Antonio Infantino

musicista, poeta e artista italiano
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Antonio Infantino
Antonio Infantino.jpg
Antonio Infantino nel 2009
NazionalitàItalia Italia
GenereMusica d'autore
Folk
Musica etnica
Periodo di attività musicale1966 – 2018
Studio8
Raccolte2

Antonio Infantino (Sabaudia, 6 aprile 1944Firenze, 30 gennaio 2018[1]) è stato un cantautore, poeta e architetto italiano.

Tra i maggiori esponenti della musica etnica meridionale, il suo stile attribuisce al tarantismo, oltre ad un significato folcloristico, un messaggio di natura sociale e politica.[2] Attivo anche come compositore di colonne sonore per teatro e cinema, nonché autore di poesie e pittore, ha influenzato artisti come Eugenio Bennato, Carlo D'Angiò, Peppe Barra, Teresa De Sio, Giovanna Marini e Vinicio Capossela.[2][3]

In un articolo sul Corriere della Sera dei primi anni ottanta, Fernanda Pivano lo ha definito «un personaggio che incarna in senso letterale alcune tra le cose migliori della cultura e dello spettacolo di questi ultimi quarant'anni».[4]

BiografiaModifica

IniziModifica

Nasce a Sabaudia da Giuseppe e Angelina, entrambi insegnanti di origini lucane. Al momento della nascita, suo padre è militare di stanza a Terracina.[5] Terminata la guerra, la famiglia ritorna in Basilicata, dove Infantino vive tra Tricarico e Potenza fino ai 18 anni.[2][6]

A partire dal 1964 matura varie esperienze artistiche, spaziando dalla musica performativa e gestuale all'elettronica e free jazz, con Vittorio Gelmetti, Sylvano Bussotti, Pietro Grossi, Charlotte Moorman, Giuseppe Chiari, Alvin Curran, e con altri artisti di poesia visiva. Nel 1966 comincia ad esibirsi dal vivo, al Folkstudio di Roma e al Nebbia Club di Milano, divenendo uno dei protagonisti del beat italiano, come documenta Fernanda Pivano in Mondo Beat ed un ritaglio del Corriere della Sera dell'epoca, quando passò una notte in cella dopo essersi aggirato per Milano con la corona di una Madonna in testa.[7]

Nel gennaio 1967 la Feltrinelli pubblica un quaderno di sue poesie dal titolo I denti cariati e la patria 1966, con introduzione della stessa Pivano, che si rivela uno dei più alti esempi di beat italiano, tanto che Infantino viene invitato a tenere delle letture insieme ad Allen Ginsberg. Nello stesso anno esce il suo primo album, Ho la criniera da leone (perciò attenzione), registrato a Milano con gli orchestrali della Scala per la Ricordi. Nel 1969 collabora con Dario Fo e Franca Rame per lo spettacolo Ci ragiono e canto n. 2, componendo e interpretando insieme a Enzo Del Re i brani Avola e Povera gente, che narrano, rispettivamente, l'eccidio di Avola e la piaga dell'emigrazione meridionale.[2] Nel frattempo si laurea con lode in architettura presso l'Università di Firenze, ottenendo in seguito la cattedra di arte dei giardini nella medesima facoltà.[7]

CarrieraModifica

 
Infantino con i Tarantolati di Tricarico negli anni settanta

Nel 1975 fonda i Tarantolati di Tricarico, a cui hanno partecipato negli anni decine di musicisti, con i quali, stravolgendo e reinventando il repertorio tradizionale della Basilicata, crea un canzoniere nuovo e composito, passando dalle ninne nanne alle filastrocche infantili, ai canti di festa e di denuncia contro i problemi atavici del Meridione quali disoccupazione ed emigrazione, il tutto basato spesso su ritmi ossessivi e ipnotici, suonati con strumenti poveri della tradizione meridionale, come il cupo cupo, accompagnati da chitarra battente e percussioni. Con i Tarantolati di Tricarico pubblica tre dischi incisi per la Fonit Cetra: I Tarantolati (1975), La Morte Bianca - Tarantata dell'Italsider (1976), Follie del divino spirito santo (1977).

Nel 1977 partecipa al Premio Tenco, facendo ballare per la prima volta il pubblico dell'Ariston di Sanremo.[5] Nel 1978 si reca in Brasile dove, con la partecipazione attiva di popolazione e scuole di samba, unisce i due generi musicali, taranta e samba, pubblicando La tarantola va in Brasile, che vede anche il contributo di Fafá de Belém. Un brano del disco, "Carnaval", nel 1979 diventa la sigla d'apertura del programma sportivo "Calcio spettacolo brasiliano", con la telecronaca di Mario Mattioli. Sempre in Brasile, esercita la professione di architetto progettando istituti religiosi, sistemazioni urbane, centri sanitari e strutture alberghiere nell'area di San Paolo.[8]

 
Infantino in concerto nel 2012

Nel 1983 torna a collaborare con Dario Fo musicando il suo Arlecchino in occasione della Biennale di Venezia. Nel 1984 compone l'opera La fattoria degli animali, utilizzando campionamenti di versi di animali reali. Successivamente, firma la colonna sonora dei film Ternosecco di Giancarlo Giannini e Vincere per vincere di Stefania Casini.

Nel 1989 compone le musiche per lo spettacolo Tricolore triste, allestito ad Anversa dal gruppo teatrale belga Nieuwe Scene. Per la stessa compagnia scrive testi e musiche per La nave dei folli (1991), spettacolo che ripercorre l'evoluzione del teatro comico nei millenni. Dello spettacolo Infantino cura anche le scenografie e i costumi. Sempre in Belgio, dipingendo quadri, indaga sui rapporti tra musica e colore pittorico, ricevendo il premio e la laurea honoris causa in Belle Arti da parte dell'Accademia Reale Fiamminga.[7]

Nel 1996 presenta l'album Tarantella Tarantata (Amiata Records) ed espone dei suoi quadri presso il Parlamento Europeo di Bruxelles, in una mostra dal titolo Danza Cosmica: danza, suono, colore. Nel 1997, assieme ai 99 Posse, riedita La gatta mammona, uno dei suoi successi degli anni settanta. Nel 1998 pubblica Succhà, una nuova antologia di poesie edita dalla City Lights Bookstore di Lawrence Ferlinghetti.

Anni recentiModifica

 
Infantino alla Biennale di Venezia, 2012

Nel 2000, il suo spettacolo Tara'n Trance chiude ufficialmente il Carnevale di Venezia in Piazza San Marco, riscuotendo successo di critica e di pubblico. L'opera si caratterizza per la presenza corale di diverse discipline artistiche e tecniche che coinvolgono costantemente il pubblico fra danze, musica, arti visive. Tara'n Trance verrà pubblicato quattro anni dopo in CD, ed entrerà nelle classifiche della hit parade statunitense.[2]

Nel 2004 è invitato come ospite speciale alla Biennale di Venezia. Nel 2007 la Deja-vu Rétro pubblica e distribuisce Antology of Tarantella, cofanetto multimediale articolato in cinque supporti tra CD audio e DVD. Nello stesso anno è ospite nell'album Avanti Pop dei Têtes de Bois, in cui suona il cupo cupo nella traccia "InTricarico".[9]

Nel 2009 partecipa nuovamente alla Biennale di Venezia con installazioni e performance sul tema "La danza delle api", in cui analizza il linguaggio e i comportamenti degli insetti. Nel 2015 partecipa alle registrazioni del disco Canzoni della cupa di Vinicio Capossela. Nel 2016 Infantino si esibisce al concerto del Primo Maggio di Roma con lo stesso Capossela e apre, a Melpignano, il concerto della Notte della Taranta.

Nel 2017, riceve il premio UNPLI dalla regione Basilicata, con la motivazione di "grande interprete della più antica tradizione musicale risalente al popolo anellenico degli Enotri".[10]

Muore nella sua abitazione a Firenze a causa di un malore, il 30 gennaio 2018, all'età di 73 anni. Le esequie si sono svolte a Tricarico, a cui hanno partecipato anche Capossela e la cittadinanza locale.[11]

DiscografiaModifica

LPModifica

CDModifica

CompilationModifica

  • 1994I Tarantolati (Fonit Cetra)
  • 2006Anthology of Taranta & Tarantella, 2 CD + 2 DVD + 1 CD ROM (Recording Arts)

CollaborazioniModifica

FilmografiaModifica

Attore

LibriModifica

BibliografiaModifica

NoteModifica

  1. ^ È morto Antonio Infantino, leader storico dei Tarantolati di Tricarico, su repubblica.it. URL consultato il 23 febbraio 2021.
  2. ^ a b c d e Antonio Infantino, ossia la Taranta, su patriaindipendente.it. URL consultato il 23 febbraio 2021.
  3. ^ “Brigante se more è nata così”: intervista con Carlo D’Angiò, su iviaggidigulliver.wordpress.com. URL consultato il 25 febbraio 2021.
  4. ^ E' morto Antonio Infantino, l'architetto della musica, su ufficiostampabasilicata.it. URL consultato il 23 febbraio 2021.
  5. ^ a b Antonio Infantino, i denti cariati… e la patria?, su articolo21.org. URL consultato il 23 febbraio 2021.
  6. ^ Intervista con Antonio Infantino, su blogfoolk.com. URL consultato il 23 febbraio 2021.
  7. ^ a b c Chi è Antonio Infantino?, su amiatarecords.com. URL consultato il 23 febbraio 2021.
  8. ^ Per ricordare Antonio Infantino di Carmela Biscaglia, su prodel.it. URL consultato il 27 febbraio 2021.
  9. ^ Avanti Pop, su tetesdebois.it. URL consultato il 23 giugno 2022.
  10. ^ Ecco i premi UNPLI della sedicesima edizione, su regione.basilicata.it. URL consultato il 23 febbraio 2021.
  11. ^ A Tricarico l’ultimo saluto ad Antonio Infantino con i suonatori di cupa cupa, su gazzettadellavaldagri.it. URL consultato il 27 febbraio 2021.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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