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Giuseppe De Stefanis (La Spezia, 20 dicembre 1885Roma, 11 dicembre 1965) è stato un generale italiano del Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale, ricordato per il suo ruolo in Egitto nel 1941/1942 e nello Stato Maggiore dell'Esercito a Roma e Brindisi nei giorni cruciali dell'armistizio dell'8 settembre 1943.

BiografiaModifica

Allievo della Regia Accademia dal 1903, divenne Sottotenente dell'arma di Artiglieria il 28 settembre 1905. Partecipò alla Grande Guerra, quale capitano e maggiore con grandi riconoscimenti al valore. Ufficiale proveniente dallo Stato Maggiore. Nel 1915 sposò la signorina Emanuela dei Visconti di Ozzano.

Da Colonnello (grado indossato il 29 ottobre 1932) fu comandante dell'8º reggimento di artiglieria Pasubio, con sede a Verona nel triennio 1932/1935 ed, in seguito, fu comandante dell'Artiglieria del VII° C.d'A. a Firenze e capoufficio addestramento presso il comando del corpo di SM a Roma.

Dal 1º settembre 1937, promosso Generale di Brigata, fu prima al comando dell'artiglieria del Corpo Corazzato e poi al comando della 24ª divisione di fanteria Pinerolo, al principio del 1940, a guerra non ancora iniziata.

Dal 1º gennaio 1941 fu promosso generale di divisione.

La Pinerolo fu trasferita, nel gennaio 1941, sul fronte greco albanese e, alla resa della Grecia, in aprile, rimase quale unità da occupazione in Tessaglia; De Stefanis fu quindi trasferito in Libia al comando della 102ª divisione motorizzata Trento nell'agosto del 1941, sostituito al comando della Pinerolo dal generale di divisione Licurgo Zannini. Per tali meriti fu decorato il 3 ottobre 1941 quale Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia.

Una volta in Africa Settentrionale, il generale De Stefanis partecipò ai vari cicli operativi autunnali del 1941 con la Trento, passando poi, a gennaio 1942 al comando della 132ª divisione corazzata Ariete conseguendo numerosi successi e rendendo la detta unità tra le più famose del R.E.

Per tali meriti fu decorato il 26 maggio 1942 quale Ufficiale dell'Ordine Militare d'Italia.

Permase in tale incarico sino al 26 giugno seguente, quando sostituì il generale Ettore Baldassarre, caduto a Marsa Matruh nell'inseguimento delle unità inglesi in ritirata, al comando del XX° Corpo. Lasciò il comando dell'Ariete al generale di brigata Francesco Antonio Arena.

Al comando del XX° Corpo partecipò alle varie fasi delle battaglie di El Alamein, ottenendo il grado di generale di Corpo d'Armata il 14 novembre 1942. Dopo la sconfitta in Egitto si ritirò sino in Tunisia col solo suo comando perdendo tutte le unità di manovra ed attestandosi sulla Linea del Mareth; fu poi sostituito dal generale di Corpo d'Armata Taddeo Orlando il 4 febbraio 1943 e rimpatriato.

Dal 3 maggio 1943 divenne sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito per le operazioni. Partecipò, a Roma, in sostituzione del generale Roatta, Capo di SME, al Consiglio della Corona il pomeriggio dell'8 settembre 1943, dove si decise di dar corso all'armistizio dopo la diffusione della notizia da parte alleata da Radio Algeri.

La notte seguente fu tra i militari che partì da Roma verso Ortona con i sovrani e arrivò a Brindisi. Qui alcune settimane dopo assunse prima il comando del LI° Corpo, pletorica unità appena istituita ma priva di fatto di vere truppe dipendenti. Nel giugno 1944 fu a capo della Delegazione A dello SM, ossia l'organizzazione delle forze italiane che opereranno per conto degli alleati nel 1945 coi gruppi da combattimento.

Fu considerato da tutti sicuramente tra i migliori generali italiani della seconda guerra mondiale.

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