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Seconda Divisione

torneo di secondo livello del campionato italiano di calcio maschile
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Seconda Divisione
SportFootball pictogram.svg Calcio
Tiposquadre di club
FederazioneCCI (1921-22)
FIGC (1922-59)
PaeseItalia Italia
Cadenzaannuale
Storia
Fondazione1921
Soppressione1959
Numero edizioni39

La Seconda Divisione fu il torneo di seconda divisione del campionato italiano di calcio maschile, istituito nel 1921 dalla CCI e poi passato sotto la giurisdizione della FIGC nel 1922. Venne soppresso nel 1959 e le sue squadre confluirono nella Seconda Categoria.

StoriaModifica

La nuova normativa introdotta, fortemente voluta dalla C.C.I. (che la applicò già nella stagione 1921-1922), prevedeva la suddivisione dell'Italia in due grosse aree geografiche gestite da due Leghe Nord e Sud con un taglio netto al centro Italia che portava le squadre della Toscana a disputare i campionati al Nord e Marche e Umbria al Sud. La Seconda Divisione, di conseguenza, subì due diversi regolamenti campionati dovuti alla netta differenza fra le diverse organizzazioni e situazioni geografiche contingenti: al Nord organizzata fuori dall'ambito regionale direttamente dalla Lega Nord e al Sud ancora dai Comitati Regionali perché le distanze e i mezzi di comunicazione non permettevano la gestione di questo campionato a livello interregionale. Solo nella stagione 1925-1926 i campionati regionali di Seconda Divisione furono gestiti dalla Lega Sud delle società maggiori.

Al Nord la nuova manifestazione partì nel 1922-1923 con un organico di 48 squadre suddivise in sei gironi, strutturati a livello interregionale ma ancora vagamente corrispondenti alle giurisdizioni dei comitati regionali, mentre nel 1924-1925 si scese a 40 sodalizi e a quattro gironi, ora geograficamente più estesi. Al Sud non tutti i Comitati Regionali riuscirono ad organizzare subito il campionato di Seconda Divisione, cosa impossibile soprattutto nelle regioni insulari dove i campi regolamentari si contavano sulle dita di una mano. Al primo campionato furono schierate circa 25 squadre e la stagione successiva si arrivò alle 40 unità ma, in seguito, i problemi di un'epoca particolarmente travagliata a livello politico si fecero sentire. In poche furono le società che riuscirono a disputare tutti i quattro campionati organizzati dalla Lega Sud dal 1922-1923 al 1925-1926 a causa degli alti costi di gestione.

A causa delle continue ristrutturazioni dei campionati il regolamento era instabile. Nella stagione 1922-23 nessuna squadra settentrionale fu promossa in massima serie per riforma dei campionati. Nelle stagioni 1923-1924 e 1924-1925 il regolamento prevedeva la promozione diretta per le prime due classificate del girone finale e la disputa di un girone di qualificazione precampionato tra la terza e la quarta classificata e le due undicesime classificate della categoria superiore con in palio due posti in massima serie.

Nel settembre 1925 la Federazione stabilì che a partire dalla stagione 1926-1927 la Seconda Divisione sarebbe scesa al terzo livello della piramide dei campionati federali. Il regolamento dei campionati 1925-1926 prevedeva la promozione nella declassata Prima Divisione per le migliori quattro classificate di ognuno dei gironi. In base alla Carta di Viareggio, il documento del CONI del 1926 che ristrutturava l'attività calcistica nazionale, la sua gestione fu affidata ai neoistituiti Direttori Divisioni Inferiori rispettivamente Nord e Sud.

Successive riforme federali per mano del presidente Arpinati tra il 1928 e il 1929 la portarono al livello di quarta divisione. Un anno dopo, nel 1930, furono soppressi i due Direttori Divisioni Inferiori e la Seconda Divisione passò sotto la gestione dei Direttori Regionali. Le finali interregionali per la promozione in Prima Divisione erano tuttavia gestite dal Direttorio Divisioni Superiori fino al 1934. Tra il 1935 e il 1948 divenne il quinto livello del calcio nazionale, poi il sesto nel 1948, il settimo nel 1952 e ancora nel 1957, e l'ottavo nel 1957 anche se per una stagione sola.

All'inizio della stagione 1947-48, con la trasformazione della Sezione Propaganda della Federcalcio in Lega Giovanile, la FIGC diede alle leghe regionali (gli attuali comitati regionali) la facoltà di organizzare direttamente la categoria oppure di passare la competenza ai commissariati provinciali (le attuali Delegazioni Provinciali e Locali) per la loro gestione e organizzazione.

Di fronte a questa scelta, i delegati dei Commissariati Provinciali votarono in assemblea non in modo omogeneo soprattutto perché le piccole società, in maggioranza provenienti dall'ex Sezione Propaganda, non erano preparate a essere inserite nella scala dei valori calcistici nazionali e lottare ogni anno per la promozione in categoria superiore oppure retrocedere. Per queste squadre la Federazione fece una eccezione: istituì la categoria Amatori ovvero un campionato senza promozioni e retrocessioni, sulla falsariga della Prima Categoria U.L.I.C..

Per tutte le altre società la Seconda Divisione fu retrocessa a campionato provinciale a seconda della quantità delle società iscritte, campionato che a partire dal 1947 fu la categoria delle società neo-affiliate, lo scalino più basso della piramide calcistica.

Proprio perché per alcune situazioni contingenti in certe province non fu possibile "creare" un campionato provinciale, alcune Leghe Regionali preferirono gestire direttamente questi campionati a livello interprovinciale con criteri di vicinanza zonale e aspettarono alcuni anni perché il numero delle partecipanti fosse sufficiente e fosse possibile il passaggio a un ente provinciale già esistente o appena costituito. Il Commissariato di Milano, ad esempio, dovette aspettare fino al 1956 mentre a Lodi le squadre le erano state assegnate la stagione precedente togliendole una parte alla Lega Regionale e una parte a Piacenza. Per il Veneto la situazione fu ancor più difficile: il campionato di Seconda Divisione non fu organizzato da tutti gli ex Comitati di Sezione Propaganda ma dai principali capoluoghi di provincia, aggregando, tra gli esempi più significativi, le società rodigine a quelle padovane ben oltre il 1959, anno della nascita della Lega Nazionale Dilettanti.

Per rendere l'idea di come andarono le cose si tenga presente che alla Lombardia fu possibile demandare a Varese, Como, Bergamo, Brescia e Piacenza sin dal 1947 la gestione della Seconda Divisione Provinciale, mentre Pavia e Cremona optarono per il campionato Amatori trasformandolo in Seconda Divisione solo dopo un paio di stagioni (Sondrio attese la Seconda Divisione fino al 1949). In Emilia-Romagna, invece, la maggior parte delle società anziché passare ai campionati regionali preferirono aderire al C.S.I. e all'U.I.S.P. non rendendo possibile la creazione dei Commissariati Provinciali che rimasero Comitati di Lega Giovanile fino al 1959 quando, con la nascita della Lega Nazionale Dilettanti, la Seconda Divisione fu liquidata e i suoi club, insieme a quelli di Prima, furono inseriti nella nuova Seconda Categoria affidata ai Comitati Provinciali.[1]

Dal 2008 la denominazione è stata riesumata dalla Lega Pro che ha così ribattezzato il suo campionato di Serie C2.

Albo d'oroModifica

Elenco delle promozioni dalla II Divisione alla I Divisione del campionato italiano di calcio dal 1921-22 al 1924-25:

Nel 1926 la riforma dei campionati confermò la decisione (presa all'assemblea federale di agosto 1925) di creare una nuova massima serie, la Divisione Nazionale, con conseguente declassamento della Prima Divisione che divenne in realtà la seconda categoria calcistica italiana. De facto dunque in quell'anno non vi fu nessuna promozione alla massima serie, mentre le società seguenti sono quelle che, venendo iscritte alla Prima Divisione 1926-27, mantennero il proprio rango subito al di sotto della divisione d'élite:

  • 1925 - 26: Spezia, U.S. Milanese, Biellese, SPAL, Derthona, Atalanta, Treviso, Pro Patria, Libertas Lucca, Savona, Speranza Savona, Sestrese, Prato, Venezia, Libertas Firenze, Gloria Fiume, Como, Olimpia Fiume, Pistoiese, Carpi, Monfalconese, Astigiani, Triestina.

NoteModifica

Voci correlateModifica

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