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Stefania Belmondo
Stefania Belmondo.jpg
Stefania Belmondo durante la cerimonia di conferimento dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana, il 26 aprile 2002
Nazionalità Italia Italia
Altezza 158 cm
Peso 45 kg
Sci di fondo Cross country skiing pictogram.svg
Squadra Forestale
Ritirata 2002
Palmarès
Olimpiadi 2 3 5
Mondiali 4 7 2
Mondiali juniores 2 1 1
Coppa del Mondo - Sprint 1 trofeo
Per maggiori dettagli vedi qui
 

Stefania Belmondo (Vinadio, 13 gennaio 1969) è un'ex fondista italiana. È una delle atlete più titolate della storia della disciplina, con dieci medaglie olimpiche (seconda in campo femminile, condiviso con la russa Raisa Smetanina[1], dietro alla norvegese Marit Bjørgen), e tredici iridate.

Indice

BiografiaModifica

 
Le montagne della Valle Stura di Demonte che fanno da corona al luogo in cui è cresciuta Stefania Belmondo

Figlia di una casalinga e di un dipendente dell'Enel[2], Stefania Belmondo - nata a Vinadio ma cresciuta a Pontebernardo, frazione di Pietraporzio[3] - iniziò a sciare all'età di tre anni[2] sulle piste della Valle Stura. Vive a Demonte[4].

Nel 1994 ha sposato il compaesano Davide Casagrande (di professione meccanico), col quale era fidanzata dal 1992[5]; dalla relazione sono nati i figli Mathias (classe 2003) e Lorenzo (classe 2005)[2]. I due hanno poi divorziato nel 2016[6].

Stagioni 1987-1990Modifica

In Coppa del Mondo esordì nella stagione 1986-1987 (64ª nella sua prima gara)[7]; nella stagione seguente entrò a far parte della squadra nazionale italiana e successivamente partecipò ai XV Giochi olimpici invernali di Calgary 1988, in Canada (19ª nella 10 km, 29ª nella 20 km, 10ª nella staffetta).

Nella stessa stagione vinse le sue prime medaglie ai Mondiali juniores: argento nella 5 km e bronzo nella staffetta. Ai Mondiali juniores dell'anno successivo conquistò due ori, i primi di un'atleta italiana nelle rassegne iridate giovanili[7]. Il 12 dicembre 1989 ottenne la prima vittoria, nonché primo podio, in Coppa del Mondo, nella 15 km a tecnica libera di Salt Lake City. Terminò la stagione all'ottavo posto in classifica generale.

Stagioni 1991-1994Modifica

Nella stagione 1990-1991 vinse alcune gare in Coppa e due medaglie iridate, il bronzo nella 15 km e l'argento nella staffetta 4×5 km. A fine stagione risultò seconda nella classifica generale di Coppa. Ai XVI Giochi olimpici invernali di Albertville 1992 ottenne le sue prime tre medaglie olimpiche, tra le quali l'oro nella 30 km. In Coppa fu nuovamente seconda, superata come l'anno precedente dalla russa Elena Välbe.

Nel 1993 divenne campionessa mondiale della 10 km e della 30 km e chiuse la stagione di Coppa al terzo posto. Al termine della stagione subì un intervento chirurgico al piede destro per curare l'alluce valgo, disturbo che le avrebbe causato quattro anni di difficoltà[7]. Dopo una seconda operazione, eseguita nel settembre del 1993[7], partecipò ai XVII Giochi olimpici invernali di Lillehammer 1994, dove ottenne due medaglie di bronzo; nella classifica finale di Coppa fu quarta. Nonostante i medici le avessero consigliato di interrompere l'attività agonistica, la Belmondo decise di continuare[7].

Stagioni 1995-2002Modifica

Le stagioni 1994-1995 e 1995-1996 furono inferiori alle precedenti. Invece ai Mondiali del 1997 vinse quattro medaglie d'argento, tutte alle spalle della Vjal'be, ricevette la Medaglia Holmenkollen, uno dei riconoscimenti più prestigiosi dello sci nordico, e chiuse ancora al secondo posto la classifica di Coppa del Mondo, vincendo la Coppa di specialità di sprint, assegnata quell'anno per la prima volta.

Ai XVIII Giochi olimpici invernali di Nagano 1998 ottenne il bronzo nella staffetta 4×5 km e l'argento nella 30 km; in Coppa del Mondo fu terza sia nella classifica generale, sia nelle due classifiche di specialità (sprint e lunga distanza). Ai Mondiali dell'anno seguente vinse due medaglie d'oro e una d'argento. Nella stessa stagione la Belmondo si aggiudicò la classifica di Coppa del Mondo generale, a pari merito con la norvegese Bente Skari[1][8] che comunque ricevette la coppa di cristallo grazie al maggior numero di vittorie[7].

Dopo altre due stagioni condotte ad alto livello, ma non in posizioni di vertice (2000 e 2001), ai XIX Giochi olimpici invernali di Salt Lake City 2002 vinse un'ultima medaglia d'oro, nella 15 km a tecnica libera, oltre a una d'argento nella 30 km a tecnica classica e a una di bronzo nella 10 km, sempre a tecnica classica (la medaglia di bronzo le fu consegnata un anno e mezzo dopo la gara, a seguito della squalifica per doping della 2ª classificata, la russa Ol'ga Danilova, e della 4ª classificata Larisa Lazutina),[9] ripetendo così la tripletta di 10 anni prima. Chiuse la stagione di Coppa al terzo posto, per poi annunciare il proprio ritiro dalle competizioni.

Altre attivitàModifica

Dopo il ritiro, ha prestato servizio nel Corpo forestale dello Stato (sua arma d'appartenenza), per poi passare nel 2017 in forza al Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri (che ha rilevato le competenze del disciolto C.F.S.)[10].

Fu ultimo tedoforo nel corso della Cerimonia di apertura dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006[11], occupandosi pertanto di "accendere" il braciere olimpico.

Dal 2003 è diventata commentatrice televisiva delle gare di sci di fondo per la televisione pubblica italiana Rai[2].

PalmarèsModifica

OlimpiadiModifica

MondialiModifica

Mondiali junioresModifica

Coppa del MondoModifica

  • Miglior piazzamento in classifica generale: 2ª nel 1999 (a pari punti con la prima, Bente Skari, cui fu assegnata la coppa di cristallo grazie al maggior numero di vittorie[7])
  • Vincitrice della Coppa del Mondo di sprint nel 1997
  • 72 podi (54 individuali, 18 a squadre[13]), oltre a quelli conquistati a Giochi olimpici e campionati del mondo:
    • 22 vittorie (18 individuali, 4 a squadre)
    • 27 secondi posti (21 individuali, 6 a squadre)
    • 24 terzi posti (15 individuali, 9 a squadre)

Coppa del Mondo - vittorieModifica

Data Luogo Paese Disciplina
10 dicembre 1989 Salt Lake City   Stati Uniti 15 km TL
9 dicembre 1990 Tauplitzalm   Austria 25 km PU
9 dicembre 1991 Silver Star   Canada 15 km TC
11 gennaio 1992 Cogne   Italia 30 km TL
29 febbraio 1992 Lahti   Finlandia 30 km TC
16 gennaio 1993 Cogne   Italia 10 km TL
29 novembre 1995 Gällivare   Svezia 10 km TL
3 febbraio 1996 Seefeld in Tirol   Austria Sprint a squadre TL
(con Manuela Di Centa)
7 dicembre 1996 Davos   Svizzera 10 km TC
14 dicembre 1996 Brusson   Italia 15 km TL
11 gennaio 1997 Hakuba   Giappone 5 km TC
12 gennaio 1997 Hakuba   Giappone 15 km PU
19 gennaio 1997 Lahti FIN 8x1,5km Teamsprint TL (con Sabina Valbusa )
15 marzo 1997 Oslo   Norvegia 30 km TL
11 gennaio 1998 Ramsau am Dachstein   Austria 10 km TL
7 marzo 1998 Lahti   Finlandia 15 km TL
2 febbraio 2000 Trondheim   Norvegia 5 km TL
20 febbraio 2000 Lamoura/Mouthe   Francia 44 km TL MS
13 gennaio 2001 Soldier Hollow   Stati Uniti 4x5 km
(con Sabina Valbusa, Gabriella Paruzzi e Cristina Paluselli)
9 marzo 2002 Falun   Svezia 10 km PU
10 marzo 2002 Falun   Svezia 4x5 km
(con Sabina Valbusa, Gabriella Paruzzi e Cristina Paluselli)
16 marzo 2002 Oslo   Norvegia 30 km TL

Legenda:
MS = partenza in linea
PU = inseguimento
TC = tecnica classica
TL = tecnica libera

Campionati italianiModifica

OnorificenzeModifica

  Collare d'oro al merito sportivo
«Campione mondiale sci nordico - Fondo km 10 e km 15»
— Roma, 1999.[15]
  Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana
— Roma, 26 aprile 2002. Di iniziativa del Presidente della Repubblica.[16]

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Scheda Sports-reference, su sports-reference.com. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  2. ^ a b c d "Il mio profilo" sul sito personale, su stefaniabelmondo.it. URL consultato l'11 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2012).
  3. ^ Gaia Piccardi, Il Belmondo di Stefania ora è cambiato, in Corriere della Sera, 21 novembre 2001. URL consultato l'11 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale l'8 giugno 2015).
  4. ^ Sarah Tavella, Parla Stefania Belmondo, la testimonial, in Ilnostrotempo.it, , 2011. URL consultato l'11 ottobre 2011.
  5. ^ Stefy Belmondo si è sposata, in La Stampa, 12 giugno 1994.
  6. ^ Ninna Quario, Stefania Belmondo: "50 anni di vittorie e fatica. La mia vita anti doping", in Il Giornale, 13 gennaio 2019. URL consultato il 1º marzo 2019.
  7. ^ a b c d e f g h "Dettaglio delle stagioni" sul sito personale, su stefaniabelmondo.it. URL consultato l'11 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 10 giugno 2012).
  8. ^ Classifica finale della Coppa del Mondo 1999 sul sito ufficiale della FIS, su fis-ski.com. URL consultato l'11 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2008).
  9. ^ Olimpiadi: bronzo «postumo» alla Belmondo, corriere.it. URL consultato l'8 febbraio 2012.
  10. ^ Stefania Belmondo: «Quella vittoria sulle dopate, con un bastoncino rotto» - Vanity Fair, su vanityfair.it. URL consultato il 1º marzo 2019.
  11. ^ "L'emozione olimpica della Cerimonia d'Apertura" sul sito ufficiale Torino 2006, su torino2006.it. URL consultato l'11 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 12 settembre 2012).
  12. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Gara valida anche ai fini della Coppa del Mondo.
  13. ^ Fino al 2000 dati parziali per le prove a squadre.
  14. ^ "Carriera" sul sito personale, su stefaniabelmondo.it. URL consultato l'11 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 14 giugno 2012).
  15. ^ Benemerenze sportive di Stefania Belmondo, su coni.it, Comitato Olimpico Nazionale Italiano. URL consultato il 18 gennaio 2018.
  16. ^ Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana Sig.ra Stefania Belmondo, su quirinale.it. URL consultato il 10 aprile 2011.
  17. ^ Inaugurata la Walk of Fame: 100 targhe per celebrare le leggende dello sport italiano, su coni.it. URL consultato il 20 dicembre 2017.
  18. ^ 100 leggende Coni (PDF), su coni.it. URL consultato il 20 dicembre 2017.

BibliografiaModifica

  • Stefania Belmondo, Antonella Saracco, Più veloci di aquile i miei sogni, Milano, Sperling & Kupfer, 2003, ISBN 88-200-3500-6.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN26448033 · ISNI (EN0000 0003 7386 3387 · SBN IT\ICCU\REAV\099028 · LCCN (ENn2003117383