Rossana Rossanda

giornalista italiana
Rossana Rossanda
Rossana Rossanda.jpg
Rossana Rossanda (foto del 1963)

Deputato della Repubblica Italiana
Durata mandato 16 maggio 1963 –
4 giugno 1968
Legislature IV
Gruppo
parlamentare
Comunista
Collegio Milano
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PCI (1945-1969)
il manifesto (1972-1974)
PdUP per il Comunismo (1974-1984)
Titolo di studio laurea in lettere e filosofia
Università Università degli Studi di Milano
Professione giornalista, scrittrice, traduttrice

Rossana Rossanda (Pola, 23 aprile 1924Roma, 20 settembre 2020) è stata una giornalista, scrittrice e traduttrice italiana, dirigente del PCI negli anni cinquanta e sessanta e cofondatrice de il manifesto.

BiografiaModifica

Rossana Rossanda nacque a Pola, capoluogo dell'omonima provincia italiana (annessa poi alla Croazia jugoslava nel 1947), il 23 aprile del 1924, figlia di Luigi, di professione notaio, e Anita Rossanda, quest'ultima una discendente dell'importante famiglia allora proprietaria di Fenera e di altre Isole del Carnaro, già irredentisti istriani[1], rovinati poi dal sopraggiungere della Grande depressione.

Dopo l'infanzia trascorsa presso il Lido di Venezia, ove si trasferì con la sorella Marina presso degli zii nel 1930-1931[2], si stabilì poi insieme alla famiglia a Milano, dove tra il 1937 ed il 1940 frequentò il liceo classico Alessandro Manzoni, anticipando d'un anno l'esame di maturità.

Iscrittasi poi alla facoltà di filosofia della Statale, dove si laureò a pieni voti, fu allieva del filosofo italiano Antonio Banfi.

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, partecipò giovanissima alla Resistenza in qualità di partigiana col nome di “Miranda”.

Al termine del conflitto, dopo aver lavorato per la casa editrice Hoepli fino al 1947[3], s'iscrisse al Partito Comunista Italiano, in cui ricevette ben presto l'incarico di risollevare le sorti - e d'organizzarne dunque la ripresa delle attività - della Casa della cultura di via Borgogna, n. 3[4].

Nel dicembre 1962[5], grazie anche alla sua profonda cultura (era e restò fino alla fine interlocutrice abituale e di riferimento per il PCI - e di alcuni divenne amica personale - di personaggi come Anna Maria Ortese, per la quale organizzò un viaggio in Unione Sovietica, Louis Aragon, Bertolt Brecht, Louis Althusser, Michel Foucault, Jean-Paul Sartre[6] e Simone de Beauvoir[7]), venne nominata responsabile della politica culturale del PCI dall'allora segretario nazionale Palmiro Togliatti.

Nel 1963 venne eletta alla Camera dei deputati nel collegio elettorale di Milano; si trasferirà a Roma nel mese di dicembre. Sua sorella Marina è stata eletta al Senato per due legislature.

Esponente di spicco dell'ala di sinistra interna maggiormente movimentista del PCI, gravitante sulla figura di Pietro Ingrao e proprio per questo denominata Ingraiana, nel 1968, proprio nel bel mezzo delle dirompenti agitazioni studentesche ed operaie, pubblicò un piccolo saggio, intitolato L'anno degli studenti, in cui esprimeva la sua adesione piena ed incondizionata alle rivendicazioni che gruppi e collettivi di sinistra - anche all'infuori dei circuiti del PCI - stavano portando avanti. In quel periodo in generale poi curò (fenomeno più unico che raro nei partiti comunisti del mondo occidentale, lontanissimo in particolare dalla politica del Partito Comunista Francese) il perdurare di un dialogo fra il partito, il variegato universo della lotta studentesca e soprattutto le rivendicazioni del mondo intellettuale italiano ed europeo, contribuendo a evitare fratture insanabili fra la politica ufficiale e istituzionale della sinistra e le istanze culturali dell'epoca, merito che anche oggi le è riconosciuto da più parti[8].

Fortemente critica nei confronti del socialismo reale dell'Unione Sovietica e dei paesi del Blocco Orientale, e per il loro legame quasi ombelicale con il Partito, assieme ai compagni ingraiani Luigi Pintor, Valentino Parlato e Lucio Magri contribuì alla nascita del giornale il manifesto, da cui prese forma anche una distinta corrente critica, recante il medesimo nome, all'interno del firmamento politico del PCI.

A causa della loro linea politica sempre più divergente da quella dettata dalla dirigenza del Comitato Centrale, specialmente sull'occupazione della Cecoslovacchia da parte di paesi del Patto di Varsavia (a cui il manifesto non risparmiò dure parole di netta condanna), Rossana Rossanda fu radiata unitamente a tutta la sua corrente - nonostante il parere contrario del futuro segretario nazionale Enrico Berlinguer[9] - durante il XII Congresso nazionale del Partito svoltosi a Bologna nel 1969.

Costituitosi poi come un partito vero e proprio in occasione delle elezioni politiche del 1972, il manifesto ottenne solo lo 0,8% dei voti e decise d'unirsi al Partito di Unità Proletaria - cioè con le parti del PSIUP e del MPL che dopo la cocente sconfitta elettorale non avevano accettato di confluire nel PCI o nel PSI -, dando vita dunque al PdUP per il Comunismo nel 1974 (che a sua volta riconfluirà poi, dopo vicende alterne, nelle file del PCI nel 1984).

Nel 1978 pubblicò un articolo su Il manifesto, chiamato articolo dell'Album di famiglia, che divenne celebre e suscitò un grande dibattito nell'ambiente comunista italiano:

«chiunque sia stato comunista negli anni Cinquanta riconosce di colpo il nuovo linguaggio delle BR. Sembra di sfogliare l'album di famiglia: ci sono tutti gli ingredienti che ci vennero propinati nei corsi Stalin e Zdanov di felice memoria. Il mondo, imparavamo allora, è diviso in due. Da una parte sta l'imperialismo, dall'altra il socialismo. L'imperialismo agisce come centrale unica del capitale monopolistico internazionale. [...] Vecchio o giovane che sia il tizio che maneggia la famosa Ibm,[10] il suo schema è veterocomunismo puro. Cui innesta una conclusione che invece veterocomunista non è: la guerriglia»

(Rossana Rossanda, Il discorso sulla Dc, articolo apparso in prima pagina su il manifesto, il 28 marzo 1978)

Pochi giorni dopo, sulle pagine de l'Unità - organo di stampa ufficiale del PCI - comparve un articolo di Emanuele Macaluso, che replicava piccato: "io non so quale album conservi Rossana Rossanda: è certo che in esso non c'è la fotografia di Togliatti; né ci sono le immagini di milioni di lavoratori e di comunisti che hanno vissuto le lotte, i travagli e anche le contraddizioni di questi anni. [...] Una tale confusione e distorsione delle nostre posizioni da parte degli anticomunisti di destra e di sinistra è veramente impressionante."[11]

Dopo essere stata direttrice de Il manifesto sin dalla fondazione, decise di lasciare per alcuni anni la politica attiva per dedicarsi al giornalismo ed alla letteratura, senza però abbandonare il dibattito politico e la riflessione sui movimenti operaio e femminista italiani.

Nel 2005 con la casa editrice Giulio Einaudi Editore, pubblicò l'autobiografia La ragazza del secolo scorso, arrivando seconda all'edizione 2006 del Premio Strega con 150 voti contro i 177 di Caos calmo di Sandro Veronesi.

Il 26 novembre del 2012 lasciò definitivamente il giornale per forti screzi col gruppo redazionale, «preso atto della indisponibilità al dialogo», e con una domanda: «Noi, nel nostro piccolo di gente che non mira a essere deputato, abbiamo detto che siamo per un'Europa che faccia abbassare la cresta alla finanza, unifichi il suo disorientato fisco, investa sulla crescita selettiva ed ecologica, non solo difenda ma riprenda i diritti del lavoro. Non piacerà a tutti. Ma chi ci sta?».[12]

Nel 2013, sempre con la casa editrice Einaudi, pubblicò la raccolta d'interviste Quando si pensava in grande.

Fu sposata con Rodolfo Banfi, figlio di Antonio e della moglie Daria Malaguzzi Valeri[13], da cui poi si separò nel 1963[14]; in seguito divenne compagna di K.S. Karol, giornalista e scrittore polacco naturalizzato francese di religione ebraica, con cui visse prevalentemente a Parigi.

Si è spenta a Roma, dov'era tornata ad abitare in pianta stabile dopo la morte del compagno, il 20 settembre del 2020, all'età di 96 anni[15].

OpereModifica

  • Note su alcuni aspetti teorici e politici del dibattito sul controllo operaio, in "Rivista storica del socialismo", 1959, pp. 171-193.
  • L'anno degli studenti, Bari, De Donato, 1968.
  • Il marxismo di Mao Tse-tung e la dialettica, con Charles Bettelheim, Milano, Feltrinelli, 1974.
  • Le altre. Conversazioni a Radiotre sui rapporti tra donne e politica, libertà, fraternità, uguaglianza, democrazia, fascismo, resistenza, stato, partito, rivoluzione, femminismo, Milano, Bompiani, 1979.
  • Un viaggio inutile o della politica come educazione sentimentale, Milano, Bompiani, 1981.
  • Anche per me. Donna, persona, memoria dal 1973 al 1986, Milano, Feltrinelli, 1987. ISBN 88-07-08037-0.
  • L'armonia senza parole, in Un tocco da maestro, Roma, Manifestolibri, 1991. ISBN 88-7285-011-8.
  • Se la felicità.... Per una critica al capitalismo a partire dall'essere donna. Roma, 21 marzo 1992, con Alessandra Bocchetti e Christa Wolf, Roma, Centro culturale Virginia Woolf-Gruppo B, 1992.
  • Brigate rosse. Una storia italiana, intervista a Mario Moretti di e con Carla Mosca, Milano, Anabasi, 1994. ISBN 88-417-2007-7.
  • Appuntamenti di fine secolo, con Pietro Ingrao, Roma, Manifestolibri, 1995. ISBN 88-7285-089-4.
  • La vita breve. Morte, resurrezione, immortalità, con Filippo Gentiloni, Parma, Pratiche, 1996. ISBN 88-7380-261-3.
  • Note a margine, Torino, Bollati Boringhieri, 1996. ISBN 88-339-0958-1.
  • I comunisti e l'Urss, in Sul libro nero del comunismo. Una discussione nella sinistra, Roma, Manifestolibri, 1998. ISBN 88-7285-158-0.
  • A centocinquant'anni dal «Manifesto del Partito Comunista», in Il Manifesto del Partito comunista 150 anni dopo, a cura di, Roma, Manifestolibri, 2000. ISBN 88-7285-236-6.
  • La ragazza del secolo scorso, Torino, Einaudi, 2005. ISBN 88-06-14375-1.
  • La perdita, con Manuela Fraire, Torino, Bollati Boringhieri, 2008. ISBN 978-88-339-1875-4.
  • Un viaggio inutile, Torino, Einaudi SuperET, 2008. ISBN 978-88-061-9298-3.
  • Il film del secolo, con Mariuccia Ciotta e Roberto Silvestri, Milano, Bompiani, 2013. ISBN 978-88-452-6821-2.
  • Quando si pensava in grande. Tracce di un secolo. Colloqui con venti testimoni del Novecento, Torino, Einaudi, 2013. ISBN 978-88-062-1081-6.
  • Questo corpo che mi abita, a cura di Lea Melandri, Torino, Bollati Boringhieri, 2018. ISBN 978-88-339-2955-2.

NoteModifica

  1. ^ Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, Einaudi, 2005, p. 5 ss..
  2. ^ Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, op. cit., p. 20-21 ss..
  3. ^ Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, op. cit., p. 121 ss..
  4. ^ il manifesto, su il manifesto. URL consultato il 2 ottobre 2020.
  5. ^ Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, op. cit., p. 252.
  6. ^ il manifesto, su il manifesto. URL consultato il 2 ottobre 2020.
  7. ^ Rossana Rossanda: "è stata la bellezza del mondo a salvarmi dal fallimento politico", su la Repubblica, 1º febbraio 2015. URL consultato il 22 settembre 2020.
  8. ^ il manifesto, su il manifesto. URL consultato il 2 ottobre 2020.
  9. ^ Massimo Caprara, Quando le botteghe erano oscure, il Saggiatore, Milano, 1997, pag. 204.
  10. ^ IBM era la macchina da scrivere con cui le Brigate Rosse diffondevano i loro comunicati, come sigillo di autenticità.
  11. ^ Storia e Futuro autorappresentazione delle brigate rosse - articoli Rivista di Storia e Storiografia On line
  12. ^ Sbilanciamoci 23/11/2012 Copia archiviata, su sbilanciamoci.info. URL consultato il 26 novembre 2012 (archiviato dall'url originale il 29 novembre 2012).
  13. ^ Netribe srl, Antonio Banfi - Daria Malaguzzi Valeri - Biblioteca Panizzi, su panizzi.comune.re.it. URL consultato il 13 ottobre 2020.
  14. ^ Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso, op. cit., p. 257.
  15. ^ È morta Rossana Rossanda, addio alla giornalista e fondatrice del Manifesto, ilfattoquotidiano.it, 20 settembre 2020. URL consultato il 20 settembre 2020.

BibliografiaModifica

  • Sergio Dalmasso, Il caso "Manifesto" e il Pci degli anni 60, Cric editore, Torino, 1989.
  • Antonio Lenzi, Il manifesto, tra dissenso e disciplina di partito : origine e sviluppo di un gruppo politico nel Pci, Città del sole, Reggio Calabria, 2011. ISBN 978-88-7351-485-5

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