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Prima battaglia di El Alamein
parte della campagna del Nordafrica della seconda guerra mondiale
Advance of the Panzerjager-Abteilung 39-AC1942.jpg
Avanzata delle forze italo-tedesche su El Alamein
Data1º luglio - 27 luglio 1942
LuogoEl Alamein, Egitto
EsitoVittoria difensiva italiana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
96.000 uomini (56.000 italiani);
585 carri armati;
meno di 500 aeroplani
150.000 uomini;
1.114 carri armati;
più di 1.500 aeroplani
Perdite
13.250 tra morti, dispersi e prigionieri[1]10.000 morti o dispersi[2]
7.000 prigionieri
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La prima battaglia di El Alamein fu uno scontro combattuto durante la seconda guerra mondiale, nello scacchiere del Nordafrica, che vide contrapposte le forze italo-tedesche, guidate da Erwin Rommel, e l'8ª Armata britannica al comando di Claude Auchinleck.

Indice

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Area della campagna del Deserto Occidentale 1941–1942 (clicca per allargare).

Dopo la penetrazione in Egitto delle forze dell'Asse e la imminente conquista di Marsa Matruh che avverrà il 27 giugno, le forze alleate comandate dal tenente generale Neil Ritchie si erano ritirate fino alla Linea di El Alamein, un fronte di 65 chilometri dove il deserto si restringe a formare un collo che va dal mare alla Depressione di Bab el Qattara. Tra El Qattara ed il mare vi sono due costoni che si ergono offrendo posizioni dominanti, e che Auchinkeck decise si sfruttare per la difesa: Miteiriya (o Miteriya) e Ruweisat. Il primo è leggermente più ad ovest di El Alamein, il secondo direttamente a sud a circa 15 km. Poi si trovano vari piccoli rilievi, detti in arabo Tell, come Tell el Eisa, collinette che possono essere sfruttate per controllare il terreno e che in un deserto piatto possono essere utilizzati come riferimenti per la navigazione e l'artiglieria.

 
L'area dei combattimenti a luglio 1942.

Dal lato italo-tedesco, Rommel da parte tedesca e Navarini da parte italiana in ottimi rapporti reciproci, il secondo a capo di Delease (l'emanazione del Comando Supremo Italiano in Africa Settentrionale) stavano organizzando il prosieguo dell'offensiva con obbiettivo il delta del Nilo. Il 25 giugno le avanguardie delle forze italo-tedesche avevano raggiunto Marsa Matruh, dove il comandante inglese Claude Auchinleck— Comandante in Capo (C-in-C) Middle East Command- aveva predisposto un blocco con unità del X e XIII Corpo d'armata. Una seconda postazione per rallentare la marcia dell'Asse era stata predisposta a Fuka. Le unità britanniche, anche per problemi di coordinamento, si ritirarono senza effettivamente riuscire a rallentare la marcia delle unità italo-tedesche. Le forze italo-tedesche erano logorate dalla veloce avanzata e dagli incessanti combattimenti, tanto che il XX corpo motocorazzato contava tremila uomini in tutto tra le tre divisioni, Ariete, Littorio e Trieste, che dovevano averne 7500 in organico, mentre i mezzi erano ridotti a "34 carri, 50 cannoni, 100 autocarri e 20 autoblindo"[3]; la RAF effettuava incessanti attacchi non solo su autocolonne e bersagli di rilievo ma su tutto ciò che si muovesse, e la mattina del 26 giugno una squadra di cacciabombardieri colpisce due auto su cui viaggiavano il generale Baldassarre, comandante del XX corpo, e il suo stato maggiore, mentre dirigevano la caccia alla 7ª divisione corazzata britannica; Baldassarre, che ferito aveva subito affidato il comando al generale De Stefanis, e quattro dei suoi ufficiali muoiono[4]. Il 26 giugno Auchinleck sollevò dal comando Ritchie ed assunse direttamente il comando anche dell'Ottava Armata[5]. Le fanterie britanniche e del Commonwealth prepararono delle postazioni di difesa costituite da zone trincerate e circondate da campi minati, senza poter occupare estensivamente tutta la linea del fronte; queste postazioni vennero denominate boxes[6], scatole, e i loro campi minati successivamente integrati dai genieri italiani e tedeschi saranno la base della cintura minata denominata giardini del diavolo[7] che assumerà una notevole importanza nelle fasi successive. I tre box così creati presidiavano ognuno una delle direttrici di accesso verso Alessandria, ma le forze a disposizione dei britannici il 1 luglio erano molto ridotte rispetto a quelle con cui avevano affrontato Rommel a Tobruk e Gazala. Le uniche divisioni a ranghi completi erano la 2ª di fanteria Neozelandese e la 1ª divisione corazzata britannica. Poi vi era la 1ª divisione di fanteria sudafricana del generale Pienaar, molto provata e ridotta negli effettivi, due gruppi di combattimento a livello brigata, la 9ª e la 18ª indiane, ed altri gruppi da combattimento formati partendo da divisioni in quel momento incomplete, la 7ª divisione corazzata (Desert rats, i topi del deserto), la 50ª di fanteria britannica ancora in addestramento nella zona del Delta e che arriverà nelle parti finali della battaglia[8] e la 5ª divisione di fanteria indiana; la 9ª divisione di fanteria australiana si stava avvicinando al fronte[9]. Precisamente, il primo box nell'area del XXX corpo d'armata era posto vicino alla stazione di El Alamein, e presidiato dalla 1ª divisione sudafricana con la 18ª brigata indiana posta a Deir El Sheyn, tra il costone di Miteriya e quello di Ruweisat; la 1ª divisione corazzata fulcro del X corpo era subito dietro vicino alle propaggini est di Ruweisat; il secondo box di competenza del XIII corpo d'armata era ad est di Bab el Qattara, presidiato dalla 6ª brigata neozelandese in posizione avanzata rispetto al resto della divisione che era scaglionato a una quindicina di km ad est; la 9ª brigata della 5ª divisione indiana era nel terzo box a Naqb Abu Dweis, all'estremità nord della depressione di Qattara, e la 5ª brigata motorizzata pattugliava lo spazio tra secondo e terzo box[10]. La 9a divisione australiana era ben fornita in uomini ma sotto organico in mezzi: carri vecchi e in numero insufficiente, pezzi anticarro solo da 2 libbre, ma nessuno da 6 libbre, pochi camion; la divisione faceva parte dapprima delle forze di difesa del Cairo, poi della Delta Force, le unità a difesa del Delta, che i britannici ritenevano in pericolo tanto da iniziare a predisporre la partenza delle unità della Mediterranean Fleet verso porti più sicuri mentre al Cairo come raccontato dal generale De Guingand si bruciavano documenti e il 30 giugno secondo il generale australiano Morshead si predisponeva lo spostamento del Middle East Headquarters verso luoghi più sicuri[11]. Arrivata al Delta, la 24a brigata e la 26a brigata si disponevano a cavallo del lago Maryut a pochi km da Alessandria tra la costa e la località di El Amiriya, preparando postazioni difensive nel caso che la linea di El Alamein venisse superata e predisponendo anche piani di inondazione selettiva per ridurre l'area da difendere[12]. I pareri dei comandanti britannici erano variegati ed andavano da quello del generale Norrie del XXX corpo che riteneva El Alamein l'ultima spiaggia ("Do or Die" letteralmente) anche se in seguito scrisse al generale Pienaar che avrebbe preferito trincerarsi dietro il Canale di Suez a quello di altri come quello del generale Gott che avrebbe preferito salvare l'Ottava Armata a scapito di Suez e dell'Egitto.[13].

 
Ufficiali italiani osservano il campo di battaglia il 7 luglio 1942

In Marsa Matruh entrarono i battaglioni X e XI del 7º Reggimento bersaglieri del colonnello Ugo Scirocco, ed una compagnia del XXXII Battaglione genio guastatori, facendo 6.500 prigionieri.[14][15] Il 1º luglio l'Afrika Korps attaccò: la linea alleata nei pressi di El Alamein non venne travolta fino a sera, e questa resistenza mise in stallo l'avanzata delle forze dell'Asse.

Il quartier generale di Rommel era in una grotta naturale a Marsa Matruh. Il 2 luglio Rommel concentrò le sue forze a nord, intendendo sfondare nei pressi di El Alamein. Auchinleck ordinò un contrattacco al centro delle linee dell'Asse, ma l'attacco fallì. Gli Alleati attaccarono con più successo anche a sud, contro le truppe italiane. Come risultato della resistenza Alleata, Rommel decise di riorganizzarsi e di difendere la linea conquistata.

Ordini di battagliaModifica

 
Mezzi del 39. Panzerjägerabteilung (parte del Kampfgruppe Gräf) distaccato dalla 21. Panzer-Division
 
Un semovente da 75/18, una delle armi anticarro in dotazione al Regio Esercito
 
Fanti italiani nel Nordafrica durante la battaglia di El Alamein

Di seguito sono elencati gli ordini di battaglia dell'Armata corazzata italo-tedesca e dell'Ottava armata britannica:

AsseModifica

Armata corazzata italo-tedesca:
comandante: generale Erwin Rommel; capo di stato maggiore: tenente colonnello Siegfried Westphal

Il XXXI battaglione guastatori d'Africa era in quel momento in forza al X corpo in appoggio alla Trento; dopo la battaglia verrà spostato a sud con il XXI corpo.

Tra queste unità, la 164. leichte Infanterie-Division (164ª Divisione di fanteria leggera) era arrivata in Africa nel marzo 1942, formata a partire dalla Festungs-Division Kreta. Venne impiegata per la prima volta proprio a El Alamein[17].

AlleatiModifica

 
Carri britannici muovono verso la linea di combattimento per ingaggiare i blindati tedeschi dopo che la fanteria ha liberato dei varchi nei campi minati nemici
 
Il maggior generale Dan Pienaar, comandante della 1ª Divisione sudafricana

Ottava armata britannica:
comandante: generale Claude Auchinleck; capo di stato maggiore: brigadier generale Francis Wilfred de Guingand

La battagliaModifica

 
Un blindato inglese Humber Mk II del 12th Royal Lancers di pattuglia a sud di El Alamein, luglio 1942

A partire dal 1º luglio ebbe inizio la prima battaglia di El Alamein, che si protrasse fino al 27 luglio. Auchinleck attaccò ancora il 10 luglio a Tel el Eisa, nel settore nord, prendendo oltre un migliaio di prigionieri. Per chiudere la breccia vennero inviati rinforzi del 7º Reggimento bersaglieri.[19] Mentre gran parte della Divisione "Sabratha" veniva decimata nel centro della città, il suo 85º Reggimento fanteria Verona del colonnello Erminio Angelozzi occupava la stazione ferroviaria, dove attendeva ulteriori ordini. Il 14 luglio la 2ª Divisione di fanteria neozelandese tornò all'attacco nel settore dell'altura di Ruweisat questa volta al centro dello schieramento difensivo della Divisione "Brescia".[19] Nella disperata battaglia si distinse per valore e combattività il personale del 19º Reggimento Fanteria, impegnato in durissimi scontri corpo a corpo contro le truppe alleate.[20][21] Rommel attaccò la mattina del 15 luglio con tutte le forze disponibili ristabilendo la situazione a suo favore. Nel settore di Tel el Eisa l'attacco degli australiani venne bloccato dalla forte resistenza dell'85º Reggimento del colonnello Angelozzi.[22][23] Il 22 luglio della 5ª Divisione indiana e 2^ neo-zelandese riuscirono a penetrare nelle linee della Divisione "Trieste"[24], la battaglia si estese ma gli attaccanti vennero respinti, perdendo 146 carri e più di 800 uomini catturati.[25] La divisione "Sabratha" subì tali perdite che ne venne decretato lo scioglimento ufficiale il 25 luglio[26]

Un nuovo attacco nemico si verificò tra il 26 ed il 27 luglio, risolvendosi ancora una volta in un completo insuccesso per i britannici. L'attacco della 9ª Divisione australiana si arenò davanti alla forte resistenza dei reparti del 61º Reggimento Fanteria della Divisione "Trento", che riuscirono a respingere le puntate offensive del nemico infliggendogli notevoli perdite.[27] Il II/28º Battaglione, colto di sorpresa, si trincerò ai piedi della collina di El Ruweisat, da dove l'ufficiale comandante, il maggiore Lew McCarter, chiese più volte l'appoggio dell'artiglieria, senza tuttavia ottenere risposta.[28] L'Ottava Armata era ormai esausta e per il 31 luglio Auchinleck ordinò la fine dell'offensiva e il rafforzamento delle difese per contrastare una massiccia controffensiva, che riteneva ormai imminente. La battaglia finì in stallo, ma fu decisiva per fermare l'avanzata dell'Asse verso Alessandria d'Egitto. Un secondo tentativo di sfondare le linee Alleate venne sventato dalle forze del Commonwealth nella Battaglia di Alam Halfa in agosto, e in ottobre, l'8ª Armata britannica, con il nuovo comandante Bernard Montgomery, riportò una netta vittoria contro le forze dell'Asse nella Seconda battaglia di El Alamein.

Un ulteriore grave danno per la Panzerarmee Afrika fu quando il 10 luglio la compagnia intercettazioni del 621º battaglione trasmissioni dell'Africa Korps, comandata dal capitano Alfred Seebohm si trovò suo malgrado a dover tappare una falla nelle linee dell'Asse; Seebohm morì insieme con parte del suo personale altamente addestrato e parte dei documenti cadde in mano nemica[29]. Gli inglesi quando esaminarono le carte sequestrate vi trovarono le trascrizioni dei messaggi dell'addetto militare dell'Ambasciata USA al Cairo colonnello Feller[29]; queste erano il frutto del Furto del Black Code, una operazione di intelligence italiana avvenuta nel settembre 1941[30], cioè quando gli Stati Uniti non erano ancora entrati in guerra e quindi erano una nazione neutrale.

Il 29 giugno Benito Mussolini era partito dall'aeroporto di Guidonia per poter assistere in prima persona alla battaglia: indossava la divisa di Maresciallo d'Italia ed aveva il proposito di sfilare vittorioso in Alessandria d'Egitto (o addirittura al Cairo) sopra un cavallo bianco alla testa delle truppe italiane[31][32]. Per timore di un attacco nemico il Duce si tenne a 1,8 km dal fronte e, ignorato da Rommel che non andò a salutarlo[33][34], trascorse il tempo andando a caccia nell'attesa della vittoria; il 20 luglio però, quando si rese conto che il successo non arrivava, lasciò l'Africa per tornare in patria[35].

NoteModifica

  1. ^ Compton Mackenzie, Eastern Epic (p. 589), London, Chatto & Windus, 1951.
  2. ^ Bruce Allen Watson, Exit Rommel (pag. 6), Mechanicsburg PA, StackpoleBooks, 1999. ISBN 978-0-8117-3381-6
  3. ^ Alamein33-62, p. 37
  4. ^ Alamein33-62, pp. 38,39
  5. ^ Playfair Vol. III, p. 285
  6. ^ Maughan, cap.12, pag 542
  7. ^ Sixty years on and the El Alamein armaments still maim, in The Daily Telegraph, 19 ottobre 2002. URL consultato il 10 luglio 2019.
  8. ^ a b (Northumbrian) Infantry Division, su everything.explained.today. URL consultato il accesso 19 lug 2019.
  9. ^ Maughan, cap.12, pag 543
  10. ^ Maughan, cap.12, pag 543
  11. ^ Maughan, cap.12, pag 543
  12. ^ Maughan, cap.12, pag 546
  13. ^ Maughan, cap.12, pag 547
  14. ^ "Le grand rêve africain semble se réaliser : le 29 juin 1942, le 7e régiment de bersaglieri enfonce les défenses de Mersa Matruh et capture 6 000 Britanniques." Les Guerres de Mussolini, De la campagne d'Ethiopie à la République de Salo, Dominique Lormier, J. Grancher, 1989, pag. 202
  15. ^ "Il mattino successivo, in seguito a un attacco concentrico, il 7º reggimento bersaglieri (colonnello Scirocco) con una compagnia del XXXII battaglione guastatori fece irruzione nel campo trincerato alle ore 9,30." Le Tre Battaglie di Alamein, Igino Gravina, Longanesi, 1971, pag. 51
  16. ^ Petacco 2001, p. 216.
  17. ^ (EN) 164. Leichte Afrika Division, su Axishistory.com. URL consultato il 5 giugno 2014.
  18. ^ https://www.iwm.org.uk/collections/item/object/1060034249
  19. ^ a b The Desert Night Was Vividly Lit (First Battle of Alamein) David Aldea, Comando Supremo: Italy at War.
  20. ^ "While the attacking brigades had been able to cut large gaps through the defences held by the Italian infantry, they had not been able to subdue all the resistance. Not surprisingly, most of the smaller outposts and defended localities had fallen easily but some of the larger posts had been bypassed during the night. The outposts which remained contained substantial number of anti-tank guns, machine guns and infantry. When daylight came, these posts were able to cover the area south of the ridge by fire and shot up any trucks foolhardy enough to drive forward." Pendulum Of War, Three Battles at El Alamein, Niall Barr, Random House, 2010, pag. 131
  21. ^ "Another night attack launched in confusion by a battalion of the 14th Punjabis toward Point 63 of Ruweisat resulted at dawn in the loss of the battalion and company commanders due to the spirited leadership of the 19th Regiment of the Brescia." Rommel's North Africa Campaign, September 1940-November 1942, Jack Greene, Alessandro Massignani, Da Capo Press, 2007, pag. 203
  22. ^ The Desert Night Was Vividly (First Battle of Alamein) David Aldea, Comando Supremo: Italy at War.
  23. ^ 1942: l'anno decisivo pag 2
  24. ^ "Colonel Gherardo Vaiarini de Piacenza, commanding the 65th Trieste Infantry, was killed; he met his death with such gallantry that he was posthumously awarded the Gold Medal ... The Trieste's other infantry colonel, Umberto Zanetti, commanding the 66th, was also killed - on July 22nd." Alamein 1933-1962, An Italian Story, Paolo Caccia Dominioni de Sillavengo, Allen & Unwin, 1966, pag. 83
  25. ^ "A mixed German-Italian combat team held on and proved that not all Italians had lost the will to fight. Many of these men resisted to the last bullet. Their heroic stand gave Rommel time to concentrate his Afrika Korps against the 23rd Armoured Brigade." Rommel's Desert War, The Life and Death of the Afrika Korps, Samuel W. Mitcham, Stackpole Books, 2007, pag. 122
  26. ^ [Regio Esercito - 60a Divisione di fanteria "Sabratha" http://www.regioesercito.it/reparti/fanteria/rediv60.htm]. URL consultato l'8 luglio 2019.
  27. ^ Morrises, Fords, Dingos And Jeeps (First Battle of Alamein) David Aldea, Comando Supremo: Italy at War.
  28. ^ Remembering 1942: Ruin Ridge
  29. ^ a b David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 208.
  30. ^ David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, p. 166.
  31. ^ June 29 1942 mussolini travels to africa thinking he will enter alexandria. He never did
  32. ^ El Alamein, eroi mandati a morire per una guerra assurda Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive., Wladimiro Settimelli, L'Unità, 14 ottobre 2002
  33. ^ La passione di El Alamein, pag. 44
  34. ^ Denis Mack Smith, Mussolini
  35. ^ E. Rommel, Guerra senza odio, Milano, Garzanti, 1952, pag. 314

BibliografiaModifica

  • David Irving, La pista della volpe, Milano, Mondadori, 1978, ISBN non esistente.
  • Paolo Caccia Dominioni, El Alamein. (1933-1962), Milano, Longanesi (prima edizione), Longanesi, 1962; 1963; 1966; Milano, Mursia, 1992, ISBN 88-425-3628-8.
  • Barton Maughan, Tobruk and El Alamein, Official History of Australia in the Second World War, III, Canberra, Australian War Memorial, 1966, OCLC 954993.
  • Major-General I. S. O. Playfair, Captain F. C. with Flynn RN, Brigadier C. J. C. Molony e Group Captain T. P. Gleave, The Mediterranean and Middle East: British Fortunes reach their Lowest Ebb (September 1941 to September 1942), a cura di J. R. M. Butler, History of the Second World War United Kingdom Military Series, III, Naval & Military Press, 2004 [1st. pub. HMSO 1960], ISBN 1-84574-067-X.

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