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Lituania Centrale

Stato-fantoccio creato dalla Polonia nella regione di Vilnius
Lituania Centrale
Lituania Centrale – BandieraLituania Centrale - Stemma
(dettagli)(dettagli)
Dati amministrativi
Nome completoVidurio Lietuvos Respublika (LT)
Republika Litwy Środkowej (PL)
Рэспубліка Сярэдняе Літвы (BE)
Nome ufficialeRepubblica della Lituania Centrale
Lingue parlatelituano, polacco, bielorusso
CapitaleVilna (Wilno, Vilnius)
Dipendente daPolonia Polonia
Politica
Forma di StatoStato fantoccio/cuscinetto
Forma di governoRepubblica
Nascita1920 con Józef Piłsudski
CausaRibellione programmata dei soldati della 1ª Divisione di Fanteria lituana-bielorussa
Fine24 marzo 1922 con Lucjan Żeligowski
CausaAnnessione alla Polonia
Territorio e popolazione
Territorio originaleVilnius
Rzeczpospolita Central Lithuania.png
Cartina della regione, con la Repubblica della Lituania Centrale in verde
Evoluzione storica
Preceduto daBandiera della Polonia Seconda Repubblica di Polonia
Lituania Repubblica lituana
Succeduto daPolonia Seconda Repubblica di Polonia
Ora parte diBielorussia Bielorussia
Lituania Lituania

La Repubblica della Lituania Centrale o Lituania Centrale (in lituano: Vidurio Lietuvos Respublika, in polacco: Republika Litwy Środkowej, in bielorusso Рэспубліка Сярэдняе Літвы / Respublika Siaredniaje Litvy), fu uno stato cuscinetto creato nel 1920 dopo la ribellione programmata dei soldati della 1ª Divisione di Fanteria lituana-bielorussa dell'Esercito polacco, per ordine segreto di Józef Piłsudski.[1] Centrata attorno alla città storica di Vilnius capitale dello storico Granducato di Lituania, lo Stato ebbe vita breve e non ottenne il riconoscimento internazionale. Per diciotto mesi l'entità servì come cuscinetto tra la Polonia, dalla quale dipendeva, e la Lituania, che reclamava il possesso dell'area.[2] Infine, il 24 marzo 1922, a seguito delle elezioni politiche, lo Stato fu annesso alla Polonia. Queste elezioni non furono riconosciute dalla Repubblica lituana.

I confini tra Polonia e Lituania nel periodo interbellico, per quanto riconosciuti dalla Conferenza degli Ambasciatori degli Alleati della prima guerra mondiale,[3][4] e la Società delle Nazioni,[5] non furono accettati dal governo temporaneo di Kaunas della Repubblica lituana[6] fino all' ultimatum polacco del 1938. Nel 1931, un tribunale internazionale della corte dell'Aia pubblicò una dichiarazione secondo la quale il controllo polacco sulle città della Lituania centrale costituisse una violazione del diritto internazionale. Alla dichiarazione non seguì però alcuna conseguenza giuridica.[5]

StoriaModifica

Contesto storicoModifica

A seguito delle spartizioni della Polonia, molti dei territori che una volta appartenevano al Granducato di Lituania furono annesse all'Impero russo. Il governo zarista mise in atto una politica di russificazione dell'area: non mancarono proteste dei locali, culminate (ma non sopite) con la Rivolta di Gennaio del 1864.[7] La discriminazione verso le comunità locali portò a restrizioni e divieto rigidi, quali il divieto di parlare in lingua polacca, in lituano (a tal proposito si veda bando della stampa lituana (1865-1904), in bielorusso e in ucraina.[8][9][10] Queste misure, tuttavia, ebbero effetti limitati sui tentativi di eliminare gruppi polacchi rivoluzionari, in quanto finirono per aumentare un sentimento patriottico tra le fila di molti locali, come accaduto anche a Vilnius.[11][12] Nel Paese baltico, in particolare, nacque nel corso del 19° secolo il c.d. Risveglio Nazionale Lituano, il quale acuì le distanze dei lituani sia dalle influenze polacche che russe.[13]

 
Il proclama a cura di Piłsudski in lituano e in polacco che spingeva i cittadini a ricostituire i territori del Granducato di Lituania (aprile 1919)

La composizione etnica della Lituania Centrale è sempre stata oggetto di discussione, tenendo presente che in quel periodo storico non vi sono censimenti o altri dati anagrafici attendibili. Stando al primo censimento dell'Impero russo del 1897, certamente non noto per la sua attendibilità a detta di molti storici,[14] la popolazione del Governatorato di Vil'na era ripartita come segue:[15] bielorussi 56,1% (inclusi i cattolici), lituani 17,6%, ebrei 12,7%, polacchi 8,2%, russi 4,9%, tedeschi 0,2%, ucraini 0,1%, tatari 0,1%, e "altri" 0,1%.[16]

Il censimento tedesco del 1916 della regione di Vilnius (pubblicato nel 1919) riporta numeri assai diversi:[17] polacchi 58,0%, lituani 18,5%, ebrei 14.7%, bielorussi 6,4%, russi 1,2% e "altri" 1.2%.[18]

Per entrambi i censimenti si riscontrarono molte difficoltà pratiche nel tentativo di raggruppare le varie etnie. Gli etnografi del 1890 si erano spesso confrontati con chi si riteneva sia lituano che polacco.[19] Secondo un analista del censimento tedesco, "determinare in maniera obiettiva le condizioni di appartenenza ad una nazionalità piuttosto che ad un'altra, è la difficoltà maggiore di questa operazione".[20]

Conseguenze della Grande GuerraModifica

Come conseguenze della prima guerra mondiale, sia la Polonia che la Lituania riguadagnarono l'indipendenza. Il conflitto tra questi due Stati scoppiò subito quando iniziarono le rivendicazioni territoriali sull'areale di Vilnius da parte dei polacchi (nota in lingua polacca come Wilno).

A livello demografico, le principali comunità che popolavano Vilnius erano polacche ed ebree, mentre i lituani costituivano una piccola parte della popolazione totale (2,0%–2,6%, secondo il censimento russo del 1897 e secondo il censimento tedesco del 1916).[15][17] Ciononostante, i lituani rivendicavano territorialmente l'area per ragioni storiche (capitale dell'ex Granducato di Lituania) e rifiutarono di ritenere legittima qualsiasi pretesa dei polacchi sulla città e sul circondariato.[21]

Mentre la Polonia, guidata da Józef Piłsudski, tentò di costituire una federazione polacco-lituana che avrebbe incluso anche diversi territori non etnicamente collegabili alla Polonia (Międzymorze), la Lituania si mosse per costituire uno Stato indipendente e slegato da russi, tedeschi e polacchi con capitale Vilnius. All'inizio del ventesimo secolo, Due censimenti dell'inizio del XX secolo, mostravano come i madrelingua lituani costituissero una minoranza nell'area. Le autorità lituane, sostennero tuttavia che la maggioranza degli abitanti risiedenti lì, anche se non parlavano lituano e si consideravano polacchi, fu prima polonizzata e russificata.[22]

A complicare ulteriormente la situazione, vi erano due fazioni polacche che avevano una visione differente sulla costituzione del moderno Stato di Polonia. Uno schieramento, guidato da Roman Dmowski, asseriva che la Polonia moderna fosse da riconoscere sulla base di un'identità nazionale; un altro, capeggiato da Józef Piłsudski, che faceva leva più sulle rivendicazioni territoriali e desiderava ricostituire la Confederazione polacco-lituana.[23] Entrambe le fazioni erano determinate a far leva sulla presenza polacca a Vilnius, da far necessariamente rientrare nel nuovo Stato (ripetendolo ancora una volta, dovuto al fatto che Dmowski sosteneva i gruppi polacchi di quell'area appartenevano alla grande comunità polacca che si intendeva costituire e poi Piłsudski, il quale intendeva effettuare, nel caso, operazioni militari per ripristinare il Granducato di Lituania e il Międzymorze). In particolare, la fazione che voleva avviare un'operazione militare prevedeva di assoggettare:[23]

  • L'area di Kaunas (a maggioranza lituana);
  • L'area di Vilnius (a maggioranza polacca);
  • L'area di Minsk (a maggioranza bielorussa).

Alla fine, il piano di Piłsudski fallì; fu ostacolato sia dal governo lituano che dalla fazione di Dmowski in patria. Stanisław Grabski, rappresentante della fazione di Dmowskin, fu invitato alle negoziazioni della pace di Riga con l'Unione Sovetica, in cui si rifiutava l'offerta sovietica di alcuni territori presso Minsk (Dmowski preferiva una Polonia meno ampia in termini di superficie, ma con un'alta percentuale di comunità polacche).[23] Si temeva che la presenza di non-polacchi avrebbe indebolito la posizione politica di Dmowski.[23]

Guerra polacco-lituanaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra polacco-lituana e Ammutinamento di Żeligowski.
 
Distribuzione della popolazione polacca secondo uno studio di E. Czyński e T. Tilinger sulla base del censimento precedente alla Grande Guerra (1912)
 
Mappa che mostra la popolazione polacca risiedente nella Lituania Centrale (1920): include sia le aree a maggioranza polacca che quelle a minoranza

Terminata la prima guerra mondiale, l'area che costituiva in passato il Granducato di Lituania fu divisa tra la Repubblica lituana, Seconda Repubblica di Polonia e la Repubblica Popolare Bielorussa.[24] A seguito dello scoppio della guerra sovietico-polacca, per due anni di fila il controllo di Vilnius passò frequentemente da uno schieramento militare all'altro. Nel 1919, i territori furono brevemente occupati dall'Armata rossa, la quale sconfisse la fragile resistenza locale composta da bielorussi e lituani, ma qualche mese dopo l’Offensiva di Vilna, i russi furono sconfitti nella battaglia di Varsavia. Il 1920 vide la presenza dei russi nella regione di Vilnius per una seconda volta. Ad ogni modo, dopo la sconfitta riportata a Varsavia, i sovietici decisero di restituire la città al controllo dei lituani. La guerra polacco-lituana scoppiò quando le due potenze si scontrarono nella regione di Suwałki il 26 agosto 1920. La Società delle Nazioni intervenne e cercò di instaurare delle trattative di pace a Suwałki. Fu negoziato un cessate il fuoco il 7 ottobre 1920, lasciando il controllo di Vilnius ai lituani.[25] Il trattato di Suwałki entrò in vigore a mezzogiorno del 10 ottobre 1920.

Le autorità lituane entrarono a Vilna verso la fine di agosto del 1920. Il governo di Grinius rifiutò la proposta di chi voleva indire un referendum per carpire la volontà dei cittadini e confermare se questi volessero essere effettivamente parte della Lituania. Il suo diniego fu poi prontamente sostenuto anche dal Seimas,[26] poiché si temeva un risultato negativo per via della popolazione lituana che era una minoranza.[18] L'8 ottobre 1920, il generale Lucjan Żeligowski e la Prima Divisione di Fanteria lituano-bielorussa composta da circa 14.000 uomini, col sostegno di alcuni locali, diede il via al cosiddetto Ammutinamento di Żeligowski e ingaggiò uno scontro a fuoco con il Quarto Reggimento di Fanteria dell'esercito lituano, costretta a ritirarsi dopo poche ore.[2] Dopo l'avanzata polacca, il governo lituano spostò la capitale a Kaunas l'8 ottobre: durante il trasferimento, furono meticolosamente distrutte linee telefoniche e ferroviarie che collegavano gli insediamenti, che rimasero così separate per circa 20-25 anni.[26] Żeligowski fece il suo ingresso a Vilna il 9 ottobre del 1920, accolto dal fragoroso entusiasmo della comunità polacca locale.[26] La delegazione francese e quella inglese decisero di lasciare eventuali prese di posizione alla Società delle Nazioni.[26] Il 27 ottobre, mentre la campagna di Żeligowski era ancora in corso a ridosso dell'attuale regione di Utena, la Società delle Nazioni invocava l'indizione di un referendum popolare nell'area, ipotesi rigettata nuovamente dai lituani.[26] Il governo polacco negò il proprio coinvolgimento, ritenendo che Żeligowski avesse operato interamente di sua iniziativa.[2] Questa versione ufficiale fu poi ridefinita nell'agosto del 1923 quando Piłsudski, parlando in un teatro di Vilnius al pubblico, affermò che l'attacco avvenne perché ordinato dal politico.[27] Żeligowski, originario della Lituania, proclamò l'esistenza di un nuovo stato bilingue, la Repubblica della Lituania Centrale (Litwa Środkowa). Secondo lo storico Jerzy Jan Lerski, fu nella sostanza uno "stato fantoccio" che la Repubblica lituana si rifiutò di riconoscere.[28][29]

La sede del governo, si diceva, fu spostato a Kaunas, la seconda città più popolosa situata in una posizione centrale della Lituania odierna. Schermaglie militari tra Kaunas e Lituania Centrale proseguirono per diverse settimane, senza che nessuna delle parti riuscisse effettivamente a sopraffare l'altra. La Società delle Nazioni si attivò nuovamente per ottenere un cessate il fuoco, firmato il 21 novembre e una tregua un po' più lunga, ratificata il 27 novembre.[30]

Costituzione della Repubblica della Lituania CentraleModifica

Il 12 ottobre 1920, Żeligowski annunciò la creazione di un governo provvisorio. Ben presto, si costituirono tribunali e forze di polizia con un decreto del 7 gennaio 1921; furono poi garantiti i diritti civili della Lituania Centrale a tutti i cittadini residenti nell'area il primo gennaio 1919 o nei precedenti cinque anni a partire dal primo agosto 1914. Simboli dello Stato erano una bandiera rossa che includeva l'Aquila bianca polacca e il Vytis (cavaliere bianco). Lo stemma fu un mix tra simboli polacchi, lituani e di Vilnius, anche sulla scia della Confederazione polacco-lituana.

Negoziazioni diplomatiche continuarono per molto tempo dietro le quinte. La Lituania propose la creazione di una confederazione tra la Lituania settentrionale (con il lituano come lingua ufficiale) e la Lituania Centrale (con il polacco come lingua ufficiale).[31] La Polonia appose come condizione che il nuovo stato avrebbe dovuto essere federato, perseguendo l'obiettivo che intendeva raggiungere Józef Piłsudski di creare la Międzymorze.[32][33][34][35][36] I lituani respinsero tale condizione. Con il rifiorire dei nazionalismi in Europa, molti lituani temevano che la ricostituzione di questa federazione sulla scia della Confederazione polacco-lituana di qualche secolo prima, avrebbe nuociuto all'identità lituana. In effetti, il potere qualche secolo fa era principalmente in mano alla nobiltà polacca e all'influenza culturale di questi ultimi (si parla di polonizzazione).

Le elezioni della Lituania Centrale furono stabilite per il 9 gennaio 1921 e le modalità di svolgimento delle stesse furono precedentemente stabilite il 28 novembre 1920. A causa dell'intervento della Società delle Nazioni e del boicottaggio dei lituani, le elezioni furono rinviate.[37]

MediazioneModifica

 
Le varie linee di demarcazione stabilite durante la lotta per la Lituania Centrale

Furono avviati negoziati di pace sulla spinta della Società delle Nazioni. Un'accettazione iniziale ad intraprenderli, trapelò da entrambe le parti il 29 novembre 1920 e le discussioni iniziarono il 3 marzo 1921. La Società delle Nazioni considerò la proposta polacca di un plebiscito sul futuro della Lituania Centrale. Come compromesso, fu proposto il "piano Hymans" (così chiamato in virtù del politico che lo propose, Paul Hymans). Questo programma consisteva in 15 punti, tra i quali:[38]

  • Entrambe le parti avrebbero riconosciuto ed accettato l'indipendenza dell'altro;
  • La Lituania Centrale è incorporata alla Lituania, composta da due cantoni: la Samogizia, abitata dai lituani e la regione di Vilnius, multi-etnica perché abitata da bielorussi, tatari, polacchi, ebrei e lituani. I cantoni avrebbero fatto capo a due governi e parlamenti diversi, una lingua ufficiale e una capitale federativa comune, Vilnius;[39]
  • Il governo lituano e polacco costituiranno commissioni inter-statali per gli affari esteri, le misure commerciali e industriali e le politiche locali;
  • La Polonia e la Lituania firmeranno un trattato di alleanza difensiva;
  • La Polonia potrà accedere ai porti della Lituania.
 
I militari polacchi celebrano l'incorporazione della regione di Vilnius in Polonia nel 1922

I colloqui si interruppero quando la Polonia chiese che una delegazione della Lituania Centrale (boicottata dalla Lituania) fosse inviata a Bruxelles. A questa situazione, si aggiunsero le perplessità (mai sopite) del governo lituano sulla divisione in due parti di Vilnius, che videro a questo punto i baltici rifiutarono la proposta di Hymans.[38]

Fu presentato un nuovo piano al governo lituano e a quello polacco nel settembre 1921. Riportava qualche variazione rispetto al piano Hymans, con la differenza che la regione di Klaipėda (parte della Prussia orientale a nord del fiume Nemunas) doveva essere assegnata alla Lituania. Tuttavia, per via di nuovi screzi, questo piano fu ampiamente criticato e la proposta si inabbissò.[40]

Crisi diplomaticaModifica

Falliti i negoziati a Bruxelles, aumentarono le tensioni nell'area. Il problema principale riguardò l'allestimento di un esercito da parte della Lituania Centrale che ammontava a 27.000 unità.[41] Il generale Lucjan Żeligowski decise di passare il potere alle autorità civili e confermò la data delle elezioni per l'8 gennaio 1922.[42] Ci fu una significativa campagna propagandistica dei polacchi che cercarono di ottenere la simpatia degli altri gruppi etnici locali. Il governo polacco fu accusato anche di aver utilizzato le "maniere forti" per raggiungere questo intento (ad esempio chiudendo i giornali lituani[1] o violazioni elettorali quale la non richiesta di un documento d'identità dell'elettore).[43] Le elezioni furono boicottate dai lituani, oltre che dalla maggior parte degli ebrei e alcuni bielorussi. I polacchi rappresentarono le comunità più numerose presentatesi alle votazioni.[44]

 
Voivodato di Wilno (durato dal 1923 al 1939): la cartina riproduce la parte nord-orientale della Seconda Repubblica di Polonia

Le elezioni non furono riconosciute dalla Lituania. I partiti polacchi, che assunsero il controllo del parlamento (Sejm) della Repubblica il 20 febbraio, presentarono una richiesta formale di annessione alla Polonia.[45] La riciesta fu accettata dal Sejm della Polonia il 22 marzo 1922. Tutto il territorio della Repubblica fu incorporato infine nel neo-costituito Voivodato di Wilno (durato dal 1923 al 1939). La Lituania si rifiutò di riconoscere l'autorità polacca su quella zona. Inoltre, continuò a considerare la regione di Vilnius come parte del territorio nazionale lituano, così come la città stessa capitale da come sancito dall'Atto d'indipendenza del 1918. Kaunas, fu ribadito, era solamente la sede temporanea del governo. La contesa su quest'area geografica, creò molta tensione nelle relazioni diplomatiche tra i due Paesi nel periodo interbellico.

ConseguenzeModifica

Alcuni storici ritengono che se la Polonia non avesse prevalso nella guerra polacco-sovietica, la Lituania sarebbe stata invasa dai sovietici e non avrebbe mai goduto di venti anni circa d'indipendenza.[46] In una situazione siffatta, nonostante il trattato di Mosca del 1920, la Lituania stata infatti per essere invasa dalla Russia nell'estate del 1920 e incorporata da questa, se non fosse stato per l'azione dell'esercito polacco.[47]

Dopo il patto Molotov-Ribbentrop e l'invasione sovietica della Polonia nel 1939, Vilnius, assieme al circondario entro i 30 km, tornarono a far parte dello Stato baltico sulla base di quanto sancito dal trattato di assistenza reciproca tra Lituania e URSS.[48] il 10 ottobre 1939. Del resto, i confini si erano già modificata quando si era costituita la Repubblica Socialista Sovietica Lituano-Bielorussa. Vilnius tornò in breve tempo a far parte del territorio lituano. Tuttavia nel 1940, la Lituania confluì coattivamente nell'Unione Sovietica, costituendo la RSS Lituana. Sin da quando la Lituania ottenne l'indipendenza nel 1991, lo status di Vilnius come capitale della città fu riconosciuto internazionalmente.

NoteModifica

  1. ^ a b (LT) Pranas Čepėnas, Naujųjų laikų Lietuvos istorija, vol. II, Chicago, Dr. Griniaus fondas, 1986, ISBN 5-89957-012-1.
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  3. ^ Eric Phipps, Romano Avezzana, Raymond Poincaré, Maurycy Zamoyski e M. Matsuda, Decisione assunta dalla conferenza degli ambasciatori sui confini orientali della Polonia (PDF), Società delle Nazioni, 1923. URL consultato il 16 luglio 2019.
  4. ^ S.d.N, Elenco dei Trattati, vol. 15, Società delle Nazioni, 1923, pp. 261–265.
  5. ^ a b Gražina Miniotaitė, La politica di sicurezza della Lituania e il 'Dilemma dell’Integrazione' (PDF), NATO Academic Forum, 1999, pp. 21. URL consultato il 16 luglio 2019.
  6. ^ La questione Vilna, Londra, Ufficio Informativo Lituano, 1922, pp. 24–25.
  7. ^ Claudio Madonia, Fra l'orso russo e l'aquila prussiana, Clueb Edizioni, 2013, 978-88-49-13800-9, p.82.
  8. ^ Si vedano a tal proposito i decreti di Valuev: L’Ucraina russa nel 1850 - Limes
  9. ^ Aviel Roshwald, Ethnic Nationalism and the Fall of Empires: Central Europe, Russia and the Middle East, 1914–1923, Routledge, 2001, pp. 24, ISBN 0-415-17893-2.
  10. ^ Anna Geifman, Russia Under the Last Tsar: Opposition and Subversion, 1894–1917, Blackwell Publishing, 1999, pp. 116, ISBN 1-55786-995-2.
  11. ^ Tomas Venclova, Four Centuries of Enlightenment. A Historic View of the University of Vilnius, 1579–1979, in Lituanus, vol. 1, nº 27, Summer 1981.
  12. ^ Stasys Yla, The Clash of Nationalities at the University of Vilnius, in Lituanus, vol. 1, nº 27, Summer 1981.
  13. ^ William R. Schmalstieg, The Lithuanian Language and Nation Through the Ages: Outline of a History of Lithuanian in its Social Context, in Lituanus, vol. 4, nº 34, inverno 1989.
  14. ^ Andrzej Ajnenkiel, From peoples assembly to May coup: overview of political history of Poland 1918-1926 [Od rządów ludowych do przewrotu majowego: zarys dziejów politycznych Polski 1918-1926], Wiedza Powszechna, 1986.
    «Stando ai dati ritenuti non veritieri del 1897, i polacchi nella regione aumentavano a 886.000 abitanti, ma il numero avrebbe dovuto essere almeno di poco superiore al doppio.».
  15. ^ a b (PL) Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918–1920, Warsaw, Książka i Wiedza, 1995, p. 11, ISBN 83-05-12769-9.
  16. ^ (RU) Il primo censimento dell'Impero russo nel 1897 [Первая всеобщая перепись населения Российской Империи 1897 г. Распределение населения по родному языку и регионам], in Демоскоп Weekly, № 331-332, 28 апреля - 18 мая 2008, Институт демографии Высшей школы экономики, 2008 (archiviato dall'url originale il 17 maggio 2008).
  17. ^ a b (PL) Michał Eustachy Brensztejn, Spisy ludności m. Wilna za okupacji niemieckiej od. 1 listopada 1915 r., Warsaw, Biblioteka Delegacji Rad Polskich Litwy i Białej Rusi, 1919.
  18. ^ a b (PL) Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918–1920, Warsaw, Książka i Wiedza, 1995, pp. 11, 104, ISBN 83-05-12769-9.
    «Spis z grudnia 1919 r. jest bardzo dokładny; operuje danymi z poszczególnych gmin, wykazując ogólną liczbę mieszkańców, a następnie w rozbiciu na poszczególne narodowości — w liczbach bezwzględnych i w ujęciu procentowym. Z wielkiej ilości danych przytoczyć możemy tylko najważniejsze, najbardziej charakterystyczne liczby. W samym więc mieście Wilnie na 129 tysięcy mieszkańców spis wykazuje 72 tysiące Polaków, czyli 56,2% ogółu ludności (Żydów — 47 tysięcy, to znaczy 36,1%, Litwinów — 3 tysiące, to jest 2,3%). Jeszcze wyższy odsetek Polaków stwierdzono w powiecie wileńskim. Na 184 tysiące mieszkańców zapisano tam 161 tysięcy Polaków.».
  19. ^ Norman Davies, God's Playground, Columbia University Press, 1982, pp. 69, ISBN 978-0-231-05353-2.
  20. ^ Vejas Gabrielas Liulevicius, War Land on the Eastern Front, Cambridge University Press, 2000, pp. 34, ISBN 978-0-521-66157-7.
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  22. ^ (PL) Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918–1920, Warsaw, Książka i Wiedza, 1995, pp. 13–16, ISBN 83-05-12769-9.
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  30. ^ (PL) Piotr Łossowski, Konflikt polsko-litewski 1918–1920, Warsaw, Książka i Wiedza, 1995, pp. 216–218, ISBN 83-05-12769-9.
  31. ^ Tuttavia, tale ipotesi è incerta: la Lituania Centrale, inoltre, non godette del riconoscimento internazionale.
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  36. ^ (EN) David Parker, The Tragedy of Great Power Politics, W. W. Norton & Company, 2001, ISBN 0-393-02025-8, p.194
  37. ^ (EN) Saulius A. Suziedelis, Historical Dictionary of Lithuania, Scarecrow Press, 2011, ISBN 978-08-10-87536-4, p.78: (traduzione) “Le elezioni della Lituania Centrale (...) furono boicottate dai cittadini non di etnia polacca”.
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  40. ^ (EN) John Besemeres, A Difficult Neighbourhood: Essays on Russia and East-Central Europe since WW II, ANU Press, 2016, ISBN 978-17-60-46061-7, Acknowledgements.
  41. ^ Fulvio Fusco, L'ammaliatrice di Kaunas, Youcanprint, 2014, ISBN 978-88-91-16905-1, p.30.
  42. ^ (EN) Charles W. Ingrao, Franz A. J. Szabo, The Germans and the East, Purdue University Press, 2008, ISBN 978-15-57-53443-9, p.262.
  43. ^ Documents diplomatiques. Conflit Polono-Lituanien. Questions de Vilna 1918–1924, 1924.
  44. ^ (EN) Saulius A. Suziedelis, Historical Dictionary of Lithuania, Scarecrow Press, 2011, ISBN 978-08-10-87536-4, p.78: “Le elezioni della Lituania Centrale (...) furono boicottate da molte comunità non polacche”.
  45. ^ (LT) Vilkelis, Gintautas (2006). Lietuvos ir Lenkijos santykiai Tautų Sąjungoje (in Lithuanian). Versus aureus. pp. 81–83. ISBN 9955-601-92-2.
  46. ^ (EN) Alfred Erich Senn, The Formation of the Lithuanian Foreign Office, 1918–1921, Slavic Review, Vol. 21, No. 3. (Sep., 1962), p. 505.
  47. ^ (EN) Alfred Erich Senn, The Formation of the Lithuanian Foreign Office, 1918–1921, Slavic Review, Vol. 21, No. 3. (Sep., 1962), pp. 500–507.: (traduzione) "Una vittoria bolscevica sui polacchi avrebbe di certo comportato la costituzione di una Lituania comunista, ipotizzata dall'Armata Rossa per rovesciare il governo nazionale lituano...Kaunas, in effetti, pagò la sua indipendenza perdendo Vilna."
    Alfred Erich Senn, Lietuvos valstybes... p. 163: "Se i polacchi non avessero bloccato l’avanzata sovietica, la Lituania sarebbe caduta in mano ai russi... La vittoria polacca costò sì ai lituani la città di Wilno, ma ne uscì indenne lo Stato lituano in quanto entità nazionale."
    Antanas Ruksa, Kovos del Lietuvos nepriklausomybes, t.3, p. 417: (traduzione) "Nell'estate del 1920, la Russia stava lavorando ad una rivoluzione comunista in Lituania... Da questo 'disastro', la Lituania fu salvata dal miracolo della Vistola."
    Jonas Rudokas, Józef Piłsudski – wróg niepodległości Litwy czy jej wybawca? Archiviato l'11 ottobre 2016 in Internet Archive. (Traduzione polacca di un articolo lituano) "Veidas", 25 agosto 2005: [Piłsudski] "difese sia la Polonia che la Lituania dal dominio sovietico"
  48. ^ Come il compagno Stalin ingrandì il territorio della Lituania - Sputnik Italia

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