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Polverara

comune italiano
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la rara razza di pollo di origine italiana, vedi Polverara (pollo).
Polverara
comune
Polverara – Stemma
Polverara – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Veneto.png Veneto
ProvinciaProvincia di Padova-Stemma.png Padova
Amministrazione
SindacoAlice Bulgarello (lista civica) dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate45°19′N 11°58′E / 45.316667°N 11.966667°E45.316667; 11.966667 (Polverara)Coordinate: 45°19′N 11°58′E / 45.316667°N 11.966667°E45.316667; 11.966667 (Polverara)
Altitudinem s.l.m.
Superficie9,84 km²
Abitanti3 340[1] (31-3-2018)
Densità339,43 ab./km²
FrazioniIsola dell'Abbà
Comuni confinantiBovolenta, Brugine, Casalserugo, Legnaro, Ponte San Nicolò
Altre informazioni
Cod. postale35020
Prefisso049
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT028066
Cod. catastaleG802
TargaPD
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantipolveraresi
Patronosan Fidenzio di Padova
Giorno festivo16 novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Polverara
Polverara
Polverara – Mappa
Posizione del comune di Polverara all'interno della provincia di Padova
Sito istituzionale

Polverara è un comune italiano di 3 340 abitanti della provincia di Padova, in Veneto, che fa parte della Saccisica.

StoriaModifica

Di Polverara si parla per la prima volta in un documento risalente al 1130 in cui il Vescovo di Padova, Bellino, conferma il possesso della chiesa di San Fidenzio alla cattedrale di Padova. La leggenda narra che la chiesa fu fatta erigere nel luogo esatto in cui fu ritrovato il corpo di S.Fidenzio, indicato dal Vescovo Bellino dopo una visione.

La presenza di ben tre Monasteri (S. Margherita, S.Maria e S.Agnese) sin dall'anno mille testimonia l'importanza del monachesimo nelle immediate vicinanze del Padovano.

Nel 1276 Polverara diventò podestaria. Da questo periodo in poi iniziarono le guerre, le devastazioni e i danni derivanti dal "pensionatico" cioè dalla pratica del pascolo libero, anche all'interno delle proprietà private, dei greggi dei pastori vicini.

Il territorio, complice anche la vicinanza con molti fiumi, fu spesso oggetto di inondazioni e di tempeste anche in epoca più recente, come la disastrosa inondazione del 1968, che colpì, in particolare, Via Riviera.

Edifici, monumenti e luoghi di interesseModifica

Monumento a tutti i cadutiModifica

 
Il monumento ai caduti.

Monumento dedicato ai caduti di tutte le guerre, opera di Stefano Baschierato, sito nella Piazza principale della cittadina.

La Via AnniaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Via Annia.

Antica strada romana che partiva da Adria per arrivare ad Aquileia passando per Padova.

Da studi effettuati sul territorio, questa antica arteria costruita dagli imperatori romani passava per il comune di Polverara seguendo una direttrice che corrisponde alle attuali via Trieste e via Punta.

Architetture civiliModifica

Torre ColombaraModifica

 
La torre, o "colombara", del monastero olivetano.

L'unica testimonianza ancora esistente della presenza dei tre monasteri è la torre o "colombara" del monastero olivetano; costruzione leggermente staccata dal corpo del monastero che comprendeva 52 stanze disposte su due piani, una chiesa e un terreno recintato, in parte coltivato dai monaci e in parte dai contadini locali. Fino all'epoca rinascimentale questo convento rivestì un ruolo di primaria importanza nell'Italia centro settentrionale perché collegato con monaci e abati dello stesso ordine che risiedevano in Toscana. La torre venne usata come postazione di avvistamento e di difesa, in un periodo in cui erano frequenti le incursioni barbariche, sfruttando la sua vicinanza al fiume che era usato come via di comunicazione per il commercio e gli spostamenti degli uomini. Intorno al 1770 la Serenissima soppresse sia il monastero che la chiesa che nell'anno successivo vennero acquistati dal nobile veneziano Andrea Quercini del Zanne. La torre colombara di Polverara rappresenta per il territorio un importante patrimonio edilizio rurale-religioso, testimone del fervido momento storico in cui l'ansa del Bacchiglione su cui sorge era abitata e vissuta dai monaci della congregazione benedettina di Monte Oliveto e con essi dall'intera comunità laica. La torre è l'unica testimonianza rimasta dell'antico Monastero di Santa Maria della Riviera e rappresenta un'eredità preziosa da salvaguardare e tutelare ricca di immagini semplici il cui studio ha suscitato curiosità e meraviglia per la scoperta dei significati contadino-religiosi che dietro di esse si nascondono. La torre colombara è situata lungo l'argine sinistro del fiume Bacchiglione, al margine sud-ovest del territorio del Comune di Polverara, censita nel Catasto Terreni al foglio n.9, mappale 258. Il Monastero di Santa Maria delle Riviera è il primo insediamento nel nord Italia della congregazione benedettina di Monte Oliveto già presente in Toscana, Lazio ed Umbria; un documento datato 19 marzo 1230 ne attesta l'esistenza in località Riviera di Polverara I documenti storici hanno consentito di riprodurre il monastero in una visione tridimensionale attendibile e sufficientemente coerente con i dati raccolti. Complessivamente c'erano quattro cortili: il primo, lungo e stretto, fungeva da sagrato vero e proprio sul quale si affacciava la Chiesa del monastero; il secondo il classico chiostro, più protetto e inaccessibile dai forestieri, di forma pressoché quadrata, con colonnato tutto attorno per distribuire gli ambienti e le stanze dove i religiosi vivevano; il terzo e quarto invece più grandi e aperti, dove molto probabilmente si sviluppava l'attività quotidiana “contadina” dei monaci negli orti. In uno di questi ultimi due cortili, in mezzo ad esso, sorgeva la torre colombara. Il campanile e la chiesa erano le costruzioni più alte dell'intero insediamento. La torre è invece circondata da baracche ad un piano dove l'attuale proprietario svolge quotidianamente la sua attività di fabbro. La torre colombara consiste in un fabbricato a base quadrata, lato 6 metri, che si sviluppa per tre piani fuori terra raggiungendo un'altezza massima al colmo della copertura di circa 13m. I materiali e le tecnologie costruttive sono quelle tipiche rurali dell'epoca: il laterizio per le murature, il legno per gli orizzontamenti e la pietra per le finiture. Il piano terra consiste in un volume aperto chiuso ai lati da quattro arcate impostate su quattro pilastri d'angolo di lato 125 cm. Il volume è chiuso in sommità da una volta a crociera. L'altezza massima libera nel punto centrale del piano terra è di 4.40m. Il manufatto è impreziosito da alcuni dettagli costruttivi di pregio quali i marcapiani, il cornicione superiore, la volta a botte sulla scala del piano terra, la volta a crociera dipinta in sommità alla scala stessa, l'orologio in pietra sul lato nord della torre (rivolto verso il monastero). La presenza dell'orologio in facciata, di tipo meccanico, ha permesso di spiegare le tracce visibili di vecchi fori presenti sul 1º e 2º solaio, nonché la singolare disposizione della struttura portante del 2º solaio. L'orologio meccanico era una macchina ingombrante funzionante con pesi, argani, ruote dentate, congegni che richiedeva per l suo corretto funzionamento una certa altezza libera. Forse l'orologio non è stato realizzato nello stesso periodo della torre ma quasi sicuramente la torre è stata costruita per l'inserimento dell'orologio. La lettura dei caratteri costruttivi della torre, con un piano terra molto nobile, ne smentiscono un uso originale come colombara, sicuramente serviva per la sicurezza come torre di avvistamento. L'intenzione dell'amministrazione pubblica prevede il ritorno della torre allo stato originario, come torre campanaria, con la ricostruzione dell'orologio meccanico e i suoi congegni. Questa ambiziosa volontà si inserisce nel quadro progettuale più generale di rendere più accessibile e vivibile da parte di tutti l'argine sinistro del Bacchiglione attraverso la realizzazione di una pista ciclabile dalla passerella pedonabile-ciclabile in acciaio di Roncajette fino al Santuario di San Lorenzo a Bovolenta.

Villa Priuli, RezzonicoModifica

Sita ad Isola dell'Abbà.

Antico molino pinceratoModifica

Architetture religioseModifica

Chiesa di San FidenzioModifica

Monumento nazionale, l'attuale Chiesa parrocchiale costruita sul luogo ove sorgeva la prima struttura, edificata nel X secolo, sorta per raccogliere i resti mortali di San Fidenzio, terzo Vescovo di Padova nel 166. Ampliata e ristrutturata tra il 1235 e il 1245 in stile romanico che mantenne fino alla fine del XIX secolo quando, per soddisfare il numero crescente di parrocchiani ne venne deciso l'ampliamento che la portò allo stato attuale. Attualmente il parroco di Polverara è Don Daniele Hudorovich.[2]

 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Fidenzio (Polverara).
CuriositàModifica

Polverara è uno dei due comuni nella provincia di padova che effettua Confessione, Comunione e Cresima in uno stesso anno.

Tempio Vien YModifica

A Polverara ha sede il Tempio Vien Y, gestito dall'Associazione Buddhisti Vietnamiti in Italia sotto la responsabilità del venerabile Thic Nhu Dien. Il Tempio è di tradizione Mahayana amidista che, pur essendo diffusissima in Asia orientale, in Europa è tra le tradizioni buddhiste meno conosciute. Il tempio Vien Y è affiliato al tempio Viên Giác di Hannover in Germania che ha una sede anche a Bodhgaya in India. Saltuariamente si tengono anche meditazioni secondo la tradizione son coreana.

Locali caratteristiciModifica

Toni dea simiaModifica

Celebre trattoria con annesso "casoin" o "casolin" (piccolo negozio di alimentari in veneto) che prende il nome dal suo primo proprietario, detto appunto Toni dea Simia (Antonio della scimmia, tradotto) in quanto possedeva una piccola scimmia che lo accompagnava accoccolata sulle sue spalle.

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[3]

 

Geografia antropicaModifica

FrazioniModifica

Isola dell'AbbàModifica

L'unica frazione di Polverara è Isola dell'Abbà, un piccolo borgo di fronte a Roncajette lungo la riva sinistra del canale omonimo. La denominazione di "Isola" deriva chiaramente dal corso molto tortuoso dell'originario "Roncajette" (ne resta a testimonianza il cosiddetto "canal morto"), che in tale luogo circondava una porzione di terreno emerso. L'aggiunta poi di "Abbà" è dovuta alla donazione del Vescovo Ulderico, nel 30 marzo 1076, di quella porzione di Legnaro all'Abate del Monastero di Santa Giustina in Padova.

StoriaModifica

Documenti riportano l'esistenza di una chiesa in Isola dell'Abbà all'inizio del XIII secolo, e certo fu fabbricata dal Monastero di Santa Giustina di Padova; fu ampliata dal Parroco Don Bartolomeo Moro tra gli anni 1828-1840 (prolungamento del coro e innalzamento del medesimo e della navata), che la rese artisticamente ed esteticamente pregiata. La Chiesa fu consacrata dal Vescovo Modesto Farina il 23 agosto 1840. In questa Chiesa vi sono tre altari; quello titolato a Leonardo fu consacrato insieme alla chiesa e contiene le reliquie dei Santissimi Martiri Grisogono e Gerione (la mensa era già nella vecchia chiesa, gli angeli provengono dalla Chiesa degli Eremitani di Padova, il tabernacolo dalla chiesa di Tribuno, l'altare della SS. Concezione dalla chiesa arcipretale di Piove; possiede due bellissime colonne di marmo greco, la statua che sta nel mezzo è opera dei famosi Bonazza, intagliatori e scalpellini di Padova). L'altare delle Vergini e Martiri Lucia, Agata, Apollonia, Marta e Giustina apparteneva alla soppressa chiesa di San Francesco di Piove di Sacco. L'elegante pulpito di stile barocco proviene dal refettorio del monastero di Santa Giustina a Padova. Nel 1907 il sacerdote don Demetrio Alpago dipinse nel coro la Trasfigurazione del Signore e dei quattro evangelisti. La costruzione del campanile appare datata al 1572; vi sono attualmente tre campane.

Il palazzo adiacente, una volta dei Rezzonico di Venezia, è stato nel XIX secolo proprietà del celebre professore di diritto Internazionale e Canonico nell'Università di Padova Giovanni Battista Pertile d'Asiago; nel giardino di tale palazzo fu collocata nel XVIII secolo la bellissima statua in pietra dura della madonna col bambino, alta più di un metro e mezzo, che si trova nell'angolo del canale Roncajette. Nel piedistallo porta lo stemma dei Rezzonico, segno evidente che fu eretta dalla famiglia patrizia veneta che diede alla Chiesa il Pontefice Clemente XIII (1758-1769). La presenza di ordini religiosi, in particolare monastici, è sempre stata forte in quest'area, come testimoniato da numerosi documenti e dalla bellissima corte Benedettina di Legnaro.

Restano i pochi segni di un mulino sul Bacchiglione, quasi di fronte alla chiesa di Isola, sotto al ponte pedonale di ferro, ponte che fu comprato il secolo scorso dal Comune di Polverara e spostato più a monte, per permettere una più agevole comunicazione tra le parrocchie di Isola e di Roncajette.

EconomiaModifica

AllevamentoModifica

 
Il pollo razza "Polverara".

L'allevamento è radicato nelle tradizioni economiche del territorio tanto da aver generato alcune curiosità. Racconti popolari narrano dell'esistenza di una razza di galli dal piumaggio di colore nero intenso e di grandi dimensioni rispetto alla norma. La razza era nota già nel XVII secolo in quanto ne fa menzione il poeta modenese Alessandro Tassoni nella sua opera più nota, La secchia rapita, ma già nell'Ottocento non se ne trovava più traccia imbastardita probabilmente con la più nota gallina padovana.

Tuttavia a ricordo della centenaria attività la presenza di un gallo anche nello stemma comunale, con una zampa poggiata su un ramo di rovere a simboleggiare il bosco in cui fu ritrovato il corpo senza vita di San Fidenzio.[4].

 Lo stesso argomento in dettaglio: Gallina Polverara.

Tra le razze sviluppate nel territorio si ricorda la "Polverara" che prende appunto il suo nome.[5]

AmministrazioneModifica

GemellaggiModifica

NoteModifica

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2018.
  2. ^ Stefano Buson, Parrocchia San Fidenzio, su parrocchiasanfidenzio.191.it. URL consultato il 4 marzo 2010.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Il Veneto paese per paese, IV Volume
  5. ^ La Gallina di Polverara, in Comune di Polverara, http://www.comune.polverara.pd.it. URL consultato il 4 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 21 febbraio 2010).

BibliografiaModifica

  • Il Veneto paese per paese, Casa Editrice Bonechi, Firenze, 1997

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Collegamenti esterniModifica

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