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Lampugnani (famiglia)

Stemma della famiglia
Lampugnani
Coa fam ITA lampugnani2.jpg
Blasonatura
Di rosso alla banda scaccata di argento e di azzurro; col capo d'oro caricato di un'aquila, coronata, di nero

I Lampugnani sono un'antica famiglia patrizia di Milano, alla quale Filippo Maria Visconti (duca di Milano) assegnò il feudo di Trecate.

StoriaModifica

 
Il cortile interno del Maniero Lampugnani, edificio storico di Legnano che venne costruito prima del 1419 e che fu demolito nel 1927

Il nome della famiglia ha origine da Lampugnano, quartiere di Milano che fino al 1841 era comune autonomo[1]. In origine, infatti, il cognome della famiglia era Da Lampugnano, poi mutato nei secoli in Lampugnani[1]. Le prime tracce documentate della famiglia sono datate all'XI secolo, intorno all'anno 1000[1]. Altra antica testimonianza scritta che cita la famiglia è un atto del 1108, dove viene menzionato un Guitardo, figlio di Anselmo da Lampugnano[1].

Il primo membro della famiglia a lasciare tracce importanti sui documenti è Umberto da Lampugnano[1], figlio di Oldrado I[2]. Oldrado I da Lampugnano svolse alcuni servizi per i signori di Milano, mentre il figlio Umberto ricoprì importanti ruoli alla corte milanese: laureato in legge all'università di Pavia, di cui fu anche lettore di diritto canonico dal 1372 al 1381, venne coinvolto nel 1395 da Gian Galeazzo Visconti, grazie alle sue conoscenze accademiche, nell'amministrazione del Ducato di Milano[2]. Nello specifico, Umberto diventò maestro generale delle entrate e consigliere ducale[1]. Umberto abitava a Milano, nei pressi della Porta Vercellina medievale[3].

In questo contesto tutti i cinque figli maschi di Umberto, Maffiolo, Oldrado II, Pietro, Giovanni e Giorgio[3], ebbero occasione di essere poi coinvolti, con ruoli differenti, nell'amministrazione del ducato[2]. Umberto aveva anche tre figlie femmine, Franceschina, Giovanna e Giustina[3]. Sui suoi figli spiccò Oldrado II, che ebbe poi un'importante carriera politica, tanto da diventare precettore di Filippo Maria Visconti, uno dei figli di Gian Galeazzo[2]. Di questi anni sono le prime notizie sulla presenza dei Lampugnani a Legnano, che sono datate 1385 e che si riferiscono proprio a Umberto da Lampugnano[4], mentre risale al 1374 la menzione di Faciolo da Lampugnano, che risiedeva invece a Parabiago[5]. I Lampugnani si stabilirono anche a Busto Arsizio: sul più antico documento che li cita, che risale al 1399, compaiono diversi membri di questa famiglia[6].

 
Vista notturna del castello di Legnano

Alla morte di Gian Galeazzo, Giovanni Maria Visconti diventò Duca di Milano[2]. Alla prematura morte di quest'ultimo (1412), si scatenò una guerra civile che era capeggiata dai capitani di ventura e dai signorotti del contado milanese che si opponevano all'ascesa di Filippo Maria Visconti, legittimo erede al trono[2]. Filippo Maria, per contrastare gli avversari, si rivolse a Francesco da Bussone, detto "Il Carmagnola", che riuscì ad avere la meglio, dopo una sanguinosa guerra, sui nemici del duca[2].

In questa guerra un ruolo lo ebbe anche Oldrado II Lampugnani, che partecipò anche militarmente all'attività di contrasto agli avversari della signoria viscontea e che divenne poi uno stretto consigliere del duca: in particolare, Oldrado II riuscì a sconfiggere Gabrino Fondulo, a cui tolse anche tutte le sue proprietà, compreso il castello di Castelleone, che consegnò ai Visconti[2].

 
Basilica e piazza di San Magno a Legnano

Per tale motivo Filippo Maria, per sdebitarsi dei suoi servigi, nel 1437[7], diede in dono a Oldrado II il castello di Legnano. A Legnano Oldrado II possedeva già il Maniero Lampugnani, dimora gentilizia che si trovava nel centro storico del borgo, nonché diverse proprietà fondiarie[8]. Nell'occasione Filippo Maria assegnò, ai Lampugnani, anche il feudo di Trecate[9]. I Lampugnani, oltre che conti di Trecate, diventarono anche signori di Camagna Monferrato.

Sul torrione principale del castello di Legnano, sopra l'entrata, è situato uno stemma in pietra piuttosto elaborato[7] della famiglia Lampugnani: sopra questo blasone è presente un elmo a celata che sottolinea la qualità militare di Oldrado II; è poi collocata una gerla contenente un agnello, simbolo della sua mitezza di base, il quale ha in bocca una camarra, che serve a domare i cavalli focosi e che è simbolo del comando di cavalleria[10]. Lo stemma è completato dalle iniziali di Oldrado II[7], da una pigna e da alcuni rami di pino, di cui non si conosce il significato, e una croce di Malta, che si trova sul collo del cimiero e che è stata riconosciuta a Oldrado II per il ruolo che il nobile Lampugnani ebbe in alcuni negoziati tra il Duca di Milano e il re di Cipro[10].

I Lampugnani diedero poi, oltre un arcivescovo di Milano, Filippo I da Lampugnano, anche alcuni abati del monastero di Sant'Ambrogio di Milano, molti altri funzioni del governo ducale milanese, come capitani, giuristi e magistrati[11]. I Lampugnani rivestirono un ruolo di primo piano per l'edificazione della basilica di San Magno a Legnano, che fu realizzata anche grazie a una loro cospicua elargizione di fondi[12].

PersonaggiModifica

 
Lo stemma di Oldrado II Lampugnani, che si trova sopra l'ingresso principale del castello di Legnano

AltroModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f Cognomi italiani, cognomiitaliani.org. URL consultato il 19 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2013).
  2. ^ a b c d e f g h D'Ilario, p. 218.
  3. ^ a b c Sutermeister, p. 30.
  4. ^ Sutermeister, p. 33.
  5. ^ Sutermeister, p. 27.
  6. ^ Sutermeister, pp. 27-28.
  7. ^ a b c Ferrarini, p. 102.
  8. ^ D'Ilario, pp. 218-219.
  9. ^ Cenni storici, comune.trecate.no.it. URL consultato il 19 gennaio 2017.
  10. ^ a b D'Ilario, p. 220.
  11. ^ Sutermeister, pp. 8-9.
  12. ^ D'Ilario, p. 245.
  13. ^ Castagna.
  14. ^ Albero genealogico - Amadò Web Site - MyHeritage.com, su myheritage.it. URL consultato il 22 gennaio 2017.
  15. ^ C. Santoro, Gli uffici del dominio sforzesco, Milano 1948, pp. 118 e 487
  16. ^ P. Meli, "Gabriele Malaspina, marchese di Fosdinovo", Firenze, 2008, p. 91 nota 86, su books.google.it. URL consultato il 22 gennaio 2017.

BibliografiaModifica

  • Giuseppe Benaglio, La verità smascherata. Dignità e venture di 398 famiglie nobili lombarde, piemontesi, ticinesi e d'altre terre e città d'Italia nei ranghi del patriziato milanese tra XIV e XVIII secolo secondo il manoscritto del 1716-19, Germignaga, Magazzeno Storico Verbanese, 2009, p. 90, ISBN non esistente.
  • Mario Castagna, Valerio Predari, Stemmario mantovano. Vol I, Montichiari, 1991, SBN IT\ICCU\LO1\0318684.
  • Giorgio D'Ilario, Egidio Gianazza, Augusto Marinoni, Marco Turri, Profilo storico della città di Legnano, Edizioni Landoni, 1984, SBN IT\ICCU\RAV\0221175.
  • Gabriella Ferrarini, Marco Stadiotti, Legnano. Una città, la sua storia, la sua anima, Telesio editore, 2001, SBN IT\ICCU\RMR\0096536.
  • Guido Sutermeister, Il castello di Legnano - Memorie n°8, Tipografica Legnanese, 1940, SBN IT\ICCU\CUB\0533168.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica