La fornarina (film)

film del 1944 diretto da Enrico Guazzoni
La fornarina
Paese di produzioneItalia
Anno1944
Durata96 min
Dati tecnicibianco e nero
Generedrammatico, storico
RegiaEnrico Guazzoni
SoggettoTullio Gramantieri, Sem Benelli
SceneggiaturaTullio Gramantieri, Alberto Casella, Giorgio Pàstina, Tomaso Smith
Casa di produzioneConsorzio Cinematografico E.I.A. Produzione, Mediterranea Film
Distribuzione in italianoE.I.A.
FotografiaGiuseppe La Torre
MontaggioDuilio Lucarelli
MusicheEzio Carabella, Giuseppe Savagnone
ScenografiaVirgilio Marchi
CostumiEmma Calderini
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

La fornarina è un film storico di genere drammatico del 1944 diretto da Enrico Guazzoni, tratto dall'omonimo romanzo di Tullio Gramantieri.

TramaModifica

Roma rinascimentale: il giovane pittore Raffaello Sanzio conosce Margherita, una fanciulla del popolo, ne fa la sua modella per il quadro "La fornarina", ne diviene l'amante e conviverà con lei. La ragazza gli ispirerà anche alcune Madonne, ma tale relazione suscita le gelosie di una bellissima aristocratica che ordina di nascosto il rapimento della fanciulla. Raffaello cade in stato di prostrazione e fa di tutto per rintracciare Margherita; ma quando la ritrova è ormai troppo tardi perché, minato nel fisico e nel morale, subisce un collasso che lo porta alla morte, proprio il giorno della processione del Venerdì Santo.

ProduzioneModifica

Il film venne girato nel 1943 negli stabilimenti di Cinecittà, con Carlo Borsari in qualità di direttore di produzione.

Lída Baarová appare con il seno nudo in una scena del film, mentre Anneliese Uhlig appare nuda, ma di schiena, in un'altra scena del film. Oltre a Raffaello Sanzio e al Papa Giulio II, nella pellicola non sono pochi i personaggi realmente esistiti. D'altra parte il regista Enrico Guazzoni, anche pittore, così come il protagonista della storia che interpreta Raffaello, Walter Lazzaro, è stato, come scrive Georges Sadoul, «il principale creatore delle grandi messinscene all'italiana. (...) influenzò con i suoi film in costume (...) Griffith, Lubitsch, Hollywood e certe coproduzioni italiane dopo il 1945»[1]. Il film è altresì molto documentato e gli aneddoti sono calzanti, basta pensare al personaggio di mastro Timoteo, ovvero Timoteo Viti, messo in scena nel suo periodo romano, prima maestro e poi collaboratore dello stesso Raffaello fino alla sua prematura morte avvenuta nel 1520.

CriticaModifica

Pietro Bianchi parla di una Baarova oramai stanca e invecchiata e del suo passato legame con Joseph Goebbels: «L'interprete della Fornarina è la celebre attrice boema Lida Baarova. Dispiace parlar male di lei, legata nel nostro ricordo a un piacere cinematografico non straordinario ma vivido e vivace, il film Barcarola» di Gerhard Lamprecht del 1935.[2].

DistribuzioneModifica

Ottenne il visto censura n. 31.987 del 21 giugno 1943, ma ebbe una distribuzione irregolare. A Roma venne presentato nell'ottobre del 1944, mentre a Torino ed a Milano arrivò nelle sale solo nel dicembre 1945.

NoteModifica

  1. ^ Georges Sadoul, Il cinema. Vol. 1° - I I cineasti, Sansoni Enciclopedie pratiche, Firenze 1967 e 1981. Titolo originale Dictionnaire des Cinéastes (c) by Éditions du Seuil, Paris
  2. ^ Pietro Bianchi, La Fornarina, Oggi, 5.2.1946, sta in Pietro Bianchi, L'occhio di vetro. Il cinema degli anni 1945 - 1950, Prefazione di Oreste Del Buono, Edizioni Il Formichiere, Milano 1979

Collegamenti esterniModifica

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