Apri il menu principale
Sanclemente
Coa fam ITA sanclemente.jpg
D'azzurro, alla campana d'oro
StatoBandiera del Regno di Sicilia 4.svg Regno di Sicilia
Casata di derivazioneSantcliment
Titoli
  • Baroni di Inici
  • Baroni di Mokarta[1]
  • Signori di Gibiluasili
FondatorePedro de Sanclemente[2]
Data di fondazioneXIII secolo
Etniacatalana

I Sanclemente o San Clemente (Santcliment o Sant Climent in catalano) sono un'antica famiglia nobile siciliana, ramo della famiglia catalana Santcliment di Barcellona[3][4]. Fu tra le più influenti delle città di Trapani e Salemi nel XV e nel XVI secolo, con il titolo di baroni di Inici.

Indice

StoriaModifica

La famiglia Sanclemente fu portata dalla Spagna in Sicilia da Pedro, annoverato da Ramon Muntaner tra i cavalieri di nobili famiglie catalane che il 31 agosto 1282 sbarcarono a Trapani al seguito di Pietro III di Aragona[5], e da Rumbao, barone salemitano nel XIII secolo[6]. Pedro, come scrive il Barberi, fu signore di Gibilichaleph e Gibiluasili[7][8][9][10] e, avendo acquistato la castellania di Salemi, piantò ivi la sua famiglia[11].

Nel 1349 un altro Pietro fu senatore di Palermo[12]. Nel 1356 Giuseppe fu pretore di Palermo[13][14]. Nel 1394 ancora un Pietro fu senatore di Palermo[15].

Ramo trapaneseModifica

A Trapani troviamo un Giovanni, regio consiliario[3] e regio cavaliere[16][17], che servì re Alfonso V d'Aragona in Corsica e a Napoli[3]; costui fu, negli anni 1459-1460[16], 1466-1467[18] e 1477-1478[19] capitano di giustizia di Trapani, e negli anni 1470-1472 di Salemi[17]; sposò Bartolomea Mannina, figlia di Simone, regio consiliario, e di Costanza Naso Sieri Pepoli, che gli apportò il territorio di Inici e la tonnara di Scopello. I Mannina[20], di Monte San Giuliano, erano imparentati e discendevano dalla famiglia Chiaramonte[21].

Giovanni ebbe, tra gli altri figli, Simone, regio consiliario, tenente capitano di Trapani[3] e barone di Inici, che fu nominato e inviato come ambasciatore della città di Trapani più volte presso il re Ferdinando il Cattolico, presso l'imperatore Carlo V d'Asburgo e diversi viceré[22]; durante la rivolta del 1516, appoggiato da Giovanni Sieri Pepoli, signore di Recalcata, osteggiò i Fardella[3][23]. Fu senatore di Trapani nel 1503-1504[24], nel 1526-1527[25], e nel 1536-1537[26] e tenne in detta città la carica di capitano di giustizia negli anni 1505-1506[24], 1507-1508[27] e nel 1516, rinunziando però in seguito a tale carica[28]; fu poi sindaco di Trapani nel 1529 e vice portolano nel 1532[29]. Nel 1535 fu inviato insieme a Gaspare Fardella come sindaco e ambasciatore della città al Parlamento siciliano convocato da Carlo V d'Asburgo[30]. Sposò prima Diana Ponte[31] e poi Francesca Sieri Pepoli[32]; la figlia Bartolomea sposò Francesco Sieri Pepoli, signore di Recalcata, figlio di Giovanni[22].

Il figlio Giuseppe, barone di Inici e barone di Mokarta[33] fu ambasciatore presso il viceré nel 1544[3]; sposò Masella Cavaleri[34].

Francesco, fratello del precedente, fu senatore di Trapani nel 1546-1547[35].

Giovanni, fratello del precedente, fu senatore di Trapani nel 1545-1546[35] e nel 1572-1573[36]. Sposò Allegranza Fardella Sieri Pepoli, figlia del barone di Fontanasalsa[3].

Simone, figlio del precedente fu sergente maggiore della milizia nel 1566 e capitano di fanteria nel 1575[3]; fu senatore di Trapani nel 1567-1568[36] e capitano di giustizia nel 1575-1576[36]. La sorella Francesca sposò Giovanni Antonio Margagliotti e in seconde nozze Ottavio Gioacchino, patrizio romano e governatore di Trapani; non ebbe figli. Fondò il Monastero della Beata Vergine Maria del Santissimo Rosario sotto il titolo di sant'Andrea con il patrocinio del Senato trapanese, provvedendolo di dodici ragazze senza dote per il monacaggio[3].

Alla morte di Ferdinando il Cattolico la contrastata successione al trono del nipote Carlo d'Asburgo fu accompagnata in Sicilia (e altrove nei regni iberici) da un'ondata di malessere che sfociò in una complessa trama di congiure e rivolte che interessarono il panorama politico siciliano in particolare negli anni compresi tra il 1516 e il 1523[37]. Profittando dei tumulti, Simone Sanclemente, barone di Inici, scatenò a Trapani una sanguinosa faida, assediando e incendiando il palazzo di Giacomo Fardella[38]:

(LA)

«[...] Drepani etiam Iacobi Fardella domus incensa ab adversariis qui Simonem San Clementem sequebantur. [...]»

(IT)

«[...] A Trapani la casa di Giacomo Fardella fu incendiata dai suoi avversari, guidati da Simone Sanclemente. [...]»

(Francesco Maurolico, Sicanarum Rerum Compendium, Messina, 1716)

Il Fardella riparò con la famiglia a Messina[39]. Le violenze perpetrate dai sostenitori di una famiglia ai danni di quelli dell'altra tuttavia continuavano ed erano divenute così frequenti e terribili che gli stessi cittadini di Trapani ne sollecitavano la cessazione: pertanto, il 15 settembre 1550, su richiesta di alcuni cittadini e con l'intervento del maestro razionale del Regno Pietro De Agostino, il quale esercitava in quel tempo anche la carica di capitano d'armi di Trapani, si addivenne alla conclusione di un contratto di pace [40][41]. Alla firma del documento furono in 65 ad assistere per la fazione guidata dal barone Giuseppe Sanclemente, figlio di Simone, e 55 per quella di Giovan Gaspare Fardella, figlio di Giacomo[33]. Molte famiglie dell'élite trapanese e del patriziato avevano partecipato schierandosi chi per i Sanclemente, chi per i Fardella: tra i sostenitori dei Sanclemente si annoverano i Sieri Pepoli, i Vento, i Naso, i Carissima; tra i sostenitori dei Fardella i Burgio, i Montegiardino, gli Omodei, i Monaco, i Ferro[33]. Altri importanti provvedimenti che tendevano alla riconciliazione ed alla pace tra queste due famiglie rivali sono rappresentati dal matrimonio, celebrato nel 1544, tra Bartolomea Sanclemente, figlia del barone Simone, e Cristoforo Fardella, barone di Fontanasalsa, e da quello tra Giovanni Sanclemente, fratello di Bartolomea Sanclemente, e Allegranza Fardella Sieri Pepoli[42].

Ramo salemitanoModifica

A Salemi, dal XV e nel XVII secolo diversi esponenti ricoprirono la carica di giurato[43]. Giacomo fu baiulo nel 1557-1558[43]; Simone fu vicesecreto nel 1565[43]; Giovanni Antonio fu, nel 1671, maestro notaro delle appellazioni[17]; Antonino, dottore in leggi, esercitò, nell'anno 1742-1743, la carica di giudice della corte capitaniale salemitana[17].

FeudiModifica

Gibilichaleph ed il territorio di GibiluasiliModifica

La più antica notizia è del 1310, grazie alla quale apprendiamo che Pietro di San Clemente, il quale aveva ottenuto la castellania di Salemi e, come riportato nel De Rebus Regni Siciliae, aveva ricoperto, negli anni 1282-1283, l'incarico di scrivano del re Pietro I di Sicilia[7], fu, a partire dal 1282, signore del feudo di Gibilichaleph[9], termine di chiara origine araba che sta a significare "piccola altura di Haleph", chiamato in seguito Mucharda e poi Moxharta[8]. Il feudo si trovava nel territorio di Salemi, presso Gibiluasili, un tenimento di terre da esso distinto del quale Pietro di San Clemente era feudatario[10]. Gli successe Claramunda, sua parente, alla morte della quale il feudo, il casale ed il tenimento di terre passarono alla Regia Curia; quindi re Federico III di Sicilia, con privilegio dato in Messina il 9 novembre 1310, assegnò il feudo a Simone de Curtibus[8], mentre Gibiluasili fu concesso a Guglielmo de Curtibus (Guglielmo Scurto)[10].

La baronia di IniciModifica

La baronia di Inici fu creata nel 1507 con Simone Sanclemente[44]. Il feudo si trovava nella Val di Mazara, in un territorio sotto la giurisdizione di Monte San Giuliano e la località si trova oggi nel comune di Castellammare del Golfo[45]. Il nome originario potrebbe essere Inichi (come attestato nel manoscritto "Quinternus antiquus feudorum et bonorum feudalium aut membrorum Regie Curie cum nominibus et cognominibus baronum et feudatariorum infra scripta et notata possidencium tempore serenissimi et illustrissimi regis et principis domini regis Friderici tercii regis Sicilie") o Inithi (come attestato in altri manoscritti conservati nella Biblioteca Comunale di Palermo). Non si hanno molte notizie sulla cronotassi dei proprietari di Inici: il primo, a detta del Barberi, sembra essere stato Nicola Asmundo (in epoca normanna), troviamo quindi (in epoca sveva ed aragonese), un Gilberto Abate nel 1234, un Riccardo Abate nel 1335, e Filippa Abate, figlia del precedente, nel 1348; infine, nel 1408, Simone Mannina (Lamagnina)[46]. Ai Mannina succedettero i Sanclemente.

ProprietàModifica

Il castello di IniciModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Inici.
 
Castello di Inici

Il castello di Inici sorge ai piedi del monte Inici nei pressi del torrente Mendola. Venne presumibilmente costruito tra l'XI ed il XVII secolo, e sicuramente prima del 1535, anno in cui Giovanni Sanclemente vi ospitò l'imperatore Carlo V d'Asburgo di ritorno dalla spedizione di Tunisi, il quale sostò una notte nel castello[47].

La tonnara di ScopelloModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Tonnara di Scopello.
 
Allegranza Sanclemente
 
Tonnara di Scopello

La tonnara di Scopello è una delle più importanti e antiche di tutta la Sicilia, fu edificata e ampliata dalla famiglia Sanclemente nel corso del XV e del XVI secolo, passò quindi alla Compagnia di Gesù e infine alla famiglia Florio. Si trova nel territorio di Castellammare del Golfo. La tonnara fu venduta per la prima volta a privati il 1º marzo 1442 e venne acquistata da Simone Mannina; per matrimonio con Bartolomea Mannina, figlia di Simone, che la portò in dote, pervenne a Giovanni Sanclemente. Quest'ultimo ottenne da Lope III Ximénez de Urrea y de Bardaixi, viceré di Sicilia, la concessione perpetua della stessa tonnara per sé e per i suoi discendenti il 28 marzo 1468 e la rese più produttiva ampliandone e ristrutturandone le struttura. A Giovanni Sanclemente succedette l'unico figlio, Simone, barone di Inici, che ricevette la conferma della stessa successione con privilegio dato il 18 luglio 1502 a Toledo.

Donna Allegranza Sanclemente, nel 1597, donò la tonnara al Collegio dei Gesuiti di Trapani insieme al castello e alla baronia di Inici ed alle altre proprietà della famiglia[48].

NoteModifica

  1. ^ Ovvero Gibilichaleph.
  2. ^ Ovvero Pere de Santcliment (in catalano), o Pietro di Sanclemente (in italiano).
  3. ^ a b c d e f g h i Salvatore Accardi, Il testamento di Allegranza Sanclemente (PDF), su trapaniinvittissima.it, p. 2. URL consultato il 19 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2013).
  4. ^ Giuseppe Castronovo, Casati nobili ericini, a cura di Anna Burdua, Trapani, Corrao, 1997, p. 76.
  5. ^ Filadelfo Mugnos, Teatro geologico delle famiglie nobili, Palermo, Pietro Coppola, 1647, p. 53.
  6. ^ Filadelfo Mugnos, Raguagli historici del Vespro siciliano, Palermo, 1669, p. 155.
  7. ^ a b Giovanni Luca Barberi, Repertorio della feudalità siciliana (1282 - 1390), Le famiglie feudali (PDF), su storiamediterranea.it, p. 378.
  8. ^ a b c Di Bartolo, Gli abitati della Sicilia occidentale dal periodo bizantino all'età normanno-sveva (PDF), su amsacta.unibo.it, p. 16.
  9. ^ a b Giovanni Luca Barberi, Repertorio della feudalità siciliana (1282 - 1390), I feudi (PDF), su storiamediterranea.it, p. 508.
  10. ^ a b c Giovanni Luca Barberi, Repertorio della feudalità siciliana (1282 - 1390), I feudi (PDF), su storiamediterranea.it, p. 496.
  11. ^ Filadelfo Mugnos, Raguagli historici del Vespro siciliano, Palermo, Domenico d'Anselmo, 1669, p. 131.
  12. ^ Filadelfo Mugnos, Raguagli historici del Vespro siciliano, Palermo, Domenico d'Anselmo, 1669, p. 290.
  13. ^ Vincenzo Auria, Historia cronologica delli signori Viceré di Sicilia, Palermo, Pietro Coppola, 1697, p. 255.
  14. ^ Gioacchino di Marzo, Diari della città di Palermo, volume II, Palermo, Luigi Pedone Lauriel, 1869, p. 241.
  15. ^ Filadelfo Mugnos, Raguagli historici del Vespro siciliano, Palermo, Domenico d'Anselmo, 1669, p. 297.
  16. ^ a b Francesco Maria Emanuele Gaetani, Della Sicilia nobile, parte terza, Palermo, Pietro Bentivegna, 1759, p. 389.
  17. ^ a b c d Antonino Mango di Casalgerardo, Nobliario di Sicilia, su bibliotecacentraleregionesiciliana.it.
  18. ^ Francesco Maria Emanuele Gaetani, Della Sicilia nobile, parte terza, Palermo, Pietro Bentivegna, 1759, p. 390.
  19. ^ Francesco Maria Emanuele Gaetani, Della Sicilia nobile, parte terza, Palermo, Pietro Bentivegna, 1759, pp. 391.
  20. ^ Ovvero Mannini, o Magnini, o Lamagnina.
  21. ^ Giuseppe Castronovo, Casati nobili ericini, a cura di Anna Burdua, Trapani, Corrao, 1997, pp. 31, 33, 80.
  22. ^ a b Salvatore Accardi, I Sieri Pepoli, parte quarta (PDF), su trapaniinvittissima.it, p. 66. URL consultato il 1º giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2013).
  23. ^ Salvatore Accardi, I Sieri Pepoli, parte quarta (PDF), su trapaniinvittissima.it, p. 60. URL consultato il 1º giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2013).
  24. ^ a b Francesco Maria Emanuele Gaetani, Della Sicilia nobile, parte terza, Palermo, Pietro Bentivegna, 1759, p. 393.
  25. ^ Francesco Maria Emanuele Gaetani, Della Sicilia nobile, parte terza, Palermo, Pietro Bentivegna, 1759, pp. 396.
  26. ^ Francesco Maria Emanuele Gaetani, Della Sicilia nobile, parte terza, Palermo, Pietro Bentivegna, 1759, pp. 397.
  27. ^ Francesco Maria Emanuele Gaetani, Della Sicilia nobile, parte terza, Palermo, Pietro Bentivegna, 1759, pp. 394.
  28. ^ Francesco Maria Emanuele Gaetani, Della Sicilia nobile, parte terza, Palermo, Pietro Bentivegna, 1759, pp. 395.
  29. ^ Stefano Fontana, Il '500 a Trapani (PDF), su trapaninostra.it, p. 23.
  30. ^ Carlo Guida, Trapani durante il governo del viceré Giovanni de Vega (PDF), su trapaninostra.it, p. 37.
  31. ^ Salvatore Accardi, I Sieri Pepoli, parte quarta (PDF), su trapaniinvittissima.it, p. 62. URL consultato il 1º giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2013).
  32. ^ Salvatore Accardi, I Sieri Pepoli, parte quarta (PDF), su trapaniinvittissima.it, p. 70. URL consultato il 1º giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2013).
  33. ^ a b c (ES) Pier Luigi Nocella, Tradición, familias y poder en Sicilia (siglos XVIII-XX), su ebuah.uah.es, p. 291.
  34. ^ Stefano Fontana, Il '500 a Trapani (PDF), su trapaninostra.it, p. 27.
  35. ^ a b Francesco Maria Emanuele Gaetani, Della Sicilia nobile, parte terza, Palermo, Pietro Bentivegna, 1759, pp. 398.
  36. ^ a b c Francesco Maria Emanuele Gaetani, Della Sicilia nobile, parte terza, Palermo, Pietro Bentivegna, 1759, pp. 400.
  37. ^ Rossella Cancila, Congiure e rivolte nella Sicilia del Cinquecento (PDF), su http://www.storiamediterranea.it, Associazione Mediterranea, aprile 2007, p. 47.
  38. ^ Marco Augugliaro, Guida di Trapani, Trapani, Fratelli Messina, 1914, pp. 285-286.
  39. ^ (ES) Pier Luigi Nocella, Tradición, familias y poder en Sicilia (siglos XVIII-XX), su ebuah.uah.es, p. 284-285.
  40. ^ (ES) Pier Luigi Nocella, Tradición, familias y poder en Sicilia (siglos XVIII-XX), su ebuah.uah.es, p. 290.
  41. ^ Carlo Guida, Trapani durante il governo del viceré Giovanni de Vega (PDF), su trapaninostra.it, p. 38.
  42. ^ (ES) Pier Luigi Nocella, Tradición, familias y poder en Sicilia (siglos XVIII-XX), su ebuah.uah.es, p. 425.
  43. ^ a b c Ugo La Rosa, Antonella Cuccia e Paolo Cammarata, Rollus rubeus officii spectabilium juratorum baronum regiarum secretiarum huius fidelis civitatis Salem, Palermo, La Rosa, 1998.
  44. ^ Francesco San Martino de Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, dalla loro origine ai nostri giorni (1925), volume decimo, Palermo, Boccone del Povero, 1941, p. XXX.
  45. ^ Salvatore Costanza, La patria armata, su trapaninostra.it.
  46. ^ Giovanni Luca Barberi, Repertorio della feudalità siciliana (1282 - 1390), I feudi (PDF), su storiamediterranea.it, p. 499.
  47. ^ Salvatore Dalia, Il viaggio e i luoghi di Carlo V in Sicilia, su iluoghidellasorgente.wordpress.com.
  48. ^ Rosario La Duca, La Tonnara di Scopello, Palermo, Grifo, 1989.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica