Calendimaggio

In Italia è detta Calendimaggio, o Cantar maggio, una festa stagionale con cui si celebra l'arrivo della primavera. L'evento trae il nome dal periodo in cui si svolge, cioè intorno al 1º maggio, perché risalente alle calende del mese nel calendario romano,[1] in cui si onorava la dea Flora, responsabile della fioritura degli alberi.[2]

Trionfo dell'amore, di Francesco Pesellino (1450), che celebra l'arrivo della primavera e della fioritura associata a maggio.[2]

Si tratta di una festa conosciuta d'altronde anche nel resto d'Europa, corrispondente ad esempio alla festa di Beltane o alla notte di Valpurga,[3] ed astronomicamente contrapposta a quella dei morti del 1º novembre.[4]

La tradizioneModifica

«La notte del 30 aprile gruppi di giovani si recavano nei boschi e ne asportavano o interi alberi, o rami verzicanti e fioriti, e attaccavano questi alle porte o alle finestre delle ragazze come dichiarazione d'amore, o piantavano quelli davanti alla casa delle maggiori autorità del paese, o anche nelle piazze o nelle aie.

Con ciò esplicitamente intendevano recare il segno della rinnovata fecondità della Natura, che avrebbe a sua volta procurato ai singoli e alla comunità l'abbondanza e la fortuna.
Questo rito, nelle manifestazioni più o meno varie assunte secondo i diversi ambienti e tempi, è rimasto fondamentalmente uguale nel carattere e nel significato.»

(Paolo Toschi, Le origini del teatro italiano [1955], Bollati Boringhieri, 1976, pp. 453-454)
 
Albero di maggio innalzato in occasione del 1º del mese a Bagnoli della Rosandra (provincia di Trieste)

Il Calendimaggio è una tradizione viva ancor oggi in molte regioni d'Italia come allegoria del ritorno alla vita e della rinascita: fra queste il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, il Veneto, l'Emilia-Romagna (ad esempio si celebra nella zona delle Quattro Province, ovvero Piacenza, Pavia, Alessandria e Genova), la Toscana (Montagna pistoiese), l'Umbria, le Marche, l'Abruzzo e il Molise.

La funzione magico-propiziatoria di questo rito è spesso svolta durante una questua durante la quale, in cambio di doni (tradizionalmente uova, vino, cibo o dolci), i maggianti (o maggerini) cantano strofe benauguranti agli abitanti delle case che visitano.[3] Simbolo della rinascita primaverile sono gli alberi (ontano, maggiociondolo) che chiamati «del maggio» accompagnano i maggerini, e i fiori (viole, rose), citati nelle strofe dei canti, e con i quali i partecipanti si ornano. In particolare la pianta dell'ontano, che cresce lungo i corsi d'acqua, è considerata il simbolo della vita ed è per questo che è spesso presente nel rituale.

Si tratta di una celebrazione che risale a popoli dell'antichità molto integrati con i ritmi della natura, quali i Celti (che festeggiavano Beltane), gli Etruschi e Liguri, presso i quali l'arrivo della bella stagione rivestiva una grande importanza.[3]

In alcune località essa è associata al culto di San Michele, del quale è festeggiata l'8 maggio la sua apparizione nel santuario di Monte San Michele sul Gargano.[5]

Col tempo la tradizione del Calendimaggio si è affievolita, soprattutto a partire dall'Ottocento, quando il movimento socialista trasformò questa ricorrenza nella festa dei lavoratori, facendole assumere un carattere di protesta sociale.[2] Fu per questo che il fascismo, nonostante la sua valorizzazione delle manifestazioni folcloriche italiane,[6] giunse a vietare questa espressione popolare in alcune città.[2] Altrove, tuttavia, furono incentivate le rievocazioni medievali in linea con gli esiti nazionalisti del romanticismo, come nel caso del Calendimaggio di Assisi, ripristinato in forma nuova nel 1927.[7]

Le feste del CalendimaggioModifica

A seconda della località in cui si svolge questa festa troviamo forme e nomi differenti:

In diverse città si è formalizzata in una vera e propria consuetudine dotata di regole interne e a carattere fortemente spettacolare, come la Maggiolata a Firenze o il Calendimaggio ad Assisi.

Oggi in alcuni luoghi si celebra durante tutto il mese di maggio questa tradizione, come nel caso dal Maggio Itinerante Pistoiese.

Il Calendimaggio sulla Montagna pistoieseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Maggio Itinerante Pistoiese.

Nelle province della Montagna pistoiese il Calendimaggio viene celebrato nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio e consiste nell'itinerare lungo il paese cantando i canti del Maggio sotto ogni casa. La tradizione vuole che un ramo molto grosso della pianta di ontano venga trasportato dai "Maggerini" (i cantori del maggio) e su di esso vengano appesi i doni dati nelle case. Attorno alla pianta si tenevano danze e l'elezione della reginetta del Maggio. Alla fine del percorso questo ramo, a seconda dei luoghi, poteva venire issato con i doni per diventare il palo della cuccagna.

Nel dopoguerra il Collettivo Folcloristico Montano ripropose la tradizione sulla Montagna pistoiese dal 1976 come pure da parte di altre forme associative fra le quali i Cantori Appennino Toscano dal 1977.

Il Cantamaggio nelle Quattro provinceModifica

La celebrazione del Cantamaggio in questa zona è strettamente legata alle questue, che prendono aspetti e nomi differenti a seconda della località in cui si tengono. Il periodo in cui si svolge sono i primi giorni di maggio, anticipato al sabato prima di Pasqua (Sabato Santo) a Romagnese (PV) o posticipato al 3 maggio (festa della Santa Croce) nella zona fra il passo del Brallo, Bobbio e Corte Brugnatella o alla prima domenica di maggio.[8]

In val Tidone si chiama La galina grisa o La galëina grisa, a Marsaglia di Corte Brugnatella in val Trebbia Carlin di maggio (storpiatura di Calendimaggio).[8]

DiscografiaModifica

  • 1974 - Canzoniere Internazionale Siam venuti a Cantarmaggio (Fonit Cetra, Folk Internazionale 29, LPP 261)
  • 1980 - 'Maggiolata' in Toscana vol.1 - Grosseto - Siena - Cetra 'I Suoni' su 5004 - a cura di Diego Carpitella
  • 1984 - Musa di pelle, pinfio di legno nero... Baraban -- ACB
  • 1989 - Canti e musiche popolari dell'Appennino pavese. I canti rituali, i balli, il piffero, a cura di Aurelio Citelli e Giuliano Grasso -- ACB
  • 1990 - Antologia, Ciapa Rusa — Robi Droli
  • 1995 - In festa, Micrologus
  • 1996 - 'Kalenda Maya' in italiano - Angelo Branduardi in 'Chominciamento di gioia' - La Voce del Padrone CD
  • 2000 - Eva Tagliani. La voce delle mascherate, a cura di Aurelio Citelli e Giuliano Grasso -- ACB
  • 2000 - Tendachënt Ori pari (Folkclub Etnosuoni)
  • 2001 - Balla Ghidan, Gruppo ricerca popolare — Voxi de Zena
  • 2003 - Acqua foco e vento, Riccardo Tesi e Maurizio Geri — Il manifesto
  • 2004 - In cerca di grane, Ariondassa — Folkclub etnosuoni
  • 2004 - Lune Riccardo Tesi, Maurizio Geri e Banditaliana -- Suppl. de ‘Il Manifesto
  • 2005 - 'Kalenda Maya', di Raimbaut de Vaqueiras, in Scenari: la musica dalle origini al Cinquecento --La Nuova Italia
  • 2007 - Sentré Musiche selvagge - ACB
  • 2008 - E l'è arrivà il mese d'aprile Cori spontanei dell'Appennino piacentino -- Soprip

NoteModifica

  1. ^ Riti e leggende di Calendimaggio, in «La domenica del Corriere», supplemento illustrato del Corriere della sera, 1926.
  2. ^ a b c d Michele Santoro, Cantare il maggio, su blogfoolk.com.
  3. ^ a b c Alfredo Cattabiani, "La Notte di Valpurga", in Lunario, Mondadori, 2015.
  4. ^ Aa.Vv., Letture classensi, pag. 116, volume 26, Longo, 1966.
  5. ^ O' Majo e San Michele, su ritornamelizzano.it.
  6. ^ Folclore, cultura popolare, cultura di massa (PDF), su fareantropologia.cfs.unipi.it.
  7. ^ Franco Cardini, La bottega del professore, pag. 240, Libreria Universitaria Edizioni, 2015.
  8. ^ a b Il maggio e la galina grisa (Dove comincia l'Appennino)

BibliografiaModifica

  • S. Gargini Non son poeta e non ho mai studiato, cantate voi che siete alletterato. Canti della tradizione popolare ed altre notizie e documenti raccolti, Comune di San Marcello P/se, 1986

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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