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Seabiscuit - Un mito senza tempo

film del 2003 diretto da Gary Ross
Seabiscuit - Un mito senza tempo
Seabiscuit Un mito senza tempo.jpg
Una scena del film
Titolo originaleSeabiscuit
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno2003
Durata141 min
Generesportivo, drammatico
RegiaGary Ross
SoggettoLaura Hillenbrand (romanzo)
SceneggiaturaGary Ross
ProduttoreFrank Marshall, Kathleen Kennedy, Jane Sindell e Gary Ross
FotografiaJohn Schwartzman
MontaggioWilliam Goldenberg
Effetti specialiDonald Elliott, Tom Pahk,
MusicheRandy Newman
ScenografiaJeannine Oppewall
CostumiJudianna Makovsky
TruccoMartina Kohl, Lydia Milars, Leigh Ann Yandle
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Seabiscuit - Un mito senza tempo (Seabiscuit) è un film del 2003 diretto da Gary Ross. Il film è tratto dal libro del 2001 intitolato Seabiscuit: una leggenda americana di Laura Hillenbrand.

TramaModifica

America degli anni '30: il paese si trova in grande crisi economica a causa della Grande depressione. Il giovane Red Pollard viene lasciato dai genitori ad un tutore che può curarsi di lui, dato che la famiglia non ha più i mezzi per mantenere tutti i figli. Contemporaneamente, il magnate dell'automobile Charles S. Howard scala le vette del successo con la sua attività, ma un giorno subisce una tremenda tragedia: suo figlio Frank, muore a causa di un incidente con un furgoncino. Dopo questa vicenda il suo matrimonio fallisce. Allo stesso tempo Tom Smith un uomo che si potrebbe definire l'ultimo cowboy, gira per il paese cercando di adattarsi alle modernità della nuova corrente.

I loro destini si accomuneranno quando Howard decide di assumere Smith come allenatore per i cavalli della sua scuderia. Durante questa collaborazione, ad una corsa ippica, Howard, che intanto si è risposato con una ragazza messicana, decide di acquistare un cavallo che fino a quel momento non aveva avuto una buona reputazione come campione, il cui nome è Seabiscuit.

Smith, allena il cavallo riconoscendo in lui un potenziale campione, nonostante sia considerato basso, grasso e con un difetto alla zampa. Dopo averlo rimesso in sesto, con una dieta bilanciata ed una compagnia nella stalla (un cavallino bianco ed un cane), il problema è trovargli un fantino. Qui entra in scena Pollard, che durante la sua giovinezza ha girato il paese facendo degli incontri di boxe e sbarcando il lunario come fantino. Seabiscuit e Pollard hanno lo stesso carattere nervoso e Smith, dopo che i due si incontrano, capisce che sono fatti l'uno per l'altro. La loro collaborazione farà sì che Seabiscuit diventi il più grande campione di tutti i tempi, vincendo alcune tra le gare ippiche americane più prestigiose, compreso quello - definito il duello del secolo - contro il grande campione della costa orientale War Admiral, guadagnandosi così il titolo di miglior cavallo dell'anno 1938.

SceneggiaturaModifica

La sceneggiatura della pellicola è stata affidata a Laura Hillenbrand, biografa ufficiale di Seabiscuit ed è tratta dal suo libro del 2001 Seabiscuit: una leggenda americana, libro del quale Gary Ross si assicurò i diritti per realizzare il film, considerando un suo grande sogno portare sullo schermo le gesta del grande campione. Nella decade tra il 1930 e il 1940 infatti, il mito di Seabiscuit fece sì che la sua storia ridiede coraggio e speranza al popolo statunitense, fortemente provato dalla povertà. Il cavallo che nessuno voleva e con parecchi difetti diventò il campione più pagato, amato ed onorato di tutti i tempi.

Differenze tra film e storia veraModifica

 
Gary L. Stevens, il fantino professionista che nel film interpreta George Woolf
  • Per ammansire Seabiscuit, Tom Smith mise nella sua stalla oltre ad un altro cavallo e ad un cagnolino, anche una scimmietta[1]
  • Quando Red Pollard e Seabiscuit si incontrano per la prima volta, Pollard gli si avvicina con la metà di una mela. In realtà Pollard offrì a Seabiscuit una zolletta di zucchero e il cavallo si fece accarezzare in un raro gesto d'affetto[2].
  • Nel film, dopo la sconfitta alla Santa Anita Handicap da parte di Rosemont, si scopre che Red Pollard è cieco dall'occhio destro e viene spiegato che la causa della cecità è un colpo ricevuto durante un incontro di boxe. In realtà, Pollard perse la vista dall'occhio destro in seguito al colpo di uno zoccolo di un cavallo, avvenuto durante una corsa molto affollata. All'epoca infatti, ben pochi fantini utilizzavano il casco di sicurezza e non era obbligatorio farlo[3].
  • Nella pellicola del 2003 la differenza al garrese tra Seabiscuit e War Admiral è considerevole, mentre nella realtà i due cavalli non si distanziavano molto. Seabiscuit era circa 1,52 m e War Admiral 1,56 m. La media dei cavalli purosangue dell'epoca era circa di 1,63.
  • Samuel D. Riddle, proprietario di War Admiral, nel film dice ai giornalisti che Seabiscuit è inferiore a livello di sangue rispetto al suo blasonato campione. In realtà il padre di War Admiral era Man o' War, un purosangue campione negli anni '20, che a sua volta era il nonno di Seabiscuit, quindi a livello di parentela, War Admiral e Seabiscuit sono zio e nipote, avendo la stessa discendenza diretta.
  • Nel realizzare il film furono usati 10 cavalli diversi per interpretare il ruolo di Seabiscuit. Tra questi, un purosangue di nome Fighting Ferrari[4] (soprannominato Fred) divenne famoso, dato che la sua somiglianza con il campione era quasi perfetta. I produttori del film Frank Marshall e Kathleen Kennedy se ne innamorarono e decisero quindi di acquistare il cavallo dalla compagnia cinematografica al prezzo di 5,000 dollari. Successivamente lo portarono allo Skyline Ranch, nelle San Juan Mountains ad ovest del Colorado[5]. Il ranch è meta di turisti che praticano equitazione all'aperto e negli ultimi anni molti ospiti hanno espresso il desiderio di poter montare Fighting Ferrari per provare il brivido di montare in realtà sulla groppa del "vero" Seabiscuit.
  • Il personaggio di George Woolf è interpretato da Gary L. Stevens, fantino professionista che nel 1996 vinse il George Woolf Memorial Jockey Award, premio istituito in onore del grande fantino dalla Jockeys' Guild (associazione americana fantini) dal 1950[6].

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ Laura Hillenbrand, Apprendi dal tuo cavallo, in Seabiscuit: una leggenda americana, New York, Equitare, 2001, pp. 145, 146, 147, 148.
  2. ^ Laura Hillenbrand, Luce ed ombra, in Seabiscuit: una leggenda americana, New York, Equitare, 2001, p. 142.
  3. ^ Laura Hillenbrand, Luce ed ombra, in Seabiscuit: una leggenda americana, New York, Equitare, 2001, p. 137.
  4. ^ (EN) Kim Hilley, Seabiscuit named Official Horse of Telluride (PDF), in Telluride Report, 2004, p. 4 (archiviato dall'url originale il 29 marzo 2006).
  5. ^ (EN) Star of Seabiscuit to Visit the Colorado Horse Park, su equiworld.net.
  6. ^ (EN) Awards and Achievements, Gary Stevens Official Site. URL consultato il 5 giugno 2009 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2009).

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN180484104 · LCCN (ENno2003126491 · WorldCat Identities (ENno2003-126491
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