Ipomoea batatas

specie di pianta della famiglia Convolvulaceae
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Patata dolce
Ipomoea batatas.jpg
Fiore di Ipomoea batatas
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Solanales
Famiglia Convolvulaceae
Genere Ipomoea
Specie I. batatas
Nomenclatura binomiale
Ipomoea batatas
L.
Nomi comuni
  • Patata dolce
  • Patata americana
  • Batata
Patata dolce
5aday sweet potato.jpg
Una patata dolce
Origini
Luogo d'origineAmeriche[1]
DiffusioneMondiale
Dettagli
Categoriaprimo piatto

Ipomoea batatas (L.) Lam. è una pianta angiosperma dicotiledone della famiglia delle Convolvulaceae utilizzata come alimento sotto il nome di patata dolce o patata americana[2].

DescrizioneModifica

Ipomoea batatas è una pianta erbacea perenne lianosa che presenta foglie lobate o palmate a fillotassi alterna.

I fiori sono gamopetali di medie dimensioni, ermafroditi, attinomorfi, con calice e corolla generalmente pentameri. Gli stami sono inseriti alla base della corolla. L'ovario è supero. Il frutto è una capsula.

La parte edule è la radice tuberizzata. Il colore della buccia del rizotubero varia dal rosso al viola, dal marrone al bianco a seconda della varietà; così come la polpa che varia dal bianco al giallo, all'arancio o al viola.

Distribuzione e habitatModifica

La specie è nativa delle aree tropicali delle Americhe. In America centrale la coltivazione era già praticata almeno 5000 anni fa[3]. Si diffuse in modo rapido in tutta la regione, Caraibi inclusi. Importata dopo la colonizzazione delle Americhe, si diffuse in Europa e anche in Asia, dove la sua presenza in Cina era documentata già nel tardo XVI secolo. Le patate dolci erano conosciute anche in Polinesia prima delle esplorazioni da occidente.

Le patate dolci furono introdotte durante il Regno delle Ryūkyū, in Giappone, nei primi anni del 1600 dai portoghesi [4][5].

Le patate dolci sono diventate un alimento base in Giappone perché erano importanti nel prevenire la carestia quando i raccolti di riso erano scarsi[6]. Le patate dolci furono anche piantate nel giardino privato dello Shōgun Tokugawa Yoshimune [7].

Fu anche introdotta in Corea nel 1764. La patata dolce arrivò in Europa con lo scambio colombiano.

Come esattamente la specie sia arrivata sino in Oceania è l'oggetto di un vivace dibattito che coinvolge osservazioni archeologiche, linguistiche e genetiche.[8]

Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Washington, Seattle (USA) e pubblicato sulla prestigiosa rivista PNAS[9] ha scoperto che tutte le patate dolci coltivate contengono DNA di origine batterica (una sequenza di T-DNA di Agrobacterium) con alcuni geni attivamente espressi dalla pianta.

I transgeni sono stati osservati sia in parenti selvatici strettamente legati alla patata dolce, sia in specie selvatiche filogeneticamente più lontane tra loro. Gli studi hanno indicato che il genoma della patata dolce si è evoluto nel corso dei millenni, e che la domesticazione della coltura ha tratto vantaggio dalle modificazioni genetiche naturali [9]. Infatti i batteri del genere Agrobacterium sono patogeni delle piante che hanno la capacità di traslocare frammenti del proprio DNA all'interno del DNA delle piante, “costringendole” a produrre proteine utili al batterio stesso. Questo meccanismo naturale è del tutto simile a quello usato dai biotecnologi per inserire nel DNA delle piante geni utili all’agricoltura producendo così organismi transgenici.

Ed è un evento naturale ad aver generato questo trasferimento genetico orizzontale, le patate dolci sono il primo esempio noto di coltura alimentare transgenica naturale[10].

La patata dolce, pianta naturalmente transgenica, è mangiata dall’uomo da almeno 8000 anni ed è uno degli alimenti più consumati al mondo (dati FAO).[11]

 
pagina dell'enciclopedia agricola giapponese Seikei Zusetsu raffigurante Ipomoea batatas

ColtivazioneModifica

Nel 2017 la produzione globale di patate dolci è stata di 113 milioni di tonnellate, guidata dalla Cina con il 64% del totale mondiale (tabella). I produttori secondari erano il Malawi e la Nigeria.

In Italia è coltivata dalla metà del 1800 nel territorio tradizionale di Anguillara Veneta (Padova).

Produzione della patata dolce – 2017
Paese Produzione (milioni di tonnellate)
  Cina 71.8
  Malawi 5.5
  Nigeria 4.0
  Indonesia 2.0
  Etiopia 2.0
Mondo 112.8
Fonte: FAOSTAT[12]

RiconoscimentiModifica

 
Coltivazione di patate dolci in fioritura

In Italia la patata americana è riconosciuta come prodotto agroalimentare tradizionale ed inserita nell'apposito elenco pubblicato in Gazzetta Ufficiale dalle regioni:

UsiModifica

Più del 95% della coltivazione della Ipomoea batatas è prodotta nei paesi in via di sviluppo, dove rappresenta il quinto alimento base[13]. Si utilizzano di norma i rizotuberi della pianta che vengono cucinati bolliti, fritti o al forno. Sono industrialmente utilizzati anche per l'estrazione di amido, alcol e per la produzione di farine. Anche le foglie ed i giovani germogli sono commestibili.

Altri usi non culinari comprendono:

  • la produzione di coloranti. In Sud America il succo delle patate dolci di colore rosso combinato con il succo di lime viene impiegato come colorante per i tessuti.
  • produzione di mangimi. Tutte le parti della pianta vengono impiegate come mangimi per animali.
  • La patata dolce viene spesso fatta germogliare a scopo ornamentale, ponendo le radici tuberizzate in acqua.


 
Patata Americana De.Co. di Anguillara Veneta (Padova) appena raccolta.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Geneflow 2009, ISBN 978-92-9043-813-7.
  2. ^ Woolfe, Jennifer A., Sweet potato : an untapped food resource, Cambridge University Press, 1992, ISBN 0-521-40295-6, OCLC 23215388. URL consultato il 12 maggio 2020.
  3. ^ CGIAR: Research & Impact: Areas of Research: Sweet Potato, su web.archive.org, 7 febbraio 2005. URL consultato il 12 maggio 2020 (archiviato dall'url originale il 7 febbraio 2005).
  4. ^ (EN) Grant K. Goodman, Japan and the Dutch 1600-1853, 1ª ed., Routledge, 4 luglio 2013, DOI:10.4324/9781315028064, ISBN 978-1-315-02806-4. URL consultato il 12 maggio 2020.
  5. ^ (EN) Patricia J. O'Brien, The Sweet Potato: Its Origin and Dispersal, in American Anthropologist, vol. 74, n. 3, 1972-06, pp. 342–365, DOI:10.1525/aa.1972.74.3.02a00070. URL consultato il 12 maggio 2020.
  6. ^ (EN) Makiko Itoh, The storied history of the potato in Japanese cooking, su The Japan Times, 22 aprile 2017. URL consultato il 12 maggio 2020.
  7. ^ Takekoshi, Yosaburō, 1865-1950. e 竹越, 與三郎, (1865-1950), The economic aspects of the history of the civilization of Japan, Routledge, 2004, ISBN 0-415-32378-9, OCLC 52782947. URL consultato il 12 maggio 2020.
  8. ^ (EN) Consultative Group on International Agricultural Research: Sweet Potato, su cgiar.org. URL consultato il 3 gennaio 2008 (archiviato dall'url originale il 7 febbraio 2005).
  9. ^ a b (EN) Tina Kyndt, Dora Quispe e Hong Zhai, The genome of cultivated sweet potato contains Agrobacterium T-DNAs with expressed genes: An example of a naturally transgenic food crop, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 112, n. 18, 5 maggio 2015, pp. 5844–5849, DOI:10.1073/pnas.1419685112. URL consultato il 12 maggio 2020.
  10. ^ (EN) Sweet Potato Is a Natural GMO, su GEN - Genetic Engineering and Biotechnology News, 22 aprile 2015. URL consultato il 12 maggio 2020.
  11. ^ Damiano Martignago, La patata dolce, naturalmente transgenica, su AIRIcerca, 5 novembre 2015. URL consultato il 16 aprile 2019.
  12. ^ Sweet potato production in 2017; World Regions/Production Quantity from pick lists, Food and Agriculture Organization of the United Nations, 2017. URL consultato l'8 novembre 2019.
  13. ^ (ES) Centro Internacional de la Papa, su cipotato.org. URL consultato il 3 gennaio 2008.
 
Campo di patate dolci


Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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