Serracapriola

comune italiano
Serracapriola
comune
Serracapriola – Stemma
Serracapriola – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Foggia-Stemma.png Foggia
Amministrazione
Sindaco Giuseppe D'Onofrio (PdL) dal 5/06/2016
Territorio
Coordinate 41°48′N 15°10′E / 41.8°N 15.166667°E41.8; 15.166667 (Serracapriola)Coordinate: 41°48′N 15°10′E / 41.8°N 15.166667°E41.8; 15.166667 (Serracapriola)
Altitudine 270 m s.l.m.
Superficie 143,36 km²
Abitanti 4 039 (31-07-2013)
Densità 28,17 ab./km²
Comuni confinanti Chieuti, Lesina, Rotello (CB), San Martino in Pensilis (CB), San Paolo di Civitate, Torremaggiore
Altre informazioni
Cod. postale 71010
Prefisso 0882
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 071053
Cod. catastale I641
Targa FG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti serrani
Patrono san Mercurio
Giorno festivo 5 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Serracapriola
Serracapriola
Serracapriola – Mappa
Posizione del comune di Serracapriola nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

Serracapriola (Særræcæprióle o semplicemente "a Særre" nella locale parlata apulo-molisana) è un comune italiano di 4.039 abitanti, della provincia di Foggia in Puglia. Fa parte del Parco Nazionale del Gargano ed è situato al confine tra Puglia e Molise su una collina di quasi 300 metri di altitudine.

Posta a pochi chilometri dal mare, il clima è di tipo mediterraneo permettendo ai cittadini di godere di un'aria molto pulita e fresca allo stesso tempo. È a Serracapriola il convento dei Padri Cappuccini, uno fra i più antichi della Puglia, dove nel 1905 iniziò gli studi teologici san Pio da Pietrelcina: è possibile visitare il suo alloggio situato all'interno del convento; altro elemento che rende il convento importante è il prezioso quadro della Madonna delle Grazie.

Indice

LeggendaModifica

« Questo colle era tutto cinto di boschi foltissimi, appellandosi anche ai giorni nostri Selva del Conte. Costui chi fosse o come chiamavasi non è noto, si però che un giorno, deliziandosi con altre persone alla caccia, si diede ad inseguire un caprio che, furiosamente fuggendo, rifuggiosi in una grotta nella cima di detto colle, dove entrato il Conte vi ammirò con raccapriccio e stupore un piccolo altare, in cui era una bellissima immagine di Maria Nostra Signora, e il caprio in atto reverente ne stava. Sorpreso da un devoto timore il Cacciatore chiamò tutti i suoi compagni, e avendo unitamente ammirato con venerazione il portento, lo fecero palese agli abitanti delle vicine ville, i quali in poco vi fabbricarono una Chiesa, che perciò ai nostri tempi si appella S. Maria in Sylvis. Appena poi ebbero terminato il divoto edifizio, stimolati dalla devozione e dall'amenità del sito incominciarono a fabbricare le case. È questa la fondazione della Terra che, in memoria di quanto è narrato, ebbe il titolo di Serra-capriola. »

(Padre Arcangelo da Montesarchio - Cronistoria della Provincia riformata di Sant'Angelo)

StoriaModifica

Dalle origini al medioevoModifica

 
Fu Federico II di Svevia a dare inizio all'ampliamento delle fortificazioni del borgo di Serracapriola

L'odierno abitato di Serracapriola (Serra Capreola nei codici antichi) trae le proprie origini come parte di un articolato sistema difensivo di osservazione e allarme avanzato, creato dagli ultimi conti longobardi di Larino per contrastare l'espansione dalla Puglia dei Catapani bizantini fra cui Basilio Boioannes all'inizio dell'XI secolo. Una donazione del conte Tesselgardo di quel periodo, descrive parti costiere alla foce del Fortore elargite alla badia di Tremiti e ne fissa la stipula "intus castello de Serra" attestando nel 1045 la prima citazione del luogo.

La sua vocazione militare e di cerniera fra Molise - cui Serracapriola fu legata per secoli attraverso la curia episcopale larinate da cui fu separata solo nel 1972 - e la Puglia, si rafforza in epoca normanna con tutta l'area sottoposta alla sovranità degli Altavilla dopo che, con la battaglia nei pressi della vicina Teanum Apulum Civitate, essi sancirono la loro supremazia sul Mezzogiorno. Un'interessante e rapida descrizione della vita del borgo è possibile trovarla nello "Scadenziere di Capitanata" di epoca sveva redatto nei primi decenni del XIII secolo e pubblicato dal cenobio cassinese nel 1905.

Col processo di incastellamento con Federico II di Svevia, Serracapriola vide potenziare il primitivo torrione che si trovò inserito come maglia nel sistema difensivo Termoli/Lucera del Regno, e accrebbe economicamente il borgo come centro di rilievo sul territorio circostante, soprattutto nel corso della crisi politico-economica del XIV secolo che determinò l'abbandono di molti insediamenti vicini (San Leucio, Venacquosa, Vena Maggiore, Gaudia, Pleuti e per certi versi della stessa Civitate).

Dall'epoca moderna alla fine del XVIII secoloModifica

 
Stemma dei Ventimiglia che dal 1444 divennero feudatari di Serracapriola

Nel 1444 fu concessa in feudo ad Antonio di Ventimiglia (c. 1405 - 1480) da parte di Alfonso il Magnanimo. Il borgo venne attaccato dai Turchi nel 1566 difendendosi strenuamente, in una delle tante scorribande che infestavano la Puglia e che culminanti con le stragi di Vieste e Otranto proseguirono sino alla Battaglia di Lepanto con cui nel 1571 si spezzò per sempre la loro avanzata verso l'Italia.

Nel frattempo, riattivato a cura della monarchia aragonese l'imponente flusso della transumanza sul regio tratturo L'Aquila-Foggia, le cui rimesse rappresentarono la principale fonte di introito per le casse erariali del regno di Napoli, Serracapriola si trovò pienamente interessata alla regolamentazione delle locazioni armentizie, divenendo per la sua strategica posizione a cavaliere del Tratturo stesso, punto nevralgico essenziale, traendone beneficio e impulso potente per il suo sviluppo urbano, economico e demografico.

Nel 1627 la cittadina venne colpita da un devastante sisma che interessò tutto il medio Adriatico anche a livello di tsunami; Serra fu quasi rasa al suolo, buona parte degli edifici (in particolare religiosi) andarono diroccati, centinaia le vittime, proprio mentre essa stava uscendo dal proprio perimetro medioevale. Ne seguirà successivamente una florida e rapida campagna di ricostruzione; l'espansione è tuttora visibile nella planimetria urbana e interessò un'ampia zona verso est per congiungere l'incasato al quattrocentesco palazzo estivo dei monaci Lateranensi (attuale via Cairoli). Seguendo le vicissitudini del territorio, Serracapriola nel XVIII secolo fu attraversata senza colpo ferire dalle armate napoleoniche che avevano invece saccheggiato San Severo e decenni dopo sul suo territorio imperversarono bande di insorti durante il periodo del Brigantaggio, le più note quelle del sanpaolese Pennacchia alias Cicognitto con l'altra del Campanozzi.

Dall'Ottocento a oggiModifica

Serracapriola si mantenne comunque fino a fine '800 economicamente florida e punto attrattore per tutto l'Alto Tavoliere e il Basso Molise; tuttavia con l'attivazione del fenomeno migratorio prima verso le Americhe e successivamente verso il triangolo industriale, dagli anni '50 del Novecento iniziò e crebbe un lento declino demografico ed economico, acuito dallo spostamento verso l'area litoranea di tutte le principali arterie di comunicazione: stradali, autostradali, ferroviarie. In tal modo la cittadina in circa 50 anni di fatto dimezzò la sua popolazione, entrando in una stagnazione economica comune a gran parte delle comunità dell'interno, senza che le classi politiche locali succedutesi nei decenni siano state capaci di avviare positive iniziative infrastrutturali ed economiche capaci non solo di attirare investitori, ma neppure di valorizzare turisticamente e promuovere un territorio marittimo e collinare altamente ricco di potenzialità.

I flussi migratoriModifica

In concomitanza con i significativi fenomeni migratori che interessano nell'ultimo ventennio il Vecchio Continente, Serracapriola ha registrato un massiccio arrivo di famiglie straniere insediatesi sul suo tessuto urbano. Si tratta per la maggior parte di genti provenienti dalla Bulgaria appartenenti a un'etnia per tratti somatici assimilabile ai Rom il cui novero dovrebbe superare le 500 unità. Essi nella quasi totalità sono impegnati in un'agricoltura non specializzata, svolta soprattutto pendolando verso tenute esterne all'agro serrano, ma che in paese hanno trovato soluzioni alloggiative spesso ai limiti dell'abitabilità, ma comunque a buon mercato. Per ragioni legate a differenze di lingua, abitudini sociali, credo religioso non cattolico, questa percentualmente forte componente allogena (500/4000 abitanti circa) tende a ritagliarsi spazi tuttora diversi dal resto della popolazione, con una minima propensione a integrarsi con essa, pur non facendo apprezzare apparentemente motivi di tensione con le famiglie autoctone. Tenuto conto del progressivo invecchiamento demografico che a Serracapriola come altrove, caratterizza il quadro sociale del nuovo millennio, contrapposto alla bassa età media dei nuovi venuti, questa comunità è probabile diventi un interessante laboratorio socio-demoscopico dove analizzare in piccolo le criticità che stanno investendo l'intera Italia e dove la Scuola pubblica e la Chiesa sembrano essere le uniche realtà in grado di avvicinare e integrare le due etnie.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture civiliModifica

Il castelloModifica

La costruzione più antica del paese di Serracapriola è costituita da un castello, risultato da aggregazioni di strutture succedutesi nel tempo.

Le prime notizie del Castello di Serracapriola si hanno in un documento del 1045, quando Tesselgardo, conte di Larino, donava al Monastero di Tremiti la città di Gaudia o Civita a Mare; tale donazione fu fatta appunto "intus Castello de Serra".

Originariamente del castello esisteva solo una torre, questa faceva parte delle fortificazioni sul Fortore, confine tra i longobardi e i bizantini. Di questa torre a pianta stellare, di cui ancora oggi si ignora l'origine precisa, si può notare la particolare tecnica costruttiva, ovvero file di mattoni disposte a spina di pesce intervallate da altre dove sono posati regolarmente. Intorno al mastio è stato poi edificato nella prima metà del XV secolo il resto del castello, a pianta rettangolare con quattro torri circolari negli angoli. Delle quattro quella di sud-ovest è meno visibile essendo stata inglobata nell'ampliamento dell'ala sud. Il fossato è in parte ancora visibile con uno dei due ponti di accesso.

Il Castello di Serracapriola nel 1453 fu dato al Gran Siniscalco Innico Guevara. Il maniero fu anche la prima sede della Dogana delle Pecore, spostata poi prima a Lucera e poi a Foggia.

Il Feudo passò poi alla famiglia Di Capua, ai Gonzaga, ai D'Avalos e infine ai Maresca che acquistarono il feudo di Chieuti e Serracapriola nel 1742.

Nel corso dei secoli sono state apportate modifiche alla struttura originaria, sia in funzione della sua utilizzazione sia nelle riparazioni effettuate a seguito del terremoto del 1627 che interessò tutto il nord della Capitanata.

Da struttura fortificata militare, modificata nel tempo anche per mutate esigenze difensive, il castello fu successivamente utilizzato come ‘corte domestica'. L'accesso al piano nobile fu fatto mediante uno scalone ricavato nella torre ottagonale. Tra i numerosi ambienti, quello più rappresentativo è la così detta “sala del trono”.

Si tramanda che San Luigi Gonzaga, ospite dei suoi parenti, dormì una notte nel castello.

Nei locali sotterranei vi sono vari cunicoli tra cui l'accesso ad un'ampia voragine, ancora oggi inesplorata, denominata “trabocchetto”, in cui secondo la leggenda venivano eseguite le esecuzioni captali.

Il castello è tuttora di proprietà della famiglia Maresca di Serracapriola che dal 2011 ha intrapreso grandi lavori di restauro.

 
Palazzo Arranga

Palazzo ArrangaModifica

Eretto a partire dal XIII secolo dalla nobile famiglia locale degli Arranga, il palazzo si configura come un tipico palazzo italiano a corte chiusa. Verso la fine dell'Ottocento il palazzo venne donato dalla famiglia all'amministrazione comunale che da subito vi instaurò il municipio.

Palazzo PilolliModifica

In piazza Porta Bianchini appare solenne il palazzo Pilolli, con la leggiadra facciata, i balconi con ringhiere in ferro battuto, l'antico e severo portone ad arco, dal quale si accede al piano terra e al piano nobile del monumentale edificio. La bella piazza sulla quale si affaccia offre un panoramico sguardo sulle rigogliose campagne circostanti, perlopiù coltivate a ulivi e grano.

Architetture religioseModifica

Chiesa di Santa Maria in SilvisModifica

 
Santa Maria in Silvis

La costruzione religiosa più antica di Serracapriola è la chiesa di Santa Maria in Silvis, edificata a breve distanza temporale dall'erezione del castello. L'originale struttura, distrutta da un terremoto nel 1629, venne ricostruita con preziose decorazioni in cotto ad opera di Donato Gentile Quantulano, mentre permangono elementi della precedente costruzione come l'architravatura del portale principale, realizzata in pietra.

All'interno della chiesa è conservato il quadro della Madonna di Santa Maria in Silvis risalente al 1534 e realizzato con applicazioni in oro e pietre preziose, oltre ad un'Annunciazione del XVIII secolo.

Chiesa parrocchiale di San MercurioModifica

 
San Mercurio Martire

Altra costruzione di rilievo in paese è la chiesa di San Mercurio, eretta nel 1630 anch'essa a seguito del violento terremoto che colpì la città l'anno precedente. Articolata su tre navate con cupola, sono presenti diversi altari dedicati a santi differenti con relative reliquie.

La chiesa venne consacrata dopo la ricostruzione da mons. Tria il 18 novembre 1728 e si presenta articolata su tre navate a colonne tuscaniche con cupola e diversi altari dedicati a santi differenti con relative reliquie: quello di san Michele appartenuto alla famiglia Stanziano, quello dei Santi Filippo e Niccolò dei da Bovino, quello dell'Addolorata dei Simonetti, quello di Santa Maria delle Grazie prima della famiglia Stella poi dei Cannavaro di Lucera, quello della Madonna del Carmine della famiglia Carrieri e infine quello di San Gaetano dei Paramente.

Prima dell'Editto di Saint Cloud nella chiesa si trovavano diverse sepolture ma quando queste vennero rimosse per motivi igienico-sanitari, venne rifatto anche il pavimento sebbene permangano in alcuni angoli dei residui delle mattonelle antiche.

Chiesa di Sant'Antonio abateModifica

Risalente al XVII secolo, la chiesa di Sant'Antonio abate è oggi sconsacrata. L'edificio si presenta interamente realizzato in cotto.

Chiesa di Sant'AnnaModifica

Caratteristica dell'abitato serrano, la chiesa di Sant'Anna ha una facciata di forma quadrata risalente al 1742 con due ordini di lesene che si presentano più grandi nella parte inferiore e più piccole nella parte superiore. La chiesa venne chiusa nel 1874 e venne riaperta al culto nel 1918, subendo un restauro conservativo nel 1950.

Chiesa e convento di Sant'AngeloModifica

La chiesa e il convento di Sant'Angelo vennero fondati come area di culto extramurana nel 1436 dai padri Cistercensi e fu ampliata poi dal 1474 sino al XVIII con la costruzione di altri locali di servizio di straordinario pregio quali un'infermeria, una biblioteca, dei dormitori e un giardino cintato da mura, giunto intatto sino a noi dall'epoca della sua costruzione. La seconda fase di edificazione venne curata dalla famiglia Gonzaga che affidò inoltre la cura del convento ai padri Osservanti sino alla soppressione napoleonica del 1811 quando il monastero divenne dapprima una caserma per poi essere venduto nel 1815 a Ruggero Maria che vi aprì un convitto per fanciulle abbandonate affidato alle suore Liguorine. Il convitto venne soppresso nel 1862 dal governo del Regno d'Italia e venduto alla famiglia Maurea di Chieuti, per poi passare ai De Nardellis. Presso il convento si trova inoltre la tomba del famoso predicatore Tommaso D'Avalos, vescovo di Lucera, fratello del ben più noto marchese di Vasto.

Chiesa e convento di Santa Maria delle GrazieModifica

Eretti originariamente nel 1536, il convento e la chiesa di Santa Maria delle Grazie di Serracapriola vennero fondati dal cappuccino padre Paolo da Sestino su disegno del gruppo di frati che si insediò, a spese di Andronica Del Balzo, principessa di Molfetta e signora di Serracapriola. Secondo la regola dell'Ordine, il convento venne edificato in forme povere ma venne successivamente ampliato e arricchito a raggiungere le forme attuali.

La chiesa del convento, intitolata a Santa Maria delle Grazie, venne consacrata dal vescovo Michele Pitirro il 13 giugno 1703, accogliendo successivamente oltre 10 capitoli provinciali dei padri cappuccini tanto il luogo era amato dall'Ordine. L'11 agosto 1808, mentre anche nel meridione italiano giungevano i francesi di Napoleone Bonaparte che minacciavano di sopprimere anche il convento di Serracapriola, i frati capeggiati dal priore locale Michele Cinquepalmi, fecero un dettagliato inventario degli oggetti presenti che venne poi consegnato al superiore, padre Michelantonio da San Giovanni Rotondo. La soppressione non ebbe luogo grazie all'intervento difensivo che i sindaci di Serracapriola e Chieuti presentarono nei confronti delle autorità francesi, descrivendo il bene che i monaci locali avevano sempre apportato alla comunità serracapriolese.

Il convento fu invece chiuso dalle autorità statali del neonato Regno d'Italia nel 1866 e venduto all'asta al signor Giuseppe Fuiano, di Foggia, che a sua volta affittò il complesso a Michele Galasso, di professione orefice a Serracapriola, per la durata di tre anni (21 dicembre 1884 - 22 dicembre 1887). Quest'ultimo subaffittò il complesso a padre Donato da San Marco in Lamis per due anni dal 1885 al 1887. Il 1º ottobre 1886, il Fiuano decise di rivendere il convento ai cappuccini che da allora ne rimasero proprietari.

Questa mistica chiesetta del Padri Cappuccini fu dichiarata SANTUARIO dall'Ecc.mo Vescovo di Larino Mons. Pietro Santoro, dietro insistente preghiera del popolo di Serracapriola e di Chieuti e del dinamico P. Eugenio Caldarazzo, il 2 luglio 1971. Il titolo di santuario fu a gran voce richiesto dal popolo poiché i miracoli verificatisi nella chiesetta furono 3 nel corso dei secoli: il più antico è quello che riguarda la liberazione del popolo serrano dall'invasione turca ad opera del salvifico intervento della Madonna, venerata nel Convento nella rapprensentazione di una tavola lignea dell'artista Francesco da Tolentino datata 1534 che troneggia al centro dell'altare centrale, raffigurata con Gesù Bambino che tende le braccia al seno della Vergine ancora in veste, in attesa di essere presto offerto alla bocca del Figlio Divino e in secondo piano, S. Giuseppe falegname che veglia su entrambi. Questo evento, affrescato magistralmente sulla parete destra dell'altare nel 1943 da Amedeo Trevisonno, raffigura un saraceno con in mano una scimitarra in atto di distruggere il dipinto di Maria SS. Delle Grazie, staccato dall'altare e scaraventato a terra, che cade fulminato colpito da una luce abbagliante e punitrice scesa dall'alto che investe il saraceno, il quale, rimane colpito a morte riverso a terra. I turchi, spaventati dall'accaduto, dopo aver saccheggiato la città e incendiato il convento, finalmente indietreggiano, lasciando libera la popolazione serrana e risparmiando totalmente dai saccheggi e dalle violenze, la vicina Chieuti. I chieutini ancora oggi, il 2 luglio di ogni anno, giorno in cui ricorre la festa di Maria SS. delle Grazie molto sentita da tutto il popolo, si recano all'alba in un pellegrinaggio a piedi al Convento di Serracapriola per ringraziare devotamente la Vergine per la grazia ottenuta secoli or sono. Sono del Trevisonno anche gli altri affreschi parietali con scene squisitamente francescane. A partire dalla sinistra del visitatore che varca la soglia: la Natività e la Sacra Famiglia a seguire San Francesco che ammansisce il lupo a Gubbio, l'Annuciazione dell'Arcangelo Gabriele a Maria nella casa di Nazaret accanto all'altare. Al centro, sopra all'altare maggiore, opera dello scultore Gennaro Limatola di Forìa, troneggia la tavola della Madonna incastonata nell'affresco raffigurante l'Arcangelo Michele e San Francesco che salvano le anime dal purgatorio aiutandole a salire in Paradiso. A destra, l'affresco del miracoloso intervento della Vergine Maria contro la conquista dei saraceni, segue la predica di Sant'Antonio ai pesci,a Rimini. Chiude la meravigliosa serie, l'affresco sulla volta raffigurante le Stimmate di San Francesco sul monte de La Verna.

Fino a poco tempo fa non era conosciuta la storia del quadro miracolo della Vergine, commissionato da Don Vincenzo Gabriele, all'illustre pittore Francesco Da Tolentino nel 1534, che dopo aver dipinto due quadri della Madonna per le due chiese principali, ne dipinse un terzo più bello. In quel tempo i Padri Cappuccini edificavano il loro convento e Don Vincenzo decise di prestare loro il quadro di Maria SS. Delle Grazie con l'impegno di restituirlo non appena ne avessero fatto dipingere uno per la loro chiesa. Don Vincenzo morì nel frattempo e suo fratello, pensò di richiedere il quadro ai Cappuccini ma, ammmalatosi, morì improvvisamente. Allora suo figlio fece la stessa richiesta ma anche lui si ammalò e morì. Le sue due sorelle, considerando i luttuosi fatti e intimorite dall'accaduto, decisero di donare definitavamente il quadro ai Frati Cappuccini. Fu così che il quadro miracoloso non lasciò mai più il Convento dove è tutt'ora custodito e venerato.

Il 2 luglio 1971 il Vescovo incoronò la Madonna e il Bambino Gesù. Lo stesso P. Eugenio lavorò molto affinché la chiesa divenisse parrocchia e ciò avvenne con decreto diocesano del Vescovo Criscito l'1 novembre del 1972 e di cui P. Eugenio divenne il primo parroco. Padre Cipriano De Meo, subentrato al P. Eugenio come parroco nel 1973, ha avuto il grande merito di riproporre alla devozione dei fedeli la figura del Padre Matteo D'Agnone, autentico figlio di San Francesco, profondo teologo, potente esorcista, assertore della regalità di CRISTO e dell'ASSUNZIONE DI MARIA in cielo, molto prima della proclamazione del dogma cattolico proclamato da papa Pio XII il 1º novembre 1950, anno santo, attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus.

Il secondo miracolo riguarda il Crocifisso situato in alto sull'altare centrale che parlò al Servo di Dio Fra Salvatore da Cagnano Varano. Il luogo, essendo sede dello studentato dei frati della provincia monastica, ospitava molti frati e uno di questi, preso da irrefrenabili dubbi sulla sua vocazione, decide di lasciare l'ordine. Il superiore acconsentì alla richiesta ma lo pregò di recarsi prima in chiesa a pregare davanti a Gesù. Fu così che una voce uscì dal Crocifisso e gli disse: " Dove vai? Tu non sei fatto per il mondo. Resta qui!"

Il terzo miracolo fu quello eucaristico. Documenti ufficiali parlano di una altro frate, Fra Pardo da Larino, anche lui con forti dubbi sulla transustanziazione, cioè la presenza di Cristo vivo e vero nel pane eucaristico, durante la celebrazione. Fu così che vide uscire dal piccolo tabernacolo, Gesù Bambino vivo e vero in tutta la sua dolcezza e maestosità.

Altri frati oltre ci furono oltre a quelli già citati morti in odore di santità nel coonvento di cui si parla nel testo "Stelle di Prima Grandezza" di Padre Luigi Ciannilli, terzo ed ultimo parroco del Convento e sono : Padre Raffaele da S. Elia a Pianisi Padre Grisostomo da Guglionesi Padre Urbano da Manfredonia

Cenni biografici di p. Matteo da Agnone

Prospero Lolli, nato il 30 novembre 1563 da pii genitori che lo avviarono ad una educazione profondamente cristiana che gli faceva vedere Dio in tutte le cose. Frequentò l'Università di Napoli, nella facolta di Filosofia e Medicina. La bellezza dell'ideale francescano rifulse nella sua mente,ed in questa luce, preferì farsi cappuccino per poter conoscere meglio la verità della teologia e divenire medico delle anime. Fece il noviziato a Sessa Aurunca e dopo una breve permanenza nella provincia religiosa di Napoli, si affiliò ai Cappuccini di Foggia. Si distinse per l'amore alla Madonna della quale difese l'assunzione in anima e corpo in cielo. Fu superiore locale e provinciale, oratore dotto e devoto. Ebbe dal Signore il dono della profezia e dei miracoli. Con il solo segno della Croce, operò tante guarigioni ad Agnone, a Vasto e a Serracapriola. Fu potente esorcista. Molti dolori fisici accompagnarono la sua vita e furono per lui motivo costante di ringraziamento al Signore. Tre mesi prima di morire ritornò al convento di Serracapriola e i frati lo accolsero con il canto del Te Deum. Morì santamente il 31 ottobre 1616. Il 5 maggio 1751 ebbe luogo la prima ricognizione canonica ad opera del Vesconvo di Larino, Mons. Scipione De Laurentis. Per iniziativa del suddetto P. Cipriano De Meo, si ebbe la seconda ricognizione canonica il 19 ottobre 1978 presieduta dal Vescovo di San Severo Mons. Angelo Criscito. Il 26 aprile 1984 lo stesso vescovo dava inizio al processo informativo diocesano. Il 19 giugno 1996, nella cattedrale di San Severo, gremita di fedeli di Serracapriola, San Severo, Agnone, durante una solene concelebrazione, presieduta dal Vescovo diocesano, Mons. Cesare Bonicelli e presenti il Vescovo di Trivento, Mons. Antonio Santucci, il P. Proviciale dei Cappuccini di Foggia. P. Mariano Di Vito, i Sindaci di San Severo, di Serracapriola e di Trivento, è stato insediato il Tribunale per la causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio di cui il vice postulatore è attualmente Padre Cipriano de Meo. Il 16 maggio 2002, sua eccellenza Mons. Michele Seccia chiudeva solennemente il processo diocesano inviando tutti i documenti a Roma alla Congregazione dei Santi. Il 31 marzo del 2006 la stessa Sacra Congregazione ha emesso il decreto di validità del Processo Diocesano. Siamo in attesa che il Santo Padre proclami al più presto "beato" il nostro caro P. Matteo.

Il luogo è divenuto famoso nella storia recente per aver ospitato anche San Pio da Pietrelcina tra il 1907 e il 1908 durante gli anni del suo noviziato per lo studio della teologia. In occasione dell'anno giubilare del 2000, il convento ha subito un'importante opera di ristrutturazione con notevoli migliorìe sia nella zona interna che esterna, con la costruzione nell'immenso giardino avvolto dalgi ulivi, di un altare di finissimo pregio architettonico sul quale domina una enorme croce in legno. Questa seconda chiesa all'aperto è utilizzata soprattutto d'estate, a partire dalla festività di Maria SS. delle Grazie (2 luglio) per le messe domenicali serali dei mesi di luglio e agosto, alle quali partecipano i numerosi turisti, ma anche per le attività dell'OFS, della Gifra e degli Araldini riguardanti l'animazione estiva dei bambini e degli adolescenti e l'evangelizzazione in generale. E' diventando altresì un luogo di accoglienza dei numerosi pellegrini che accorrono con flusso continuo e intenso durante tutto l'anno da tutte le parti d'Italia e dall'estero, soprattutto dalla Polonia, dalla Francia, dal Regno Unito, dalle isole dell'oceano indiano (ex-colonie francesi)come Guadeloupe e Rèunion. La lapide situata a destra dell'altare maggiore, segna la posizione delle spoglie di Padre Matteo D'Agnone. Ogni mercoledì mattina, alle 9.30 è possibile partecipare ad un incontro spirituale con Padre Matteo. Possono recarsi per recitare il Santo Rosario, la messa e a seguire una breve catechesidi P. Cipriano tutti i fedeli. In fine c'è il passaggio devozionale davanti alla tomba dove è possibile lasciare le foto proprie o dei propri cari. Questa attività rientra nella regolarità del vice-postulatore. Questo crescente culto verso Padre Matteo è dovuto sicuramente al film-documentario del regista polacco Michel Kondrat " Matteo " prodotto da KONDRAT-MEDIA, ma anche al recente fenomeno della levitazione delle foto dei pellegrini che a lui si rivolgono per guarigioni fisiche o spirituali. Alcune fotografie restano inspiegabilmente attaccate alla lapide del Servo di Dio. Ciò indica che il cappuccino ha accolto le preghiere. Il fenomeno è tutt'ora oggetto di studio da parte delle autorità religiose.

Tutti gli scritti di Padre Matteo sono stati ricercati, trovati e tradotti dall'instacabile P. Cipriano De Meo e raccolti nei 3 volumi del " FASCICULUS MIRRAE ". Inoltre Don Antonio Mattatelli ha pubblicato con le ed. Segno " UN SANTO CONTRO IL DEMONIO " e instacabilmente nella sua rubrica radiofonica a Radio Maria non manca di citare il Servo di Dio operando così una grande opera di divulgazione e evangelizzazione che contribuisce alla conoscenza e al culto del Pacre Matteo. Anche Don Francesco Scaramuzzi ha publicato " LUMEN DIVINAE REVELATIONIS " un'analisi del conceto di rivelazione negli studi teologici di P. Matteo

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[1]

 

Persone legate a SerracapriolaModifica

  • Ferdinando De Luca - Geografo e matematico (Serracapriola 1785 - Napoli 1869), deputato nel parlamento napoletano del 1820 e del 1848. Scrisse di geografia fisica ed economica, di cosmografia, di metrologia e di questioni metodiche.
  • Mario Brancacci, umorista e sceneggiatore (Serracapriola, 27 febbraio 1910 – Roma, 5 aprile 1991).
  • Ernesto De Marzio, politico (Serracapriola, 19 agosto 1910 – Roma, 26 agosto 1995), personalità di spicco della storia del Movimento sociale italiano sino alla scissione di Democrazia Nazionale.
  • Gustavo De Meo, politico (Serracapriola, 25 agosto 1920 – Roma, 1º maggio 2010), deputato al Parlamento per la DC dal 1948 al 1976 per sei legislature.

AmministrazioneModifica

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
11 luglio 1988 7 giugno 1993 Antonio Cordisco Democrazia Cristiana Sindaco [2]
19 giugno 1993 28 aprile 1997 Filippo Mascolo lista civica Sindaco [2]
28 aprile 1997 14 maggio 2001 Michele Giuseppe Caccavone L'Ulivo Sindaco [2]
14 maggio 2001 30 maggio 2006 Michele Giuseppe Caccavone centro-sinistra Sindaco [2]
30 maggio 2006 17 maggio 2011 Marco Camporeale Casa delle Libertà Sindaco [2]
17 maggio 2011 in carica Marco Camporeale lista civica: insieme per serracapriola Sindaco [2]

GemellaggiModifica

Serracapriola è gemellato con:

  • Agnone (IS)
  • Toro (CB)

NoteModifica

  1. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  2. ^ a b c d e f http://amministratori.interno.it/

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica