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Honoré de Balzac

scrittore, drammaturgo e critico letterario francese
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Balzac in un dipinto tratto da un dagherrotipo del 1842
Honoré de Balzac signature c1842-43.svg

Honoré de Balzac, nato Honoré Balzac (AFI: 'balʃàk; Tours, 20 maggio 1799Parigi, 18 agosto 1850) è stato uno scrittore, drammaturgo, critico letterario, saggista, giornalista e stampatore francese, considerato fra i maggiori della sua epoca, ed anche il principale maestro del romanzo realista francese del XIX secolo. Scrittore prolifico, ha elaborato un'opera monumentale: La Commedia umana, ciclo di numerosi romanzi e racconti che hanno l'obiettivo di descrivere in modo quasi esaustivo la società francese contemporanea all'autore o, come disse più volte l'autore stesso, di «fare concorrenza allo stato civile». La veridicità di quest'opera colossale ha portato Friedrich Engels a dichiarare di aver imparato più dal "reazionario" Balzac che da tutti gli economisti[1]. Di grande influenza (da Flaubert a Zola, fino a Proust e a Giono, tanto per restare in Francia), la sua opera è stata anche utilizzata per moltissimi film e telefilm. A Balzac è stato intitolato il cratere Balzac, sulla superficie di Mercurio.

Indice

BiografiaModifica

 
Casa natale di Balzac a Tours.
 
Caricatura di Balzac disegnata da Benjamin Roubaud.

Balzac proveniva da una famiglia borghese abbastanza agiata: il padre Bernard-François Balssa, di origine contadina, aveva raggiunto una posizione di rilievo nell'amministrazione dello Stato e aveva sposato Anne-Charlotte-Laure Sallambier (quando lui aveva 51 e lei 19 anni[2]), dalla quale ebbe poi quattro figli (Honoré, Laure[3], Laurence[4] e Henri[5]).

 
Auguste Rodin, Monumento a Balzac, 1898, fusione in bronzo, New York, Museum of Modern Art: Balzac fu uno dei primi narratori di Parigi come metropoli.
 
Caricatura di Balzac disegnata da Nadar nel 1850.
 
Ritratto della Contessa Ewelina Hańska, Holz von Sowgen, 1825, miniatura su avorio, Parigi, Casa Balzac.

Il primogenito studiò in collegio, prima a Vendôme (1807-13) e a Tours (1814), poi a Parigi[6], dove si trasferì con la famiglia nel 1815, nel quartiere del Marais. Iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza, lavorò come scrivano nello studio notarile di tale Jules Janin, quando a vent'anni scoprì la sua vocazione letteraria. In una mansarda del quartiere dell'Arsenale, al numero 9 della rue Lesdiguières, dal 1821 al 1829, dopo aver tentato la strada del teatro con il dramma in versi Cromwell, scrisse opere di narrativa popolare ispirandosi a Walter Scott, con gli pseudonimi di Horace de Saint-Aubin, Lord R'hoone (anagramma di Honoré) o Viellerglé[7].

Le sue prime prove artistiche non furono molto apprezzate dalla critica, tanto che Balzac si diede ad altre attività: divenne editore, stampatore e infine comprò una fonderia di caratteri da stampa, ma tutte queste imprese si rivelarono fallimentari, indebitandolo pesantemente.

Nel 1822 conobbe Louise-Antoinette-Laure Hinner[8], una donna matura che gli resterà accanto affettivamente fino alla morte. La presenza della donna ebbe molta influenza sull'autore, che venne da lei incoraggiato a continuare a scrivere: nel 1829 pubblicò con il proprio nome il suo primo romanzo (Les Chouans), che gli procurò un certo successo.

Tra le tante esperienze amorose con dame dell'aristocrazia[9] la più importante fu con Évelyne Hańska (1803-82), una contessa polacca[10] conosciuta nel 1833, che ebbe un ruolo importante nella stesura di Eugenia Grandet e che egli sposò nel 1850, cinque mesi prima di morire.

A partire dal 1830 l'attività letteraria di Balzac divenne frenetica, tanto che in sedici anni scrisse circa novanta romanzi (sulla "Revue de Paris", sulla "Revue des Deux Mondes", ma anche in volumi e in tirature sempre più numerose, per non contare i continui racconti, aneddoti, caricature e articoli di critica letteraria). I suoi primi successi di pubblico furono La peau de chagrin (La pelle di zigrino, 1831) e, tre anni più tardi, Le Père Goriot (Papà Goriot, 1834).

Il 19 febbraio 1837 giunse a Milano, pare per sfuggire ai creditori parigini, ed ebbe modo di frequentare la vita meneghina per oltre un anno recandosi regolarmente alla Scala e diventando un ospite ricorrente del Salotto Maffei. La tappa nella città italiana era ufficialmente dovuta a una questione relativa all'eredità che gli aveva lasciato la madre, ma le parole di una lettera alla contessa Hańska sembrano rivelare piuttosto una fuga da chi voleva riscuotere l'ingente somma di debiti accumulata negli anni precedenti: «J'ai plus de deux cent mille francs de dettes» («Ho più di duecentomila franchi di debiti»), confidava alla futura moglie[11].

Nel marzo del 1838 si imbarcò da Marsiglia alla volta della Sardegna, dove sognava di coronare velleità di prosperità economica attraverso lo sfruttamento di giacimenti abbandonati nell'isola dagli antichi romani e dai sovrani locali medievali. Vana si dimostrò l'impresa: tarda nei tempi e velleitaria nei modi[12]. Ma è durante le fatiche del viaggio in terra sarda che, secondo la più accreditata storiografia critica internazionale, Balzac concepisce la sua commedia teatrale L'école des ménages[13].

Charles Baudelaire chiamò la prosa di Balzac «réalisme visionnaire»; pare inoltre che il termine "surréalisme", coniato da Guillaume Apollinaire, sia stato ispirato a quel particolare punto di vista che caratterizza la produzione di Balzac.

 
La tomba di Honoré de Balzac.
 
Busto di Balzac - opera di Auguste Rodin

Nel 1842 Balzac decise di organizzare la sua opera monumentale in una specie di gerarchia piramidale con il titolo di La Comédie humaine: alla base di essa c'è il gruppo degli Studi di costume del XIX secolo, diviso in Scene delle vita privata, Scene della vita di provincia, Scene della vita parigina, della politica, della vita militare, della vita di campagna; poi c'è il gruppo degli Studi filosofici, ed infine quello progettato ma non realizzato degli Studi analitici. Si tratta di un grandioso progetto di analisi della vita sociale e privata nella Francia dell'epoca della monarchia borghese di Luigi Filippo d'Orleans.

Accanito frequentatore di salotti, amante appassionato di diverse nobildonne che soddisfacevano il suo snobismo e il bisogno di partecipare alla vita aristocratica, nonché perseguitato dai creditori per le troppe speculazioni sbagliate, Balzac riuscì a realizzare solo per poco tempo il sogno di ricchezza e d'ascesa sociale grazie al rapporto con la contessa polacca Ewelina Rzewuska (detta più frequentemente Évelyne Hańska), vedova di Wacław Hański (1791-1841), da Balzac sposata solo il 14 marzo 1850 (lei ne pubblicherà diversi inediti e nel 1877 la prima raccolta di Oeuvres complètes, in 24 volumi).

Honoré de Balzac infatti morì per una peritonite complicatasi in gangrena e venne sepolto, con l'orazione funebre tenuta da Victor Hugo, nel cimitero Père Lachaise[14]. Noto per i suoi eccessi nel lavoro e per il grande consumo di caffè[15] che sono stati erroneamente indicati come concause del rapido deterioramento della sua salma. Già il giorno dopo la morte la decomposizione veloce, anche a causa della stagione estiva, impedì di fare il calco in gesso per la maschera mortuaria[16].

Balzac pensava che ogni individuo ha a disposizione una riserva limitata di energia: vivendo intensamente l'uomo brucia la sua vita[17]. Il suo destino sembra abbia ripetuto la concreta e drammatica rappresentazione del contenuto di La pelle di zigrino (1831).

Durante la sua vita aveva viaggiato molto all'estero: in Ucraina, Polonia, Germania, Russia, Prussia austriaca, Svizzera e Italia (che appare spesso nei "racconti filosofici"), ma anche ampiamente nella provincia francese e nei dintorni di Parigi, puntualmente ripresi nella sua enorme mole di scritti.

Matrimonio e vita sentimentaleModifica

Nel 1833, come rivelò in una lettera a sua sorella, Balzac entrò in una relazione illecita[18] con la collega scrittrice Marie Du Fresnay, che allora aveva 24 anni. Il suo matrimonio con un uomo molto più anziano (Charles du Fresnay, sindaco di Sartrouville) era stato un fallimento fin dall'inizio. In questa lettera, Balzac rivela anche che la giovane donna era appena venuta a dirgli che era incinta di suo figlio. Nel 1834, 8 mesi dopo l'evento, nacque la figlia di Maria Du Fresnay da Balzac, Marie-Caroline Du Fresnay. Questa rivelazione del giornalista francese Roger Pierrot nel 1955, ha confermato ciò che era già stato sospettato da diversi storici: la dedica del romanzo Eugénie Grandet, una certa "Maria", si rivela essere Maria Du Fresnay stessa.

Nel febbraio del 1832, Balzac ricevette una lettera intrigante dalla città di Odessa, senza alcun indirizzo di ritorno, e firmata semplicemente "L'Étrangère" ("Lo straniero") - esprimendo tristezza per il cinismo e l'ateismo di La Peau de Chagrin e il ritratto negativo delle donne. La sua risposta fu di collocare un annuncio pubblicitario nella Gazette de France, sperando che il suo critico anonimo lo vedesse. Inizia così una corrispondenza quindicennale tra Balzac e "l'oggetto dei [suoi] sogni più dolci": Ewelina Hańska.

Ewelina (nata Rzewuska) era sposata con un nobile di vent'anni più anziano, il maresciallo Wacław Hański, un ricco proprietario terriero polacco che viveva vicino a Kiev. Si trattava di un matrimonio di convenienza per preservare la fortuna della sua famiglia. In Balzac la contessa Ewelina trovò uno spirito affine ai suoi desideri emotivi e sociali, con l'ulteriore vantaggio di sentire un legame con la capitale glamour della Francia. La loro corrispondenza rivela un intrigante equilibrio di passione, correttezza e pazienza; Il critico Robb afferma che è "come un romanzo sperimentale in cui la protagonista femminile cerca sempre di attirare realtà estranee ma che l'eroe è determinato a continuare, qualunque sia il trucco che deve usare".[19]

Marshal Hański morì nel 1841, e la sua vedova e il suo ammiratore ebbero finalmente la possibilità di perseguire i loro affetti. Rivale del compositore ungherese Franz Liszt, Balzac visitò la contessa Hańska a San Pietroburgo nel 1843 e conquistò il suo cuore. Dopo una serie di battute d'arresto finanziarie, problemi di salute e obiezioni da parte dello zar Nicola I, la coppia ebbe finalmente il permesso di sposarsi. Il 14 marzo 1850, con la salute di Balzac in grave declino, viaggiarono in carrozza dal suo seggio di famiglia nel Parco di Verhivnya in Volinia, alla Chiesa cattolica di Santa Barbara a Berdychiv (l'ex città bancaria russa nell'odierna Ucraina), dove furono sposati dall'abate Ożarowski. Il viaggio di dieci ore da, e per la cerimonia ha avuto un effetto negativo su entrambi i coniugi: i suoi [di lei] piedi furono troppo gonfi per camminare e Balzac sopportò gravi problemi cardiaci.

 
Casa di Balzac a Parigi, in Rue Fortunée, Paul Joseph Victor Dargaud, 1880.

Benché si fosse sposato tardi, Balzac aveva già scritto due trattati sul matrimonio: Physiologie du Mariage e Scènes de la Vie Conjugale. A questi lavori mancava la conoscenza di prima mano; Saintsbury sottolinea che "i coniugi non possono parlare di [matrimonio] con molta autorità". Alla fine di aprile gli sposi partirono per Parigi. La sua salute si deteriorava per strada e Ewelina scrisse a sua figlia che Balzac era "in uno stato di estrema debolezza" e "sudava copiosamente". Arrivarono nella capitale francese il 20 maggio, al suo cinquantunesimo compleanno.

Cinque mesi dopo il suo matrimonio, domenica 18 agosto 1850, Balzac morì alla presenza di sua madre; Eve de Balzac (ex contessa Hańska) era andata a letto. Quel giorno era stato visitato da Victor Hugo, che in seguito servì da paladino e elogiatore del funerale di Balzac.

Balzac è sepolto nel cimitero di Père Lachaise a Parigi. Nel suo elogio funebre, Victor Hugo ha dichiarato "Oggi abbiamo gente in nero a causa della morte di un uomo di talento, una nazione in lutto per un uomo di genio".[20] Al funerale hanno partecipato "quasi tutti gli scrittori di Parigi", tra cui Frédérick Lemaître, Gustave Courbet, Dumas padre e Dumas figlio, e rappresentanti della Légion d'honneur e di altri dignitari. Più tardi, una statua (chiamata Monumento a Balzac) è stata creata dal famoso scultore francese Auguste Rodin. Eretto in bronzo, il monumento a Balzac si erge dal 1939 nei pressi dell'incrocio tra Boulevard Raspail e Boulevard Montparnasse in Place Pablo-Picasso. Rodin ha caratterizzato Balzac anche in alcune delle sue sculture minori.

Abitudini e metodi lavorativiModifica

 
Ritratto di Honoré de Balzac, disegnato un'ora dopo la sua morte

Le abitudini di lavoro di Balzac sono leggendarie. Scriveva dall'1 alle 8 ogni notte e talvolta anche di più. Balzac riusciva a scrivere molto rapidamente; alcuni dei suoi romanzi, scritti con una piuma, erano scritti in un ritmo pari a trenta parole al minuto su una macchina da scrivere moderna.[21] Il suo metodo preferito era mangiare un pasto leggero alle cinque o sei del pomeriggio, poi dormire fino a mezzanotte. Poi si alzava e scriveva per molte ore, alimentato da innumerevoli tazze di caffè nero. Lavorava spesso per quindici ore o più di seguito; ha affermato di aver lavorato una volta per 48 ore con solo tre ore di riposo nell'intermezzo.[22]

Balzac revisionava in modo ossessivo, ricoprendo le prove scritte a macchina di modifiche e aggiunte da ripristinare. A volte ripeteva questo processo durante la pubblicazione di un libro, causando notevoli spese sia per se stesso che per l'editore. Di conseguenza, il volume finito, abbastanza spesso, era diverso dal testo originale. Sebbene alcuni dei suoi libri non abbiano mai raggiunto il completamento, alcuni, come Les employés (Gli impiegati, 1840), sono tuttavia presi in considerazione dalla critica.[22]

Benché Balzac fosse "di volta in volta eremita e vagabondo",[23] riuscì a rimanere in sintonia con le sfere sociali che alimentavano la sua scrittura. Era amico di Théophile Gautier e Pierre-Marie-Charles de Bernard du Grail de la Villette, e conosceva Victor Hugo. Tuttavia, non ha trascorso tanto tempo nei salotti e nei club di Parigi come molti dei suoi personaggi. "In primo luogo era troppo occupato" - spiega Saintsbury- "in secondo, non si sarebbe sentito a casa lì ....e sentiva che era suo compito non frequentare la società ma crearla".[22] Tuttavia trascorreva spesso lunghi periodi nel castello di Saché, vicino a Tours, la casa del suo amico Jean de Margonne, amante di sua madre e padre del suo [di lei] figlio più piccolo. Molti dei tormentati personaggi di Balzac furono concepiti nella piccola camera da letto del secondo piano, nel castello. Oggi il castello è un museo dedicato alla vita dell'autore.[24]

La Comédie humaineModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: La Commedia umana.

È stata definita "la più grande costruzione letteraria di tutta la storia dell'umanità"[25], ed è certamente una perfetta rappresentazione di quell'invenzione del XIX secolo che fu il romanzo moderno europeo. Tra tutti i romanzieri francesi il nome di Balzac (con la sua Comédie humaine) è il primo che viene in mente quando si volesse o si dovesse raffigurare il panthéon universale di questa forma di narrazione[26]. È quasi un'associazione automatica che lega l'uomo all'opera e l'opera all'epoca.

Tessuto di ragionamenti interessanti e a volte bizzarri, pervaso da uno spiritualismo fumoso e a tratti come interrotto per proseguire oltre, il suo pensiero corre lungo la penna quasi senza riuscire a seguirne la velocità. Pare che non abbia tempo di riflettere mentre si occupa di costruire e nutrire un mondo che però rappresenta in chiave quasi "sociologica" i posti, i tipi e le persone reali della propria vita.

Così come Gogol', Balzac è convinto che ciò su cui l'artista non pone il suo sguardo rivela solamente l'aspetto vegetativo della vita, e invece è solo nell'opera d'arte che il reale assume significato[27]

Complice la pubblicazione a puntate, che impone fidelizzazione del lettore, e comunque il sistema di distribuzione in allegato ai giornali che si andava sperimentando per la prima volta, il romanzo di Balzac ha la tendenza a girare attorno a personaggi forti (come per esempio Goriot, Rastignac, o Eugènie, ormai leggendari), a loro volta circondati da molte comparse che ne amplificano l'energia.

La precisione dei termini, la tessitura delle frasi, la più o meno rara scelta di descrizioni e la ricchezza di parole "enciclopediche", nonché le molte correzioni mostrano quanto fosse ambizioso e ricercato il progetto che sta dietro al suo lavoro, spesso considerato solo vulcanico e istintivo o biecamente realistico, e invece scoperto dalla critica più recente addirittura come "fantastico" e comunque legato al desiderio di fare moderna "epopea".

Si dice che descriva l'umanità come la vede, senza consolazioni o incantamenti arbitrari, ma lo slancio stesso della scrittura finisce con il superare la mera realtà.

La Comédie humaine (titolo trovato da Balzac nel 1840) comprende 137 opere che includono 95 romanzi, novelle, saggi realistici, fantastici o filosofici, oltre a racconti e a 25 studi analitici (piano da lui dettagliato nel 1842).

Opere principaliModifica

TeatroModifica

Edizioni italianeModifica

  • Honoré de Balzac, Gli Sciuani, Milano, Cino Del Luca, 1964.
  • Sarrasine; trad. Elina Klersy Imberciadori; introduzione di Lanfranco Binni; coll. "I grandi libri Garzanti" n. 832, Milano: Garzanti, 2000, ISBN 88-11-58832-4
  • La pelle di zigrino, trad. Cosimo Ortesta, introduzione di Lanfranco Binni, Collana i grandi libri, Garzanti, Milano, 1995, ISBN 978-88-11-36557-0.
  • La trentenne, trad. it. M. Cristallo, Milano, Frassinelli, 1995.
  • Illusioni perdute, trad. it. P. Minsenti, Milano, Frassinelli, 1999.
  • Il padre Goriot, traduzione e cura di Cesare De Marchi, Milano, Feltrinelli, 2004, ISBN 88-07-82171-0.
  • Un tenebroso affare, traduzione e cura di Felice Bonalumi, Milano, Edizioni Paginauno, 2014, ISBN 9788890926303.
  • L'albergo rosso, traduzione e cura di Felice Bonalumi, Milano, Edizioni Paginauno, 2018, ISBN 9788899699222.
  • "Séraphîta", traduzione di Lydia Magliano con un saggio di Franco Rella, Biblioteca Reverdito Editore Trento 1986, ISBN 88-342-0153-1

FilmografiaModifica

Film tratti o ispirati dai suoi romanzi.

OnorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ Balzac «ci offre nella Comédie humaine una prodigiosa storia realistica della "società" francese, descrivendo in una guisa di cronaca, quasi anno per anno, dal 1816 al 1848, la progressiva irruzione della nascente borghesia nella società nobiliare che, dopo il 1815, si era ricostituita (…). E intorno a questo quadro centrale, raggruppa una storia completa della società francese, dalla quale, persino nei dettagli economici (per esempio il riordinamento dei beni mobili e immobili dopo la rivoluzione), ho imparato di più che da tutti gli storici dichiarati, gli economisti e gli studiosi di statistica di quel periodo messi insieme». Lettera di Friedrich Engels a Margaret Harkness.
  2. ^ Il matrimonio si celebrò il 30 gennaio 1797; lui era nato il 22 luglio 1746 e lei il 22 ottobre 1778; moriranno rispettivamente il 19 giugno 1829, lui a 82 anni, e il 1º aprile 1854, lei a 75 anni.
  3. ^ Nata il 29 settembre 1800 e morta il 4 gennaio 1871.
  4. ^ Nata il 18 aprile 1802 e morta l'11 agosto 1825, tre anni dopo aver sposato tale Amand-Désiré Michaut de Montzaigle, dal quale ha due figli.
  5. ^ Nato il 21 dicembre 1807, probabilmente illegittimo, e morto l'11 marzo 1858. Prima di tutti loro un piccolo Louis-Daniel morì a circa un mese di vita. Tra le due sorelle e il fratello, Honoré non ha mai negato di preferire Laure, poi sposata Surville. Anche lei scrittrice, lascerà anche una biografia del fratello nel 1857.
  6. ^ Presso l'istituto Ganser, che si trovava dove oggi è il Museo Picasso.
  7. ^ L'ultimo condiviso con l'amico Auguste Lepoitevin detto Le Poitevin de Saint-Alme.
  8. ^ Nata il 23 maggio 1777, sposata l'8 aprile 1793, a 15 anni, con Gabriel de Berny, di cui conserverà sempre il cognome.
  9. ^ Vanno ricordate, oltre alle nominate Laure de Berny e la contessa Hańska, almeno Marie du Fresnay, la duchessa d'Abrantès (vedova Junot), la marchesa de Castries, Caroline Marbouty, la contessa Frances Sarah Guidoboni-Visconti (nata Lovell), Olympe Pélissier e Zulma Carraud.
  10. ^ . I quattro volumi di lettere a lei furono pubblicati con il titolo Lettres à l'étrangère (1899-1950), ma si veda la Correspondance intégrale (1960-69)
  11. ^ R. Barbiera, Il salotto della contessa Maffei, Milano, 1925, pp. 37 e segg.
  12. ^ Corrado Piana, A due passi dalla bella Italia, in Balzac, voyage en Sardaigne, Cargeghe, Documenta, 2010.
  13. ^ Balzac, L'école des ménages, Cargeghe, Documenta, 2011.
  14. ^ È interrato nel settore 48 di fronte a Gérard de Nerval.
  15. ^ Bennet A. Weinberg e Bonnie K. Bealer, Caffeina. Storia, cultura e scienza della sostanza più famosa del mondo, Donzelli Editore, 2002, ISBN 88-7989-724-1.
  16. ^ Lo racconta, tra gli altri, Octave Mirbeau nel 1907 in La 628-E8, un libro a cui si oppose la figlia della contessa riuscendo a far eliminare il capitolo su Balzac.
  17. ^ Davide Mauro, Elapsus - Il diario dei Goncourt ovvero le avventure erotiche dei grandi scrittori, su www.elapsus.it. URL consultato il 9 gennaio 2017.
  18. ^ (FR) La Revue de Paris, Bureau de la Revue de Paris., 1960, p. 122. URL consultato il 14 marzo 2019.
  19. ^ Robb, Graham (1958-), Balzac: A Life, 1ª ed., Norton, 1994, ISBN 0393036790, OCLC 30436965. URL consultato il 14 marzo 2019.
  20. ^ Victor Hugo - Eulogy for Balzac, su www.gavroche.org. URL consultato il 14 marzo 2019.
  21. ^ (EN) Graham Robb, Balzac, A biography, Pan Macmillan, 18 maggio 2017, p. 243, ISBN 9781509855674. URL consultato il 23 gennaio 2019.
  22. ^ a b c Saintsbury George, Honoré de Balzac, in The works of Honoré de Balzac and other stories, Vol. I, University ed., Philadelphia, 1901, OCLC 6314807. URL consultato il 23 gennaio 2019.
  23. ^ (EN) Saintsbury, George, Balzac, Honoré de., in Hugh Chisholm, The Encyclopaedia Britannica : a dictionary of arts, sciences, literature and general information, Vol. 3, 11ª ed., New York, Encyclopaedia Britannica, 1910-1922, p. 299. URL consultato il 23 gennaio 2019.
  24. ^ (FR) Musée Balzac | Les chateaux de la Loire, su web.archive.org, 30 settembre 2015. URL consultato il 23 gennaio 2019 (archiviato dall'url originale il 30 settembre 2015).
  25. ^ Franco Rella, Notizia, in Balzac, Teoria dell'andatura, Cluva, Venezia, 1986, p. 81.
  26. ^ François Taillandier, Balzac, Gallimard, Paris 2005 p. 14.
  27. ^ Taillandier, cit., p. 99.
  28. ^ http://www.legiondhonneur.fr/fr/decores/honore-de-balzac/89.

BibliografiaModifica

Edizioni di riferimentoModifica

  • La Comédie humaine, a cura di Pierre-Georges Castex, 12 voll., «Bibliothèque de la Pléiade», Gallimard, Paris 1976-81.
  • La Comédie humaine, 23 voll., Éd. classiques Garnier-Le Monde, Paris 2008-09.
  • Correspondance générale, a cura di Roger Pierrot, 5 voll., «Bibliothèque de la Pléiade», Gallimard, Paris 1960-69.
  • Correspondance générale, a cura di Roger Pierrot e Hervé Yon, nuova ed. in 3 voll., «Bibliothèque de la Pléiade», Gallimard, Paris 2006-11 (in uscita il terzo).
  • Nouvelles et contes, a cura di Isabelle Tournier, 2 voll., «Quarto», Gallimard, Paris 2005-06.
  • Œuvres diverses, a cura di Pierre-Georges Castex, 3 voll., Bibliothèque de la Pléiade», Gallimard, Paris 1990-96 (in uscita il terzo).

Testimonianze, biografie e bibliografia critica minimaModifica

Voci correlateModifica

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