Lanza (famiglia)

famiglia
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Lanza
Lanza coa.jpg
principalior omnium[1]
D'oro al leone coronato di nero, armato e lampassato di rosso.
Scudo bordato d'argento e di rosso. Corona di principe e mantello di velluto scarlatto foderato d'ermellino.
StatoBandiera del Regno di Sicilia 4.svg Regno di Sicilia
Due Sicilie Regno delle Due Sicilie
Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
Italia Italia
TitoliCroix pattée.svg Principe di Trabia
Croix pattée.svg Principe di Santo Stefano di Mistretta
Croix pattée.svg Principe di Scordia
Croix pattée.svg Principe di Butera
Croix pattée.svg Principe di Pietraperzia
Croix pattée.svg Principe di Scalea
Croix pattée.svg Principe di Catena
Croix pattée.svg Principe di Campofiorito
Croix pattée.svg Duca di Brolo
Croix pattée.svg Duca di Camastra
Croix pattée.svg Duca di Santa Lucia
Croix pattée.svg Duca di Branciforte
Croix pattée.svg Marchese di Villa Urriuta
Croix pattée.svg Marchese di Militello
Croix pattée.svg Marchese di Barrafranca
Croix pattée.svg Marchese della Ginestra
Croix pattée.svg Marchese di Misuraca
Croix pattée.svg Conte di Mazzarino
Croix pattée.svg Conte di Mussomeli
Croix pattée.svg Conte di Raccuia
Croix pattée.svg Conte di Sommatino
Croix pattée.svg Conte di Caltanissetta
Croix pattée.svg Barone di Longi
Croix pattée.svg Barone di Ficarra
Croix pattée.svg Barone di Dorilli
Croix pattée.svg Barone di Rigiulfo
Croix pattée.svg Barone di Fontana Murata
Croix pattée.svg Barone del Biviere di Lentini
Croix pattée.svg Barone di Imbrici
Croix pattée.svg Signore di Mongiolino, di Galati e Ficarazzi ecc.
FondatoreBlasco Lanza
Data di fondazioneXV secolo
Etniaitaliana

Lanza (in alcuni documenti, erroneamente, Lancia fino al XVII secolo) è una delle più potenti famiglie della nobiltà siciliana.

Il capostipite della famiglia fu Blasco Lanza (chiamato anche Lancia), insigne giurista, stretto collaboratore del vicerè spagnolo Ugo di Moncada e capostipite dei principi di Trabia, conti di Mussomeli, divenuti a partire dal XVII Lanza-Branciforte, avendo incamerato per matrimonio i beni e i titoli dei Branciforte principi di Butera. Egli rivendicò di essere discendente dai Lanza baroni di Longi, ma l'affermazione rimane dubbia[2].

Questo casato, tuttora fiorente, fu nei secoli al vertice della nobiltà siciliana. Il principe Pietro Lanza di Scordia e Butera fu uno dei capi della rivoluzione siciliana del 1848 e fu ministro dell'istruzione, ministro degli esteri del Regno di Sicilia (1848-1849) e ultimo presidente del Consiglio dei ministri del governo indipendentista. Il nipote Pietro Lanza di Scalea fu un importante uomo politico e diplomatico dell'età giolittiana, mentre il fratello Giuseppe fu sindaco di Palermo dal 1920 al 1924.

StoriaModifica

OriginiModifica

 
Il leone dei Lanza, principi di Trabia, inquartato con lo stemma della Baviera

L'origine del cognome Lanza è stata in passato variamente dibattuta. L'erudito seicentesco Filadelfo Mugnos[3], insieme ai più datati autori, tra cui Rocco Pirri[4], sostengono che il cognome derivi da un leggendario Ernesto di Wittelsbach, duca di Baviera, ipotesi fantasiosa riportata anche da studiosi successivi come il Villabianca e il Palizzolo Gravina[5][6][7][8]. Secondo questo filone, la principale prova sarebbe rappresentata da un presunto privilegio di Roberto il Guiscardo datato 16 dicembre 1080[9]. In realtà, già nel 1886 il paleografo e archivista Carlo Merkel, citando l'erudito napoletano del XVII secolo Biagio Aldimari, dimostrò che il diploma di re Roberto era con tutta probabilità falso o interpolato, in quanto infarcito di anacronismi evidenti[10], oltre al fatto che non è mai esistito un duca di Baviera chiamato Ernesto nell'XI secolo, né tantomeno appartenente alla dinastia dei Wittelsbach, che avrebbe acquisito il ducato bavarese solo dal 1180[10][11]. Secondo l'Aldimari, peraltro, il registro del protonotario di Napoli contenente il privilegio in questione non sarebbe nemmeno mai esistito, essendo piuttosto un'invenzione del Pirri e del giudice palermitano Gaetano Sarri, poi ripresa acriticamente da altri autori successivi[12]. La creazione di un'origine tedesca, e bavarese in particolare, fu poi rafforzata dall'inserimento del Regno di Sicilia nell'orbita di influenza austriaca in seguito al Trattato di Utrecht, con il conseguente desiderio della nobiltà locale di accreditare delle radici germaniche[10].

Secondo la tradizione, i Lancia di Sicilia discendono dal figlio di Galvano, parente di quella Bianca Lancia, amata da Federico II e madre di Manfredi, chiamato Galeotto (già fidanzato con Cubitosa d'Aquino, nipote di Federico II e germana del Santo, anche se il fidanzamento venne poi rotto)[13][14]. Ciò vorrebbe asserire un legame con l'antica famiglia Lancia di epoca sveva, di origine aleramica, che tuttavia non può essere provato. Galeotto infatti scomparve dalle fonti nel 1268, quando venne catturato da Carlo d'Angiò insieme al padre dopo Tagliacozzo e come lui decapitato, né lasciò discendenza storicamente accertata[14]. Secondo una tradizione non verificata egli avrebbe avuto da una moglie sconosciuta due figli: Ugo, dal quale discesero i duchi Lancia di Brolo, e Niccolò, che diede vita ai baroni di Longi e del Mojo[13]. Questi ultimi in particolare strinsero alleanza matrimoniale con la casata dei Romano Colonna, baroni di Fiumedinisi, tramite le nozze di Antonino Colonna Romano Statella con Isabella dei Lanza di Mojo, al fine di saldare un fronte comune da Messina all’Alcantara contro i Gioeni[15].

Nel XIV secolo comparvero diverse famiglie di nome Lanza, titolari di piccole baronie concentrante in particolar modo nel messinese[16]. A partire dal XV secolo il frazionamento patrimoniale dei feudi lanzesi, "appena sufficienti ad una vita agiata"[16], portò ad un crescente impoverimento dei vari rami familiari, logorati anche dagli endemici conflitti baronali e dal crescente indebitamento[16]. Nel 1490 Guglielmo Raimondo Lanza dovette vendere i suoi feudi di Ficarra, Piraino e Galati all'avvocato Gerolamo Lampisu per 3000 fiorini, per poi recuperarla nel 1509[16]. Alla metà del secolo erano stati promotori di sommosse a Randazzo, dove Valore Lancia, pronipote di Ugo, fu ucciso[16]. Ai tempi del regno di Carlo V Gerolamo Lanza spadroneggiava tra Patti e Brolo dandosi al brigantaggio e alle rapine e Galeotto, sempre del ramo di Ficarra e Galati, era dedito alla guerra di corsa contro i turchi per conto del Viceré[16].

I Lanza di TrabiaModifica

 
Tomba di Blasco Lanza e della nipote Laura, baronessa di Carini, nella cripta di famiglia in Santa Cita a Palermo. Gli stemmi recano i leoni antichi dei Lancia

Capostipite accertato del casato fu Blasco, primo a possedere il feudo di Trabia; di incerta origine, si proclamò lui stesso figlio di Manfredi, cadetto del settimo barone di Longi, e della catanese Agata Vitello[17], ma secondo altri autori potrebbe essere stato un figlio illegittimo[16]. La continuità della discendenza del ramo di Trabia dai Lancia è affermata anche nell'opera del marchese Vittorio Spreti[18], ma negata da Mario Cutelli, del pari insigne giurista catanese di un secolo più tardo, che lo disse figlio di un oscuro scrivano cresciuto dai domenicani[2][19].

Nato a Catania intorno al 1466, Blasco fu un celebre giureconsulto, giudice della Gran Corte del Regno nel 1507 (carica conferita da re Ferdinando II di Aragona “il cattolico” e successivamente dall'imperatore Carlo V), deputato del Regno nel 1508, vicario generale in Sicilia nel 1514 e altre cariche ancora. Grazie al matrimonio con la figlia di Leonardo di Bartolomeo, protonotaro e presidente del Regno di Sicilia, ottiene il territorio di Trabia. Con privilegio del 14 novembre 1509 reso esecutivo dall'11 giugno 1510, questo territorio diviene feudo nobile[16].

Blasco Lanza fu personaggio di notevole spregiudicatezza e abilità politica: fu dapprima un protetto del vicerè spagnolo Ugo di Moncada, per questo odiatissimo e vittima più volte di incendi ai suoi palazzi di Trabia e di Palermo[16]. All'avvento di Carlo V tramava una rivolta indipendentista, tanto che fu incarcerato e per un certo tempo esiliato a Tunisi[16]. Riappacificatosi infine con l'imperatore fu reintegrato in tutti i suoi beni[16]. Esponente di un rinnovato ceto dirigente siciliano, che attraverso le professioni liberali aspirava alla cooptazione nella nobiltà feudale, riuscì pienamente nel suo intento ponendo le basi per la nascita di un casato che dominerà per secoli le sorti della Sicilia.

 
Castello di Mussomeli

Suo successore fu il figlio Cesare, uomo violento, che fece uccidere uno dei quattro giurati di Termini Imerese per soffocare l'opposizione della città all'elevazione della vicina Trabia a feudo autonomo[20]. Processato e bandito, combatté contro i turchi a Vienna nel 1529 e ad Algeri nel 1541[20]. Divenuto conte di Mussomeli nel 1563, nello stesso anno uccise la figlia Laura Lanza, baronessa di Carini, in un delitto d'onore rimasto celebre nel folclore siciliano, per averla sorpresa con un amante[20]. Successore di Cesare fu il figlio Ottavio Lanza, primo principe di Trabia nel 1601 per concessione di Filippo III di Spagna. Il figlio di costui, Giuseppe Lanza, duca di Camastra, è noto per essere stato il fautore della ricostruzione di Catania e della Val di Noto dopo il devastante terremoto del 1693[20]. Nel 1713 il principe Ottavio III, in qualità di pari del Regno, accolse Vittorio Amedeo II di Savoia a Palermo per l'incoronazione regia, mentre suo figlio Ignazio, principe di Trabia, divenne consigliere aulico di stato dell'imperatore Carlo VI d'Asburgo, accostando la carica a quella di capitano giustiziere di Palermo nel 1717 e di pretore nel 1737[20]. Giuseppe Lanza di Trabia (1750-1855), archeologo e collezionista siciliano, gentiluomo di camera e cavaliere dell'Ordine di San Gennaro, ministro di Stato degli affari ecclesiastici, si sposò nel 1805 con Stefania Branciforte dei principi di Leonforte e principessa di Butera, unendo in questo modo gli antichi feudi aleramici di Butera e Mazzarino alla discendenza dei Lanza[20].

Dal Risorgimento ad oggiModifica

Il figlio di Giuseppe, Pietro Lanza Branciforte, principe di Scordia, fu storico e politico. Si occupò di storia siciliana e in particolare del dominio degli Svevi e degli Arabi. Lavoro storico ampio sono le "Considerazioni sulla storia di Sicilia dal 1532 al 1789 da servire di aggiunte e di chiose al Botta (Palermo 1836)"[21]. Contemporaneamente, anche per la sua qualità di pubblico amministratore (era dal 1835 pretore, cioè sindaco, di Palermo), dedicò la propria attenzione a problemi pratici ("Sull'istruzione del Popolo"). In occasione del colera del 1837 si distinse nell'apprestare le opere di assistenza, ma gli fu rimproverato di non aver speso bene il pubblico denaro, sicché, di ritorno da un viaggio compiuto all'estero nel 1838, che gli aveva dato modo di conoscere Adolphe Thiers e di ascoltare le lezioni di Pellegrino Rossi alla Sorbona, fu esonerato dalla carica di pretore[21]. Continuò peraltro a occuparsi di studî, alternandoli con la propaganda per l'attuazione di opere di pubblica utilità (asili d'infanzia, strade, navigazione mercantile)[21]. In quel periodo pubblicò il saggio "Dello spirito di associazione nella Inghilterra in particolare", che dedicò al Thiers e che è giudicato il suo lavoro migliore[21]. Partecipò attivamente alla rivoluzione siciliana del 1848 e fu presidente del Comitato per l'amministrazione civile, membro della Camera dei Pari, anzi, come principe di Butera, primo pari del Regno, ministro dell'Istruzione e dei Lavori Pubblici nel primo ministero costituzionale, di nuovo pretore di Palermo e da ultimo ministro degli Esteri dal 15 febbraio 1849[21]. Sulla rivoluzione lasciò alcune memorie dal titolo "Dei mancati accomodamenti fra la Sicilia e Ferdinando Borbone", nelle quali si rivela di sentimenti autonomistici e federali[21]. Il 22 aprile 1849 partì da Palermo per l'esilio e, dopo breve dimora in Francia, si stabilì a Genova, dove fece parte dell'"Accademia di filosofia italiana" di Terenzio Mamiani. Il 3 gennaio 1839 era diventato anche socio dell'Accademia delle Scienze di Torino.[22]. Da Genova si allontanò per frequenti viaggi a Torino e all'estero, soprattutto in Inghilterra e in uno di essi, a Parigi, morì il 27 giugno 1855[21]. La salma fu trasportata a Palermo nel 1861.

Fra gli altri esponenti storici dei Lanza, il figlio di Pietro, Francesco Lanza di Scalea che combatté nelle file dei Mille di Giuseppe Garibaldi: Francesco divenne poi depuato e senatore del Regno d'Italia. Curiosità è che sullo stesso fronte, ma opposto ai Mille, era presente il Tenente Generale dell'esercito borbonico, Ferdinando Lanza (non appartenente al ramo dei Lanza di Sicilia, infatti proveniva da Nocera dei Pagani),[23].

I Lanza di ScaleaModifica

Francesco Lanza Spinelli (1834-1912), figlio secondogenito di Pietro Lanza di Trabia ed Eleonora Spinelli, assunse il titolo di Principe di Scalea a seguito di refuta del titolo da parte di suo padre, dando così origine ad un ramo secondogenito. Sposato con Rosa Mastrogiovanni Tasca d'Almerita, sua prima cugina, ebbe 5 figli. Senatore del neonato Regno d'Italia, è ricordato per aver bonificato le paludi di Mondello.

Pietro Lanza di Scalea (1863-1938), primogenito del suddetto, fu più volte deputato e ministro del Regno, fu ministro della Guerra nell'era fascista e membro del Gran Consiglio; morì prima dello scoppio del conflitto mondiale. Sposò la nobildonna trapanese Dororea Fardella ed ebbe un solo figlio, Francesco Giuseppe (1890-1954). Quest’ultimo ereditò i titoli principeschi di Trabia, di Butera, di Scordia, et cetera, dal ramo principale. Pochi mesi dopo la morte del padre era infatti deceduto anche il prozio Ottavio Lanza di Trabia (1863-1938), titolare fino a quel momento dei titoli di casa Lanza, ed essendo il cugino Raimondo Lanza inabile a ereditarlo in quanto figlio illegittimo dal punto di vista canonico.

L’attuale capo della casata è Francesco Lanza di Scalea, nato nel 1969, primogenito di Pietro, avvocato, a sua volta quartogenito di Francesco Giuseppe, e di Lucia Titone, primario di Malattie Infettive al Policlinco di Palermo. Sposato con Mary Reynolds da cui ha avuto Pietro (n. 2003), attualmente vive negli Stati Uniti d’America ed è ordinario di Meccanica Sperimentale presso l’Università della California.[24][25]

Altri rami LanzaModifica

Gli altri due rami oggi sussistenti della famiglia discendono da Don Emanuele (1827-1876), Conte di Mazzarino.

Il primo è quello dei Marchesi di Villa Urrutia, nel Regno di Spagna. Il titolo venne concesso per la prima volta a Venceslao Ramírez, politico e diplomatico spagnolo, nel 1913[26]. Attuale marchesa è Donna Fabrizia Lanza di Mazzarino e Mastrogiovanni Tasca d'Almerita (n. 1961)[27].

Il secondo è quello dei Lanza Tomasi, fondato da Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Alcuni studiosi ritengono che egli sarebbe l’erede dei titoli dell’estinta casata dei Tomasi.

Un terzo ramo, oggi estinto, era quello dei Lanza Filangeri, originatosi dal matrimonio di Don Ignazio Lanza Branciforte (1781-1837) con Donna Vittoria Filangeri, VII Principessa di Mirto, XIV Contessa di San Marco, Baronessa di Frazzan e Capri, Baronessa di Amorosa, Signora di Mirto, Claristella, Mendoli, San Marco e del castello di Pietra di Ruma; unifica figlia ed erede del Principe Don Giuseppe Antonio e di Donna Costanza Pignatelli Aragona. L’ultimo discendente in via maschile fu Stefano Lanza Filangeri, Principe di Mirto. Sua sorella Maria Concetta donò nel 1982 il suo antico palazzo, noto come Palazzo Mirto, con tutti i suoi arredi e le svariate collezioni di oggetti d’arte, alla Regione Siciliana, per destinarlo alla pubblica fruizione[28].

I Lanza nella politica e nella culturaModifica

ArmaModifica

-Blasonatura: d'oro, con un leone coronato di nero, armato e lampassato di rosso e bordura composta d'argento e di rosso. Corona di principe e mantello di velluto scarlatto foderato d'ermellino (Linea Lanza di Trabia).

-Inquartato al 1° e 4° di Lanza (*) che è di nero, al leone coronato, d'oro, linguato di rosso; al 2° e 3° di Baviera che è rombeggiato d'argento e d'azzurro (Linea Lanza di Brolo e di Longi). Il motto da Blasco Lanza di Brolo, Barone di Longi è: "Principalior Omnium".

NoteModifica

  1. ^ Ramo primogenito dei baroni di Longi dal diploma di re Martino che nel 1404, confermando a Blasco Lancia il possedimento di Longi, dichiarava il casato dei Lancia di Brolo: «Principalior et major de domo Lanceae
  2. ^ a b R. Zapperi, Castania Blasco Lanza barone di, voce in "Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 21 (1978)"
  3. ^ Filadelfo Mugnos, Teatro geneaologico delle famiglie del regno di Sicilia volume II pagina 63, Arnaldo Forni Editore (rist. anast.), 2007.
    «Li più gravi e più comuni autori vogliono, che derivasse dai duchi di Baviera».
  4. ^ Filadelfo Mugnos, Teatro genologico delle famiglie del regno di Sicilia volume II pagina 64, Arnaldo Forni Editore (rist. anast.), 2007.
    «E così dicono molti autori Germani, che seguita l'eruditissimo abbate Pirri nella sua cronologia dei Re di Sicilia».
  5. ^ V. Palizzolo Gravina Il blasone in Sicilia, ossia Raccolta araldica, Visconti & Huber Editore, 1875
  6. ^ Villabianca Della Sicilia nobile Vol. II Palermo, nella stamperia dei Santi Apostoli per Pietro Bencivenga, 1754-1775 p. 33
  7. ^ Giuseppe Testa, Volume 2 di Storia e cultura pagina 57, S. Sciascia, 1989.
  8. ^ Antonino Mango di Casalgerardo, Nobiliario di Sicilia, A. Reber, Palermo 1912.
  9. ^ "Perciò all'umile supplica fatta a noi da parte del nostro nobile consanguineo, il fedele e diletto milite Corrado Lanza, attualmente uno dei capitani della nostra milizia e discendente dai duchi di Baviera, e considerati i servigi e le benemerenze sue e dei suoi avi..." cit. in Carlo Merkel, Manfredi I e Manfredi II Lancia. Contributo alla storia politica e letteraria italiana nell'epoca sveva, Loescher, Torino 1886, p. 177.
  10. ^ a b c Carlo Merkel, Manfredi I e Manfredi II Lancia. Contributo alla storia politica e letteraria italiana nell'epoca sveva, Loescher, Torino 1886, p. 177.
  11. ^ Ivi. p. 12
  12. ^ Ivi. pp. 12-13
  13. ^ a b G. Lanza del Vasto Lancia voce in Enciclopedia Italiana Treccani 1933
  14. ^ a b LANCIA, Galvano di Aldo Settia, voce in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 63 (2004)
  15. ^ Archivio Storico per la Sicilia Orientale Annata 2003 / Fascicolo I / Saggi p. n. 4
  16. ^ a b c d e f g h i j k C. Trasselli Da Ferdinando il Cattolico a Carlo V. L'eserienza siciliana 1475-1525 vol. 2 Rubbettino editore
  17. ^ A. Romano "Legum doctores" e cultura giuridica nella Sicilia aragonese: tendenze, opere, ruoli Milano 1984
  18. ^ V. Spreti "Enciclopedia storico-nobiliare: famiglie nobili e titolate viventi riconosciute dal R. g̊overno d'Italia compresi: città, comunità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, Volume 4" p. 50
  19. ^ F. Lancia Grassellini, "Dei Lancia di Brolo" Palermo 1879 p. 228
  20. ^ a b c d e f M. Lanza Casate aleramiche nei secoli Modena 2013
  21. ^ a b c d e f g SCORDIA, Pietro Lanza e Branciforte, principe di Trabia, Butera e di Giuseppe Paladino - Enciclopedia Italiana (1936)
  22. ^ Pietro LANZA DI SCORDIA E DI BUTERA, su www.accademiadellescienze.it. URL consultato il 1º settembre 2020.
  23. ^ fatto riferito anche dallo storico Federico Lanza e Grassellini, storico della Famiglia Lanza, nell'opera: "Dei Lancia di Brolo, albero genealogico e biografie", editore G.B. Gaudieno, 1879
  24. ^ Il professore palermitano scoperto dall' America - la Repubblica.it, su Archivio - la Repubblica.it. URL consultato il 22 ottobre 2021.
  25. ^ Home, su sites.google.com. URL consultato il 22 ottobre 2021.
  26. ^ Real decreto haciendo merced de Título del Reino, con la denominación de Marqués de Villa-Urrutía, para sí, sus hijos y sucesores legítimos, á D. Wenceslao Ramírez de Villa Urrutia y Villa Urrutia. (PDF), in Gaceta de Madrid, n. 127, Madrid, 7 maggio 1913, p. 366. URL consultato il 22 giugno 2020.
  27. ^ Orden JUS/798/2015, de 16 de abril, por la que se manda expedir, sin perjuicio de tercero de mejor derecho, Real Carta de Sucesión en el título de Marqués de Villaurrutia a favor de doña Fabrizia Lanza. (PDF), su boe.es.
  28. ^ Palazzo Mirto Palermo | www.palermoviva.it, su palermoviva.it. URL consultato il 22 ottobre 2021.
  29. ^ Biblioteca storica e letteraria di Sicilia, L.P. Lauriel, 1874. URL consultato il 22 ottobre 2021.
  30. ^ Agostino Gallo, Necrologia del principe Giovanni Lanza e Ventimiglia da Palermo per Agostino Gallo suo concittadino ed amico, Russitano, 1868*. URL consultato il 22 ottobre 2021.
  31. ^ M. Sorgi Il grande dandy: Vita spericolata di Raimondo Lanza di Trabia, ultimo principe siciliano Milano 2011
  32. ^ I figli naturali acquistano automaticamente la qualità di figli legittimi quando i loro genitori contraggono matrimonio. Essi acquistano i diritti dei figli legittimi dal giorno del matrimonio, se sono stati riconosciuti da entrambi i genitori nell'atto di matrimonio o anteriormente, oppure dal giorno del riconoscimento se questo e avvenuto dopo il matrimonio.
  33. ^ Chi era Giuseppe Lanza di Scalea, il principe timido, su la Repubblica, 11 ottobre 2020. URL consultato il 15 ottobre 2020.

BibliografiaModifica

  • Marchese Corrado Lanza Marcatobianco, Un lauro al vero, slancio entusiastico, ed. Borel e Bompard, Napoli, 1837;

  • Federico Lancia e Grassellini, Dei Lancia o Lanza di Brolo albero genealogico e biografie, ed. Gaudieno, 1879;
  • Mango di Casalgerardo A., Il nobiliario di Sicilia, Palermo, 1915, voll. 2, passim;
  • Giuseppe Sorge, Mussomeli dall'origine all'abolizione della feudalità, vol. II, Catania 1916, poi Edizioni Ristampe Siciliane, Palermo 1982.
  • San Martino de Spucches F., La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, Palermo, 1924, voll. 10, passim;
  • Ganci M., I grandi titoli del Regno di Sicilia, Palermo - Siracusa, 1988, 209;
  • Cumbo, G., Il dominio dei Lanza in AA.VV., Signori e Corti ne cuore della Sicilia, Caltanissetta, 1995;
  • Palizzolo Gravina V., Dizionario storico-araldico della Sicilia, II ed., Palermo, 1991, 227;
  • Sinesio P., Trabia e i Lanza, Caltanissetta, 1995.
  • Vittorio Spreti, Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana,(?) 1931, "L" pag 54/55,"
  • Archivio Centrale dello Stato. Direzione Generale per gli Archivi. Servicio Araldico. Registro di Trascrizione di Decreti Reali. Decreti Reali (nomine personale) 1.Lettera di concessione/titoli nobiliari di: Luigi Lanza e Branciforte, 9º principe di Trabia, ecc; 3 ottobre 1855./ 1.1.-Lettera di concessione/titoli nobiliari di: Luigi Lanza Branciforte: 10º principe di Villafranca, 10º duca della Sala di Paruta; 8 aprile 1876. 2. Lettera di concessione/titoli nobiliari di: Cipriano Lanza e Branciforte, 10º principe di Trabia, ecc; 6 maggio 1896.
  • Archivio di Stato Roma - Consulta Araldica- vol. XII fasc. 4578.
  • LANCIA (Lanza), Manfredi (Manfredo) (II), Dizionario Biografico degli Italiani, Vol LXIII, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
  • Vincenzo Palizzolo Gravina, Il blasone in Sicilia: ossia, Raccolta araldica, editore Visconti & Huber, 1875 consultabile online
  • Ligresti Domenico, Leonforte: un paese nuovo, «Archivio Storico per la Sicilia Orientale» a. LXXIV, 1978, I pp. 89–118

Voci correlateModifica

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