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M60
American M60A3 tank Lake Charles, Louisiana April 2005.jpg
Descrizione
Equipaggio4
CostruttoreDetroit Arsenal Tank Plant, Chrysler
Data primo collaudo1960
Data entrata in servizio1961 (USA)
Data ritiro dal servizio1997 (USA)
Utilizzatore principaleNATO
Altri utilizzatoriEgitto, Taiwan
Esemplarioltre 15.000 (tutte le varianti)
Altre variantiMagach
Dimensioni e peso
Lunghezza9,436 m
Larghezza3,631 m
Altezza3,27 m
Peso48,872 t
Capacità combustibile1.457 litri
Propulsione e tecnica
MotoreContinental 12 cilindri diesel biturbo, raffreddato ad aria
Potenza750 hp / 560 Kw
Trazionecingoli
Sospensionibarre di torsione
Prestazioni
Velocità48,28 km/h
Autonomia500 km
Armamento e corazzatura
Apparati di tirotelemetro a coincidenza
Armamento primariocannone M48 versione US del Royal Ordnance L7 da 105/51 mm
Armamento secondario1 mitragliatrice M85 da 12,7 mm in torretta e una M73 da 7,62 mm coassiale
CorazzaturaMax 127 Min 25
Patton: A History of the American Main Battle Tank
voci di carri armati presenti su Wikipedia

Il carro armato M60 è un carro armato da combattimento di seconda generazione sviluppato negli Stati Uniti d'America, costruito in 15.000 esemplari in quattro varianti. È stato adoperato dalla US Army, dal Corpo dei Marines dalla NATO e altre nazioni fino al 1980, quando diventò obsoleto e fu sostituito dall'M1 Abrams.

CaratteristicheModifica

L'M60 è stato il successore del M47 Patton e del M48 Patton ma pur condividendo con entrambi i mezzi innumerevoli soluzioni tecniche, nonché avendo una sagoma molto simile il carro non fa parte della famiglia dei carri Patton.[1] L'M60 è stato introdotto nel 1960 ed è tuttora in servizio presso alcuni eserciti.

La struttura della torretta era stata prevista fin dall'inizio per il cannone inglese L7 da 105mm, una notevole innovazione, mentre il motore era un diesel, la corazza migliorata. Si rivelò un mezzo discusso e criticabile, molto più costoso dell'M48 e troppo grosso specie per il teatro europeo, dove l'unica nazione ad acquistarlo prontamente fu l'Italia, con 300 mezzi. In seguito esso è stato aggiornato più volte, grazie alla sua capacità di spazio interno.

I suoi difetti erano principalmente legati alla sua eccessiva altezza: mentre i carri russi, in un'ipotetica invasione dell'Europa, dovevano essere piccoli e sfuggenti per essere il meno possibile visibili, i carri NATO avrebbero potuto contare su buche e fortini d'appostamento dove difendersi più efficacemente. Restava comunque un'alta torretta che doveva per forza essere allo scoperto.

Non fu di sicuro il carro più protetto della sua categoria (poteva essere distrutto da un T-62 a 1500 metri con un tiro diretto nella parte frontale) ma dopo vari aggiornamenti era in grado di resistere a un colpo frontale di RPG-7 o un altro razzo anticarro simile.[2]

La versione denominata M60A2 è stata concepita per il combattimento anticarro a lungo raggio; armato con un cannone corto da 152mm che poteva lanciare missili "Shillelagh" (equivalenti al KOBRA del T-80) nonostante queste innovazioni il progetto fu un fallimento e venne presto abbandonato e i pochi carri prodotti entrati in servizio nel 1974 furono ritirati dal servizio nel 1981 e convertiti in carri del genio.[3]

La versione denominata M60A3 ha sostituito il telemetro stereoscopico con un telemetro laser, oltre ad altri miglioramenti come il tipo di congoli, alternatore più potente e altri miglioramenti minore, è entrata in servizio nel 1978. La versione M60A3 TTS (Tank Thermal Sight) equipaggiata con un visore termico passivo è entrata in servizio nel 1980.

Con l'inizio della produzione dei nuovi M1 Abrams, di gran lunga superiori all'M60, l'US Army li vendette ai paesi "amici" tra i quali Israele, che ne potenziò armamento (un 105mm ad alta pressione) e corazzatura (circa triplicata) e una nuova torretta oltre a un nuovo motore. Ribattezzato Magach entrò in servizio e fu ammodernato molte volte fino all'ultimo modello 7c, che è stata la più prodotta e utilizzata.

AmmodernamentiModifica

Significativi ammodernamenti furono apportati dagli israeliani che durante la guerra del Kippur registrarono pesanti perdite delle loro forze corazzate. Molti degli M-60 risultavano scarsamente protetti per le esigenze delle forze di difesa israeliane, specialmente se paragonati con i carri sovietici T-72 degli altri paesi. Dopo la guerra il primo passo fu quello di potenziare il cannone M68 da 105 mm sostituendolo con un L7 britannico ad alta pressione che aumentò la potenza perforante totale. Il secondo passo fu quello di aumentare la corazzatura frontale e laterale, quasi triplicandola, così che anche la bocca da fuoco di 115 mm del T-62 avesse difficoltà a perforarne i lati. Il terzo e ultimo passo fu una nuova torretta con nuovi sistemi di puntamento, derivati dal Merkava e da un nuovo design. Ribattezzato Magach entrò in servizio e fu ammodernato molte volte fino all'ultimo modello 7c e con tutte queste migliorie i Magach erano in grado di affrontare i T-62 e T-54/55 e avere qualche chance in più nei confronti del T-72, anche se col suo cannone da 125 mm questo poteva perforarne i lati e il retro.

Altra importante realizzazione israeliana è stato il carro Sabra, altra versione migliorata dell'M60 Patton, che includeva miglioramenti simili al Magach 7, ma con la sostanziale differenza nell'armamento principale costituito dal cannone da 120 mm, lo stesso del Merkava 3.

Altro più recente e importante ammodernamento degli M60 è quello realizzato dall'italiana Leonardo per il Reale esercito del Bahrain.[4]

L'ammodernato con tecnologie e strumentazioni di bordo all’avanguardia, prevede la sostituzione del cannone con un cannone da 120/45 mm, lo stesso in dotazione all'autoblindo Centauro II, con un sistema di controllo del tiro (FCS) di ultima generazione, che integra ottiche per la visione diurna e notturna, con visore all'infrarosso. Le tecnologie utilizzate per l’ammodernamento dell’M60 (FCS, visione all’infrarosso e cannone da 120 mm, sono state interamente progettate e prodotte da Leonardo, così come i sistemi che consentono di migliorare le prestazioni della torretta.[5][4]

L'ammodernamento di Leonardo integra, inoltre, insieme ad un elevato livello di protezione balistica, una nuova torretta a controllo remoto "Hitrole", che consente una sorveglianza panoramica a 360° e permette all’equipaggio di operare da posizione protetta e comprende anche l'incremento della potenza del motore garantendo un aumento del rapporto potenza/peso. Altri miglioramenti riguardano l'incremento della protezione del veicolo e l'installazione di un sistema anti incendio e anti esplosione consentendo di salvaguardare la sicurezza dell’equipaggio.[5] Tutti questi miglioramenti, grazie alla revisione generale dei principali sottosistemi di bordo, permettono di incrementare le capacità del veicolo e di estenderne la vita operativa con notevoli vantaggi economici per gli operatori.[5][4]

 
carri M60A1 della 4ª Compagnia del 10º Battaglione Carri "M.O. Bruno" della 132ª Brigata corazzata "Manin" in colonna verso l'area addestrativa

L'impiego operativo in ItaliaModifica

 
Carri M60A1 ai Fori Imperiali il 2 giugno 1965

Nel 1965 il Capo di stato maggiore dell’Esercito Italiano, generale Giuseppe Aloia, decise di avviare il piano per la sostituzione dei carri M-47 in servizio con un mezzo più moderno, che fu individuato nel carro Chrysler M-60A1.[6] Il piano di acquisizione, del valore di 600 miliardi di lire dell’epoca, prevedeva l’acquisto di 800 carri, di cui 100 da acquistare direttamente dalla casa costruttrice[6] e 700 da produrre su licenza presso gli stabilimenti della OTO Melara. Nel febbraio 1966 il nuovo Capo di stato maggiore, generale Giovanni de Lorenzo, decise di tagliare il numero di quelli da costruire su licenza a 200, la cui realizzazione terminò nel 1970.[6] I primi M-60A1 entrati in servizio andarono ad equipaggiare il 31º Reggimento corazzato della 131ª Divisione corazzata "Centauro", e vennero fatti sfilare durante la parata militare ai Fori Imperiali tenutasi il 2 giugno 1965.[7]

Successivamente vertici militari decisero che gli M-60A1 sarebbero stati assegnati integralmente alla 132ª Divisione corazzata "Ariete", formata dalla 132ª Brigata corazzata "Manin", dalla 32ª Brigata corazzata "Mameli", e dalla 8ª Brigata bersaglieri "Garibaldi". Con lo scioglimento della 32ª Brigata corazzata "Mameli" la Divisione corazzata "Ariete" fu trasformata nella omonima 132ª Brigata corazzata[7] formata da 131º e 132º Reggimento carri.[8]

Nel corso del 1993, nell’ambito dell’Operazione Ibis in Somalia, vennero acquistati[9] a titolo gratuito 10 carri M-60A1 provenienti dal surplus dell’US Marines Corps che furono sottoposti ad un programma di ammodernamento designato RISE (Reliability Improvement of Selected Equipment)[9] che prevedeva l’adozione di numerose modifiche tra le quali una corazzatura di tipo passivo,[10] sistema di stabilizzazione su due assi per il cannone, lanciagranate fumogene M 239, nuove radio, sistema per la produzione di cortine fumogene, e mitragliatrice coassiale M240.[9] con il termine delle operazioni in Somalia nel marzo 1994 i carri vennero restituiti agli americani.[10] Il modello M60A1 venne definitivamente radiato dal servizio il 6 maggio 1995.[9]

M60A1 dell'Esercito Italiano della 4ª Compagnia del 10º Battaglione Carri "M.O. Bruno" della 132ª Brigata corazzata "Manin"

Principali utilizzatoriModifica

  Bahrein
  Brasile
tra il 1996 e il 1997 sono stati consegnati in leasing 91 M-60A3TTS,[11] poi definitivamente acquistati. I carri sono entrati in servizio nel 20º Reggimento corazzato della 4ª Brigata di cavalleria meccanizzata di stanza a Dourados.[12]
  Italia
tra il 1965 e il 1995 ha impiegato 310 esemplari nella versione M-60A1, assegnati alla 131ª Divisione corazzata "Centauro" e 132ª Divisione corazzata "Ariete", e a due compagnie carri del contingente italiano operante in Somalia tra il 1993 e il 1994.

NoteModifica

  1. ^ R.P. Hunnicutt: Patton: A History of the American Main Battle Tank, pag 408.
  2. ^ M60, su militaryfactory.com. URL consultato il 21 agosto 2014.
  3. ^ M60A2 Patton, su globalsecurity.org. URL consultato il 21 agosto 2014.
  4. ^ a b c Leonardo M60 tank upgrade
  5. ^ a b c Programma M60 A3: dal carro armato al blindato di terza generazione
  6. ^ a b c Cappellano, Esposito, Guglielmi 2016, p. 26.
  7. ^ a b Cappellano, Esposito, Guglielmi 2016, p. 86.
  8. ^ Cappellano, Esposito, Guglielmi 2016, p. 85.
  9. ^ a b c d Cappellano, Esposito, Guglielmi 2016, p. 88.
  10. ^ a b Cappellano, Esposito, Guglielmi 2016, p. 92.
  11. ^ Da Frè 2015, p. 69.
  12. ^ Da Frè 2015, p. 67.
  13. ^ http://farmorocco.wordpress.com

BibliografiaModifica

PeriodiciModifica

  • Filippo Cappellano, Fabrizio Esposito, Daniele Guglielmi, Mezzi corazzati e blindati dell’Esercito Italiano 1945-2015 Vol.1, in Storia Militare Dossier, nº 24, Parma, Ermanno Albertelli Editore, marzo-aprile 2016 2015.
  • Giuliano Da Frè, Il rinnovamento dell'esercito brasiliano, in RID- Rivista Italiana Difesa, nº 9, Chiavari, Giornalistica Riviera Soc. Coop. s.r.l., settembre 2015, p. 64-75.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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