Sacchetti (famiglia)

Sacchetti
Coat of arms House of Sacchetti.svg
Virtute stat et labore
Bandato di nero e d'argento.
Stato Granducato di Toscana, Stato Pontificio
Titoli conti e marchesi
Fondatore Gamurrini Sacchetti
Attuale capo Urbano Sacchetti
Data di fondazione XIII secolo
Etnia italiana

I Sacchetti sono un'antica famiglia nobile fiorentina nota almeno dal XIII secolo, e forse anche sin dall'XI con un Isacco o Isacchetto che dette il nome al casato[1], citata nel XVI canto del Paradiso di Dante. Accumulò ingenti ricchezze con la mercatura e l'attività bancaria, ricoprendo varie cariche nella città di origine.

Di parte guelfa e ostile ai Medici, all'instaurazione del principato mediceo fu costretta, con Giovanni Battista, a lasciare le sue case e ad esulare a Roma negli anni settanta del XVI secolo. Qui, aderendo al Papato, acquisì prestigio e potenza, entrando subito a far parte della nazione fiorentina, ben rappresentata da banchieri (Giovanni Battista era sposato ad una Altoviti) e orefici, che era insediata in gran parte nel Rione Ponte e che aveva come chiesa nazionale la basilica di San Giovanni dei Fiorentini, dove la famiglia eresse la propria cappella gentilizia.

Nel 1648 acquistò dagli Acquaviva il palazzo[2] in via Giulia che da loro prese il nome, ancora oggi di loro proprietà. Qui raccolsero circa 700 pezzi tra reperti archeologici e soprattutto quadri, 187 dei quali vennero acquistati da papa Benedetto XIV nel 1748, andando a costituire il primo nucleo della Pinacoteca dei Musei Capitolini. Acquistarono altre proprietà già dal XVI secolo come il Pigneto detto dei Sacchetti, Castel Fusano che poi vendettero ai Chigi, dove dal 1620 fecero costruire ed affrescare la villa di campagna per opera di Pietro da Cortona che divenne l'architetto di famiglia; e godette del feudo di Castel Romano con titolo di marchesato.

Si ricordano nella famiglia i cardinali Giulio e Urbano. Fu spesso insignita almeno dal 1794, in alternanza ad altre famiglie nobili romane, della dignità di Foriere maggiore dei sacri palazzi apostolici, grazie alla quale fu inserita nel ristretto ceto dei Marchesi di baldacchino[3], che detenne fino al 1968; quando l'ultimo foriere il marchese Giulio (1926-2010), per volontà di papa Paolo VI rimase a far parte di ciò che rimaneva della famiglia pontificia laica, come consultore e delegato speciale della Pontificia Commissione dello Stato della Città del Vaticano.

Marcello Sacchetti. Dipinto di Pietro da Cortona

NoteModifica

  1. ^ v. Sacchetti in Enciclopedia Dantesca, Treccani
  2. ^ Pietrangeli, Guide rionali, Rione Ponte, v. Palazzo Sacchetti, Ed. F.lli Palombi
  3. ^ Giulio Sacchetti, Segreti romani, Ed. Feltrinelli

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