line 1943: The end in Africa, Botley, Osprey Publishing Company, 2012, ISBN 1-78200-299-5.
  • (EN) Ken Ford, John White, Gazala 1942: Rommel's Greatest Victory, Botley, Osprey Publishing Company, 2014, ISBN 1-84603-843-X.
  • (EN) Jack Greene, Alessandro Massignani, Rommel's North Africa Campaign: September 1940-november 1942, Da Capo Press, 2007, ISBN 0-306-81685-7.
  • David Irving, La pista della volpe, Milano, A. Mondadori Editore, 1978.
  • Giampaolo Pansa, I figli dell'Aquila, Milano, Sperling & Kupfer, 2014, ISBN 88-200-9209-3.
  • (EN) Charles D. Pettibone, The Organization and Order of Battle of Militaries in World War II. Vol.VI, Trafford Publishing, 2010, ISBN 1-4269-4633-3.
  • Giuseppe Rocco, L'organizzazione militare della RSI: sul finire della seconda guerra mondiale, Milano, Greco & Greco Editori s.r.l., 1998, ISBN 88-7980-173-2.

PeriodiciModifica

  • Enzo Dal Pozzo, Vita esemplare dei nostri grandi soldati, in Il Carrista d'Italia, nº 176, Roma, Associazione Nazionale Carristi d'Italia, novembre 1993, pp. 14-16.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • www.generals.dk, su generals.dk.
  • Enea Navarini, su assocarri.it. URL consultato il 19 agosto 2013 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).