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BiografiaModifica

Nacque a Trieste il 27 agosto 1914 da famiglia originaria di Pola, figlio di Carlo e Antonia Grafitsch. Dopo aver conseguito la maturità classica entrò nella Regia Aeronautica come ufficiale di complemento nel settembre 1935[2]. Il 21 marzo 1938 fu inquadrato nell'Aviazione Legionaria, corpo di spedizione aereo italiano nella Guerra di Spagna; fa parte di una squadriglia (da caccia) appartenente al XVI Gruppo Caccia Terrestre Cucaracha,[3] equipaggiata con i Fiat C.R.32.[3] Sui cieli iberici partecipa a missioni di scorta ai bombardieri S.M.81 Pipistrello, S.79 Sparviero, B.R.20 Cicogna e a duelli aerei nel corso dei quali riesce anche ad abbattere un caccia Polikarpov sovietico[4].

Regia Aeronautica (guerra 1940-1943)Modifica

La Seconda Guerra Mondiale lo vede pilota caccia nei Balcani, in Grecia[5] e in Russia. Nel 1942 comanda la 360° Squadriglia del 150º Gruppo Caccia Terrestre, allora equipaggiata con gli Aermacchi C.202 Folgore.[6] Nel giugno dello stesso anno è decorato al valore per azioni di combattimento nel corso della Battaglia di Pantelleria[7][8]. Col grado di capitano pilota continua ad operare sui cieli del Mediterraneo e in Nord Africa, qui viene ferito dopo un mitragliamento inglese ed è costretto ad un allontanamento (temporaneo) dal volo. Nel luglio 1943, dopo l'invasione della Sicilia, combatte strenuamente in difesa del territorio nazionale.[6]

Prima dell'8 settembre 1943 ha già superato la "quota asso" (cinque abbattimenti) e ricevuto diverse decorazioni[9].

Aeronautica Nazionale Repubblicana (1943-1945)Modifica

In seguito all'Armistizio dell'8 settembre 1943, risponde al Bando Botto per la ricostituzione di reparti aerei italiani nei ranghi delle Forze Armate della RSI. Nel corso del 1944, col grado di maggiore, si avvicenda al tenente colonnello pilota Aldo Alessandrini[7][10] quale comandante del 2º Gruppo caccia "Gigi Tre Osei",[11] compiendo con esso diverse missioni nel Nord Italia di contrasto ai bombardieri alleati. Nei primi mesi del 1945 ottiene il comando dell'unità; il 2 aprile 1945[11] guida l'ultima azione di guerra quando 30 caccia Messerschmitt Bf.109G[11] intercettano una grossa formazione di bombardieri e caccia alleati che avevano colpito Vipiteno sul Lago di Garda.[11] Nonostante le numerose vittorie reclamate il gruppo uscì dal combattimento semidistrutto. La fine delle ostilità comportò il conseguente scioglimento del reparto.[11]

DopoguerraModifica

La neonata Aeronautica Militare Italiana non riconosce agli aviatori della RSI il periodo di servizio nell'ANR in termini di anzianità, promozioni e avanzamento di grado. Miani, come molti suoi colleghi, si trova di fronte a due possibilità: tornare a volare, rinunciando al grado conseguito, maggiore, e alle decorazioni ottenute tra il 1944 e il 1945, oppure abbandonare la carriera. Sceglierà ancora la via del cielo, ma da pilota civile. Dal 1949 al 1952 è pilota per S.I.S.A.e ALI Flotte Riunite. Negli Anni Cinquanta è comandante presso la LAI (la compagnia si fonderà con Alitalia nel '57)[12].

L'AM gli riconosce il grado di maggiore pilota solo nel 1955 e in posizione ausiliaria. Il congedo dall'Arma arriva nel 1962 da tenente colonnello. Nell'aviazione civile resta fino al pensionamento, metà Anni '70. L'ultimo comandante del 2º Gruppo caccia "Gigi Tre Osei" muore a Perugia il 16 aprile 1994. Un suo familiare, il nipote Mario Arpino, ricoprì la carica di Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare e poi Capo di Stato Maggiore della Difesa.

CuriositàModifica

Nel 2º Gruppo Caccia Terrestre dell'ANR vola, tra gli altri, con Mario Bellagambi, Ugo Drago e Fausto Fornaci, assi pluridecorati dell'aviazione italiana. Seppure citato in diversi testi di storia aeronautica, del comandante Miani si ha a disposizione scarso materiale fotografico. Alcuni suoi scatti sono raccolti in A difendere i cieli d'Italia-Racconti e testimonianze dei piloti dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana, 1943-1945 (Ed. Eclettica, Massa 2014), libro nel quale la vita del pilota (insieme a quelle di altri commilitoni) è ricostruita anche attraverso le parole del nipote, il generale dell'AM Mario Arpino[13].

OnorificenzeModifica

Onorificenze italianeModifica

  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di squadriglia da caccia partecipava a numerose missini di scorta a bombardieri dell'Asse su munitissima base aeronavale nemica ed altre rischiose missioni di guerra sul fronte dell'Est. In aspri combattimenti contro la caccia nemica, ne sventava l'insidia collaborando alla distruzione di diversi aerei avversari. In ogni circostanza dava prove esemplari di perizia aggressività e valore.»
— Cielo della Russia, di Malta, della Tunisia, agosto-ottobre 1941 – ottobre-novembre 1942.
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di squadriglia da caccia, conduceva la propria squadriglia in numerose scorte a bombardieri in quota ed a tuffo, in crociere di caccia, libera e di interdizione su munitissima base nemica. In numerosi combattimenti, svoltesi nelle più sfavorevoli condizioni, abbatteva personalmente velivoli nemici contribuendo alla distruzione sicura di numerosi altri. In ogni circostanza dava sicura prova di non comune valore e belle doti militari.»
— Cielo di Malta. giugno-luglio 1942.
  Medaglia d'argento al valor militare
«Partecipava quale capo formazione di apparecchi da caccia alla luminosa vittoria dell'Ala d'Italia nei giorni 14 e 15 giugno 1942 nel Mediterraneo. In durissimi combattimenti impegnati contro la caccia nemica, che tentava di ostacolare l'azione dei nostri bombardieri, dimostrava elevetissime doti di comandante e di combattente, riuscendo a stroncare l'offesa nemica abbattendo un velivolo da caccia avversario e contribuendo all'abbattimento di altri quattro.»
— Cielo del Mediterraneo, 14-15 giugno 1942.
  Medaglia d'argento al valor militare
«Pilota da caccia abilissimo, già distintosi precedentemente, partecipava con slancio a una serie di attacchi a volo rasente contro lontane basi aerea nemiche, vincendo difficoltà di navigazione e forte reazione contraerea. Nei mitragliamenti condotti con audacia fin nel cuore del territorio avversario, infliggendo al nemico decisive durissime perdite, riconfervava doti di cacciatore valoroso e aggressivo.»
— Cielo della Grecia e della Jugoslavia, marzo-aprile 1941.
— regio Decreto 5 maggio 1942[14]
  Medaglia d'argento al valor militare
«Ufficiale pilota già distintosi in precedenza, partecipava a molte altre azioni belliche e sosteneva quattro combattimenti, dando nuova conferma delle sue belle doti di cacciatore ardito e capace. In un combattimento aereo contro forze soverchianti, con l'apparecchio ripetutamente colpito, persisteva coraggiosamente nell'impari lotta sino alla completa sconfitta dell'avversario, contribuendo validamente ad abbattere quattordici velivoli avversari.»
— Cielo di Spagna, settembre-dicembre 1938.
  Medaglia di bronzo al valor militare
«Ufficiale pilota da caccia, già ripetutamente provato in ripetute missioni di guerra, confermava, in altre difficili missiono belliche ed in altri tre accaniti combattimenti, le sue belle doti di coraggio e sprezzo del pericolo.»
— 
Cielo di Spagna, dicembre 1938-febbraio 1939-XVII.

Onorificenze estereModifica

NoteModifica

  1. ^ http://win.storiain.net/arret/num159/artic7.asp.
  2. ^ Fascicolo personale del pilota Carlo Miani, Roma, Ufficio storico A.M.
  3. ^ a b Logoluso 2010, p. 40.
  4. ^ A Difendere I Cieli D'Italia Archiviato il 20 giugno 2015 in Internet Archive..
  5. ^ Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia del 10 Febbraio 1943-XXI. Conferimento Medaglia d'argento al valor militare al tenente pilota Miani per azioni e Jugoslavia.
  6. ^ a b Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 263.
  7. ^ a b Marco Petrelli, A difendere i cieli d'Italia, Ed. Eclettica, Massa, 2014.
  8. ^ Nicola Malizia, Quelli del Gatto Nero, Litografia Bianchini, Rimini, 1998.
  9. ^ Rapporti di Sergio Duilio Fanali, comandante del 155º Gruppo del 51º Stormo in Sicilia, 1942. Archivio storico Aeronautica Militare - Roma.
  10. ^ Marco Patricelli, L'Italia sotto le bombe, Laterza, Bari, 2009.
  11. ^ a b c d e Franci, Girolimetto, Minucci Teoni, Persiani 2012, p. 6.
  12. ^ Profilo personale del comandante (n. 360) conservato presso archivi Gente dell'Aria, Roma.
  13. ^ La paura che volessero giocare a pallone con le nostre teste… .
  14. ^ Bollettino Ufficiale 1942, dispensa 14ª, registrato alla Corte dei Conti addì 16 giugno 1942-XX, registro n.22 Aeronautica, foglio n.307.
  15. ^ L'ultimo samurai della RSI, a caccia di Thunderbolt fino al febbraio 1945.
  16. ^ In picchiata su Malta con l'asso Miani.
  17. ^ a b c Fascicolo personale del pilota Carlo Miani, Ufficio storico AM.
  18. ^ Le aquile della 3 Osei. Storia del comandante Drago e della sua squadriglia (1940-1945) di Nino Arena, Mursia, 1999.

BibliografiaModifica

  • Nino Arena, Le aquile della Tre Osei. Storia del comandante Drago e della sua squadriglia (1940-1945), Milano, Ugo Mursia Editore, 1999.
  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • Fondo dell'Aeronautica Nazionale Repubblicana, Archivio storico dell'AM, Roma
  • I Reparti dell'Aeronautica Militare Italiana, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1977.
  • Giulio Lazzati, Ali nella tragedia, Milano, Mursia Editore, 1975.
  • (EN) Alfredo Logoluso, Fiat C.R.32 Aces of the Spanish Civil War, Osprey Aircraft of the Aces No 94, Osprey Publishing, 2010, ISBN 978-1-84603-984-3.
  • Nicola Malizia, Quelli del Gatto Nero, Rimini, litografia Bianchini, 1998.
  • Marco Patricelli, L'Italia sotto le bombe, Bari, Laterza Editore, 2009.
  • Arrigo Petacco, iViva la Muerte! Mito e realtà della Guerra civile spagnola, 1936-1939, Milano, A. Mondadori Editore, 1975.
  • Marco Petrelli, A difendere i cieli d'Italia, Massa, Ed. Eclettica, 2014.

PeriodiciModifica

  • Sergio Franci, Nicolò Girolimetto, Paolo Minucci Teoni, Enrico Persiani, ANR: Indomito un pilota, in ACTA (Terranuova Bracciolini, Fondazione della R.S.I.-Istituto Storico), nº 77, gennaio-marzo 2012, pp. 4-5.

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