Sacro Monte di Varese

santuario di Varese
Sacro Monte di Varese
Sacro Monte di Varese-120-Kapelle 10-O vos omnes-Bogen-1985-gje.jpg
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàVarese
ReligioneCattolica
TitolareRosario
Arcidiocesi Milano
ArchitettoGiuseppe Bernascone
Stile architettonicoBarocco
Inizio costruzione1604
Sito webwww.sacromontevarese.net/it/info-turistiche

Coordinate: 45°51′37.3″N 8°47′35.6″E / 45.860361°N 8.793222°E45.860361; 8.793222

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia
(EN) Sacri Monti of Piedmont and Lombardy
Varese, Sacro Monte, Chapel 8, Capella Coronato di spine 003.JPG
TipoArchitettonico, paesaggistico
CriterioC (ii) (iv)
PericoloNessuna indicazione
Riconosciuto dal2003
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

«Pare che gli italiani non possano guardare un posto elevato senza desiderare di metterci qualcosa in cima, e poche volte l'hanno fatto più felicemente che al Sacro Monte di Varese»

(Samuel Butler Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Canton Ticino, 1881)

Il Sacro Monte di Varese sito a Varese, in frazione Santa Maria del Monte, è costituito da quattordici cappelle, dedicate ai misteri del Rosario, che conducono al santuario di Santa Maria del Monte, luogo di pellegrinaggio sin dal Medioevo, che funge da quindicesima cappella.

I lavori iniziarono nel 1604, lungo i due chilometri di un ampio percorso acciottolato. Grazie a munifiche donazioni, la costruzione fu assai più rapida di quella di altri sacri monti, e tredici cappelle furono terminate entro il 1623. Le statue e gli affreschi che le ornano costituiscono nel loro complesso un'elevata testimonianza dell'arte sacra seicentesca in area milanese.

Appartiene al gruppo dei nove Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia inseriti nel 2003 dall'UNESCO nei patrimoni mondiali dell'umanità.

StoriaModifica

Il santuario di Santa Maria del MonteModifica

Il Sacro Monte di Varese rispecchia pienamente l'idea secondo la quale un Sacro Monte deve collocarsi in un ambiente naturale di rilevante interesse paesaggistico, su un'altura dove preesiste una tradizione secolare di pellegrinaggi e di testimonianze di fede.
Il paesaggio del monte Orona (o Monte di Velate), posto all'interno del Parco regionale Campo dei Fiori, lungo le cui pendici si snoda la strada acciottolata lunga più di due chilometri che tocca le 14 cappelle, è quello tipico delle prealpi varesine, con grandi boschi di faggi, castagni e noccioli. L'altura (già secoli prima che si desse avvio, nel 1605, alla Fabbrica del Santissimo Rosario) era stata testimone di rilevanti manifestazioni di fede, la cui origine sconfina nella leggenda. Si vuole, infatti, che nel luogo in cui si trova il santuario dedicato alla Madonna (punto di arrivo del percorso devozionale) già nel IV secolo esistesse una modesta cappella fatta costruire da Sant'Ambrogio come ringraziamento per la vittoria sugli ariani.

Certa è l'esistenza in questo sito di un santuario romanico dell'XI secolo (di cui si è conservata la cripta), costruito forse su un precedente edificio altomedievale; esso era dotato all'esterno di un endonartece per accogliere i fedeli, perché già allora affluivano al santuario sul monte Orona persone provenienti d'ogni dove, sin da Milano e dal Canton Ticino. Attorno al santuario si venne progressivamente aggregando un borgo con case per i sacerdoti e per i laici che vi lavoravano e con ricoveri per i pellegrini.

Il santuario, ormai insufficiente ad accogliere i pellegrini, fu quasi interamente ricostruito nel 1472 su disegno dell'architetto Bartolomeo Gadio, assumendo un impianto con tre navate e tre absidi, disposte a triconco. Ad un successivo ampliamento è dovuto il prolungamento della navata centrale verso l'ingresso.
Ancora nella seconda metà del XV secolo le beate Caterina da Pallanza e Giuliana da Busto Arsizio, divenute poi fondatrici dell'Ordine delle Romite ambrosiane, si ritirarono in un romitorio adiacente al santuario per condurre una vita di preghiera; il loro esempio fu seguito da altre giovani. Nel 1474 papa Sisto IV concesse alla comunità di erigere un monastero, ed il 10 agosto 1476 le religiose presero il velo.

 
Monastero delle romite ambrosiane, nel 1980

Già poco dopo la ricostruzione quattrocentesca del santuario, appoggiata da Gian Galeazzo Maria Sforza, si assisté ad un fluire numeroso di artisti di area milanese per realizzarne l'apparato decorativo. Tra questi – quali rappresentanti delle illustri botteghe di intagliatori che operarono tra la seconda metà del XV e la prima metà XVI secolo in area milanese – vanno ricordati il Maestro di Trognano autore dei pannelli lignei che ornavano l'altare maggiore[1], e Andrea da Milano autore del gruppo scultoreo raffigurante la Adorazione dei Magi tuttora presente nel santuario. Altre opere ed arredi liturgici, già appartenenti al santuario, sono conservate nel Museo del santuario, conosciuto anche come Museo Baroffio.

Va ricordato anche che sul finire del XVI secolo le Romite Ambrosiane avevano promosso la realizzazione, nel perimetro claustrale, di alcune cappelle dedicate alla Passione di Cristo popolate di statue policrome.

Durante il XVII secolo, parallelamente ai lavori nella Fabbrica del Santissimo Rosario, vennero chiamati al santuario artisti attivi anche in altri Sacri Monti, quali Giovanni Mauro della Rovere detto il Fiammenghino (autore dell'affreschi delle navate laterali) ed i fratelli Prestinari (probabili autori del gruppo ligneo della "Presentazione di Gesù al Tempio").

La fondazione del Sacro MonteModifica

Fu proprio una delle romite del monastero, suor Maria Tecla Cid, a concepire all'inizio del XVII secolo l'idea di un percorso capace di mettere agevolmente in comunicazione la pianura di Varese con il santuario ed il borgo sul monte di Santa Maria, offrendo il conforto di soste e l'occasione di meditare sui Misteri del Rosario. In precedenza l'unico accesso al Santuario seguiva l'impervio sentiero che ancor oggi collega il rione di Velate al Sacro Monte e al Campo dei Fiori, passando da un luogo, il Monte San Francesco in Pertica, che per secoli aveva ospitato una torre di avvistamento romana prima e una delle più antiche comunità francescane poi.

L'idea trovò entusiastico appoggio ed infaticabile sostegno organizzativo del padre cappuccino Giovanni Battista Aguggiari che provvide a coinvolgere nell'impresa alcune nobili famiglie milanesi[2] e ad estendere la raccolta di fondi alle comunità dei fedeli di numerosi paesi su un ampio territorio circostante[3].

 
Quarta e Quinta cappella

Nel 1604 fu convocato l'architetto Giuseppe Bernascone, detto "il Mancino", per il progetto delle diverse cappelle e del percorso scenografico lungo le pendici del monte: fu lui il vero regista artistico della realizzazione dell'intero complesso devozionale. Prese in tal modo l'avvio, nel 1604, la Fabbrica del Ss. Rosario. Si deve ricordare, al proposito, che la recita del rosario era stata codificata nella forma attuale da papa Pio V nel 1569 ed era diventata popolare dopo la battaglia di Lepanto (1571). Da allora, aveva avuto una formidabile espansione come recita collettiva anche nei riti processionali. Si comprende così quanto dovesse comparire desiderabile ed urgente che le numerose processioni al santuario di Santa Maria potessero svolgersi nella cornice teatrale di un'ascesa scandita dalla successione ritmica delle preghiere con momenti di sosta nei quali meditare di fronte ai Misteri raffigurati plasticamente ed in maniera vivida nelle cappelle.

La costruzione del Sacro Monte di Varese fu molto più rapida di quella di altri Sacri Monti, e tredici delle quattordici cappelle previste furono terminate entro il 1623. Nel 1698 i lavori risultavano completati nella forma attuale, comprese le statue in terracotta dipinta e gli affreschi che hanno il compito di ampliare illusivamente le scena dei vari Misteri.

La rapidità dei lavori nei primi vent'anni della Fabbrica del Ss. Rosario (che apparve a quei tempi cosa miracolosa) fu frutto non solo delle disponibilità finanziarie, ma anche di indubbie capacità organizzative di padre Aguggiari e degli altri "deputati della Fabbrica": i tanti tipi di diversa manodopera necessaria (muratori, carpentieri, stuccatori, ecc.) furono reclutati con cedole di appalto esposte nei mercati di Como, Lugano e Varese[4]

Sino al 1610 i lavori furono coordinati dai "deputati" della Fabbrica; successivamente vi fu un interessamento diretto e costante da parte di Federico Borromeo. Nel 1612, dopo una visita pastorale, egli scrisse i Decreti che disciplinavano, in modo a volte anche dettagliato, il piano di realizzazione del Sacro Monte[5], in specie per il programma iconografico che doveva ispirarsi ai canoni artistici post-tridentini. Nello stesso periodo il cardinale milanese soprintendeva anche alla realizzazione del Sacro Monte di Orta ed a quello di Arona. Il complesso prealpino dei Sacri Monti piemontesi e lombardi doveva, nei suoi disegni, configurarsi come una sorta di ideale sbarramento difensivo della fede contro la Riforma protestante diffusasi nel nord Europa fatto da alture sacralizzate, testimonianze di una fede popolare antica e dell'impegno controriformistico della chiesa cattolica.[senza fonte][6]

Dopo l'interruzione dovuta alla peste del 1630-32, proseguirono soprattutto i lavori di decorazione delle cappelle, che nel 1698 furono, come detto, completati[7]

DescrizioneModifica

Il Sacro Monte di Varese, per la qualità degli artisti che parteciparono alla sua realizzazione, costituisce una testimonianza di grande rilievo della cultura artistica sviluppatasi nel Ducato di Milano.

 
Quarta cappella

Architettura delle cappelleModifica

Il maggior fervore di attività, nel corso del XVII secolo, si registrò ovviamente attorno alle cappelle del Sacro Monte. Qui la qualità artistica di Giuseppe Bernascone, detto "il Mancino" si apprezza innanzi tutto nella sua capacità di rappresentare "in forma di monumento" la preghiera del Rosario fondendo armonicamente tra loro strutture architettoniche e paesaggio. Questa sua attitudine "scenografica" – che gli valse anche il coinvolgimento nel cantiere del Sacro Monte di Locarno – si palesa nella duplice attenzione a come lo spettatore dovesse percepire da lontano lo snodarsi delle cappelle e degli archi trionfali lungo il tracciato dell'ampia strada acciottolata, ed a come il pellegrino dovesse godere, da alcune cappelle, del panorama verso la pianura ed il lago di Varese. Non è a caso la presenza di alcune cappelle, attorno alle quali corre un porticato che invita il visitatore ad ammirare il paesaggio tutt'intorno.

Si è osservato che:

«Uno dei tratti che impressionano chiunque visiti la sua opera sacromontana è la varietà che il Mancino seppe escogitare per le cappelle. [...] Questa problematica [della diversa forma architettonica di ciascuna cappella ] fu fatta propria in maniera consapevole dal Bernascone, che, non già per 'eclettismo', né tanto meno per una sorta di ingenua attrattiva d'imitazione provincialistica di maniere di scuola, ma per acuta intelligenza inventiva [...] si profuse [...] nella progettazione di cappelle che fossero, una per una, non solo diverse, ma anche distintivamente appropriate al Mistero che ciascuna di esse [...] concorreva ad esprimere, a 'mettere in scena'»

(Luigi Zanzi, scheda su Giuseppe Bernascone, in Zanzi, L. e Zanzi, P. (a cura di), op. cit. in bibliografia)

È stato dunque ipotizzato[8], stante la concezione singolarmente unitaria del Sacro Monte di Varese, che il Bernascone, almeno sino al 1627, abbia assunto un ruolo di "regista- scenografo" discutendo le soluzioni da adottare per ciascuna "cappella misterica" con gli artisti chiamati a popolarle di statue e di affreschi. Da alcuni di tali artisti egli dovette anche ricevere idee e consigli; in primis da Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, chiamato ad affrescare la VII cappella (La flagellazione) quando ormai aveva acquisito fama di pittore in grado di interpretare con somma perizia quel realismo figurativo e quegli slanci mistici, capaci di infondere nei fedeli sentimenti di pietà e di devozione, in accordo con il programma pedagogico che il cardinal Federico Borromeo affidava all'arte sacra.

 
Francesco Silva, statua della V cappella, Disputa di Gesù coi dottori

Decorazione delle cappelleModifica

Vennero chiamati alla realizzazione delle cappelle un nutrito gruppo di artisti accomunati dalla condivisione della concezione federiciana dell'arte e dalla esperienza di lavori nei Sacri Monti piemontesi e lombardi realizzati in un linguaggio che va, senza contrasti stilistici, dal manierismo al barocco. Va citata, tra di essi, la presenza di plasticatori come i fratelli Marco Aurelio e Cristoforo Prestinari, Dionigi Bussola, Giovanni Ghisolfi[9], Martino Retti e Francesco Silva, e di pittori come il già citato Morazzone, Carlo Francesco Nuvolone, Antonio Busca, i fratelli G. Battista e G. Francesco Lampugnani, Francesco Maria Bianchi ed altri. Assieme al Bernascone, essi hanno conferito al Sacro Monte di Varese la fisionomia di una sorta di museo all'aperto di quella stagione alta del Seicento lombardo che ruota attorno alla figura di Federico Borromeo.

Le cappelle, come i Misteri del Rosario, sono divise in gruppi di cinque, separati tra loro da archi trionfali e da fontane per il ristoro dei pellegrini. Le cappelle realizzate dal Bernascone sono quattordici, una in meno dei Misteri del Rosario, poiché il santuario – meta del percorso – assume la funzione di quindicesima ed ultima cappella, grazie alla costruzione, avvenuta in quegli anni, di un nuovo altare in marmo dedicato alla Incoronazione della Vergine, che racchiude una trecentesca statua lignea, icona oggetto di speciale venerazione[10].

n. Architettura Soggetto della cappella Descrizione Immagine
I   L'Annunciazione Statue di Cristoforo Prestinari[11]  
II   La Visitazione Affreschi di Paolo Ghirlanda, sculture di Francesco Silva  
III   La Natività Affrescata originariamente all'interno e all'esterno da Carlo Francesco Nuvolone, poi ridecorata nel1983 da Renato Guttuso con una Fuga in Egitto. Le statue dellla scena interna sono probabilmente di Martino Rezzi.  
IV   Presentazione di Cristo al Tempio Realizzata dal cardinale Luigi Alessandro Omodei. Affreschi di Giovanni Ghisolfi, sculture di Francesco Silva  
V   Disputa al Tempio Contiene 22 statue del Silva dipinte dal Nuvolone. di notevole espressionismo i 12 rabbini in cattedra.[12]  
VI   Gesù nell'Orto degli Ulivi All'interno statue del Silva e affreschi di Bartolomeo Ghiandone, restaurati da Poloni negli anni 20 del novecento.  
VII   La Flagellazione Realizzata su committenza dei fratelli Girolamo e Francesco Litta, è considerata fra le realizzazioni migliori[13]. Affreschi del pronao e dell'interno del Morazzone. Le statue della Pietà, di san Girolamo e san Francesco, così come le terracotte della scena interna sono di Martino Rezzi.  
VIII   La Coronazione di spine Statue del Silva e affreschi di Giovan Battista (1587-1668) e Giovan Paolo Recchi (1606-1686)[14], allievi del Morazzone
IX   La salita al Calvario Contiene venti statue create da Francesco Silva e affreschi di Gianpaolo Recchi. All'esterno si può vedere un affresco sbiadito di Stefano Maria Legnani, detto il Legnanino.
X   Crocifissione Ospita cinquanta statue in cotto di Dionigi Bussola, realizzate nel terzo quarto del XVII sec., come gli affreschi di Antonio Busca.
XI   Resurrezione Nove statue del Silva (1622), e affreschi con scene del Paradiso e delle Apparizioni di Gesù a Maria, alla Maddalena ed agli Apostoli di Isidoro Bianchi.

XII Ascensione Fu realizzata da Pietro e Antonio della nobile famiglia Carcano di Milano, il cui stemma appare sul frontone. Tutta la decorazione plastica fu realizzata nel 1632 da Francesco Silva. Gli affreschi furono rifatti negli anni venti del Novecento.  
XIII Discesa dello Spirito Santo Francesco Silva ha modellato le quindici statue in terracotta sono di Federico Bianchi gli affreschi.
XIV   Assunzione di Maria Le statue sono opera del Silva, mentre gli affreschi furono cominciati da Stefano Legnani nel 1717 e finiti da Pietro Gilardi.  
XV   Incoronazione di Maria (Santuario di Santa Maria del Monte ) L'ultima cappella è data dalla Basilica, il cui altare maggiore, imponente macchina barocca eretta da Giuseppe Rusnati nel 1660, rappresenta l'incoronazione della Vergine.

Il santuario conserva un organo neoclassico del 1831, opera di Luigi Maroni Biroldi, restaurato da Pietro Talamona nel 1871 e da Vincenzo Mascioni nel 1989.

Il borgo di Santa Maria del Monte, dove si trova il santuario (quota 844 m s.l.m.), è collegato al resto della città, oltre che da una linea automobilistica urbana (linea C), anche attraverso una storica funicolare recentemente rimessa in funzione. La sommità del monte (denominata Sacro Monte) si erge sino alla massima quota di 883 metri s.l.m.


NoteModifica

  1. ^ Si tratta quattro grandi pannelli lignei raffiguranti scene della Passione di Cristo; due di essi sono conservati (come deposito della Pinacoteca di Brera) nelle Civiche Raccolte di Arte Applicata nel Castello Sforzesco, gli altri due sono rimasti a Varese nel monastero delle romite ambrosiane presso il santuario.
  2. ^ Furono le famiglie dei Litta, degli Omodei, dei Carcano a farsi carico delle costruzione e dell'arredo delle cappelle VII, IV e XII. Cfr. Zanzi, L. e Zanzi, P. (a cura di), op cit in bibliografia, pag. 104
  3. ^ Nei documenti si menzionano i “popoli” di Velate, Malnate, Varese, Carnago, Somma Lombardo, Busto Arsizio, Binago, Castiglione Olona, cfr. Zanzi, L., L'età 'barocca' nella Decima Cappella, in Lotti, C. A., (a cura di), op cit in bibliografia, pag. 31
  4. ^ Zanzi, L. e Zanzi, P. (a cura di), op cit in bibliografia, pag. 104
  5. ^ Troviamo sue indicazioni del tipo: Le figure di rilievo siano di grandezza d'un terzo più del naturale, di buon disegno, ben cotte et giudiziosamente colorite.
  6. ^ Bertelli-Briganti, Storia dell'arte italiana, Mondadori Electa.
  7. ^ Fanno eccezione gli affreschi della XIV cappella, eseguiti da Stefano Maria Legnani e Pietro Gilardi attorno al 1717
  8. ^ Vedasi la scheda citata su Giuseppe Bernascone
  9. ^ Spiriti, 2008, 249-269.
  10. ^ Una leggenda – analoga a quella del Sacro Monte di Crea vuole che l'autore della statua sia San Luca e che essa sia stata portata nella primitiva cappella da Sant'Ambrogio.
  11. ^ I cappella (Annunciazione), su lombardiabeniculturali.it.
  12. ^ Silvano Colombo, Conoscere il Sacromonte, Lativa, 1982.
  13. ^ Lombardia, Milano, Touring Club Italiano, p. 205.
  14. ^ Fratelli Recchi, su sacromontevarese.net.

BibliografiaModifica

  • Samuel Butler, Alps and Sanctuaries of Piedmont and the Canton Ticino, 1881; traduzione italiana edizioni Piemme, 1991.
  • Carlo Alberto Lotti, (a cura di), Edizione Amilcare Pizzi (opera fuori commercio), 1987.
  • Luigi Zanzi, Paolo Zanzi, (a cura di), Atlante dei Sacri Monti prealpini, Skira, Milano, 2002.
  • Franco Restelli, Paola Viotto, Sacro Monte di Varese, Macchione Editore, Varese, 2005.
  • Andrea Spiriti, Giovanni Ghisolfi e il rinnovamento aresiano della pittura in Certosa, in "La Certosa di Pavia e il suo Museo. Ultimi restauri e nuovi studi", atti del convegno, Certosa di Pavia 2005, Milano 2007, Milano 2008.

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