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Harold Alexander
I conte Alexander di Tunisi
Sir Harold Alexander 026065.jpg
10 dicembre 1891 – 16 giugno 1969
(77 anni)
Nato aLondra
Morto aSlough
Dati militari
Paese servitoRegno Unito Regno Unito
Forza armataFlag of the British Army (1938-present).svg British Army
UnitàIrish Guards
Anni di servizio1911 - 1946
GradoMaresciallo di campo
GuerrePrima guerra mondiale
Guerra d'indipendenza lettone
Seconda guerra mondiale
Comandante di15th Army Group
Middle East Command
Southern Command
Studi militariRoyal Military College, Sandhurst
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Harold Rupert Leofric George Alexander, I conte Alexander di Tunisi (Londra, 10 dicembre 1891Slough, 16 giugno 1969), è stato un generale e politico britannico, ministro della Difesa e governatore del Canada.

Indice

BiografiaModifica

Partecipò alla prima guerra mondiale, durante la quale si comportò con grandissimo valore; si racconta che portasse sempre una piccola bandiera irlandese in tasca perché, diceva: «Voglio essere il primo a piantarla a Berlino». Uno dei grandi protagonisti della seconda guerra mondiale, Alexander fu il capo del corpo di spedizione alleato che sbarcò in Sicilia. Lo sbarco in Sicilia contribuì in maniera rilevante alla cacciata dell'esercito tedesco dall'Italia e alla caduta del regime fascista. Eppure, il generale Alexander nella prima metà della guerra si era trovato a dirigere soltanto catastrofiche ritirate. Nel 1940, infatti, al comando del I Corpo d'armata, guidò l'evacuazione delle truppe alleate da Dunkerque; si narra che Alexander fu l'ultimo a lasciare la spiaggia e prima di imbarcarsi, volle ancora perlustrare la costa su un motoscafo per accertarsi che non fosse rimasto nessuno da mettere in salvo.

Nel 1942, arrivò in Birmania quando Rangoon (capitale del Myanmar) era ormai circondata dai giapponesi; la fulminea invasione giapponese obbligò l'esercito di Alexander a una umiliante e frettolosa ritirata da Rangoon e dalla Birmania. Così, paradossalmente, furono due sconfitte a far sì che gli fossero affidati altri importantissimi comandi: nel 1942, quello di tutte le forze britanniche nell'Africa settentrionale (in concomitanza con l'arrivo del generale Bernard Montgomery al comando dell'VIII armata britannica), e alla fine del 1944, dell'intero esercito alleato nel mar Mediterraneo (sostituendo il generale Henry Maitland Wilson). Nel gennaio 1943 partecipò alla conferenza di Casablanca, incontro fra Winston Churchill, Franklin Delano Roosevelt e Charles de Gaulle. Organizzò la spedizione inglese nell'Africa del nord; fermò e respinse l'Afrika Korps del generale Erwin Rommel. Le truppe italo-tedesche furono costrette a ritirarsi dall'Egitto, per tutta la Libia, fino in Tunisia; a Tunisi furono definitivamente sconfitte nel maggio del 1943.

Dopo la conquista del Nord Africa, Alexander ebbe il comando di tutte le forze alleate presenti in Italia (e il comando della Sicilia occupata, dal luglio al settembre 1943) e insieme con il generale Dwight David Eisenhower, concluse l'armistizio (costituito da un armistizio "corto" e da uno "lungo") con il maresciallo Pietro Badoglio, che divenne operativo e ufficiale l'8 settembre 1943. Continuò la guerra contro i tedeschi fino alla presa di Roma (4 giugno 1944). Nell'agosto 1944 Alexander diffuse un foglio d'istruzioni[1] in cui invitava i vari Comitati di Liberazione Nazionale ad "assalire i comandi e i piccoli centri militari[1]! Uccidere i germanici alle spalle, in modo da fuggire alla reazione per poterne uccidere degli altri".[2][3]

Il 26 agosto dello stesso anno Nello Iacchini, partigiano italiano, gli salvò la vita catturando un cecchino tedesco appostato nei pressi di Saltara sulla strada lungo la quale poco dopo sarebbero passati Alexander e Winston Churchill, in visita in Italia. Il 13 novembre 1944 lanciò per radio l'ordine alle formazioni partigiane il "Proclama Alexander"[4] di «cessare le operazioni organizzate su vasta scala», pur specificando che era necessario «conservare le munizioni e i materiali» e «approfittare però ugualmente delle occasioni favorevoli per attaccare i tedeschi e i fascisti» oltre che «continuare nella raccolta delle notizie di carattere militare concernenti il nemico». Contro le stesse intenzioni di Alexander, il messaggio fu interpretato come un invito a desistere. In ogni caso il comando del Corpo volontari della libertà evitò lo smantellamento inopinato della Resistenza.[5]

Fu nominato maresciallo e comandante supremo delle forze alleate del Mediterraneo durante la fase finale della guerra e della Resistenza nel Nord Italia tra il 1944 e il 1945. Il comando delle truppe alleate in Italia passò al generale statunitense Mark Clark, che instaurò una più duttile collaborazione con il CLN. Fu lui a consegnare a Tito i prigionieri di guerra iugoslavi anticomunisti (in particolare dello Stato Indipendente di Croazia) che furono poi sterminati dai partigiani iugoslavi in quello che è noto come Massacro di Bleiburg. Il 9 giugno 1945 firmò a Belgrado l'accordo relativo ai confini provvisori, la linea Morgan, tra l'Italia e la nuova Jugoslavia.

Dopo la guerra fu Governatore Generale del Canada; fu ministro della Difesa dal gennaio del 1952 all'ottobre del 1954. Fu nominato visconte con il titolo di Alexander di Tunisi (Alexander of Tunis). Nel 1946 fu nominato conte e venne insignito anche della Legion d'Onore dal governo francese. Morì a Slough, nei pressi di Londra, il 16 giugno del 1969.

Massone, fu membro effettivo della Loggia Athlumney n. 3245 di Londra, della quale fu Maestro venerabile nel 1938-1939, ed ebbe varie cariche nella Gran Loggia unita d'Inghilterra, tra le quali quella di Gran sorvegliante[6].

OnorificenzeModifica

Stemma di Harold Alexander, I conte Alexander di Tunisi

Onorificenze inglesiModifica

  Gran Maestro dell'Ordine di San Michele e San Giorgio
— Dal 25 marzo 1960 al 12 ottobre 1967
  Compagno del Distinguished Service Order
— 20 ottobre 1916
  Compagno dell'Ordine della Stella d'India
— 7 febbraio 1936
  Compagno dell'Ordine del Bagno
— 1938
  Cavaliere Commendatore dell'Ordine del Bagno
— 1º gennaio 1942
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine del Bagno
— 11 novembre 1942
  Cavaliere di Grazia e Giustizia del Venerabile Ordine di San Giovanni
— 1º gennaio 1946
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di San Michele e San Giorgio
— 20 gennaio 1946
  Cavaliere dell'Ordine della Giarrettiera
— 3 dicembre 1946
  Membro dell'Ordine al Merito del Regno Unito
— 23 aprile 1960
  Military cross
— 14 gennaio 1916
  1914-15 Star
— 1919
  British War Medal
— 1919
  Medaglia interalleata della vittoria
— 1919
  Royal Navy Long Service and Good Conduct Medal
— 1926
  Medaglia del giubileo d'argento di Giorgio V
— 1935
  India General Service Medal (1936)
— 1936
  Medaglia dell'incoronazione di Giorgio VI
— 1937
  1939–45 Star
— 1945
  Burma Star
— 1945
  Italy Star
— 1945
  Africa Star
— 1945
  War Medal 1939–1945
— 1945
  Medaglia dell'incoronazione di Elisabetta II
— 2 giugno 1953

Onorificenze straniereModifica

  Canadian Forces Decoration (Canada)
— 7 giugno 1951
  Cavaliere dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
— 20 ottobre 1916
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Legion d'Onore (Francia)
  Cavaliere di II Classe con spade dell'Ordine di Sant'Anna (Impero di Russia)
  Croce d'Argento dell'Ordine Virtuti Militari (Polonia)
— 5 dicembre 1944
  Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine di Giorgio I (Regno di Grecia)
— 20 giugno 1944
  Commendatore Capo della Legion of Merit (Stati Uniti)
— 10 agosto 1943
  Distinguished Service Cross (Stati Uniti)
— 2 agosto 1945
  Ordine di Suvorov di I Classe (URSS)
— 29 febbraio 1944

NoteModifica

  1. ^ a b Giorgio Bocca, Storia dell'Italia partigiana, Oscar Mondadori, Cles (TN), 2010, p. 387.
  2. ^ Pietro Caporilli, Trentanni di vita italiana, Michele Nastasi editore, 1967, Roma, pag. 653-654
  3. ^ Manifesto di Kesselring 1944- Italia Germania Militaria
  4. ^ Il testo del Proclama Alexander, dal sito ANPI Cremona
  5. ^ AA.VV., Storia d'Italia, De Agostini, 1991, p. 507
  6. ^ Giordano Gamberini, Mille volti di massoni, Roma, Ed. Erasmo, 1975, p. 235.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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