Enrico Cosenz

generale e politico italiano (1820-1898)

Enrico Cosenz (Gaeta, 12 gennaio 1820Roma, 28 settembre 1898) è stato un militare e politico italiano, ufficiale dell'esercito delle Due Sicilie; eroico difensore di Venezia, passò nelle file di Garibaldi e fu poi generale dell'Esercito Regio, capo di Stato Maggiore, deputato e infine senatore del nuovo Regno d'Italia.

Enrico Cosenz
Enrico cosenz.jpg
Il generale Enrico Cosenz

Senatore del Regno d'Italia
Legislature XI

Dati generali
Università scuola militare Nunziatella
Professione Militare
Enrico Cosenz
Cosenz 01.gif
Una litografia d'epoca del generale Cosenz
NascitaGaeta, 12 gennaio 1820
MorteRoma, 28 settembre 1898
Dati militari
Paese servitoRegno di Sardegna Regno di Sardegna
Flag of the Kingdom of the Two Sicilies (1738).svg Regno delle Due Sicilie
Flag of the Republic of Venice 1848–49.svg Repubblica di San Marco
Italia Italia
Forza armataRegia Armata Sarda
Esercito dei Mille
Esercito della Repubblica di San Marco
Esercito delle Due Sicilie
Regio Esercito
UnitàCorpo Volontari Italiani
Grado
ComandantiRaffaele Cadorna
Giuseppe Sirtori
Girolamo Calà Ulloa
GuerreSeconda guerra d'indipendenza italiana
Terza guerra d'indipendenza italiana
Battaglie
Comandante di
DecorazioniCavaliere dell’Annunziata e Cavaliere di Gran Croce dei Santi Maurizio e Lazzaro
Studi militariReal Collegio Militare della Nunziatella
Pubblicazioni Francesco Guardione (a cura di), Enrico Cosenz, Custoza e altri scritti inediti del gen. Enrico Cosenz, e ricordi vari sullo stesso, Palermo, A. Reber, 1913.
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BiografiaModifica

Gli esordiModifica

Fu allievo nel Real Collegio Militare della Nunziatella di Napoli nel corso 1832 - 1840. Nominato alfiere nell'artiglieria dell'Esercito del Regno delle Due Sicilie, fu successivamente promosso primo tenente nel 1844.

La prima guerra di indipendenzaModifica

Nel 1848 venne aggregato alle due divisioni dell'Armata di Terra del Regno delle Due Sicilie inviate da Ferdinando II contro l'Austria nel contesto della prima guerra di indipendenza. Quando, il 25 maggio, fu ricevuto l'ordine di rientrare a Napoli, gran parte dell'esercito si rifiutò di seguire il suo comandante, generale Guglielmo Pepe, che voleva invece proseguire la guerra. Quest'ultimo l'8 giugno passò il Po, seguito soltanto dall'artiglieria (con Cosenz), dal genio e dai reparti dei volontari.

Il gruppo comprendeva altri ufficiali, quali Carlo e Luigi Mezzacapo, Girolamo Ulloa, Camillo Boldoni, mentre Cesare Rossarol sarebbe giunto alcuni giorni dopo, proveniente dalla battaglia di Goito. Il 13 giugno 1848 raggiunsero Venezia e Cosenz venne arruolato nell'artiglieria dell'esercito veneziano con il grado di capitano.

La difesa di VeneziaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica di San Marco.

Sotto la guida di Ulloa e con Sirtori, Cosenz partecipò, mostrando particolare valore, alla eroica difesa del Forte Marghera. Come comandante delle artiglierie dei bastioni egli seppe resistere dall'inizio dell'assalto, il 4 maggio, e per le tre settimane successive. Dopo la caduta del forte si ritirarono verso Venezia e, dopo aver distrutto cinque arcate del ponte ferroviario, si ridussero nell'isola di San Secondo: qui Cosenz rimase due volte ferito.

Da capitano fu promosso nel maggio 1849 maggiore per nomina del Governo provvisorio di Venezia, tenente colonnello poi, e quindi colonnello. Dopo la caduta della città, il 24 agosto 1849, la flotta francese evacuò circa 600 fra i maggiori esponenti della Repubblica di San Marco: Cosenz (insieme a Ulloa, a Pepe, a Manin e alla sua famiglia e a molti altri) venne imbarcato sul Solon e poi sul Pluton, che li scaricò a Corfù, allora protettorato britannico, dove vennero trasferiti al lazzaretto, a causa del colera che infuriava a Venezia.

La vicinanza a MazziniModifica

Da Corfù Cosenz passò in Francia, senza incarichi ufficiali. Avvicinato da esponenti del cosiddetto “partito murattiano”, che propugnava un Regno di Napoli liberale ma separato, egli prese definitivamente partito per il Mazzini, ovvero per la causa dell'unificazione nazionale. Negli anni cinquanta fu coinvolto nella preparazione delle ultime iniziative insurrezionali mazziniane: nel gennaio del 1853 partecipò a Locarno ad una riunione preparatoria della insurrezione di Milano del 6 febbraio 1853. Non pago, nel 1857 partecipò alla preparazione dell'ultimissima iniziativa rivoluzionaria in Italia, prima della seconda guerra di indipendenza, cioè la spedizione di Pisacane a Sapri.

La seconda guerra di indipendenzaModifica

Alla luce dei due terribili fallimenti, venne cooptato, come un po' tutto il movimento, nello sforzo patriottico e monarchico di Cavour: dal gennaio 1859, alla vigilia della seconda guerra di indipendenza italiana, Cosenz era in Piemonte, dove fu responsabile, sin dall'inizio e per nomina del ministero dell'interno, della organizzazione dei Cacciatori delle Alpi. Ad aprile ebbe il comando del 1º reggimento, che condusse alle battaglie di Varese, San Fermo e Treponti. Comandante della brigata era Garibaldi.

Il 12 luglio 1859, il giorno dopo l'Armistizio di Villafranca, fu insignito della Croce di Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia. Nel settembre 1859 entrò come colonnello nell'Esercito Sardo, al comando della neonata brigata Ferrara, incarico conferitogli da Manfredo Fanti per la Lega dell'Italia Centrale. Con la riunione di quest'ultima al Regno di Sardegna, Cosenz veniva confermato, il 21 marzo 1860, con lo stesso grado nel Regio Esercito.

La spedizione dei MilleModifica

 
Enrico Cosenz con la divisa da garibaldino

Chiese subito la dispensa dal servizio, per seguire Garibaldi nella spedizione dei Mille col grado di colonnello brigadiere. Giunse in Sicilia con la terza spedizione di rinforzo (dopo la prima di Garibaldi e la seconda di Medici), con 800 volontari partiti da Genova il 2 luglio 1860 e sbarcati il 5 luglio a Palermo. Portava con sé anche Pilade Bronzetti e il giovane Giorgio Spezia, futuro illustre scienziato. Alla battaglia di Milazzo, dove ebbe una parte determinante nel fermare l'attacco borbonico sulla sinistra e nel contrattaccare sino a chiudere il nemico nelle antiche mura, rimase ferito al collo.

Il 23 agosto, sbarcato in Calabria, guidò la colonna che permise di circondare e costringere alla resa due brigate borboniche a Villa San Giovanni e Piale. Il 30 agosto ripeté la manovra, costringendo alla resa i 10.000 soldati borbonici di Ghio all'altipiano di Soveria Mannelli. Con il grado di maggiore generale comandante di divisione, entrò a Napoli al seguito del Dittatore. Lì venne nominato segretario della guerra del governo luogotenenziale e prese parte all'organizzazione del plebiscito.

L'8 settembre 1860 firmò a Napoli, nella sua qualità di ministro della guerra del governo dittatoriale, il famoso proclama che regolava il passaggio dei soldati del Regno delle Due Sicilie, conservando i gradi, con particolare riguardo agli ufficiali che si fossero presentati con le truppe al seguito. L'intelligenza politica di Cosenz può essere capita tenendo conto che la battaglia del Volturno si sarebbe combattuta solo il 1º ottobre successivo. Nell'ottobre, negli ultimi giorni della Dittatura, Garibaldi gli conferì il grado di tenente generale.

La Prefettura di BariModifica

Nel maggio 1861, Cosenz venne ammesso nel Corpo volontari italiani. Il 12 giugno 1861 fu insignito della Croce di Commendatore dell'Ordine militare di Savoia. Nel marzo 1862, con il grado di tenente generale, venne trasferito nel Regio esercito, ma lasciato a disposizione del ministro della guerra, in quanto nominato prefetto di Bari.

Ricoprì tale carica dal 23 marzo 1862 al 17 agosto 1862, in corrispondenza della fase più acuta del brigantaggio nelle Puglie, durata, peraltro, almeno sino all'autunno del 1863. Colonne di centinaia di predoni saccheggiavano le province e si giunse a temere un'invasione generale del barese dalla zona di concentrazione del brigantaggio, la Basilicata, altrimenti detta il “focolaio lucano”. Cosenz seppe ottenere qualche successo, come, il 9 maggio 1862, la cattura della banda di Ninco Nanco.

Generale dell'Esercito RegioModifica

Dopo l'agosto 1862 gli venne affidato, come generale di divisione, il comando della 20ª divisione attiva dell'esercito italiano. Nel 1866, nel corso della terza guerra di indipendenza, guidò la 6ª divisione, che non fece un gran che. Da segnalare che fra gli altri comandanti di divisione del Regio Esercito comparivano i suoi vecchi compagni di Venezia, Mezzacapo, Sirtori e i garibaldini Medici e Bixio.

Nel 1870, alla presa di Roma, fu generale di divisione (la 11ª divisione) con Bixio, alle dipendenze del generale Raffaele Cadorna: la presenza dei due ex-garibaldini doveva, forse, compensare il forte animo cattolico del comandante. Qui gli venne affidato il comando della divisione militare territoriale di Roma, dove rimase sino a quando, nel 1879, venne incaricato del comando del I Corpo d'armata Torino.

Nel 1881 fu nominato Presidente, poi Capo dello Stato Maggiore dell'Esercito, restandolo fin quando, nel novembre 1893, domandò e ottenne di essere posto in servizio ausiliario. Il 15 novembre 1893 fu nominato Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine militare di Savoia. Il 31 agosto 1896 venne messo a riposo.

La pianificazione delle fortificazioni alla frontiera austro-ungaricaModifica

Il più memorabile contributo di Cosenz, quale capo di Stato Maggiore, fu la predisposizione dello “Studio circa la difensiva e l'offensiva a nord-est”, ovvero verso la frontiera austriaca. Tale compito fu affidato al tenente colonnello Ettore Vigano, seguito personalmente da Cosenz, il quale esigeva che lo studio fosse approfondito in ogni dettaglio.

Cosenz pretese una dettagliata analisi topografica per permettere l'erezione di un moderno sistema di fortificazione (poi erette, a partire dall'inizio del XX secolo, sul modello ideato dal generale del Genio Enrico Rocchi). Ma impose, anche, un nuovo piano operativo per una guerra contro l'Austria-Ungheria: esso prevedeva che, in caso di difficoltà, l'esercito italiano avrebbe dovuto ritirarsi sul Piave, assorbire l'urto nemico e solo allora contrattaccare; una situazione strategica che si propose nel 1918, con la battaglia del solstizio (giugno) e quella di Vittorio Veneto.

La carriera politicaModifica

Fu eletto nel maggio 1860 deputato al parlamento sabaudo per un collegio della provincia di Como. L'elezione avvenne nelle elezioni suppletive, dopo che Garibaldi, eletto nel marzo, aveva optato per un altro collegio. Fu rieletto per quattro legislature alla Camera del Regno (nel 1861 a Pesaro, nel 1866 a Forlì, nel 1867 a Napoli 4 e nel 1871 a Piove di Sacco)[1]. Il 9 novembre 1872 venne nominato senatore del Regno da Vittorio Emanuele II di Savoia.[2]

Il suo ultimo atto pubblico significativo fu, nel 1898, l'invio di un telegramma di congratulazioni al generale Bava-Beccaris per la feroce repressione degli scioperi di Milano (6-8 maggio 1898), cosa che gli alienò molte simpatie.

ScrittiModifica

Pubblicò studi critici sulle campagne e le guerre del secolo XIX.

  • Enrico Cosenz, Custoza e altri scritti inediti del gen. Enrico Cosenz, e ricordi vari sullo stesso, a cura e con proemio di Francesco Guardione. Palermo: A. Reber, 1913

RiconoscimentiModifica

A lui sono state dedicate vie e monumenti in diverse città italiane tra i quali una via a Milano in zona Bovisa, una a Roma e un monumento celebrativo, eretto in largo Principessa Pignatelli, a Napoli nei pressi della Riviera di Chiaia. A Dese (comune di Venezia) un forte (ora demilitarizzato) e la strada che lo costeggia portano il suo nome. Così come a S. Agata di Militello, cittadina della costa tirrenica messinese, gli è stato intitolato parte del lungomare poiché proprio da qui passò il generale per raggiungere Milazzo nella famosa ed omonima battaglia.

OnorificenzeModifica

Onorificenze italianeModifica

  Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1890
  Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
  Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia
  Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia
— 15 novembre 1893[3]
  Commendatore dell'Ordine militare di Savoia
— 12 giugno 1861[3]
  Ufficiale dell'Ordine militare di Savoia
— 12 luglio 1859[3]
  Medaglia d'Argento al Valor Militare
  Medaglia Mauriziana per Merito Militare di 10 Lustri
  Medaglia commemorativa Difensore di Venezia 1848-1849
  Medaglia commemorativa della Liberazione di Sicilia (1860)
  Medaglia commemorativa delle campagne delle Guerre d'Indipendenza (6 barrette)
  Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia

Onorificenze straniereModifica

  Cavaliere dell'Ordine dell'Aquila Nera (Impero di Germania)
  Commendatore di Gran Croce dell'Ordine della Spada (Svezia)
  Cavaliere di Grande Stella dell'Ordine del Leone e del Sole (Impero persiano)
  Cavaliere di III classe dell'Ordine dell'Aquila Rossa (Germania)
  Medaglia francese commemorativa della Seconda Guerra d'Indipendenza italiana

NoteModifica

BibliografiaModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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