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L'angelo bianco (film 1955)

film del 1955 diretto da Raffaello Matarazzo
L'angelo bianco
L'angelo bianco (film 1955).jpg
Yvonne Sanson interpreta il doppio ruolo di Lina Marcolin e Luisa Fanti-Suor Addolorata
Paese di produzioneItalia
Anno1955
Durata100 min
Dati tecniciB/N
Generedrammatico, sentimentale
RegiaRaffaello Matarazzo
SoggettoRaffaello Matarazzo, Giovanna Soria, Piero Pierotti
SceneggiaturaAldo De Benedetti, Raffaello Matarazzo, Giovanna Soria, Piero Pierotti
Casa di produzioneLabor Film, Titanus
Distribuzione (Italia)Titanus
FotografiaTonino Delli Colli
MontaggioMario Serandrei
MusicheMichele Cozzoli
ScenografiaOttavio Scotti
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

L'angelo bianco è un film del 1955 diretto da Raffaello Matarazzo.

È il seguito di I figli di nessuno (1951).

Fu distribuito nelle sale il 18 aprile del 1955.

Indice

TramaModifica

Morto Bruno, il figlio avuto da Luisa Fanti, ormai diventata Suor Addolorata, Guido decide di separarsi dalla moglie Elena chiedendo ed ottenendo l'affidamento della loro figlia Anna. Elena, disperata, fugge assieme alla figlia su di un motoscafo durante un temporale; durante la fuga le due rimangono vittime di un incidente, venendo ritrovate senza vita la mattina dopo.

Guido, per riprendersi dal dolore causato da questo ennesimo lutto si butta a capofitto sul lavoro rimettendo in sesto la cava di marmo di sua proprietà salvando i posti di lavoro dei propri dipendenti; durante un viaggio d'affari, Guido conosce Lina Marcolin, una ballerina di avanspettacolo incredibilmente somigliante a Luisa ed inizia a frequentarla. Lina, poco a poco, inizia a provare qualcosa per Guido ma non riesce ad innamorarsene pienamente in quanto teme che l'uomo la frequenti solo per via della sua incredibile somiglianza con la sua amata ormai perduta. In seguito Lina, incastrata in un giro di banconote false, finisce in carcere dove scopre di aspettare un bambino da Guido. Prima di morire per le percosse ingiustamente subite dalle compagne che la credono una delatrice del direttore del penitenziario, grazie all'intervento di Suor Addolorata, Lina riesce a sposare Guido in modo che il figlio sia riconosciuto come legittimo. Subito dopo la cerimonia la donna partorisce il bambino e muore nell'infermeria.

CriticaModifica

«(...) Notando che le galeotte sfogliavano, in carcere, giornali a fumetti balbettai: "E il regista Raffaello Matarazzo è a piede libero". Ma i fumetti hanno un pudore, una misericordia nativi: hanno la periodicità, le soste ebdomandarie fra una gerla di episodiacci e l'altra (...). I film come L'Angelo Bianco, invece, non danno requie ai loro schiavi suburbani: li attanagliano e li seviziano fotogramma per fotogramma, senza il ristoro di un intervallo, del secchio di acqua fredda che l'aguzzino getta addosso al tormentato (...). Per me, l'indubbio interesse dei più rozzi spettatori dell'Angelo Bianco, è morboso, non tenero ma, al contrario, perfido: è lo stesso che radunava tanta plebe intorno alle forche e ai roghi dell'Inquisizione»

(Giuseppe Marotta[1])

«L'angelo bianco raggiunge il suo scopo: far versare lacrime. Gli interpreti fanno del loro meglio per dare ai personaggi alquanto inverosimili qualche verosimile accento. Ma c'è anche una dimensione fantastica (Quasi una storia di fantasmi, Prudenzi) che gli dà un tono insolito»

(Laura, Luisa e Morando Morandini[2])

NoteModifica

  1. ^ Questo buffo cinema, Bompiani, Milano, 1956
  2. ^ Il Morandini: dizionario dei film 2001, Zanichelli, Bologna, 2000. ISBN 88-08-03105-5

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