Bandiera Rossa (movimento)

brigata partigiana italiana

Bandiera Rossa, nota anche come Movimento Comunista d'Italia, fu una brigata partigiana rivoluzionaria che operò durante la Resistenza nella zona di Roma.

Indice

StoriaModifica

Le originiModifica

« La Resistenza romana ebbe caratteristiche di spontaneità e di diffusione capillare che è difficile trovare altrove. Sono decine le formazioni impegnate, grandi come quelle dei partiti del CLN, in particolare i tre partiti di sinistra, PCI, Partito d'Azione e PSIUP, come Bandiera Rossa, o i Cattolici Comunisti,[1] o come il Centro Militare Clandestino dei "badogliani", ma anche piccole o piccolissime, che, per non aver potuto o voluto trovare il collegamento con i partiti del CLN, operavano autonomamente contro i tedeschi e i collaborazionisti fascisti. »

L'organizzazione partigiana Bandiera Rossa si sviluppò e si radicò nelle periferie proletarie di Roma[senza fonte], assumendo consistenza numerica superiore alle formazioni legate al CLN, con 1185 combattenti riconosciuti,[2] su posizioni antibadogliane e antimonarchiche e quindi avversa alla "svolta di Salerno" operata da Palmiro Togliatti e dal Partito Comunista Italiano.

La condanna da parte del PCIModifica

Nacque e combatté al di fuori del controllo del PCI e del CLN, da ciò deriva lo scarso rilievo dato a questo gruppo nella memoria resistenziale. Inoltre, all'epoca il PCI avversava fortemente i gruppi trotskisti, descritti nel numero 7 del gennaio 1944 dell'Unità come quinta colonna del nazismo e del fascismo:

« Non avversari politici, dunque, come vorrebbe ancora far credere qualcuno: ma delinquenti comuni e della peggiore specie, gente senza ritegno e senza scrupoli, complici dell'hitlerismo e del fascismo, rettili abietti da schiacciare senza pietà nell'interesse non solamente del Partito e della classe operaia ma dell'umanità intera.

La lotta contro questi individui non deve conoscere tregua. Siamo vigilanti, scopriamo le loro mene, individuiamo questi traditori anche se essi sono riusciti a camuffarsi e ad infiltrarsi nelle nostre file. Ognuno di noi deve fare il massimo sforzo in questa direzione prendendo ad esempio quanto hanno fatto i compagni russi nella loro lotta per l'annientamento del trotskismo.

Smascherando e colpendo gli agenti del nemico nel nostro Partito, nei Sindacati e dovunque essi si sono annidati, noi non faremo soltanto un'opera di indispensabile epurazione ma contribuiremo efficacemente allo sterminio della V colonna hitleriana e mussoliniana nel nostro paese.[3] »

Un libro di Silverio Corvisieri parla di questa formazione, che pagò un tributo di sangue pesantissimo alle Fosse ardeatine, (fra i 335 trucidati vi erano 68 membri dell'organizzazione Bandiera Rossa) con alcuni interrogativi non ancora sciolti, sia per il fatto della singolare presenza fra i prigionieri scelti per essere giustiziati alle Fosse Ardeatine di tanti uomini appartenenti a Bandiera Rossa, sia per il motivo che il funzionario di polizia italiano che contribuì alla stesura delle liste assieme ai nazi-fascisti poté proseguire la sua carriera dopo la Resistenza senza alcuna sanzione emessa nei suoi confronti.[senza fonte] Finita la guerra Bandiera Rossa si sciolse a causa dell'impossibilità, per motivi storici e politici contingenti, di svolgere attività politica alla sinistra del PCI ed i suoi militanti confluirono nei partiti della sinistra italiana: la decisione di sciogliere l'organizzazione fu presa con gran difficoltà e rammarico da molti suoi militanti.[senza fonte]; d'altra parte il giornale "Bandiera Rossa" non poteva essere più pubblicato.

I dirigentiModifica

L'organizzazione annoverava fra i fondatori Raffaele De Luca,[4] ex anarchico, fra i comandanti militari c'erano: Vincenzo Guarniera,[5] nome di battaglia “Tommaso Moro”, (la formazione militare da lui comandata era di 172 partigiani), ex fascista decorato, ben conosciuto per le sue spericolate azioni contro i nazifascisti; Orfeo Mucci, da alcuni ritenuto il comandante in capo; Felice Chilanti, responsabile clandestino del giornale “Bandiera Rossa” durante la Resistenza. Assieme a Bandiera Rossa spesso operava, con i suoi uomini, un'altra figura mitica della Resistenza romana: Giuseppe Albano, il "Gobbo del Quarticciolo", a cui fu dedicato un film con la partecipazione di Pier Paolo Pasolini per la regia di Carlo Lizzani.

L'analisi di documenti e testimonianze nell'ipotesi portata avanti da Silverio Corvisieri sull'assassinio di Giuseppe Albano porta ad una situazione golpista ante-litteram nel 1945, analizzata nel libro "Il Re, Togliatti e il Gobbo, 1944: la prima trama eversiva", secondo il quale la morte del gobbo del Quarticciolo avvenne non per mano dei carabinieri, ma fu un'esecuzione di una scheggia impazzita della Resistenza (come ve ne furono altre in altre città) che rifiutava un accomodamento "democratico" con uomini che fino a poco tempo prima erano collaborazionisti coi fascisti.

Sempre seguendo questa tesi, suffragata anche dalla rapidità con cui fu "chiuso" il caso, il "Gobbo" sarebbe stato ucciso da sicari di Umberto Salvarezza, leader di Unione Proletaria, gruppo su cui vi erano forti sospetti di essere una formazione con finalità di provocazione all'interno della sinistra antifascista indipendente dalla componente comunista. La strategia sarebbe stata diretta da Umberto II (sempre secondo l'analisi di Corvisieri) per portare ad un nuovo governo presieduto da Pietro Badoglio[senza fonte]: questa strategia fallì ma, in quel periodo torbido e confuso, ebbe comunque l'effetto di bloccare epurazioni ed indagini sui collaborazionisti come, ad esempio, le polemiche sulle Fosse ardeatine, che non sortirono effetto alcuno nella realtà.

Il dopoguerraModifica

In tempi più vicini Orfeo Mucci collaborerà con “Radio Onda Rossa” e nell'attività dell'Autonomia Operaia di Roma, fino alla sua morte nel 1997: in via dei Volsci a Roma vi è una targa che lo ricorda.

Attorno agli anni settanta, col rifiorire delle posizioni comuniste critiche nei confronti della strategia del PCI, Felice Chilanti si occupò di riattualizzare la storia di "Bandiera Rossa". Dopo aver aderito ad “Avanguardia operaia”, Chilanti scrisse a puntate sul "Quotidiano dei lavoratori" la storia del gruppo.

I trotzkisti italiani della Quarta Internazionale chiameranno “Bandiera Rossa” il loro mensile, tuttora edito come espressione della corrente trotzkista di Rifondazione Comunista.

NoteModifica

  1. ^ che, come ricorda Carla Capponi in un suo articolo, avevano una loro pubblicazione intitolata La voce operaia sottotitolata organo del movimento dei comunisti cattolici che sul n°5 del novembre del 1943 afferma che in U.R.S.S. si sono gettate le basi per la nuova Europa
  2. ^ "La Gestapo, informata da un sottotenente delle SS italiane, Mauro De Mauro, infiltrato nel movimento Bandiera Rossa, arrestò in una latteria in via sant'Andrea delle Fratte: Aladino Govoni (Medaglia d'oro al valor militare alla memoria), Unico Guidoni, Uccio Pisino, Ezio Lombardi e Tigrino Sabatini. Quest'ultimo sarà fuciltato a Forte Bravetta il 4 aprile, dopo che gli altri, comandanti di formazioni e reparti di Bandiera Rossa, erano stati uccisi il 24 marzo alle Fosse Ardeatine.cronologia Resistenza gennaio 1944
  3. ^ Quinta colonna trotskista (PDF), in l'Unità, gennaio 1944, n. 7.
  4. ^ biografia da ANPI
  5. ^ una delle sue azioni più conosciute fu la cattura di un manipolo di appartenenti alla PAI. Travestitosi, lui ed i suoi uomini, con le divise dei militi catturati ebbe facile ingresso a Forte Bravetta e condusse in porto la liberazione di un gruppo di compagni catturati dai nazifascisti, ancora adesso a Roma è ricordato per il suo coraggio leonino.[senza fonte] Collaborava spesso nelle azioni militari con la banda del Gobbo. 20 novembre 1943 - Tommaso Moro (il maresciallo dell'Aeronautica Vincenzo Guarniera) effettuò un'imboscata al 13 km dell' Aurelia, al comando un reparto di partigiani di Bandiera Rossa. Alcuni autocarri di una colonna tedesca vennero distrutti, due ufficiali uccisi.[senza fonte] Ottobre 1943 Un gruppo di partigiani di Bandiera Rossa comandati da Tommaso Moro (il maresciallo dell' Aviazione Vincenzo Guarniera) attaccò una colonna di automezzi tedeschi presso Ponte Milvio.[senza fonte]

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica