Erik Spoelstra

cestista e allenatore di pallacanestro statunitense
Erik Spoelstra
Erik Spoelstra and Joe DeRosa.jpg
Erik Spoelstra (a destra) parla con l'arbitro Joe DeRosa durante una partita dei Miami Heat
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex playmaker)
Squadra Miami Heat
Carriera
Giovanili
Jesuit High School
1988-1992Portland Pilots
Squadre di club
1992-1994Hertener Löwen
Carriera da allenatore
1992-1994Hertener Löwen
1997-2008Miami Heat(vice)
2008-Miami Heat567-392
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 31 ottobre 2020

Erik Jon Spoelstra (Evanston, 1º novembre 1970) è un ex cestista e allenatore di pallacanestro statunitense.

È sotto contratto con i Miami Heat, squadra dell'NBA. Dal 2001 al 2008 ha coperto la doppia carica di assistente allenatore e direttore dello scouting ma è nella squadra della Florida dal 1997.

Dalla high school alla GermaniaModifica

Suo padre, Jon Spoelstra, è stato un NBA Executive (ovvero un dirigente) dei Portland Trail Blazers, dei Denver Nuggets e dei New Jersey Nets. Spoelstra è di origini olandesi e irlandesi da parte di padre, mentre sua madre è filippina.

Spoelstra è cresciuto a Portland, nello Stato dell'Oregon, dove si è diplomato nella Jesuit High School nel 1988 e laureato nella University of Portland. Nella Jesuit High School è il terzo di tutti i tempi negli assist (488), terzo a pari merito nei tiri da tre punti realizzati (156) e sesto nella percentuale al tiro da tre (38,4%) e dal tiro libero (82,4%).

Spoelstra è stato playmaker titolare alla University of Portland per quattro anni ed è stato nominato freshman dell'anno della West Coast Conference nel 1989. Ha segnato con la maglia di Portland oltre mille punti.

Dopo il college, è stato allenatore-giocatore per due anni del TuS Herten (chiamati successivamente Herten Ruhr Devils), una squadra professionistica tedesca.

Carriera NBAModifica

Nell'aprile 2008, Spoelstra (soprannominato dai giocatori "Coach Spo") è stato nominato successore di Pat Riley come allenatore dei Miami Heat. Spoelstra era entrato nello staff dei Heat nel 1995 come coordinatore dei video, dopo due anni è diventato assistente allenatore/coordinatore dei video, poi è stato promosso assistente allenatore/scout avanzato nel 1999 e assistente allenatore/direttore dello scouting nel 2001.

Sulla nomina di allenatore di Spoelstra, Riley ha detto[1]:

«Questo adesso è un gioco per giovani allenatori che sono tecnologicamente qualificati, innovativi e che portano nuove idee. Questo è quello che speriamo di ottenere con Erik Spoelstra. Erik è un uomo nato per allenare»

(Pat Riley)

Le Finals coi Big ThreeModifica

Nell'estate 2010 gli Heat riescono a regalare a Spoelstra due grandissimi acquisti, quali LeBron James e Chris Bosh. Spoelstra porta gli Heat ai Playoffs, con la seconda piazza nella Eastern Conference, alle spalle dei soli Chicago Bulls. Gli Heat arrivano sino alle Finals, dove vengono però battuti per 4-2 dei Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki.

L'anno successivo gli Heat arrivano nuovamente ai Playoffs con la seconda piazza. Questa volta la squadra di Spoelstra elimina prima i New York Knicks (4-1), poi gli Indiana Pacers (4-2), e in finale di conference i Boston Celtics (4-3). Alle Finals affrontano gli Oklahoma City Thunder allenati da Scott Brooks, capaci di eliminare i San Antonio Spurs di Gregg Popovich. Dopo un primo passo falso in gara 1 gli Heat si rialzano, vincono la serie 4-1 e si aggiudicano il secondo titolo di franchigia, il primo per Spoelstra.

L'anno successivo i suoi Heat sono ancora più dominanti e superiori, arrivando ai Playoffs con la prima piazza assoluta, con 66 vittorie e sole 16 sconfitte. Inoltre la squadra riesce nell'impresa di infilare 27 vittorie consecutive, la seconda striscia vincente più lunga nella storia della lega.

Ai playoffs supera dapprima i Milwaukee Bucks (4-0), poi i Chicago Bulls (4-1) orfani di Derrick Rose, e infine in finale di Conference gli Indiana Pacers (4-3) di Paul George, per arrivare alle finals contro i San Antonio Spurs. Miami e San Antonio danno il via ad una serie molto combattuta, che si prolunga sino a gara 7, vinta da Miami, che bissa il titolo sconfiggendo gli Spurs 95-88. Per Spoelstra è il secondo anello NBA (consecutivo).

La stagione 2013-14 è l'ultima che vede Lebron James sotto contratto per gli Heat, che sono quindi chiamati a trarre il massimo dall'alchimia creatasi tra questi e le altre due star in rosa, Wade e Bosh. Spoelstra li conduce all'atto estremo per la quarta volta consecutiva, per la seconda contro gli Spurs, che però si aggiudicano la rivincita in 5 match[2]. Si chiude un ciclo d'oro per l'allenatore e la squadra della Florida; James infatti decide di ritornare ai Cleveland Cavaliers per provare a portarli al primo titolo nella storia [3]. Inoltre dopo il mancato Three-peat due giocatori chiave dello spogliatoio, Ray Allen e Shane Battier decidono di ritirarsi.

L'affermazione negli anni in chiaro scuro degli HeatModifica

Il 2014-15 si rivela un'annata molto sofferta: Bosh decide di rinnovare il contratto ma è tormentato dagli infortuni. Gli Heat dopo 4 anni in vetta mancano clamorosamente i Playoff, sebbene di poco.

Il 2015-16 è l'occasione per una nuova ricostruzione: il draft regala il promettente Justise Winslow, l'ampio spazio salariale permette di arrivare ai veterani Amar'e Stoudemire, Joe Johnson e Gerald Green; Spoelstra ora ha nuovamente un roster competitivo, e potenzialmente può piazzare un All-Star in ogni posizione. Miami chiude la stagione con un record di 48-34, sufficiente per vincere la Southeast Division e per finire al terzo posto nella Eastern. Menomati dall'aggravarsi degli acciacchi di Bosh, ormai irrecuperabile, gli Heat si fermano alle semifinali, in gara 7 contro i Raptors.

Il 2016-17 è un anno particolare sia per la franchigia che per l'allenatore: dopo aver cominciato la regular season con 11 vittorie e 30 sconfitte, una volta superata la boa di metà anno gli Heat cambiano marcia, vincono 30 delle successive 41 partite e sorprendono l’intera NBA[4].

Anche se non riescono a centrare i Playoff, pur chiudendo con lo stesso record dei Bulls ottavi, piovono complimenti sul coach, ritenuto capace di trasformare un roster mal amalgamato e di dubbio valore in una possibile contender. Agli esordi Spoelstra aveva dovuto pagare la "colpa" di avere dei grandissimi campioni in rosa e per ciò gli veniva imputato che i suoi successi fossero figli di tale fortunata circostanza, e che anzi avrebbe dovuto vincere di più; paradossalmente, con annate come questa, in cui si rivela capace di tirare fuori insospettabili qualità da giocatori di secondo piano, comincia a ritagliarsi una fama di sottostimato.

Gli Heat decidono di allungare contratti pesanti ai protagonisti dell'esaltante e sfortunata cavalcata primaverile, rinnovando James Johnson (60 milioni in quattro anni), Dion Waiters (52 milioni in quattro anni) e Kelly Olynyk (50 milioni sempre in quattro anni), che però si rivelano nuovamente altalenanti e delle zavorre per il mercato salariale. Questo porterà a due stagioni in chiaroscuro.

Il 2017-18 vede perciò la squadra eliminata al primo turno dei playoff per 4-1 dai Sixers dopo un record in regular di 44, mentre il 2018-19 si chiude con un deludente 39-43, che li esclude dalla post-season.

Ritorno alle FinalsModifica

Il 2019-2020 dà l'esatta misura del valore di Speolstra, dal momento che tutti riconoscono alle sue qualità manageriali il merito di un risultato straordinario: l'approdo alle Finals, le prime da quando Lebron James se ne era andato nel 2013-14. Gli avversari a ovest sono i Los Angeles Lakers guidati proprio da James. Durante la regular i suoi ragazzi confermano le qualità e i limiti delle annate precedenti: Il loro under/over a inizio stagione oscilla tra le 42.5 e le 44.5 vittorie, un range all’interno del quale Miami si mantengono tutto l’anno, chiudendo con 44 nell'anno in cui delle previste, canoniche 82 partite ne vengono tagliate 9 a causa della revisione dei calendari seguita al diffondersi del Corona Virus.[5] In linea di massima avrebbero quindi fatto un po' meglio dei risultati accreditagli a inizio stagione. Considerati una rosa sufficientemente solida da accedere sin troppo comodamente ai playoff, non si pensa possano fare molta strada nella cosiddetta "Bolla di Orlando", gli spazi entro Disney World a Orlando, in Florida, cui sono stati fatti abitare e giocare tutti i giocatori e gli staff delle squadre qualificatesi ai playoff, per permetterle di giocare correndo i rischi minori possibili di contagio. In queste condizioni alienanti e inedite si dipana la fiaba degli Heats, outsiders come i Toronto Raptors campioni nell'anno precedente.

Vi arrivano con la testa di serie numero 5, e al primo turno eliminano agevolmente i Pacers per 4-0. Nelle semifinali contro i Bucks si rivelano la squadra più capace nell'anno, e forse l'unica, nel contenere Giannīs Antetokounmpo, ala atleticamente straripante dotata pure di grande tecnica, e passano per 4-1; il merito viene riconosciuto al game plan difensivo architettato dal mister.[5]

Nelle Finals di conference contro i Celtics del preparato Brad Stevens è l'allenatore degli Heat a prevalere nello scontro tattico, la sua squadra è l'unica che riesce a prevalere sui verdi di Boston nonostante un roster non superiroe, e questo grazie a un'oliata organizzazione i cui effetti sono amplificati nel clima della bolla.[5]

Gli Heat 2020 di Spoelstra si qualificano quindi alle Finals come quinta peggior squadra di sempre per numero di vittorie in regolar. Per dare un'idea del livello medio della rosa, il solo Andre Iguodala era stato scelto al Draft NBA entro le prime 10 scelte, e questo nel lontano 2004. Alcuni dei giocatori più forti, come Goran Dragic, sono irrimediabilmente infortunati. Gli Heat sembrano destinati a far da comparse, invece, dopo essser stati schiantati nelle prime partite, la mano di Spoelstra li porta a eguagliare i più quotati rivali, e a costringere il duo avversario James-Davis a dare il massimo. La serie si chiude su un 4-2 e alcuni match tiratissimi, con alcuni giocatori Heat che giocano le migliori partite della loro carriera, come il rookie Tyler Herro e lo scatenato Jimmy Butler, arrivato con una trade nel luglio 2019.

Nonostante non arrivi un titolo considerato impossibile da conquistare, Spoelstra è come se lo avesse conquistato davvero: Herro, l'altro giovane Bam Adebayo arrivato nel 2017, Butler e Iguodala, arrivato solo nel febbraio dello stesso 2020, sono stati amalgamati così bene da diventare una contender in pochissimo tempo dall'allenatore, che vede così finalmente riconosciute le sue capacità da tutto il mondo NBA.[5]

StatisticheModifica

AllenatoreModifica

  V   Partite vinte   P   Partite perse   % V   Percentuale di vittorie   G   Partite giocate   Grassetto   Miglior risultato
Stagione Squadra Regular Season Post Season
V P % V G Posizione finale
2008-09 Miami Heat 43 39 52,4 82 3º in Southwest Division Sconfitto al Primo Round dai Hawks (3-4)
2009-10 Miami Heat 47 35 57,3 82 3º in Southwest Division Sconfitto al Primo Round dai Celtics (1-4)
2010-11 Miami Heat 58 24 70,7 82 1º in Southwest Division Sconfitto alle NBA finals dai Mavericks (2-4)
2011-12 Miami Heat 46 20 69,7 66 1º in Southwest Division Campione NBA
2012-13 Miami Heat 66 16 80,5 82 1º in Southwest Division Campione NBA
2013-14 Miami Heat 54 28 65,9 82 1º in Southwest Division Sconfitto alle NBA finals dai Spurs (1-4)
2014-15 Miami Heat 37 45 45,1 82 3º in Southwest Division Manca i Playoffs
2015-16 Miami Heat 48 34 58,5 82 1º in Southwest Division Sconfitto alle Semifinali di Conference dai Raptors (3-4)
2016-17 Miami Heat 41 41 50,0 82 3º in Southwest Division Manca i Playoffs
2017-18 Miami Heat 44 38 53,7 82 1º in Southwest Division Sconfitto al Primo Round dai 76ers (1-4)
2018-19 Miami Heat 39 43 47,6 82 3º in Southwest Division Manca i Playoffs
2019-20 Miami Heat 44 29 60,3 73 1° in Southwest Division Sconfitto alle NBA finals dai Lakers (2-4)
2020-21 Miami Heat 40 32 55,6 72 2° in Southwest Division Sconfitto al Primo Round dai Bucks (0-4)
Carriera 607 424 58,9 1031

Premi e riconoscimentiModifica

AllenatoreModifica

Miami Heat: 2012, 2013
  • 1 volta allenatore all'NBA All-Star Game (2013)
  • 1× Michael H. Goldberg Coach of the Year Award (2016-2017)

NoteModifica

  1. ^ http://www.miamiherald.com/sports/story/519566.html[collegamento interrotto]
  2. ^ Nba Finals, Spurs campioni dopo il 4-1 a Miami. Belinelli primo italiano da titolo, su La Gazzetta dello Sport - Tutto il rosa della vita. URL consultato il 3 gennaio 2020.
  3. ^ (EN) LeBron James (as told to Lee Jenkins), SI exclusive: LeBron James explains his return to Cleveland Cavaliers, su Sports Illustrated. URL consultato il 3 gennaio 2020.
  4. ^ Gli Heat hanno creato un nuovo capolavoro, su L'Ultimo Uomo, 10 gennaio 2020. URL consultato il 10 gennaio 2020.
  5. ^ a b c d Niccolò Scarpelli, I Miami Heat sono tornati, su L'Ultimo Uomo, 15-11-2020.

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