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Rosario

preghiera devozionale e contemplativa a carattere litanico tipica del rito latino della Chiesa cattolica
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Un rosario

Il rosario (dal latino rosārium, "rosaio"; a partire dal XIII secolo acquisì il significato religioso indicante le preghiere che formano come una "corona", nell'accezione latina di corōna ovvero ghirlanda, di rose alla Madonna) è una preghiera devozionale e contemplativa a carattere litanico tipica del rito latino della Chiesa cattolica.

Le sue origini sono tardomedievali: fu diffuso grazie alle Confraternite del Santo Rosario, fondate da Pietro da Verona, santo appartenuto all'Ordine dei frati predicatori, tanto che se ne attribuì la nascita a un'apparizione della Madonna, con la consegna del rosario al fondatore dell'Ordine San Domenico.[1]

Il primo documento ufficiale della Chiesa cattolica, risale al secolo XV con papa Sisto IV che con la bolla Ea quæ ex fidelium del 12 maggio 1479, afferma che la pratica del Rosario era anticamente diffusa nelle diverse parti del mondo, e caduta in disuso, era stata di recente ripristinata, invitando i cattolici alla recita quotidiana del salterio mariano con le 150 salutationes, tante quante i salmi davidici, precedendone ogni decina da un pater ed assegnando a tale pratica varie indulgenze. A tale documento ne seguirono altri dei successivi pontefici, in particolare la bolla con la quale venivano stabilite le precise modalità per la recita del rosario, fu la Consueverunt Romani Pontifices, emanata da papa Pio V il 17 settembre 1569[2]. Non essendo elemento della liturgia della Chiesa cattolica, questa pratica ha subìto notevoli varianti nel corso dei secoli.

Alla recita del rosario è connessa la possibilità di ottenere un'indulgenza, plenaria o parziale, alle condizioni previste dalla Chiesa cattolica[3][4].La preghiera è destinata a ogni persona per ottenere grazie e consolazioni per sé o per altri, per la diffusione delle buone azioni nel mondo, per la soluzione dei conflitti internazionali, per la conversione e la crescita spirituale.[5]. La preghiera, sia comunitaria che da soli, nella stanza di casa o in Chiesa, in qualsiasi momento della giornata,[6] è un momento di pace e serenità che distoglie dalle preoccupazioni del vivere giornaliero, è un momento di comunicazione con la Divina Misericordia tramite le preghiere più belle. Le grazie risultano dall'esperienza non solo di santi e religiosi ma anche di persone comuni che hanno lasciato testimonianza pubblica delle grazie ricevute richieste alla Vergine Maria.

Il nome della preghiera indica la "corona di rose", con riferimento al fiore "mariano" per eccellenza, simbolo della stessa "Ave Maria".

La preghiera del rosario è attualmente composta da 15/20 "misteri" (eventi, momenti o episodi significativi) della vita di Cristo e di Maria, raggruppati in "corone". Ogni corona comprende la meditazione di cinque misteri e la recita di cinquanta Ave Maria divise a gruppi di dieci (decine o "poste")[7]. Essendo facoltativi i cinque misteri aggiunti da Giovanni Paolo II, si può affermare che la preghiera comprende dunque quindici misteri ("misteri gaudiosi", "misteri dolorosi" e "misteri gloriosi").

La versione integrale e classica della meditazione prevede la contemplazione di tutti i quindici misteri e quindi la recita, tra l'altro, di centocinquanta Ave Maria, con l'antichissima e voluta analogia con i centocinquanta salmi del Salterio[8]. Dal 2002, con l'aggiunta facoltativa dei cinque "misteri luminosi", si contano venti "poste" per complessive duecento Avemarie.

Il conto si tiene facendo scorrere tra le dita i grani della "corona del Rosario" o "rosario", scritto con l'iniziale minuscola allo scopo di distinguere l'oggetto dalla preghiera.

Si recita nella lingua corrente.

Indice

Recita del RosarioModifica

 
Modo di recitare il santo Rosario (senza i Misteri della Luce di Giovanni Paolo II)

La versione tradizionale prevede la recita in lingua corrente o latina. Si inizia anzitutto con il Segno della Croce, seguito dall'invocazione: "O Dio vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto".

Viene recitato sempre in latino quando si tratta di incontri internazionali.

Si recitano quindi:

Si recita quindi una corona di cinque decine, facendole precedere dalla meditazione del mistero a cui ciascuna è legata.

Ogni decina è composta da:

  • un Padre nostro
  • dieci Ave Maria
  • un Gloria al Padre
  • tipicamente, dopo il Gloria, si recita anche la Preghiera di Fatima (facoltativa): «Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dal fuoco dell'inferno e porta in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua Divina misericordia» oppure, se è recitato in suffragio dei morti, il Requiem aeternam (ossia L'eterno riposo): «L'eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen».

In alcune occasioni, specie se viene recitato con particolari intenzioni vocazionali, per le vocazioni sacerdotali o religiose, può seguire la seguente preghiera: "O Signore, manda santi sacerdoti e ferventi religiosi alla tua Chiesa".

Dopo le cinque decine si recita (o si canta):

Dopo il Rosario si recitano:

secondo le intenzioni del Papa.

Durante la recita collettiva, ciascuna di queste preghiere viene eseguita in forma responsoriale: per metà dalla persona che guida la recita, per l'altra metà da tutti gli altri, tranne che per la preghiera di Fatima e il Salve Regina, che vengono iniziate dalla persona che guida la recita e proseguite da tutti.

Facoltativamente, si recita poi una delle seguenti preghiere:

Se è presente un sacerdote, a questo punto può impartire la benedizione. In assenza del sacerdote, si recita la formula "Il Signore ci benedica, ci protegga da ogni male e ci conduca alla vita eterna".

Si termina con il segno della croce.

La tradizione cattolica consente di aggiungere prima della fine del Rosario qualsiasi preghiera a scelta: può trattarsi di una preghiera ufficiale (alcuni suggeriscono di recitare l'Angelo di Dio) oppure di un'invocazione personale[9].

Il Rosario può essere recitato individualmente, ma essenzialmente e primariamente è una preghiera comunitaria.

Forma breveModifica

A fianco della forma tradizionale del Rosario esiste anche una forma più breve, in cui le Ave Marie delle decine vengono recitate omettendo la seconda parte (quella che comincia con "Santa Maria"); fanno eccezione le Ave Marie che concludono ogni decina, che vengono recitate per intero[10]. Nella forma breve si possono omettere anche le preghiere iniziali dopo il Segno della Croce, ad eccezione del Gloria[11]. Nella preghiera individuale si possono anche recitare una o più singole decine invece del Rosario completo.

Rosario missionarioModifica

Il Rosario missionario è una forma di Rosario cattolico in cui la recita di ogni decina è dedicata a un continente.

A ogni decina segue la lettura di una testimonianza di un santo missionario del continente per cui si è pregato.

Come conclusione, si ha l'invocazione della Vergine Maria in favore dei Paesi del mondo.

Rosario meditatoModifica

Esistono varie meditazioni (composte da santi o dettate da Gesù e Maria durante rivelazioni private), che servono ad aiutare il fedele nella pratica del Rosario e nella contemplazione dei misteri.

I misteriModifica

Il Santo Rosario completo è di 15 decine in tre serie chiamate corone. Nella forma tradizionale, si recita ogni giorno una corona meditandone i misteri: la prima comprende i misteri gaudiosi (o della gioia), contemplati il lunedì e il giovedì; la seconda i misteri dolorosi (o del dolore), il martedì e il venerdì; la terza i misteri gloriosi (o della gloria), il mercoledì, il sabato e la domenica. Con la lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae del 16 ottobre 2002[12], Giovanni Paolo II ha introdotto facoltativamente i misteri luminosi (o della luce), da contemplare il giovedì, e ha definito essi come la seconda corona del Rosario, in quanto, ripercorrendo la vita di Gesù, seguirebbero i misteri gaudiosi e precederebbero quelli dolorosi. Secondo questa nuova variante del Rosario, i misteri gaudiosi (o della gioia) si contemplano il lunedì e il sabato - in quanto è accettabile l'idea di non recitare i misteri gloriosi due giorni di seguito, facendo però restare il sabato, come da tradizione, un giorno a forte carattere mariano -, i misteri dolorosi sempre il martedì e il venerdì, i misteri gloriosi il mercoledì e la domenica, mentre il giovedì è dedicato ai misteri luminosi (invece che a quelli gaudiosi).

 
La nascita di Gesù, terzo dei misteri gaudiosi

Misteri gaudiosi (o della gioia)Modifica

- da recitarsi il lunedì e il giovedì oppure il lunedì e il sabato

  1. L'annunciazione dell'Arcangelo Gabriele a Maria Vergine
  2. La visita di Maria Vergine a Santa Elisabetta
  3. La nascita di Gesù
  4. La presentazione di Gesù al Tempio
  5. Il ritrovamento di Gesù al Tempio

Misteri dolorosi (o del dolore)Modifica

- da recitarsi il martedì e il venerdì

  1. L'agonia di Gesù nell'orto degli ulivi
  2. La flagellazione di Gesù alla colonna
  3. L'incoronazione di spine
  4. Gesù è caricato della Croce
  5. La crocifissione e la morte di Gesù
 
La crocifissione di Gesù, quinto dei misteri dolorosi

Misteri gloriosi (o della gloria)Modifica

- da recitarsi il mercoledì, il sabato e la domenica oppure il mercoledì e la domenica

  1. La risurrezione di Gesù
  2. L'ascensione di Gesù al Cielo
  3. La discesa dello Spirito Santo nel Cenacolo
  4. L'assunzione di Maria Vergine al Cielo
  5. L'incoronazione di Maria Vergine

Misteri luminosi (o della luce)Modifica

- da recitarsi facoltativamente il giovedì, in luogo dei misteri gaudiosi

  1. Il battesimo di Gesù nel fiume Giordano
  2. Le nozze di Cana
  3. L'annuncio del Regno di Dio
  4. La trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor
  5. L'istituzione dell'Eucaristia

Origini del RosarioModifica

 
Statua settecentesca della Madonna del Rosario venerata a San Severo

La parola "rosario" deriva da un'usanza medioevale che consisteva nel mettere una corona di rose sulle statue della Vergine; queste rose erano simbolo delle preghiere "belle" e "profumate" rivolte a Maria. Così nacque l'idea di utilizzare una collana di grani (la corona) per guidare la meditazione. Nel XIII secolo, i monaci dell'Ordine cistercense elaborarono, a partire da questa collana, una nuova preghiera che chiamarono rosario, dato che la comparavano a una corona di rose mistiche offerte alla Vergine. Questa devozione fu resa popolare da San Domenico, il quale, secondo la tradizione, ricevette nel 1214 il primo rosario dalla Vergine Maria, nella prima di una serie di apparizioni, come un mezzo per la conversione dei non credenti e dei peccatori. Prima di San Domenico, era pratica comune la recita dei "rosari di Padre nostro", che richiedevano la recita del Padre nostro secondo il numero di grani di una collana. In realtà, l'abitudine di contare le preghiere con una cordicella annodata era già diffusa dal III e IV secolo, ai tempi dei monaci del deserto che vivevano da eremiti. Questi strumenti si chiamarono poi, nel Medioevo, "paternoster". L'Ave Maria, nata nel VII secolo (ma già contenuta nei Vangeli per la prima parte), si affermò in tutto il mondo cristiano intorno all'anno Mille. Il movimento circolare che si fa sgranando il rosario simboleggia il percorso spirituale del cristiano verso Dio: un lungo ritorno.[13]

Nel 1571, anno della battaglia di Lepanto, papa Pio V chiese alla cristianità di pregare con il rosario per chiedere la liberazione dalla minaccia turco-ottomana. La vittoria della flotta cristiana, avvenuta il 7 ottobre, venne attribuita all'intercessione della Vergine Maria, invocata con il Rosario. In seguito a ciò il papa introdusse nel calendario liturgico per quello stesso giorno la festa della Madonna della Vittoria, che poi il suo successore, papa Gregorio XIII, trasformò in festa della Madonna del Rosario.[14] Sempre nel XVI secolo si ha la fissazione definitiva dell'ultima parte dell'Ave Maria, che nella parte finale aveva numerose varianti locali.

Altri personaggi che hanno contribuito alla diffusione di questa preghiera sono il beato Alano della Rupe con il suo Salterio di Cristo e di Maria del 1478, san Luigi Maria Grignion de Montfort con il suo libro Il segreto ammirabile del Santo Rosario, e il beato Bartolo Longo (fondatore del Santuario e delle opere di carità di Pompei) considerato l'"Apostolo del Santo Rosario". Un altro impulso si ebbe nei secoli XIX e XX con le apparizioni di Maria a Lourdes e a Fatima[15]. La veggente di Fatima, Lucia, ha affermato che «da quando la Vergine SS. ha dato grande efficacia al S. Rosario, non c'è problema né materiale, né spirituale, nazionale o internazionale, che non si possa risolvere con il S. Rosario e con i nostri sacrifici». E ancora: «Lo scadimento del mondo è senza dubbio frutto della decadenza dello spirito di preghiera. È stato in previsione di questo disorientamento che la Madonna ha raccomandato con tanta insistenza la recita del Rosario».

La "Madonna del Santo Rosario" è venerata nel Pontificio santuario di Pompei.

Una possibile etimologia della parola "rosario" è da rintracciare nella parola sanscrita japa-mālā (जपमाला), letteralmente "ghirlanda" (mālā) "per preghiere" (japa). La parola japa-mālā è in uso da millenni per indicare la corona per le preghiere presso le popolazioni dell'India. Come indicato dallo studioso di lingue indiane A. F. Weber (1825-1901), cambiando la "a" breve di japa (जप) con la "ā" lunga, si ottiene japā (जपा), che non significa più "preghiera", ma "rosa". Quindi japā-mālā viene a significare ghirlanda o corona di rose, di cui il latino rosarium potrebbe rappresentare un calco. Poiché però il sanscrito è stato conosciuto in occidente soltanto a partire dal XVIII secolo, mentre il termine rosarium è almeno di origine tardo-medievale, è improbabile che il supposto calco sia stato fatto direttamente dal sanscrito.

Promesse della Vergine ai devoti del RosarioModifica

 
La Madonna apparve a Lourdes con la corona del rosario

La tradizione religiosa riporta anche 15 promesse che la Vergine in persona avrebbe fatto sia a san Domenico sia al beato Alano della Rupe riguardo al suo Rosario.

Esse sono le seguenti:[16]

  1. «A tutti quelli che devotamente reciteranno il mio Rosario, io prometto la mia protezione speciale e grandissime grazie.»
  2. «Chi persevererà nella recitazione del mio Rosario riceverà grazie preziosissime.»
  3. «Il Rosario sarà un'arma potentissima contro l'inferno; esso distruggerà i vizi, libererà dal peccato, dissiperà le eresie.»
  4. «Il Rosario farà fiorire le virtù e le buone opere e otterrà alle anime le più abbondanti misericordie divine; sostituirà nei cuori l'amore di Dio all'amore del mondo, elevandoli al desiderio dei beni celesti ed eterni. Quante anime si santificheranno con questo mezzo!»
  5. «Colui che si affida a me con il Rosario, non perirà.»[17]
  6. «Colui che reciterà devotamente il mio Rosario, meditando i suoi misteri, non sarà oppresso dalla disgrazia. Se è peccatore, si convertirà; se è giusto, crescerà in grazia e diverrà degno della vita eterna.»
  7. «I veri devoti del mio Rosario non moriranno senza i Sacramenti della Chiesa.»
  8. «Coloro che recitano il mio Rosario troveranno durante la loro vita e alla loro morte la luce di Dio, la pienezza delle Sue grazie e parteciperanno dei meriti dei beati.»
  9. «Libererò molto prontamente dal Purgatorio le anime devote del mio Rosario.»
  10. «I veri figli del mio Rosario godranno di una grande gloria in Cielo.»
  11. «Quello che chiederete con il mio Rosario, lo otterrete.»
  12. «Coloro che diffonderanno il mio Rosario saranno soccorsi da me in tutte le loro necessità.»
  13. «Io ho ottenuto da mio Figlio che tutti i membri della "Confraternita del Rosario" abbiano per fratelli durante la vita e nell'ora della morte i santi del Cielo.»
  14. «Coloro che recitano fedelmente il mio Rosario sono tutti miei figli amatissimi, fratelli e sorelle di Gesù Cristo.»
  15. «La devozione al mio Rosario è un grande segno di predestinazione.»

In ricordo della Passione e Crocifissione di Gesù Cristo Dio, la corona del Rosario dovrebbe avere una Croce cristiana, prestando quindi attenzione che esistono numerose forme di croce e di rosari non-cristiani.

Secondo il credo cattolico, il termine predestinazione non significa assenza di libero arbitrio, cioè una persona, dopo aver recitato il Rosario, può sempre cadere di nuovo nel peccato, fino a scegliere liberamente se raggiungere la salvezza o meno. Quindi, la predestinazione è qui intesa come l'alto grado di probabilità che una persona possa salvarsi, perché, di sicuro, col Rosario una persona sarà particolarmente protetta e aiutata da Dio e da Maria.

Per la Chiesa cattolica e ortodossa, Gesù Cristo Dio è Redentore del mondo (pregato come Redemptor mundi Deus), dove "mundi" è inteso come intero genere umano. Se nessuno può salvarsi da solo in Paradiso, senza il necessario ausilio di Dio, nessun uomo è nemmeno predestinato (a prescindere dal suo vero credo e dalle azioni condotte nella vita terrena), e nemmeno escluso dalla vita eterna, che si ottiene per fede e per opere: pertanto, la preghiera cristiana, che è fede e opera nello stesso tempo, è sempre gradita a Dio, e benefica per chiunque la pronuncia. Nessuno è escluso a priori dalla vita eterna, ancor prima di nascere, né in nessun altro momento della vita terrena, essendo fino al punto di morte sempre aperta la possibilità dell'azione della grazia, del pentimento del peccatore e del perdono di Dio, come il ladrone penitente sulla Croce.

Il Santo Rosario è anche e prima di tutto una potente preghiera esorcistica contro Satana e tutti i suoi angeli apostati, perché siano allontanati fuori dalle case, e dagli altri luoghi in cui vivono le famiglie cristiane. Fondamento biblico di questa secolare devozione già si ritrova in Genesi:3,15: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa, e tu le insidierai il calcagno” (traduzione CEI 2008).
La preghiera ha il fine di ottenere da Dio una grazia per gli esseri umani (viventi o morti), quale può essere: il perdono dei peccati (guarigione dell'Anima, guarigione di mali e malattie del corpo umano, liberazione di luoghi, o suffragio di persone trapassate.

Stando a quanto rivelato all'inizio del Prologo al Vangelo di Giovanni, il Verbo è Dio stesso Uno e Trino, oltre ad essere il nome greco della Rivelazione di Dio, quali sono i Vangeli. Sebbene tradotto e non in lingua originale, con la lettura dei Misteri (evangelici) del Rosario, la parola d'uomo si conforma a immagine e somiglianza del Verbo di Dio in esse presente, quale e'stato ordinato fin dalla creazione, e svolge pertanto una importante funzione esorcistica, pari alla preghiera mariana.

Nella tradizione cattolica e ortodossa, esiste un ordine (o priorità) di invocazione nella preghiera, non indispensabile, ma di certo utile per una sua maggiore efficacia: infatti, ad esso corrisponde la diversa e crescente potenza dell'intercessione dei Santi. Subito dopo le Tre Persone della Sacrosantissima Trinità di Dio, il primo ente dell'ordine creato a cui riferirsi rispetto a tale ordine di preghiera è Maria (iperdulia), cui segue la venerazione di San Giuseppe Suo castissimo Sposo (protodulia), e di San Michele Arcangelo, primo principe della milizia celeste, al quale è rivolto l'esorcismo principale Exorcismus in Satanam et Angelos Apostaticos (trascritto da papa Leone XIII), cui segue la dulia per gli altri Santi.

Promesse della Madonna a coloro che portano fedelmente con sé la corona del RosarioModifica

Promesse fatte dalla Vergine durante varie apparizioni:

  1. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno da me condotti a mio Figlio.»
  2. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno da me aiutati nelle loro imprese.»
  3. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, impareranno ad amare la Parola e la Parola li farà liberi. Non saranno più schiavi.»
  4. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, ameranno sempre di più mio Figlio.»
  5. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno una conoscenza più profonda di mio Figlio nella loro vita quotidiana.»
  6. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno un desiderio profondo di vestire con decenza per non perdere la virtù della modestia.»
  7. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, cresceranno nella virtù della castità.»
  8. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno una coscienza più profonda dei loro peccati e cercheranno sinceramente di correggere la propria vita.»
  9. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno un profondo desiderio di diffondere il messaggio di Fatima.»
  10. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, sperimenteranno la grazia della mia intercessione.»
  11. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno pace nella loro vita giornaliera.»
  12. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno ripieni di un profondo desiderio di recitare il S. Rosario e meditare i Misteri.»
  13. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno confortati nei momenti di tristezza.»
  14. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, riceveranno il potere di prendere decisioni sagge illuminati dallo Spirito Santo.»
  15. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno invasi da un profondo desiderio di portare oggetti benedetti.»
  16. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, venereranno il mio Cuore immacolato e il Sacro Cuore di mio Figlio.»
  17. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, non useranno il nome di Dio invano.»
  18. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno una profonda compassione per Cristo crocifisso e aumenterà il loro amore per Lui.»
  19. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, saranno guariti da malattie fisiche, mentali ed emozionali.»
  20. «Tutti coloro che portano fedelmente la corona del Santo Rosario, avranno pace nelle proprie famiglie.»

Corona del Rosario (o "rosario")Modifica

 
Cinque decadi di grani formano la corona del Rosario

La corona (del Rosario), chiamata per brevità rosario (con l'iniziale minuscola per distinguerla dalla preghiera), si adopera per tenere il conto delle preghiere che si recitano. Oggetti simili al rosario sono rintracciabili in varie religioni: nell'induismo, nel buddhismo, nell'islam, nell'oriente cristiano - dove prende il nome di komboloi - e infine nella chiesa latina.

In quest'ultima, la corona del Rosario di norma è formata da 50 grani in gruppi di 10 (le decine), con grani più grossi per separare fra loro le decine. Si conoscono alcuni rosari con 150 o 100 grani: nel passato tali numeri sono stati scelti perché rispettivamente uguali al numero dei salmi o ai suoi due terzi.

Per i grani venivano tradizionalmente usati i semi dell'albero del mogano, o perle, ma ora si usano altri materiali più economici e artificiali.
Il rosario francescano, anziché avere 50 grani, ne ha 70.

In passato erano comuni anche rosari fatti con noccioli di olive; alcuni sono stati creati con le olive del Giardino del Getsemani, l'Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme ne dava uno a tutti quelli che facevano parte dell'ordine.

A volte, i rosari incorporano sacre reliquie.

Indulgenze nella Chiesa CattolicaModifica

Alle tre corone tradizionali sono associate alcune indulgenze, benedette con facoltà pontificia.
Sono quindi esclusi dall'antica indulgenza i misteri luminosi, introdotti da papa Giovanni Paolo II.
Dopo il Vaticano II e le prime traduzioni del Messale in lingue moderne, anche le indulgenze esistenti per le altre preghiere latine, recitate fuori dalla Santa Messa, sono state automaticamente estese a chi pronuncia o canta le stesse preghiere in una traduzione in lingua moderna, purché tale traduzione sia approvata e autorizzata da un'autorità apostolica (vescovo, cardinale, pontefice, abate benedettino poiché la loro autorità è equiparata a quella del vescovo, ecc.), ed ai fini della pubblicazione e del culto in pubblico.

«Le indulgenze sotto descritte, in origine, furono applicate unicamente alla Corona così detta di Santa Brigida, che è formata di sei decine. Per concessione però dei Sommi Pontefici, furono poi estese anche al Rosario o Corona, sia di quindici decine, sia di cinque soltanto, come è quella che si usa comunemente.
Delle Indulgenze annesse a tal Rosario o Corona si notano le principali, avvertendo che si possono applicare anche in suffragio delle anime Purganti.
1. Chiunque dirà tale Rosario o Corona, acquisterà 100 giorni d'Indulgenza per ogni Pater Noster, e 100 giorni per ogni Ave Maria che reciterà.
2. Chi reciterà il Rosario intero di quindici decine, oltre la predetta Indulgenza di cento giorni per ogni Pater e per ogni Ave, acquisterà di più l'Indulgenza di sette anni e di sette quarantene.
3. Chi reciterà tal Rosario o tal Corona con altre persone, tutte, ed ognuna di esse, conseguiranno le medesime indulgenze, come se ognuna le recitasse da sé.
4. Chi reciterà detta Corona, almeno di cinque decine, ogni giorno per un mese intero, confessatosi e [poi] comunicatosi [durante una Messa ] in un giorno a suo piacimento dentro detto mese, [ed inoltre] visitando una chiesa, e ivi pregando secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, acquisterà l'Indulgenza Plenaria.
5. Continuando la detta recita ogni giorno per un anno intero, oltre l'Indulgenza Plenaria da potersi acquistare in ciascun mese, gli è accordata la stessa Indulgenza Plenaria per un'altra volta, confessatosi e [poi] comunicandosi [durante una Messa] in un giorno dentro l'anno a proprio piacimento, [ed inoltre] visitando una Chiesa, e pregando come sopra.
6. La stessa Indulgenza Plenaria è conceduta a chi, essendo solito recitatore della Corona, anche solo di cinque decine, almeno una volta per settimana confessatosi e comunicatosi nella festa di santa Brigida (8 ottobre), visiterà qualche Chiesa e in essa pregherà come sopra.
7. In punto di morte poi, se raccomandando la propria anima a Dio, ed essendo almeno contrito, quando non potesse confessarsi e comunicarsi, invocherà divotamente il Nome santissimo di Gesù col cuore, non potendolo colla bocca, conseguirà anche per allora l'Indulgenza Plenaria.
Si avverta però che simili Indulgenze valgono unicamente per la persona per la quale una tal Corona è stata benedetta, e alla quale è stata data per la prima volta: per cui, quando la persona a cui per la prima volta fu data tale corona, dopo esser stata benedetta, la dia in dono o in prestito a qualche altra, non è che la corona perda le indulgenze, ma piuttosto che quest'ultima persona non può godere il beneficio delle Indulgenze, a meno che non la faccia benedire un'altra volta per sé»

( don Giuseppe Riva, coi Tipi di Antonio Valentini e C., Manuale di Filotea, ed.ne decimaterza (riveduta e aumentata), Milano, Libraio Serafino Maiocchi, Contrada de' Profumieri n. 3219, Agosto 1860, pp. 520-521 (di 940).)

Chi prega, al solito, può chiedere che a beneficiare dell'Indulgenza siano anche terze persone, non necessariamente conosciute o con un legame di consanguineità, sia viventi che anime di defunti che si ritengono già salvate in Purgatorio.
La corona in sé è un semplice oggetto comune. Quando benedetta, dal punto di vista teologico diventa un oggetto portatore e intermediario della grazia divina, per tramite della preghiera. Tale capacità cessa se la corona viene distrutta o venduta.

La benedizione delle corone deve essere impartita da un consacrato, che può essere soltanto: diacono, presbìtero (sacerdote), oppure vescovo.
Come detto, la benedizione non può essere amministrata da un fedele che ricopra particolari o deleghe nella parrocchia su incarico del sacerdote. Per la tradizione, gli oggetti di devozione o di pietà che erano e possono essere benedetti, sono: crocifisso o croce (a forma di croce cristiana, o di santi proclamati dalla Chiesa Cattolica), corona, scapolare, medaglia (che è cosa diversa da amuleti o talismani).

Il Messale Romano contiene un libro apposito, il Benedizionale per l'uso liturgico e la pietà cristiana, secondo il quale il sacerdote (o vescovo) può estendere la benedizione eventualmente impartita al termine della Santa Messa, anche ai famigliari e alle persone care dei presenti, e agli oggetti di devozione e pietà che ognuno porta con sé e mostra richiedendone la benedizione.
Il Rito della Benedizione (e Imposizione) deve essere approvato dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Rosari cristiani non-cattoliciModifica

Devozioni analoghe ma anche molto distanti al Rosario sono presenti anche in altre confessioni cristiane. I cristiani ortodossi recitano la preghiera di Gesù usando una coroncina chiamata komboskini o ciotki. Tra i protestanti il rosario viene respinto: tra i battisti, presbiteriani e valdesi è inesistente, poiché le preghiere vanno rivolte solo a Gesù (l'Ave Maria mescola invece il saluto dell'angelo a Maria con una preghiera a lei rivolta)[18], mentre una stretta minoranza dei luterani lo accetta, ma usando la coroncina dei cattolici in modo diverso. Nel rosario luterano, inizialmente si recitano il Credo, il Padre nostro e il Gloria al Padre come nel rosario cattolico, ma le tre Ave Marie iniziali sono sostituite dalla preghiera di Gesù; in seguito, in ogni decina il Padre nostro e il Gloria vengono recitati normalmente, mentre l'Ave Maria è recitata una sola volta senza la seconda parte (che contiene la richiesta di pregare per i peccatori); le altre Ave Marie della decina sono sostituite una volta dalla prima parte del Magnificat e otto volte dalla preghiera di Gesù[19]. Gli anglicani usano invece un rosario di pura preghiera detto rosario anglicano, che viene usato anche dai metodisti, ma che comunque è solamente orale e proibisce l'uso delle coroncine tipiche.

Rosari non-cristianiModifica

Anche in altre religioni esistono dei rosari simili, almeno nella forma se non nell'uso, a quello cattolico. Fra questi si possono citare:

LetteraturaModifica

Il romanzo Il Gattopardo inizia così:

«Nunc et in hora mortis nostrae. Amen. La recita quotidiana del Rosario era finita.»

L'autore, Tomasi di Lampedusa, pare che commetta qui un errore: la recita del Rosario infatti non termina con un'Ave Maria. In realtà, il riferimento potrebbe essere alla Preghiera per il Papa, che si recita per tradizione dopo il Rosario e termina poi con la breve preghiera Gloria Patri.

NoteModifica

  1. ^ Fu Alano della Rupe a diffondere la credenza che la creazione del Rosario fosse opera del fondatore dell'Ordine dei frati predicatori; vedi: Alfredo Cattabiani, Calendario, Milano, Rusconi libri, 1994, ISBN 88-18-70080-4. p. 304
  2. ^ Padre Livio con Saverio Gaeta, Il Santo Rosario, SugarCo Edizioni, 2016, p. 7
  3. ^ Da "30Giorni"
  4. ^ Dal sito della Santa Sede, su vatican.va.
  5. ^ http://www.fatima.org/it/essentials/whatucando/potetefare.asp
  6. ^ Il Santo Rosario e i Santi, su gloria.tv.
  7. ^ I misteri del Rosario, su vatican.va.
  8. ^ Padre Livio con Saverio Gaeta, opera citata, pp. 7-8
  9. ^ Come dire il Rosario, su it.wikihow.com.
  10. ^ Santo Rosario, su santorosario.net.
  11. ^ Come dire il Santo Rosario (PDF), su parrocchiamontopoli.it.
  12. ^ Dal sito del Vaticano, su w2.vatican.va.
  13. ^ Manuela Campanelli, Focus Storia, numero 55, maggio 2011, pp. 114-119
  14. ^ Cfr., fra le tante, la testimonianza pressoché contemporanea del frate Domenico Codagli, nella sua Historia Orceana del 1592 (da Paolo Zanoni, "Madonna del Rosario, vessillo di cristianità", su Popolis Archiviato il 9 agosto 2014 in Internet Archive. del 13 ottobre 2010).
  15. ^ Padre Livio con Saverio Gaeta, opera citata, p. 8
  16. ^ Le promesse di Maria riguardo al Rosario, su vaticanoweb.com. URL consultato il 12 agosto 2013.
  17. ^ Il termine "perire", in teologia, indica la dannazione dell'anima, ovvero — in un certo senso — la sua morte.
  18. ^ Chiesa Valdese-Domande più frequenti
  19. ^ A Lutheran Rosary (PDF), su xrysostom.com.

BibliografiaModifica

  • Livio Fanzaga e Saverio Gaeta, Il Santo Rosario. La preghiera che Maria desidera, SugarCo Editore, 2016

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