Offensiva di Vilna

Offensiva di Vilna
parte della guerra sovietico-polacca
View of Vilnius from Ribishkes Hills.jpg
Vilnius (nella valle) vista dalla collina Ribishkes. In quest’area ebbero luogo feroci combattimenti prima di raggiungere l’ingresso della capitale
DataInizio 1919
LuogoPressi di Vilnius (Wilno), vicino al confine tra Polonia e Repubblica lituana
EsitoVittoria polacca
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Per l’offensiva nella regione:[1]
10.000 fanti
1.000 cavalieri
16 cannoni
Per Vilnius:[1]
9 divisioni di cavalleria
3 divisioni di fanteria
Supporto dell’artiglieria
Ribelli locali
La Prima Divisione di Fanteria Legione Polacca contava 2.500 soldati
La cavalleria polacca guidata dal colonnello Belina contava 800 soldati[2]
Per l’offensiva nella regione:[1] Divisione Orientale dei Fucilieri e altre unità dell’Armata Rossa
12.000 fanti
3.000 cavalieri
44 mezzi d’artiglieria
Per Vilnius:[1]
2.000 soldati
Perdite
33 soldati[3]Incerto. Una nota dell’esercito polacca parla di "più di 1.000 prigionieri" catturati[4]
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L'offensiva di Vilna fu una campagna lanciata durante la guerra sovietico-polacca tra il 1919 e il 1921. L'esercito polacco scagliò l'offensiva il 16 aprile 1919, al fine di conquistare Vilnius (in polacco Wilno) dall'Armata Rossa. Dopo tre giorni di lotta tra le vie della città (19-21 aprile),[4] questa fu espugnata dalle forze polacche e ne conseguì la ritirata russa. Durante l'offensiva, i polacchi si assicurarono inoltre i vicini insediamenti di Lida, Pinsk, Navahrudak e Baranovichi.

Guerra polacco-sovietica e guerra lituano-sovietica nel 1919: le frecce indicano i contrattacchi operate dalle varie fazioni

L'Armata Rossa sferrò una serie di contrattacchi verso la fine di aprile, senza che questi ebbero successo. I sovietici riconquistarono Vilnius per un breve periodo di nuovo l'anno seguente, nella primavera del 1920, quando i polacchi si stavano ritirando dal fronte orientale. Tra le conseguenze dell'evento, l'offensiva di Vilna avrebbe causato ulteriori tumulti politici tra diversi Stati dell'Europa orientale.

AntefattoModifica

La Russia sovietica, mentre sosteneva all'epoca pubblicamente l'indipendenza della Polonia e della Repubblica lituana, promuoveva agitazioni politiche messe in atto dai partiti comunisti locali: in Russia, tra l'altro, diverse fronde sostenevano che il confine orientale polacco fosse grosso modo quello dell'ex Regno del Congresso. I polacchi e i lituani, d'altra parte, ricordavano quali fossero le linee di demarcazione esistenti durante il periodo del Granducato di Lituania e poi della Confederazione polacco-lituana (molto più addentro i bordi territoriali risultanti a seguito della Grande Guerra.[5] Il capo delle forze armate polacche, Józef Piłsudski, sosteneva vi fossero valide motivazioni che potevano permettere la rifondazione di quella che una volta era la Confederazione polacco-lituana, in parte in quel momento compreso dalla Germania.[6]

Nelle prime settimane del 1919, seguendo la ritirata dei tedeschi siti nell'Ober Ost dirette da Max Hoffmann, Vilnius si trovò senza governo. Presto divenne quindi scena di lotte intestine tra le fazioni politiche e sperimentò diverse rivoluzioni interne.[7]

Il primo gennaio, gli ufficiali polacchi sotto l'ordine dei generali Władysław Wejtko e Stefan Mokrzecki, tentarono di assumere il controllo della città, stabilendo un governo provvisorio Samoobrona, di auto-difesa. L'obiettivo era quello di evitare che i comunisti si insediassero in città.[8] L'esecutivo non operò a lungo. Quattro giorni dopo, il 5 gennaio 1919, le forze polacche furono costrette a ritirarsi precipitosamente quando l'Armata Rossa marciò verso Smolensk con il supporto di simpatizzanti locali nel corso dell'occupazione delle terre baltiche avvenuta tra il 1918 e il 1919.[7]

Vilnius, capitale storica del Granducato di Lituania, divenne parte della Repubblica Socialista Sovietica Lituana e fu poi riunita nella Repubblica Socialista Sovietica Lituano-Bielorussa (Lit-Bel) il 27 febbraio 1919. La Lit-Bel divenne l'ottavo controllo che si era instaurato a Vilnius nel giro di due anni.[9] Durante quel mese e mezzo in cui la Litbel fu operativa in città, il nuovo governo tentò diversi 'esperimenti' e testò varie applicazioni delle politiche socialiste.[10][11]

Józef Piłsudski, comandante in carica delle forze polacche,[12] si pose come obiettivo quello di riguadagnare il controllo di Vilnius, considerando che la popolazione di questa era soprattutto composta da polacchi ed ebrei[13] e che la città costitutiva un tassello fondamentale per ripristinare la Confederazione.[14] Il piano per riprenderla fu studiato a lungo da inizio marzo: fu dato infatti ordine alle milizie di essere pronte perché, quando sarebbe stato il momento, ci si sarebbe dovuti spostare ad est per allontanare i sovietici, cosa che iniziò ad avvenire il 26 marzo.[1] Uno degli obiettivi di Piłsudski era quello di riacquisire possesso dell'insediamento prima della conferenza di Parigi, momento in cui i diplomatici avrebbero potuto determinare una sorte differente per Vilnius.[15] Tale operazione non fu messa in discussione dai politici polacchi o dal governo,[15] al tempo impegnati in un'altra situazione spinosa più a sud, relativa ai territori nei pressi dell'Ucraina.[16] Ad inizio aprile, quando i membri della Commissione Difensiva di Kresy (Komitet Obrony Kresów) Michał Pius Römer, Aleksander Prystor, Witold Abramowicz, e Kazimierz Świtalski si incontrarono con Pilsudski, fu sottolineata la difficile situazione politica di Vilnius e si faceva leva sul desiderio degli abitanti di liberarsi dai russi: tali argomentazioni convinsero Piłsudski e gli altri a muoversi militarmente.[17]

OffensivaModifica

Attacchi diversiviModifica

Piłsudski giunse a Lida in prima linea il 15 aprile, accompagnato da rinforzi che giungevano da Varsavia. La sua idea era quella di sfruttare la demarcazione tra Lida e Vilnius e spingersi verso quest'ultima seguendo le strade o le tratte ferroviarie. Tra i vari attacchi diversivi scagliati per attirare l'attenzione dei russi e spingersi in luoghi diversi da quelli che si voleva assoggettare in primis, una gran parte dell'armata polacca si diresse direttamente a Vilnius e iniziò ad assaltarla il 16 aprile.[2] Le forze che raggiunsero Vilnius erano formate dal gruppo di cavalleria del Colonnello Wladyslaw Belina-Prazmowski, alla guida di 800 uomini ulteriormente suddivisi in 9 squadroni e una batteria di artiglieria leggera; la fanteria, gestita dal generale Edward Rydz-Śmigły, era formata da 2.500 unità in 3 battaglioni della I Divisione di Fanteria Legione Polacca e due batterie di artiglieria pesante.[2]

Le truppe sovietiche, composte dalla c.d. Armata Orientale di Fucilieri, erano assistite da alcuni volontari filo-comunisti polacchi[18] e altre unità della Sedicesima Armata Orientale. Il guarnigione russo contava a Vilnius circa 2.000 nuove reclute. Si stimava che nei dintorni dell'attuale capitale lituana vi fossero 7.000 uomini di fanteria, qualche centinaio di cavalli e 10 mezzi d'artiglieria.[1] L'intenzione dei polacchi era quella di ingaggiare battaglia con questi, affinché non potessero accorrere in aiuto delle milizie già dispiegate in città.

Gli assalti diversivi ebbero effetto e impegnarono le forze sovietiche le quali iniziarono ad ipotizzare che Vilnius non fosse il vero obiettivo degli ostili. Nonostante tali attacchi avessero solo valenza secondaria, il generale Józef Adam Lasocki ne uscì vittorioso e prese il controllo di Lida in soli due giorni, nonostante l'agguerrita resistenza dei sovietici presenti nell'area;[16] nel contempo, il generale Stefan Mokrzecki assediò Nowogrodek, espugnandola in tre giorni e Baranowicze in quattro.[2]

Assedio di VilniusModifica

 
Battaglia di Vilnius e nei dintorni pianificata dai polacchi

Il 18 aprile, il colonnello Belina decise di giocare sull'elemento sorpresa e si mosse a Vilnius senza aspettare che si spostassero anche le sue unità di fanteria più lente.[19] Le forze polacche lasciarono il villaggio di Mýto alle prime luci dell'alba.[1] Alle 3:30 del 19 aprile, Zaruski si era assicurato Lipówka, non lontano da Vilnius.[1] La cavalleria di Belina sorpassarono la città al fine di attaccarla da nord e assunsero il controllo della stazione ferroviaria locale nella notte tra il 18 e il 19 aprile;[20] il 19 aprile, la cavalleria guidata da Gustaw Orlicz-Dreszer (futuro generale polacco) colpì la periferia, scatenando il panico della guarnigione ostile di pattuglia, in quel momento impreparata. La stazione conquistata fu utilizzata per adunare la fanteria e costruire un punto d'appoggio.[16][19] A questo attacco a sorpresa furono catturati circa 400 prigionieri, 13 convogli e diverse munizioni e cibarie.[1] Piłsudski dirà dell'assalto compiuto dalla cavalleria di Belina la "più splendida operazione militare posta in essere dalla cavalleria polacca in tale guerra".[1]

La cavalleria combatté poi per il controllo del centro cittadino e riuscì ad insediarsi nella piazza della Cattedrale,[20] nella fortezza sulla collina e in alcuni punti di comando sulla riva meridionale del fiume Neris. Anche in questo caso, furono catturati centinaia di prigionieri sovietici, alcuni dei quali erano ufficiali.[1] Nel frattempo, però, i russi iniziarono a riorganizzarsi (essendo ancora al momento superiori numericamente) nei quartieri settentrionali e occidentali della città, pronti a contrattaccare quando ne sarebbero stati in grado.[16] Belina inviò un messaggio al comando centrale segnalando che "il nemico sta opponendo una feroce resistenza"[4] e chiedeva quindi rinforzi.[20] Alle 8 di sera circa, uno dei treni inviati precedentemente in patria, fece ritorno con le prime unità di supporto disponibili. Va sottolineata anche la costituzione di una milizia locale composta da comunità polacche che si affiancò all'esercito regolare.[16] Al tramonto del 19 aprile, metà di Vilnius non era più sotto il controllo russo.[19] Si stava cercando di allestire postazioni difensive coordinate tra loro per difendere meglio.[16] Solo dopo l'arrivo delle altre guarnigioni polacche, guidate dal generale Śmigły, la situazione si smossa e furono avviati degli attacchi contro le postazioni dell'Armata Rossa.[16] La fanteria polacca fu in grado di rinforzare la cavalleria sita al centro della città e durante la città, con l'aiuto degli abitanti locali, le forze polacche guadarono il fiume e assunsero il controllo di uno dei ponti.[1] Il 20 aprile, tutti i ponti finirono in mano ai polacchi, così come quasi tutta Vilnius.[1] Durante il pomeriggio dello stesso giorno, dopo tre giorni di scontri urbani, non vi erano più sovietici a combattere.[19] Piłsudski giunse a Vilnius prima che fosse mezzanotte.[19]

La questione ebraicaModifica

«Qualcuno ha fatto circolare dei rapporti relativi a pogrom avuti luogo a Vilna. Ebbene, sono assolutamente falsi. Nulla del genere è accaduto lì. Questa è semplicemente un'esagerazione che i tedeschi stanno alimentando per far sì che l'opinione pubblica ci sia contraria in America

(Ignacy Jan Paderewski, Primo ministro della Polonia, 1919[21])

Mentre le truppe polacche facevano il loro ingresso in città, ebbe luogo un primo pogrom, come attestato dallo storico Timothy D. Snyder, il quale ripercorre quanto detto da Michał Pius Römer.[22] Decine di persone sospettate da legami con la Litbel furono arrestate e altre uccise; Norman Davies traccia un bilancio di 65 persone morte (sia ebrei che non).[23] Gli ebrei costituivano quasi la metà della popolazione a Vilnius, stando al censimento tedesco del 1916,[13] e molte vittime degli scontri bellici e delle repressioni successive erano di etnia ebraica. Henry Morgenthau ne conta 65,[3] Joseph Bendersky più di un centinaio.[24]

Divenne opinione comune tra i polacchi che molti ebrei fossero bolscevichi e comunisti, in combutta dunque con i nemici dello Stato polacco, in primis la Russia sovietica.[25] L'esercito polacco dichiarò pubblicamente che gli ebrei uccisi erano miliziani e collaboratori di gruppi anti-polacchi.[24][26][27] Essendo stati cacciati dalle residenze degli ebrei, i soldati polacchi sfruttarono la situazione etichettando la popolazione come ostile: con tale scusa, i polacchi entrarono in case e attività commerciali dei semiti, picchiando chi avesse opposto resistenza mentre si veniva depredati. Furono inoltre saccheggiate sinagoghe, eseguiti arresti, e furono requisiti cibarie e bevande, deportandoli della città.[24] Tali abusi, tuttavia, non furono incoraggiati (e persino espressamente vietati) dall'alto comando polacco.[3][24][27]

Il rappresentante locale dell'esercito degli Stati Uniti, il colonnello Wiliam F. Godson, ritenne attendibile la versione ufficiale degli eventi presentata dall'élite militare polacca.[24] Nei suoi rapporti, Godson scrisse che "gli ebrei costituivano circa l'80% dell'organizzazione bolscevica" e che, a differenza degli "innocui ebrei polacchi" (che si potevano considerare "come i polacchi"), i "Litwak o gli ebrei russi" erano "estremamente pericolosi", rendendo la "questione ebraica la più importante da risolvere [per il Paese]".[24] Tralasciando la difficile condizione degli ebrei,[24] Godson aveva solamente annotato nel suo rapporto delle violenze che operarono i bolscevichi sui prigionieri di guerra polacchi, eseguendo mutilazioni su questi e sui civili.[24] Lo scrittore vincitore del premio Nobel Władysław Reymont, in un articolo pubblicato sulla Gazeta Warszawska (gazzetta di Varsavia), principale organo di stampa della Democrazia Nazionale, partito apertamente antisemita,[28] altresì nego che fossero accaduti dei pogrom.[27] Henry Morgenthau della Commissione Investigativa Anglo-Americana nella sua relazione assolse i polacchi dall'aver messo in atto dei massacri etnici, dapprima sottolineando come i fatti fossero generalmente riportati in maniera confusa durante il conflitto e poi sottolineando come alcuni ebrei effettivamente avessero aperto il fuoco contro i polacchi.[27] Il rapporto fu, tuttavia, altamente critico sulle attività compiute dall'esercito polacco a Vilnius, in quanto si afferma che 65 ebrei senza legami provati con i bolscevichi fossero stati uccisi, così come molti erano stati gli arrestati, i derubati e i maltrattati e che i soldati colpevoli non fossero stati poi puniti.[3]

Controffensiva sovieticaModifica

La vittoria polacca fece infuriare i sovietici, anche perché portò a decine di arresti ed esecuzioni per tutti coloro che erano sospettati di legami con la Litbel.[23] Gli ex leader della Litbel iniziarono ad accusarsi a vicenda per la perdita della capitale. Lenin considerava la città fondamentale, tanto che ordinò subito di riprenderne possesso e la prima controffensiva ebbe luogo nell'aprile del 1919.[29]

Verso la fine del mese, circa 12.000 fanti, 3.000 cavalieri, 210 mitraglieri e 44 fucilieri dell'Armata Rossa dirette verso Szyrwiany, Podbrodzie, Sóly e Ashmyany. L'esercito polacco sito nell'area e comandato dal genereale Stanisław Szeptycki ne contava 11.000; Rydz-Śmigly disponeva 8 battaglioni di fanteria 8, 18 squadroni di cavalleria e 18 fucilieri a Vilnius.[1] Rydz-Śmigły decise di scontrarsi con le truppe nemiche prima che queste potessero combinare i propri attacchi. Nella notte del 28-29 aprile, il generale Stefan Dąb-Biernacki assediò Podbrodzie, catturando uno dei raggruppamenti sovietici. Contemporaneamente, i russi attaccarono presso Deliny e Ogrodniki, a sud di Vilnius. Le difese polacche respinsero i contrattacchi, i quali furono spinti verso Szkodziszki e Grygajce. Di lì a poco, fu scagliata una nuova offensiva da parte dei sovietici a nord di Vilnius. I risultati furono migliori rispetto a quelli precedentemente scagliati, poiché la difesa polacca fu scardinata e i russi si avvicinarono a Vilnius. Tuttavia, l'Armata Rossa si arrestò poco lontana dalla città, non aveva intenzione di assediarla durante la notte.[16] Le forze polacche approfittarono di questa opportunità, provando a rafforzarsi. Poco dopo, infatti, questi contrattaccarono spingendo l'Armata Rossa verso Mejszagoła e Podberezie. Le forze polacche proseguirono verso questi insediamenti e li ripresero, così come avvenne poi per Giedrojsc e Smorgoń. A metà maggio, le forze polacche giunsero presso la linea di demarcazione del lago Narocz, Hoduciszki, Ignalina e Lyngniany, lasciando Vilnius in una zona che adesso poteva considerarsi più sicura.[1]

ConseguenzeModifica

 
Distintivo commemorativo dell'esercito polacco per la battaglia di Wilno della primavera del 1919
 
Parata celebrativa tenutasi a Wilno (Vilnius) in Piazza della Cattedrale nell'aprile 1919

Risultato efficace l'attacco a sorpresa, l'armata polacca riuscì ad insediarsi nella città e a far scorta di cibarie oltre che prendere in custodia un centinaio di prigionieri.[4] Quando Piłsudski fece il suo ingresso in città, ebbe luogo una parata in suo onore per celebrare la vittoria. I cittadini polacchi accolsero con entusiasmo questa operazione militare; iniziò a farsi strada nella loro testa l'idea che si potesse costituire uno Stato separato dalla Lituania e in stretti rapporti con la Polonia.[30] Furono immediatamente inviati dei rappresentanti di Vilnius alla conferenza di pace di Parigi, e l'Università di Stefano I di Báthory, chiusa due anni dopo la rivolta di Novembre del 1830, riaprì le sue porte.[30]

 
Funerali dei soldati polacchi morti nel corso dell'offensiva di Vilna, aprile 1919

Coerentemente alla visione di costituire una federazione tra gli Stati centro-orientali dell'Europa ("Międzymorze"), Piłsudski proclamò il 22 aprile 1919 una dichiarazione solenne bilingue, in polacco e in lituano, delle sue intenzioni politiche, nota come il "Proclama agli abitanti dello storico Granducato di Lituania". In esso, veniva sancito l'impegno a fissare le "elezioni, [le quali avranno luogo] sulla base del voto segreto, universale e diretto, aperto ad entrambi i sessi" e a "creare un'opportunità per risolvere i problemi di nazionalità e le questioni religiose che voi stesse potrete chiarificare, senza pressione alcuna da parte della Polonia".[31] Il proclama di Piłsudski era volta a mostrare intenzioni pacifiche sia verso i lituani che agli occhi della comunità internazionale; quest'ultima azione era protesa a dimostrare non una 'Polonia conquistatrice', ma una 'Polonia che combatteva la dittatura bolscevica e rendeva libere altre nazioni'; nonostante ciò, i lituani, i quali chiedevano il controllo esclusivo dell'area sulla base di ragioni storiche e sulla base di quanto statuito dall'atto d'indipendenza, erano molto perplessi sull'effettiva volontà cui miravano raggiungere i polacchi.[32] Le parole di Piłsudski, inoltre, provocarono anche dissidi interni, in quanto tale dichiarazione non fu discussa precedentemente dal Sejm, suscitando l'ira dell'opposizione. I deputati del "Piast", il Partito Popolare Polacco chiedevano una presa di posizione più diretta, accusando di alto tradimento Piłsudski per la mancata incorporazione diretta della regione di Vilnius. Sebbene il clima non fosse dei migliori, i sostenitori di Piłsudski del Partito Socialista Polacco seppero fargli da scudo.[32]

 
Il Proclama agli abitanti dello storico Granducato di Lituania di Piłsudski nelle due lingue (22 aprile 1919).

Il governo lituano, provvisoriamente spostatosi a Kaunas, vedeva come detto la presenza polacca come un'occupazione. Il governo lituano chiese di riottenere Vilnius: la situazione iniziò a diventare più tesa, in quanto non si riuscì ad arrivare ad un compromesso. Anche i sostenitori lituani della politica di Piłsudski sul piano di creare la Międzymorze divennero dubbiosi e ciò incancrenì la situazione a tal punto da portare alle ostilità.[33] Nel 1920, i sovietici ripresero il controllo di Vilnius, cui seguì la costituzione della Repubblica della Lituania Centrale.[34]

La nuova cattura di Vilnius ad opera dei polacchi pose la base per ulteriori crisi diplomatiche con i lituani e ad una nuova guerra con i russi. Nei mesi successivi, le forze polacche si spinsero costantemente ad est con risultati positivi nell'ambito della cosiddetta Operazione Minsk nell'agosto 1919.[35]

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o (PL) Janusz Odziemkowski, Leksykon Wojny Polsko-Rosyjskiej 1919–1920 (Lexicon sulla guerra polacco-sovietica del 1919–1920), Oficyna Wydawnica RYTM, 2004, ISBN 83-7399-096-8.
  2. ^ a b c d Davies (2003), p. 49
  3. ^ a b c d Missione degli Stati Uniti in Polonia, rapporto di Henry Morgenthau (in inglese)
  4. ^ a b c d Raccolta di comunicati militari polacchi, 1919–1921, "O niepodległą i granice", Wyższa Szkoła Humanistyczna, Pułtusk, 1999. pp. 168–172.Parte di questa lettera è disponibile online e sul quotidiano Rzeczpospolita.
  5. ^ Davies (2003), p. 30
  6. ^ La Germania e i suoi confini nel 1930.
  7. ^ a b Davies (2003), pp. 25-26
  8. ^ Davies (2003), p. 25
  9. ^ Davies (2003), p. 48
  10. ^ Davies (2003), pp. 48-49
  11. ^ La rinascita della Polonia nel XX secolo (in inglese)
  12. ^ (EN) Margaret MacMillan, Parigi 1919: i sei mesi che cambiarono il mondo, Random House Trade Paperbacks, 2003, ISBN 0-375-76052-0, pp. 213–214.
  13. ^ a b (PL) Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918–1920, Warsaw, Książka i Wiedza, 1995, p. 11, ISBN 83-05-12769-9.
  14. ^ Davies (2003), pp. 48, 53-54
  15. ^ a b (PL) Antoni Czubiński, Walka o granice wschodnie polski w latach 1918–1921 Instytut Slaski w Opolu, 1993 p.83.
  16. ^ a b c d e f g h Robert Gerwarth, La rabbia dei vinti: La guerra dopo la guerra 1917-1923, Gius.Laterza & Figli Spa (traduzione di David Scaffei), ISBN 978-88-58-13080-3.
  17. ^ (PL) Grzegorz Lukowski, Rafal E. Stolarski, Walka o Wilno, Oficyna Wydawnicza Audiutor, 1994, ISBN 83-900085-0-5.
  18. ^ (PL) Zachodnia Dywizja Strzelców. WIEM Encyklopedia. Link verificato il 22 luglio 2019.
  19. ^ a b c d e Davies (2003), p. 50
  20. ^ a b c (PL) Bohdan Urbankowski, Józef Piłsudski: marzyciel i strateg} (Józef Piłsudski: sognatore e strategico), Wydawnictwo ALFA, Warsaw, 1997, ISBN 83-7001-914-5, p. 296.
  21. ^ (EN) I POGROM A LEMBERG (Leopoli) NON FURONO COMMESSI DAI POLACCHI – Paderewski dice che furono causati da ucraini usciti di prigione e criminali armati, The New York Times, 22 luglio 1919
  22. ^ (EN) Timothy Snyder, Reconstruction of Nations: Poland, Ukraine, Lithuania, Belarus, 1569–1999, Yale University Press, ISBN 0-300-09569-4, p. 49. "Gli ebrei sostenevano generalmente la rivendicazione dei lituani, ritenendo che una Lituania multiculturale con Vilne come capitale ne avrebbe tutelato meglio i diritti. Come conseguenza da tale considerazione, ebbero i primi pogrom a Vilne".
  23. ^ a b Davies (2003, p. 240): si citano "65 morti sotto i polacchi e 2.000 durante il breve periodo di occupazione sovietica".
  24. ^ a b c d e f g h (EN) Joseph W. Bendersky, The "Jewish Threat": Anti-semitic Politics of the American Arm, Basic Books, 2000, ISBN 0-465-00618-3, Google Print, p.84-86.
  25. ^ (EN) Joanna Beata Michlic, Poland's Threatening Other: The Image of the Jew from 1880 to the Present, University of Nebraska Press, 2006, ISBN 0-8032-3240-3, pp. 117–118.
  26. ^ (EN) Norman Davies, God's Playground: A History of Poland, Columbia University Press, 2005, ISBN 0-231-12819-3, Google Print, p.192.
  27. ^ a b c d (EN) Tadeusz Piotrowski, Poland's Holocaust: Ethnic Strife, Collaboration with Occupying Forces and Genocide... McFarland & Company, 1997, ISBN 0-7864-0371-3, pp. 41–42.
  28. ^ (EN) Michal Grynberg, Words to Outlive Us, St. Martins Press-3PL, 2003, ISBN 978-03-12-42268-4.
  29. ^ (PL) Gintautas Ereminas, Ochrona toru Wilno – Lida
  30. ^ a b Davies (2003), pp. 53-54
  31. ^ Davies (2003), p. 51
  32. ^ a b (PL) Antoni Czubiński, Walka o granice wschodnie polski w latach 1918–1921, Instytut Slaski w Opolu, 1993, p.83
  33. ^ Davies (2003), p. 57
  34. ^ George J. Lerski, Dizionario storico della Polonia 966–1945, 1996, p. 309.
  35. ^ Davies (2003), pp. 51-53

Voci correlateModifica

Bibliografia esternaModifica

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