Marassi

quartiere di Genova
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Marassi
Panorama Marassi 01.jpg
Vista panoramica del quartiere dal forte Castellaccio
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Circoscrizione Municipio III Bassa Valbisagno
Quartiere Marassi
Altri quartieri Quezzi, Fereggiano, Forte Quezzi (Biscione)
Codice postale 16138
Abitanti 39 536 ab. (2016)
Nome abitanti marassini
Mappa dei quartieri di Genova

Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°25′01″N 8°57′02″E / 44.416944°N 8.950556°E44.416944; 8.950556

Marassi (Marasci in genovese) è un quartiere di Genova nella bassa Val Bisagno, compreso tra i quartieri di Staglieno e Molassana a nord, San Martino e San Fruttuoso a sud, Castelletto a ovest e Valle Sturla a est.

Indice

Descrizione del quartiereModifica

 
Il Bisagno tra Marassi e San Fruttuoso

L'ex circoscrizione "Marassi-Quezzi" fa parte insieme al quartiere di San Fruttuoso del Municipio III Bassa Valbisagno e comprende le unità urbanistiche "Marassi", "Fereggiano", "Quezzi" e "Forte Quezzi", che insieme hanno una popolazione di 39.536 abitanti (dato aggiornato al 31 dicembre 2016).[1]

Marassi è stato comune autonomo fino al 1873, quando insieme ad altri cinque comuni della bassa Val Bisagno fu inglobato nel comune di Genova. Dopo l'annessione alla città ha conosciuto un'impetuosa crescita urbanistica, trasformandosi in un quartiere residenziale popolare.

ToponimoModifica

Il toponimo “Marassi”, uno dei più antichi tra quelli dei quartieri genovesi, deriva da due termini preromani: “mar”, termine greco che significa “palude” e l'antico suffisso ligure “asc”, frequente nei toponimi del genovesato, che indicava un corso d'acqua. Il nome indicava quindi la vasta palude salmastra formatasi alla foce del Bisagno (chiamato dai romani “Feritor”) e del Fereggiano, che all'epoca sfociava autonomamente in mare. In epoche antiche, infatti, la piana oggi occupata dai moderni quartieri di San Fruttuoso e Foce non esisteva e il mare penetrava all'interno insinuandosi tra i capi di Carignano e Albaro. Dopo la progressiva bonifica del greto torrentizio il borgo che sorgeva nel “Piano” del Bisagno prese il nome dell'antica palude.[2]

TerritorioModifica

 
Il punto di confine con il quartiere di Staglieno in prossimità del ponte sul Bisagno antistante la via Leonardo Montaldo

Il quartiere di Marassi si sviluppa prevalentemente sul versante sinistro del torrente Bisagno, ma comprende anche una piccola area sulla sponda destra, corrispondente alla zona di via Canevari. Il territorio comprende interamente la valle del rio Fereggiano, affluente del Bisagno, ed è compreso tra il quartiere di Staglieno (a nord) e quello di San Fruttuoso (a sud). Ad ovest per un breve tratto, corrispondente al percorso delle antiche mura cittadine, confina con l'unità urbanistica di Manin, che fa parte del quartiere di Castelletto. Sempre a nord confina con il quartiere di Molassana, nella zona di Sant'Eusebio, adiacente alla zona del "Biscione". L'unità urbanistica di Quezzi, compresa storicamente nel territorio di Marassi, comprende la valle del Fereggiano fino alla confluenza di via Fereggiano (Marassi) nel largo Augusto Merlo (Quezzi). A sud-ovest l'area di Marassi comprende parte di corso Sardegna al limite con il quartiere San Fruttuoso.

 
Panorama di Marassi da Quezzi

Lo sviluppo urbanistico del Novecento ha portato a una forte espansione urbana attorno al primitivo nucleo storico, che era sorto intorno alla chiesa di Santa Margherita, arrivando a formare un'unica conurbazione con i confinanti quartieri di Staglieno, dove ha sede l'omonimo cimitero e San Fruttuoso.

StoriaModifica

Dalle origini al SettecentoModifica

I primi nuclei urbani del futuro comune di Marassi si formarono in epoca medioevale come centro di servizio lungo la via che risalendo il corso del Fereggiano collegava Genova con la Val Trebbia attraverso il passo della Scoffera. Fra questi i due più importanti divennero il “Borgo Superiore di Bisagno” (che in seguito prese il nome di Marassi) e Quezzi, in alto sulla collina nella valle del Fereggiano.

Il “Borgo Superiore di Bisagno”[3], formato da case sparse intorno alla chiesa di Santa Margherita, citata sin dall'XI secolo, si trovava lungo questa via immediatamente al di là di un antico ponte che attraversava il greto acquitrinoso del Bisagno per raggiungere il cosiddetto “Piano” di Marassi e proseguire il percorso in collina verso Sant'Eusebio. L'esistenza di questo ponte, chiamato “ponte di Prete Beroldo”, era già documentata intorno all'XI secolo, ma nel 1428 veniva citato come “Ponte Rotto”, probabilmente perché gravemente danneggiato da un evento alluvionale.[2] Il Giustiniani nei suoi "Annali" (1537) riporta che ai suoi tempi l'uso del ponte era abolito ("E del ponte rotto, qual rimane più alto verso la montagna[4], non accade far altra menzione, come che l'uso di quello sia del tutto abolito.").[5]

Il borgo, in seguito chiamato con il nome stesso dell'antica palude, fu per secoli un centro rurale ai margini della città, che riforniva di prodotti ortofrutticoli grazie agli orti della fertile piana alluvionale.[6]

Marassi e Quezzi, sviluppatosi nella parte alta della valle del Fereggiano attorno alla chiesa della Natività di Maria Santissima, citata sin dal XII secolo, erano divisi da un'aspra rivalità: nel 1300 ci furono scontri fra gli abitanti di Quezzi (Ghibellini) e quelli di Marassi (Guelfi). Secondo il Giustiniani nel XVI secolo Quezzi con la frazione di Vegori (oggi Egoli) contava oltre 250 abitanti contro i circa 200 di Marassi e Fereggiano.

« … e poi la villa di Vegori con dodici fuochi; e Quecio con quaranta, ambedue sotto una chiesa di S. Maria Maddalena; e tuttavia discendendo al basso, la villa nominata Feresiano, e, sotto di quella la villa nominata Marassio con quaranta fuochi la maggior parte di cittadini, sotto la parrocchia di S. Margarita, comune a Marassio e a Feresiano. »

(Agostino Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova, 1537)

Nel Seicento entrambe le parrocchie dipendevano dalla pieve di San Martino d'Albaro e amministrativamente i due borghi facevano parte della Podesteria del Bisagno.

Come la maggior parte delle località intorno a Genova, la zona fu coinvolta nelle vicende belliche degli anni 1746-47, subendo le devastanti conseguenze dell'occupazione da parte delle truppe austriache che avevano posto l'assedio a Genova.

Fra il XVIII e il XIX secolo le colline intorno a Quezzi furono fortificate con la costruzione delle fortificazioni genovesi di levante che comprendono i forti Quezzi, Richelieu e Monteratti, divenuti nel 1800 terreno di scontro tra francesi e austriaci.

L'OttocentoModifica

Fino alla fine del Settecento Marassi era una delle principali porte di accesso alla Valbisagno: solo qualche villa sparsa si stagliava tra gli orti intensamente coltivati. Nell'area di Marassi si producevano molte delle verdure che si vendevano poi sui mercati cittadini.

Con il dominio napoleonico e la nuova suddivisione amministrativa all'inizio dell'Ottocento Marassi divenne comune autonomo, con giurisdizione anche su Quezzi e tutta la valle del Fereggiano, così descritto dal Casalis nel 1841:

«  … MARAZZI, comune nel mandamento di S. Martino, prov. dioc. e div. di Genova. Due parrocchie compongono questo comune; una detta s. Maria di Quezzi, e l'altra s. Margarita di Marazzi; ad entrambe sono soggetti due quartieri. Una strada che dipartesi dal capoluogo di provincia, conduce a questo comune e ai paesi posti nella valle di Bisagno. Marazzi è distante un miglio di Piemonte da Genova e da s. Martino. Il territorio è intersecato dal torrente Bisagno, che va a metter foce nel mare: per valicarlo evvi un ponte nel vicino comune di s. Fruttuoso. I prodotti più considerevoli vi sono il grano, il vino, le frutta di varie sorta, l'olio e gli ortaggi. La chiesa di s. Margarita di Marazzi è uffìziata dai Minimi di s. Francesco da Paola: la parrocchia di Quezzi è retta dal proprio parroco. Nel comune si vedono tre bei palazzi. Sulla cima di un monte vi esiste un piccolo forte chiamato de' Ratti[7], vi stanziano alcuni soldati di fanteria. Pesi, misure e monete secondo il sistema decimale. Gli abitanti sono di complessione robusta e di mente sveglia. Popolazione 2890.  »

(Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna", 1841)

Nel corso dell'Ottocento l'amministrazione comunale, che trovò sede in piazza Romagnosi, nel Borgo Ponterotto, sulla destra del Bisagno, provvide all'apertura di nuove strade e rese carrozzabili parte delle vecchie mulattiere[8]; fu anche ripristinato il ponte sul Bisagno, grazie anche ad un prestito ad un minimo interesse del marchese Pietro Monticelli, che fu ministro del governo sabaudo e per molti anni sindaco del comune di Marassi, dove la famiglia possedeva vaste proprietà. Il nuovo ponte, inaugurato nel 1865 (pochi mesi dopo la sua morte, avvenuta il 17 aprile 1864) fu intitolato al suo nome.[9][10]

L'annessione a GenovaModifica

Nel 1873, con un Regio Decreto, il Comune di Genova si espandeva oltre il confine del Bisagno, inglobando, oltre a Marassi, i comuni di San Francesco d'Albaro, San Martino, Staglieno, San Fruttuoso e Foce, dando avvio ad un'espansione urbanistica che avrebbe radicalmente cambiato il volto di quei quartieri.

L'espansione urbanistica tra Ottocento e NovecentoModifica

Con l'espansione urbana successiva all'annessione al comune di Genova poco rimane degli antichi borghi e delle ville signorili (presenti, sia pure in misura minore rispetto ad altre zone limitrofe). Le tracce degli antichi insediamenti restano più leggibili nelle frazioni collinari di Pedegoli, Egoli, Cima d'Egoli, Molinetto e Finocchiara, peraltro anch'esse parzialmente soffocate da moderni caseggiati.

Nei decenni a cavallo tra il XIX e il XX secolo ebbe inizio il grande sviluppo urbanistico, con l'edificazione delle case popolari lungo la riva del Bisagno, in corrispondenza dell'attuale corso Alessandro de Stefanis; la massiccia edificazione degli anni trenta e soprattutto nel secondo dopoguerra trasformarono definitivamente l'antico borgo rurale in un popoloso quartiere cittadino. Gli abitanti salirono a 10.000 nel 1900 (rispetto ai meno di 3.000 indicati dal Casalis nel 1841) per arrivare ai circa 42.000 attuali.

Con il nuovo inquadramento amministrativo nel quartiere furono dislocati il nuovo carcere giudiziario, entrato in funzione nel 1898 e il campo sportivo, costruito intorno al 1910 e che con i suoi successivi ampliamenti sarebbe divenuto l'attuale Stadio Luigi Ferraris.

Altri lavori di pubblica utilità riguardarono la viabilità, con l'apertura, verso la fine dell'Ottocento della strada carrabile per Quezzi e l'istituzione di un servizio di omnibus a cavalli fino all'attuale Largo Merlo. Tra il 1908 e il 1913 fu costruita la copertura della parte inferiore del torrente Fereggiano, da Largo A. Merlo fino allo sbocco nel Bisagno, in prossimità del ponte Serra. L'espansione edilizia del secondo dopoguerra lungo le rive del torrente ha finito però per creare situazioni di emergenza, per cui nel 2007 il Consiglio dei ministri ha approvato e finanziato una serie di interventi per la messa in sicurezza idraulica del torrente; i lavori, comprendenti anche la demolizione di alcuni fabbricati e l'innalzamento degli argini, iniziati nel 2008, sono attualmente (novembre 2010) in corso di completamento[11].

Alla fine degli anni ottanta, nel contesto dei lavori di ammodernamento dello stadio in previsione dei mondiali di calcio del 1990, per creare nuove aree di parcheggio fu realizzata una piastra di copertura su un tratto del Bisagno proprio di fronte all'impianto sportivo.

L'alluvione del 4 novembre 2011Modifica

Il quartiere è stato colpito da una grave tragedia il 4 novembre 2011 quando l'esondazione del torrente Fereggiano, nonostante i lavori di messa in sicurezza avviati nel 2009, ha causato l'allagamento di via Fereggiano e delle strade limitrofe, provocando sei vittime e gravi danni a negozi ed abitazioni, oltre alla distruzione di numerosi automezzi trascinati dal torrente in piena.

Frazioni e localitàModifica

Oltre ai due centri principali (Marassi e Quezzi), nel territorio della ex circoscrizione si possono distinguere nuclei urbani con proprie caratteristiche, alcuni antichi come Egoli o Borgo Ponterotto, altri moderni, come il complesso del Biscione.

Borgo PonterottoModifica

Parte integrante di Marassi, l'antico borgo sulla destra del Bisagno, ancora riconoscibile pur circondato da moderne costruzioni, si sviluppa linearmente lungo la via Ponterotto, in corrispondenza dell'antico ponte per Marassi. Oggi l'asse principale del borgo è via Canevari, dove fino al 1997 sorgeva l'edificio della conceria Sebastiano Bocciardo, costruita intorno alla metà dell'Ottocento, prima di una serie di aziende di questo settore installate nel quartiere, nel solco di una tradizione artigianale da tempo presente in Val Bisagno.[12] Nella piazza Romagnosi, di fronte al ponte Serra, si trova l'ex municipio del comune di Marassi, oggi edificio scolastico.

Forte Quezzi (Biscione)Modifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Biscione (Genova).
 
Il quartiere di Forte Quezzi, dominato dal complesso del Biscione

Il quartiere di Forte Quezzi, che prende il nome dall'omonimo forte si è sviluppato nel secondo dopoguerra sulla collina alle spalle di Marassi. Lo si raggiunge percorrendo il viale Centurione Bracelli, all'inizio del quale sorge il grande complesso delle suore Brignoline; oppure percorrendo la via Aurelio Robino. Il quartiere è dominato dal complesso INA-Casa di forte Quezzi, detto il "Biscione", realizzato su progetto di Luigi Carlo Daneri fra il 1956 e 1967.[12]

Località nell'area di QuezziModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Quezzi.
 
La collina di Egoli

Nella parte alta della valle del Fereggiano si trovano alcuni piccoli borghi in parte sopravvissuti all'espansione edilizia del Novecento.

  • Pedegoli, Egoli, Cima d'Egoli: l'antico insediamento di Egoli, suddiviso in tre nuclei distinti a differenti quote, Pedegoli (Pè d'Egoli), Egoli e Cima d'Egoli, si trova nell'alta valle del Fereggiano, alla confluenza dei torrenti Molinetto e Finocchiara.[2]
  • Molinetto: è formato da poche vecchie case nei pressi di un ponte medioevale sul torrente omonimo, affluente del Fereggiano; prende il nome da un mulino del XVII secolo. Sopra a Molinetto si trovano le poche case di Lavezzara, che prende il nome da una pietra utilizzata dai contadini per fabbricare pentolame di terra.[2]
  • Finocchiara: allungato sulla destra dell'omonimo torrente, che confluendo con il Molinetto forma il Fereggiano, era un antico borgo di via sulla strada per Bavari, caduta in disuso nei primi decenni del XIX secolo dopo la costruzione delle fortificazioni sui monti retrostanti.[2]
  • Ginestrato: altro paese di via, si trovava di fronte a Quezzi, sulla sponda opposta del Fereggiano. Questo borgo è stato cancellato dall'espansione edilizia del secondo dopoguerra, ed è ricordato oggi solo dal nome di una via sulla quale si affacciano i moderni caseggiati che hanno preso il posto delle antiche case.[2]

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Vie e piazzeModifica

  • Corso Sardegna. Questa ampia via è stata aperta nell'Ottocento nell'area di nuova urbanizzazione ricavata nell'antico greto del Bisagno; è la principale strada di collegamento tra Marassi e i quartieri di San Fruttuoso e della Foce.
  • Corso Alessandro De Stefanis. Aperto nell'Ottocento nel Piano di Marassi, costituisce il prolungamento verso nord di corso Sardegna e collega Marassi con Staglieno. È situato a poca distanza dalla chiesa di Santa Margherita; vi si affacciano la Villa Piantelli, il lato est dello stadio Ferraris e il carcere.
  • Via Canevari. Collega Marassi a Borgo Incrociati e alla stazione di Genova Brignole; si estende per circa 1 km.
  • Viale Virginia Centurione Bracelli. Il viale intitolato alla fondatrice delle Brignoline sale verso il Biscione. Lungo la via, poco oltre la chiesa di S. Margherita, sorge il grande complesso delle Brignoline. Ospita in oltre la scuola media Luca Cambiaso
  • Piazza Galileo Ferraris. La grande piazza fu aperta nel 1910, quando in un'area fino ad allora non edificata, vicina al nucleo storico del quartiere, fu costruita la scuola “Lambruschini”, per far fronte all'incremento demografico che aveva reso insufficiente quella di piazza Romagnosi, già sede comunale. Con l'edificazione della nuova scuola, nella piazza antistante furono impiantati alberi e collocate panchine, facendone un punto d'incontro per gli abitanti del quartiere.[13]
  • Via Marassi. È in assoluto la via più antica, intorno dalla quale si è sviluppato il quartiere odierno. È sede della stazione dei vigili urbani ed è sottostante alla chiesa di Santa Margherita.

Architetture civiliModifica

Stadio Luigi FerrarisModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Stadio Luigi Ferraris.

A Marassi è situato lo stadio Luigi Ferraris, inaugurato il 22 gennaio 1911 con la partita tra Genoa e Internazionale. Lo stadio, all'epoca senza le imponenti gradinate, fu costruito su un terreno già adibito a galoppatoio che faceva parte del parco della villa Piantelli; il marchese Piantelli, socio del Genoa Cricket and Football Club e che già aveva ceduto all'Andrea Doria una porzione di terreno adiacente alle mura del carcere per costruirvi un campo sportivo (popolarmente chiamato “Cajenna”), destinò il terreno del galoppatoio al Genoa per la costruzione di un nuovo campo da calcio. Il nuovo stadio dal 1911 divenne la sede degli incontri calcistici del Genoa Cricket and Football Club e dal 1946 anche dell'Unione Calcio Sampdoria.

Lo stadio fu rinnovato una prima volta sul finire degli anni venti e nel 1933 fu intitolato a Luigi Ferraris, storico capitano del Genoa, caduto nella prima guerra mondiale. Il Ferraris, che poteva ospitare fino a 30.000 spettatori, fu totalmente riedificato su progetto dell'architetto Vittorio Gregotti tra il 1987 e il 1990 in occasione del campionato mondiale di calcio del 1990. Oltre che per gli incontri calcistici delle due principali squadre genovesi, occasionalmente viene utilizzato anche per altri eventi sportivi (incontri di rugby) e concerti di musica leggera.[13]

CarcereModifica

Il Carcere di Marassi venne costruito alla fine del XIX secolo.

Villa PiantelliModifica

 
Villa Piantelli

La Villa Centurione-Musso-Piantelli, che sorge a ridosso dello stadio, è una casa di campagna del Cinquecento, oggi sede del Circolo Ricreativo Culturale Villa Piantelli.

La villa, che appare oggi stretta tra lo stadio, le carceri e i caseggiati di corso De Stefanis, prima dell'espansione urbanistica sorgeva al centro di un grande parco che arrivava fino alle sponde del Bisagno; fu fatta costruire dai Centurione nella seconda metà del XVI secolo, in un ambiente allora prettamente agricolo, conservando fino ai primi decenni del Novecento la sua prospettiva aperta verso il Bisagno sia verso la collina retrostante. L'edificio, caratterizzato da due logge angolari, conserva al suo interno affreschi di Bernardo Castello (1557-1629) con episodi dell'Eneide, Giovanni Andrea Ansaldo ed altre opere della scuola dei Calvi e di Andrea e Cesare Semino.[13][14]

Villa Saredo - ParodiModifica

La cinquecentesca villa Saredo Parodi si trova in via Marassi, nei pressi della chiesa di Santa Margherita; per diversi anni vi hanno avuto sede uffici decentrati del comune di Genova. Nella cappella vi è un affresco di Valerio Castello raffigurante l'Incoronazione della Vergine; un altro affresco, di Domenico Fiasella (1589-1669) ispirato al mito di Diana ed Endimione, si trova nella volta del piano terreno.[13]

BiscioneModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Biscione (Genova).
 
Il complesso del Biscione

Il Quartiere INA-Casa di Forte Quezzi, comunemente chiamato Biscione per il suo andamento, sviluppato lungo le curve di livello della collina, si trova sulla collina alle spalle di Marassi, nei pressi del Forte Quezzi.

I cinque edifici che lo compongono furono commissionati dall'INA-Casa e costruiti tra la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta su progetto di un gruppo di architetti coordinati da Luigi Carlo Daneri.[13]

Architetture religioseModifica

Nella ex circoscrizione "Marassi-Quezzi" si trovano cinque chiese cattoliche parrocchiali, che fanno parte del vicariato "Marassi-Staglieno" dell'arcidiocesi di Genova; due di queste (S. Margherita di Marassi e Natività di Maria SS. di Quezzi) hanno origini antiche, mentre le altre sono state edificate nel XX secolo in seguito all'incremento della popolazione.

Chiesa di Santa Margherita di MarassiModifica

 
La chiesa di Santa Margherita di Marassi

Poco più in alto del “piano” dove si trovano lo stadio e la villa Piantelli sorge la chiesa di Santa Margherita, affacciata su una piazzetta lungo via Bertuccioni; di origine medioevale (le prime notizie storiche della chiesa, allora una modesta cappella dipendente dalla pieve di Albaro, risalgono al 1027), appartenne fino al 1193 ai Benedettini del Monastero di S. Stefano; eretta in parrocchia nel 1222, rimase al clero secolare fino al 1430, passò poi ai Francescani, ai Carmelitani ed infine ai Padri Minimi di San Francesco di Paola, ai quali ancora oggi è affidata, che vi fecero ingresso nel 1619 e che tra il 1619 e il 1625 ricostruirono la chiesa e ingrandirono l'annesso convento. La chiesa fu consacrata dall'arcivescovo Giovanni Lercari nel 1769. Intorno alla metà dell'Ottocento furono eseguiti gli stucchi e i dipinti che ornano la facciata. Il tetto della chiesa subì gravi danni nel bombardamento aereo del 15 novembre 1942.

Nella chiesa sono conservate opere di importanti artisti di scuola genovese, tra le quali il "Crocifisso con Maria Vergine e San Giovanni Evangelista" di Bernardo Castello (1557-1629), i "Santi Michele, Gerolamo e Bartolomeo e Sant'Anna in contemplazione della Vergine" di Giovanni Battista Carlone (1603-1680) e la "Decollazione del Battista" di Domenico Fiasella (1589-1669), quest'ultimo proveniente dalla chiesa di San Giovanni Battista di Paverano.[13],[12]

Chiesa della Natività di Maria Santissima di QuezziModifica

 
La chiesa di Santa Maria e l'oratorio di Santa Maria Maddalena
  Lo stesso argomento in dettaglio: Quezzi § Chiesa della Natività di Maria Santissima di Quezzi.

Le prime notizie della chiesa di Santa Maria di Quezzi risalgono ad una bolla del 1158 di Papa Adriano IV, che affidava la cappella alla cura dei Canonici della cattedrale di San Lorenzo.

Non è nota la data della sua erezione in parrocchia, ma è certo che lo fosse intorno alla metà del XVII secolo, in occasione di una visita pastorale del cardinale Stefano Durazzo. La chiesa subì un importante rifacimento nel 1788 e fu ingrandita nel 1893, dotandola di sei cappelle in luogo delle due precedenti. Vi sono conservati dipinti di Bernardo Castello (Natività), Orazio De Ferrari (Assunta) e Luca Cambiaso (Maria Maddalena e altri Santi venerano la Madonna col Bambino).[13]

Altre chiese cattoliche parrocchialiModifica

Oltre alle due chiese storiche, nel secondo dopoguerra, a seguito della massiccia edificazione e il conseguente aumento della popolazione, nel territorio della circoscrizione sono state costruite tre nuove chiese parrocchiali:

Chiesa della Mater EcclesiæModifica

Si trova nella zona del Biscione, inizialmente ospitata in una sede provvisoria nei pressi del complesso edilizio, fu eretta in parrocchia con decreto del cardinale Giuseppe Siri del 22 dicembre 1965. L'attuale chiesa fu inaugurata nel 1997.

Chiesa di Nostra Signora della GuardiaModifica

Si trova nella zona bassa di Quezzi (Largo A. Merlo). La chiesa è stata costruita tra il 1957 e il 1961, su un progetto iniziale di Luigi Ferrari, poi modificato da Enzo Patri, subentrato dopo la morte del Ferrari. La chiesa trae origine da una succursale della parrocchia di Quezzi che esisteva fin dal 1938 in via Fereggiano. La nuova chiesa fu costruita grazie al contributo di un benefattore; il 1º novembre 1957 fu posta la prima pietra e il 28 ottobre 1961 la chiesa fu inaugurata e consacrata dal cardinale Siri. L'intitolazione alla Madonna della Guardia fu voluta dallo stesso cardinale, che durante la seconda guerra mondiale aveva richiesto la protezione della Madonna su Genova. All'interno sono degne di nota le decorazioni in bronzo eseguite dallo scultore G.B. Airaldi.

Chiesa della Regina PacisModifica

Si affaccia su corso De Stefanis, a poca distanza dal carcere di Marassi. Trae origine da una cappella fatta costruire nel 1931 dagli Operai Evangelici (detti comunemente Franzoniani), costituita in vicaria autonoma nel 1933 ed eretta in parrocchia nel 1940. Distrutta da un bombardamento nel 1942, fu ricostruita nel 1948. Per l'aumento della popolazione, negli anni settanta fu decisa la costruzione di una nuova chiesa, il cui progetto fu affidato agli architetti Franco Ceschi ed Edgardo Tonca. La prima pietra fu posta il 24 aprile 1976 alla presenza del card. Giuseppe Siri, che il 17 gennaio 1981 inaugurò e consacrò il nuovo edificio sacro. All'interno una grande ardesia e il tabernacolo in perspex, opere di G.B. Airaldi.

Istituto delle Suore di Nostra Signora del RifugioModifica

Lungo la via Centurione Bracelli, poco più a monte del nucleo storico di Marassi, si trova la casa madre delle Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario, conosciute come Brignoline, dove sono conservate le spoglie incorrotte della fondatrice Virginia Centurione Bracelli, grande figura religiosa nella Genova del XVII secolo. Il vasto complesso fu costruito nell'Ottocento, su un terreno donato da Piero Monticelli[15]; le Brignoline vi si stabilirono nella seconda metà del secolo, quando dovettero abbandonare la vecchia sede, demolita per la costruzione della stazione ferroviaria di Brignole.

Nella chiesa dell'istituto sono conservate opere di artisti genovesi del Seicento e del Settecento, tra le quali la statua dell'Immacolata di Filippo Parodi e un quadro raffigurante la Madonna del Rosario di Lorenzo De Ferrari. La ricca quadreria conservata nel convento comprende opere di Antoon Van Dyck, Luca Cambiaso, Giovanni Battista Paggi, Giovanni Andrea Ansaldo, Lazzaro Tavarone e Domenico Piola.[13],[12]

Architetture militariModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Forti di Genova.

Nel territorio della ex-circoscrizione Marassi-Quezzi sono comprese alcune delle strutture difensive costruite sul crinale sinistro della Valbisagno dalla Repubblica di Genova e poi ampliate nell'Ottocento dal Genio Militare Sabaudo.

Forte RichelieuModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Forte Richelieu.
 
Il Forte Richelieu visto dal Monte Fasce

Il forte Richelieu si trova a 415 m s.l.m.) sulla collina dei Camaldoli, che divide la valle del Fereggiano da quella del torrente Sturla; il forte fu costruito nel 1747, dopo il lungo assedio di Genova nel contesto della guerra di successione austriaca. Il forte prende il nome dal maresciallo Armand du Plessis, Duca di Richelieu, che per primo ne propose la costruzione. Lavori di ampliamento furono eseguiti nel 1799, nel 1809, durante la dominazione napoleonica ed ancora dal governo sabaudo tra il 1815 e il 1827. Negli ultimi anni dell'Ottocento nei pressi del forte furono installate due batterie.

Dismesso dal demanio militare nei primi anni del Novecento, durante la Prima guerra mondiale fu utilizzato, analogamente ai forti vicini, come carcere per i prigionieri di guerra austriaci. Dal 1959 ospita un ripetitore della RAI, per cui l'accesso all'interno è vietato. Questa circostanza ha fatto sì che la struttura si sia conservata relativamente integra nel tempo.

Forte Quezzi e Torre QuezziModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Forte Quezzi e Torre Quezzi.
 
Forte Quezzi e Torre Quezzi sovrastano il “Biscione”

I resti del forte Quezzi si trovano a 285 m s.l.m. sul colle della Calcinara che divide la valle del Bisagno da quella del Fereggiano, a poca distanza dal “Biscione”; analogamente al forte Richelieu, la sua costruzione fu iniziata nel 1747, ma per mancanza di fondi non fu in un primo momento completata. Fu solo durante l'assedio del 1800 che il generale Andrea Massena incaricato della difesa di Genova, ritenendo strategica la posizione dell'opera, ordinò l'immediata ripresa dei lavori; secondo alcune fonti dell'epoca, che sembrano rifarsi piuttosto ad una leggenda che non a darti certi, il forte sarebbe stato costruito in soli tre giorni e tre notti da volontari genovesi, utilizzando tronchi d'albero e seicento botti di terriccio.[16]

Nel 1809, durante il dominio napoleonico ed ancora nel 1814, dopo l'annessione di Genova al regno sabaudo, furono eseguite alcune migliorie. Tuttavia pochi anni più tardi il governo sabaudo ritenne il forte troppo esposto a possibili attacchi da nord. Per sopperire a questa lacuna tra il 1818 e il 1823 fu costruita lungo il crinale, poco più a monte, ad una quota di 318 m s.l.m., una torre circolare in laterizio, denominata Torre Quezzi.

 
Torre Quezzi

Nel 1830 il forte Quezzi, ritenuto inadatto per la sua posizione alla difesa della città, fu abbandonato e furono sviluppati diversi progetti per trasformare la torre in un vero e proprio fortilizio, mai realizzati (si preferì infatti costruire più a nord, nel punto più alto del crinale, il forte Monteratti). Entrambe le costruzioni rimasero di fatto abbandonate finché all'inizio del Novecento furono formalmente dismesse dal demanio militare, anche se durante la seconda guerra mondiale nel forte furono posizionate delle postazioni contraeree.[17] Definitivamente abbandonate nel dopoguerra iniziò il degrado di queste strutture che si presentano oggi in uno stato di conservazione precario: del forte, inaccessibile perché di proprietà privata, dopo il crollo della caserma si sono conservate solo le murature perimetrali mentre la torre si presenta esternamente integra ma è priva delle solette interne.

Forte MonterattiModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Forte Monteratti.
 
Il forte Monteratti

Il Forte Monteratti si trova a 560 m s.l.m. sulla vetta dell'omonimo monte, posto sul crinale tra la Valbisagno e la Valle Sturla; fu costruito tra il 1831 e il 1842 dal governo sabaudo per proteggere Genova da possibili invasioni attraverso l'alta Val Bisagno.

Dopo l'assedio austriaco del 1746-1747, nel corso del quale era stata evidenziata l'importanza strategica del sito, era stata costruita sul monte una ridotta difensiva. Durante l'assedio del 1800 la ridotta fu dapprima conquistata dagli austriaci, poi riconquistata dai francesi del generale Massena.

Nel 1819, dopo l'annessione della Liguria al Regno Sabaudo, fu decisa per la difesa del monte con la costruzione di tre torri difensive a pianta circolare: di queste due non furono terminate, anche se i loro resti sono ancora visibili. La terza, completata nel 1826, proprio sulla cima del monte, pochi anni più tardi sarebbe stata inglobata nel forte, uno dei più grandi del sistema difensivo genovese, che si estende per quasi tutti i 250 m di lunghezza della spianata posta sulla vetta del monte Ratti.

Come gli altri forti genovesi fu dismesso dal demanio militare nel 1914; anche questo forte durante la Grande Guerra ospitò prigionieri di guerra austriaci. durante la Seconda guerra mondiale vi fu installata una postazione contraerea, per cui fu demolita la torre che impediva la visuale alle batterie antiaeree.

Oggi il complesso è in totale abbandono e presenta molti punti pericolanti: per questo pur essendo liberamente accessibile è pericoloso addentrarsi all'interno della struttura.

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

Numerose strade urbane collegano il quartiere di Marassi con il centro di Genova e gli altri quartieri della Val Bisagno. Il principale asse di collegamento è costituito da corso Sardegna e corso De Stefanis, in direzione da Genova (quartiere della Foce) a Staglieno e l'alta Val Bisagno.

Il quartiere è attraversato dalla Strada statale 45 di Val Trebbia, che collega Genova a Piacenza e nel tratto urbano assume le denominazioni di Via Bobbio, Via Jean Monnet, Via Giacomo Moresco e Via Canevari.

Il casello autostradale più vicino è quello di Genova-Est sull'Autostrada A12, Genova - Livorno, che si trova nel limitrofo quartiere di Staglieno, a circa 2 km da Marassi

FerrovieModifica

La stazione ferroviaria della rete nazionale più vicina a Marassi è quella di Genova Brignole, a circa 2 km di distanza.

Trasporti pubblici urbaniModifica

Il quartiere è attraversato da diverse linee di autobus dell'AMT che lo collegano con il centro cittadino e gli altri quartieri della val Bisagno, oltre a diverse linee secondarie che collegano il fondo valle con le zone collinari.

Persone legate a MarassiModifica

NoteModifica

  1. ^ Notiziario statistico della città di Genova 1/2017.
  2. ^ a b c d e f Corinna Praga, "Genova fuori le mura"
  3. ^ Così era chiamato Marassi nel Medioevo, in contrapposizione al “Borgo Inferiore”, l'attuale Borgo Incrociati.
  4. ^ In relazione ai ponti di Sant'Agata e di Santa Zita (poi ponte Pila).
  5. ^ Come riportato dal Donaver nel suo volume sulle "Vie di Genova", il ponte, che si trovava nella zona antistante l'attuale stadio Ferraris, fu più volte riparato alla meglio fino al crollo totale a causa della piena del 30 settembre 1780. Intorno alla metà dell'Ottocento fu sostituito da quello attualmente intitolato al marchese Girolamo Serra.
  6. ^ Ancora oggi il termine “besagnin” (cioè proveniente dalla valle del Bisagno) indica in genovese gli ortolani e per estensione anche i rivenditori di frutta e verdura.
  7. ^ Quando il Casalis scriveva queste note non erano ancora stati completati i lavori che avrebbero trasformato la piccola postazione difensiva in uno dei più grandi fortilizi del sistema difensivo genovese.
  8. ^ La strada per Quezzi fu invece aperta più tardi, dopo l'annessione al comune di Genova.
  9. ^ F. Donaver "Vie di Genova", Ed. Moderna, Genova, 1912, su http://www.viedigenova.com.
  10. ^ Oggi il ponte porta il nome di un altro politico dell'Ottocento, Girolamo Serra, dopo che nel il periodo fascista era stato intitolato alla Regina Elena; alla famiglia Monticelli resta invece intitolata la strada che unisce il ponte stesso a corso De Stefanis.
  11. ^ Messa in sicurezza del torrente Fereggiano, mercoledì 24 la chiusura notturna (dalle 22 alle 5) di via Pinetti per la demolizione di un edificio, in regione.liguria.it, 19 febbraio 2010. URL consultato il 21 novembre 2010.
  12. ^ a b c d TCI, " Guida d'Italia – Liguria (ed. 2009)”
  13. ^ a b c d e f g h Sito del Municipio III Bassa Valbisagno.
  14. ^ Sito del circolo culturale ricreativo "Villa Piantelli".
  15. ^ http://www.viedigenova.com/wiki/Monticelli, tratto da "Vie di Genova", F. Donaver, Ed. Moderna, Genova, 1912.
  16. ^ Il patriota e scrittore Ippolito Nievo (1831-1861) cita forte Quezzi nel romanzo Le confessioni di un italiano, immaginando che il protagonista Carlino Altoviti avesse vissuto da vicino il bombardamento austriaco a cui fu sottoposto il forte.

    « Le bombe piovevano sulle casematte mentre noi facevamo un brindisi col Malaga alla fortuna di Bonaparte e alla costanza di Massena »

  17. ^ Per alcuni anni, a partire dal 1909, nella torre fu ospitato un ristorante

BibliografiaModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Bibliografia su Genova.
  • Corinna Praga, Genova fuori le mura, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2006, ISBN 88-7563-197-2.
  • Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1841.
  • Guida d'Italia - Liguria, Milano, TCI, 2009.
  • Stefano Finauri, Forti di Genova: storia, tecnica e architettura dei fortini difensivi, Genova, Edizioni Servizi Editoriali, 2007, ISBN 978-88-89384-27-5.

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