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Palazzo Reale
Messina Palazzo Reale.jpg
Stampa del 1600c.
Localizzazione
StatoItalia Italia
ProvinciaSicilia Sicilia
LocalitàMessina
IndirizzoOdierna Dogana
Coordinate38°11′17.67″N 15°33′30.69″E / 38.188243°N 15.558525°E38.188243; 15.558525Coordinate: 38°11′17.67″N 15°33′30.69″E / 38.188243°N 15.558525°E38.188243; 15.558525
Informazioni generali
CondizioniEdificio documentato
Costruzionepre epoca araba
Demolizionedefinitiva dei ruderi 1914
Distruzione1783,
1848 e 1849,
1908
RicostruzioneXI secolo
StileRinascimentale
ultimi interventi massivi
Realizzazione
ArchitettoAndrea Calamech

Il Palazzo Reale è stato un palazzo della città di Messina nel Piano di Terranova.[1] Le strutture della grandiosa residenza costituivano l'estremità meridionale della Palazzata o Cortina o Teatro Marittimo.[2]

Indice

Profilo e storia dell'architetturaModifica

 
Iscrizioni arabe, Museo regionale di Messina.
 
L'ala occidentale della Reggia e la primitiva collocazione della statua dedicata a Don Giovanni d'Austria.
 
Palazzo Reale, il prospetto settentrionale.

Reggia medievaleModifica

Fortezza la cui costruzione era attribuita al mitico Orione.[3]

Epoca arabaModifica

I 17 reperti lapidei custoditi nel Museo regionale di Messina restano l'unica testimonianza materiale di una delle più monumentali regge siciliane e forse tra le più grandiose dell'intera penisola. Resti sopravvissuti ad innumerevoli eventi sismici, vetustà strutturali, alternanza di stili architettonici, rivolte popolari, svariati e frammentati riutilizzi. Documentati come fregio ornamentale di uno dei prospetti del palazzo in epoca normanna, l'iscrizione fu posta in opera da maestranze arabe - normanne nei primi decenni del XII secolo.

Dal testo si evince che il sito ospitò anteriormente un palazzo di Sultani, con riferimento ad una preesistente o riedificazione di reggia, già dimora di emiri e governatori in epoca araba.

Epoca normannaModifica

Restauro operato dal Gran Conte Ruggero[3] dopo la distruzione della fortificazione con torri operata in epoca araba.[3][2]

Nel 1096 l'edificio ospita i Cavalieri Templari che gestivano un ospedale adiacente per il pellegrini in transito per la Terrasanta.[4]

Solo dopo la morte del Gran Conte, la regina madre, reggente Adelasia del Vasto, e l'erede al trono Ruggero II si trasferirono da Messina a Palermo, insediandosi inizialmente nella residenza di Palazzo della Favara, prima di trasferirsi nelle strutture del Palatium novum nel Castrum superius o Castelnuovo, odierno Palazzo dei Normanni. Dalla reggia nel porto falcato il sovrano amministrava l'isola nella seconda capitale del regno durante i frequenti soggiorni peloritani.

Il commentatore Ibn Jubayr al servizio di Guglielmo II di Sicilia nel 1184 fornisce una descrizione sommaria del palazzo e del suo utilizzo.

Nel 1190 il cronista Ruggero di Hoveden al seguito di Riccardo Cuor di Leone, documenta il soggiorno nella reggia di Filippo di Francia, durante il viaggio effettuato dal sovrano per recarsi in Terra Santa onde combattere la terza crociata.

Epoca svevaModifica

I segmenti in marmo bianco orientale con iscrizioni intarsiate in serpentino, erano fino al terremoto del 1908, in parte incastonati nelle absidi della basilica cattedrale metropolitana della Madonna della Lettera, in parte modulati nel prospetto della chiesa della Santissima Annunziata dei Catalani a «Castellammare», probabilmente rimossi per guasti successivi o in seguito ad un non meglio accertato accadimento, e infine riutilizzati, come prassi, altrove.

Per le parti rinvenute nel duomo, è noto che una distruzione del sacro tempio avvenne nel 1254, provocata da un furioso incendio durante i funerali di Corrado IV di Svevia[5][6] e che re Manfredi s'impegnò a ripristinare l'edificio nel 1260.[5][7] Assalti e tumulti sono documentati durante le rivolte dei Vespri siciliani contro gli Angioini, nell'estate del 1282.

In epoca sveva pertanto si fa risalire lo smembramento della lunga epigrafe marmorea. La ricomposizione dei blocchi e la corretta traduzione del testo permette di stabilire che il palazzo accolse il maggiore dei principi normanni Ruggero II, le sue origini, e gli intrecci fra le due dominazioni.

Alla stessa stregua delle regge palermitane, il palazzo era il fulcro della sapienza del Regno. Alla corte peloritana di Federico II di Svevia gravitavano artisti come Pier della Vigna, Cielo d'Alcamo, Guido delle Colonne.[2]

Epoca aragoneseModifica

Costruzione contraddistinta da quattro torri cantonali e due intermedie inserite nei prospetti settentrionale e meridionale, impianto rettangolare con maggior sviluppo sull'asse est - ovest.

Epoca spagnolaModifica

Interventi di Andrea Calamech[2]

L'opera di Andrea Calamech del 1589[9] presentava i quattro canti delimitati da quattro torri cantonali raccordate da quattro logge e quattro saloni grandi col giusto ripartimento di diversi appartamenti oltre le molte stanze di sopra e nel mezzo od a basso, ripartite ad usi diversi per i negozi i tutti i tribunali, per gli alloggiamenti dei cortigiani del viceré. Vedesi finita la prospettiva verso il porto, riguardevole per la vaghezza e la ricchezza degli intagli delle logge, balconi e porte, tra le quali, singolare è la porta di mezzo di marmi neri e bianchi e del finestrone marmoreo di somma vaghezza.[10]

Targhe che documentavano gli interventi e i patrocinatori:

Ulteriori rinnovamenti e ampliamenti effettuati in epoca spagnola dai viceré di Sicilia: García Álvarez de Toledo y Osorio seguito da Fernando Francesco d'Avalos, marchese di Pescara, da Carlo d'Aragona Tagliavia, principe di Castelvetrano e duca di Terranova, da Alvaro Perez de Loscado, marchese di Briatico, Strategoto e Governatore di Messina, Emanuele Filiberto di Savoia.[10]

Primitiva chiesa e Cappella della Madonna della Grazia ove si venera l'immagine della Madonna della Grazia.[11] La cappelletta è mantenuta per uso esclusivo dei carcerati, demolita la chiesa è eretto l'Oratorio di San Pietro Apostolo.[11] Nella piazzetta occidentale, dalla quale si diparte la via Austria verso la cattedrale e il Palazzo Senatorio in direzione ovest, è documentata l'ubicazione della statua di Don Giovanni D'Austria.[11]

 
Palazzo Reale e la primitiva dislocazione della Fontana del Nettuno nel Porto di Messina.

Epoca sabaudaModifica

Progetto di Filippo Juvarra

 
Veduta del piano occidentale della Reggia con la primitiva collocazione della statua dedicata a Don Giovanni d'Austria, panorama sul Porto di Messina e Palazzata di Simone Gullì.

Epoca borbonicaModifica

Salone per le adunanze parlamentari.[1]

L'intera costruzione fu danneggiata dal terremoto della Calabria meridionale del 1783[2] e successivamente riadattato.

Nel 1806 re Ferdinando I delle Due Sicilie destinò il Palazzo del Gran Priorato Gerosolimitano dell'Ordine di Malta, a sede del Palazzo Reale, la chiesa di San Giovanni di Malta svolse la funzione di Cappella Palatina.

Epoca contemporaneaModifica

Le parti superstiti furono completamente distrutte durante il terremoto di Messina del 1908,[2] tutti i manufatti demoliti per la costruzione del Palazzo della Dogana del 1914.

Cappella Palatina di San Giovanni EvangelistaModifica

 
Palazzo Reale

La reggia includeva la rinascimentale Cappella Palatina dedicata a San Giovanni Evangelista. Nell'ambiente è documentato il dipinto raffigurante San Giovanni Evangelista, opera di Antonio Bova del XVII secolo.

Piano del Palazzo Reale o Piano di TerranovaModifica

Chiesa della Madonna della ConsolazioneModifica

Sul Piano del Palazzo Reale sorgeva la chiesa sotto il titolo della «Madonna della Consolazione». La sacra immagine della Madonna della Consolazione era stata importata direttamente dal monastero di Santa Caterina sul monte Sinai.[3]

Chiesa della Madonna del PiliereModifica

[14]

Oratorio di San Pietro ApostoloModifica

Monastero di Santa ChiaraModifica

Chiesa di Santa Chiara: primitiva «Cappella Palatina». Luogo di culto direttamente collegato al Palazzo Reale attraverso una via coperta. Istituzione dell'Ordine francescano, annoverava tra le religiose molte componenti e abadesse appartenenti alla famiglia Aragona.[15]

Chiesa di Santa Maria della CandeloraModifica

Tempio noto come chiesa dell'Agonia, già dei Santi Quaranta Soldati Martiri, in origine chiesa di Santa Maria di Goffredo.

Ospedale di Santa Maria della CandeloraModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Giuseppe Grosso Cacopardo, pp. 106.
  2. ^ a b c d e f g Giuseppe La Farina, pag. 24.
  3. ^ a b c d e Placido Samperi, pp. 635.
  4. ^ Placido Samperi, pp. 230.
  5. ^ a b Caio Domenico Gallo, pp. 257.
  6. ^ Giuseppe La Farina, pag. 84.
  7. ^ Giuseppe Bonfiglio, pp. 11b.
  8. ^ Giuseppe La Farina, pag. 26.
  9. ^ a b Giuseppe Grosso Cacopardo, pp. 51.
  10. ^ a b c d Placido Samperi, pp. 636.
  11. ^ a b c d e Placido Samperi, pp. 637.
  12. ^ G. La Farina, "Messina e i suoi monumenti", p. 29.
  13. ^ Giuseppe Grosso Cacopardo, pp. 53.
  14. ^ Placido Samperi, pp. 121.
  15. ^ Placido Samperi, pp. 463.
  16. ^ Placido Samperi, pp. 461.
  17. ^ Placido Samperi, pp. 44.

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica