Chiesa di Santa Cita

edificio religioso di Palermo
Chiesa di Santa Cita
Palermo-Santa-Cita-bjs2007-01.jpg
La facciata
StatoItalia Italia
RegioneSicilia
LocalitàPalermo
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareZita di Lucca
Arcidiocesi Palermo
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzioneXIV secolo
CompletamentoXV secolo

Coordinate: 38°07′15.65″N 13°21′48.64″E / 38.121015°N 13.363511°E38.121015; 13.363511

La chiesa di Santa Cita è un luogo di culto cattolico della città di Palermo, situato nel mandamento Castellamare, oggi parrocchia con il titolo di S. Mamiliano.[1]

StoriaModifica

ArchitetturaModifica

 
Annunciazione di Antonello Gagini, ora al Palazzo Abatellis

La chiesa ha subito grossi danni per i bombardamenti della seconda guerra mondiale, a causa dei quali sono andate perdute le navate laterali ma sono rimasti intatti l'abside ed il transetto. Annesso alla chiesa vi è l'omonimo oratorio. All'interno si conservano molte opere d'arte. È presente anche un arco di pietra appartenente alla prima chiesa del XIV secolo. Di particolare rilievo la Cappella della Madonna del Rosario decorata con commessi marmorei scolpiti da Gioacchino Vitagliano nei primi anni del XVIII secolo su modelli di Giacomo Serpotta. Espressione del rinascimento siciliano la Pietà di Giorgio da Milano, scolpita alla fine del XV secolo.

Acquasantiera di Bartolomeo Dalechima del 1460[8] proveniente dalla demolita chiesa di San Giacomo la Marina.

EsternoModifica

InternoModifica

XVI secolo - disposizioni documentateModifica

Le meticolose descrizioni di Antonino Mongitore e Gioacchino di Marzo permettono di ricostruire le genealogie dei casati committenti, la composizione delle cappelle gentilizie, la disposizione ante e post rimodulazione delle opere di Antonello Gagini.

  • ?, "Cappella Corbera", manufatto marmoreo, monumento funebre commissionato dalla famiglia Corbera con la riproduzione del Risorto sul sepolcro fra guardie pretoriane. Opera recuperata e riassemblata in una cappella laterale sinistra.[9]
  • 1522c., "Sepolcro", manufatto marmoreo, monumento funebre commissionato da Francesco Zuppetta per il fratello Giovanni Zuppetta † 1522, opera caratterizzata dal rilievo Cristo libera le anime dei Santi Padri dal Limbo. Rilievo superstite incastonato in una cappella laterale.[10] Entrambi i bassorilievi erano documentati nella Cappella di Santa Maria Maddalena.[11]

XIX secolo - disposizioni documentateModifica

TransettoModifica

 
Cappella della Madonna del Rosario.
  • Abside destra: Cappella della Madonna del Rosario.[17] Fastoso ambiente barocco realizzato in marmi mischi, stucchi, altorilievi marmorei raffiguranti i Misteri del Rosario di Gioacchino Vitagliano e affreschi di Pietro Aquila.[18] Nell'edicola il quadro Madonna con bambino e santi domenicani. Verosimilmente corrispondente per titolo alla Cappella Branciforti del primitivo edificio. L'opera di Antonello Gagini del 1524 è documentata come manufatto marmoreo commissionato da donna Frisina Branciforti, caratterizzato dalla raffigurazione della Beata Vergine del Salterio o Madonna del Rosario sedente con San Domenico e altre figure di personaggi dell'Ordine domenicano da una parte, dall'altra il Papa, l'Imperatore Carlo V e il seguito dei notabili, aristocratici ed ecclesiastici e tutt'intorno i quindici misteri del rosario.[19]
  • Abside sinistra: Cappella del Santissimo Crocifisso o Cappella Lanza di Trabia.[21] Luogo deputato alle sepolture Giuseppe Lanza di Trabia e Pietro Lanza di Trabia, il monumento funebre con statue marmoree è opera di Giuseppe Obici. Nel pavimento dell'ambiente è ricavato la scalinata d'ingresso alla cripta o Cappella Lanza.
    • Cappella in prospetto sinistra: Cappella della Deposizione o Cappella Scirotta. Il manufatto marmoreo, opera realizzata da Antonello Gagini del 1526c., monumento funebre commissionato da Antonio Scirotta † 1526,[17] è caratterizzato dalle raffigurazioni di Sant'Antonio tentato dal diavolo e San Geronimo penitente, in alto nella lunetta la Vergine con bambino fra angeli. Opera recuperata e riassemblata nella cappellina laterale destra adiacente il cornu evangelii.[22] Il patrocinio della cappella è passato ai principi di Montevago, duchi di San Michele, alla Famiglia Gravina.[23]. Nel 2004 vi è stata installata la statua in bronzo San Pio di Vincenzo Gennaro.
      • Parete braccio sinistro: Altare di San Geremia. Altare ed edicola delimitati da coppia di colonne binate di stile dorico con capitelli corinzi sormontati da timpano triangolare con figure allegoriche sulle cimase. Sull'altare il dipinto Il beato Geremia resuscita il decapitato, tela di Antonio Manno del 1785. Nelle nicchie laterali le statue della Fede e della Carità, a sinistra in basso la statuetta di Santa Cita.[18]

AbsideModifica

Tribuna e arco di Santa Cita, opera di Antonello Gagini del 1516. Opere collocate nell'abside dietro l'altare maggiore, provenienti dalla preesistente chiesa di Santa Cita. Sulle paraste laterali dell'arco sono incastonate dieci formelle istoriate con figure di santi dell'Ordine dei frati predicatori, rispettivamente due Pontefici, due Cardinali, due Vescovi, due livelli con due Frati ciascuno, tutte in atteggiamento meditativo durante la lettura delle Sacre Scritture. Alla base due coppie di putti con stemmi della famiglia Diana nei basamenti, nell'intradosso otto scene riproducenti Storie di Santa Cita, due medaglioni con i busti di San Tommaso d'Aquino e San Pietro Martire nei pennacchi e una trabeazione istoriata con le figure degli Evangelisti con i loro animali simbolici.

Negli cassettoni della tribuna in stile rinascimentale sono raffigurate: gli Apostoli attorno il ciborio, la Natività di Gesù fra la Vergine Maria e San Giuseppe, ai lati le figure di Sant'Agata e Sant'Oliva. La scena della Morte di Santa Cita fra le statue di San Domenico di Guzman e San Vincenzo Ferreri, nella lunetta superiore la figura del Padreterno fra angeli.[21][25]

Peggio del riassemblaggio poté un deturpante organo addossato e ancorato ai delicati rilievi, oggi fortunatamente rimosso. Trine, fregi e ricami marmorei sono soggetti alle minacce dell'umidità.

Cripta dei LanzaModifica

 
Interno di Santa Cita.
  •  
    Cripta Lanza
    Cappella Lanza,[21] sull'altare ipogeo è documentata la statua della Pietà di Giorgio Brigno attualmente collocata nel presbiterio.[26]
  • 1524, "Cappella Lancia", manufatto marmoreo commissionato da Blasco Lancia ad Antonello Gagini. Al presente solo una cassa sepolcrale proveniente dalla primitiva chiesa è pervenuta nell'attuale cripta.[27]

Rappresentanti dei Lanza Branciforte sepolti nella cripta.



Opere documentateModifica

 
Loggiato.
 
Chiostro, portico e loggiato.

Sacrestia:

Convento domenicano di Santa CitaModifica

Convento domenicano di Santa Cita, dodicesima istituzione dell'Ordine dei frati predicatori in terra di Sicilia fondato nel 1428.[32] Allo stato attuale sono pervenuti un piccola porzione di chiostro, il portico occidentale e relativo loggiato, quest'ultimo insieme alla scalinata, costituisce l'accesso all'Oratorio.

Dal 22 luglio 1489 dipendeva da questa sede il convento domenicano di Castelvetrano.

Pietro Geremia, predicatore domenicano.[32]

Nel 1852 proveniente dalle strutture della Casa gesuitica di San Francesco Saverio all'Albergheria, vi fu trasferito l'ospedale negli ambienti dove attualmente si trova la caserma della Guardia di Finanza "Giuseppe Cangialosi".

SodaliziModifica

Compagnia del Santissimo Rosario di Santa CitaModifica

  • 1570, Compagnia del Santissimo Rosario di Santa Cita.[33][34]

Oratorio del Santissimo Rosario di Santa CitaModifica

Congregazione del Nome di GesùModifica

Sodalizio attestato presso il convento.[34] Nel 1576 è fondata ad opera di Vincenzo Tagliavia d'Aragona, fratello di Pietro Tagliavia d'Aragona, cardinale di Palermo, la Compagnia del Nome di Gesù Cristo detta dei «Verdi» presso una struttura adiacente al convento di Santa Cita.[35] La sede fu demolita nel 1851.

Congregazione delle Cinque PiagheModifica

Sodalizio attestato presso il convento.[34]

Congregazione di San GiacintoModifica

Sodalizio attestato presso il convento.[34]

Ospedale dei LucchesiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c Vincenzo Mortillaro, pp. 14.
  2. ^ a b Gaspare Palermo Volume primo, pp. 290.
  3. ^ Gaspare Palermo Volume primo, pp. 291.
  4. ^ Gaspare Palermo Volume primo, pp. 292.
  5. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 271.
  6. ^ a b Gaspare Palermo Volume primo, pp. 294.
  7. ^ a b Gaspare Palermo Volume primo, pp. 295.
  8. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 43.
  9. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 360.
  10. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 309 e 310.
  11. ^ Pagina 23, Agostino Gallo, "Elogio Storico di Antonio Gagini scultore ed architetto palermitano" [1] Archiviato il 31 gennaio 2017 in Internet Archive., Reale Stamperia, Palermo, 1821.
  12. ^ La disposizione delle opere di questa sezione segue l'ordine descritto da Gaspare Palermo, pertanto, non esistendo più un riscontro oggettivo, l'esposizione ricalca l'ordine del testo, mantenendo come riferimento il punto di vista del celebrante e non quello del visitatore.
  13. ^ a b c Gaspare Palermo Volume primo, pp. 302.
  14. ^ Gaspare Palermo Volume primo, pp. 303.
  15. ^ a b c d Gaspare Palermo Volume primo, pp. 304.
  16. ^ a b Gaspare Palermo Volume primo, pp. 305.
  17. ^ a b Gaspare Palermo Volume primo, pp. 299.
  18. ^ a b c d Gaspare Palermo Volume primo, pp. 300.
  19. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 310 - 312.
  20. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 341 - 343.
  21. ^ a b c Gaspare Palermo Volume primo, pp. 296.
  22. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 359 e 360.
  23. ^ Gaspare Palermo Volume primo, pp. 298.
  24. ^ a b Gioacchino di Marzo, pp. 190.
  25. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 270 - 274.
  26. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 294.
  27. ^ Gioacchino di Marzo, pp. 310.
  28. ^ a b Gaspare Palermo Volume primo, pp. 297.
  29. ^ G. Palermo, vol. 2, p. 356.
  30. ^ Pagina 69 e 70, Gioacchino Di Marzo, "Delle Belle arti in Sicilia: dal sorgere del secolo XV alla fine del XVI" [2], Volume III, Palermo, Salvatore di Marzo editore, Francesco Lao tipografo, 1862.
  31. ^ a b c Vincenzo Mortillaro, pp. 15.
  32. ^ a b c Pagina 367, Juan Lopez, "Quinta parte dell'Istoria di San Domenico, e del suo Ordine de' Predicatori" [3] Archiviato il 10 gennaio 2018 in Internet Archive., Stamperia di Iacopo Mattei, Messina, 1652.
  33. ^ a b Gaspare Palermo Volume primo, pp. 306.
  34. ^ a b c d Pagina 113, Gioacchino di Marzo, "Diari della città di Palermo dal secolo 16 al secolo 19" [4], Luigi Pedone Laurel Editore, Volume VIII, Palermo, MDCCCLXXI.
  35. ^ Gaspare Palermo Volume secondo, pp. 261.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Chiese legate all'Ordine domenicano

Chiese legate alla comunità lucchese

  • Chiesa del Crocifisso di Lucca

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