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Il gladiatore

film del 2000 diretto da Ridley Scott
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Il gladiatore
Il Gladiatore film 2000.png
Massimo Decimo Meridio (Russell Crowe) in una scena del film
Titolo originaleGladiator
Paese di produzioneRegno Unito, Stati Uniti d'America
Anno2000
Durata155 min (versione cinematografica)
170 min (versione estesa)
Rapporto2.35 : 1
Genereepico, storico, drammatico
RegiaRidley Scott
SoggettoDavid Franzoni
SceneggiaturaDavid Franzoni, John Logan, William Nicholson
ProduttoreDavid Franzoni, Douglas Wick, Branko Lustig
Produttore esecutivoWalter F. Parkes, Laurie MacDonald, Ridley Scott
Casa di produzioneScott Free Productions, Universal Pictures, DreamWorks Pictures
Distribuzione in italianoUniversal Pictures
FotografiaJohn Mathieson
MontaggioPietro Scalia
Effetti specialiNeil Corbould, Rob Harvey, John Nelson, Tim Burke
MusicheHans Zimmer, Lisa Gerrard, Klaus Badelt
ScenografiaArthur Max
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il gladiatore (Gladiator) è un film colossal del 2000 diretto da Ridley Scott, interpretato da Russell Crowe, Joaquin Phoenix, Connie Nielsen, Richard Harris, Oliver Reed e Tomas Arana.

Crowe interpreta il fedele generale Maximus (italianizzato in "Massimo"), che viene tradito quando Commodo, l'ambizioso figlio dell'imperatore, assassina il padre e s'impossessa del trono. Ridotto in schiavitù, Massimo ricompare nell'arena tra le file dei gladiatori per vendicare l'assassinio della sua famiglia e del suo imperatore. Ispirata al romanzo di Daniel P. Mannix del 1958 "Those about to die" ("Quelli che stanno per morire"), la sceneggiatura del film, inizialmente scritta da Franzoni, è stata acquisita da DreamWorks e Ridley Scott ha firmato per dirigere il film. La fotografia principale iniziò nel gennaio 1999, prima che la sceneggiatura fosse completata, e conclusa nel maggio di quell'anno, con le scene dell'Antica Roma girate per un periodo di diciannove settimane a Fort Ricasoli, Malta. Gli effetti delle immagini generate al computer dal film sono stati creati dalla società di post-produzione britannica The Mill, che ha anche creato un doppio corpo digitale per le scene rimanenti che coinvolgono il personaggio di Oliver Reed, Proximo, a causa della morte di Reed per un infarto durante la produzione.

Il gladiatore è stato presentato per la prima volta a Los Angeles il 1º maggio 2000 ed è stato distribuito in sala negli Stati Uniti il 5 maggio e nel Regno Unito l'11 maggio. Il film ha ricevuto recensioni favorevoli dalla critica, con elogi per le esibizioni di Crowe e Phoenix, regia di Scott, elementi visivi, sequenze d'azione, partiture musicali e valori di produzione, mentre le critiche erano rivolte alla sceneggiatura. È stato un successo al botteghino, incassando $ 187,7 milioni negli Stati Uniti, rendendolo il quarto film con il maggior incasso del 2000 sul mercato interno e incassando $ 457 milioni in tutto il mondo, rendendolo il secondo film con il maggior incasso del 2000. Il film ha vinto numerosi premi, tra cui cinque Oscar alla 73ª edizione degli Oscar: Miglior film, Miglior attore per Crowe, miglior costume, miglior sonoro e migliori effetti visivi. Ha anche ricevuto cinque BAFTA Awards al 54° British Academy Film Awards per il miglior film, miglior filmato, miglior scenografia e miglior montaggio. Sin dalla sua uscita, Il gladiatore è stato anche accreditato di riaccendere l'interesse per l'intrattenimento incentrato sull'antica cultura greca e romana. Il film ha anche rivitalizzato la carriera di Scott e ha consolidato quella di Crowe.

TramaModifica

Nell'anno 180 d.C., il valente generale Massimo Decimo Meridio[1] guida l'esercito romano alla vittoria durante la guerra contro i Marcomanni in Germania, guadagnandosi ancora di più la stima dell'anziano imperatore romano Marco Aurelio. Quest'ultimo, gravemente malato e sentendosi prossimo alla fine, non accetta il proprio figlio Commodo come proprio successore, considerandolo inadatto al ruolo, e designa il generale Massimo, vedendovi il figlio che avrebbe voluto avere al posto di Commodo: Marco Aurelio intende affidargli il compito di ripristinare la repubblica restituendo il potere al senato, ovvero al popolo romano, come avveniva prima dell'avvento dell'età imperiale.

Inizialmente riluttante, Massimo chiede tempo per decidere e si ritira in tenda a pregare gli dèi affinché lo aiutino a decidere e proteggano la sua famiglia, idealmente rappresentata da due statuette della moglie e del figlio che Massimo porta con sé. Nel frattempo, Marco Aurelio comunica la propria decisione al figlio, che era giunto da Roma insieme alla sorella Lucilla che, vedova con un figlio, è innamorata di Massimo; Commodo, deluso e afflitto per la scelta del padre, lo uccide soffocandolo con il proprio petto prima che il genitore renda pubblica la propria decisione. Massimo capisce che l'imperatore non è morto per cause naturali ma è stato ucciso dal figlio; rifiuta, dunque, di sottomettersi a Commodo, che dà allora ordine a Quinto di farlo decapitare e di crocifiggere la sua famiglia.

Mentre Commodo viene incoronato imperatore di Roma, Massimo viene immobilizzato e condotto in mezzo alla foresta per essere giustiziato; inginocchiatosi davanti al boia riesce, dopo aver finto di accettare il suo destino, ad afferrarne la spada e a uccidere, uno dopo l'altro, tutti i pretoriani del manipolo. Gravemente ferito a un braccio nel corso dell'azione, s'impossessa di due cavalli e intraprende il lungo viaggio verso casa, ma giunge troppo tardi: Massimo vede alcuni suoi amici morti, e poi scopre la moglie e il figlio crocifissi tra le rovine fumanti della propria abitazione. Disperato, piange i suoi cari defunti; infine, si accascia straziato dal dolore e sfinito dalla stanchezza.

Catturato da un mercante di schiavi, viene venduto a Proximo, un ex gladiatore divenuto lanista, che Marco Aurelio aveva affrancato insignendolo del rudis, la spada di legno. Massimo viene portato in Africa ed è costretto a combattere nell'arena, dando presto prova delle sue eccellenti qualità di guerriero, che gli fanno accrescere la popolarità tra gli spettatori e il rispetto degli altri combattenti; l'Ispanico, come è conosciuto nella familia gladiatoria, stringe amicizia con Juba, un cacciatore numida e con Hagen, un combattente germano che, fino alla comparsa di Massimo, era il più valoroso dei gladiatori di Proximo. Durante le pause degli spettacoli, Juba e Massimo, parlando delle rispettive famiglie e della vita che conducevano prima di divenire schiavi, rinsaldano la loro amicizia traendo coraggio, di fronte alla prospettiva della morte in combattimento, dalla speranza che avrebbero rincontrato i loro familiari nell'aldilà.

Passati alcuni anni, finché Commodo, soprattutto per conquistare la folla, ordina che per un lungo periodo di 150 giorni si tengano, a Roma, dei giochi gladiatorii in memoria del padre, proprio colui che cinque anni prima ne aveva disposto l'interruzione, e anche i gladiatori di Proximo vengono affittati per lo spettacolo. Prima di partire, il lanista spiega a Massimo come, a Roma, potrebbe riuscire ad ottenere la libertà tramite il dono del rudis, donata dallo stesso imperatore. Animato dalla possibilità di essere così vicino a Commodo da potersi vendicare, Massimo decide di combattere ascoltando i consigli del vecchio, fino ad allora ignorati. A Roma, i gladiatori di Proximo vengono destinati a rievocare la battaglia di Zama della seconda guerra punica, rappresentando le truppe di Annibale, l'orda barbarica, schierate contro le legioni di Scipione l'Africano. Massimo, che indossa una maschera che ne cela le sembianze, assume il comando del gruppo e, disponendo i propri compagni a testuggine al centro dell'arena del Colosseo, riesce a sovvertire l'esito di un incontro in cui erano storicamente destinati alla sconfitta. Quando Commodo raggiunge i gladiatori di Proximo per congratularsi, Massimo è costretto a togliersi l'elmo e rivelare la sua vera identità:

«Mi chiamo Massimo Decimo Meridio, comandante dell'esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell'unico vero imperatore Marco Aurelio. Padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa... e avrò la mia vendetta... in questa vita o nell'altra.»

Impossibilitato a uccidere Massimo, guadagnatosi il sostegno della folla che chiede incessantemente la grazia, Commodo, amareggiato, solleva la mano e protende il pollice verso l'alto, lasciando infine l'arena, mentre la folla riecheggia e osanna il nome di Massimo.

Lucilla, dopo aver visto Massimo in vita, s'incontra segretamente con lui in una delle celle in cui si trovano i gladiatori. Durante il loro colloquio, Massimo l'accusa con rabbia di aver partecipato agli omicidi del padre e della sua famiglia, ma lei lo nega decisamente, dichiarandosi a sua volta terrorizzata e vittima del fratello. Lucilla confida a Massimo di disporre di potenti alleati in Senato che vogliono detronizzare Commodo e lo invita ad allearsi con loro per rovesciare il fratello, ma Massimo rifiuta e le chiede di dimenticarlo, chiudendo bruscamente l'incontro.

Il giorno dopo Massimo deve fronteggiare Tigris delle Gallie, l'unico gladiatore imbattuto che ritorna nell'arena cinque anni dopo il suo ritiro. Durante il combattimento, più volte, da botole che si aprono nell'arena, balzano fuori delle tigri incatenate che si avventano, trattenute a stento dagli addetti, contro Massimo. Nonostante le difficoltà, Massimo sgomina le tigri e mette in ginocchio Tigris, che cade a terra sconfitto. Tigris, condannato a morte dal pollice verso di Commodo, viene graziato da Massimo che si rifiuta di ucciderlo, sfidando deliberatamente l'ordine dell'Imperatore. La folla lo acclama come "Massimo il misericordioso", mentre Commodo, abbandonato il palco, lo raggiunge nell'arena e insulta la memoria dei cari di Massimo con lo scopo di farlo combattere contro di sé: senza perdere la calma, Massimo si volge e si allontana, sottolineando ancora una volta la sua volontà a non riconoscere Commodo come imperatore.

Mentre viene riaccompagnato alla scuola dei gladiatori, Massimo viene informato da Cicero, il suo fedele servitore, che il suo esercito, accampato ad Ostia, gli è rimasto fedele. Riesce a incontrarsi nelle celle dei gladiatori con Lucilla e il senatore Pertinace Gracco, al quale chiede di farlo uscire da Roma e ricongiungere col suo esercito, col quale tornerà a Roma e rovescerà Commodo, e infine bacia Lucilla. Sospettando il tradimento della sorella, Commodo minaccia indirettamente il figlio di lei, Lucio, costringendola a rivelare il complotto con dispiacere. I pretoriani arrestano immediatamente Gracco e prendono d'assalto la caserma, combattendo contro i gladiatori di Proximo, mentre Massimo scappa. Hagen e Proximo vengono uccisi durante l'assedio, mentre Juba e i superstiti vengono imprigionati. Massimo fugge attraverso un tunnel dalle mura della città, ma assiste impotente alla morte di Cicero, trafitto dalle frecce dei pretoriani, e viene catturato da alcune guardie pretoriane.

Massimo, incatenato nei sotterranei, riceve la visita di Commodo che lo sfida a duello nell'arena. Per essere certo della vittoria, prima di affrontarlo, gli infligge a tradimento una pugnalata sotto l'ascella con uno stiletto e ordina a Quinto di celare la ferita. Condotto nell'arena, ove lo attende Commodo, Massimo raccoglie la spada da terra e incomincia il duello, mentre i pretoriani si dispongono a cerchio attorno ai combattenti. Dopo alcuni scambi di colpi Massimo, pur indebolito dalla ferita, riesce a disarmare Commodo, ma a sua volta, prostrato dallo sforzo, lascia cadere la sua spada. Commodo chiede un'altra spada, dapprima a Quinto, che, capendo finalmente la natura abietta e subdola di Commodo non acconsente, e poi ai pretoriani che però, su ordine di Quinto, non intervengono. Commodo estrae allora uno stiletto nascosto e si getta su Massimo che contrattacca, colpendolo con pugni violenti. I due lottano avvinghiati per alcuni secondi, finché Massimo riesce a spingergli la mano indietro e affondare lo stiletto nella gola di Commodo che cade infine morto in un Colosseo avvolto dal silenzio.

A Massimo, ormai morente, appaiono la sua casa e la sua famiglia, ma viene riportato alla realtà dalla voce di Quinto, che gli chiede indicazioni. Massimo chiede a Quinto di liberare Juba e gli altri gladiatori di Proximo sopravvissuti e di restituire alle sue mansioni il senatore Gracco, al quale chiede di restaurare a Roma il governo repubblicano, proprio come voleva Marco Aurelio. Dopo l'affermazione di Quinto e un'ultima e più nitida visione dei suoi cari, che lo stanno aspettando, Massimo, per la ferita, crolla pesantemente a terra, morendo tra le braccia di Lucilla, inginocchiatasi accanto a lui. Dopo avergli chiuso gli occhi, ella ricorda a tutti che Massimo è stato un uomo buono e un soldato di Roma e che la sua memoria va onorata. Il corpo di Massimo viene sollevato e portato fuori dal Colosseo, seguito da tutto il popolo, mentre il cadavere di Commodo resta abbandonato nell'arena. Quella stessa notte, Juba ritorna libero nel Colosseo vuoto e seppellisce, nella sabbia intrisa di sangue dov'era caduto Massimo, le statuine della moglie e del figlio di Massimo, dicendo la storica frase:

«Io ti reincontrerò un giorno... ma non ancora. Non ancora.»

CastModifica

  • Russell Crowe nel ruolo di Massimo Decimo Meridio: un legato ispano-romano costretto a diventare uno schiavo, in cerca di rivalsa contro Commodo. Ha guadagnato il favore di Marco Aurelio e l'amore e l'ammirazione di Lucilla prima degli eventi del film. La sua casa è vicino a Trujillo nell'odierna provincia di Cáceres, in Spagna. Dopo l'omicidio della sua famiglia, giura vendetta. A Mel Gibson fu inizialmente offerto il ruolo, ma declinò poiché sentiva di essere troppo vecchio per interpretare il personaggio. Sono stati considerati anche Antonio Banderas e Hugh Jackman.
  • Joaquin Phoenix nel ruolo di Commodo: il figlio amorale, assetato di potere, contorto di Marco Aurelio. Uccide suo padre quando viene a sapere che Massimo tratterrà i poteri dell'imperatore fino a quando non sarà possibile formare una nuova repubblica.
  • Connie Nielsen nel ruolo di Lucilla: ex amante di Massimo e figlia maggiore di Marco Aurelio, rimasta recentemente vedova. Resiste ai tentativi incestuosi di suo fratello, proteggendo suo figlio Lucio dalla corruzione e dall'ira dell'imperatore.
  • Oliver Reed nel ruolo di Antonius Proximo: un vecchio allenatore di gladiatori burbero che compra Massimo in Nord Africa. Già ex gladiatore, fu liberato da Marco Aurelio per poi diventare il mentore del protagonista. Questa è stata l'ultima apparizione cinematografica di Reed, prima che morisse durante le riprese. Nella sceneggiatura del film originale, Proximo avrebbe dovuto vivere.
  • Derek Jacobi nel ruolo del senatore Gracco: un membro del senato romano che si oppone al dominio di Commodo e un alleato di Lucilla e Massimo.
  • Djimon Hounsou come Juba: Un Numìda costretto a lasciare la sua casa e la famiglia dai mercanti di schiavi. Diventa il più stretto alleato e amico del protagonista ed ispira Massimo a far cadere Commodo per il bene più grande prima di unirsi alla sua famiglia nell'aldilà.
  • Richard Harris nei panni di Marco Aurelio: il vecchio e saggio imperatore di Roma che nomina Massimo, che ama come figlio, come suo successore, con l'obiettivo finale di restituire Roma ad una forma di governo repubblicana. Viene ucciso da Commodo prima che il suo desiderio possa essere realizzato.
  • Ralf Möller nel ruolo di Hagen: un guerriero germanico nonché principale gladiatore di Proximo, che in seguito fa amicizia con Massimo e Juba durante le loro battaglie. Viene ucciso dalla Guardia Pretoria durante il tentativo di fuga di Massimo da Roma.
  • Tommy Flanagan nei panni di Cicero: il fedele servitore di Massimo che fornisce un collegamento tra il suo padrone, la sua ex legione di stanza ad Ostia e Lucilla. Viene usato come esca per la fuga di Massimo ed infine ucciso dalla Guardia Pretoria.
  • David Schofield nel ruolo del senatore Falco: un patrizio romano, senatore contrario a Gracco. Aiuta Commodo a consolidare il suo potere.
  • John Shrapnel nel ruolo del senatore Gaio: un senatore romano alleato di Gracco, Lucilla e Massimo contro Commodo.
  • Tomas Arana è il generale Quinto: un legato romano, comandante della Guardia Pretoria ed amico di Massimo. Inizialmente non crede a quest'ultimo, ritenendolo traditore di Roma e prendendone il posto al servizio del nuovo imperatore. Nella versione estesa, Quinto vede il lato folle di Commodo quando è costretto all'esecuzione di due uomini innocenti. Compresa dunque la natura subdola del suo signore, torna dalla parte dell'amico e si riscatta rifiutando di concedere a Commodo una seconda spada durante l'ultimo duello con Massimo, promettendogli di onorarne le ultime volontà. La sua figura può essere avvicinata a quella realmente esistita di Quinto Emilio Leto, prefetto del pretorio di Commodo.
  • Spencer Clark è Lucio Vero: il giovane figlio di Lucilla. Prende il nome da suo padre Lucio Vero, che fu co-imperatore fino al 169 d.C. È anche nipote di Marco Aurelio.
  • David Hemmings è Cassio: il maestro delle cerimonie per i giochi dei gladiatori nel Colosseo.
  • Sven-Ole Thorsen nei panni di Tigris delle Gallie: un gladiatore imbattuto che, dopo essersi ritirato, viene richiamato a combattere da Commodo per uccidere Massimo, venendone tuttavia sconfitto. Commodo ordina quindi a Massimo di uccidere Tigris, tuttavia egli lo risparmia, con grande disappunto dell'imperatore.
  • Omid Djalili è un commerciante di schiavi.
  • Giannina Facio nel ruolo della moglie di Massimo.
  • Giorgio Cantarini è il figlio di Massimo, che ha la stessa età del figlio di Lucilla, Lucio.
  • Adam Levy è un ufficiale condannato.

ProduzioneModifica

SceneggiaturaModifica

Il gladiatore era basato su un pitch originale di David Franzoni, che ha scritto la prima bozza. A Franzoni è stato dato un contratto di scrittore e co-produttore di tre film con la DreamWorks vista la forza del suo lavoro precedente, "Amistad" di Steven Spielberg, che ha contribuito a creare la reputazione di DreamWorks. Non uno studioso classico, Franzoni è stato ispirato dal romanzo di Daniel P. Mannix del 1958, Those About to Die (quelli che stanno per morire), e ha scelto di basare la sua storia su Commodo dopo aver letto la storia di Augustan. Nella prima bozza Franzoni, datata 4 aprile 1998, ha nominato il suo protagonista Narciso, un lottatore che, secondo le antiche fonti Erodianoe Cassius Dio, ha strangolato a morte l'Imperatore Commodo.

Diversi uomini morti e varie armi sparse si trovano in una grande arena. Vicino al centro dell'immagine c'è un uomo che indossa un'armatura in piedi nel mezzo di un'arena che guarda una grande folla. L'uomo ha il piede destro sulla gola di un ferito che sta raggiungendo la folla. I membri della folla stanno indicando un gesto "pollice in giù". L'arena è adornata da marmi, colonne, bandiere e statue, questo è l'immagine del quadro "pollice verso" che ha ispirato Ridley Scott.

Ridley Scott è stato avvicinato dai produttori Walter F. Parkes e Douglas Wick. Gli mostrarono una copia del dipinto di Jean-Léon Gérôme del 1872 intitolato Pollice Verso (Thumbs Down). Scott è stato attratto dalle riprese del mondo dell'antica Roma. Tuttavia, Scott ha ritenuto che il dialogo di Franzoni fosse troppo "al naso" (privo di sottigliezza) e ha assunto John Logan per riscrivere la sceneggiatura a suo piacimento. Logan riscrisse gran parte del primo atto e prese la decisione di uccidere la famiglia di Maximus per aumentare la motivazione del personaggio.

Russell Crowe descrive di essere desideroso di interpretare Walter F. Parkes, nella sua intervista per Inside the Actors Studio: "Hanno detto: 'È un film da 100 milioni di dollari. Sei diretto da Ridley Scott. un generale romano'. Sono sempre stato un grande fan di Ridley."

Mancano ancora due settimane alle riprese, gli attori si sono lamentati dei problemi con la sceneggiatura. William Nicholson è stato portato a Shepperton Studios per rendere Maximus un personaggio più sensibile. Nicholson ha rielaborato l'amicizia di Massimo con Juba e ha sviluppato il filo dell'aldilà nel film, dicendo: "Non voleva vedere un film su un uomo che voleva uccidere qualcuno".

La sceneggiatura ha dovuto affrontare molte riscritture e revisioni. Crowe avrebbe messo in dubbio ogni aspetto della sceneggiatura in evoluzione e si allontanò dal set quando non ottenne risposte. Secondo un dirigente di DreamWorks, "(Russell Crowe) ha cercato di riscrivere l'intera sceneggiatura sul posto. Conosci la grande linea del trailer," In questa vita o nella prossima, avrò la mia vendetta "? All'inizio ha assolutamente rifiutato per dirlo. "

Russell Crowe ha descritto la situazione della sceneggiatura: "Ho letto la sceneggiatura ed era sostanzialmente sottovalutata. Anche il personaggio non esisteva nelle pagine. E questo ha richiesto un lungo processo, è probabilmente la prima volta che mi trovo in una situazione in cui la sceneggiatura non era un affare completo. In realtà abbiamo iniziato a girare con circa 32 pagine e le abbiamo esaminate nelle prime due settimane. "

Del processo di scrittura e riprese, Crowe ha aggiunto: "Forse, molte delle cose che devo affrontare ora in termini di citazione, la volatilità non quotata ha a che fare con quell'esperienza. Ecco una situazione in cui siamo arrivati in Marocco con un troupe di 200 e un cast di 100 o altro, e non avevo nulla da imparare. In realtà non sapevo quali sarebbero state le scene. Avevamo, penso, uno scrittore americano che ci lavorava, un inglese scrittore che ci sta lavorando, e ovviamente un gruppo di produttori che hanno anche aggiunto le loro idee, e poi Ridley stesso; e poi, nell'occasione in cui Ridley diceva: 'Guarda, questa è la struttura per questo - cosa dici? In ciò?' Quindi farei anche le mie cose. Ed è così che sono venute fuori cose come "Forza e onore". Ecco come cose come "Al mio segnale, scatena l'inferno ", si avvicinò. Il nome Maximus Decimus Meridius scorreva bene "

L'abitudine di Massimo a sfregare il terreno prima di ogni combattimento fa riferimento all'attaccamento e all'affetto alla sua vita precedente di agricoltore. In una conversazione con Marco Aurelio, Massimo dice che il terreno fertile della sua fattoria è "nero come i capelli di mia moglie". Crowe scrisse lui stesso il discorso, attingendo ai suoi sentimenti di nostalgia di casa per il suo ranch.

Pre-produzioneModifica

In preparazione per le riprese, Scott ha trascorso diversi mesi a sviluppare storyboard per sviluppare la trama della trama. Nel giro di sei settimane, i membri della produzione hanno esplorato varie località nell'estensione dell'Impero romano prima del suo crollo, tra cui Italia, Francia, Nord Africa e Inghilterra. Tutti gli oggetti di scena, i set e i costumi del film sono stati prodotti dai membri dell'equipaggio a causa dei costi elevati e dell'indisponibilità degli articoli. Cento armature di armature d'acciaio e 550 armature di poliuretano furono realizzate da Rod Vass e dalla sua compagnia Armordillo. L'esclusivo sistema in poliuretano spruzzato è stato sviluppato da Armordillo e ha aperto la strada a questa produzione. Per un periodo di tre mesi furono fabbricati 27.500 pezzi di armature.

RipreseModifica

Il film è stato girato in tre luoghi principali tra gennaio e maggio 1999. Le scene di battaglia di apertura nelle foreste della Germania sono state girate in tre settimane a Bourne Woods, vicino a Farnham, nel Surrey, in Inghilterra. Quando Scott venne a sapere che la Commissione forestale aveva pianificato di rimuovere una sezione della foresta, li persuase a permettere che la scena della battaglia venisse sparata lì e la bruciasse. Scott e il cineasta John Mathieson hanno utilizzato riprese multiple con diversi frame rate e un otturatore di 45 gradi, creando effetti di stop motion nelle sequenze d'azione, simili alle tecniche utilizzate per le sequenze di battaglia di "Salvare il soldato Ryan" (1998). Successivamente, le scene di schiavitù, viaggi nel deserto e scuola di addestramento dei gladiatori furono girate a Ouarzazate, in Marocco, appena a sud delle montagne dell'Atlante per altre tre settimane.Per costruire l'arena dove Massimo ha i suoi primi combattimenti, l'equipaggio ha usato materiali di base e tecniche di costruzione locali per fabbricare l'arena in mattoni di fango da 30.000 posti. Infine, le scene dell'Antica Roma furono girate per un periodo di diciannove settimane a Forte Ricasoli, a Malta.

A Malta fu costruita una replica di circa un terzo del Colosseo di Roma, ad un'altezza di 15,8 metri, per lo più in gesso e compensato (gli altri due terzi e l'altezza rimanente furono aggiunti in digitale). La replica ha richiesto diversi mesi per essere costruita e costata circa 1 milione di dollari. Il retro del complesso forniva un ricco assortimento di mobili da strada, colonnati, cancelli, statue e mercati antichi romani per altre esigenze di ripresa. Il complesso era servito da "villaggi in costume" tendati che avevano spogliatoi, deposito, armature e altre strutture. Il resto del Colosseo è stato creato con immagini generate al computer utilizzando schemi e trame di scenografia a cui fa riferimento l'azione dal vivo e renderizzati in tre livelli per fornire flessibilità di illuminazione per i software. La casa dove vive la famiglia di Massimo è il "Podere di Poggio Manzuoli", nel comune di San Quirico d'Orcia. Sempre nella splendida campagna della Val d'Orcia, in Toscana, sono state girate le scene ambientate nei Campi Elisi, nella località di Terrapille ai piedi di Pienza.

Post-produzioneModifica

Diverse scene includevano un ampio uso di immagini generate al computer per le viste di Roma. La società di post-produzione britannica The Mill era responsabile di gran parte degli effetti di immagini generate al computer che sono state aggiunte dopo le riprese. La compagnia era responsabile di trucchi come comporre tigri reali filmate su schermi blu nelle sequenze di combattimenti, aggiungere tracce di fumo ed estendere i percorsi di volo della scia di frecce infuocate della scena iniziale per aggirare i regolamenti su quanto potevano essere sparati durante le riprese. Hanno anche usato 2.000 attori dal vivo per creare una folla generata da computer di 35.000 attori virtuali che dovevano apparire credibili e reagire alle scene di combattimento. The Mill ha raggiunto questo obiettivo sparando attori dal vivo da diverse angolazioni dando varie esibizioni e poi mappandoli su carte, con strumenti di motion captureutilizzato per tenere traccia dei loro movimenti per la composizione tridimensionale. The Mill ha creato oltre 90 scatti di effetti visivi, compresi circa nove minuti del tempo di esecuzione del film.Un imprevisto lavoro di post-produzione è stato causato dalla morte di Oliver Reed per un infarto durante le riprese a Malta, prima che tutte le sue scene fossero state girate. The Mill ha creato un doppio corpo digitale per le scene rimanenti che coinvolgono il suo personaggio Proximo fotografando un doppio corpo live-action nell'ombra e mappando una maschera tridimensionale di immagini generate al computer del volto di Reed alle scene rimanenti durante la produzione a un costo stimato di $ 3,2 milioni per soli due minuti di riprese aggiuntive. Il supervisore degli effetti visivi John Nelson ha riflettuto sulla decisione di includere il filmato aggiuntivo: "Quello che abbiamo fatto è stato piccolo rispetto agli altri nostri compiti nel film. Quello che Oliver ha fatto è stato molto più grande. Ha dato una performance stimolante e commovente. Tutto ciò che abbiamo fatto è stato aiutarlo a completarlo". Il film è dedicato alla memoria di Reed.

DistribuzioneModifica

La pellicola uscì nelle sale cinematografiche il 5 maggio 2000 negli USA, il 12 maggio nel Regno Unito e il 19 maggio in Italia.[2]

Verosimiglianze e incongruenze storicheModifica

Il film è basato su eventi reali accaduti nell'impero romano durante la seconda metà del II secolo d.C. Poiché Ridley Scott voleva rappresentare la civiltà romana nel modo più accurato possibile rispetto a qualsiasi altro film precedente, è ricorso alla consulenza di diversi storici moderni. Malgrado ciò sono state inserite alcune deviazioni dai fatti storici per aumentare l'interesse della trama e mantenere la continuità narrativa. Scott ha anche affermato che a causa di quanto i precedenti film storici avessero influenzato l'immaginario sull'antica Roma, alcuni fatti storici risultarono "troppo incredibili" per essere inseriti nella sceneggiatura. Ad esempio, in una prima versione della sceneggiatura, i gladiatori avrebbero svolto avalli di prodotti nell'arena; mentre questo sarebbe stato storicamente accurato, non è stato filmato per paura che il pubblico lo considerasse anacronistico.

Almeno un consulente storico ha rassegnato le dimissioni a causa di queste modifiche. Un altro ha chiesto di non essere menzionato nei titoli di coda (anche se nel commento del regista è stato affermato che ha costantemente chiesto, "dov'è la prova che certe cose erano esattamente come dicono?"). Lo storico Allen Ward dell'Università del Connecticut credeva che l'accuratezza storica non avrebbe reso Gladiatore meno interessante o eccitante, affermando, "agli artisti creativi deve essere concessa una licenza poetica, ma ciò non dovrebbe essere un permesso per il totale disprezzo dei fatti storici fiction"

INCONGRUENZE

Marco Aurelio non fu assassinato da suo figlio Commodo; morì a Vindobona (Vienna moderna) nel 180 d.C. a causa della peste Antonina. L'epidemia, che si ritiene sia il vaiolo o il morbillo, spazzò l'Impero romano durante il regno di Marco. Non vi è alcuna indicazione che Marco Aurelio volesse riportare l'Impero a una forma di governo repubblicana, come rappresentato nel film. Inoltre, ha condiviso il dominio dell'Impero con Commodo per tre anni prima della sua morte. Commodo quindi governò da solo da quel punto fino alla sua morte alla fine del 192 d.C.. Il film descrive Marco Aurelio che ha sconfitto i barbari nelle guerre marcomanniche. In realtà la guerra era ancora in corso quando Aurelio morì; Commodo assicurò la pace con un trattato con le due tribù germaniche alleate contro Roma, i Marcomanni e i Quadi, subito dopo la morte di suo padre.

• Il personaggio di Massimo è immaginario, sebbene per alcuni aspetti assomigli alle figura storica di Narciso (l'assassino di Commodo nella vita reale e il nome del personaggio nella prima bozza della sceneggiatura), Spartaco (che guidò una significativa rivolta degli schiavi nel 73– 71 a.C.), Cincinnato (519–430 a.C.) (un contadino che fu fatto dittatore, salvò Roma dall'invasione, quindi si dimise dall'incarico di sei mesi dopo 15 giorni), e Marco Nonio Macrino (un generale di fiducia, Console nel 154 d.C., e amico di Marco Aurelio).

• Sebbene Commodo fosse impegnato in combattimenti per spettacoli nel Colosseo, non fu ucciso nell'arena; fu strangolato nel suo bagno dal lottatore Narciso. Commodo regnò per oltre dodici anni, a differenza del periodo più breve rappresentato nel film.

• Nel film, Lucilla è interpretata come una sola vedova di Lucio Vero con un figlio, chiamato anch'esso Lucio Vero. Mentre Lucilla era la vedova di Vero e aveva anche un figlio con quel nome, il loro figlio morì giovane, molto prima del regno di Commodo, e Lucilla si risposò con Claudio Pompeiano poco dopo la morte di Vero. Era stata sposata con lui per 11 anni quando suo fratello divenne Imperatore. Il film omette gli altri due figli di Lucilla con Vero, Lucilla Plautia e Aurelia Lucilla. [49]

• Lucilla fu implicata in un complotto per assassinare suo fratello nel 182 d.C., insieme a suo marito Pompeiano e molti altri. Fu esiliata per la prima volta nell'isola di Capri da suo fratello, quindi eseguita per suo ordine più tardi nel corso dell'anno.

• Il personaggio di Massimo ha avuto una carriera simile (e tratti di personalità come documentato da Erodiano ) a Claudio Pompeiano (un siriano ) che ha sposato Lucilla, figlia di Marco Aurelio, dopo la morte di Lucio Vero. Si ritiene che Marco Aurelio avrebbe potuto volere che Pompeiano gli succedesse come Cesare preferendo Commodo, ma fu respinto. Pompeiano non fece parte di nessuna delle tante trame contro Commodo. Non è stato rappresentato nel film.

• Nel film il personaggio Antonius Proximo afferma che "il saggio" Marco Aurelio ha vietato i giochi di gladiatori a Roma costringendolo a trasferirsi in Mauretania. Il vero Aurelio vietò i giochi, ma solo ad Antiochia come punizione per il sostegno della città all'usurpatore Avidio Cassio. Nessun gioco è mai stato bandito a Roma. Tuttavia, quando l'imperatore iniziò a arruolare gladiatori nelle legioni, la conseguente carenza di combattenti permise a laniste come Proximo di realizzare profitti "a sorpresa" attraverso maggiori accuse per i loro servizi.

• Nella vita reale, la morte di Commodo non ha provocato una pace per Roma, né un ritorno nella Repubblica Romana. Piuttosto, ha inaugurato una caotica e sanguinosa lotta di potere che è culminata nell'Anno dei Cinque Imperatori del 193 d.C. Secondo Erodiano, il popolo di Roma era felicissimo della notizia della morte di Commodo, anche se temeva che i pretoriani non avrebbero accettato il nuovo imperatore Pertinace.

• I costumi nel film raramente sono storicamente corretti. Alcuni soldati indossano elmi fantasy. Le fasce avvolte attorno alle braccia erano raramente indossate. Il loro aspetto è il prodotto di uno stereotipo filmico in base al quale i film storici raffigurano popoli dell'antichità che indossano tali fasce. Sebbene il film sia ambientato nel II secolo d.C., l'armatura gallica imperiale e gli elmetti indossati dai legionari risalgono al 75 d.C., un secolo prima. Questo fu sostituito da nuovi progetti nel 100 d.C. I portatori standard delle legioni (Aquilifer), i centurioni, le forze montate e gli ausiliari avrebbero indossato armature in scala, lorica squamata. Le tribù germaniche sono vestite con abiti dell'età della pietra.

• La cavalleria romana viene mostrata usando le staffe. Questo è anacronistico in quanto le forze montate a cavallo dell'esercito romano usavano una sella a due corna, senza staffe. Le staffe sono state impiegate nelle riprese solo per motivi di sicurezza a causa dell'addestramento e dell'abilità supplementari richiesti per guidare con una sella romana. Catapulte e baliste non sarebbero state utilizzate in una foresta. Erano riservati principalmente agli assedi e venivano usati raramente in battaglie aperte. Le frecce di fuoco e i contenitori sparati dalle catapulte sono un mito fatto da Hollywood e non si sarebbero verificati nella storia antica.

• Le guardie pretoriane viste nel film indossano tutte uniformi nere. Nessuna prova storica lo supporta. In campagna indossavano di solito equipaggiamento legionario standard con alcuni elementi decorativi unici.

• Nella vista a volo d'uccello di Roma, quando la città viene presentata per la prima volta, ci sono diversi edifici che non esistevano al tempo del Gladiatore. Ad esempio, la Basilica di Massenzio e Costantino è piuttosto prominente; tuttavia, non fu completato fino al 312 d.C.

Un'incongruenza storica è inoltre presente nei discorsi di Marco Aurelio e di Massimo: entrambi descrivono il ritorno della Repubblica a Roma come una "restituzione" del potere al popolo, tuttavia la Repubblica Romana era in realtà più un'oligarchia, cioè uno stato governato da un gruppo ristretto di persone, in questo caso particolare i patrizi; quindi non è mai esistito un periodo in cui il potere fosse nelle mani del popolo.

Un altro esempio di incongruenza è riscontrabile nell'aspetto fisico di Commodo: secondo le fonti, infatti, egli non portò la barba fino a quando non divenne imperatore. Nel film, invece, Joaquin Phoenix non porta mai la barba, neppure dopo essere salito al potere.

Questi errori, più evidenti forse per gli storici, si riscontrano anche negli equipaggiamenti, nelle armi usate e nelle vesti dei soldati e dei vari personaggi del film; e ancora nel film Massimo il gladiatore combatte con le tigri, ma il combattimento con le bestie feroci era compito dei venatori.

La battagliaModifica

 
La colonna di Marco Aurelio, rappresentazione storica delle guerre marcomanniche (166/7-180), a cui il film si è ispirato per la sequenza della battaglia iniziale
 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerre marcomanniche, colonna di Marco Aurelio ed esercito romano.

Il film resta memorabile per la meticolosa ricostruzione delle scene della battaglia (dal lancio di dardi degli arcieri ausiliari di chiara origine orientale, alla carica compatta e ordinata delle legioni, a quella della cavalleria pesante romana). Questa la famosa frase prima dell'inizio della battaglia:

«Al mio segnale: scatenate l'inferno!»

(Massimo Meridio rivolto a Quinto, prima dell'inizio della battaglia (doppiato da Luca Ward).)

Queste prime sequenze rispecchiano, in maniera sufficientemente fedele, la tattica bellica dell'epoca e il contesto storico della fine del II secolo, preludio alle prime grandi invasioni barbariche e denominato dalla stessa Historia Augusta,[3] il periodo delle guerre marcomanniche, così ben rappresentate sul monumento della Colonna di Marco Aurelio di fronte a Palazzo Chigi.[4] Ci sono però delle precisazioni da fare:

«Egli [nel 178] diede una grossa armata a Paterno [prefetto della guardia pretoriana] e lo inviò sul fronte [pannonico] a combattere. I barbari combatterono per un'intera giornata, ma alla fine furono sconfitti dai Romani e Marco fu salutato imperator per la decima volta

(Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXXII, 33.3.)
si articola in tre differenti fasi:
  1. Una prima, che vede impegnata l'artiglieria romana in un lancio continuo di dardi incendiari attraverso tutta una serie di macchine belliche (in latino tormenta) come catapulte, "scorpioni" e baliste (affidate ai cosiddetti ballistarii) e a reparti di arcieri (sagittarii) di tipo orientale (come ad es. la cohors I equitata milliaria Hemesenorum sagittaria civium Romanorum, a quel tempo in Pannonia).[5]
  2. Una seconda, affidata all'attacco delle popolazioni germaniche dei Quadi e dei Marcomanni (popolazioni suebe che si trovavano a nord del Danubio, nel tratto che va dalla fortezza legionaria di Vindobona a quella di Aquincum), e al successivo contrattacco della fanteria legionaria.
  3. Una terza, dove si vede l'attacco della cavalleria romana sul retro o lungo un fianco della fanteria germanica, in una manovra "a tenaglia".
  • La guardia dell'imperatore, il corpo dei pretoriani (compresi gli equites singulares di istituzione flavia), inquadrato sin dalle primissime sequenze e distribuito attorno alla persona di Marco Aurelio, indossa un'armatura con elementi di stoffa di colore viola, mentre nella realtà storica i pretoriani vestivano una tunica di colore bianco (candida). Come afferma lo stesso Tacito, i pretoriani erano muniti di un equipaggiamento quasi del tutto assimilabile a quello degli altri legionari ed erano dotati di armi di diverse epoche e di foggia variegata. Nel film i pretoriani risaltano sugli altri soldati per un abbigliamento spiccatamente diverso, oltre a una forse eccessiva cura delle componenti dell'armamento.
  • Prima della battaglia, i Germani lanciano alte grida (il cosiddetto barritus), tipiche delle popolazioni del Nord, il cui scopo principale era quello di terrorizzare il nemico prima dello scontro. I romani lo conoscevano bene fin dai tempi delle guerre cimbriche (113-101 a.C.).
  • Nel film non si vede la "mutatio", cioè l'alternanza di schieramento tipica dei combattimenti legionari, in più si vede lo schieramento romano aprirsi al primo assalto dei marcomanni, se questo fosse veramente accaduto sarebbe stato possibile perdere la battaglia, in quanto lo schieramento compatto era una componente determinante per la tattica della stessa legione.
  • La legione Felix rappresentata sui vessilli legionari nelle prime sequenze del film, potrebbe identificarsi o con la legio III Gallica Felix[6] (a quel tempo di stanza a Samosata in Siria,[7] ma con vexillationes inviate lungo il fronte pannonico[8]), oppure con la IV Flavia Felix[9] (di stanza a Singidunum, in Mesia superiore, con vexillationes inviate anch'esse lungo il tratto di limes pannonico[10]). Altre legioni Felix furono: la II Augusta[11] e la VI Victrix Felix,[12] a quel tempo dislocate in Britannia (dove è stato girato il film); la VII Gemina Felix Pia di stanza in Hispania;[13] mentre la II Parthica Felix fu costituita vent'anni più tardi al tempo dell'imperatore Settimio Severo, dislocata presso Roma, nei Castra Albana.[14]
  • Durante la battaglia iniziale (e poi anche nell'assalto delle guardie pretoriane alla palestra dei gladiatori) si vede chiaramente che i soldati usano il pilum come una lancia, mentre è noto che fosse invece un giavellotto, utilizzato poco prima dello scontro "corpo a corpo", al fine di danneggiare il nemico senza che poi lo stesso potesse reimpiegarlo in un lancio successivo contro i legionari stessi. In battaglia l'arma usata dai legionari nel combattimento ravvicinato era il gladio.
  • Il film sembra seguire, inoltre, quanto narrato dallo storico romano Aurelio Vittore, secondo il quale Marco Aurelio sarebbe morto a Vindobona in Pannonia superiore (lungo il fronte marcomannico, durante la secunda expeditio germanica), il 17 marzo del 180;[15] al contrario Tertulliano, contemporaneo agli avvenimenti, pone il luogo di morte nei pressi di Sirmio in Pannonia inferiore, sul fronte sarmata.[16]
  • Sappiamo da numerosi passi della Historia Augusta che le armate imperiali al tempo di Marco Aurelio, tornati dall'Oriente al termine delle campagne partiche di Lucio Vero (degli anni 161/2-166), portarono in tutto l'Impero, compreso il limes danubiano, un'epidemia di peste (la cosiddetta "peste antonina"),[17] che sembra abbia mietuto vittime per circa un quarto dell'intera popolazione nel solo mondo romano nei vent'anni successivi. Dell'epidemia nel film, però, non sembra esservi traccia, con l'esclusione di un breve accenno fatto da Gracco in Senato.
  • Una delle scene chiave del film (la scoperta della famiglia massacrata dopo la lunga e estenuante corsa di Massimo verso la sua casa in Iberia) potrebbe presentare una evidente incongruenza, ovvero la superiore velocità dell'ordine impartito da Commodo rispetto a quella del viaggio di Massimo. In realtà questo è possibile, in quanto, fin dall'epoca augustea, nell'Impero romano esisteva un rapido ed efficiente servizio postale (il Cursus publicus) adibito (con rare eccezioni) al servizio esclusivo delle istituzioni, con "corrieri" che cavalcavano instancabilmente facendo sosta in stazioni di posta che avevano l'obbligo di rifocillare il messaggero (mansio) e fornirgli un cavallo fresco (mutatio). Considerato che Massimo si è fermato durante la notte e per un tratto di strada ha proseguito a passo lento, essendo stremato dal dolore, si può giungere alla ragionevole conclusione che l'ordine imperiale sia arrivato effettivamente prima di lui.

Marco Aurelio e il figlio CommodoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Marco Aurelio e Commodo.

Commodo succedette sul trono a Marco Aurelio nel 180 d.C. e, dodici anni dopo, fu effettivamente ucciso da un gladiatore, anche se non nell'arena: fu strangolato nel bagno dal suo istruttore, il maestro di gladiatori Narcisso, coinvolto in una congiura in cui ebbe un ruolo chiave la cristiana Marzia, cugina e amante di Commodo.

È vero che il regno di Commodo fu contrassegnato dall'accentuarsi dell'assolutismo imperiale, e che Commodo stesso si appoggiò direttamente ai pretoriani e al popolo di Roma, compiacendone i gusti, per scardinare quel poco che ancora restava delle antiche istituzioni romane, ponendo così fine a una serie di cinque imperatori saggi e illuminati. Insieme con Nerone, Eliogabalo, Domiziano e Caligola, Commodo subì la cosiddetta damnatio memoriae, ovvero la cancellazione del suo nome da molti monumenti, come ci racconta la Historia Augusta:

«Che il ricordo dell'assassino e del gladiatore sia cancellato del tutto. Lasciate che le statue dell'assassino e del gladiatore siano rovesciate. Lasciate che la memoria dell'osceno gladiatore sia completamente cancellata. Gettate il gladiatore nell'ossario. Ascolta, o Cesare: lascia che l'omicida sia trascinato con un gancio, alla maniera dei nostri padri, lascia che l'assassino del Senato sia trascinato con il gancio. Più feroce di Domiziano, più turpe di Nerone. Ciò che ha fatto agli altri, sia fatto a lui stesso. Sia da salvare invece il ricordo di chi è senza colpa. Si ripristinino gli onori degli innocenti, vi prego

(Historia Augusta, Commodo, 19.1.)

Lo stesso Commodo, al culmine del suo regno, decise di ribattezzare la città Colonia Commodiana e si autodefinì l'Ercole Romano, ma di ciò nel film non v'è traccia. È vero anche che Commodo scese personalmente in campo contro gladiatori in battaglie manipolate a suo favore (gli avversari erano armati di spade di legno) e che sua sorella Lucilla cospirò contro di lui.

Nella scena del trionfo di Commodo è possibile contare il numero dei soldati stimandolo dal numero di "quadrati". Essendo ogni quadrato composto da 16x25=400 soldati, ed essendo rappresentati almeno 50 quadrati, il totale ammonterebbe ad almeno 20.000 uomini, pari a quattro intere legioni. Se da un lato è vero che al tempo di Commodo ormai la regola che vietava di portare armi all'interno del pomerium era un debole residuo di epoche antiche, d'altro canto quattro legioni sembrano davvero un eccesso inaccettabile.

La figura storica di Commodo era già stata trattata al cinema: era accaduto nel film peplum italiano del 1964 di Mario Caiano I due gladiatori, ma soprattutto nel film gemello (che può considerarsi la prima versione de Il gladiatore) di Anthony Mann del 1964 La caduta dell'impero romano, con Sophia Loren, Stephen Boyd, Alec Guinness e Christopher Plummer rispettivamente nelle parti di Lucilla, del generale Livio (il protagonista al posto di Massimo), di Marco Aurelio e di Commodo.

I giochi gladiatoriModifica

 
Questo quadro di Jean-Léon Gérôme è stato per il regista del film, Ridley Scott, fonte di ispirazione per le sequenze di combattimento tra gladiatori nell'arena del Colosseo.[18]
 Lo stesso argomento in dettaglio: Gladiatore.

Come mostrato nel film, i gladiatori erano sì schiavi, ma anche uomini ammirati e ossequiati, che in tal caso godevano di condizioni privilegiate e dell'accesso alle attrazioni più prestigiose della civiltà romana. Ogni gladiatore aveva la facoltà di ritirarsi dall'incontro a propria discrezione; inoltre, nel momento in cui uno dei duellanti prevaleva sull'altro, la folla esprimeva effettivamente il proprio volere circa la sorte dello sconfitto. L'ultima parola spettava all'imperatore, ma raramente questi ne decretava l'esecuzione: in tal caso, infatti, era tenuto a pagare un consistente risarcimento. Il gladiatore prossimo alla morte a causa di ferite gravi esponeva coraggiosamente il petto al vincitore.

Il gesto dell'imperatore che ordinava la morte dello sconfitto non era il pollice abbassato (il proverbiale pollice verso), ma il pollice alzato, simbolo della spada sguainata (il gesto contrario, cioè il pollice richiuso nel pugno, indicava la spada rimessa nel fodero). Sebbene Scott fosse stato informato di questo, ha preferito usare il gesto classico per non confondere gli spettatori.[19]

Il rudis era effettivamente donato ai gladiatori che si erano dimostrati abbastanza abili da essere amati dalla folla, tuttavia non rappresentava né implicava la libertà del gladiatore, ma solo la possibilità di non essere più obbligato a combattere. L'oggetto che rappresentava la libertà e che veniva donato al gladiatore quando questi veniva definitivamente liberato era un berretto di lana chiamato pileo.

In uno dei combattimenti nel Colosseo, mentre Massimo affronta un erculeo gallico, alcuni schiavi fanno uscire dalle grate intorno all'arena, tenendole al guinzaglio con delle catene, delle tigri che tentano di azzannare i due: questo tipo di combattimento non era tipico dei gladiatori (che combattevano solo tra di loro), bensì dei giochi venatorii (le venationes); inoltre, in questi combattimenti, venivano perlopiù usati i leoni importati a questo scopo in grande quantità dal Nord Africa (dove tale commercio contribuì alla loro estinzione) e solo assai più di rado le tigri.

Nella scena della distribuzione del pane all'inizio dei giochi ci si potrebbe riferire alla celebre frase "panem et circenses": tuttavia è errato interpretarla come desiderio del popolo, poiché la frase era riferita ai depositi portuali nelle odierne Libia e Tunisia, da dove partivano le navi cariche di grano e animali per i giochi circensi.

Il popolo non gridava "A morte!" nei confronti dello sconfitto, ma "Jugula!" ("Tagliagli la gola!"): questo, infatti, era il sistema più rapido per uccidere lo sconfitto. Spesso però, se questo si difendeva bene e con valore, veniva risparmiato.

In uno degli epici scontri ambientati nel Colosseo, nell'arena fanno la loro comparsa anche balestre a ripetizione, che al tempo della storia narrata non esistevano. Inoltre, nella scena con le bighe che corrono nell'arena, durante il rovesciamento a terra di una di queste (quella che finisce contro il muro) si vede al suo interno, nascosta goffamente da un panno, una bombola di aria compressa (con manometro e valvola di regolazione) per gli effetti speciali di ribaltamento.

Il ColosseoModifica

 
Alcune sequenze del film "a volo d'uccello" sono state ricostruite sulla base del diorama del museo della civiltà romana (all'EUR), dove è rappresentata la parte tra il foro romano fino al Colosseo stesso, compreso il tempio di Venere e Roma.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Colosseo.

Nel film si indica la famosa arena con il nome di "Colosseo"; tale denominazione risalirebbe, tuttavia, solo all'XI secolo. In precedenza la struttura era chiamata amphitheatrum Flavium (anfiteatro Flavio), sebbene tale aspetto sia tuttora controverso.[20] In età medievale contava quasi 80.000 posti, e non i "soli" 50.000 dichiarati da Proximo. Dopo incendi e terremoti fu utilizzato come arena fino al VI secolo e poi come cimitero.

Inoltre, nella Roma ricostruita al computer per qualche scena grafica, a fianco del Colosseo appare un lago, che era il lago della Domus Aurea di un altro imperatore, Nerone: l'errore storico consiste nel fatto che questo lago della Domus Aurea venne prosciugato proprio per la costruzione dell'anfiteatro Flavio.

Nella panoramica aerea finale il Tevere apparirebbe troppo vicino all'arena. Delle montagne a nord, seppur ricordando le colline del Monte Mario, sono altissime, trattandosi di immagini dei rilievi nei dintorni della città catalana di Girona.

Falsa anche la data dell'inaugurazione del Colosseo, fatta risalire al secondo secolo, mentre in realtà venne costruito dall'imperatore Vespasiano e inaugurato dal figlio Tito nel corso del primo, intorno all'80 d.C.

Architetture di RomaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Roma (città antica).

Nella visione aerea di Roma sono riconoscibili la basilica di Massenzio e l'arco di Costantino, edifici costruiti però nel IV secolo d.C.,[21] quindi più di un secolo dopo l'epoca di Marco Aurelio e Commodo.

Nelle panoramiche appaiono inoltre cupole proprie dell'architettura rinascimentale e successiva, simili a quelle di Sant'Andrea della Valle o di Santa Maria di Loreto, nei pressi del Vittoriano e della Colonna Traiana.

Nella scena del trionfo di Commodo appare quello che dovrebbe essere il Foro, di dimensioni enormi e completamente diverso dalla realtà.

AltreModifica

I senatori, i generali e i personaggi illustri si salutavano chiamandosi solo per nome proprio (ad esempio "Ave Caio", "Ave Massimo", "Ave Giulio") e non anteponendo il titolo o il ruolo sociale.

La provincia dello Zucchabar, in cui sono ambientate le prime battaglie tra gladiatori prima che i personaggi arrivino a Roma, non è mai esistita. In verità Zuccabar era una piccola cittadina situata nella provincia romana della Mauretania Cesarensis, l'odierna Algeria settentrionale mediterranea. Sorgeva lungo la lunghissima strada romana che collegava Tingis (Tangeri in Marocco, che era la provincia della Mauretania Tingitania) fino a Cartagine, l'attuale Tunisi. Zucchabar era situata a sud della città costiera, di fondazione romana, di Cesarea, mentre Zucchabar stessa era di probabili origini numide: infatti verso est, lungo la strada che arrivava fino a Cartagine, sorgeva Cirta, la capitale del regno numida ancestrale, alleato dei Romani fin dagli albori della repubblica e acerrimo nemico di Cartagine (la terza guerra punica si ebbe, in un certo senso, grazie a loro).

La frase «Ave, Caesar, morituri te salutant» non veniva pronunciata dai gladiatori, ma dai condannati a morte, come ci racconta Svetonio.[22]

La celebre frase pronunciata dal generale Massimo (Russell Crowe) all'inizio del film prima della battaglia contro i Barbari «Ciò che facciamo in vita riecheggia nell'eternità» è in realtà una citazione tratta dal libro dell'Hagakure di Yamamoto Tsunetomo.[senza fonte]

AccoglienzaModifica

IncassiModifica

Il film si è rivelato uno dei maggiori successi della sua annata cinematografica. Nel 2000 a livello internazionale ha incassato circa 457.640.427 $,[23] secondo solo a Mission: Impossible II.

Negli Stati Uniti, dove è stato distribuito in oltre tremila sale e per oltre cinquanta settimane, è stato il quarto incasso stagionale con circa 187.705.427 $.[23]

In Italia ha incassato complessivamente oltre venti miliardi di lire: con 16.337.604.000 £ è stato l'undicesimo incasso della stagione cinematografica 1999/2000,[24] con 5.239.764.000 £ il quarantanovesimo incasso della stagione cinematografica 2000/2001.[25] Considerando l'intero incasso può essere inserito fra i primi dieci incassi dell'una o dell'altra stagione.

Edizione home videoModifica

Il film fu distribuito inizialmente in VHS e successivamente riprodotto in DVD. La prima emissione in dischetto digitale era una confezione di 2 DVD di cui il secondo interamente dedicato ai contenuti speciali. Nel 2005 la Universal ha messo in commercio l'edizione del film extended version con tre dischi di cui 2 con contenuti extra. Questa versione del film offre circa 16 minuti in più rispetto alla versione cinematografica, diverse scene inedite, il dietro le quinte, il documentario sulle arti gladiatorie "Roman Blood Sport", la colonna sonora, i bozzetti di lavorazione, la galleria fotografica, i trailer, le note di produzione, il diario di produzione di Spancer Treat Clarck e il commento del regista Ridley Scott.

Colonna sonoraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Il gladiatore (colonna sonora).

La colonna sonora del film è stata composta da Hans Zimmer e cantata da Lisa Gerrard (vocalist del gruppo Dead Can Dance). È stata pubblicata in due CD usciti alla distanza di un anno l'uno dall'altro.

In Italia, il trailer del film, aveva la musica di Conan, il barbaro. Nei contenuti speciali del DVD vi sono le varie versioni dei trailer cinematografici.

RiconoscimentiModifica

SequelModifica

Nel giugno 2001, Douglas Wick dichiarò che era in fase di sviluppo un prequel del Gladiatore. L'anno seguente, Wick, Walter Parkes, David Franzoni e John Logan cambiarono direzione in un sequel ambientato quindici anni dopo; le guardie pretoriane governano Roma e un più vecchio Lucio sta cercando di scoprire chi fosse il suo vero padre. Tuttavia, Russell Crowe era interessato a far risorgere Massimo, e per approfondire ulteriormente le credenze romane sull'aldilà. Ridley Scott manifestò interesse, sebbene ammettesse che il progetto avrebbe dovuto essere ridestinato in quanto aveva poco a che fare con i gladiatori. Un uovo di Pasqua contenuto nel disco 2 delle versioni DVD dell'edizione estesa / edizione speciale include una discussione di possibili scenari per un follow-up. Ciò include un suggerimento di Parkes che, per consentire a Russell Crowe di tornare a interpretare Massimo, che muore alla fine del film originale, un sequel potrebbe comportare un "dramma multi-generazionale su Massimo e Aureleani e questo capitolo di Roma ", simile nel concetto a The Godfather Part II.

Nel 2006, Scott ha dichiarato che lui e Crowe si sono avvicinati a Nick Cave per riscrivere il film, ma le loro idee sono state in conflitto con l'idea di DreamWorks di uno spin-off che coinvolge Lucio, che Scott ha rivelato che sarebbe diventato il figlio di Massimo con Lucilla. Scott ha notato che una storia di corruzione a Roma era troppo complessa, mentre Il gladiatore ha funzionato grazie alla sua semplice spinta. Nel 2009, i dettagli della sceneggiatura alla fine respinta di Cave sono emersi su Internet: la sceneggiatura con Massimo che si reincarnava dagli dei romani e tornava a Roma per difendere i cristiani dalla persecuzione; poi trasportato in altri periodi importanti della storia, tra cui la seconda guerra mondiale, la guerra del Vietnam, e infine essere un generale nel Pentagono di oggi. Questa sceneggiatura di un sequel, tuttavia, è stata respinta in quanto troppo inverosimile e non conforme allo spirito e al tema del film originale.

Nel marzo 2017, Scott ha nuovamente affermato di avere un'idea di come si potrebbe fare un sequel e che attualmente sta cercando di convincere Russell Crowe a riprendere il suo ruolo di Maximus."Saprei come riportare il film sullo schermo. Ho parlato di questo anche con gli studios. Mi hanno risposto: ‘ma…il personaggio è morto’. Ma esiste un modo di farlo tornare[26]".

A novembre 2018, è stato annunciato che Paramount Pictures sta sviluppando un sequel, che Universal ha l'opzione di cofinanziare, con Scott che torna come regista e Peter Craig che scrive la sceneggiatura.

Nel giugno 2019, Parkes e MacDonald hanno confermato che il sequel era ancora in fase di sviluppo con Scott e Craig, dicendo: "Stiamo lavorando con Ridley Scott, è uno che non toccheremmo se non avessimo ritenuto che fosse legittimo. Stiamo lavorando anche con uno scrittore straordinario, Peter Craig. Racconta la storia 30 anni dopo... 25 anni dopo. "

NoteModifica

  1. ^ Detto Meridio perché nato a Mérida, l'antica Emerita Augusta, capitale della Lusitania.
  2. ^ (EN) Gladiator (2000) - Release dates for Gladiator
  3. ^ Historia Augusta, Marco Aurelio, 12; 13; 17; 21; 22; 25; 29.
  4. ^ AAVV, Autor de la Colonne Aurélienne, Turnhout, Belgium, 2000.
  5. ^ AE 1909, 148c; AE 1929, 49; AE 1975, 701; AE 2002, 1180; CIL III, 3328.
  6. ^ J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003, p. 140.
  7. ^ J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003, p. 144.
  8. ^ J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003, p. 146.
  9. ^ J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003, p.157.
  10. ^ J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003, pp.160-161.
  11. ^ J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003, pp.91-92.
  12. ^ J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003, p.217.
  13. ^ J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003, pp.245 e 250.
  14. ^ J.R.Gonzalez, Historia del las legiones romanas, Madrid 2003, pp.101 ss.
  15. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, 16.
  16. ^ Tertulliano, Apologeticum, XXV, 5.
  17. ^ Historia Augusta, Vita Marci Antonini philosophi, 13.1-6; Verus, 8.1-2.
  18. ^ Ridley Scott & Walter Parkes, Gladiator: The Making of the Ridley Scott Epic, 2000, pp.7, 24 e 25. ISBN 978-1-55704-431-0.
  19. ^ John Mitchinson, Il libro dell'ignoranza, Einaudi, 2007, pag.70, ISBN 978-88-06-19060-6.
  20. ^ Cenni storici sul Colosseo
  21. ^ The Roman Hideout - Images from Gladiator movie (2000)
  22. ^ Svetonio, Vita di Claudio, 21.6.
  23. ^ a b (EN) Box Office Mojo, su boxofficemojo.com. URL consultato il 31 marzo 2008.
  24. ^ Ciak, n. 8/2000
  25. ^ Ciak, n. 8/2001
  26. ^ Valentina Appolloni, Ridley Scott: il regista potrebbe girare un sequel per "Il Gladiatore", in Cinematographe - FilmIsNow, 13 marzo 2017. URL consultato il 15 marzo 2017.

BibliografiaModifica

Fonti antiche ricostruttive del periodo storico
Fonti moderne
Per saperne di più sul periodo storico
  • Autori Vari, Autor de la Colonne Aurélienne, Turnhout, Belgium, 2000.
  • A.Birley, Marco Aurelio, trad. it., Milano, 1990.
  • G.Cascarino, L'esercito romano. Armamento e organizzazione, Vol. II - Da Augusto ai Severi, Rimini 2008.
  • F.Coarelli, La colonna di Marco Aurelio, Roma 2008.
  • P.Grimal, Marco Aurelio, trad. it., Milano, 2004.
  • A.K.Goldsworthy, Storia completa dell'esercito romano, Modena 2007. ISBN 978-88-7940-306-1
  • M.Grant, The Antonines: the roman empire in transition, Londra, 1994.
  • Y.Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008.
  • A.Mócsy, Pannonia and Upper Moesia, Londra/Boston, 1974.
  • C.Scarre, Chronicle of the roman emperors, Londra 1995.
  • G.Webster, The roman imperial army, Londra 1998.

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