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Ansaldo
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Stato Italia Italia
Fondazione 1853 a Sampierdarena,
Genova
Fondata da Giovanni Ansaldo
Chiusura 1993 confluita in Finmeccanica
Sede principale Genova
Settore Metalmeccanica
Prodotti Siderurgia, Automotive, Ascensori, Metropolitane, Treni, Sottomarini, Navi, Componenti meccanici

Ansaldo era una società industriale, sorta a Sampierdarena (quartiere di Genova) nel 1853 con la ragione sociale di Gio. Ansaldo & C. società in accomandita semplice. Nel 1993 confluì nel gruppo Leonardo (prima Finmeccanica).[1]

Indice

Storia della societàModifica

 
Il varo della corazzata Giulio Cesare a Sestri Ponente il 15 ottobre 1911
 
Ansaldo SVA 5 conservato presso il Museo storico dell'Aeronautica Militare di Vigna di Valle

L'azienda nacque per interessamento del governo sabaudo, con lo scopo di sviluppare un'industria nazionale per la produzione di locomotive a vapore e materiale ferroviario, settore allora completamente dipendente da importazioni straniere. L'operazione fu fatta sulle macerie delle strutture della Taylor & Prandi, azienda meccanica fondata nel 1846, nata anch'essa grazie a finanziamenti dello stato piemontese: le condizioni finanziarie dettate dal governo furono tuttavia molto rigide e penalizzanti. A ciò tuttavia non seguirono ordinazioni del governo adeguate a sostenere lo sviluppo dello stabilimento: la decisione di non intervenire a favore dell'economia locale rientrava nella più ampia politica liberista piemontese, al contrario invece di quanto accadeva in molti altri stati che favorivano con massicce ordinazioni le industrie nazionali. Queste ragioni, assieme ad una serie di divergenze dei due fondatori portarono alla chiusura dello stabilimento, che lasciò oltretutto un pesante debito verso lo stato[2].

Nel 1852 il ministro Cavour favorì la nascita di una solida compagine imprenditoriale genovese, composta dal banchiere Carlo Bombrini, dall'armatore Raffaele Rubattino e dal finanziere Giacomo Filippo Penco, alla quale promise commesse statali. La direzione fu affidata dai soci al giovane e brillante ingegnere meccanico Giovanni Ansaldo, docente dell'Università di Genova. Alla fondazione la compagnia aveva capitale sociale di 1 110 000 lire, di cui 300 000 sarebbero stati versati in contanti, mentre 810 000 erano rappresentati dalla valutazione di capannoni, terreni e attrezzature, corrispondenti peraltro con il debito della Taylor & Prandi con lo stato[3].

La Sampierdarena, prima locomotiva a vapore costruita nel regno di Sardegna e di progettazione interamente italiana, uscì dalle officine dell'Ansaldo nel 1854, per essere collaudata personalmente da Giovanni Ansaldo. Tra il 1854 e il 1860, le officine producono 18 locomotive, di cui 14 per le ferrovie dell'Italia settentrionale e 2 per quelle dell'Italia centrale[4] aggiungendosi ai fornitori esteri, coi quali riuscivano a gareggiare in mancanza di un regime protezionistico grazie tempi di consegna leggermente più brevi e per il minor costo della manodopera[5]

Nel 1860 il gruppo Ansaldo inizia la sua attività cantieristica, facendo il salto di qualità in tale attività nel 1886 con l'acquisizione del cantiere Cadenaccio trasferendo a Sestri Ponente il suo stabilimento meccanico inaugurando la stagione della navi a vapore con gli scafi in ferro. Inserita nella struttura del cantiere Ansaldo c'era anche l'Officina Allestimento Navi, sorta nella zona ampliata del porto per una scelta industriale precisa, quella di varare gli scafi nudi per poi allestire le navi in banchina, con una scelta innovativa che sgomberava rapidamente gli scali che restavano così a disposizione delle nuove costruzioni.

Negli anni 1860-61 il numero del personale impiegato arriva a circa 1 000 persone[6]: all'esposizione industriale di Firenze del 1861 l'Ansaldo può mettere in mostra la macchina a vapore più potente dell'esposizione[5], mentre la qualità delle lavorazioni delle officine viene lodata da tutto l'ambiente tecnico italiano, in particolare dall'ingegnere Giuseppe Colombo, che però lamenta uno scarso impegno dello stato Sabaudo nel creare commesse per l'industria nazionale di entità sufficiente a farla accrescere[7].

Con l'unità d'Italia, l'Ansaldo vede ulteriormente aumentare la concorrenza nel settore ferroviario, già prima elevata per via delle politiche liberiste piemontesi: grazie ad un decreto del 1863 viene assegnato il monopolio della fornitura di materiale ferroviario delle ferrovie meridionali alle Officine di Pietrarsa, escludendo di fatto l'Ansaldo dal mercato dell'ex Regno delle Due Sicilie[8]. In quegli anni l'Ansaldo amplia il suo mercato, specializzandosi sotto la direzione di Luigi Orlando nella produzione bellica di cannoni e nella produzione di motori navali grazie alle ricerche di Eugenio Barsanti[5].

Tornata nelle mani di Carlo Bombrini, l'azienda espande ulteriormente la produzione navale, un settore divenuto strategico. Furono aperti nuovi cantieri e nuovi stabilimenti a Sampierdarena, acciaierie, fonderie ed officine elettriche che partivano dalla sede originaria per giungere fino a Campi, Cornigliano e Sestri Ponente. In breve Ansaldo divenne un'industria con oltre 10 000 dipendenti ripartiti in sette stabilimenti.

L'era PerroneModifica

All'inizio del XX secolo, con l'ingresso di Ferdinando Maria Perrone nel consiglio d'amministrazione l'attività cantieristica venne orientata alla produzione militare[9] e nel 1903 l'Ansaldo si accordò con la W. G. Armstrong Whitworth & C. Ltd., proprietaria dello stabilimento di artiglieria di Pozzuoli, dando vita alla Società Gio Ansaldo Armstrong & Co., un complesso industriale con una capacità di impiego di 16.000 operai. Perrone nel 1884 si era trasferito in Argentina dove si era affermato come imprenditore e aveva svolto il ruolo di rappresentante dell'Ansaldo, per la quale nel 1895 aveva venduto l'incrociatore corazzato "Garibaldi" alla Armada Argentina.

 
Pubblicità Ansaldo del 1918 opera di Giuseppe Palanti

Nel 1904 Ferdinando Maria Perrone diventa proprietario dell'Ansaldo e, con i figli Mario e Pio, lega il nome Perrone alla storia della società. Durante il primo ventennio del XX secolo Ferdinando Maria lavora per realizzare una completa autonomia produttiva per l'Ansaldo sia nel campo siderurgico, sia in quello degli armamenti, meccanico e marittimo, grazie ad una forte integrazione verticale e grazie alla congiuntura bellica. Gli stabilimenti salirono a dieci, con 17 000 dipendenti.

Nel 1912 l'accordo stipulato con la Armstrong venne sciolto e l'Ansaldo riassunse la precedente ragione sociale.

Tra le realizzazioni di quel periodo della cantieristica Ansaldo la costruzione di alcuni incrociatori corazzati della classe Garibaldi e della corazzata Giulio Cesare.

Nel 1914 il capitale sociale è di 30 milioni di lire, nel 1918 arriva a 500 milioni di lire, grazie ai ricavi ottenuti dalla produzione del 46% di tutta l'artiglieria costruita in Italia durante la guerra, 3 000 aerei, 1 574 motori aeronautici, 96 navi da guerra, 200 000 t di naviglio mercantile e 10 milioni di munizioni.

Nel 1918 l'Ansaldo arriva a impiegare 80 000 addetti, in decine di stabilimenti e società controllate tra le quali: A. Cerpelli & C., Banca Industriale Italiana, Cantieri Officine Savoia, Dinamite Nobel, Gio.Fossati & C., Lloyd Italico, Nazionale di Navigazione, Fabbrica Aeroplani Ing. O. Pomilio, Società Idroelettrica Negri, S.P.A., Transatlantica Italiana, S.A. Ansaldo. Nel 1921, con le dimissioni dall'Ansaldo, i Perrone cessano ogni impegno in campo industriale continuando, soprattutto, nell'attività editoriale.

Il fallimentoModifica

In seguito alla grande depressione del 1929 che penalizzò fortemente l'economia mondiale nella prima metà degli anni trenta e all'incapacità dell'azienda di riconvertire la propria produzione bellica a quella civile, l'Ansaldo non si poté sottrarre al fallimento nel 1932.

L'azienda dopo la conclusione del primo conflitto mondiale aveva provato a produrre materiale ferroviario, aeroplani e persino automobili aprendo il suo mercato verso il Messico e la Polonia, paesi che sfortunatamente dopo pochi mesi precipitarono in una crisi di insolvenza e portarono in breve tempo al declino l'impresa italiana, coinvolgendo nel suo fallimento anche la Banca Italiana di Sconto (BIS).

Nell'IRI e collaborazione con FiatModifica

L'azienda venne in seguito risollevata dall'intervento di un consorzio di salvataggio, promosso dalla Banca d'Italia, che porterà l'azienda sotto il controllo dell'IRI, la cui gestione e riarmo permettono ad Ansaldo nuova vita e crescita.

La figura principale di questa rinascita e l'artefice della ridefinizione strutturale-organizzativa è l'ing. Agostino Rocca, amministratore delegato della società dal 1935 alla fine della guerra. I cantieri navali varano corazzate da 35 000 tonnellate, mentre i tecnici, in collaborazione con FIAT realizzano dal 1935 i primi prototipi di carri armati italiani (sulla base dei trattori già prodotti) nello Stabilimento artiglierie di Genova, (L40 e 75/18), e aerei (Fiat AS.1 e Fiat-Ansaldo A.120). Ansaldo presso l'arsenale di Napoli produsse anche cannoni come il 75/32 Mod. 1937.

Grazie alle commesse belliche la società registra un'enorme crescita: nel 1939 Ansaldo conta 22 000 dipendenti, nel 1943 ben 35 000 ma alla fine della seconda guerra mondiale si riproporranno i gravi problemi della riconversione.

In Leonardo-FinmeccanicaModifica

L'IRI nel 1948 affida la gestione delle società Ansaldo alla società finanziaria Meccanica, Finmeccanica (dal 2016 Leonardo-Finmeccanica) con un decreto legge vengono scorporati dall'azienda il siderurgico, l'elettrotecnico e il ferroviario e vengono accorpati i cantieri di Muggiano e Livorno.

Nel corso degli anni cinquanta e sessanta saranno operati da Leonardo-Finmeccanica (prima Finmeccanica) numerosi interventi riorganizzativi, tra cui, nel 1966, il trasferimento delle attività navali all'Italcantieri di Trieste.

Dal 1966, l'impresa viene ristrutturata completamente da Leonardo-Finmeccanica (prima Finmeccanica).
Nel 1977 le aziende rimaste vengono raggruppate sotto la dizione Raggruppamento Ansaldo, che comprendeva, oltre al meccanico-nucleare e l'Asgen di Genova, l'Italtrafo, la SIMEP, la Breda termomeccanica e la Tecnosud.

Nel 1980 viene costituito il principale gruppo termo-elettromeccanico italiano, il più grande in Italia con i suoi 16 000 dipendenti, ma che rappresentava anche l'abbandono da parte del colosso industriale della città di Genova.

Nel 1993 viene assorbita completamente in Finmeccanica (dal 2016 Leonardo-Finmeccanica).

Gli archivi si sono salvati in quanto affidati alla Fondazione Ansaldo.

Aziende con il nome AnsaldoModifica

Il nome "Ansaldo" permane presente nella ragione sociale di molte aziende costituite per scorporo o nelle quali è confluito qualche settore produttivo:

ProduzioneModifica

 
Cannone da 120/50 Mod. 1926 nelle officine di Genova.

AereiModifica

Materiale ferroviarioModifica

Significative furono le realizzazioni dell'Ansaldo in ambito ferroviario.

I rotabili ferroviari costruiti nel corso degli anni negli stabilimenti Ansaldo comprendono:
  Vedi anche Categoria:Automotrici costruite dall'Ansaldo.
  Vedi anche Categoria:Locomotive costruite dall'Ansaldo.
  Vedi anche Categoria:Tram costruiti dall'Ansaldo.

NaviModifica

Alcune tra le più importanti navi varate nel corso degli anni dai cantieri dell'Ansaldo:
  Vedi anche Categoria:Navi costruite dall'Ansaldo.

NaviModifica

Foto Nome Tipo Varo Committente
  ARA Garibaldi Incrociatore 1895 Armada de la República Argentina
  Cristóbal Colón (incrociatore) Incrociatore 1896 Armada Española
  ARA Pueyrredón Incrociatore 1898 Armada de la República Argentina
  Giuseppe Garibaldi (incrociatore 1899) Incrociatore 1899 Regia Marina
  Kasuga (incrociatore) Incrociatore 1902 Marina imperiale giapponese
  Nisshin (incrociatore) Incrociatore 1903 Marina imperiale giapponese
  Bersagliere (cacciatorpediniere 1907) Cacciatorpediniere 1906 Regia Marina
  Artigliere (cacciatorpediniere 1907) Cacciatorpediniere 1907 Regia Marina
  Giulio Cesare (nave da battaglia) Nave da battaglia 1911 Regia Marina
  Cesare Rossarol (esploratore 1915) Esploratore 1914 Regia Marina
  Duilio (transatlantico) Transatlantico 1914 Navigazione Generale Italiana
  Augustus (transatlantico 1926) Transatlantico 1926 Navigazione Generale Italiana
  Roma (transatlantico) Transatlantico 1926 Navigazione Generale Italiana
  Espero (cacciatorpediniere 1927) Cacciatorpediniere 1927 Regia Marina
  Zeffiro (cacciatorpediniere 1928) Cacciatorpediniere 1927 Regia Marina
  Ostro (cacciatorpediniere 1928) Cacciatorpediniere 1928 Regia Marina
  Alberico da Barbiano (incrociatore) Incrociatore 1930 Regia Marina
  Alberto da Giussano (incrociatore) Incrociatore 1930 Regia Marina
  Bartolomeo Colleoni (incrociatore) Incrociatore 1930 Regia Marina
  Rex (transatlantico) Transatlantico 1931 Navigazione Generale Italiana
  Bolzano (incrociatore) Incrociatore 1932 Regia Marina
  Eugenio di Savoia (incrociatore) Incrociatore 1933 Regia Marina
  Raimondo Montecuccoli (incrociatore) Incrociatore 1934 Regia Marina
  Littorio (nave da battaglia) Nave da battaglia 1937 Regia Marina
  Aquila (portaerei) Portaerei - Regia Marina
  Andrea Doria (transatlantico) Transatlantico 1951 Italia - Società di Navigazione
  Cristoforo Colombo (transatlantico) Transatlantico 1953 Italia - Società di Navigazione
  Leonardo da Vinci (transatlantico) Transatlantico 1958 Italia - Società di Navigazione
  Michelangelo (transatlantico) Transatlantico 1962 Italia - Società di Navigazione

SommergibiliModifica

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • AA.VV., Storia dell'Ansaldo, a cura di Valerio Castronovo, vol. 1, "Le origini. 1853 - 1882", Roma, Laterza, 1994, ISBN 88-420-4557-8.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica