Apri il menu principale

Trebecco

frazione del comune italiano di Alta Val Tidone
Trebecco
frazione
Trebecco – Veduta
Stemma di Trebecco
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Piacenza-Stemma.svg Piacenza
ComuneAlta Val Tidone-Stemma.png Alta Val Tidone
Territorio
Coordinate44°53′41.36″N 9°18′00.78″E / 44.894822°N 9.300216°E44.894822; 9.300216 (Trebecco)Coordinate: 44°53′41.36″N 9°18′00.78″E / 44.894822°N 9.300216°E44.894822; 9.300216 (Trebecco)
Altitudine516 m s.l.m.
Abitanti110 (2001)
Altre informazioni
Cod. postale29010
Prefisso0523
Fuso orarioUTC+1
Cod. catastaleL351
Nome abitantitrebecchini
Patronosan Giacomo Maggiore apostolo
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Trebecco
Trebecco

Trebecco è una frazione del comune italiano di Alta Val Tidone, in provincia di Piacenza. È situato in val Tidone.

Il borgo medievale è ubicato sull'Appennino piacentino fra boschi di castagni e di querce, a 520 metri s.l.m.. Dista 95 km da Milano e 45 km da Piacenza e Pavia, su un crinale proprio a ridosso di uno sperone roccioso di potenti strati arenacei, in posizione panoramica e allo stesso tempo strategica.

La conformazione del rilievo è caratterizzato da versanti irregolari, modellati da movimenti franosi, le quote del territorio sono comprese fra 300 e 800 metri d'altezza. L'uso attuale dei suoli è principalmente agricolo e boschivo.

La posizione del centro abitato assume un enorme significato storico–politico, poiché collocato in corrispondenza di una linea di confine che fin dal passato ha avuto una notevole importanza. I fatti che succedettero nel corso dei secoli, testimoniano quanto le radici di questo borgo, che compare sempre nelle cronache e nei diplomi alcuni dei quali antichissimi, siano profonde e intimamente legate ad alterne vicende, comuni a tutti i centri dell'alta val Tidone.

Indice

StoriaModifica

Prime notizie storiche sull'antico comune di Trebecco appartenente all'antico Principato Pavese, risalgono antecedentemente al 1300. All'interno della sua sfera giurisdizionale si contavano gli antichi borghi di Fontanazzo, Ronchi, Zerbeto di sotto, Zerbeto di sopra, Villa Pagliaro, Villa Agliata, Villa Chiericone, Villa Pagliara, Villa Gattoni, Villa Cabarato, Villa Casetta, Villa Brera.

Successivamente nei corsi dei secoli il territorio comunale passò alle dipendenze dei vari signori del tempo, fino ad essere integrato con il Bobbiese al Regno di Sardegna nel 1743, in base al Trattato di Worms, all'interno della provincia di Voghera prima, e della provincia di Bobbio in seguito. Nel 1801 il territorio è annesso alla Francia napoleonica fino al 1814. Nel 1848 come parte della provincia di Bobbio passò dalla Liguria al Piemonte, nel 1859 e con la proclamazione del Regno d'Italia entrò a far parte nel Circondario di Bobbio della nuova provincia di Pavia e quindi della Lombardia.

Nel 1923 il comune venne dislocato giurisdizionalmente assieme a buona parte del disciolto circondario di Bobbio, dall'amministrazione della provincia di Pavia a quella di Piacenza[1].

Nel dicembre del 1924 la popolazione trebecchese effettuò assieme agli abitanti dei borghi dell'alta val Tidone (Zavattarello, Romagnese, Ruino, Caminata), la Marcia su Bobbio, al fine di ottenere il reintegro di predetti borghi sotto l'amministrazione provinciale di Pavia. Tale azione sfociò nell'emanazione di un referendum tenutosi in tutti i borghi sopra menzionati il 27 febbraio del 1925, nel quale oltre l'85% degli abitanti di ogni comune decretò la volontà di ritornare sotto l'amministrazione provinciale pavese. Tale volontà venne presa in essere dalla Camera dei Deputati la quale legiferò in merito escludendo però dal ritorno dei comuni di Trebecco e Caminata. Tale decisione causò nella popolazione trebecchese rabbia, che rapidamente sfociò in violenza e ribellione contro la figura del Podestà in qualità di rappresentante dello Stato, causandone la fuga precipitosa dello stesso fino al suo rientro scortato da reparti dei Carabinieri Reali, i quali ristabilirono l'ordine costituito reprimendo la ribellione con arresti.

 
Trebecco Val Tidone

Il comune di Trebecco venne successivamente soppresso dal parlamento nel 1928 richiamando ufficialmente la politica antifascista degli abitanti, ad insegnamento e monito per i paesi limitrofi. L'antico borgo venne così declassato a frazione ed unificato alla giurisdizione del comune di Nibbiano. Ricerche storiche effettuate, hanno in seguito evidenziato ed integrato le motivazioni del diniego per il reintegro del comune di Trebecco e Caminata nella giurisdizione provinciale pavese, e la successiva perdita dell'autonomia comunale. Infatti oltre alle motivazioni sopra descritte occorre aggiungere la costruzione del bacino artificiale denominato lago di Trebecco, in quanto l'edificazione dello sbarramento sul torrente Tidone richiamò sulle amministrazioni locali dei due borghi interessati giurisdizionalmente ingenti capitali finanziari, che azionarono una spirale di interessi pubblici e privati per la gestione dei fondi che causarono la perdita di autonomia amministrativa dei due enti locali.

Con l'avvento della Repubblica e della democrazia, vari e vani, furono i tentativi compiuti negli anni cinquanta da parte della popolazione di Trebecco, di ritornare in possesso di quell'autonomia municipale che aveva contraddistinto per centinaia di anni il borgo, decretandone la definitiva declassazione a frazione.

 
Territori storici della Provincia di Pavia (XVII secolo circa)

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

Architetture religioseModifica

 
La parrocchiale
  • La chiesa parrocchiale. Le prime notizie riguardanti l'attuale chiesa parrocchiale risalgono all'inizio del Seicento, quando compare su vari manoscritti la consacrazione della stessa da parte del vescovo di Bobbio e l'intitolazione a San Giacomo Maggiore Apostolo in onore della vittoria ottenuta dal conte Dal Verme nella battaglia di Nizza. Si sconosce l'esatta data di edificazione della stessa ma da ricerche storiche effettuate, è emerso che l'edificazione della nuova chiesa è da ricondurre al 1500 sulla struttura di un edificio religioso preesistente del 1180 costruito in seguito al forte aumento degli abitanti della parrocchia e l'impossibilità della cappella ubicata all'interno del castello di accogliere tutti i fedeli.

La nuova chiesa venne costruita ad un'unica navata centrale con l'altare maggiore e il coro posizionato sul fondo e con 6 cappelle laterali.

 
Madonna del Colera

Di queste quattro cappelle, le due site ai piedi dell'altare provviste di stucchi pregiati, contengono in quella situata nella parte anteriore sinistra l'antica statua lignea di San Giacomo Maggiore Apostolo commissionata dalla famiglia Dal Verme in seguito alla vittoria militare ottenuta a Nizza. Nella cappella situata nella parte anteriore destra la statua lignea rappresentante la Madonna del Colera, la quale venne venerata dai Trebecchesi dagli inizi nel 1867, in seguito alla grazia ottenuta per non essere stati colpiti dalla piaga del colera che dilagava nei borghi limitrofi. La cappella sita nella parte posteriore destra della chiesa in prossimità della porta d'accesso principale contiene l'antico confessionale ligneo decorato di stucchi costruito nel 1650, mentre nella cappella sita frontalmente al predetto confessionale, si trova un antichissimo battistero in pietra arenaria locale costruito antecedentemente all'anno mille e custodito originariamente all'interno della cappella sita all'interno delle mura del castello medievale. Le cronache storiche del tempo raccontano inoltre che attiguo alla chiesa venne edificato sia il campanile dotato di due campane in bronzo, e dal 1690 la sacrestia descritta in ogni minimo particolare.

Dopo l'aggregazione della diocesi di Bobbio con quella di Piacenza nel 1989 che venne a formare la nuova diocesi di Piacenza-Bobbio, la parrocchia passò assieme a Caminata e Lazzarello di Pecorara dal territorio bobbiese direttamente a quello piacentino nel vicariato della Val Tidone.[2]

Architetture militariModifica

  • Il castello. Il primo documento in cui è citato il "Castrum de Durobecho" volgarizzato successivamente nei secoli in Durbecum, Trubecchi o Durbeco, è in un diploma Imperiale di Ottone I del 27 luglio 971, nel quale l'imperatore confermava agli abati di Bobbio (la diocesi di Bobbio nascerà nel 1014) i fondi e il castello di Trebecco, tale passaggio del diploma imperiale viene citato in seguito sia nel testamento del diacono Gherardo del 19 dicembre 1028, nel quale veniva lasciato in eredità l'importante maniero difensivo al marchese Ugo fu Oberto, e richiamato successivamente dal piacentino Codagnello nella sua cronaca 1180.

Non si conosce l'esatto periodo di edificazione del maniero dotato originariamente di tre torri di avvistamento e di tre cinte murarie, ma studi dimostrano la sua esistenza nei primi del IX secolo su strutture di un maniero difensivo preesistente. Nel corso dei secoli il Castrum de Durobecho fu conteso da varie famiglie nobili del tempo, in quanto la sua posizione strategica consentiva il controllo della media val Tidone. Successivamente l'11 agosto 1391 la famiglia dei conti Dal Verme, su concessione del Duca di Milano, entro' in possesso del borgo e del castello fortificato ponendo le prime basi della costituzione dello Stato Vermesco. Nel 1593 il conte Dal Verme Marc'Aurelio, signore di Voghera e dell'intero stato Vermesco, in seguito a varie congiure poste in essere dagli spagnoli per esautorare la famiglia Dal Verme dal feudo, si trasferì all'interno del castello di Trebecco assieme alla sua corte, e lì vi rimase fino alla morte e alla successiva sepoltura avvenuta all'interno delle mura del maniero nel 1601.

I Dal Verme mantennero la proprietà del maniero fino alla seconda metà del Novecento, periodo dal quale venne venduto a varie famiglie del borgo. Dell'antico fortilizio rimangono poche tracce su di un o sperone sovrastante al paese.

Lago di TrebeccoModifica

 
Lago di Trebecco
 Lo stesso argomento in dettaglio: Lago di Trebecco.
  • Il lago di Trebecco è ubicato a nord ovest del borgo e raggiungibile a piedi o in mountain bike, si percorre per circa Km 1.5 una strada non asfaltata che dopo aver costeggiato i resti relativi alla cinta muraria dell'antico castello medioevale raggiunge il lago.

SocietàModifica

Tradizioni e folcloreModifica

Questo paese fa parte del territorio culturalmente omogeneo delle Quattro province (Alessandria, Genova, Pavia, Piacenza), caratterizzato da usi e costumi comuni e da un importante repertorio di musiche e balli molto antichi. Strumento principe di questa zona è il piffero appenninico che accompagnato dalla fisarmonica, e un tempo dalla müsa (cornamusa appenninica), guida le danze e anima le feste, in particolare la questua del calendimaggio, qui chiamato galina grisa.

EventiModifica

È attivo nel borgo un Comitato Ricreativo Culturale denominato Amici di Trebecco che dal 1980 assieme al gruppo parrocchiale intitolato a San Giovanni Bosco, animano la vita della comunità residente e dei tanti villeggianti che nel periodo estivo si riversano nel borgo, organizzando diverse manifestazioni culturali e folcloristiche che nel corso dei secoli erano andate perse:

  • La festa di carnevale denominata "La polentata di Trebecco". Antica festa organizzata da centinaia d'anni la domenica antecedente alla prima domenica di Quaresima, attualmente si svolge presso i locali della ex scuola elementare, ove gli organizzatori assieme a canti locali preparano antiche pietanze da accompagnare al prodotto che per centinaia d'anni contraddistingueva il primo alimento della popolazione, la polenta.
  • La festa patronale di San Giacomo Maggiore Apostolo (25 luglio), venne voluta dalla famiglia dei Conti Dal Verme alla fine del Trecento per festeggiare la vittoria militare ottenuta nella città di Nizza. La manifestazione prende il via alla mattina con svolgimento della celebrazione eucaristica presso la Chiesa Parrocchiale con la processione per le strade del paese con l'antica statua lignea del Santo, successivamente in serata si svolge la festa presso la sede del circolo culturale, ove gli organizzatori preparano varie pietanze accompagnati da canti locali.
  • La festa della Madonna del Colera (seconda domenica di settembre), vede gli inizi nel 1867, quando gli abitanti del borgo graziati dall'assenza della piaga del colera che dilagava nei paesi limirofi, commissionavano la statua lignea raffigurante la Madonna del Colera, e organizzarono una festa religiosa e civile per ringraziare la stessa della grazia ricevuta, festa che da allora ogni anno si ripete nel borgo con la celebrazione eucaristica presso la Chiesa Parrocchiale e processione per le strade del borgo con la statua lignea della Madonna e la successiva festa folcloristica presso la sede del circolo culturale.

NoteModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  Portale Emilia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Emilia