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Orlando Lorenzini

militare, ufficiale e generale italiano
Orlando Lorenzini
Gen Orlando Lorenzini.gif
3 maggio 1890 – 17 marzo 1941
Nato aGuardistallo
Morto aCheren
Cause della morteucciso in azione
Dati militari
Paese servitoFlag of Italy (1861–1946).svg Regno d'Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
Anni di servizio1910-1941
GradoGenerale di brigata
GuerreGuerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Riconquista della Libia
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
CampagneConquista italiana della Somalia Britannica
BattaglieBattaglia di Agordat
Battaglia di Cheren
Comandante di2099ª Compagnia di mitragliatrici
14º Battaglione eritreo
22º Battaglione eritreo
2ª Brigata coloniale
11ª Brigata coloniale
4ª Divisione coloniale
DecorazioniMedaglia d'oro al valor militare
"fonti nel corpo del testo"
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Orlando Lorenzini (Guardistallo, 3 maggio 1890Cheren, 17 marzo 1941) è stato un generale italiano. Caduto nella battaglia di Cheren (2 febbraio - 27 marzo 1941), fu insignito alla memoria della medaglia d'oro al valor militare[1].

BiografiaModifica

 
La tomba nel cimitero militare di Keren

Nacque a Guardistallo da Giuseppe e da Maria Giuntini. A partire dal 1895 fu allievo del Collegio Convitto Salesiano San Quirico di Colle Salvetti (oggi Collesalvetti) ed in seguito frequentò il liceo presso il Seminario di Volterra, per poi conseguire la licenza al liceo Galilei di Pisa.

Il 20 maggio 1910 cominciò la carriera militare come soldato di leva di seconda categoria nell'84º reggimento fanteria; fu nominato ufficiale il 4 febbraio 1912. Durante la prima guerra mondiale fu combattente al comando della 2099 Compagnia mitraglieri della Brigata "Udine" nella zona del Montello; fu comandante del XXII e del XIV Battaglione eritreo, della XI Brigata coloniale e della II Brigata coloniale dell'Africa Orientale Italiana.

Sposato con Diana Barachini ebbe Paola, Piera e Maria.

Tra le varie missioni africane si menziona la missione segreta presso le popolazioni della Dancalia nel 1935, al comando del XIV Battaglione Eritreo, avente come fine organizzare le popolazioni ed averle alleate nel probabile conflitto. Nel quadro della difesa dell'Eritrea contro la minaccia inglese dal Sudan venne trasferito nel 1940 a Cheren con la sua II Brigata Coloniale e nominato comandante della IV Divisione Coloniale da Amedeo di Savoia-Aosta, Comandante delle Forze Armate dell'A.O.I., con il compito di contrastare l'avanzata inglese su Agordat. Successivamente alla battaglia di Agordat, durata cinque giorni con pesantissime perdite, assunse nuovamente il comando della II Brigata, già molto provata dai combattimenti di Agordat, che venne trasferita presso Cheren, ultima posizione di difesa dell'Eritrea.

Morì alle 15 del 17 marzo 1941, ucciso da una scheggia di granata.[2]

Venne sepolto nel cimitero di Asmara dopo un austero funerale celebrato il 19 marzo 1941 ed alla sua memoria concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare con Regio Decreto 6 febbraio 1942. Le sue spoglie furono in seguito esumate in Asmara il 18 novembre 1994 e trasportate al cimitero militare di Cheren, ove ora riposano. A suo nome è stata intitolata una strada a Castiglioncello (Provincia di Livorno), dove è ubicata la casa costruita nel 1933, ed a Pisa. Sempre a Pisa gli è stata anche intitolata una scuola elementare. A Lucca venne intitolata a Lorenzini la caserma di Piazza San Romano (già sede dei reparti di cavalleria); questa caserma è stata sede della Compagnia Genio Guastatori della Brigata paracadutisti "Folgore" fino all'inizio del XXI secolo ed oggi è smilitarizzata ed in parte utilizzata per ospitare una base della protezione civile.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine di Santi Maurizio e Lazzaro
— Regio Decreto 3 giugno 1937[3]
  Medaglia commemorativa della guerra italo-turca 1911-1912 (8 anni di campagna)
  Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (2 anni di campagna)
  Croce al Merito di Guerra
— zona di guerra— 2 febbraio 1919
  Medaglia a ricordo dell’unità d'Italia
  Medaglia interalleata della vittoria
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di una Compagnia Mitragliatrici, sebbene attaccato da tutte le parti, col suo contegno eroico e colla sua ferrea resistenza sventò la mossa aggirante del nemico e agevolò il ripiegamento di altri nostri reparti, rientrando per ultimo nella nostra linea. - Animato da nobile sentimento di cameratismo, tornava da solo sul campo della lotta, per portare in salvo un suo collega Capitano di Artiglieria rimasto ferito, che correva il rischio di essere catturato. Montello, 18 giugno 1918
 Encomio solenne del governatore della Cirenaica

In un breve faticoso ciclo di operazioni contro i ribelli della zona del Gebel Auaghir, dava prova di magnifico valore infliggendo una grave sanguinosa sconfitta ai ribelli ed ottenendo, insieme con altri reparti che concorsero all'azione un successo quanto mai brillante e fecondo di risultati. Foglio del Comando Truppe della Cirenaica del 22 luglio 1924, n. 14333.

  Croce al Merito di Guerra
— 2 novembre 1926
  Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)
«Promozione a maggiore per merito di guerra. Comandante di una Squadriglia Automezzi armati in un lungo ciclo di operazioni dava la sua costante ed instancabile attività in concorso all’azione di altri gruppi di manovra riscuotendo sempre, ambita ricompensa, prima l’ammirazione ed il plauso degli attori e testimoni dell’opera sua fatta di sagacia ed ardimento, e sempre quello delle superiori Autorità Militari. Rivelava eccezionali doti di combattente superando con le doti e del carattere e dell’intelletto situazioni difficili. Mirabile esempio di fermezza, serenità, di animoso Comandante.»
— Gebel Centrale, Aprile 1925 – Dicembre 1926
— 13 ottobre 1927.
  Cavaliere dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
— 18 giugno 1925
  Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
«Comandante di una Squadriglia Autoblindomitragliatrici da lui trasformato in un poderoso strumento di guerra per la perfetta organizzazione, per lo speciale addestramento e per lo spirito offensivo onde seppe animarle, riportò brillantissimi risultati che costituirono i più importanti fattori del successo complessivo nella campagna sul Gebel Cirenaico dell’estate 1927. – Si distingueva in modo speciale nei combattimenti contro il doorABid che attaccava e sterminava dopo un lungo e difficile inseguimento (11 e 28 agosto 1927) e nelle azioni di Abiar bu Sfeia (19 luglio 1927): Uadi el Kuf (28 luglio 1927) ez Zelag (13 settembre 1927).»
— 8 marzo 1928
 Encomio solenne del governatore della Cirenaica

«Ha saputo foggiare uno strumento di guerra mirabile nel quale ha trasfuso tutte le sue doti di ardimento, di prudenza, tenacia e di modestia. (Bengasi, 10 aprile 1928).»

  Medaglia d'argento al valor militare (sul campo)
«Comandante di un Gruppo Autoblindomitragliatrici, in numerosi combattimenti dava prova di felice intuito tattico e di grande perizia denotando elevate qualità di comando e dimostrando, in ogni circostanza calma e coraggio eccezionali.»
— Gifa, 12 gennaio - Gialo, 29 febbraio 1928
— 9 maggio 1929
  Croce d'oro per anzianità di servizio
  Ufficiale dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia
— 3 dicembre 1931
  Commendatore dell'Ordine coloniale della Stella d'Italia Motu Proprio Sovrano.
— 1º giugno 1933
  Croce al Merito di Guerra
— 1º settembre 1933
  Medaglia di Bronzo al valor militare
«Comandante di battaglione, in aspro e lungo combattimento, sotto intenso fuoco nemico, dirigeva impavidamente il tiro del proprio reparto. Con serenità, coraggio personale e perizia occupava con il suo battaglione una posizione dominante determinando il ripiegamento dell’avversario.»
— Mai Endè-Azbì
— 15 ottobre 1936
  Cavaliere dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro
— 3 giugno 1937
  Ufficiale dell'Ordine della Corona d'Italia
— 19 maggio 1938
  Croce al Merito di Guerra
— 20 giugno 1938
  Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale superiore)
«a colonnello per merito di guerra. Comandante di Brigata Coloniale nel corso di lunghi ed importanti cicli operativi affermava costantemente spiccata capacità tecnica, elette virtù di capo e tempra di soldato valoroso e risoluto.»
— A.O.I.
— 26 gennaio 1939
  Croce al Merito di Guerra (per cicli operativi)
— 1º giugno 1939
  Medaglia d'argento al valor militare
«Bella figura di ufficiale, organizzatore e trascinatore di uomini, confermava in più fatti d’arme le sue doti di comandante audace e di esperto che gli hanno procurato fama nell'ambiente coloniale. Al comando di un gruppo tattico e poi di una brigata di indigeni, in tre giorni di aspra lotta riusciva, con intelligente impiego dei reparti e delle varie armi, con lo slancio e la foga che seppe infondere nei dipendenti, a battere l'avversario su posizioni ritenute inespugnabili, conseguendo risultati brillanti e tali da scuotere definitivamente la baldanza delle formazioni ribelli.»
— Scioa, 31 maggio - 21 giugno 1937-XV
— 22 aprile 1940
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di brigata coloniale, nel corso di importanti cicli operativi affermava costantemente elette virtù di capo, esemplare valore, alto prestigio. Sempre alla testa delle sue truppe, in circostanze particolarmente difficili ed attraverso aspri e samguinosi combattimenti, trascinava la sua unità al successo, infliggendo al nemico perdite ingenti e catturandogli numeroso materiale. Ufficiale superiore in cui vigoria d’azione ed eminenti qualità di capo animatore – costantemente dimostrate - si fondono armonicamente nella tempra del combattente saldo e valoroso.»
— Goggiam-Ancoberino, aprile-luglio 1938-XVI
— 24 maggio 1940
  Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
«In considerazione di speciali benemerenze.»
— 24 maggio 1940
  Promozione per merito di guerra (fino a Ufficiale generale)
«a Generale di Brigata. Comandante di una salda e compatta brigata coloniale di cui attraverso lunghi cicli operativi di polizia era andato con suo ascendente personale forgiando l’impareggiabile spirito guerriero, incaricato di effettuare, con la sua brigata un ampio accerchiamento della organizzazione nemica, di cui non era ben nota l’estensione e la profondità con piena comprensione del compito, chiaro intuito delle successive situazioni, ben quadrato spirito di iniziativa, prontezza e fermezza di decisione, seguendo un lungo e faticoso itinerario, continuamente contrastato dalla natura e dal nemico, riusciva per due volte consecutive, e specialmente alla battaglia di Lafaruc a precisare, dopo numerosi e sanguinosi tentativi, l’estrema ala avversaria e a determinare l’avvolgimento, in modo da apportare efficace contributo risoluto alla conclusione vittoriosa dell’intera campagna di guerra.»
— Somaliland, 3-19 agosto 1940-XVIII
— 20 febbraio 1941.
  Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di elevato prestigio militare e politico di un importante settore, in sei lunghi cicli di grande polizia coloniale, superando serie difficoltà logistiche e gli ostacoli naturali del terreno, affrontava alla testa delle sue truppe, che animava con esempio trascinatore, forti nuclei avversari, infliggendo loro gravi perdite in uomini, armi e quadrupedi ed obbligando i superstiti o ad arrendersi oppure a trovare scampo con la fuga verso località aspre, quasi inaccessibili, prive di ogni risorsa.»
— Scioa, agosto 1938- maggio 1940
— 20 febbraio 1941
  Medaglia d'oro al valor militare
«Figura leggendaria di combattente coloniale che già in Libia e nell’Africa Orientale italiana superando le più aspre difficoltà di terreno e di clima, aveva innumerevoli volte trascinato le sue truppe alla vittoria, era l’anima dell’epica difesa di Cheren, imponendosi all’ammirazione dello stesso nemico. Alla testa dei suoi battaglioni che infiammava con l’esempio del suo indomito valore si prodigava oltre ogni limite per contrastare il passo dell’avversario superiore per mezzi e per numero, contrattaccandolo con audacia sovrumana anche quando la situazione si era fatta disperata. Colpito mortalmente suggellava in aureola di gloria la sua nobile esistenza, tutta intessuta di memorabili episodi di fulgido eroismo.»
— Cheren (A.O.I.), 2 febbraio – 17 marzo 1941-XIX
— 6 febbraio 1942

Ordine delle decorazioniModifica

NoteModifica

  1. ^ Lorenzini Orlando, su quirinale.it. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  2. ^ La sua morte “portò lo sgomento tra gli ascari e fu un colpo deleterio alla loro volontà di battersi, di resistere", Renato Loffredo – Cheren 31 gennaio-27 marzo 1941).
  3. ^ Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n.267 del 18 novembre 1937, pag. 21.

BibliografiaModifica

  • Gian Carlo Stella, Paola Lorenzini Doveri Trent'anni d'Affrica. Vita del generale medaglia d'oro Orlando Lorenzini,Bagnacavallo, Ravenna, 20 maggio 1996.
  • Angelo Del Boca, Italiani in Africa Orientale: La caduta dell'Impero, Laterza, Roma-Bari 1986, ISBN 88-420-2810-X.
  • In particolare sulle relazioni del Generale con la sua terra d'origine (circondario di Volterra, provincia di Pisa) e sulla biografia scritta dalla figlia Paola, vedi: Lelio Lagorio, Dizionario di Volterra,vol.IV, voce "Lorenzini", Pisa-Volterra 1997-2001, e "L'eroe di Cheren e Volterra" in "Rassegna Volterrana", rivista della Accademia dei Sepolti, a.78, 2001

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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