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Dalmine
comune
Dalmine – Stemma Dalmine – Bandiera
Dalmine – Veduta
Chiesa parrocchiale di San Giuseppe
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoFrancesco Bramani (Lega) dal 09/06/2019
Territorio
Coordinate45°39′N 9°36′E / 45.65°N 9.6°E45.65; 9.6 (Dalmine)Coordinate: 45°39′N 9°36′E / 45.65°N 9.6°E45.65; 9.6 (Dalmine)
Altitudine207 m s.l.m.
Superficie11,81[1] km²
Abitanti23 495[2] (30-6-2017)
Densità1 989,42 ab./km²
FrazioniQuartieri
Comuni confinantiBonate Sotto, Filago, Lallio, Levate, Osio Sopra, Stezzano, Treviolo
Altre informazioni
Cod. postale24044
Prefisso035
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT016091
Cod. catastaleD245
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantidalminesi
Patronosan Giuseppe
Giorno festivo19 marzo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Dalmine
Dalmine
Dalmine – Mappa
Posizione del comune di Dalmine nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Dalmine (Dàlmen in dialetto bergamasco[3][4]) è un comune italiano di 23 495 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Fa parte dell'Hinterland bergamasco.

Indice

Geografia fisicaModifica

TerritorioModifica

Il comune di Dalmine si colloca a circa 8 chilometri a sud-ovest di Bergamo, sulla sponda orientale del fiume Brembo.
Dalmine è il risultato dell'unione urbanistica di sette centri diversi: Dalmine, Brembo, Guzzanica, Mariano, Sabbio, Sforzatica Sant'Andrea e Sforzatica Santa Maria d'Oleno. Il comune è stato istituito nel 1927 unendo i comuni preesistenti di Sabbio Bergamasco, Mariano al Brembo e Sforzatica, oltre alla borgata di Dalmine, che non era sede comunale.

Si estende su 11,62 km² distribuiti su territorio pianeggiante; le sue frazioni occupano rispettivamente: Brembo 2,0 km² - Dalmine Centro 2,6 km² di cui 1,3 km² di occupato da Tenaris - Guzzanica 0,67 km² - Sabbio 1,67 km² di cui 0,37 km² occupati da ATB Tenaris - Sforzatica S.Andrea 1,15 km² - Sforzatica S.Maria 1,3 km² e Mariano 2,3 km² .-

Confina a nord con Treviolo, a est con Lallio e Stezzano, a sud con Levate e Osio Sopra, a ovest con il fiume Brembo Filago e Bonate Sotto.

Importante è il reticolo idrografico che compone il territorio comunale: su tutti spicca il fiume Brembo che delimita il confine amministrativo ad ovest. Numerosi sono inoltre i canali artificiali, utilizzati già in epoca medievale per l'irrigazione delle campagne, tra i quali i rami terminali della Roggia Serio, della roggia Morlana e della roggia Colleonesca, che attingono al corso del fiume Serio in val Seriana.

ClimaModifica

StoriaModifica

Epoca romanaModifica

Le prime notizie di insediamenti nel territorio di Dalmine risalgono al periodo romano. In particolare, il ritrovamento nel quartiere di Sforzatica d'Oleno dei resti di una costruzione sacra, di un'ara sepolcrale e di epigrafi, fa supporre la presenza di un borgo romano di una certa importanza[5]. Nel podere Cimaripa del quartiere Mariano, venne rinvenuto un corredo tombale tardo-gallico, che faceva parte di un complesso più numeroso, distrutto nel corso di lavori agricoli alla fine dell'Ottocento, reperti databili alla prima metà del I secolo a.C.. In epoca romana il territorio di Dalmine era attraversato da un'importante strada romana, la via Gallica.

Medio EvoModifica

In epoca medioevale troviamo memoria di queste terre in numerosi documenti. I due villaggi di Sforzatica e di Oleno sono menzionati in documenti dell'879 (vicus Sportiadica) e del 909 (Aulene). Allo stesso anno risale la prima citazione di Mariano (Marelianus, 909), che insieme a Guzzanica (Jusianica, 970), era una delle 15 terre bergamasche fortificate con un “castello” prima dell'anno mille. Di Sabbio (Sabie) si parla per la prima volta nel 954. Dalmine (Almene) invece appare in documenti del 975.

La chiesa di Santa Maria d'Oleno dipendeva da Bergamo (pieve di Lallio). Le tre chiese di Sant'Andrea, San Lorenzo e San Michele dal XII secolo appartenevano alla pieve di Pontirolo vecchio (poi Canonica d'Adda) e facevano parte della diocesi di Milano.

Negli statuti di Bergamo del 1263 i cinque abitati di Dalmine, Guzzanica, Mariano, Sabbio e Sforzatica sono nominati come comuni a sé stanti ed ognuno dotato di un suo sistema difensivo. La popolazione di Oleno, al tempo del secondo incastellamento, abbandonò il villaggio per rifugiarsi nella vicina e più protetta Sforzatica.
Nella descrizione dei confini comunali del 1392, il territorio di Dalmine, corrispondente al centro abitato e al suolo occupato dall'azienda omonima, appariva come una grande proprietà di Giovanni di Baldino Suardi, il più importante dei capi della fazione ghibellina di Bergamo. Tra il XIII ed il XV secolo la famiglia cittadina Brembati, guelfa, aveva provveduto ad acquisire numerosi terreni in Mariano[6]. Tra la fine del Duecento e l'inizio del Quattrocento gli scontri per il dominio della città di Bergamo tra le fazioni ghibellina e guelfa si trasferirono nel contado, interessando più volte Sforzatica, Dalmine e Mariano.

Giovanni Suardi e Bernarda ViscontiModifica

Giovanni Suardi di Baldino, fedele alleato del Duca di Milano Bernabò Visconti, il 14 gennaio 1367 ebbe in sposa una delle sue figlie illegittime, Bernarda[7], 14 anni, che gli portò in dote 7.000 zecchini d'oro. Ma il 17 gennaio 1376, festa di sant'Antonio, la giovane moglie Bernarda che si trovava a Milano nella rocchetta di Porta Romana, fu trovata a letto con il giovane Antonio Zotta, famoso cavaliere per la sua bravura nelle giostre. Il padre, Bernabò Visconti, informato, fece impiccare il giovane e incarcerare la figlia che morì di stenti il 4 ottobre dello stesso anno. A causa di voci che ritenevano che Bernarda fosse ancora vivente e vivesse a Pisa e Bologna, il padre fece aprire la tomba e ne constatò l'avvenuta morte e sepoltura.

Alla morte di Giovanni nel 1402, nella presunta assenza di eredi, il 14 gennaio 1407 nel sedime di Dalmine dove il Suardi teneva riunioni, due suoi cugini tentarono con una falsa Bernarda Visconti di entrare in possesso dei numerosi beni di Dalmine, Sforzatica e Colognola facendo rogare un atto notarile in cui Bernarda cedeva i beni del marito a questi due cugini.

Su richiesta della famiglia di Giovanni Malabarba che aveva sposato Lucia, figlia di secondo letto di Giovanni Suardi, si tenne a Milano un processo tra il 1424 e il 1426 per smascherare la truffa e acquisirne le proprietà. Nel 1430 il Malabarba vendette le proprietà ad altri cugini Suardi.[8][9]

Sotto il dominio di San MarcoModifica

Nel 1428 la Repubblica veneta aveva conquistato Bergamo, ma negli anni successivi i Suardi finanziarono la guerriglia nel tentativo di riportare la città sotto il controllo del Duca di Milano. Così nel 1441 i nuovi governanti tolsero alla famiglia le proprietà che erano state di Giovanni Suardi in quanto nemica di Venezia e fecero dono dei terreni e dell'abitato di Dalmine, per il valore di 3.000 ducati, al capitano Antonio Amadei detto Scaramuzza[10] da Forlì. Alla morte di costui e di suo figlio, la vedova Cecilia Rizzi, sposatasi con Roberto da Thiene, se ne impossessò, trovando un accordo con i Canonici Lateranensi di Cremona destinati come eredi nel testamento di Scaramuzza.

I canonici lateranensi di Santo Spirito in Bergamo il 19 ottobre 1498 acquistarono questi possedimenti dalminesi dalla famiglia vicentina da Thiene per 5.000 ducati d'oro.

Nel 1567 san Carlo Borromeo, per affermare la sua autorità in questa parte della diocesi, istituì la Vicaria di Sforzatica, a cui furono assoggettate le 17 parrocchie bergamasche dipendenti da Milano. Nel 1599 furono riunite sotto la nuova pieve di Verdello. Dal 1787 le parrocchie milanesi passarono tutte alla diocesi di Bergamo.

Nel corso del XVIII secolo vennero costruite tre nuove chiese (S. Andrea e S. Michele, consacrate nel 1754, e S. Lorenzo, nel 1832), mentre quella di S. Maria d'Oleno venne ampliata e decorata. L'abbellimento di queste chiese vide la presenza in loco di importanti artisti come il Quaglio della Val d'intelvi, i Camuzio da Lugano, i fratelli Galliari da Biella. In questo secolo furono attivi due importanti scultori: Pietro Paolo Pirovano[11] (1665-1738), originario di Viganò Brianza, ma residente a Sforzatica dalla fine del Seicento, e il figlio Antonio Maria Pirovano (1704-1770), che fu considerato insieme a Giovanni Sanz uno dei più importanti scultori bergamaschi dell'epoca.

Alla fine del Settecento subentrarono nuovi proprietari terrieri. Le terre di Dalmine furono sequestrate ai Canonici Lateranensi dalla Repubblica di Venezia, che le vendette all'asta ai Conti Camozzi. Illustre fu Gabriele, grande patriota del Risorgimento italiano. Nelle proprietà dei Casotti o Cassotti subentrarono i Dall'Ovo. Nella loro villa si segnala la sala dove è affrescata l'epopea dei Garibaldini. Qui 200 camicie rosse giurarono fedeltà a Garibaldi. A Brembo nel 1840 i fratelli Pesenti comprarono terreni e realizzarono una loro villa con annesso oratorio.

Il NovecentoModifica

Il conte Gualtiero Danieli, esperto in diritto commerciale internazionale e deputato al regio Parlamento, sposato con la figlia di Gabriele Camozzi, nel 1907 convinse la tedesca Mannesmann ad insediarsi a Dalmine, vendendo loro i terreni e aiutandoli nel realizzare le infrastrutture necessarie (ferrovia di collegamento, albergo, ...)[12]. Il territorio fu luogo della posa della prima pietra il 31 marzo 1908 dello stabilimento della società Società Tubi Mannesmann che diventerà poi l'industria siderurgica Dalmine

Lo sciopero del marzo 1919 e Mussolini a DalmineModifica

Il 20 febbraio 1919 la Federazione degli industriali metallurgici e la FIOM siglavano un accordo per il riconoscimento delle otto ore di lavoro giornaliere negli stabilimenti siderurgici non oltre il 1º luglio successivo, con la riduzione da 72 a 48 ore settimanali. Ma il sindacato operai che raccoglieva i maggiori consensi all'interno della stabilimento era la UIL (l’Unione Italiana del lavoro, di ispirazione sindacalnazionalista, chiusa nel 1925) che già a dicembre 1918 aveva ottenuto dall'azienda un’indennità caroviveri di £ 10 a persona a favore dell’operaio con famiglia di più di 3 membri; la costituzione di una cooperativa di consumo, avviata a metà febbraio ’19 e la cassa mutua. Domenica 23 febbraio 1919 la UIL organizzò presso l’asilo di Sforzatica un’assemblea di operai in cui il segretario Nosengo diede lettura di un memoriale da presentare all'azienda. Si giunse così al pomeriggio di venerdì 14 marzo quando la Uil inviò un ultimatum all'azienda. Solo sabato 15 marzo l’azienda manifestò la sua disponibilità ad anticipare al lunedì successivo l’avvio delle otto ore invece che aspettare il 1º luglio. Di fronte al rifiuto di discutere l'intero memoriale, sabato 15 marzo la Uil fece entrare in servizio le squadre di vigilanza operai e al suono della sirena delle ore 18,00 diede avvio allo “sciopero lavorativo”, seguito poco dopo dall'innalzamento della bandiera italiana e da un comizio di spiegazione e di organizzazione del lavoro. Durante la notte e nelle due giornate successive si susseguirono gli incontri con la direzione e con il Prefetto per trovare una soluzione.

Lunedì 17, alle ore 22, un Commissario di Pubblica Sicurezza, con 800 uomini di truppa (soldati di fanteria e artiglieria) e con rinforzo dei carabinieri, diede l’ordine di iniziare lo sgombero della fabbrica e l'arresto dei capi. Il mattino dopo fu organizzato un corteo per raggiungere Bergamo e chiedere la liberazione degli arrestati e la solidarietà delle altre fabbriche. La manifestazione si concluse a Grumello al piano dove gli scarcerati incontrarono i manifestanti.

Nelle cronache di quei giorni l’evento fu descritto come un “tentativo bolscevico” (L’Eco di Bergamo, 18.03.1919) e il giornale socialista Avanti!(17.03.1919), pur definendolo “un nuovo metodo di lotta”, di fatto non usò la parola occupazione: “Non è dunque uno sciopero, non è dunque una serrata”.

Per sottolineare l'importanza storica del fatto, il 20 marzo 1919 venne a Dalmine per la prima volta Benito Mussolini, direttore de Il Popolo d'Italia. L'episodio venne esaltato per rimarcarne le fondamenta della politica sociale del fascismo, che voleva basarsi sull'alleanza tra capitale e lavoro, tra impresa e lavoratori. Mussolini tornò a Dalmine una seconda volta nel 1924, quando era già capo del governo.

Dalmine e il fascismoModifica

Il 3 marzo 1920 l'azienda, diventata italiana durante la prima guerra mondiale, cambiò la sua denominazione in “Dalmine s. a.”, prendendo il nome dal territorio in cui era collocata. Sotto la guida dell'Amministratore Delegato ing. Mario Garbagni si ebbe una forte crescita dell'azienda riducendo i costi, aumentando la produzione e il fatturato e il numero degli occupati (1920: 2.696 dipendenti; 1929:3.124). In tale contesto di sviluppo, l’azienda mise a punto un piano di fabbricazione aziendale che aveva le caratteristiche di un vero e proprio piano urbanistico, ma solo per quella parte di territorio che era destinato a diventare il centro cittadino del nuovo comune. Diede così avvio a una serie di costruzioni e di iniziative commerciali e in campo agricolo.

La subordinazione del territorio all'industria si manifestò anche nel duplice incarico rivestito da Ciro Prearo, direttore amministrativo della “Dalmine”, che nella primavera 1926 fu nominato podestà dei tre comuni di Sabbio Bergamasco, Sforzatica e Mariano al Brembo. Nel gennaio del 1927 deliberò la soppressione di quegli antichi enti e l'istituzione del nuovo e unico comune di Dalmine (Regio Decreto 7 luglio 1927).

Per incarico dell'azienda l'Architetto Giovanni Greppi mise a punto un progetto urbanistico che negli anni venti e trenta diede al centro di Dalmine un'articolazione di tipo cittadino (viali, scuole, monumenti, quartieri, velodromo e piscina). Il 19 marzo 1931 venne inaugurata la nuova chiesa, anch'essa opera dell'azienda, e prese avvio la Parrocchia di S. Giuseppe. Con la crisi economica degli anni trenta la proprietà della “Dalmine” diventò pubblica, con il passaggio del pacchetto azionario della società alla Finsider (finanziaria siderurgica dell'IRI).

Nel 1944, nell'ambito della seconda guerra mondiale, la fabbrica del paese subì un bombardamento aereo[13] operato dalle truppe alleate, che causò ben 274 morti[14]. Questo a causa del fatto che la fabbrica stessa nel corso della guerra produceva materiale bellico anche per conto dei tedeschi.

Il secondo dopoguerraModifica

Negli anni cinquanta, con la ripresa produttiva, Dalmine diventò un polo di attrazione non solo per l'occupazione, ma anche per nuovi insediamenti. Il Vescovo di Bergamo mons. Bernareggi nel 1949 volle creare nella zona verso il fiume, conosciuta come “Campagna di Sforzatica”, una nuova parrocchia. Il parroco don G. Piazzoli nel 1957 vi fondò il quartiere Brembo e nel 1974 realizzò il museo del Presepio[15]. Su richiesta della popolazione, Guzzanica si staccò da Stezzano e il D.P.R. del 23 gennaio 1963 sancì l'annessione al comune di Dalmine.

Tra la fine degli anni sessanta e la metà dei settanta ci furono lotte sindacali non solo per i contratti, ma anche per la difesa della salute. Il consiglio comunale più volte si pronunciò in merito alle vertenze in corso. Per circa quattro anni, dal 1976 al 1980, la provincia di Bergamo fu colpita da oltre un centinaio di atti di terrorismo. Anche a Dalmine ci furono manifestazioni di questo tipo, non solo per la partecipazione di qualche giovane a quei movimenti, ma anche perché furono progettate e realizzate azioni contro persone e cose. In particolare il 18 ottobre 1977 la caserma dei carabinieri di Dalmine fu colpita con esplosivo e armi da fuoco. La crisi della siderurgia mondiale degli anni ottanta ebbe forti conseguenze sul piano occupazionale, con una diminuzione valutabile in migliaia di posti. L'insediamento di nuove aziende e lo sviluppo del terziario crearono però nuovi posti di lavoro.

Nel 1991 si è insediata in Dalmine la facoltà di ingegneria dell'università di Bergamo. Con il Decreto del Presidente della Repubblica del 24 marzo 1994 è stato attribuito a Dalmine il titolo di città, mentre nel 1999 sono stati avviati i lavori per l'insediamento del Polo tecnologico. Nel 1996, in seguito alla privatizzazione di molte aziende pubbliche, anche la “Dalmine SpA è tornata ai privati, entrando a far parte della Techint della famiglia italo-argentina Rocca. Nel 2002 l'azienda ha cambiato denominazione in “TenarisDalmine”, mentre il titolo della “Dalmine” è uscito di scena dalla Borsa di Milano il 16 luglio 2003, dove era entrato nel 1924.

Oggi Dalmine è il quarto comune della provincia per numero di abitanti, dopo Bergamo città, Treviglio e Seriate.

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Numerosi sono i luoghi d'interesse presenti sul territorio comunale. Delle strutture difensive medievali vale la pena menzionare presso la Biblioteca Civica la Torre Suardi, erroneamente chiamata "Camozzi", dal nome della famiglia che ne fu proprietaria tra il 1787 e il 1936; la torre di Sforzatica e la torre di Guzzanica. Il toponimo di Piazza Castello e la forma della piazza omonima a Mariano ci ricordano l'esistenza appunto di un castello che, secondo lo Jarnut (1980), fu costruito in forma associata e quindi di proprietà comune. Come pure nel quartiere Sabbio (comune a sé fino al 1927), è documentata nel 1104 la presenza di un castro de Sabige che peraltro troviamo citato nella pergamena capitolare n°372 conservata nella biblioteca Angelo May a Bergamo, dove nell'elenco delle proprietà terriere dei monaci di Astino così è scritto:prima petia terra est in castro de Sabio ... (1251); comunque non è il solo documento che ne cita l'esistenza.

 
La parrocchiale di Santa Maria d'Oleno a Sforzatica

Architetture religioseModifica

In ambito religioso molti sono invece gli edifici sacri degni di nota: nel centro la chiesa parrocchiale di San Giuseppe, consacrata nel 1931. Custodisce opere pittoriche risalenti al XVI secolo, tra cui spicca una tela col Cristo Redentore.

Inoltre sono presenti anche:

  • la chiesetta di San Giorgio. Erroneamente viene ritenuta la cappelletta di un convento dei Canonici Lateranensi che invece avevano il convento in Santo Spirito in Bergamo. I Canonici ne entrarono in possesso nel 1498, quando riscattarono i possedimenti di Dalmine dalla famiglia da Thiene di Vicenza.
  • la chiesa parrocchiale di Sant'Andrea in Sforzatica, consacrata il 4 aprile 1754, venne edificata in stile rococò e conserva opere dello scultore Antonio Maria Pirovano.
  • la chiesa parrocchiale Santa Maria d'Oleno di Sforzatica[16], che può essere considerata l'edificio più antico e di maggior rilevanza artistica presente sul territorio comunale. Venne edificata in tempi remoti, tanto da essere citata già in documenti risalenti al 909, in luogo di un precedente edificio di culto pagano riconducibile all'epoca dell'insediamento romano in Val Padana, del quale si possono ancora intravedere alcune tracce; venne ufficialmente consacrata nel 1595 dal vescovo Giovanni Battista Milani.
  • la chiesa antica di Sabbio dedicata a San Michele Arcangelo (1754), in cui è presente una bella pala di Gian Paolo Cavagna (Madonna in trono con Bambino tra san Michele e san Alessandro 1590); un organo della famiglia Bossi (rifatto nel 1881), stucchi attribuiti ai Camuzio di Lugano (1751) e sulla torre campanaria in cotto un leone di san Marco in pietra (1770) opera dello scultore sforzatichese Anton Maria Pirovano.

Architetture militariModifica

I rifugi antiaereiModifica

Già nel 1939 il territorio di Dalmine venne suddiviso in “settori di esodo”, in ognuno dei quali vennero costruite trincee di ricovero. Nel 1943, su un'area di 6.097 km² c'erano ben 159 ricoveri antiaerei, con una cubatura di 14.385 m3 ed una capienza massima di 12.000 persone. In gran parte questi erano dislocati all'interno dello stabilimento o nelle immediate vicinanze nei quartieri “Garbagni” (detto “Baggina”) e Leonardo da Vinci (detto “Ville). Si trattava di rinforzi con travi posti all'interno di ogni caseggiato.

Nel frattempo la Dalmine SpA diede avvio alla progettazione ed alla realizzazione di rifugi antiaerei, scavati nei due quartieri anzidetti. Esternamente i due rifugi mantengono ancora oggi il loro aspetto originale anche se soltanto quello del quartiere “Leonardo da Vinci” conserva ancora i caratteristici camini di aerazione. I due rifugi risultano essere strutturalmente uguali.

Sono costituiti da due pozzi che contengono ciascuno una scala a chiocciola attraverso la quale si giunge ad una profondità di 20 metri. A questo punto i due pozzi sono collegati tra loro da una galleria lunga circa 40 metri, che costituisce il vero e proprio rifugio antiaereo. Alle due estremità sono ricavate delle stanze che costituivano la sala comunicazioni e l'infermeria. In altre stanze erano collocati i servizi igienici e i locali dove erano sistemati i macchinari per il ricircolo dell'aria. Tra le caratteristiche di questo impianto c'erano le cosiddette “biciclette”, cioè degli elettroventilatori a quattro pedaliere che dovevano produrre un ricircolo forzato dell'aria. Il pavimento è costituito da piastre in cemento di 1 x 0,45 m, posate in modo da creare un'intercapedine di circa 20 cm tra il pavimento e il terreno. Grazie a questa caratteristica costruttiva, all'interno della struttura il livello di umidità risulta relativamente basso e non vi è traccia di infiltrazioni d'acqua.

Nel rifugio del quartiere “Leonardo da Vinci” si possono osservare alcuni tratti dell'impianto elettrico originale e i resti di due cartelli che imponevano il divieto di fumare. A metà galleria si può ammirare una stalattite filiforme, unico esempio di concrezione rilevata in queste strutture.

Il rifugio antiaereo del quartiere Garbagni fu riaperto al pubblico in occasione del 50º anniversario del bombardamento nel 1994.

AltroModifica

 
Il monumento agli agenti di polizia uccisi

Presso il casello d'ingresso al tratto autostradale Milano-Venezia, è stato posto un particolare monumento a memoria dell'omicidio di due agenti di polizia, Luigi D'Andrea e Renato Barborini, da parte del bandito Renato Vallanzasca. Il monumento ha la forma di un grosso tubo, che richiama la principale produzione industriale di Dalmine, con alcuni fori di arma da fuoco a rappresentare il fatto delittuoso che commemora.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[17]

 

Etnie e minoranze straniereModifica

Lingue e dialettiModifica

ReligioneModifica

TradizioneModifica

Istituzioni e associazioniModifica

ArchivioModifica

L'Archivio della fondazione Dalmine (estremi cronologici: (1906 - 2006))[18], conservato a Bergamo, è costituito da cinque sezioni: Documenti (estremi cronologici: (1906 - 2005))[19], Fotografie (estremi cronologici:([sec. XX] - 2006))[20], Disegni architettonici (estremi cronologici: ([inizio sec. XX] - [fine sec. XX]))[21], Audiovisivi (estremi cronologici:([secondo quarto sec. XX] - 2000))[22], e Biblioteca storica aziendale (estremi cronologici: ([sec. XX] - [ultimo quarto sec. XX]))[23], un patrimonio documentale prodotto o ricevuto dall'azienda e dalle sue controllate e collegate a partire dal 1906, anno di costituzione.

CulturaModifica

IstruzioneModifica

BibliotecheModifica

RicercaModifica

A Dalmine ha anche sede il polo per l'innovazione tecnologica della provincia di Bergamo, nel quale sono attive numerose aziende dell'Information Technology.

ScuoleModifica

UniversitàModifica

 
L'ingresso della facoltà di Ingegneria, in viale Marconi

A Dalmine ha sede la facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Bergamo con i corsi di studio attivi di Ingegneria Meccanica, Edile, Informatica, Gestionale e delle Tecnologie per la salute.

MuseiModifica

A Brembo di Dalmine è operante l'interessante Museo Permanente del Presepio inaugurato nel 1974 e dedicato all'arte presepiale italiana ed estera.

ArteModifica

TeatroModifica

MusicaModifica

FotogafiaModifica

EventiModifica

Geografia antropicaModifica

UrbanisticaModifica

La città dell'azienda e del fascismoModifica

 
La Casa Comunale, in piazza della Libertà, progetto dell'Arch. Ing. Giulio Paleni (1939)

Un primo sguardo al centro comunale consente di apprezzare le "nuove" costruzioni e di cogliere nell'aspetto urbanistico della città le gerarchie del potere presenti negli anni trenta del Novecento.

Due le strade realizzate in quel periodo che immettevano a Dalmine: l'asse principale, il cardo maximus nord-sud (viale Benedetti, oggi Betelli), incrociava quello secondario est-ovest (viale Locatelli / Marconi), il decumanus, dando origine alla Piazza Impero (oggi Piazza Libertà), l'antico Forum, con al centro il monumento al tubo alto 60 metri, comunemente chiamato "antenna".

Su un lato della piazza era posto il Municipio a cui si contrapponeva la Casa del Fascio con la Torre littoria. “Nel 1938 le torri littorie non erano più le torri campanarie del Comune. Non stava più lì il simbolo comunitario del potere e dello Stato. Quella era l'ideologia urbanistica del '32, che si rifaceva all'Italia dei comuni”.

Nel '38 invece l'ideologia urbanistica s'è radicalizzata: "il fascismo è lo Stato, il potere vero è là"[24]. Per cui la torre littoria, simbolo del potere politico, fu posta a completare la casa del fascio.

 
Piazza Caduti 6 luglio 1944, già piazza 20 marzo 1919
 
Palazzo della Direzione aziendale, Arch. Giovanni Greppi, 1936

Ma per Dalmine la Piazza Impero non era il vero centro del potere, perché mentre a nord si apriva verso l'aperta campagna, a sud il cardo era sbarrato dal Palazzo della direzione dello stabilimento. Tra questi due estremi erano poste le abitazioni, i negozi, la chiesa e la scuola. L'effetto che l'architetto Giovanni Greppi aveva ottenuto era quello di “monumentalizzare una via chiudendone la prospettiva sulla facciata di un edificio rappresentativo”, quello della vera sede del potere: la sede della direzione dello stabilimento. La chiesa di S. Giuseppe era significativamente orientata verso l'azienda, invece che sul tradizionale asse est-ovest, ed era priva del campanile.

Davanti allo stabilimento, a ricordo della venuta di Mussolini a Dalmine, si apriva la Piazza 20 marzo 1919, ancora oggi esistente ma chiamata Piazza Caduti del 6 luglio 1944 (bombardamento di Dalmine), circondata dagli italici pini marittimi. La fontana era sovrastata da un grande pannello in marmo (abbattuto nel 1945) con riprodotto il discorso del Duce che enunciava l'accordo tra capitale e lavoro, alla base della politica corporativa fascista. Dalmine era così diventata il grande palcoscenico delle manifestazioni fasciste.

Spazzando via il vecchio centro e la villa Camozzi (1840 circa), che ad inizio Novecento ospitava un museo di cimeli del risorgimento appartenuti a Gabriele Camozzi, l'azienda aveva risparmiato due strutture medievali: la torre Suardi e la chiesetta di S. Giorgio. Quasi a significare che questo territorio, grazie al suo contributo, era passato direttamente dal Medioevo all'età moderna.

QuartieriModifica

Dalmine si divide in sette quartieri che ne costituiscono il comune[25]:

EconomiaModifica

AgricolturaModifica

ArtigianatoModifica

ServiziModifica

IndustriaModifica

Tenaris

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

FerrovieModifica

La stazione ferroviaria di Verdello-Dalmine, posta lungo la ferrovia Bergamo-Treviglio è servita da treni regionali svolti da Trenord nell'ambito del contratto di servizio stipulato con la Regione Lombardia.

Fra il 1890 e il 1953 la località era servita dalla tranvia Monza-Trezzo-Bergamo, che proprio a Dalmine aveva una diramazione, attiva fino al 1947 lungo via Locatelli, a servizio delle maestranze operaie del vicino stabilimento siderurgico[26].

Mobilità urbanaModifica

AmministrazioneModifica

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1927 1939 Ciro Prearo Podestà
5 agosto 1939 Piero Bozzi Commissario Prefettizio
21 ottobre 1939 Alfredo Lodetti Commissario Prefettizio
25 maggio 1940 Umberto Cruciani Commissario Prefettizio
13 settembre 1941 Antonio Biondi Commissario Prefettizio
28 agosto 1943 2 ottobre 1943 Antonio Piccardi Commissario Prefettizio
16 ottobre 1943 Umberto Cruciani Commissario Prefettizio
6 novembre 1943 5 febbraio 1944 Ulisse Ginocchio Commissario Prefettizio
19 febbraio 1944 6 maggio 1944 Giovanni Facchinetti Commissario Prefettizio
6 maggio 1944 13 maggio 1944 Giovanni Postiglione Commissario Prefettizio
13 maggio 1944 27 maggio 1944 Facchinetti Giovanni Commissario Prefettizio
3 giugno 1944 31 dicembre 1944 Gilberto Botti Commissario Prefettizio
1945 1945 Antonio Piccardi Sindaco
1946 1951 Remo Sandrinelli Sindaco
1951 1956 Remo Sandrinelli Sindaco
1956 1959 Giulio Terzi Sindaco
1959 1960 Giulio Terzi Sindaco
1960 1961 Giulio Castelli Sindaco
1961 1962 Ilario Poma Sindaco
1962 1964 Silvestro Balini Sindaco
1964 1970 Enzo Zambetti Sindaco
1970 1975 Flavio Pedrinelli Sindaco
1975 1978 Pietro Frigeni Sindaco
1978 1980 Pierluigi Ravasio Sindaco
1980 1985 Pierluigi Ravasio Sindaco
1985 1989 Ennio Bucci Sindaco
1989 1990 Ferrari Gian Paolo Sindaco
1990 1995 Ennio Bucci Sindaco
23 aprile 1995 14 giugno 1999 Antonio Bramani Lega Nord Sindaco
14 giugno 1999 8 giugno 2009 Francesca Bruschi Democratici di Sinistra Sindaco
8 giugno 2009 19 marzo 2013 Claudia Maria Terzi Lega Nord Sindaco [27]
19 marzo 2013 9 giugno 2014 Alessandro Cividini Lega Nord Vicesindaco
9 giugno 2014 9 giugno 2019 Lorella Alessio Partito Democratico Sindaco
9 giugno 2019 in carica Francesco Bramani Lega Sindaco

SportModifica

EventiModifica

Il 2 giugno 1997 la 16ª tappa del Giro d'Italia 1997 si è conclusa a Dalmine con la vittoria di Fabiano Fontanelli.

Impianti sportiviModifica

NoteModifica

  1. ^ ISTAT - Superficie dei comuni, province e regioni al Censimento 2011
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2017.
  3. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di Carmelo Francia, Emanuele Gambarini (a cura di), Dizionario italiano-bergamasco, Torre Boldone, Grafital, 2001, ISBN 88-87353-12-3.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 247.
  5. ^ Chiesa Parrocchiale di Santa maria di Oleno, Geoplan. URL consultato il 24 febbraio 2019.
  6. ^ Mariano: la grande proprietà medievale, Notiziario della parrocchia di San Lorenzo, Dicembre 2008.
  7. ^ 1407: un tentativo di truffa presso la torre di Dalmine, InformaDalmine, Dicembre 2008.
  8. ^ Maria Grazia Tolfo, Giovannola di Montebretto, Bernarda Visconti e il suo fantasma, storia di Milano. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  9. ^ Storie di Milano, https://storiedimilano.blogspot.com/2018/09/bernabo-visconti-e-la-storia-di-sua.html. URL consultato il 24 febbraio 2019.
  10. ^ Scaramuzza da Forlì. Grande proprietario terriero di Dalmine nel '400, InformaDalmine, Giugno 2008
  11. ^ Pietro Paolo e Antonio Maria Pirovano scultori di Sforzatica nel 1700, InformaDalmine, marzo 2005.
  12. ^ Come eravamo, Foc. URL consultato il 23 febbraio 2019.
  13. ^ Notizie storiche sul bombardamento: 6 luglio ‘44
  14. ^ Dalmine-Operazione 614
  15. ^ Museo del Presepio
  16. ^ Sforzatica: Chiesa di Santa Maria d'Oleno., su dalmenweb.it. URL consultato il 14 gennaio 2013 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  17. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  18. ^ Dalmine, su LBC Archivi. Lombardia Beni Culturali - Archivi. URL consultato il 4 giugno 2018.
  19. ^ Fondo sezione documenti, su LBC Archivi. Lombardia Beni Culturali - Archivi. URL consultato il 4 giugno 2018.
  20. ^ Fondo sezione fotografie, su LBC Archivi. Lombardia Beni Culturali - Archivi. URL consultato il 4 giugno 2018.
  21. ^ Fondo Disegni architettonici, su LBC Archivi. Lombardia Beni Culturali - Archivi. URL consultato il 4 giugno 2018.
  22. ^ Fondo Audiovisivi, su LBC Archivi. Lombardia Beni Culturali - Archivi. URL consultato il 4 giugno 2018.
  23. ^ Fondo sezione Biblioteca storica aziendale, su LBC Archivi. Lombardia Beni Culturali - Archivi. URL consultato il 4 giugno 2018.
  24. ^ [Antonio Pennacchi, Fascio e martello. Viaggio per le città del duce. Laterza, 2008]
  25. ^ Comune di Dalmine - Dalmine in cifre
  26. ^ Paolo Zanin, Monza e i suoi tram. Storia dei collegamenti tranviari da Monza a Milano e alla Brianza, 2ª ed., Firenze, Phasar, 2009. ISBN 978-88-6358-028-0.
  27. ^ Sospesa dopo essere diventata assessore regionale.

BibliografiaModifica

  • PAGNONI Luigi, Chiese parrocchiali bergamasche: appunti di storia e arte, Bergamo 1992.
  • LANGÉ S., PACCIAROTTI G., Barocco Alpino. Arte e architettura religiosa del Seicento: spazio e figuratività, Milano 1994, 220.
  • MAZZARIOL Paolo, I Camuzio di Montagnola. Stuccatori a Bergamo e nel Bergamasco, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Bergamo nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi. Campionesi a Bergamo nel Medioevo, Arte&Storia, anno 10, numero 44, settembre-ottobre 2009, 236-245 (con ampia bibliografia).
  • PESENTI Claudio, CORTESE Valerio, SUARDI Enzo, Le campane e la sirena. Le comunità parrocchiali nelle trasformazioni del lavoro e del territorio: 1909-2009, Edizioni Kolbe, 2010. ISBN 978-88-8142-063-6. Oltre alla descrizione riguardante il centro comunale durante il fascismo, un capitolo è dedicato alla istituzione del comune, alle vicende della guerra e della fine del fascismo, alla fondazione del nuovo villaggio del Brembo e al periodo del terrorismo.
  • MERLA Paolo, Da Garibaldi a D'Annunzio. Storia, libri e gesta di una famiglia lombarda, Eurolito, Bergamo 2005.
  • MERLA Paolo, Il generale De Chaurand e la dignità della memoria, Grafica & Arte, Bergamo 2009.
  • MERLA Paolo, Garibaldi, Un UOMO dimenticato, Sestante Edizioni, Bergamo 2007.
  • PESENTI Claudio, SPERONI Vasco, SPREAFICO Edi, Dalmine: cenni di storia dalle origini al 1963, Comune di Dalmine, 1982.
  • NICOLI Dario, Dalmine: l'azienda, i lavoratori, il territorio. La pastorale di fronte alle nuove realtà del lavoro, Edizioni Kolbe 2008 (pp. 128). ISBN 978-88-8142-062-9
  • Tomaso Ghisetti ALLA RICERCA DELLE RADICI DI DALMINE (2 VOLUMI) Dalmine 1998 prima edizione vol. 1 480 pagine, vol. 2 286 pagine, con illustrazioni

VideoModifica

  • GANDIN Michele, Villaggio modello, Incom, 1941.
  • GANDIN Michele, Andando verso il popolo, Incom, 1941.
  • COMUNE DI DALMINE, Dalmine, Operazione 614, Multimagine, Bergamo, 1994. Regia: Luigi Corsetti. Sceneggiatura: Luigi Corsetti, Mattia Rossi, Vasco Speroni. Ricerca storica: Claudio L. Pesenti.
  • PARROCCHIA CUORE IMMACOLATO DI MARIA AL BREMBO, Brembo: Una parrocchia un quartiere, Multimagine, Bergamo, 1995. Regia: Luigi Corsetti. Sceneggiatura: Luigi Corsetti, Claudio L. Pesenti.
  • PARROCCHIA S. MARIA D'OLENO, S. Maria d'Oleno, Alle radici della storia di Dalmine, Multimagine, Bergamo, 1995. Regia: Luigi Corsetti. Sceneggiatura: Luigi Corsetti, Claudio L. Pesenti.
  • I RIFUGI ANTIAEREI DEI QUARTIERI LEONARDO DA VINCI E MARIO GARBAGNI DI DALMINE, AJP Studio, Dalmine, 2007. Regia: Alberto Nacci. Testi: Andrea Thum. Sceneggiatura: Alberto Nacci.

Voci correlateModifica

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