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Partito Liberale Democratico (Germania)

partito politico tedesco
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Partito Liberale Democratico
(DE) Freie Demokratische Partei
Logo der Freien Demokraten.svg
PresidenteChristian Lindner
StatoGermania Germania
SedeThomas-Dehler-Haus Reinhardtstraße 14, 10117 Berlino
Fondazione11 dicembre 1948
IdeologiaLiberalismo classico, Liberalismo[1],
Liberalismo economico, Liberalismo conservatore,
Liberalismo nazionale
Collocazioneda Centro a Centro-destra
CoalizioneSchwarz-gelbe Koalition
(con CDU-CSU)
Partito europeoALDE
Gruppo parl. europeoALDE
Affiliazione internazionaleInternazionale Liberale
Seggi al Bundestag
80 / 709
Seggi nei Parlamenti dei Land
117 / 1873
Seggi al Parlamento europeo
5 / 96
Organizzazione giovanileJunge Liberale
Iscritti55.200[2] (marzo 2017)
ColoriBlu, giallo e magenta
Sito webwww.liberale.de

Il Partito Liberale Democratico (in tedesco: Freie Demokratische Partei, FDP, traducibile letteralmente in Partito Democratico Libero) è un partito politico tedesco di orientamento liberale. È l'erede dei partiti liberali storici Partito Popolare Tedesco, Partito Democratico Tedesco e Partito Nazionale Liberale. Dopo la sua fondazione nel 1948 è stato, fino all'avvento dei Verdi, il terzo partito tedesco ed ago della bilancia fra l'Unione CDU/CSU ed il Partito Socialdemocratico.

In seguito alle elezioni federali del 2009 ha fatto parte della maggioranza di governo insieme ai democristiani della CDU e della CSU sostenendo il governo Merkel II. Dal 2013 si trova invece all'opposizione dei governi di grande coalizione CDU/CSU-SPD, Governo Merkel III e Governo Merkel IV.

A livello internazionale è membro dell'Internazionale Liberale. A livello europeo è membro dell'ALDE ed i suoi esponenti siedono nel gruppo omonimo.

StoriaModifica

Nel 1945, subito dopo la Seconda guerra mondiale, erano stati rifondati due partiti politici liberali: il Partito Democratico Tedesco ed il Partito Popolare Tedesco, attivi nella Repubblica di Weimar. Da questi partiti l'11 dicembre 1948 nacque il Partito Liberale Democratico e primo leader fu Theodor Heuss.

Il FDP ha raccolto consensi compresi fra il 4,8% ed il 12,8% partecipando a coalizioni ora con la CDU, ora con la SPD. Almeno fino agli anni '80 il partito era infatti portatore di posizioni liberali in senso lato, tanto socio-liberali, quanto liberiste. Solo a partire dagli anni '90 il partito è divenuto alleato stabile della CDU, sostenendo i governi di Helmut Kohl, e mantenendo una politica attenta ai diritti civili, ma puntando maggiormente su una politica liberale in campo economico.

Dopo la caduta del muro di Berlino, il partito si è unito all'Associazione dei Liberali Democratici, presente nella Germania dell'Est.

Alle elezioni politiche del 2005, la FDP ha ottenuto il 9,8% dei voti e ben 61 deputati. Il buon risultato del Partito della Sinistra ha reso impossibile la riconferma dell'alleanza rosso-verde composta da Alleanza '90/I Verdi e SPD. La CDU e la FDP non avevano, però, ottenuto la maggioranza dei seggi. Ciò ha portato ad un governo di "grande coalizione" tra CDU e SPD. L'alleanza Verdi-SPD-FDP era resa difficile per le divisioni tra SPD e FDP in materia economica, analoga difficoltà trovava l'alleanza Verdi-FDP-CDU, per i difficili rapporti tra Verdi e CDU.

Dopo le politiche del 2009 la FDP torna al governo (governo Merkel II) in coalizione con la CDU-CSU.

Nel 2010 l'allora leader della FDP Guido Westerwelle, dopo aver vittoriosamente guidato il partito sulla vetta del 14% di voti del 2009, ha aperto e condotto in prima persona una campagna di attacchi col suo fervore oratorio contro l'abuso del sussidio sociale popolarmente chiamato "Hartz IV" (da leggersi "Hartz vier", Hartz è il celebre autore della legge), accusandolo di frenare l'economia; ampie reazioni negative nell'opinione pubblica[3] (in parte convinta che il sistema Hartz IV sia troppo "taccagno"), e un successivo prolungato e drammatico calo di consensi per la FDP emerso dai sondaggi hanno riportato la paura, ricorrente nella storia del partito, di sparire dal parlamento federale a causa della barriera del 5% e hanno portato alla sostituzione di Westerwelle alla guida della FDP, aprendo la strada all'ascesa di Philipp Rösler a nuovo leader del partito nel maggio 2011, la quale però non porta allo sperato arresto dell'emorragia di consensi perché nelle elezioni del Land di Berlino del settembre 2011 la FDP crolla[4] al di sotto delle già negative aspettative scomparendo da tutti i parlamenti del Land.

Nell'ottobre 2011 il rischio di non raggiungere la soglia di sbarramento del 5% raffigurato dai sondaggi rafforza la posizione, fino ad allora fortemente in minoranza nel partito [5], di riconsiderare la ferma politica di veto assoluto nei confronti di un salario minimo fissato per legge, progetto invece in fase avanzata nei piani dell'alleata di governo ma concorrente CDU-CSU, in risposta alle richieste della popolazione al ceto politico di migliore protezione dai rischi di impoverimento causati dalla crisi economica.

Nelle elezioni del settembre 2013 l'FDP ottiene il 4,8% dei voti e rimane escluso dal Bundestag. Nelle elezioni federali del 2017 torna nel Bundestag, con il 10.7% e 80 seggi.

IdeologiaModifica

La FDP appartiene all'ideologia liberale classica[6][7][8][9], propugnando il liberalismo tanto nella sfera economica che in quella sociale[10]. Le attuali linee guida della FDP sono racchiuse nei cosiddetti Princìpi di Wiesbaden. Obiettivo chiave della FDP è il rafforzamento della libertà e della responsabilità individuale.

Attraverso la sua storia, le politiche della FDP sono oscillate tra l'enfatizzazione del liberalismo sociale e del liberismo. Dagli anni Ottanta, la FDP ha mantenuto un consistente atteggiamento pro-mercato. La FDP supporta solide leggi antitrust e uno standard minimo di welfare per ogni cittadino. In aggiunta, la FDP sostiene una riforma del sistema di welfare e del sistema sanitario, con leggi che richiederebbero ad ogni cittadino occupato di investire in una assicurazione sociale privata. Il partito supporta un sistema di tassazione sul reddito ad aliquote, opposto all'attuale sistema "lineare" e, nel lungo periodo, una flat tax. La FDP punta all'introduzione di un reddito di cittadinanza, che sostituisca la spesa pubblica per il welfare.

La FDP supporta i diritti LGBT; l'ex leader del partito Guido Westerwelle era apertamente gay. Nonostante ciò, il gruppo parlamentare del partito votò nel 2012 una mozione contro l'equiparazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso, allo scopo di non destabilizzare la coalizione con i cristiano-democratici[11].

La FDP si definisce un partito europeista, seppur una minoranza nazional-liberale sia euroscettica[12]. La FDP rivendica una maggiore integrazione europea, con politica estera e difesa comuni, ma supportò il referendum sul Trattato di Lisbona.

LoghiModifica

Risultati elettoraliModifica

Elezioni legislativeModifica

Anno Circoscrizione Proporzionale Seggi +/- Status
Voti % +/- Voti % +/-
1949 2 829 920 11,9 (3.º)
52 / 402
Governo
1953 2 967 566 10,8 (3.º) 2 629 163 9,5 (3.º)  2,4
53 / 509
 1 Governo
1957 2 276 234 7,5 (4.º)  3,3 2 307 135 7,7 (4.º)  1,8
44 / 519
 9 Opposizione
1961 3 886 269 12,1 (3.º)  4,6 4 028 766 12,8 (3.º)  5,1
67 / 521
 23 Governo
1965 2 562 294 7,9 (4.º)  4,2 3 096 739 9,5 (4.º)  3,3
50 / 518
 17 Opposizione
1969 1 554 651 4,8 (4.º)  3,1 1 903 422 5,8 (4.º)  3,7
31 / 518
 19 Governo
1972 1 790 513 4,8 (4.º)   3 129 982 8,4 (4.º)  2,6
42 / 518
 11 Governo
1976 2 417 683 6,4 (4.º)  1,6 2 995 085 7,9 (4.º)  0,5
40 / 518
 2 Governo
1980 2 720 480 7,2 (4.º)  0,8 4 030 999 10,6 (3.º)  2,7
54 / 519
 14 Governo
1983 1 087 918 2,8 (5.º)  4,4 2 167 431 6,9 (4.º)  3,7
35 / 520
 19 Governo
1987 1 760 496 4,7 (5.º)  1,9 3 440 911 9,1 (4.º)  2,2
48 / 519
 13 Governo
1990 3 595 135 7,8 (3.º)  3,1 5 123 233 11,0 (3.º)  1,9
79 / 662
 31 Governo
1994 1 558 185 3,3 (6.º)  4,5 3 258 407 6,9 (5.º)  4,1
47 / 672
 32 Governo
1998 1 486 433 3,0 (6.º)  0,3 3 080 955 6,2 (5.º)  0,7
43 / 669
 4 Opposizione
2002 2 752 796 5,8 (4.º)  2,8 3 538 815 7,4 (5.º)  1,2
47 / 603
 4 Opposizione
2005 2 208 531 4,7 (6.º)  1,1 4 648 144 9,8 (3.º)  2,4
61 / 614
 14 Opposizione
2009 4 076 496 9,4 (4.º)  4,7 6 316 080 14,6 (3.º)  4,8
93 / 622
 32 Governo
2013 1 028 645 2,4 (6.º)  7,0 2 083 533 4,8 (6.º)  9,8
0 / 631
 93 Extraparlamentare
2017 3 248 745 7,0 (4.º)  4,6 4 997 178 10,7 (4.º)  5,9
80 / 709
 80 Opposizione

Elezioni europeeModifica

Anno Voti % +/- Seggi +/-
1979 1 662 621 6,0 (4.º)
4 / 81
1984 1 192 624 4,8 (5.º)  1,2
0 / 81
 4
1989 1 576 715 5,6 (6.º)  0,8
4 / 81
 4
1994 1 442 857 4,1 (6.º)  1,5
0 / 99
 4
1999 820 731 3,0 (6.º)  1,1
0 / 99
 
2004 1 565 000 6,1 (6.º)  3,1
7 / 99
 7
2009 2 888 084 11,0 (4.º)  4,9
12 / 99
 5
2014 986 841 3,4 (7.º)  7,6
3 / 96
 9

NoteModifica

  1. ^ Partiti ed Elezioni in Europa, su parties-and-elections.eu. URL consultato il 13 agosto 2012.
  2. ^ welt.de, 27 aprile 2017, https://www.welt.de/politik/deutschland/article164060862/FDP-schafft-Schuldenabbau-in-der-ausserparlamentarischen-Opposition.html. URL consultato il 27 aprile 2017.
  3. ^ Westerwelle - Tempesta sull'Hartz IV - La cancelliera Merkel prende le distanze
  4. ^ Rechtsextreme NPD bekommt mehr Stimmen als FDP, in welt.de. URL consultato il 13 agosto 2012.
  5. ^ 07.10.2011 - DGB begrüßt FPD-Wende FDP beim Mindestlohn ; 24.05.2011 - Mindestlohn - FDP-Landesvize Wolff stösst Diskussion an
  6. ^ Arthur B. Gunlicks, The Länder and German federalism, Manchester, Manchester University Press, 2003, p. 268, ISBN 978-0-7190-6533-0.
  7. ^ Ruud van Dijk (a cura di), Encyclopedia of the Cold War, Volume 1, London, Taylor & Francis, 2008, p. 541, ISBN 978-0-415-97515-5.
  8. ^ Stefan Immerfall e Andreas Sobisch, Party System in Transition, in Matthias Zimmer (a cura di), Germany: Phoenix in trouble?, Edmonton, University of Alberta, 1997, p. 114, ISBN 978-0-88864-305-6.
  9. ^ Donald P. Kommers, The Constitutional Jurisprudence of the Federal Republic of Germany, Durham, Duke University Press, 1997, p. 31, ISBN 978-0-8223-1838-5.
  10. ^ Mark Kesselman, European Politics in Transition, Durham, D.C. Heath, 1997, p. 247, ISBN 978-0-669-24443-4.
  11. ^ Homo-Ehe: Bundestag stimmt für Beibehaltung der Diskriminierung, Queer.de. URL consultato il 23 settembre 2013.
  12. ^ Paul Taggart e Aleks Szczerbiak, The Party Politics of Euroscepticism in EU Member and Candidate States (PDF), SEI Working Paper, vol. 51, Sussex European Institute, p. 11 (archiviato dall'url originale il 10 dicembre 2009).

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Collegamenti esterniModifica

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